venerdì 4 settembre 2015

DIY stools (again)

Altri tre sgabelli, dopo il primo, realizzati dal recupero di altrettante sedie da salotto, brutte come il peccato, alle quali è stata conferita nuova dignità. Il primo prototipo lo abbiamo già visto in un post precedente. Qui documentiamo gli ultimi due. Il secondo è proprio grezzo, privo di particolari lavorazioni, per cui vedremo in futuro se sarà il caso di documentarlo. 
Procedura di recupero:
Spagliatura: la seduta delle sedie era in finta pelle, una crosta anni settanta, marrone, sintetica, tenuta ai bordi con delle finte borchie di finto ottone. Dentro, molle di acciaio (in attesa di futuro riutilizzo), paglia, pezzi di stoffa, ovatta di scarto, pezzettini di vera pelle (chissà come mai nascosta all'interno). Si capovolge la sedia e si inizia col togliere le borchie sul bordo facendo leva con un cacciavite piatto e sottile. Poi, tolto il telo di chiusura, si tagliano le corde che tengono unite fra loro le molle. si procede poi con rimuovere la quantità industriale di punti metallici. Alcuni di loro, specialmente quelli che fissano le corde, sono conficcati profondamente nel legno e la corda impedisce di fare leva col cacciavite. Con una fiamma (io uso quella per caramellare lo zucchero sulla crema gialla) si brucia la corda facendo attenzione a non incendiare la casa, incenerendo la canapa. In questo modo si riesce a creare uno spazio ove infilare il cacciavite. Con una pinza si tolgono tutti i punti sollevati dal cacciavite e rimane lo scheletro di legno della sedia.
Taglio e ridimensionamento. Si elminina lo schienale (solitamente inclinato riapetto alle gambe della sedia) alla stessa altezza delle due gambe frontali. Con raspa e carta vetrata si arrotondano le parti terminali (opzionale). Si eliminano i rinforzi angolari triangolari, inchiodati in prossimità del giunto gambe/seduta (se si riesce a non romperli in quanto inchiodati con chiodi senza testa, meglio recuperarli per il ri-assemblaggio). Con un martello di gomma si scollano i pezzi fra loro in modo da rimanere con gambe e traversine separati fra loro (per una più efficace eventuale pulitura dalla vernice). Si eliminano eventuali fregi orripilanti e si ricostruiscono, con i pezzi rimossi, le traversine mancanti. La sedia va accorciata da un lato altrimenti risulta troppo larga per uno sgabello (ma se vuole uno sgabello quadrato...lavoro in meno). Io ho accorciato su misura in modo che la nuova dimensione sia leggermente più grande del mio piede (per avere un appoggio sicuro quando lo si utilizza). Nella seconda foto si vede il tenone (che avanza) ove era incastrato un traversino largo con degli orribili fregi.
Pulitura: (opzionale) con carta vetrata si rimuove colore e vernice in modo da riportare a legno tutti i pezzi. In questa fase è possibile evidenziare l'eventuale presenza di punti metallici dimenticati. 
Rifacimento tenoni: in 4 punti (in prossimità del taglio di accorciatura) occorre ricostruire gli incastri a tenone. Sega piatta, scalpelli, raspa, carta vetrata, manina ferma e misure corrette. Occhio alle dimensioni che una volta re-incollato il tutto lo sgabello si presume dovrà tenere il proprio peso e dovrà risultare fermo e stabile. 
Incollaggio e riassemblaggio: si rimonta il tutto, con abbondante colla, avendo cura di tenere tutto in squadra a 90°. Con dei morsetti si stringe la struttura e si attende che la colla (da falegname) asciughi (24 ore per sicurezza). 
Rifacimento seduta: si recuperano delle assi da bancale o qualsiasi altra cosa possa essere giudicata adatta e dopo aver tagliato a misura (più o meno) si incolla e si fissa con delle viti (svasare il foro per affogare la testa della vite). Se la dimensione della seduta è larga, è il caso di inserire un traversino di rinforzo, specie se il legno utilizzato è pieno di fori che lo indeboliscono o è talmente "vecchio" che sorgono dubbi sulla sua tenuta. Calcolare che dovrà tenere almeno 100Kg (il proprio corpo ed il peso degli oggetti che si stanno per riporre in alto se si usa lo sgabello per arrivarci).
Finitura (opzionale): la soluzione più economica consiste nell'immergere per 24/48 ore della paglietta di acciaio (quella per pulire e raschiare le pentole non smaltate) dentro dell'aceto bianco. Il liquido di risulta va spennellato sul legno sverniciato. Immediatamente non accade nulla, ma... dopo qualche ora il legno acquista un aspetto ingrigito, come se fosse rimasto all'aperto da tempo... stupendo. Altre finiture, previo uso di impregnante per il legno da bancale)... a piacimento (de gustibus). Nell'ultima foto si nota dove il legno è trattato con l'aceto e dove no.

Ecco, finito. Una giornata di lavoro ed una sedia orripilante, destinata alla discarica, ritorna a miglior vita, pronta per essere riutilizzata (l'ambiente ringrazia, gli unani non so, non credo) e francamente, con l'arredamento giusto, ci sta bene anche in casa. Non si butta nulla ma occorre uno sforzo di fantasia per riutilizzare (sforzo ed unani è un ossimoro). Alla prossima.

P.s. il cuculo canta e la merla mangia l'uva. Ripeto: il cuculo canta e la merla mangia l'uva.

lunedì 24 agosto 2015

E' finita la pacchia

già, non poteva durare. un paio di settimane col traffico al minimo, silenzio, ristoranti quasi vuoti, nessuna coda al casello, strade libere per pedalare felicemente, aria più pulita (un pò)... Mi ero illuso che molti unani, partiti per le ferie, finissero i soldi e non potessero più rientrare, bloccati per sempre all'estero. Un sogno. Ci lamentiamo degli immigrati ma se emigrassero per sempre i nostri, sono sicuro si starebbe meglio, almeno per un pò. 
Invece, puntuali come una cambiale, sono rientrati in massa a rompere i c*glioni nei loro luoghi di origine, dopo aver fracassato gli attributi al prossimo nelle località di villeggiatura. Qualcuno deve aver loro detto..."vi aiutiamo a casa vostra" che quando l'unano è in ferie sembra il più indesiderato dei profughi in canottiera ed infradito e non viene respinto solo perchè è fonte di reddito anche se temporaneo. In itaglia, l'unano è un analfabeta ignorante ma in vacanza si sente un re e pretende di essere servito e riverito, solo perchè paga. Al rientro... tornano ad essere nullità presuntuose, mischiati ad altri unani in perenne "escaléscion" col vicino, armati di cose da raccontare che francamente interessano poco, dato che la fonte non è certo autorevole.
Sono tornati con le loro balle da raccontare sui luoghi visitati, sulle specialità gastronomiche assaggiate, sulle "esperienze" vissute, il tutto condito con una superficialità esemplare e con la tipica esagerazione dell'italico fanfarone. Ogni anno, in questo periodo, si ricevono inviti a cena, il cui unico scopo è quello di raccontare le ferie, ognuna migliore di gran lunga di quelle degli altri. Un processo di frantumazione testicolare che si ripete da anni e che non accenna a diminuire, anzi si amplifica. Ed ecco che tutti diventano improvvisamente luminari, professori, espertissimi conoscitori delle etnie, delle razze, degli usi e consuetudini degli "stranieri". Una settimana in spagna e sti esimi ignoranti credono di parlare già fluentemente spagnolo, che tanto basta aggiungere la "S" alla fine di ogni parola. E giù a raccontare micro esperienze che per il luminare rappresentano la verità assoluta, in piena orgia di generalizzazioni e luoghi comuni, tipo i francesi sono stronzi, i tedeschi troppo rigidi e freddi, gli slavi sono sporchi, gli spagnoli sono pigri e via di questo passo. Maledetti unani ignoranti. Non ci si salva proprio. Un invito a cena? no grazie a causa di impegni successivamente presi dopo l'invito. Fanchiulo e tornate da dove siete andati. 

P.S. la casa è chiusa. Ripeto: la casa è chiusa. 

martedì 21 luglio 2015

Coltellaccio da cucina (riparazione manico)

No, non mi sto preparando ad un probabilissimo e forse imminente attacco di zombie, per quello ho difese ben più sofisticate. Si sa mai, ho paura degli zombie e se ne vedono parecchi in giro, in fila al centro commerciale, al cinema, nei bar, sono ovunque, li si riconosce dallo sguardo assente e dalla più totale vacuità di pensiero. Sono la maggioranza, siamo circondati, occorre essere preparati. Scherzo.
E' solo che da anni mi ritrovo per le mani la lama di un vecchio coltello da cucina, con il manico spezzato. Mi ero da sempre ripromesso di mettermi di impegno e resuscitarlo, non per la cucina ma solo per appuntire i sostegni dei pomodori coltivati in guardino (l'accetta è troppo pesante per lavoretti di questo tipo). Ed è venuto il momento di farlo. Un pò di tutorial su iutùb e mi invento il mio sistema. Mi manca la sega a nastro, per cui di fare due metà da unire all'acciao nemmeno a parlarne. Così ho preso un asse di legno a sezione quadrata ed ho inciso a mano una scanalatura longitudinale per infilarci la lama (sino alla profondità che serve a garantire un adeguato supporto), con successiva foratura. Eseguiti i fori sul manico si passa al punteruolo per segnare sulla lama i due punti di foratura corrispondenti (punta dura per acciaio ovviamente, chi non ce l'ha?). Poi si ritagliano due pezzettini di ottone da infilare nei fori. Poi si mescola un pò di colla epossidica bicomponente e si incolla il tutto. Alla fine si scartavetra il tutto e si passa una buona mano di impregnante, cera d'api. Ultimo passaggio...lucidatura dell'acciao e affilatura a rasoio... giusto per collaudare il supporto appena acquistato che pare funziona da dio. 
La lama è un buon pezzo di acciaio e vale la pena di recuperarlo. Alla prossima. 

P.S. sangui e suga vanno al bar. Ripeto: sangui e suga vanno al bar.

lunedì 20 luglio 2015

Ventilatore V6340C (riparato)

Il mese più caldo degli ultimi 150 anni (o 60, o 125 come dicono altri... altre offerte? mettetevi d'accordo) ed un ventilatore che improvvisamente entra in sciopero. Una tragedia, non per me ma per un'anziana. Il sintomo? le pale girano a passo di lumaca con il selettore alla massima velocità (III), molto lentamente ed il motore si surriscalda. La prima cosa che viene in mente è il condensatore, dato che stiamo parlando di un motorino asincrono simile per principio a quelli della lavatrice. Allora.... il ventilatore è del tipo a colonna, diametro 40 centimetri, senza marca, made in PRC mod. V 6340C con delle sigle in etichetta S1 50087138 RD-40A (va a sapere cosa significano, lo sapranno solo i cinesi). 
Il motore invece è un "volgarissimo" asincrono 220Volts da 40Watt modello R12-1 della Fonshan Shunde Rihuang Electric Co.Ltd (tre fratelli che prima di mettersi a produrre motori pescavano di frodo gamberetti sul Mekong, affluente minore del Mechung)
Per smontare il ciòttolo, occorre in sequenza:

  • aprire i gancetti che tengono unite le due valve del guscio a rete che protegge l'elica. 
  • svitare il dadone che tiene l'elica fisstata all'asse del motore, girandolo al contrario che il filetto è "storto" rispetto al normale senso di avvitamento e svitamento.
  • togliere il dadone che tiene la parte retrostante del guscio proteggi elica
  • svitare 4 viti con testa a croce che chiudono frontalmente il pannello di chiusura del vano motore
  • svitare la vite centrale nel retro, fissata sul supporto oscillante dietro al motore (occhio che è nascosta da un tappino di gomma bianca)
  • togliere il nottolino di armatura del meccanismo oscillante (è a pressione)
  • svitare 4 viti nel corpo pulsantiera per aprirlo.

Il condensatore responsabile del problema è un poliestere da 1 microfarad 450 volts AC, fissato con una vite tramite un aletta metallica (che non è un dissipatore)) e collegato con un filo rosso ed uno nero all'avvolgimento di start del motore. Tutto abbastanza semplice...abbastanza... due delle 4 viti del corpo pulsantiera hanno la testa a triangolo...niente cacciavite nonostante la mia fornitissima scatola con più di 150 pezzi... come fare?? Basterebbe costruirsi una punta adeguata, facile in questo caso usando un perno di dimensione adeguata ed una mola a smeriglio... ma è troppo caldo per mettersi a lavorare, troppo...allora? per toglierle ho utilizzato un kit per rimuovere le viti rovinate, con le punte simili a quelle del trapano ma con il torciglione al contrario...funziona, senza trapano, a mano... ingegnoso no? Nel rimontaggio basta trovare 4 viti uguali ma con la testa "normale" (e chi non ha 10 Kg di viti messe pazientemente da parte?). 
Ma le vere complicazioni vengono dopo. Il condensatore non si trova uguale per dimensioni e caratteristiche dimensionali. I peracottari di zona hanno solo quelli tipo lavatrice (3,50€), con il perno centrale dotato di dado di fissaggio.... impossibile alloggiarlo dentro il vano motore, ho provato, non ci sta proprio... allora ho optato per una modifica. Ho prolungato i fili di collegamento del condensatore, li ho fatti passare assieme a quello di alimentazione per arrivare nel vano pulsantiera. Lì il nuovo condensatore per fortuna ci sta come un pisello nel suo baccello, non senza prima proteggere i terminali fast-on con una guaina termorestringente.  Ma non era solo un problema di condensatore... il perno del motore è durissimo, quasi bloccato... polvere... non c'è altra spiegazione., e polvere di quella sottile, tipica di quella in sospensione nelle città di merda inquinate in modo invisibile. Ad occhio, l'apertura del motore non dovrebbe comportare particolari problemi, 4 dadi e via. Ma la presenza di avvolgimenti legati con lo spago ed altre avanzatissime soluzioni ipertecnologiche mi hanno convinto che non è il caso.  Allora? SVIT*L o WD4* dentro i perni (davanti e dietro), per un blando lavaggio e lubrificazione generale. Anche la scatola del meccanismo di oscillazione è meglio controllarla e lubrificarla (così si accede meglio al cuscinetto interno del motore). Sono solo 3 vitine sul lato della leva di riarmo e con l'occasione si ridistribuisce il grasso e si aggiunge un pò di lubrificante anche sui perni in movimento. Con il lubrificante è meglio non abbondare troppo e metterne un pò anche con motore in movimento in modo che penetri a fondo... alla fine il perno gira più liberamente.... ufficialmente riparato. Si rimonta il tutto e.... un ultimo problema, etico stavolta... l'aggeggio è di una (...)... che faccio? la lascio soffocare di caldo per qualche giorno (o settimane) a dimostrazione che tutte le troiate che fai nella vita prima o poi ti si ritorcono contro? No, non sono bastardo come quei deficienti fascisti unani di merda ed è per questo che sopravvivono, grazie a noi troppo buoni... mmmm, devo trovare una soluzione anche a questo problema. Suggerimenti? alla prossima.
P.S. la fonte è arida e il cammello non beve. Ripeto: la fonte è arida e il cammello non beve.

lunedì 6 luglio 2015

sgabello post-atomico

Hai presente quando devi prendere qualcosa a cui non riesci ad arrivare e ti manca sempre "uno scalino" a portata di mano? pochi centimetri magari e ti manca sempre una scaletta a portata di mano. ecco, lo so, ci si arrangia salendo sulle sedie imbottite o su quelle girevoli con le ruote, su una bacinella, su un contenitore progettato per altri usi, sempre in precario equilibrio col rischio di cadere (ed a volte accade con conseguenze a volte gravi). ecco, serve allora qualcosa che non occupi spazio, che si possa riporre tra un mobile ed una poltrona, qualcosa di leggero, maneggevole, pratico... ecco, si va al brico più vicino e si comperano quelle scalette pieghevoli. Il guaio, oltre che costano, è che sono brutte peggio di una multipla e con l'aredo di casa non si intonano per niente, per cui finiscono sempre in uno sgabuzzino ripieno di cianfrusaglie da togliere alla vista e quando serve, la pigrizia ci scoraggia ad andare a prenderla. 
Mi ritrovo con 4 sedie destinate alla discarica, cassone legno trattato all'ecocentro, immediatamente intercettate in extremis e riadattate allo scopo. Un comodo sgabellino in stile post atomico (usabile anche per una seduta), grezzo quel che basta per non urtare troppo l'estetica, leggero e poco ingombrante, utilizzabile anche come piano di appoggio se serve. 
Tolte le imbottiture, le molle di acciaio (da riusare ancora non so come e dove), il rivestimento in finta pelle, le borchie di ottone, gli spaghi, la paglia, l'ovatta.... un lavoraccio soprattutto per la quantità industriale di punti metallici.... 4 ore per sedia, davvero tanto. Un pò di colpi con un martello di gomma e ogni elemeno è smontato e passato con carta vetrata grana 80. Poi...la sedia va accorciata su un lato, dopo aver segato via la spalliera che non serve. Si prendono i 4 montanti orizzontali, li si accorcia e si ricrea il tenone da incastrare nei fori pre esistenti... tutto a mano, scalpello e sega. Una notte in morsa per riassemblare il tutto con un pò di colla da falegname e lo scheletro è fatto. Per la copertura.... assi di bancale avvitati uno ad uno, dopo averli carteggiati un pò e smussato gli spigoli... il look risultante è più che gradevole, almeno a me piace (e piace anche alla compagna che non lo vuole restituire). Ora, nei ritagli di tempo, ne ho altri da fare e piazzare per la casa in attesa che tornino utili, come ieri ad esempio che mi sono montato le zanzariere a striscia sulla porta di ingresso.  La discarica e la municipalizzata dei rifiuti non saranno contenti ma io si. Alla prossima.

P.S. la mucca è zoppa. Ripeto: la mucca è zoppa.

lunedì 29 giugno 2015

Shampoo di recupero

Sono giorni in cui la mia autostima è a livelli minimi. Causa calo delle attività professionali, la reazione più comune è quella di sentirsi inutili, rifiutati per lasciar posto ad un branco di incompetenti ciarlatani il cui unico pregio è quello di saper mentire e scaricare le proprie responsabilità sugli altri.
Per evitare di pensarci troppo ed andare incontro alla depressione, si cerca di reagire cercando di tenere occupata la mente sulle cose che procurano un minimo di soddisfazione personale e le occasioni non mancano. Stavolta è toccato alla montagna di flaconi di shampoo che si trovano nelle camere d'albergo nella doccia. Sono pagate e mi porto a casa ciò che avanzo. Col tempo, trasferta dopo trasferta, i flaconi si accumulano ed occorre trovare un loro utilizzo. Quale miglior modo che travasare il tutto in un flacone più grande? Si ma perchè? Allora. Ad utilizzarli uno ad uno va a finire che se ne spreca un botto in quanto non si ha il tempo di aspettare che lo shampoo, troppo denso a volte, scenda tutto ed inevitabilmente un pò ne resta nel flacone e va a finire assieme alla plastica che deve essere lavata con spreco di acqua inimmaginabile (tanto la paghiamo noi vero?).
Per risolvere, si prende un contenitore grande, trasparente e col collo abbastanza largo, rigorosamente di recupero. Si toglie il tappo e si infila il flaconcino capovolto. Si lascia sgocciolare per tutta la notte e magicamente il flaconcino risulterà pulito e completamente vuoto. Si ripete l'operazione per tutti i flaconcini sino a riempimento del contenitore ospitante. Fatto, non serve una laurea magistrale per questo.
Lasciamo perdere tutte le minchiate sulle differenze dei detergenti per il corpo, sulle proprietà miracolose, sui risultati... è SOLO SAPONE liquido! sono solo varianti di colore, consistenza ed odore, nulla di più. Lo so in quanto ho effettuato dei lavori presso industrie che producono cosmetici....quelli vendono solo per i creduloni che soddisfano emozioni e non reali bisogni. Ora, con quello che ho recuperato, posso andare avanti ancora per un anno o forse più, al ritmo di una doccia al giorno e godo nell'immaginare imprenditori e commercianti in crisi o interminabili riunioni di marketing per incentivare le vendite.... da me no grazie, andatevene in grecia a vendere le vostre pappette. Alla prossima. 

il grano è maturo e l'uva è alta. Ripeto: il grano è maturo e l'uva è alta.