giovedì 17 marzo 2016

Riciclo di un marsupio portacose

La strada della sobrietà, passando attraverso la rimodulazione dei "bisogni", porta alla libertà. Meno consumi, meno bisogno di danaro, meno tempo impiegato per produrre quest'ultimo. L'equazione è semplicissima. Il tempo che rimane è libertà, libertà di coltivare le proprie passioni, per vivere l'unica vita che ognuno di noi ha. E se la vita degli unani merita di essere spesa a lavorare per soddisfare dei falsi bisogni, la mia no, è più preziosa. Davanti a me ho sempre meno anni di quelli passati e preferisco essere io a decidere cosa farne. Ma consumare è inevitabile. Gli oggetti si deteriorano, specialmente in questo periodo storico dove la produzione degli oggetti è estremizzata al risparmio dei costi per la massimizzazione del profitto (di pochi). E se gli oggetti si deteriorano, specie quando rappresentano una comodità a cui non è necessario rinunciare (la decrescita non è rinunciare), occorre sostituirli con qualcosa di equivalente, dopo attenta valutazione se sono concretamente ed effettivamente utili e necessari. 
Una cara amica ha deciso di buttare il suo marsupio, usato durante il lavoro per riporre le cose che devono restare sempre a portata di mano quando si è in mobilità... documenti, e-cig, telefono, aspirine, fazzolettini, un pò d'acqua allo zenzero, le chiavi di casa e del lucchetto della bici.... il minimo indispensbile. Un marsupio tipicamente di fattura cinese, cucito assieme da chissà quali manine, in chissà quale tugurio insalubre ad orari disumani, in cambio di pochi spiccioli usati, si spera e presume, almeno per l'indispensabile o per il miraggio della sopravvivenza in questo mondo corrotto ed avido. 
L'uso quotidiano ne ha evidenziato limiti e carenze progettuali... alcune scuciture, la stoffa logora e consumata dallo sfregamento... decisamente sfruttato sino al limite. Ma alcuni componenti sono ancora funzionali e non sono rotti o da buttare, lo è l'insieme, l'oggetto assemblato. Ed allora, perchè non recuperare quello che c'è di buono e buttare il resto? 
Si ma cos'è rimasto? Dopo l'operazione inversa all'asemblaggio "1000 pezzi all'ora=un pugno di riso" restano, perfettamente funzionanti:
  • una fibbia di plastica
  • un aggancio a clip per la cintura
  • una cinghia  da 60, termosaldabile

e 5 cerniere di cui :
  • 1 da 16cm
  • 2 da 20cm
  • 1 da 26cm
  • 1 da 30cm

Fibbia ed aggancio a clip verranno usate per una citura da pantaloni, funzionano benissimo, ne ho altre 2 autocostruite, sono indistruttibili. La cinghia da 60 è troppo corta per una cintura, ma perfetta per costruire una specie di maniglia per qualche borsa o contenitore. Le cerniere? magari per sostituire quelle che si rompono o in qualche progetto che ho in mente, quando inizierò a lavorare anche il cuoio. 
E con questa operazione, 10 minuti, mi sono assicurato del materiale da ri-utilizzare, di riciclo o recupero, di certo non indispensabile ad ingrassare le corrottissime multiutility dei rifiuti... vi sto boicottando diversamente empatici. Alla prossima. 

P.S. la serpe è in viaggio. ripeto: la serpe è in viaggio. 

mercoledì 16 marzo 2016

Soffione doccia

Proprio nel bel mezzo di una doccia bollente, rigeneratrice, necessaria e desiderata dopo una dura giornata di cazzeggio... crack! il soffione si apre ed una cascata d'acqua incontrollata sferza violentemente la mia delicatissima e nobile epidermide. Caxo!
Il soffione ha meno di un anno, installato da un idraulico a nero quando finalmente mi hanno sostituito il miscelatore a leva che aveva un'interessante caratteristica binaria... o tutto freddo o tutto bollentissimo, vie di mezzo proprio no (un pò come me). Quest'ultimo aveva una peculiarità in più. Ruotando la parte finale, era possibile ottenere una morbida pioggia leggera o un getto centrale più potente e ristretto, o tutti e due. Ho sempre preferito la pioggerellina delicata, anche perchè richiede meno acqua e si risparmia un pò rispetto all'altra modalità. La rottura ha comportato l'apertura della parte forata dal suo alloggiamento. Una rapida ispezione ed il problema salta immediatamente all'occhio. Un progettista malato di mente, un deficente, ha ben pensato di predisporre un aggancio plastico di un quarto di millimetro usando un materiale fragilissimo e sicuramente inadatto allo scopo. Deficente, che ti venga un erpes ai testicoli e che poi  ti cadano in un bio-estrattore di succhi. Deficente. A computer il disegno sembrava funzionare, vero? Deficente! Non voglio pensare che non ti sei opposto alle pressioni dell'uomo marketing, il quale sicuramente ti avrà istruito in merito ai vantaggi dell'obsolescenza programmata, del consumismo spinto, allo spreco di risorse di questo pianeta ed agli interessi della "proprietà" (il padrone per dirla all'antica). Voglio pensare che hai pensato di tenerti stretto il tuo merd*so posto di lavoro, piuttosto che avvisare di dover progettare un oggetto fragile e quindi inutile, e proprio per questa scelta sei, oltre che un deficente, anche un pirla, un cogli*ne ed una testa di caxo! ingegnere del menga. Come caxo si fa a pensare che una plastichetta fragilissima, a cicli alterni sottoposta a sbalzi di temperatura e pressione, resista a lungo? F*ttuto demente idiota! 
Ora mi tocca aggiustare anche questo, che oggi avevo deciso di occuparmi di altro e gli impegni si accumulano. Allora... tolgo il fragilissimo, inutile, mal concepito, stupido meccanismo interno, tappo i fori centrali e incollo il coperchio con della epossidica bicomponente, tiè deficente di m*rda! Che credevi che ne compravo un altro? no!, giusto per boicottarti lo stipendio che non meriti, deficente! Ringrazia solo che il marketing ha deciso di non brandizzare l'oggetto, altrimenti ti venivo a cercare di persona davanti al tuo studio di "progettazione" o sotto casa tua, giusto per prenderti a calci in culo da lì sino all'università che hai frequentato solo per scaldare una sedia con la faccia che hai al posto del chiulo, deficente! Ah, quasi dimenticavo.... mavaffanchiulo và. 

P.S.  L'acqua è finita. Ripeto: L'acqua è finita.

martedì 15 marzo 2016

Bombe accendifuoco (firestarter bombs)

E qui c'è gente che ha freddo e si scalda ancora con la legna, in latitudini più a nord di quanto lo siate voi poveracci unani itagliani. Il riscaldamento a legna, economicamente, conviene più di quello a gas, specie quando non si ha la fortuna di possedere un'abitazione in classe A, energeticamente sostenibile... ci si arrangia come meglio si può. 
Ed ecco che la necessità aguzza l'ingegno. A prendere la legna a bancali si risparmia, 4 o 5 qunitali alla volta in stagione estiva, sperando che il clima sia favorevole e la stagione veramente fredda non duri più di 4 o 5 mesi. I boscaioli (trovarne di onesti che non se ne approfittano è un impresa in tutto il mondo) te la portano a casa senza tanti problemi e la legnaia si riempie in poco tempo di pezzi di legno pronti per la stufa. Il problema però è avviare il fuoco. Si possono usare le mattonelle accendifuoco, preferibilmente quelle naturali con cera d'api che inquinano meno. Recentemente ho visto in commercio dei trucioli di legno pressati con cera d'api e paraffina... che però a lungo andare costicchiano, specie se li si usano per avviare il fuoco direttamente con la legna grossa, ne servono almeno 5 o 6 (e sperare che la legna sia ben secca). 
Per un avvio ottimale servono dei legnetti piccoli (preferibilmente tralci di vite, perfetti, o rametti di nocciolo) che facciano una brace sufficiente a scaldare la canna fumaria e innescare la combustione anche dei pezzi più grossi che richiedono più tempo e calore. Per risparmiare, il frutteto ci può dare una mano. A fine stagione, dopo una saggia potatura, i rametti piccoli vanno raccolti, spezzettati o raccolti in fascine e messi a seccare nel fienile per l'inverno successivo. I rametti secchi sono un ottimo punto di partenza per avviare in pochissimo tempo un bel fuoco vivace. Per chi non ha il frutteto, avendo scelto di vivere in una topaia di appartamento preso col mutuo assieme all'auto nuova ed al televisore al plasma (senza dimenticare lo smartphone di ultima generazione ovviamente), si può ovviare con materiale da recupero. Delle vecchie cassette della frutta (di legno ovviamente) e dei tubi di cartone della carta igienica o dei rotoloni usa e getta asciugatutto (maledetti spreconi, usate i canovacci riutilizzabili invece!) possono risolvere. Si fa a pezzi la cassetta e si infilano i pezzettini dentro al cartone che diventa così una cartuccia pronta per essere utilizzata ad ogni avvio. Se si vuole esagerare, ci si cola dentro un pò di cera d'api sciolta a bagnomaria. Fatto, niente di complicato, basta trovare un pò di tempo per farli. E qui comincia il problema.... il tempo.... dove lo trovi? lo so, siete troppo impegnati a spolliciare lo smartphone, bere spritz all'leppiauar, guardare la TV, più in generale a sprecarlo in pseudo necessità imposte da un modello di vita che non avete scelto e che non è il vostro... 'zzi vostri, io me ne sto al calduccio e vi osservo ridacchiando. Ciao imbecilli. 

P.S. l'ape regina è in volo, il calabrone ha fame. Ripeto: l'ape regina è in volo, il calabrone ha fame.

lunedì 14 marzo 2016

Vibratory Tumbler - miglioramenti (parte 3)

Troppe vibrazioni o costruzione fragile? la seconda che hai detto. Viti troppo corte, usate per fissare la levigatrice con dei blocchetti di legno, si spezzano con la vibrazione continua dopo 10 minuti. No problem. Soluzione? nuovo blocchetto più robusto e viti più lunghe. 
Nel frattempo ho notato che le due "L" di alluminio poste alle estremità, scaldano da matti, scottano al tatto... normale.... vedremo se tengono abbastanza, altrimenti le sostituisco con qualcosda di più robusto. 
Dato che ci siamo, mi è venuta la pessima idea di bagnare la sabbietta... pensavo migliorasse l'effetto abrasione e pulizia ma non è così, almeno con quella sabbia che è composta da granelli forse troppo piccoli... si impasta un pò e non garantisce che fluisca negli interstizi. Sto pensando di prendere dei pezzetti abrasivi in commercio.... vedremo. 
Nel frattempo ho sostituito la campana con uno stampo per ciambelle... 3 euro a lidl, funziona decisamente meglio del lampadario usato prima, decisamente. Effetto rotazione e rimescolamento  entrambi energici, lucidatura assicurata. 
Alla prossima.

P.S. gratatemi, ho le puLci. Ripeto: gratatemi, ho le puLci.