venerdì 6 febbraio 2009

Pennarelli e ink jet (4a parte)

Non ho resistito ed ho proceduto con la ricarica dei pennarelli colorati che conservavo non ricordo per quale motivo. Se ci si chiede..."ma i pennarelli colorati con inchiostro ad acqua, si possono ricaricare?", la risposta è SI. Funziona. Ovviamente occorre considerare la cosa solo se si è ben conservata la punta, se si possono aprire (con qualche eccezione), se il serbatoio e la spugna interna sono accessibili con un ago da siringa.
Pennarelli con tampone imbevuto. Rientrano in questa famiglia i Tratto pen per intenderci. Il tampone è solitamente un cilindretto morbido di materiale assorbente, confezionato in un tubicino di plastica trasparente sottile. Se è estraibile dal corpo del pennarello, si infila l'ago all'interno del tampone (se è lungo, alternativamente in entrambe le estremità) e si osserva, iniettando il colore desiderato, e se l'involucro dello stesso è trasparente, il diffondersi del colore. Quando si nota che sta per arrivare alle estremità, ci si ferma. Iniettare lentamente, senza premere eccessivamente. Si ri-assembla il pennarello e si attende qualche minuto che la capillarità imbeva per bene la punta.
Pennarelli con cartuccia intercambiabile: Rientrano in questa famiglia gli Osama per capirci. Si riempie per tre quarti il serbatoio plastico e si aggiungono poche gocce di acqua distillata per diluire il tutto. Alternativamente si può aggiungere alcool isopropilico per facilitare l'evaporazione e l'asciugatura dell'inchiostro sulla carta. Tenere conto che l'evaporazione del solvente potrebbe "inscurire" la carta termica (es. quella dei fax di una volta).
Pennarelli tipo Stabilo Boss: hanno il corpo sigillato ad ultrasuoni e non è consigliabile tagliarli o forarli. Per la ricarica basta infilare lentamente l'ago in prossimità della punta, vicino all'imbocco, con direzione leggermente obliqua e senza interessare l'area "a scalpello" della punta. Nello spingere, per evitare che la punta rientri nel serbatoio per effetto della pressione esercitata, è meglio ruotare l'ago in modo che avanzando si credi una sede. Una volta tolto l'ago, l'elasticità della punta andrà a richiudere parzialmente il condotto creato (così l'inchiostro non esce "a fiotti" ma resta all'interno). Tale operazione non può essere ripetuta per più di due o tre volte a causa di un inevitabile danneggiamento della punta stessa. Si tenga inoltre conto che l'inchiostro iniettato non è evidenziatore (fosforescente), per cui l'effetto finale sarà quello di un normale pennarello colorato.
Per le varie tonalità non c'è problema: si dosa nella siringa, ad occhio, la miscela di inchiostro tenendo conto che :
giallo + blu = verde
giallo + rosso = arancione
verde + blu o rosso = marrone
rosso + blu=viola
ecc...
Punte secche: Per i pennarelli rinsecchiti dal tempo, si immerge la punta in acqua tiepida sino a quando non si nota scendere del colore dalla punta verso il fondo del contenitore utilizzato. Io uso i bicchierini di plastica dello yogurt, uno per colore per evitare contaminazioni. Se le punte sono totalmente rinsecchite e se sono estraibili, si può pensare ad un processo di bagnatura prolungata in soluzione leggermente "solvente" (il Cyclon sgrassante fa miracoli) o in acqua calda (anche a 40 gradi). Qualora dovessi imbattermi in punte particolarmente ostiche, mi riservo di provare a bollirle....
Punte rovinate: Le punte sono fatte da una specie di materiale poroso abbastanza consistente. Può capitare che si rovinino perdendo la forma originale o che vengano sporcate da grafite o inchiostro scuro durante un uso poco accorto. In alcuni modelli di pennarelli, è possibile rigenerare la punta. Se si riesce ad estrarla (es. gli stabilo boss evidenziatori), basta girarla e rimetterla in sede. In alcuni casi la punta è simmetrica, sia per le punte a cono che per le punte "a scalpello".
ATTENZIONE: Usare sempre i quanti e proteggere il tavolo con molta carta assorbente sopra uno strato di giornali vecchi. Indossare vestiti "a perdere", non illudersi mai di fare un lavoro pulito ed indossare i pantaloni o la camicia preferita. L'inchiostro usato per la ricarica, quello per le stampanti a getto di inchiostro, è iper concentrato e sporca tantissimo. I quanti devono essere di qualità. A me è capitato, per risparmiare, di imbattermi in una scatola di guanti....bucati e difettosi. Risultato: da due giorni non riesco a togliermi i residui di blu da sotto l'unghia del pollice destro ed andare in giro con le dita "sporche" non è proprio una bella cosa.
Per finire, visto che orientare gli acquisti può modificare la politica dei produttori verso i rifiuti zero, se si pianifica di acquistare pennarelli colorati (ad esempio per la cancelleria dell'ufficio o per i ragazzi che vanno a scuola), preferire quelli con involucro apribile o con cartuccia di ricarica (non serve fare scorta di cartucce quando si possono riempire a piacere). Per ultimo, occorre anche sensibilizzare gli utilizzatori ad usare gli strumenti di scrittura con cautela e cura, per farli durare nel tempo. I vantaggi?: nell'immediato risparmio economico, nel lungo periodo ambiente più pulito e discariche (o inceneritori) progressivamente sempre più inutili. Cambiare si può, basta volerlo. Alla prossima

P.S. Il ciccione è uscito. Ripeto: Il ciccione è uscito.

giovedì 5 febbraio 2009

Penna stilografica e ink jet (3a parte)

Dopo l'ennesima ricarica della cartuccia della penna stilografica, con inchiostro rosso stavolta per dare una tonalità violacea al nero che si stava esaurendo, ne ho approfittato per un paio di tentativi sperimentali. Mi sono trovato con il mio fedelissimo pennarello rosso, quello che uso per sottolineare i passaggi importanti dei miei appunti, quasi a secco. Dato che c'ero, ho preso dal cassetto un altro pennarello, evidenziatore con cartuccia ricambiabile, di tonalità rosso intenso (quasi rosa). Con un unica "siringata" dello stesso colore, ho voluto sperimentare la ricarica dei pennarelli. Il principio è sempre lo stesso. Dato che i pennarelli in questione non sono di quelli con inchiostro a solvente volatile ma con inchiostro a base d'acqua, l'inchiostro per le cartucce di stampa deve andare bene... per forza. Allora, animato da questa ipotesi che mi è sembrata corretta, sono partito con la ricarica più facile. Il pennarello evidenziatore è dotato di un serbatoio intercambiabile che va ad incastrarsi nel feltrino di scrittura. L'inchiostro va a finire sulla punta per capillarità. Lo stesso principio vale per il pennarello a tampone imbevuto, quest'ultimo facente funzione di "serbatoio". Fortunatamente è un modello con chiusura del serbatoio ad incastro, non saldato ad ultrasuoni tipo gli stabilo boss (per i quali tra l'altro esiste un trucco per ricaricarli lo stesso). Il tappo viene via usando una pinzetta a becchi piatti.
Una buona innaffiata di inchiostro rosso et voilà. L'esperimento è riuscito. Il pennarello a tampone ha re-iniziato a scrivere egregiamente, senza alcun tentennamento, con una tonalità leggermente diversa (dovuta sicuramente alla differente pigmentazione fra l'inchiostro originale e quello delle stampanti).
Il pennarello a cartuccia... sembra che il feltrino sia più compatto e duro, per cui sembra che il nuovo inchiostro fatichi ad essere assorbito. Nel dubbio che con l'inattività prolungata la punta possa essersi seccata, l'ho immersa per un paio d'ore in acqua distillata. E' uscito dell'inchiostro evidenziatore e si inizia a notare la differenza di tonalità, segno che l'inchiostro nuovo arriva in punta. Funziona! Potrò ora passare alla ricarica in massa di tutti i pennarelli seccati che ho conservato nella scatola della cancelleria esaurita. Sto esagerando a risparmiare?? Chissenefrega, ogni euro risparmiato è un euro guadagnato ed un commerciante in più che piange miseria dopo essersi arricchito in nero ed aver riso alle mie spalle dato che pago le tasse anche per lui. Alla prossima.

P.S. Dito puntato accusa per due. Ripeto: Dito puntato accusa per due.

martedì 3 febbraio 2009

Fritz 7170 Fax capi-over-tcp (parte 1)

Sono un "fortunato" possessore di un FRITZ!Box Fon WLAN 7170, un modem, router dalle possibilità davvero potenti, sicuramente migliore delle ciofeche installate presso gli utonti che firmano i contratti adsl senza sapere nemmeno cosa stanno acquistando. Ho anche aggiornato il firmware alla versione italiana, giusto per comodità dopo un lungo utilizzo in lingua inglese.
La necessità, scaturisce da alcuni problemi con il vecchio modem 3Com utilizzato per inviare e ricevere fax tramite hylafax su server dedicato. Il sistema risponde alle chiamate ma poi, misteriosamente, cade la linea e di ricevere i documenti nemmeno a parlarne. Non ho avuto molto tempo per indagare, potrebbe essere la linea, il numero voip, qualche aggiornamento software, fatto sta che dopo due anni di onorato servizio mi ritrovo con il sistema fax a terra. Ne approfitto, dato che da poco tempo sono state implementate nel firmware del fritz le capacità di inviare fax senza necessità di modem esterni, tutto "over TCP". Per la ricezione nessun problema. Il fritz mi avvisa via e-mail per i fax in arrivo, proponendoli già in formato pdf, con nome formattato che contiene data e ora di ricezione. Basta salvarli in una cartella apposita o crearsi una semplice interfaccia grafica per gestirli. Ma per la spedizione da un client di rete??
Allora... vediamo la procedra:
Prima di tutto occorre attivare CAPI-OVER-TCP da un telefono analogico collegato alle porte ATA del fritz.

digitare dal telefono: #96*3*

poi installare nel proprio client o in un server: apt-get install capiutils

Se si sta usando la distro Intrepid di Ubuntu, la libreria libcapi2-3 dovrebbe essere già installata, altrimenti verificare se lo è o meno e provvedere.
Successivamente occorre configurare, modificando in /etc/capi20.conf la riga come segue
REMOTE "ip_del_fritz" 6000

Poi, per vedere da terminale se tutto funziona, digitare: capiinfo ed analizzare il risultato.
Fatto. Per spedire i fax quindi basta configurare il seguente comando in qualsiasi programma in grado di eseguire comandi (Xsane, gv, cups, oowriter ecc.ecc.... tanto per fare un esempio)

capisuitefax -d "numero_di _fax" /"percorso"/nome_documento.pdf

ed il gioco è fatto. Purtroppo o per fortuna, questa non è una procedura adatta agli utonti, ai quali se consegni un qualcosa che abbia più di due o tre bottoni vanno totalmente nel pallone e rifiutano di imparare. Per loro è meglio windows, alice, fastweb o qualsiasi fornitore che si fa pagare a caro prezzo la loro pigrizia ed ignoranza piuttosto che insegnare loro come risparmiare.
Alla prossima
P.S. Vedi aggiornamento Parte 2
P.P.S. L'ossobuco è pronto. Ripeto: L'ossobuco è pronto.

lunedì 2 febbraio 2009

Facebook?? no grazie

Il libro delle facce... ne sento parlare e la curiosità prende il sopravvento. Non vorrei apparire asociale o essere, come sostiene qualcuno, tagliato fuori. Non devo trovare amici o vecchi compagni di scuola o d'armi, le mie ex..., se li ho persi tutti di vista è solo perchè l'ho voluto, nulla di interessante in persone vuote, egoiste, ignoranti, arroganti, socialmente pericolose e potenzialmente dannose al quieto convivere sociale. Mi sono tenuto in contatto solo con le persone che credo meritino la mia amicizia.
Stavolta però, contrariamente al solito, metto a freno l'impulso di registrarmi e vado a consultare preventivamente le condizioni d'uso...c'è da inorridire!! Ci sono più motivi per dire di no! nemmeno morto. Avete letto le condizioni d'uso?? elenchiamone alcune
1) Possono cambiare le carte in tavola (le condizioni d'uso) senza avvisare, e se continui a usare il servizio le accetti implicitamente (anche se non lo sai in quanto non avvisato).
2) Facebook fa discriminazione in base al censo. Se hai piu’ di 13 ma meno di 18 lo puoi usare solo se frequenti una scuola superiore!!
3) Tutto quello che scrivi ti viene espropriato: “all rights reserved” ... si prendono automaticamente i diritti di sfruttamento commerciale dei tuoi contenuti!!
4) Se parli male di qualcuno, anche a ragion veduta, la responsabilità è comunque tua. I diritti si, le rogne no!
5) Su Facebook non puoi far vedere quello che succede in giro... puoi solo postare filmati fatti da te o che contengano te come soggetto... nemmeno i filmati liberi possono essere divulgati
6) Su Facebook l’ultimo criterio per decidere se qualcosa va bene oppure no e’ “il giudizio della compagnia”. Insomma, decidono solo loro cosa da fastidio e cosa no
7) Possono sbatterti fuori anche senza nessun motivo o spiegazione. Alla fin fine bastava solo questa regoletta

Dulcis in fundo...non c'è modo di cancellare definitivamente quanto messo in rete. ci si può disattivare (con una procedura farraginosa) ma non cancellare. Resta tutto a loro disposizione.
Decido di approfondire la ricerca.... tra class action per violazione della privacy (vendita dei dati degli utenti e dei profili senza autorizzazione) e colegamenti con la CIA ed enti governativi vari orientati al controllo globale...c'è da impallidire. Risultato...Facebook, ma vaffanculo!
Alla prossima

P.S. Annaffiare il giardino. Ripeto:Annaffiare il giardino.

mercoledì 28 gennaio 2009

F(reg)attura urgente

Oggi ci hanno provato. Da tempo ho consegnato una perizia di stima per un azienda in concordato fallimentare. Per il lavoro, ho chiesto un anticipo fondo spese che doveva essere bonificato come conferma d'ordine e dare l'inizio ai lavori. Bonariamente, stante le rassicurazioni verbali, ho deciso di iniziare comunque la mia opera, nonostante il mese di promesse verbali giornalmente rinnovate ma mai onorate. Sono così arrivato al termine del lavoro senza vedere il becco di un quattrino ma con l'ennesima promessa..." entro venerdì diamo disposizioni per il pagamento" (venerdì scorso). La valutazione totale dei macchinari e di parte del magazzino ammonta a circa ad 800.000 euro....una bella sommetta se calcoliamo anche il valore del capannone di proprietà e di tutte le altre attrezzature. Decido, sempre bonariamente, di consegnare le copie in ogni caso, fidandomi, un pò rassegnato a non essere pagato, dato che ultimamente sembra diventata una costante nei comportamenti di imprenditori privi di scrupoli. Passa venerdì e non si vede un euro. Oggi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mi chiama uno dei due soci per comunicarmi il numero di CRO (solo quello, senza data della valuta o altro...). Parlando concitatamente, come se un incendio stesse divorando i libri contabili, non risponde alle mie richieste di chiarimento. Mi chiede invece di inviare immediatamente la fattura, entro un quarto d'ora.... coooosa?? Allora...per obbligo legislativo come libero professionista, devo emettere fattura al momento dell'avvenuto pagamento. Sto ancora aspettando il pagamento dell'anticipo fondo spese a lavoro finito a consegnato (che dire dell'avviso di fattura allegato a consuntivo?). Una chiamata alla mia banca mi conferma che il bonifico non è ancora arrivato, che servono almeno un paio di giorni (ma che computers usano in banca?). Ed io dovrei mandare una fattura che attesta un avvenuto incasso?? Ecchèsoscemo?. Dopo i quindici minuti concessi (a mezzogiorno) il socio richiama. Mi sono ben guardato dal rispondere. Allora prova a chiamarmi al cellulare.... non rispondo, lo spengo. Credo di essere stato anche troppo disponibile a consegnare, entro la loro scadenza, un lavoro che richiedeva almeno il doppio del tempo concesso. Credo possano pazientare un pò. Da quando c'è così urgenza di registrare una fattura?? Sono stato anche troppo disponibile. Tocca a loro aspettare ora, visto che comunque il saldo non lo percepirò, se lo percepirò, prima di gennaio 2010 nella più rosea delle ipotesi. Dovrei lavorare quasi gratis e correre quando chiamano?? Ma andate a fanchiulo!!.

P.S. Tela strappata mai riparata. Ripeto: Tela strappata mai riparata.

domenica 25 gennaio 2009

Laura in informatica

Mi sono sempre sentito discriminato in quanto non sono "laurato". Non ho mai conseguito una laura in informatica. Non conosco nemmeno una Laura vera. A dire il vero, da ggiOvane, avevo tentato di laurarmi, ma le vicende della vita a cui non ci si può opporre, mi hanno impedito di farlo. Avrei voluto laurarmi. Mi ero pure iscritto ad ingegerìa (vedi post sugli ingegèri). Niente laura. Solo un misero "diplomna" (vedi post precedente). Google mi dà pietosamente una mano. Se cerco un posto di lavoro dedicato ad un laurato, il motore digitale mi avvisa... forse cercavi "laureato". No. Sembra che nelle offerte di lavoro cerchino proprio un laurato, uno con tanto di laura in informatica, un figlio dei "fratelli Capone....che siamo noi". Ma dai... sono chiaramente degli "erori" di battitura e la colpa è sicuramente del webmaster che ovviamente non è laurato. Se avesse una laura non farebbe certi "erori". OK. Pensavo di essermi perso qualcosa per strada. Magari era stato istituito un apposito corso di laura in informatica per soddisfare i discriminati che ne sono privi e calmare gli invidiosi che sono invece laureati. Sembra che la laura in informatica sia abbastanza richiesta e pubblicizzata, a tal punto da sospettare la nascita di un nuovo termine (neologismo), come ad esempio il blossig, ovvero gossip a mezzo blog. Prendersi una laura in informatica è davvero importante. Con una laura nel cassetto, si evita automaticamente, per privilegio divino acquisito, di essere additati come smanettoni. Un laurato conta più di un "diplomnato". Autorevoli agenzie di collocamento e recruiting cercano disperatamente laurati. Importanti ed autorevoli università, sfornano laurati di primo livello. Professoroni e ingegneri, pontificano la laura conseguita con anni di ricerca, studio ed abnegazione. Il messaggio è chiarissimo...ggiOvani!! LAURATEVI in informatica, il lavoro del futuro!!!!

P.S. Programmare un attività nel piccolo orifizio. Ripeto: Programmare un attività nel piccolo orifizio.

Erori

Una delle attività più dispendiose,e quindi trascurate, nello sviluppo dei siti web, è il controllo ortografico dei contenuti. Nonostante ormai siano onnipresenti i correttori ortografici "automatici", non è raro (è frequente) imbattersi in strafalcioni ortografici o errori di battitura. In un blog la cosa può essere perdonata. Un blog è prevalentemente un diario on-line ova l'autore dispone dei contenuti come meglio crede. Generalmente non c'è fine commerciale, un blogger infatti non ha l'obbligo di dimostrare ai lettori la propria serietà e cura nei contenuti. Poco importano gli errori ortografici, la semantica, la grammatica... non deve vendere nulla e non deve certo convincere nessuno che dietro al blog c'è un gran lavoro di sviluppo per dimostrare di essere una grande azienda. Ad ogni scrittura di ogni post, non segue l'attività di debug, di controllo, di analisi. La lettura può risultare anche poco scorrevole, a volte confusa, poco importa. Diversamente, i siti aziendali o commerciali che presentano errori, rappresentano un boomerang per l'attività. Si pensi ad una grande azienda, con centinaia di dipendenti, che non considera importante l'offerta di contenuti chiari e corretti. Cosa si può pensare di un sito aziendale che è infarcito di errori di ortografia?. Quale immagine ci si fà di un attività commerciale che non cura la comunicazione con i potenziali clienti? Compreresti un on-line un "prosiutto" a cui vengono abbinate pagine di descrizione che ne decantano le virtù? Di esempi se ne possono fare a iosa. Di certo, c'è che gli errori di ortografia compaiono dove meno ci si aspetta. Se già l'approccio all'azienda afflitta da questa piaga era avvicinata con il sospetto che deriva dalla mancanza di poter toccare con mano i prodotti, un errore ortografico nel sito di presentazione rappresenta un ottimo motivo per non comprare nulla e rivolgersi ai concorrenti più attenti e meglio organizzati. Personalmente, quando mi imbatto in un sito di qualche azienda e riscontro degli errori ortografici, immediatamente mi faccio un immagine di questa. Un titolare grezzo ed ignorante (la quasi totalità degli imprenditori), di quelli che comandano, danno ordini che devono essere eseguiti senza discutere e che è abituato a seguire direttamente l'ufficio acquisti, incarica il solito cuggino brufoloso di sviluppargli il portale di presentazione promettendo in cambio il lauto compenso di 10 euro a pagina sviluppata. Il cuggino informatico, che si sente in dovere di accettare in cambio del lauto compenso anche per dimostrare le proprie abilità acquisite in ben tre anni di studi universitari, inizia immediatamente a lavorare per dare risultati il più presto possibile. Lo scrupolo di rileggere e controllare i contenuti viene immediatamente soffocato e represso dalla fretta del titolare che ha "urgenza" di pubblicare il sito. Un dipendente dell'azienda, un ragazzetto sveglio che si sta diplomando alla scuola serale, segnala al titolare che il sito contiene degli errori. Il ragazzetto viene licenziato in quanto non si deve permettere di sputare nel piatto dove mangia e per sentenza della Cassazione non deve criticare il datore di lavoro. Complimenti. E'un classico, con qualche variante ma un classico, un evergreen qui in "itaglia", popolata da webmaster "diplomnati" ignoranti grezzi e cretini, da imprenditori ignoranti, miopi, stupidi ed avidi, da laureati ignoranti, arroganti e presuntuosi, da ingegneri ignoranti ed impreparati che hanno preso un "laura", da gente onesta che per paura se ne sta zitta e nascosta, in attesa che l'orda barbarica termini la distruzione ed il saccheggio. Ciao

P.S. Ripulire il garage di notte. Ripeto: Ripulire il garage di notte.

venerdì 16 gennaio 2009

Riparazioni (Ruote pivotanti)

Da un pò di giorni una rotella della poltrona basculante che uso nello studio dove lavoro, si sfila dalla sua sede. E' un problema che si è già verificato in passato. All'epoca, ho risolto con l'acquisto di un set completo di rotelle nuove, prontamente sostituite con la premura di conservare quelle vecchie ancora funzionanti. La premura si è rivelata azzeccata in quanto anche il nuovo set, dopo un paio di anni, ha iniziato a presentare lo stesso problema. Il corpo è di plastica, così come le ruote fissate su un perno di metallo tenero. Sono fissate ad incastro e con il passare del tempo, complice l'uso intenso, la sede del perno si consuma quel tanto che basta a non tenere più. Per un pò ho resistito sostituendo quelle rotte con quelle sane del primo set originale. Oggi, terminato il "giro" di sostituzione, non posso più fare finta di nulla e mi sono trovato di fronte al dilemma... acquisto di un altro set o riparazione artigianale? Un rapido sguardo al conto in banca mi convince per la seconda opzione. Allora, prendo il perno e ci faccio un foro sull'asse. Ad avere un tornio con contropunta si va molto meglio, ma anche con un buon trapanino a colonna e con un pò di attenzione e pazienza si riesce a fare un lavoro abbastanza centrato (in questo caso la precisione non è di primaria importanza). Filettatura dei fori (M4) e foratura delle ruote di plastica (5mm). L'unico modo per una riparazione definitiva è fissarci delle viti e non pensarci più. Inutile pensare di fissare le rotelline con della colla epossidica, magari con il rischio di incollare anche il perno e bloccare per sempre la rotazione (con buona pace del pavimento che ringrazia). Decido anche di non acquistare le viti. Vado a frugare nel contenitore dove ne ho raccolto qualche migliaio (pazientemente nel tempo) e saltano fuori 4 bellissime viti anodizzate in un intenso blu cobalto, con testa flangiata e corpo da 15 mm.
Dato che sbagliando si impara, per le prossime due terrò conto della profondità del foro nel perno in modo che sia leggermente inferiore alla lunghezza della vite. In questo modo riesco a fissare per bene le viti (di alluminio) in modo che non si svitino, lasciando nel contempo spazio alle ruote per muoversi. Ad ogni modo ho risolto avvitando le viti (in modo da lasciare un pò di gioco alle ruote) bloccandole con un pò di colla, così come ho bloccato il perno alle ruote per evitare che con il tempo ed i movimenti si sfilassero. Esteticamente non si dovrebbe notare (eventualmente la prossima volta prevedo casomai di mettere il mastice dentro la filettatura per un fissaggio definitivo). Ed oplà, lavoro finito, 5 minuti ed ho risparmiato una ventina di euro in quanto le rotelline non le vendono sfuse (ovviamente) ma 5 alla volta (per le poltrone da ufficio). Almeno non seguono la politica delle batterie, dove trovi confezioni che ne contengono sempre una in più o in meno di quelle che servono effettivamente. OK. un altra soddisfazione. Stasera,per festeggiare esco, vado al bar e mi sa che ordino pure un grappino assieme al caffè, via, esageriamo! Non bado a spese. alla prossima

P.S. Il cane è bagnato. Ripeto: Il cane è bagnato.

domenica 11 gennaio 2009

Recuperare dati da supporti danneggiati

Per chi ha un attività o gestisce un impresa, l'evento più disastroso che scatena il panico è la sorpresa data dalla perdita dei dati elettronici dai supporti usati per memorizzarli. Mi accorgo di ciò quando entro in ufficio e trovo una moltitudine di chiamate perse al cellulare. Il disastro si verifica solitamente negli orari meno opportuni, quasi sempre nei giorni festivi e spesso quando sono oberato di impegni inderogabili. Solo allora divento indispensabile ed oggetto di suppliche, mai accompagnate dalla promessa di retribuire adeguatamente la mia disponibilità a risolvere la situazione. Stavolta è toccato ad una chiavetta usb, con gli archivi dei clienti di un dentista. Non mi chiedo come mai i dati dei clienti siano memorizzati in un archivio di lavoro su una chiavetta usb invece del PC dello studio dentistico. Accetto l'incarico "agratis" e, dato che non è la mia attività principale ma solo un favore fatto in funzione di un lavoretto che dovrei far fare alla mia arcata dentale superiore, sperando nella disponibilità futura ad un pagamento "in natura" (cambio merce), decido di dare un occhiata al supporto. A volte mi arrivano dei casi veramente disperati, supporti danneggiati a tal punto che il recupero è quasi impossibile. Ecco qui gli strumenti che utilizzo per riportare il sorriso a chi si affida a me, anche se non sempre la fiducia riposta trova una vera soluzione.
Gli strumenti che uso per il recupero dei dati? Sono dei programmi in ambiente GNU-linux. Vediamoli:

dd_rescue
È una variante dell'utility unix “dd”. Estrae i dati dal supporto e trasferisce ciò che è leggibile su un file o su un device a blocchi. Crea un "clone" dei dati con blocchi a zero se non riesce a leggerli dall'origine.

fsck
E' uno strumento di unix per la manutenzione dei filesystem. È composto da una suite di programmi, ciascuno dei quali lavora su uno specifico filesystem: per esempio fsck.ext3 lavora su filesystem ext3, fsck.vfat su FAT16/FAT32, ecc… Verifica la consistenza della struttura del filesystem e risolve gli eventuali problemi. Può lavorare sia su device a blocchi (es. /dev/sdb /dev/hda ecc...) che su file immagine (creati ad es. con dd_rescue).

testdisk
E' un programma di recupero dati interattivo che ricostruisce in modo "semi-automatico" una tavola di partizione danneggiata. Legge i settori iniziali di ciascun cilindro del disco e cerca quelli che potrebbero assomigliare ad una partizione. E' in grado di rilevare in automatico il tipo di filesystem (ne riconosce davvero moltissimi) e le sue dimensioni provando anche a volte di correggere problemi di consistenza.

photorec
L'interfaccia è simile a testdisk. Recupera i files direttamente dall'area dati senza affidarsi al filesystem. È utile quando il filesystem è pesantemente danneggiato e/o non è supportato dagli altri strumenti. Sarebbe da impiegare come ultima spiaggia dato che è in grado di recuperare solo alcuni tipi di file. Ovviamente non può mantenere i nomi originali dei files, per cui ci si potrebbe trovare nella situazione di aprirli uno ad uno per comprendere cosa contengano aiutandosi con l'estensione.

La procedura
Do per scontato che nelle operazioni di recupero si utilizzi uno strumento predisposto a farlo, ovvero un PC con gli strumenti software installati, spazio sufficiente per trasferire i dati da recuperare, eventualmente delle porte ide libere (evito, se posso, gli adattatori usb-ide), collegato ovviamente in rete per scaricare eventuali aggiornamenti.


Controllo il partizionamento del supporto per individuare quali partizioni contiene. Se il device è /dev/sdb:

fdisk -l /dev/sdb

Se l'MBR è corrotta non si può effettuare il mount in sola lettura, altrimenti provo a montare in read-only la partizione in esame (SDB1 per la prima):

mkdir -p /mnt/dati
mount -o ro /dev/sdb1 /mnt/dati

Se il mount non va a buon (MBR è corrotta) o non è leggibile, devo clonare l’intero disco:

ddrescue /dev/sdb /mnt/immagine_chiavetta.img

Con il comando precedente, estraggo tutto il dispositivo con tutte le sue partizioni.

Se dd_rescue va a buon fine senza errori, occorre ripristinare una tavola di partizione corretta:

testdisk /mnt/immagine_chiavetta.img

che esegue una scansione dell’immagine alla ricerca dei possibili punti di inizio delle partizioni. Se esce il messaggio "partition sector don't have the end mask 0xAA55" significa che la tabella delle partizioni è completamente andata (salta al passo photorec direttamente) e difficilmente è possibile ripristinarla a mano (in alcuni casi si può fare).
Se tutto va bene, testdisk ripristina il tutto e si può procedere a salvare la nuova MBR. Quando si lavora con testdisk può essere necessario impostare a mano la geometria del disco CHS Cilindri - testine - settori per traccia: sui dischi vecchi i dati sono riportati sull'etichetta, mentre in quelli più attuali è riportata solo la dimensione in blocchi: in questo caso il firmware del disco usa una geometria fittizia per mappare l’indirizzo LBA dei blocchi: i settori per traccia sono sempre 63 e le testine 255: il numero di cilindri si calcola dividendo la dimensione in blocchi per 16065.

Dopo la ricostruzione della tavola di partizione, si può estrarre l’immagine solo della partizione che ci interessa: Per sapere dove inizia e dove finisce:

sfdisk -d /mnt/spazio/immagine.img

Ci si annota “start” e “size” della partizione: supponendo che i valori siano rispettivamente 63 e 156296322 posso estrarre l’immagine sovrascrivendo quella completa ottenuta in precedenza:

ddrescue -i (numero_inizio)b -s (numero_size) /dev/sdb /mnt/immagine_partizione.img

Si può così tentare un fsck: supponendo un filesystem di tipo FAT:

fsck -t vfat /mnt/immagine_partizione.img

e montare in loopback l’immagine:

mkdir -p /mnt/chiavetta
mount -o loop,ro /mnt/immagine_partizione.img /mnt/chiavetta

Il lavoro è terminato e si può procedere con l'analisi dei dati. Se, come nel mio caso la FAT è completamente andata, l’ultima possibilità consiste nell’uso di photorec:

mkdir -p /mnt/chiavetta/files
cd /mnt/chiavetta/files
photorec /mnt/immagine_partizione.img

Il supporto di origine può essere inutilizzabile o inaffidabile per memorizzarci altri dati. Se si desidera comunque riutilizzarlo, va formattato con il comando:

dd if=/dev/zero of=/dev/sdb bs=1

A meno di spiacevoli sorprese, in molti casi si riesce a recuperare qualcosa, magari non tutto. Possono però capitare dei comportamenti "strani". Con dd possono comparire errori di I/O che interrompono il processo di recupero. Anche dd_rescue può conteggiare errori di lettura. A volte l'errore di I/O è volatile, nel senso che si verifica saltuariamente ed imprevedibilmente in settori diversi. E' comunque indispensabile riuscire a salvare il maggior numero di blocchi (tutti se possibile) altrimenti il tentativo è inutile. A volte l'errore deriva da una chiavetta "consumata", ovvero utilizzata oltre il numero di cicli di scrittura consentiti. In altri casi può essere un problema hardware del circuito di interfaccia alla porta usb che si manifesta solo in particolari condizioni di temperatura. In questi casi essere un pò maghi e conoscere qualche rito sciamanico può aiutare. Alla prossima

P.S. Invertire il 7 con l'8. Ripeto: Invertire il 7 con l'8.

martedì 6 gennaio 2009

Serbatoio sottovuoto (parte 9)

Collaudo ok. Il macchinario per l'aspirazione dell'inchiostro dalle cartucce a spugna è finalmente terminato e funziona alla grande. Dopo aver sperimentato numerosi materiali per creare la tenuta dell'aria attorno alla testina durante l'aspirazione, ho optato per una gomma morbida, recuperata dal materiale di protezione di un tamburo nuovo che avevo tempo fa acquistato per una stampante laser Brother hl700 ora in fase di rottamazione. Tutto il materiale utilizzato è di recupero, a parte il pannello frontale in plexyglass. Per la realizzazione ho utilizzato:
  • un serbatoio trasparente cilindrico con fori per il circuito pneumatico
  • una pompa a palette (220 volts ) per l'aspirazione dell'aria dal serbatoio
  • tre elettrovalvole, una per lo scarico dell'inchiostro esausto, una per creare il vuoto ed una per la fase di aspirazione dell'inchiostro
  • un alimentatore industriale a 12 volts raffreddato ad aria (ventola interna)
  • tre pulsanti illuminati (Verde, rosso e giallo). Quello blu in foto è inutilizzato in quanto rotto.
  • un interruttore manuale che sostituisce il pressostato mal funzionante.
  • un manometro che misura il livello di vuoto nel serbatoio
  • un relè a 12 volts e 2 deviatori per l'azionamento delle elettrovalvole
  • una morsa per cartucce HP (di tipo diverso da quella in foto ma utilizzabile comunque)
  • un tubo di gomma per lo scarico dell'inchiostro esausto, dotato di fascetta metallica stringi tubo
  • cavi elettrici di collegamento intestati a fast-on
  • una morsettiera industriale montata su rail DIN
  • quattro piedini in gomma per sollevare il macchinario dal piano di appoggio
  • tubi per l'aria ed innesti rapidi per i collegamenti della parte pneumatica
  • pannelli in multistrato e compensato assemblati con spine di legno

Per l'azionamento di agisce sull'interruttore manuale che aziona il relè di scambio e si preme il pulsante giallo sino a quando non si raggiunge il vuoto desiderato (-0,8 bar / -9 psi). Si commuta il deviatore manuale in modo da chiudere il condotto per creare il vuoto ed abilitare il circuito pneumatico di aspirazione. Si posiziona la cartuccia nella morsa e si agisce sul pulsante verde per l'aspirazione. Il metodo migliore consiste nel dare dei colpetti (due o tre) in rapida successione al pulsante di aspirazione. In questo modo ho rigenerato un paio di cartucce nere che in precedenza non stampavano su alcuni ugelli. Le cartucce colore sono un pò più critiche. Sono riuscito a rigenerarne solo una su un totale di tre (ulteriori prove sono in corso per verificare a fondo il funzionamento). In linea di principio il tutto funziona e si vede chiaramente scendere l'inchiostro dal condotto di scarico, a dimostrazione che le mie intuizioni iniziali si sono rivelate esatte. Il serbatoio assicura un aspirazione (con cartuccia installata) di circa 10 secondi alla pressione di -9 psi, dipende da quanto si preme la cartuccia nella morsa. Per non creare un aspirazione troppo forte si lascia defluire un pò d'aria dalle fessure attorno la testina o in alternativa premere forte la morsa in modo che l'unica via di "sfogo" sia rappresentata solo dagli ugelli. Importante che ad aspirazione terminata non si formi della schiuma sulla tstina, segno che è fuoriuscita dell'aria dagli ugelli che rendono il lavoro inutile. Ovviamente l'operazione vaeffettuata a cartuccia totalmente piena (al limite della sua capacità massima).

Il galleggiante per il troppo pieno è stato escluso, così come il pressostato. Non escludo in futuro di provvedere ad installare l'elettronica di comando con un microprocessore dedicato. L'utilizzo dei cavi elettrici di recupero ha notevolmente appesantito i collegamenti interni. Il filo utilizzato, a mio avviso, è di sezione esagerata. Com'é ovvio, la realizzazione presenta dei margini di miglioramento molto ampi, ma tanto il macchinario lo devo usare io e non è in vendita, per cui "chissenefrega" delle norme di sicurezza. Pensavo inoltre di dover realizzare una specie di vaschetta raccogli inchiostro sotto la morsa, ma ho verificato che così come realizzata, l'inchiostro non fuoriesce e va a finire tutto dentro la canaletta di aspirazione. Il fatto poi di aver posto l'elettrovalvola di aspirazione sotto il livello del serbatoio non comporta alcun tipo di problema relativo al ritorno indietro dell'inchiostro. Per pulire il condotto di aspirazione ho spruzzato dell'acqua che è andata tutta aspirata dentro il serbatoio di raccolta. Perfetto. Ora voglio procedere con la combinazione centrifuga + vuoto per procedere con un lavaggio completo e totale (con acqua distillata) delle cartucce, specialmente quelle a cui manca inspiegabilmente del tutto un colore su tre (il giallo sembra essere quello che più frequentemente da dei problemi, seguito dal blu). Il rosso sino ad ora non mi ha mai preoccupato e non mi spiego perché. Anche se i risultati ottenuti non rappresentano una base statistica attendibile per poter cantare vittoria, mi accontento per ora del risultato, in attesa di approfondire la rigenerazione della scorta di cartucce che è in stand-by per essere sistemata. Preferisco procedere con due cartucce alla volta in modo da evitare di dover lasciare le altre per lungo tempo nel cassetto. Credo infatti che in mancanza di un adeguato confezionamento, tenere le cartucce a lungo all'aria aperta (anche con la clip di protezione) crei dei problemi che posso comunque risolvere in quanto, tempo fa, ho recuperato e restaurato una termo saldatrice a filo per confezionare le cartucce nei sacchetti di plastica. Ad ogni modo sono proprio contento e felice. Alla prossima.

P.S. La Befana ne ha per cinque. Ripeto: La Befana ne ha per cinque.

domenica 4 gennaio 2009

Serbatoio sottovuoto (parte 8)

Dopo una lunga pausa sul progetto temporaneamente messo da parte per ragioni di lavoro, decido di completare l'opera. Sto costruendo un macchinario per "succhiare" l'inchiostro dalle cartucce di stampa a spugna per le stampanti a getto. L'operazione si chiama "priming" e serve a ripristinare il flusso di inchiostro nei condotti che lo portano alla testina piezo. Dopo aver smanettato per due ore a tappare le falle d'aria (con nuova intestazione dei tubi pneumatici) e aver ri-collegato il filo di alimentazione del circuito a 12 volts (staccatosi per sbaglio), mi imbatto in un problema inaspettato. Il pressostato non lavora come mi aspettavo. Il pressostato dovrebbe aprire un contatto che diseccita il relè che commuta l'aspirazione, dalla pompa principale al serbatoio, tramite due elettrovalvole. Nonostante riesca ad arrivare a -9 psi (-0,8 bar), il contatto del pressostato non si apre. Ho tentato di agire sulla vite di regolazione, in modo da renderlo più sensibile e scattare a -4 psi. Il problema è che quando la depressione scende a valori quasi nulli, il pressostato non ri-chiude il contatto. Anche se scatta manualmente (agendo sulla vite di regolazione), non ne vuole sapere di lavorare a modo. Mi aspettato una certa isteresi di funzionamento ma così proprio non va. Quando la depressione va a zero, il contatto non si richiude e non posso azionare la pompa per ripristinare il vuoto. Devo apportare una ulteriore modifica al circuito di comando, bypassando il pressostato ed aggiungendo un interruttore. Così il macchinario diventa totalmente manuale e dovrò stare attento ad azionarlo come si deve. Peccato. Ora che sto per finire le cartucce, ne ho proprio bisogno. Vedrò di sbrigarmi. Alla prossima.

P.S. Neve e ghiaccio in ombra. ripeto: Neve e ghiaccio in ombra.

martedì 23 dicembre 2008

Triste natale

La mia natura di inguaribile ottimista a volte lascia il posto a pensieri non propriamente allegri. E' un periodo di "vacanze", o meglio di festività. Non ho molto da festeggiare, specie da quando mi sono accorto che con l'ottimismo non si compra nulla al supermercato. Chi è quel fesso che ha detto di smetterla con le lamentele e di essere ottimisti?. Se mi mandasse un pò di ottimismo, magari in contanti, mi sentirei davvero un pò meglio. In questo periodo provo il grandissimo imbarazzo di non poter ricambiare i regali "materiali" che mi vengono consegnati. Non posso dare nulla in cambio se non un abbraccio sincero ed un sorriso che trova posto fra le mille difficoltà che sono costretto ad affrontare. Il Natale e capodanno li passo dalla mia compagna. Mi ha già chiesto dove la porto a cena.... eh? a cena al ristorante? Dovrò inventarmi delle scuse per restare a casa, magari la trombo a tutte le ore senza tregua per cinque giorni di fila... anche se dopo mi verrà una fame da lupo. Magari.
Per il regalo ci ho già pensato. Un magistrale restauro di un comodino fine '800 salvato anch'esso dalla discarica. Un pezzo di valore, in noce massiccio e finiture in noce e palissandro, interamente fatto a mano. Per il restauro mi sono rivolto ad un mio amico ex-datore di lavoro (quel lavoro saltuario fatto per pagarmi gli studi quando ero bimbetto). Mi ha consegnato un capolavoro. Pulitura a straccio e passata in gommalacca con rifacimento di alcune impiallacciature che col tempo si erano staccate. Con quel regalo me la cavo anche per il compleanno, l'onomastico e altre ricorrenze per un paio di anni. Si starà comunque a casa. Che palle però. Dovrò sorbirmi il figliolo con la fidanzatina (e tenerlo d'occhio che non si vada ad infrattare in camera), la mamma di lei che parla a stento l'italiano (è calabrese di origine) e faccio fatica a capirla, io che sono del nord (quasi quasi le parlo nel mio dialetto e poi vediamo). Mi si prospetta proprio un capodanno di "follie e divertimenti", fra tombola e monòpoli e una scatola di petardi che ho conservato dall'anno scorso (ed ho fatto bene ad essere previdente). Che palle. Abituato negli anni d'oro, libero di andare con chi mi pareva, anche con due alla volta, questo natale e questo capodanno, con la suocera tra i piedi mi sentirò come in prigione. Potessi stare solo con la mia donna, che cazzo, già la vedo poco perchè abita lontano ed ogni volta che la vado a trovare mi sembra la prima volta. Mi piacerebbe organizzare una trasferta in albergo, ristoranti tutte le sere e qualche locale per chiacchierare in santa pace... magari riesco a farlo, con tanto ottimismo però. Alla prossima

P.S. Bufali all'orizzonte. Ripeto: Bufali all'orizzonte.

venerdì 19 dicembre 2008

Pagamento in natura

Niente di sconcio, il titolo non inganni. Sto intervenendo per lavoro presso una ditta che opera nel campo dei montaggi elettronici. Per me che sono appassionato di elettronica, è come per un bambino in un negozio di giocattoli. Mi brillano gli occhi in mezzo a tutto quel ben di dio. Oscilloscopi digitali, analizzatori di spettro e di stati logici, strumentazione d'avanguardia, stazioni di saldatura e attrezzatura per il rework dei circuiti stampati che non mi posso permettere, montagne di componenti, programmatori di microprocessori, adesivi, sigillanti, pasta salda, flussante a bidoni, minuteria varia ed una collezione di attrezzi che mi ci vorrebbe una vita per metterla insieme. Viene voglia di dire..."ma dato che ne avete in abbondanza mica vi avanza un oscilloscopio per me?? magari vecchio, usato...". L'etica professionale mi impedisce di "elemosinare". Nel ispezionare un macchinario per il montaggio automatico dei componenti, mi accorgo che c'è uno scatolone pieno zeppo di componenti in striscia, nuovi. Le strisce sono troppo corte per essere recuperate nel macchinario, occorrerebbe togliere i componenti e passarli nel macchinario che li mette in ordine. Costa troppo per un azienda e pertanto? Li buttiamo. Nooooooooooo. Se volete ve li porto via io, tanto per voi sono spazzatura. Ed in un battibaleno mi ritrovo con una montagna di componenti passivi, condensatori, resistenze di varia potenza, diodi e zener a iosa, compresi qualche centinaio di led da 3mm. Forse sono troppi, non credo riuscirò a "consumarli" tutti. Mi ci vorranno tre settimane solo per metterli in ordine e classificarli. Ma sono comunque contento. Se devo calcolare il valore del pacco, calcolato al costo di acquisto che viene praticato all'azienda (ne compra a tonnellate), il risultato è sicuramente modesto. Ma se calcoliamo il valore praticato dai negozi di hobbistica, credo che siamo intorno ai 300 euro, forse più. Sono felice, ho colto al volo un occasione (come spesso mi accade dato che sto sempre con gli occhi aperti). Ora spero di recuperare un oscilloscopio, dato che mi serve e nessuno sembra disposto a farmi una donazione. Forse con un modesto sconto sulla parcella, riesco a portarmelo a casa ad un prezzo decente. Alla prossima.

P.S. Il coccodrillo piange. Ripeto: Il coccodrillo piange.