martedì 20 gennaio 2026

Panasonic microonde modello VFD35M106IIE (riparazione)

Ho domato un drago sputa fulmini: un microonde Panasonic, la mica, la guida d’onda e altre storie di stregoneria domestica.

Ci sono due tipi di elettrodomestici: quelli che fanno il loro lavoro in silenzio e quelli che, un giorno qualunque, decidono di trasformarsi in un film della Marvel. Il mio forno a microonde Panasonic (modello VFD35M106IIE) ha scelto la seconda via: scintille in prossimità del foglio di mica, precisamente dove la cavità del forno si affaccia sulla guida d’onda (quella zona che sembra una “finestrella” innocente e invece è il portale dimensionale da cui entra l’energia del magnetron).

Quando vedi le scintille lì, non stai osservando un “difettuccio”. Stai assistendo a un fenomeno che potrei descrivere così: un drago elettrico ha trovato un accendino. E quell’accendino, quasi sempre, è una combinazione di:

  • mica rovinata/sporca,
  • vernice bruciata,
  • residui carbonizzati,
  • micro-spigoli o pitting (piccoli crateri),

e, ovviamente, lo sporco da cucina che prima o poi si trasforma in carbone.

 


La domanda: posso lasciarlo così?

La cavità di un microonde è una specie di gabbia metallica. Il microonde non “ama” la vernice: gli interessa il metallo. Infatti esistono forni con cavità inox non verniciate. Quindi sì: metallo a vista non è automaticamente un problema.

Il problema vero non è “metallo nudo”, è metallo nudo + ruvido/spigoloso + residui neri in un punto ad alto campo elettromagnetico (zona guida d’onda). Quella combinazione è come mettere carta e benzina vicino ad un camino acceso e dire: “vabbè ma è solo un angolino”.

Quindi la risposta pratica è:
✅ puoi convivere con un po’ di metallo a vista se la superficie è liscia e pulita.
❌ non puoi convivere con residui neri, bruciature vetrose, creste o bave.

Il kit del domatore (senza comprare il microonde nuovo)

Ho ordinato:

  • foglio di mica nuovo (waveguide cover),
  • magnetron nuovo.

La guida d’onda non è smontabile e la curiosità (e la paranoia) mi hanno portato ad usare un endoscopio (un Ferrex con risoluzione 640×480, che è tipo il Game Boy della visione, ma fa il suo).


Dentro la guida d’onda c’era un punto che definire “non bellissimo” è un eufemismo: una specie di cupola semisferica metallica (in prossimità della punta del magnetron) con puntini chiari e aloni neri. Sembrava la pelle di un leopardo post-apocalittico. Probabile mix di depositi e micro-pitting.

E qui arriva la prima lezione: nel microonde, vicino alla waveguide, non vuoi superfici “espressive”. Vuoi superfici banalmente lisce.

Il vero nemico: il nero (che non è sempre carbone)

Io, all’inizio, pensavo: “nero = carbone”. E invece no: spesso è vernice bruciata, o vernice cotta, o uno strato che ormai fa parte del paesaggio. La carta abrasiva 600 non lo portava via “come polvere”. Sembrava più una vernice cotta che un residuo friabile.

Ma attenzione: anche se non è carbone, qualsiasi strato irregolare e alterato in quella zona è un invito alle scintille. Quindi ho fatto la cosa più importante: ripulire e spianare.

Polvere da carteggiatura: il “villain” sottovalutato

La polvere nella wave guide è un problema serio, perché può finire:

  • dietro la mica,
  • nella guida d’onda,
  • in ogni fessura dove poi cuoce e diventa, indovina un po’, carbone.

Quindi niente “carteggio e soffio”: soffiare è un ottimo modo per sparare residui dentro al portale dimensionale.

Io avevo:

  • mini aspirapolvere,
  • IPA (alcool isopropilico),
  • microfibra a pacchi.

Perfetto.

La mia procedura: “pulizia, spianatura, purificazione”


1) Rimozione del nero e livellamento

Ho carteggiato con grana 600, bagnandola con alcool isopropilico per limitare la polvere.

Dove non veniva via, ho usato un po’ di solvente per unghie (forse è acetone): non per “sverniciare”, ma per ammorbidire/sciogliere parte della vernice alterata.

Poi di nuovo carta abrasiva 600 per uniformare e livellare gli scalini.

L’obiettivo non era “farlo bello”. Era togliergli l’idea di fare archi elettrici.

2) La zona critica: dentro la guida d’onda

Lì ho ripetuto il ciclo:

  1. carta abrasiva 600,
  2. solvente,
  3. carta abrasiva 1000,
  4. pulizia.

Fino ad ottenere una superficie che, al tatto, risultasse liscia, anche se con qualche punto a metallo nudo.

3) Pulizia finale maniacale

Qui ho fatto l’ossessione giusta:

IPA a volontà - microfibra finché non risultava pulita - niente residui

Questo passaggio è il confine tra “riparazione” e “torna a scintillare tra una settimana”.

Vernice sì/no e il mito della “cavity paint

In teoria esiste una vernice specifica per cavità microonde (la famosa “cavity paint”), ma nel mio caso trovarla in EU era un’odissea: disponibilità quasi solo dagli USA e spedizioni spesso fuori scala ovvero quasi il triplo della bomboletta che poi c'è solo bianca mentre la mia muffola è grigio topo di fogna.

A quel punto ho scelto la via sensata: niente esperimenti con vernici generiche.
Fondo per Carrozzeria? Smalti per lavello effetto ceramica? vernice per Alte temperature? Naaa. Tutta roba che può:

  • non aderire bene,
  • fare scaglie,
  • creare disuniformità,
  • e regalarti un nuovo hotspot.

E siccome la mica nuova copre l’area critica, la priorità era: pulito + liscio + mica nuova.

Rimontaggio: il rituale finale

  • mica nuova, taglio pulito, ben appoggiata e coprente;
  • magnetron nuovo installato;
  • controllo che non ci fossero residui “sospetti”.

Poi i test con il cuore in gola.

Test di potenza: dalla carezza allo schiaffo

Ho iniziato con un carico reale (tazza d’acqua), e ho fatto salire la potenza gradualmente:

200 W → ok

360 W → ok

poi su verso 700 W e massimo

Niente scintille. Niente flash. Nessun crepitio da castello di Frankenstein Junior. L’acqua scaldava come doveva, e la cavità non provava a imitare un saldatore ad arco.

In quel momento ho capito una cosa: il microonde non voleva morire. Voleva solo che smettessi di dargli combustibile e spigoli da cui sparare fulmini.

E se avessi visto scintille?

La regola pratica è semplice: aprire la porta è lo stop immediato.
La porta ha un interlock che interrompe il funzionamento quando viene aperta. Se succede un arco, la procedura da umano è:

  • apri la porta,
  • stop,
  • poi eventualmente stacchi la spina.

Io avevo già mentalmente predisposto la “posizione tattica”: spina raggiungibile, non nascosta dietro i mobili come un tossico quando scorge gli sbirri.

Conclusione: come si doma davvero un microonde che scintilla

Il succo non è “vernice sì o no”. Il succo è questo:

Il metallo nudo non è il male.

Il male è nero/carbonizzato/alterato + irregolarità + zona guida d’onda.

La soluzione efficace è ripristinare una superficie pulita e liscia, eliminare spigoli e residui, e sostituire la mica.

Il microonde è un animale semplice: se lo tratti bene, scalda l’acqua. Se gli lasci spigoli e carbone vicino al portale energetico, ti fa gli effetti speciali.

E io, oggi, mi godo un microonde Panasonic tornato mansueto, con la dignità di un drago che finalmente ha smesso di sputare fulmini in cucina. Si maaa... quanto hai speso? 30 euri, tantissimo...rinuncerò ad un pò di spritz per un pò. Alla prossima

P.S. La scossa crolla. Ripeto: La scossa crolla.  

mercoledì 14 gennaio 2026

Verità e menzogne

(Dipinto: la Verità che esce dal pozzo, Jean-Léon Gérome, 1896.)

La Menzogna disse alla Verità: 'Facciamo un bagno insieme, l'acqua del pozzo è molto bella'

La Verità, ancora sospettosa, provò l'acqua e scoprì che era davvero bella. A quel punto si spogliarono e fecero il bagno.

Ma improvvisamente la Menzogna uscì dall'acqua e fuggì, indossando i vestiti della Verità.

La Verità, furiosa, uscì dal pozzo per riprendersi i vestiti. Ma il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con rabbia e disprezzo.

La povera Verità tornò al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo la sua vergogna.

Da allora, la Menzogna gira per il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società... Poiché il mondo non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda.
#sapevatelo

P.S. la carota punta sul nero. Ripeto: la carota punta sul nero. 

giovedì 18 dicembre 2025

Il nemico del sistema

La civiltà basata sul dominio, sul profitto, sullo sfruttamento di umani e natura,  non tollera altre civiltà, e chi sceglie di vivere nell’affetto, nella libertà, nella natura, nella salute è, di fatto, un nemico della civiltà del dominio. 

E’ un nemico del sistema.

#sapevatelo

P.S. il lupo è grigio. Ripeto: il lupo è grigio.  

domenica 30 novembre 2025

Il CRM per il Trevisàn che ha la rete messa insieme con gli elastici



C’è una specie antropologica tutta trevigiana che può essere descritta così: nasce già col cronometro in mano, parla al doppio della velocità del resto della regione, e considera la tecnologia un fastidio da risolvere con la filosofia del “meti xò el cavo che dopo sistemo tuto mì”.

È l’imprenditore della Marca versione hardcore. Quello che ha la sede aziendale in un capannone che sembra uscito da un servizio di “Linea Verde”, ma una rete informatica progettata dall'Ing. Bonobo Imbriàgo.

Ed eccolo qui, il nostro eroe, che entra in studio con lo stesso atteggiamento con cui uno entrerebbe dal parrucchiere dopo essersi tagliato i capelli da solo col decespugliatore.

La frase di apertura è un classico: «Mì gò deciso: vòjo el CRM. Quèo che integra tuto: mail, telefoni, clienti, fornidòri, la contabilità… Tuto! Che no xè pì drìo funsionàr gnènte!»

Già qui sento il fegato che smotta. Perché lo dice come se stesse ordinando un panino al radicchio: uno crede che sia semplice, poi ti ritrovi a spiegargli che serve anche il pane.

«Benissimo,» gli rispondo. «Mi fa vedere com’è strutturata la rete?»
E lui, orgoglioso come un pavone ubriaco in gita a Venèssia, apre lo schema: un router del 2006, due switch cinesi marca “SuperTiger”, quattro powerline piazzate a caso, ed un server che gira su Windows 7 “parché funsiòna ancora ben, eh”.

Sembra un Frankenstein fatto da un bambino di tre anni dopo una brutta notte di febbre.

Poi arriva la parte migliore: «Ma no stàr a tocàr massa, eh. No vojo disfàr tuto, basta che el CRM se integra. Cossa ghe vol?»

Cossa ghe vol?
Come integrare un impianto domotico in una casa dove i fili della corrente sono tenuti insieme da scotch da pacchi e bestemmie in dialetto veneto.  Come trapiantare un cuore nuovo in un corpo che fuma 60 sigarette al giorno e beve grappa come fosse acqua santa.

E perché vuole il CRM?
Per “essere moderni”.
Che poi significa poter dire ai soci:«Avón anca el CRM, sì! Semo avanti!»
E magari usarlo due giorni, poi dimenticare la password e telefonare urlando: «Funsiona mìa! Candelporco! Sistema tì!»

La verità, che il Trevisàn non vuole mai sentire, è questa: un CRM in una rete marcia è come montare i freni a disco su una carriola di lamiera: la carriola resta carriola, non diventa una Tesla.

Il CRM è potente, ma non è una protesi per sistemi informatici in fin di vita.
E soprattutto non è un giocattolo da mettere sù, per vanità imprenditoriale.

Perché un CRM serio funziona solo se:

– la rete non è un cimitero di speranze,
– i dispositivi non sono riciclati da un museo di archeologia digitale,
– gli utenti non trattano la password come un optional estetico,
– e soprattutto
se il titolare capisce che il tecnico non è un garzone da comandare, ma un professionista da ascoltare.

Il Trevisàn, però, preferisce sempre l’approccio spirituale: «Dìme ti come far. Ma dopo fasso come digo mi.»

E lì, in quel momento, scatta l’illuminazione: non è un cliente, è un test di sopravvivenza. Una prova iniziatica dei cavalieri Jedi, ma al contrario.

Il CRM glielo farebbe anche volentieri, eh. Ma prima dovrebbe fargli la rete nuova, il backup, la posta, la sicurezza, la formazione, la cultura digitale… insomma, un miracolo alla Lourdes dell’informatica.

Ed io miracoli non ne faccio. Preferisco lavorare con aziende che vogliono crescere, non con aziende che vogliono un CRM per fare colpo in osteria. Alla prossima.

P.S. il capo è pelato. Ripeto: il capo è pelato.