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martedì 20 gennaio 2026

Panasonic microonde modello VFD35M106IIE (riparazione)

Ho domato un drago sputa fulmini: un microonde Panasonic, la mica, la guida d’onda e altre storie di stregoneria domestica.

Ci sono due tipi di elettrodomestici: quelli che fanno il loro lavoro in silenzio e quelli che, un giorno qualunque, decidono di trasformarsi in un film della Marvel. Il mio forno a microonde Panasonic (modello VFD35M106IIE) ha scelto la seconda via: scintille in prossimità del foglio di mica, precisamente dove la cavità del forno si affaccia sulla guida d’onda (quella zona che sembra una “finestrella” innocente e invece è il portale dimensionale da cui entra l’energia del magnetron).

Quando vedi le scintille lì, non stai osservando un “difettuccio”. Stai assistendo a un fenomeno che potrei descrivere così: un drago elettrico ha trovato un accendino. E quell’accendino, quasi sempre, è una combinazione di:

  • mica rovinata/sporca,
  • vernice bruciata,
  • residui carbonizzati,
  • micro-spigoli o pitting (piccoli crateri),

e, ovviamente, lo sporco da cucina che prima o poi si trasforma in carbone.

 


La domanda: posso lasciarlo così?

La cavità di un microonde è una specie di gabbia metallica. Il microonde non “ama” la vernice: gli interessa il metallo. Infatti esistono forni con cavità inox non verniciate. Quindi sì: metallo a vista non è automaticamente un problema.

Il problema vero non è “metallo nudo”, è metallo nudo + ruvido/spigoloso + residui neri in un punto ad alto campo elettromagnetico (zona guida d’onda). Quella combinazione è come mettere carta e benzina vicino ad un camino acceso e dire: “vabbè ma è solo un angolino”.

Quindi la risposta pratica è:
✅ puoi convivere con un po’ di metallo a vista se la superficie è liscia e pulita.
❌ non puoi convivere con residui neri, bruciature vetrose, creste o bave.

Il kit del domatore (senza comprare il microonde nuovo)

Ho ordinato:

  • foglio di mica nuovo (waveguide cover),
  • magnetron nuovo.

La guida d’onda non è smontabile e la curiosità (e la paranoia) mi hanno portato ad usare un endoscopio (un Ferrex con risoluzione 640×480, che è tipo il Game Boy della visione, ma fa il suo).


Dentro la guida d’onda c’era un punto che definire “non bellissimo” è un eufemismo: una specie di cupola semisferica metallica (in prossimità della punta del magnetron) con puntini chiari e aloni neri. Sembrava la pelle di un leopardo post-apocalittico. Probabile mix di depositi e micro-pitting.

E qui arriva la prima lezione: nel microonde, vicino alla waveguide, non vuoi superfici “espressive”. Vuoi superfici banalmente lisce.

Il vero nemico: il nero (che non è sempre carbone)

Io, all’inizio, pensavo: “nero = carbone”. E invece no: spesso è vernice bruciata, o vernice cotta, o uno strato che ormai fa parte del paesaggio. La carta abrasiva 600 non lo portava via “come polvere”. Sembrava più una vernice cotta che un residuo friabile.

Ma attenzione: anche se non è carbone, qualsiasi strato irregolare e alterato in quella zona è un invito alle scintille. Quindi ho fatto la cosa più importante: ripulire e spianare.

Polvere da carteggiatura: il “villain” sottovalutato

La polvere nella wave guide è un problema serio, perché può finire:

  • dietro la mica,
  • nella guida d’onda,
  • in ogni fessura dove poi cuoce e diventa, indovina un po’, carbone.

Quindi niente “carteggio e soffio”: soffiare è un ottimo modo per sparare residui dentro al portale dimensionale.

Io avevo:

  • mini aspirapolvere,
  • IPA (alcool isopropilico),
  • microfibra a pacchi.

Perfetto.

La mia procedura: “pulizia, spianatura, purificazione”


1) Rimozione del nero e livellamento

Ho carteggiato con grana 600, bagnandola con alcool isopropilico per limitare la polvere.

Dove non veniva via, ho usato un po’ di solvente per unghie (forse è acetone): non per “sverniciare”, ma per ammorbidire/sciogliere parte della vernice alterata.

Poi di nuovo carta abrasiva 600 per uniformare e livellare gli scalini.

L’obiettivo non era “farlo bello”. Era togliergli l’idea di fare archi elettrici.

2) La zona critica: dentro la guida d’onda

Lì ho ripetuto il ciclo:

  1. carta abrasiva 600,
  2. solvente,
  3. carta abrasiva 1000,
  4. pulizia.

Fino ad ottenere una superficie che, al tatto, risultasse liscia, anche se con qualche punto a metallo nudo.

3) Pulizia finale maniacale

Qui ho fatto l’ossessione giusta:

IPA a volontà - microfibra finché non risultava pulita - niente residui

Questo passaggio è il confine tra “riparazione” e “torna a scintillare tra una settimana”.

Vernice sì/no e il mito della “cavity paint

In teoria esiste una vernice specifica per cavità microonde (la famosa “cavity paint”), ma nel mio caso trovarla in EU era un’odissea: disponibilità quasi solo dagli USA e spedizioni spesso fuori scala ovvero quasi il triplo della bomboletta che poi c'è solo bianca mentre la mia muffola è grigio topo di fogna.

A quel punto ho scelto la via sensata: niente esperimenti con vernici generiche.
Fondo per Carrozzeria? Smalti per lavello effetto ceramica? vernice per Alte temperature? Naaa. Tutta roba che può:

  • non aderire bene,
  • fare scaglie,
  • creare disuniformità,
  • e regalarti un nuovo hotspot.

E siccome la mica nuova copre l’area critica, la priorità era: pulito + liscio + mica nuova.

Rimontaggio: il rituale finale

  • mica nuova, taglio pulito, ben appoggiata e coprente;
  • magnetron nuovo installato;
  • controllo che non ci fossero residui “sospetti”.

Poi i test con il cuore in gola.

Test di potenza: dalla carezza allo schiaffo

Ho iniziato con un carico reale (tazza d’acqua), e ho fatto salire la potenza gradualmente:

200 W → ok

360 W → ok

poi su verso 700 W e massimo

Niente scintille. Niente flash. Nessun crepitio da castello di Frankenstein Junior. L’acqua scaldava come doveva, e la cavità non provava a imitare un saldatore ad arco.

In quel momento ho capito una cosa: il microonde non voleva morire. Voleva solo che smettessi di dargli combustibile e spigoli da cui sparare fulmini.

E se avessi visto scintille?

La regola pratica è semplice: aprire la porta è lo stop immediato.
La porta ha un interlock che interrompe il funzionamento quando viene aperta. Se succede un arco, la procedura da umano è:

  • apri la porta,
  • stop,
  • poi eventualmente stacchi la spina.

Io avevo già mentalmente predisposto la “posizione tattica”: spina raggiungibile, non nascosta dietro i mobili come un tossico quando scorge gli sbirri.

Conclusione: come si doma davvero un microonde che scintilla

Il succo non è “vernice sì o no”. Il succo è questo:

Il metallo nudo non è il male.

Il male è nero/carbonizzato/alterato + irregolarità + zona guida d’onda.

La soluzione efficace è ripristinare una superficie pulita e liscia, eliminare spigoli e residui, e sostituire la mica.

Il microonde è un animale semplice: se lo tratti bene, scalda l’acqua. Se gli lasci spigoli e carbone vicino al portale energetico, ti fa gli effetti speciali.

E io, oggi, mi godo un microonde Panasonic tornato mansueto, con la dignità di un drago che finalmente ha smesso di sputare fulmini in cucina. Si maaa... quanto hai speso? 30 euri, tantissimo...rinuncerò ad un pò di spritz per un pò. Alla prossima

P.S. La scossa crolla. Ripeto: La scossa crolla.  

martedì 30 settembre 2025

HOSOME TPH07 aspirapolvere a batteria (riparazione)

 
Un aspirapolvere a batteria fa sempre comodo in casa, se uno se lo può permettere ovviamente, dato che costano un rene. Questo modello HOSOME TPH07 è uno dei tanti ciòttoli plasticosi che si trovano in commercio. E' in pratica un "dyson modello vorrei ma non posso".  Come tutti quegli aspirapolvere progettati in modo che il baricentro del peso graviti sulla zona più fragile e debole (progettisti dell'università serale), dopo un pò... si rompono ovviamente e come sempre.... conviene buttare che riparare, è una storiella che ricorre spesso in questo blog. 

Complice di questa obsolescenza programmata o progettazione del caxo causa ingegneri e designers strafatti di egocentrismo, è intervenuta una badante riciclata a donna delle pulizie (o collaboratrice domestica come piace dire ai fighetti radical chic del politically correct). Io che sono da sempre molto pragmatico, la chiamo "la schiava" in quanto, nonostante fosse in regola, veniva schiavizzata da un anziana nobile ultra novantenne abituata sin dall'infanzia alla servitù.

I danni che in poco meno di un anno è riuscita a fare sono difficilmente prevedibili. Spezza in due la scopetta, rompe le clip che agganciano gli accessori, rompe i supporti delle viti della spazzola rotante, strappa i collegamenti che portano l'alimentazione alla spazzola...  per non parlare delle botte, dei graffi, del nastro adesivo usato per tenere assieme il tutto, dello spago da cucina in sostituzione del nastro adesivo e dello sporco incrostato... un disastro che non voglio nemmeno raccontare.

Come riparatore dell'impossibile, mi sono messo in testa di riportare in vita questo attrezzo (che, lo so, serve ad un altra persona un pò meno povera di me) e tentare una riparazione a costo zero. Il mio obiettivo è rimettere assieme i pezzi, tentando di ricostruire le parti mancanti.  

Step 1 - Comincio dalle clip. Sono tenute in sede da un perno metallico ed una molla che tiene agganciato il tubo di aspirazione (o l'accessorio) tramite un arpionismo. Della molla nessuna traccia ovviamente. Dei pezzi da incollare nemmeno. Occorre ricostruire. L'ideale sarebbe ridisegnare il pezzo e stamparlo in PLA con una stampante 3D  ma credo che in breve tempo il problema si ripresenterebbe.  Il foro infatti è troppo vicino al bordo e tutta la pressione esercitata per agganciare e sganciare gli accessori va su una porzione di plastica decisamente insufficiente. 


 Allora penso di ricostruite il foro con un rinforzo metallico (una graffetta dei punti per unire i fogli) da affogare  nel pulsante dopo averlo scaldato con un accendino. 





Per rinforzare il tutto si usa poi la combinazione bicarbonato (o grafite) e colla cianoacrilica.  

 

Non importa se la ricostruzione non è perfetta. Con lima e dremel si risagoma il tutto, si inserisce il pulsante nella sede e si pratica il foro. Collaudo finale e..... CRACK!!!... non ho fatto un ottimo lavoro, l'oggetto è troppo piccolo ed affogare perfettamente la graffetta nella plastica è un operazione da fare con molta precisione e pazienza. Non ci sono riuscito, per cui prendo una decisione drastica: il tubo di aspirazione lo attacco con un paio di viti autofilettanti. Non sarà possibile smontarlo facilmente ma chissenefrega del beccuccio e della spazzolina per i punti difficili (per quelli ho un mini aspiratore da 9 euro preso dai cinesi). Ed il primo problema è risolto. 

Step 2: perchè la spazzola non ruota? la faccio breve. Nel tubo telescopico di aspirazione ci sono due fili elettrici che fanno capo a due coppie spina/presa. In prossimità della spazzola i fili sono strappati e non ho la più pallida idea di come la schiava sia riuscita a romperli in quel punto senza aprire il vano con un cacciavite a stella. Nel cercare di trovare il punto di interruzione, approfitto per aprire la spazzola rotante... meglio così perchè era piena zeppa di polvere e pelucchi, oltre a presentare un supporto spezzato (prontamente reincollato con la cianoacrilica).




Step3: la parte più difficile - rimettere assieme il contenitore della polvere a contatto con l'impugnatura che alloggia motore e contatti. Ho optato per una soluzione semplice. Un elastico ben teso è l'unica soluzione possibile in quanto ricostruire l'aggancio è impossibile (ovviamente non ci sono nemmeno i pezzi), avvitare il tutto nemmeno, epossidica bicomponente no, nastro adesivo è brutto e fa molto campo ROM. Allora ho recuperato una camera d'aria delle carrozzine per disabili, della dimensione perfetta per infilarsi su delle piastrine che tenevano unite le stecche di una vecchia saracinesca di legno anni '60. Si taglia alla misura giusta, si fissa la camera d'aria con degli occhielli da 5mm et voilà. Ho indovinato al primo colpo la giusta tensione che impedisce alla vaschetta raccogli polvere di allontanarsi dai contatti che servono per la luce sulla spazzola rotante da pavimento. 


 

Riparazione professionale? NO. Recupero? SI. Il tutto è ancora traballante (un pò) e dovrei pensare ad una soluzione migliore per fissare il tubo telescopico. Inoltre se si preme troppo (ma molto troppo) durante l'avanti ed indietro sul pavimento, l'elastico si stira ed i contatti si staccano... vabbè, basta starci attenti ed andarci pianino senza esagerare. La batteria al litio è ancora buona e sufficiente per una mezz'ora di aspirazione....bene. 

Ed anche questa volta ho contribuito a fare la mia parte in questo pianeta maltrattato da un branco di unani ignoranti e malvagi. Alla prossima. 

P.S.  L'uragano ruota ed est. Ripeto: l'uragano ruota ad est. 

mercoledì 9 luglio 2025

Imetec No-Stop Prestige Eco - switch repair

Un ferro da stiro a caldaia fa sempre comodo per stirare le camicie di classe, realizzate su misura con tessuto pregiatissimo (con gemelli e monogramma personalizzato) che porto abitualmente durante i miei lavoretti di riparazione o giardinaggio.... scherzo ovviamente, daiiii. Qui stiamo trattando un Imetec No-Stop Prestige Eco, con caldaia a refill continuo, senza quel fastidioso tappo di "sicurezza" che non si svita quando è bollente, una vera rogna quando devi stirare a lungo e che ti costringe a delle pause bibliche fra una ricarica e l'altra.

Il problema che ha convinto il/la proprietario/a a buttarlo? lo switch sul manico che aziona il getto di vapore sulla piastra. Non chiude bene e quando chiude resta ostinatamente chiuso facendo sbuffare il ferro come una solfatara vulcanica. E che problemino è, un interruttore da pochi centesimi, un gioco da ragazzi sostituirlo, vero? Così la pensano sempre le massaie che ti portano l'elettrodomestico dopo averlo massacrato senza pietà. No guardi signora, conviene prenderne uno nuovo, più bello e potente, con tanto di uaifai e blutut, così a stirare ci pensa lo smartphone con l'apposita APP da installare, mi creda. ok (sulle menti fragili e vuote si possono costruire interi palazzi).

In realtà, il problema non è tanto il pezzo da riparare, ma smontare il ferro. Dei progettisti strafatti inalando vinavil e svitol hanno pensato bene di complicare la vita alle massaie che, si sa, quando qualcosa non funziona si armano di cacciaviti ed attrezzi vari per riparare. No dai, ci sono anche questioni di sicurezza. Apparecchi con alte temperature e fluidi in pressione o parti sotto tensione vanno ovviamente trattati con cautela per cui è meglio scoraggiare e rendere la via difficile alla moltitudine di riparatori improvvisati con l'attrezzatura presa alla Lidl o all'Aldi o peggio dai negozi Action. Non fate come me che il pericolo si annida anche dopo un riassemblaggio non eseguito a regola d'arte. 

Ma... come si arriva a smontare il ferro da stiro? Qui non trattiamo la caldaia ma solo il manico del ferro....chiaro? Allora:

Togliere tre viti a vista (facilmente individuabili). Due di esse sono torx di sicurezza e richiedono un inserto torx forato al centro. Si può fare anche con altri inserti ma il risultato è quello di spaccare la testa della vite o rovinarla (ordinate voi il pezzo dai cinesi). Poi si rimuove la manopola sotto il manico di sughero, basta tirare che è ad incastro e ricordarsi dei pezzettini da mettere da parte.

Si parte da dietro, lato cavo ricoperto in filato che va alla caldaia. Occorre sganciare la copertura (dalla parte inferiore a contatto con il metallo) ed accedere ai collegamenti elettrici. 

Si smontano i collegamenti elettrici, tutti, aprendo con una pinza i terminali crimpati, per fare spazio alla vite di fissaggio del corpo plastico.

Si toglie la vite fissata alla base del ferro sperando non sia arrugginita o fusa con la piastra. In tal caso una sequenza abbondante di fantasiose imprecazioni contro gli dei dell'olimpo può aiutare sicuramente.

Si toglie un dado in prossimità del manico per poter sfilare l'impugnatura e lo si sfila dai 4 fili che vanno nella parte anteriore. In questo modo il blocco plastico posteriore  si può muovere e si può sfilare il manico in sughero (occhio che è fragile e non ci sono ricambi per quello. 

Si procede togliendo, con un cacciavite ad angolo, la vite che va alla piastra e che sorregge la plastica anteriore.

Quest'ultima è composta da due valve tenute assieme da una piccola vite con testa a croce posta nel cilindretto sottile all'interno del manico di sughero. Sotto, le due valve sono tenute assieme anche da una piastrina metallica fissata con altre due viti, tolte le quali si riesce a separare ed aprire la plastica frontale. 

Si toglie la spia verde (fili rosso e blu) e seguendo i fili nero e marron, li si sfila dall'alloggiamento a labirinto. Lo switch è infilato su due piolini e viene via senza difficoltà. 

Ora viene il bello.... trovare uno switch di ricambio... work (e foto) in progress...stay tuned. alla proxima

P.S. la cinciallegra è triste. Ripeto la cinciallegra è triste.

venerdì 4 ottobre 2024

L'orologio da taschino del nonno Art.190027

E' peviodo in cui ho viscopevto gli ovovogi da taschino, più eleganti a mio avviso, più comodi di quelli da polso, più preziosi... bhè, preziosi... Su Temu li si trovano a pochi euri, dalle forme e rifiniture più disparate. Meccanismo plasticoso made in china, al quarzo con tanto di piletta o al massimo con carica manuale. Dentro un meccanismo prodotto in serie, che non vale poi molto, alloggiato dentro un supporto di simil teflon, per non parlare della cassa e del "vetro"... acrilico (che lucidarlo è un delirio). 


Ma qualcuno, l'orologio da taschino lo valuta in base ad altri parametri. Conta chi l'ha usato, in quali condizioni lo ha acquistato, dove o da chi, la sua storia. Ecco che mi è capitato per le mani questo, senza marca, non si sa prodotto da chi o rivenduto da chi, made in china, a batteria, ossidato e malandato, rinvenuto assieme ad altri due di valore sicuramente superiore, in argento ma senza vetro e senza lancette....stupendi. Appartenuti al nonno ed ora in balia di chissà quale rampollo che li erediterà sperando li voglia restaurare ed usare ancora per cent'anni e più (o magari non ci capisce un caxo e li butta o li mette su subito.it a 1 euro). 


Decido comunque di riportare in vita questo brutto anatroccolo, provvisto di una custodia in "pelle" (cartone pressato) e catenella, con tanto di manuale d'uso, un pò mangiucchiato dalla ruggine. Provo a togliere l'ossido sul retro, che viene via, ma mi viene la pessima idea di lucidarlo con la pasta all'ossido di cromo. Risultato? la patina credo di cromo se ne va per lasciare il posto al rame sottostante...un disastro.


A questo punto non mi resta che togliere il movimento con lancette e quadrante per nichelare le parti. Con un pò di fortuna, riesco a togliere la corona smanettando delicatamente con le parti metalliche a vista ma non so bene come ho fatto. Di certo che non c'è nessuna indicazione o marchio che identifichi il movimento per cui inutile cercare in rete un tutorial specifico, si va un pò a caxo sperando di non rompere nulla.


Un litro di soluzione elettrolita, una barra di nichel e si alimenta a 4 volts 200mA al massimo per un ora, per ottenere una superficie abbastanza ben rifinita. Ah, per promemoria: il polo positivo va all'anodo di nichel, il negativo ai pezzi da nichelare.  Il risultato non è male e l'orologio è ancora utilizzabile con dignità. 

Manca la batteria, una 377, alias V377, V376, SR66, SR626W, SR626SW... prima o poi dovrò documentare tutte le varianti ed equivalenze delle batterie a bottone

Nel rimontare la corona devo aver fatto un danno... l'ovovgio si ferma ogni tanto e la regolazione dell'ora è più dura di prima... evvabbè, provo a sostituire il meccanismo, dovrebbe essere un Sunon SL68 a occhio...meno di tre euri e con l'occasione ho preso anche gli attrezzi per togliere e rimettere le lancette.

Bene, alla fine è fatta anche questa. Alla prossima.

P.S. L’orologio brilla, il tempo scintilla. Ripeto: L’orologio brilla, il tempo scintilla.

martedì 1 ottobre 2024

PETRA Boiler WK 26.07


 Il thè verde è la bevanda che accompagna i miei pasti, caldo nelle mie fredde giornate invernali e ghiacciato durante i periodi di afa. Perchè bevo il thè non mi va di spiegarlo ma per farlo, occorre dell'acqua calda (non lo sapevi?). Più di trent'anni fa ho acquistato in offerta questo bollitore figherrimo, bellissimo, da 1,7 litri (giusti per la mia caraffa in vetro borosilicato). Petra WK 26.07, qualità tedesca, illuminato da due bellissimi led blu (all'epoca una novità), ha sempre funzionato benissimo senza perdere mai un colpo e mi ci sono affezionato. Bollitori così credo non li facciano nemmeno più. 

Da un pò sentivo il tipico odore di isolante elettrico bruciato ma non mi sono mai preoccupato più di tanto. So che la plastica in prossimità della resistenza di riscaldamento può con il tempo biscottarsi un pò e rilasciare la classica puzza. Ma, un giorno, il mio fedele compagno mi abbandona, si accende, si illumina ma non scalda l'acqua... urge trasporto immediato in sala operatoria.


Il problema? ossido, ruggine in prossimità del terminale della resistenza. La lamella con il fast-on si è spezzata e di sostituirla o attaccarne un altra la vedo dura. Di stagnare il filo, non se ne parla, si fonderebbe al primo utilizzo, Per attaccare un filo di rame ad un terminale di ferro... occorrerebbe uno strumento per puntare ma non ce l'ho. Non so come fare.

Allora? scrivo all'assistenza italia che mi risponde di aver ricevuto la richiesta (una resistenza nuova) ma poi nulla, silenzio ed attesa fiduciosa ma con poche speranze. 

Nel frattempo? boiler aperto sul tavolo in attesa ad occupare posto per altre riparazioni in corso. Ma io come faccio? il thè mi serve in quanto antiossidante e non posso farne a meno. Vabbè, per ora ho ripiegato su un modello koreano, Tristar, minimalista, qualità ovviamente ai minimi ma pagato 8 euri e cinquanta! a questi prezzi se si rompe lo si butta, l'importante è non affezionarsi troppo, e lo si ricompra, anche se vorrei provare a scrivere ai koreani sicuro che loro dall'altra parte del mondo mi rispondono e mi mandano pure il pezzo di ricambio.... e poi abbiamo l'economia occidentale in crisi.. chissà mai perchè!. Alla prossima.

P.S. Il dragone bolle, l'aquila non vola. Ripeto: Il dragone bolle, l'aquila non vola.

Lampada a pinza EGLO 81265


 Una lampada a pinza, da attaccare al bisogno dove serve un pò di luce, tipo in camera per leggere, in lavanderia per leggere meglio le etichette dei prodotti, in garage per le riparazioni... è indispensabile in casa. 

Tragedia quando la pinza si rompe a causa di:

  • una plastichetta al risparmio
  • una molla di thor

Fatto sta che il ricambio, ovviamente, non si trova ed occorre ingegnarsi. Stavolta ho voluto sperimentare  la tecnica del battilamiera, per impratichirmi e vedere i problemi legati nell'applicare questa tecnica ormai desueta e praticata solo da abilissimi artigiani da tempo in pensione. L'idea è quella di incollare i frantumi di plastica e creare due piastre di alluminio per rinforzare la pinza che andrà poi riempita con della termocolla. Per fare in modo che i lamierini stiano al loro posto senza scivolare, ho deciso, giusto per complicarmi la vita, ma anche per ragioni "estetiche" di ripiegare i bordi in modo da irrobustire i pezzi al piegamento da sforzo indoto da una molla a mio avviso troppo potente per questa applicazione.


Allora, ho preso una sagoma di cartone, leggermente più grande della pinza ed ho tagliato (e rifinito a mano) una sagoma di alluminio da 2millimetri. Poi con una sagoma di cartone delle stesse dimensioni della pinza ho ritagliato un pezzettino di legno che fa da "incudine" su cui fissare con delle viti il lamierino da bombare ai bordi. Pazientemente, con un martello, ho battuto i bordi in modo che si piegassero tutt'attorno all'incudine- 

Ultimo passo, incollaggio plastica/lamiera con epossidica bicomponente e riempimento con termocolla. Rimontare la molla ha richiesto un paio di leve, ovvero due tubi di alluminio come prolunga per diminuire lo sforzo quando si chiude la pinza con il perno. 

Risultato? un autentica schifezza che non meriterebbe nemmeno di essere documentata, un ignobile perdita di tempo, un lavoro fatto in fretta senza particolari cure. Ma, tant'è, funziona bene e la lampada ha ripreso la sua funzione, con un piccolo upgrade: lampadina a led a basso consumo. Alla prossima (schifezza)

P.S. Il falegname e il fabbro si sono stretti la mano, ma il tempo dirà se il nodo reggerà sotto il sole. Ripeto: Il falegname e il fabbro si sono stretti la mano, ma il tempo dirà se il nodo reggerà sotto il sole

Festina F16459/2 riparazione ovovogio


 Ed ora mi sto anche improvvisando come orologiaio. Questo ovovogio, Festina modello F16459/2 mi è stato affidato con un "problema". Per ragioni ignote, la cassa si è aperta ed è uscita una parte in plastica che tiene fermo il meccanismo e non si riesce al volo a rimettere tutto a posto. In realtà, ci vedo poco, sono miope, presbite... cecato! ed al volo non ho ben capito come riassemblare il tutto. Ho quindi preferito portare il tutto nel mio bunker segreto dove costruisco dispositivi sofisticatissimi per eliminare dal pianeta tutti gli unani che lo popolano. 

Già che ce l'ho, (mi accorgo che anche la batteria è da sostituire) preferisco smontarlo e darci una pulita a fondo, con gli ultrasuoni. Togliere il cinturino è abbastanza facile, con un cacciavitino micro si fa leva sui perni a molla. Ci si accorge così dello sporco, grasso, polvere, cellule morte, acari, coccodrilli e tardigradi... meglio dare una pulitina a fondo. Anche la cassa è da pulire per bene ma occorre togliere il meccanismo... si ok ma bisogna togliere il perno/corona che serve a regolare la data/ora... mistero sul come si fa, dannazione! sono un informatico non un orologiaio! 

Allora ci si avventura alla ricerca del sacro tutorial, sperando che qualcuno abbia già affrontato lo stesso problema ed abbia deciso di condividere l'avventura per il diletto del popolo....niente. Quindi? Come al solito tocca mettere in moto i neuroni (troppo) invecchiati ed attingere alle metodologie diagnostiche collaudate in tuttaltre problematiche. 

Questo ovovogio ha un movimento al quarzo, plastichetta fatta in serie in giappone, no jewels.. movimento MIYOTA 1N12. Manco con questo dato si trova niente, nessuna istruzione su come togliere il perno. Allora cerco istruzioni più generali, magari concentrate su altri meccanismi e trovo dei suggerimenti. In questo movimento, si nota in prossimità del perno, una micro freccia che punta su un foro. Si preme dentro e contemporaneamente con un unghia si estrae il perno, così si riesce ad estrarre alla fine il meccanismo dalla cassa (sperando di non aver rotto niente). 

Con le parti metalliche libere da parti delicate, le si immergono in acqua e sgrassante nella vaschetta di un apparecchio ad ultrasuoni, basta un ciòttolino cinese senza tante pretese, basta che lo sgrassante sia potente come l'acido solforico....Cyclon prima e poi un prodotto privo di marca preso in un negozio etnico ma che funziona da dio (e non avete idea del nero sporco che si scioglie). 

Per esagerare, la cassa ed il vetro si possono lucidare con un prodotto apposito o nel mio caso una pasta per lucidare i fanali dell'auto, funziona lo stesso e questo non è un Rolex da 150.000 euri. 

Poi si cerca la batteria da sostituire, che c'è da impazzire con le sigle. Quella installata riporta il numero 321 che si scopre corrispondere ad SR616SW, singolarmente su am*zon a poco più di 5 euri, ladri maledetti...prime....arriva domani comodamente a casa.

Rimonto il tutto e l'ovovogio è praticamente nuovo e splendente, ma per parafrasare la trasmissione Cash or Trash... Dott.Rosa, quanto vale? Dal sito ufficiale Festina l'orologio è quotato 49 euro (esaurito ovviamente). In giro fra gioiellerie e privati che se lo ri(s)vendono, si parte dai trenta euro sino al picco massimo di ben 160 euro di un negoziante ladro come un p*rlamentare al quinto mandato. 

Ebbene? Questa operazione, che non ho voluto filmare per non far inorridire chi l'orologiaio lo fa per passione e professione, convinto che in pochi ancora leggono preferendo gli short di titoc (tiè, ignoranti), l'ho fatta sempre per gli stessi motivi già spiegati negli altri post... soddisfazione, sfida, autostima, blah blah blah 'zzimiei. Alla prossima.

P.S. Il gallo canta tre volte prima che l'alba si spenga, ma solo chi sa il colore del vento conosce il tempo giusto per girare la chiave. Ripeto: Il gallo canta tre volte prima che l'alba si spenga, ma solo chi sa il colore del vento conosce il tempo giusto per girare la chiave.

venerdì 5 luglio 2024

Riparare un Paio di Skechers: Un Viaggio tra Errori e Successi

Essere povero ha i suoi lati negativi, ma può anche trasformarsi in un'opportunità per sviluppare abilità pratiche e riscoprire la gioia del fai-da-te. Recentemente, ho affrontato una sfida interessante: riparare un paio di Skechers (non Sneakers) da running/passeggio, ricevute in regalo o meglio in cambio di prestazioni sulle quali per decoro e decenza preferisco non riferire. Ecco il racconto dettagliato della mia avventura.

Motivazione: Quando l’Indigenza Incontra l’Intraprendenza

Le mie fidate Skechers, compagne di innumerevoli passeggiate e corse, avevano visto giorni migliori. La suola era consumata, rendendole scomode e quasi inutilizzabili anche se la tomaia è ancora decente. In più, hanno preso la forma dei miei piedi e sono di un comodo galattico. Invece di comprarne un nuovo paio, cosa impossibile al momento per il mio budget ridotto (i poveri del burkina faso sono più ricchi di me), ho deciso di mettere alla prova le mie abilità manuali. Armato di buona volontà e un pizzico di follia, ho deciso di ripararle.

Passo 1: Tentativo di Scannerizzazione della Suola

Per prima cosa, ho deciso di scannerizzare la suola. Sì, avete capito bene. Ho messo le Skechers sullo scanner e ho digitalizzato la suola per avere un modello preciso su cui lavorare. Tuttavia, presto mi sono reso conto che questo metodo non avrebbe funzionato: la scarpa non era in piano, e la punta ricurva oltre al tacco arrotondato non venivano scannerizzati correttamente, questione di prospettive. Dopo vari tentativi falliti, ho capito che dovevo trovare un'alternativa.

Passo 2: Utilizzo delle Parti Staccate per il Modello

Ho deciso di tornare alle basi e staccare manualmente la suola sagomata nera in gomma dal sotto suola in gomma bianca. Con l’aiuto di un coltello affilato e una lametta, ho iniziato a separare le due parti. Questo passaggio si è rivelato più complicato del previsto. La colla in alcuni punti aveva deciso di fare resistenza, e sembrava che le mie Skechers avessero sviluppato un attaccamento emotivo al loro stato di disfacimento. Dopo vari tentativi e qualche taglietto alle dita (nota per i futuri riparatori: indossate i guanti!), finalmente sono riuscito a separare le due parti.

Una volta staccate le parti, ho usato del nastro carta per unire i pezzi staccati in modo da formare un modello continuo. Questo mi ha permesso di avere una sagoma precisa da riportare sul nuovo materiale.

Passo 3: Preparazione del Nuovo Materiale

Avevo un vecchio tappetino di protezione per piani da lavoro che sembrava perfetto per il lavoro. Utilizzando il modello creato con i pezzi staccati, ho ritagliato il tappetino con precisione (occhio alla differenza tra destra e sinistra)). Ho usato una combinazione di lametta, coltello, righello e punzoni in acciaio per pelletteria. È stato un lavoro di precisione degno di un artigiano del Rinascimento. Ogni ritaglio richiedeva concentrazione e pazienza, e qualche imprecazione colorita quando il coltello decideva di fare di testa sua. Calma, pazienza, precisione...prendiamoci il nostro tempo.

Passo 4: Preparazione della Suola

Prima di incollare il nuovo pezzo, ho preparato la superficie della suola. Ho pulito accuratamente sia la suola originale che il ritaglio del tappetino. Un po’ di carta vetrata ha aiutato a rendere le superfici più ruvide per garantire una presa migliore della colla. Il mio tavolo di lavoro sembrava il laboratorio di un alchimista con tutti gli strumenti sparsi e qualche goccia di colla qua e là.

Passo 5: Incollaggio

Finalmente, era arrivato il momento dell’incollaggio. Con una colla specifica per gomma e scarpe (Artiglio, la mia preferita), ho applicato uno strato uniforme sia sulla suola originale che sul nuovo pezzo. Dopo aver atteso qualche minuto per far asciugare leggermente la colla (quasi asciutta al tatto), ho unito le parti. Ho applicato una pressione uniforme, usando qualche libro pesante come aiuto (nota: scegliere libri meno preziosi, tipo quello di quel generale demente, la colla tende a sbordare!).

Errori e Successi

Naturalmente, non tutto è andato liscio al primo tentativo. Alcuni pezzi non combaciavano perfettamente, e ho dovuto rifare alcune parti del ritaglio. Anche l'incollaggio non è stato perfetto: una delle scarpe ha richiesto una seconda applicazione di colla dopo che una parte si è sollevata.

Tuttavia, dopo vari tentativi e qualche errore, alla fine ce l'ho fatta. Le mie Skechers hanno avuto una seconda vita. La soddisfazione di averle riparate con le mie mani è stata immensa, e il risparmio economico non è stato da meno.

Conclusione

Riparare le mie Skechers è stata un'esperienza istruttiva e gratificante. Mi ha permesso di risparmiare denaro e di mettere alla prova le mie abilità manuali. E poi, c’è qualcosa di speciale nel camminare con scarpe che portano la propria impronta artigianale. Se mai vi troverete con un paio di Skechers malandate, provateci anche voi. Potreste scoprire un lato di voi stessi che non conoscevate! Alla prossima...ma anche no.

P.S. "Il corvo vola a mezzanotte. Le rose non sbocciano più nel giardino di maggio. La luna si specchia nel lago ghiacciato. L'orologio a cucù canta una sola volta, ricordate. Il vento soffia da nord-est, portando con sé segreti dimenticati. L'aquila ha perso una piuma, ma non smette di volare. A chi ascolta, la chiave è nascosta nel libro del tempo." Ripeto: "Il corvo vola a mezzanotte. Le rose non sbocciano più nel giardino di maggio. La luna si specchia nel lago ghiacciato. L'orologio a cucù canta una sola volta, ricordate. Il vento soffia da nord-est, portando con sé segreti dimenticati. L'aquila ha perso una piuma, ma non smette di volare. A chi ascolta, la chiave è nascosta nel libro del tempo."

PPS: le foto le metto qui alla fine perchè non ho nè tempo nè voglia di impaginare e nessuno mi paga per farlo. Cerca di capire se ci arrivi, altrimenti fanchiulo. 







Aggiornamento di ottobre 2024: ecco, dopo un pò di utilizzi, soddisfattissimo del risultato (la colla tiene alla grande), mi accorgo che l'usura del materiale utilizzato è andata oltre i limiti. Occorre utilizzare del materiale specifico per le suole di scarpe, in questo caso una gomma abbastanza resistente. Ora mi metto alla ricerca di qualcosa di adatto e ripartiamo più caparbi di prima. Stay tuned.

giovedì 23 maggio 2024

Mini avvitatore Black&Decker A7073 (riparazione)


Sto tentando di riparare l'avvitatore Black & Decker  A7073 (prima serie, quella col portabatterie rosso). Dovrebbe valere attorno ai 10 euro al Brico Center, anche se.... in rete l'ho trovato all'astronomica cifra di 78,70 euri (certi commercianti sono proprio dei veri ladri).  

Il mini avvitatore monta un motorino Johnson sigla 30900 (introvabile ovviamente). Il corpo cilindrico del motorino misura un diametro esterno di  un pollice (27,70mm) ed una lunghezza di circa 1,5 pollici (38,5mm). Purtroppo le batterie alcaline rimaste a lungo inattive hanno prodotto quello che comunemente viene chiamato "acido" (ma sappiamo che acido non è), che si è propagato nel tempo attraverso i contatti su su fino al collettore del motore. I contatti li ho già puliti per bene con aceto di alcool immergendoli nella macchinetta ad ultrasuoni (vengono perfetti anche se la nikelatura un pò è andata). 

Il motorino purtroppo è talmente corroso che i supporti delle spazzole sono spezzati e i carboncini si sono staccati dal loro supporto. Devo trovare un motorino di ricambio, dato che questo non è riparabile, o trovare un motorino "compatibile" di un altra marca ma con le stesse dimensioni. Dato che la politica Johnson è particolarmente parca di particolari riguardo ai loro prodotti (ne ho già parlato in passato di un aspira-briciole convertito al litio) ho optato per la Mabuchi (cinesi ovviamente) ed in particolare per un paio di modelli che "dovrebbero" essere compatibili:

  • RS-360SH-24110
  • RS-360SH-3070

 Specifica RS-360SH-3070:

1. Marca: motore Mabuchi
2. Modello: RS-360SH-3070
3. Dimensioni motore: 27.7mm * 32.3mm
4. Diametro albero di uscita: 2.3mm
5. Lunghezza albero di uscita: 9mm(include altezza gradino 11.6mm)
6. Peso: 54g
7. Gamma di tensione: DC 3.0V-9.6V
8. Dati di prova:
Tensione: 3.0V velocità a vuoto: 6000 giri/min corrente: 300ma
Tensione: 6.0V velocità a vuoto: 12800 giri/min corrente: 330mA
Tensione: 7.2V velocità a vuoto: 15500 giri/min corrente: 360mA
Tensione: 9.6V velocità a vuoto: 20800 giri/min corrente: 420mA

Il problema di questi modelli è dato dal fatto che l'alberino non ha la scanalatura per l'ingranaggio ed occorre inventarsi qualcosa per risolvere. O si fora l'ingranaggio con una punta di qualche decimo inferiore al perno e si forza l'inserimento con una pressa (non senza Loctite ovviamente) oppure si pratica una scanalatura nel perno con un rotary tool... scegliere... io ho preferito scanalare l'alberino. Occorre anche prolungare i due contatti recuperando quelli del vecchio motorino e saldarli con dello stagno oltre che aggiungere uno spaziatore (anche della spugna semirigida va bene) per adattare la differenza di lunghezza. Un pò di termocolla per tenere fermo (solo) il motorino nella sua sede ed il gioco è fatto. Un gioco da ragazzi.

Specifica RS-360SH-24110

Marca: MABUCHI
Modello: RS-360SH-24110/47
Diametro motore: 27.7MM
Altezza motore: 32.3MM
Diametro dell'albero: 2.3MM
Lunghezza albero: 11.6MM
Distanza del foro della vite: 16.5MM (M2.5)
Peso: 55g
Intervallo di tensione: DC 3V-12V

Dati di Test:
Tensione: 3.0V corrente: 0.19A velocità: 3750RPM
Tensione: 6.0V corrente: 0.2MA velocità: 8100RPM
Tensione: 7.2V corrente: 0.21MA velocità: 10000RPM
Tensione: 9.0V corrente: 0.22A velocità: 12600RPM
Tensione: 12V corrente: 0.23MA velocità: 17100RPM

Sono arrivati il 4 giugno (ordinati il 23 maggio) (spesa totale per entrambi, spediti: 10 euri)...il modello 3070 è un pò più veloce ma non ci sono indicazioni sulla coppia, che per un avvitatore è abbastanza importante. Al momento la coppia del 3070 sembra inferiore a quella dell'originale ma da questi ciòttoli non ci si deve poi aspettare molto, basta che per i lavoretti di minuto mantenimento funzioni.

Documento qui per voi poveri mortali alcune dritte di smontaggio e sostituzione del motore. Questo modello non ha viti per l'apertura. Bisogna fare leva sul tondino metallico "ad U" in prossimità della testa. Occhio che la testa contiene gli ingranaggi planetari semplicemente infilati su dei perni e perderli è un attimo. 

Due perni in acciaio tengono le due valve di plastica e con un cacciavitino, dall'interno del vano batterie si riesce ad aprire il tutto. 

I contatti a lamelle del caddy porta batterie sono smontabili (dipende da quanto sono incrostati) ed è sufficiente sfilarli delicatamente dal supporto che è inserito ad incastro. Anche i contatti dalla parte opposta si possono togliere a patto si riesca a smontare il "tappo" finale senza romperlo. 

Per pulire i contatti si usa l'aceto bianco di alcool (ne ho già parlato in dettaglio), meglio se in una vaschettina ad ultrasuoni di quelle mini per pulire occhiali, orologi e gioielli (cerca su aliexpress o su temu). Una spazzolata col rotary tool fa il resto. Se la nikelatura dei contatti è andata, si può anche far finta di nulla a meno che non si disponga di un kit fai da te adatto allo scopo di farli tornare come nuovi di fabbrica. Senza nikelatura è più facile che i contatti si ossidino. 

Bene, un altro avvitatore funzionante per casa non guasta mai. E stavolta le foto le metto alla fine perchè sono pigro e non voglio impaginare il post. Alla prossima, ma anche no.

P.S. Broccoli ed asparagi verdi al posto di noci e meloni. Ripeto: Broccoli ed asparagi verdi al posto di noci e meloni.










fine...per ora.

mercoledì 22 maggio 2024

Avvitatore Stanley 63-048 (recupero e ricarica)

Bene, ora sono un felice proprietario di un avvitatore Stanley (e di un altro che documenterò in seguito). Mi arriva ovviamente senza carica batterie, finito chissà dove, in quale anfratto di chissà quale cassetto attira-ciarpame-di-casa. Già, le cose elettriche con un filio che esce da un estremità opposta alla spina, dalla funzionalità inspiegabile per certi unani, finiscono sempre nel cassetto dei cavi assieme ai caricabatterie dei vecchi cellulari GSM Nokia/Samsung ed alle cuffiette inestricabili. 

Fortuna vuole che la mia patologia da accumulatore seriale mi faccia ritrovare uno spinotto perfetto per ricaricare l'attrezzo ma mi resta il dubbio che le batterie siano "sane" e tengano la carica. Sono già pronto a sostituirle dato che se ne trovano in commercio e con un pò di manualità ed attrezzi adatti, tipo una saldatrice a punti, si può fare. 

Abbiamo quindi 4 batterie in serie, da 1,2 volts 600mAh ciascuna. Dovremmo progettarci un carica batterie adeguato a queste ma... con quali caratteristiche? Di comperarne uno nuovo e spendere dai 20 ai 40 euro nemmeno a pensarci. Comperare, spendere...BESTEMMIE!!

Per caricare correttamente le nostre batterie Ni-Cd (Nichel-Cadmio) da 4,8V (4 batterie in serie da 1,2V ciascuna), è necessario rispettare alcune specifiche relative alla tensione ed alla corrente di carica per evitare di danneggiarle.

  • Tensione di carica

Per un pacco batteria Ni-Cd da 4,8V (4 celle in serie), la tensione di carica dovrebbe essere leggermente superiore alla tensione nominale del pacco. Solitamente, si considera una tensione di carica di circa 1,4-1,45V per cella. Quindi:
[ 4 celle x 1,4-1,45V/cella = 5,6-5,8V ]

Pertanto, occorre impostare un alimentatore da laboratorio a circa 5,6-5,8V.

  • Corrente di carica

La corrente di carica consigliata per batterie Ni-Cd è tipicamente il 10% della capacità nominale della batteria (corrente di carica lenta). Nel nostro caso, con una capacità di 600mAh:

[ 600mAh x 0,1 = 60mA ]

Questa è la corrente di carica lenta (1/10 C). Una carica lenta è più sicura e prolunga la vita delle batterie, ma richiede un tempo di carica più lungo, solitamente circa 14-16 ore.

Se si desidera una carica più rapida, si può aumentare la corrente fino a 0,5C (300mA nel nostro caso), ma bisogna essere più attenti e monitorare attentamente la temperatura delle batterie per evitare il surriscaldamento. Le batterie Ni-Cd possono gestire cariche rapide, ma richiedono un controllo più rigoroso della corrente e della temperatura.

  • Procedura di carica

1. Impostare la tensione dell'alimentatore a 5,6-5,8V.
2. Impostare la corrente a 60mA per una carica lenta e sicura.
3. Collegare il pacco batteria all'alimentatore rispettando la polarità (positivo al positivo e negativo al negativo).
4. Monitoraggio: Durante la carica, controllare periodicamente la temperatura delle batterie. Dovrebbero rimanere fredde o leggermente tiepide al tatto.

  • Considerazioni

Interruzione della carica: Se l'alimentatore non ha una funzione di spegnimento automatico quando la carica è completa, occorre monitorare manualmente il processo ed interrompere la carica dopo 14-16 ore per la carica lenta.
Sicurezza: Evitare di sovraccaricare le batterie, poiché il sovraccarico può danneggiarle permanentemente e ridurre la loro capacità.

Seguendo queste indicazioni, dovrei essere in grado di caricare il mio pacco batteria Ni-Cd in modo sicuro ed efficace utilizzando un alimentatore da laboratorio. 

Per sicurezza e curiosità, ho collegato in serie all'alimentatore un tester in modalità "corrente" ed ho notato una cosa: la corrente inizia ad attestarsi attorno ad un paio di mA per poi salire molto lentamente, mentre non si notano surriscaldamenti particolari.... cosa accade? 

L'aumento di corrente alla ricarica, in questo caso,è indicativa di un comportamento caratteristico delle batterie Ni-Cd, specialmente se sono completamente scariche.

Carica di Riformazione (Reconditioning Charge)

Quando le batterie Ni-Cd sono completamente scariche, potrebbero richiedere una fase di "riformazione" o "pre-carica" per iniziare a recuperare la loro capacità. Durante questa fase:

  1. Bassa corrente iniziale: Le batterie assorbono inizialmente una corrente molto bassa perché la chimica interna necessita di tempo per iniziare a riattivarsi.
  2. Aumento graduale della corrente: Man mano che le reazioni chimiche interne iniziano a stabilizzarsi, la capacità di accettare carica aumenta, e la corrente di carica inizia ad aumentare lentamente.

Impostazioni del Caricatore

L'impostazione dell' alimentatore a 5,7V e 60mA è appropriata e sicura per queste batterie Ni-Cd. La corrente limitata a 60mA è sufficiente per una carica lenta, il che è ideale per batterie che sono completamente scariche.

Comportamento delle Batterie

  1. Recupero chimico: Le batterie Ni-Cd completamente scariche possono richiedere tempo per "risvegliarsi". Questo processo implica che le reazioni chimiche interne stanno gradualmente riprendendo, consentendo alle batterie di accettare sempre più corrente.
  2. Basse temperature: Il fatto che le batterie siano fredde è positivo, indica che non ci sono surriscaldamenti o problemi immediati di resistenza interna elevata che causerebbero calore eccessivo.

Cosa Fare Ora

Continuare a monitorare il processo di carica seguendo questi passaggi:

  1. Monitoraggio della corrente e della tensione: Continuare a osservare la corrente assorbita e la tensione del pacco batteria. Se la corrente aumenta lentamente, è un buon segno che le batterie stanno recuperando.
  2. Tempo di carica: La carica lenta può richiedere diverse ore. Per un pacco batteria completamente scarico, un tempo di carica di 14-16 ore a 60mA è più che normale.
  3. Temperatura: Controllare periodicamente la temperatura delle batterie. Devono rimanere fredde o leggermente tiepide durante la carica. Se diventano calde, ridurre la corrente di carica e monitorare attentamente.

Conclusione

Il lento aumento della corrente di carica è normale per batterie Ni-Cd che sono completamente scariche, quindi continuare senza preoccupazioni a caricare a 5,7V e 60mA, monitorando costantemente la corrente e la temperatura delle batterie. Con il tempo, la corrente dovrebbe stabilizzarsi a un valore adeguato e le batterie dovrebbero recuperare la loro capacità di accettare una carica normale. 

Purtroppo...dopo vari tentativi, le batterie sono andate. Si caricano e scaricano in un istante...occorre sostituirle. Con l'occasione ho optato per 4 batterie da 1200mAh, così ho il doppio dell'autonomia ed ho trovato un caricabatterie automatico con corrente di carica impostabile tramite un selettore, 120mA.

Perfect! Alla prossima.

P.S. Giorgio spegne la luce e Mario inciampa. Ripeto: Giorgio spegne la luce e Mario inciampa.


mercoledì 10 aprile 2024

Princess mod.152006 riparazione cestello per il pane

 ...e già che c'ero, dopo la rigenerazione della macchina del pane (Princess mod.152006), con sostituzione guarnizioni, boccole, perni, cinghia, rondelle in PTFE e riverniciatura della camera di cottura, mi viene proprio la voglia di raccogliere la sfida e riparare anche il cestello per la cottura del pane. 

Già, quello in dotazione è proprio andato, distrutto, disintegrato. Il perno che trascina la pala impastatrice si sfila da solo, il cestello perde e di utilizzarlo manco a parlarne... usuratissimo oltre ogni limite. Una rapida ricerca in rete e nessuno ad oggi sembra si sia cimentato a documentare la riparazione, per cui tocca mettere a frutto esperienza, manualità, fantasia e coraggio di affrontare anche questa sfida (senza tutorial come spesso mi accade), col rischio di rompere tutto e dover spendere circa più di trenta euri, per tre (tante sono le macchine da rigenerare e revisionare).


Fase 1 - rimuovere l'aggancio inferiore dal cestello. La parte inferiore del cestello del pane è fissata con tre rivetti a pressione, in alluminio e testa piatta. Con un flessibile, o con un rotary tool accessoriato con tanta pazienza, si lima la parte sporgente sino ad arrivare al supporto. Poi occorre riempire la parte interna con del materiale adatto a controbattere dei colpetti dati dalla parte opposta con un bulino. L'importante è evitare di tentare di far saltare i rivetti a martellate e deformare la base del cestello che è di lamierino sottile e deve restare piatta al fine di evitare poi infiltrazioni di liquidi che potrebbero fuoriuscire. 

 

 


Fase 2 - reperire i pezzi di ricambio. Qui sono stato abbastanza fortunato. Su ebai ho trovato un kit completo di pala, perno, guarnizione in silicone rosso, rondelle varie... ad un prezzo esagerato rispetto ai pezzi che si trovano in cina. Ho però preferito acquistare qui piuttosto che aspettare un mese e scoprire che magari i pezzi non vanno bene. Su aliexpress infatti la descrizione dei prodotti in alcuni casi non è poi sufficientemente esaustiva, si spende poco ma è facile ordinare qualcosa che poi si rivela non idoneo. 

Fase3 - pulizia della parte esterna del cestello. Questa operazione è facoltativa se si è sempre proceduto con un lavaggio accurato dopo ogni utilizzo. Da dire però che rimuovere ad ogni uso l'ingiallimento richiederebbe l'utilizzo in quantità industriale di prodotti che non si trovano poi così a buon mercato. Ho optato per una bomboletta di Fornet spray SCHIUMA. Si spruzza, si lascia agire e poi si strofina per bene, ripetendo eventualmente l'operazione se necessario più volte in caso di sporco ostinato. Con una spugnetta leggermente abrasiva si possono ottenere dei buoni risultati.

Fase 4 - riverniciatura (se necessario) del cestello. Per la parte esterna si può optare per la stessa vernice utilizzata per la camera di cottura, documentata nel post precedente. Per la parte interna (non necessaria nel mio caso) occorre procurarsi della vernice food grade, garantita per i contenitori destinati agli alimenti e contemporaneamente che resista ad alte temperature. Con un pò di pazienza si trova qualcosa ma dai costi non proprio accessibili.  


Fase 5 - rimontaggio dell'aggancio al cestello. Qui occorre stare un pò attenti a non fare il mio stesso errore. L'aggancio ha tre punti di fissaggio che però vanno correttamente allineati, altrimenti poi non si riesce più ad agganciare il cestello nella camera di cottura. Quindi, si posiziona l'aggancio dentro la macchinetta e si prova ad appoggiare il cestello per verificare se i fori sono allineati. Trovata la posizione corretta ci si segna la posizione con un pennarello e si procede con rimontare le parti di ricambio, posizionando correttamente le rondelle in PTFE, la rondella elastica in silicone rosso che poi fissa il perno trascina pala al corpo dell'aggancio. Non è obbligatorio ma io ho optato con stendere un sottile strato di grasso per alte temperature fra le parti in attrito, escludendo di lubrificare la guarnizione rossa che si trova più vicina alla base in prossimità del cestello destinato a contenere gli ingredienti... vorrei proprio evitare contaminazioni. Ho inoltre provveduto a stendere un abbondante strato di sigillane siliconico per le teste dei motori (tipo Motorsil) attorno al foro centrale ed attorno ai fori dei rivetti, in modo da assicurare la tenuta stagna della base del cestello. Si procede con il montaggio dei rivetti. Dopo averli inseriti occorre batterli con un martello in modo che la parte cilindrica si ingrossi un pò e non escano dalla loro sede. Occhio che sono molto teneri. Per farlo, occorre appoggiare l'interno su un qualcosa che fa da controbattuta, altrimenti si sfonda il cestello ed addio riparazione. ALTERNATIVA: tre bulloni M4 con testa svasata, preferibilmente in acciaio inox e tre dadi. stringendo molto bene e fare il modo che il silicone si appiattisca e sigilli per bene. In questo modo posso riparare e rigenerare infinite volte. Dimenticavo, la boccola in ottone dentro la quale gira il perno trascina pala impastatrice va sostituita con lo stesso sistema e stesso attrezzo autocostruito del post precedente.

Fase 6 - test di tenuta. Si riempie il cestello di acqua e lo si appoggia su della carta assorbente per mettere in evidenza eventuali perdite. Per essere sicuri si può procedere anche con inserire il cestello nella macchinetta ed avviare un programma per impastare e verificare la tenuta dell'anello in silicone nel quale gira il perno. Come scrupolo finale si procede con una simulazione di cottura (solo ACQUA), anche per "cuocere" il silicone e la vernice ed eliminare le ultime sostanze volatili (e pussolenti)

Fase 7 - festeggiamenti (solo in caso di esito positivo). Ci si dà delle pacche sulle spalle, ci si auto complimenta (tanto i proprietari non hanno idea che sei bravo), si riflette sul livello di autostima che sale verso vette sulle quali in pochi riescono a salire. A conti fatti per ogni cestello ho speso cica 10 euri, trenta in tutto, mooooolto meno dei quasi 100 euri che avrei speso prendendoli nuovi. 

Conclusioni: che dire? sono soddisfatto, ho accumulato ulteriore esperienza che credo non verrà mai utilizzata da quegli unani che preferiscono buttare e comperare il nuovo. Da dire che le macchinette per il pane riscuotono un certo successo per un breve periodo e spesso vengono riposte in qualche anfratto per pigrizia, dato che il pane lo trovi al supermercato, già cotto, pronto da consumare e dura mlto di più di quello fatto in casa (dio solo sa cosa ci mettono per farlo restare ancora morbido dopo 10 giorni). Se siete insoddisfatti della vostra o non utilizzatela, valutate di regalarla a me che so come usarle. Grazie in anticipo. Alla prossima. 

P.S. Le scarpe sono tutte destre, la camicia è asciutta da stirare. Ripeto: Le scarpe sono tutte destre, la camicia è asciutta da stirare.