domenica 11 luglio 2010

Wireless ethernet ZD1211 (riparato)

Stavolta tocca ad una chiavetta wi-fi, una porta ethernet per i collegamenti wireless alla rete. il tutto su una chiavetta con spina USB. La chiavetta è basata sul processore Zydas ZD1211, oggi supportato sia da quel sistema che non voglio nemmeno nominare che da Linux kernel 2.6.x. Il "problema" di queste chiavette è che a volte gli utenti le attaccano direttamente alla porta usb senza usare il cavo schermato di prolunga. Non è un vero problema della chiavetta ma semmai di un uso poco accorto, dovuto anche al fatto che oggi il costo è crollato e pertanto ci si può permettere di rompere o di usare senza particolari cure. Che è successo?? In questo caso si tratta della classica rottura meccanica, dovuta ad un colpo preso dal dispositivo che sporgeva dal PC portatile. La spina USB è saldata al circuito stampato tramite 4 piedini a contatto superficiale e da due "perni" passanti solidali con lo shield metallico che supporta anche il peso di tutto il dispositivo. Se si guarda la foto, si nota che i 4 piedini sono in posizione "innaturale", ovvero i contatti non sono paralleli alle piste di rame come dovrebbero essere, mentre lo shield metallico è crepato in prossimità delle saldature. Complice anche delle stagnature leggere, la tenuta meccanica è venuta meno, la spina "balla" nella sua sede ed il contatto elettrico dei segnali non è più garantito. C'è da scommettere che l'utente abbia più volte tentato di sistemare l'inconveniente piegando ripetutamente la chiavetta, peggiornado il problema. 
Comunque, poco male, si può provvedere. L'ideale è sostituire la presa, ma purtroppo non ho in casa delle prese usb a teconolgia SMT (ne ho solo un paio a foro passante). Devo pertanto procedere con una stagnatura. Il dubbio è la temperatura per scaldare la massa metallica esterna alla presa. Occorre infatti stagnare le crepe con un abbondante goccia di stagno e poi procedere con la stagnatura dei contatti. Per quest'ultimi non c'è problema... un pò di flussante, temperatura a 245 gradi, non più di 4 secondi per ogni terminale et voilà, saldati perfettamente, senza nemmeno bisogno di raddrizzarli per riportarli orizzontali e paralleli alle piazzole di saldatura. Per lo shield, temperatura a 310 gradi, mano ferma, non più di 5 secondi per non danneggiare i componenti vicinissimi ai punti di saldatura ed il gioco è fatto. Una chiavetta wi-fi usb fa sempre comodo ed un rifiuto in meno in discarica non sarà poi molto ma comunque ho fatto la mia parte, io. Alla prossima.

P.S. Oreste non passeggia più in centro. Ripeto: Oreste non passeggia più in centro.

lunedì 28 giugno 2010

Alimentatore SL17-266 (Rexel) riparato

Giornata dedicata a fare un pò di ordine in laboratorio. Dopo una settimana di recupero componenti elettronici, col metodo del ferro da stiro e con l'aria calda, sento la necessità di recuperare un pò di spazio. Lo scatolone con l'hardware in attesa di recupero è già sparito ma gli scaffali sono ancora ingombri di documentazione e carta che il tempo ha reso inutile. Fatta una cernita della documentazione inutile (relativa ad una vecchia attività abbandonata) mi resta una montagna di carta da distruggere e che risulta di difficile riciclo fatto in casa. Tocca al macina documenti, per rispetto della privacy altrui, fare il suo dovere. Dopo tre ore di intenso lavoro, il distruggi-documenti smette di funzionare. L'alimentatore scotta ed a nulla vale sperare che sia entrata la protezione termica. Dopo averlo lasciato raffreddare, dato che ancora non ne vuole sapere di partire, decido di aprirlo per ripararlo. Non mi va proprio di spendere soldi per uno di nuovo e dato che sono in attesa di riparare l'altro (mi manca un solo transistor) decido di aprire ed ispezionare il circuito, già sicuro che il guasto riguarda la parte finale, andata per surriscaldamento. Con grande delusione mi ritrovo di fronte ad uno stupidissimo ponte raddrizzatore con uno stupidissimo condensatore di livellamento... tutto qui!. Pensavo di  dover impazzire con uno switching cinese dalla componentistica esotica.. meglio così. 5  minuti, sostituisco i diodi con degli 1N4007 da 1A ed il gioco è fatto. Sono diodi sottodimensionati ma in nome del riciclo e dello sciopero della spesa, da me indetto a livello nazionale e rispettato ad oltranza, uso quello che ho in casa complice anche la fretta di finire il lavoro e decidere in futuro di progettare qualcosa di più serio. Con l'occasione ho inserito una prolunga per la presa a 230V. Non ne posso più infatti di bussolotti neri attaccati alle prese, che cadono per il peso, ingombrano, impediscono di inserire altri adattatori e sono esteticamente brutti come la fame. ok, posso riprendere il lavoro con l'augurio di aver contagiato qualcuno a non buttare in discarica ciò che si può facilmente fare in casa. Alla prossima.

P.S. Aldo rinuncia all'impossibile. Ripeto: Aldo rinuncia all'impossibile.

giovedì 10 giugno 2010

Una distro linux che abbaia

Stanco di veder il mio vecchio portatile bloccarsi inspiegabilmente dopo l'aggiornamento alla Ubuntu 10.04, deciso di non voler più perdere troppo tempo ad indagare (il tempo è danaro), deluso dal drastico calo di prestazioni dovuto all'introduzione di nuove features su un sistema operativo che sempre più sta scimmiottando l'altro sistema che non voglio più nominare, irritato dalla visione miope di certi programmatori che sempre più si stanno curando poco, o si interessano sempre meno della rapida obsolescenza dell'hardware, ho deciso di formattare l'hard disk di un "vecchio" Compaq Presario P700 e di promuoverlo a miglior vita. La scelta è ricaduta sulla Puppy linux, che tengo d'occhio sin da quando è uscita la prima release... all'epoca era un disastro installarla, difficile per me all'epoca newbie di linux. Sono rimasto sorpreso dai progressi fatti. L'installazione occupa solo 700 mega e non è nemmeno necessario trasferire il tutto sull'hard disk, dato che può funzionare su un live cd. Ho  deciso comunque di installarla sul disco rigido e adottarla come distro ufficiale per il laboratorio. L'unico problema...il layout della tastiera italiana. L'utility grafica di configurazione sembra non funzionare a dovere. Per risolvere la disposizione dei tasti ho modificato a mano la configurazione.
Per prima cosa, per usare l'editor grafico correttamente, ho dato il comando da una console grafica (urxvt):

setxkbmap -layout it

Poi ho editato (a mano con Geany V.0.18 disponibile anche in italiano) il file  /etc/X11/xorg.conf ed ho aggiunto alla fine del file, dopo il testo generato automaticamente dai vari wizard disponibili nella distro, il seguente codice:

Section "InputDevice"
   Identifier  "Keyboard0"
   Driver      "kbd"
   Option      "XkbRules" "xorg"
   Option      "XkbModel" "pc105"
   Option      "XkbLayout" "it" 

EndSection

Alla fine ho riavviato il server X e tutto ha iniziato a funzionare a meraviglia. Il paleo-portatile, mi serve in quanto ha la porta parallela. Per varie ragioni mi serve e poi non mi va di buttare un portatile che ancora funziona a meraviglia. L'avvio e lo spegnimento avviene in pochi secondi, il processore a 1,2 GHz fa il suo dovere, la chiavetta wireless è stata riconosciuta in un attimo, i driver per le schede video ci sono, la grafica (1600x1200) è più che accettabile per un 15" e se manca qualche fronzolo inutile poco mi importa. 
Riflessione. Nel tempo (seguo l'informatica da ormai trent'anni) si sono susseguiti, nell'evoluzione del software, implementazioni realizzate con l'intento di "migliorare" l'uso. Il risultato, in questo mercato contaminato da commerciali disonesti ed utenti idioti ed ignoranti, è stata la proliferazione di codice fondamentalmente inutile e che spesso o non viene apprezzato o non viene nemmeno utilizzato. Che senso ha allora abbellire l'intefaccia se così facendo sono praticamente costretto a prendere un nuovo PC ogni due o tre anni?? Che senso ha aggiornare il software con funzionalità il cui 90% non userò mai? Quello che mi interessa alla fine sono le funzionalità orientate a risultati pratici ed immediati, funzionali ad un attività specifica e personalizzata. Sfondi trasparenti, finestre tremolanti, effetti sonori e altre amenità, servono solo come specchietto per le allodole o come mangime per i polli. E'  una cosa che fa bene al business di persone avide che poco si curano delle effettive necessità altrui. Vabbè, anche per oggi mi sono sfogato  un pò. Alla prossima.

P.S.  Il cane bagnato puzza di cane bagnato. Ripeto: Il cane bagnato puzza di cane bagnato.

sabato 5 giugno 2010

Alimentatore DSA-0151A-12 riparato

E' incredibile quali siano  le motivazioni che spingono le persone a buttare l'hardware. Stavolta è toccato ad uno scanner..."è guasto, non funziona più, ho dovuto prenderne uno di nuovo...". Se lo butti in discarica dallo a me che te lo porto via io...grazie. In laboratorio le prove ed il collaudo... è l'alimentatore andato, mentre lo scanner funziona perfettamente e non è certo da buttare. Nel caso peggiore, con pochi euro si va in negozio e si prende un nuovo alimentatore da 12 volts 1,25 Ampère, minimo. Ma nel mio caso, è sabato, le strade sono affollate da imbecilli in pausa di lavoro solo 2 giorni la settimana, massaie col suv usato per andare a fare la spesa e puttanelle in attesa che arrivi l'ora giusta per ubriacarsi di spritz. Di uscire nemmeno a pagarmi, e poi non voglio inquinare, parcheggiare, zizzagare fra pedoni ubriachi, motociclisti con istinti suicidi e ciclisti maleducati... se posso starmene a casa... preferisco. E' un periodo in cui sono iper impegnato in un mega progetto di bug hunting su un prodotto software open source che sta per uscire...ma una pausa me la prendo.
L'alimentatore è un DVE modello DSA 0151A-12 UP, sigillato ed apparentemente morto. L'apertura col solito metodo del seghetto, già descritto e visto per le riparazioni precedenti, ed il guscio salta via per rivelare l'interno. Il problema salta subito all'occhio non appena si toglie la gommapiuma che tiene fermo lo stampato (famoso metodo cinese). Il fusibile è annerito ed un transistor è disintegrato...brutta storia se non si può leggere la sigla. Fortunatamente, dentro il guscio trovo una briciola di plastica che mi permette di leggere parzialmente la sigla. C945P, è un transistor Philips NPN (general purpose) in contenitore TO92 con Vce 50V Ic 100mA Fortunatamente ne ho un paio nei cassetti che contengono tutti gli altri in attesa di essere catalogati, un colpo di fortuna. Per sicurezza smonto anche diodi e transistor di potenza che stanno attorno. Il componente sull'aletta di raffreddamento è un MOS FET N Channel da 600V (Vdss) e 6A (Idrain) con Rdson 9ohm e Vgsth da 2 a 4 volts in sigla 2SK2545. Ne ho uno di simile 2SK2544, che si differenzia solo per il case metallico invece di plastico e lo sostituisco per tranquillità in quanto ho il sospetto che sia guasto anche quello, non senza averlo isolato con della mica dal dissipatore. Anche un diodo PR1002 è da sostituire. Il resto sembra a posto. Riassemblo il tutto dopo aver recuperato un fusibile da 1A 250V (sempre e rigorosamente di recupero), collego la spina et voilà, funziona!!! Anche questa volta è andata bene, ho risparmiato, ho recuperato e reso inutile la discarica e soprattutto ho uno scanner praticamente nuovo da vendere per 5 o 10 euro, così mi pago i caffè ed un paio di birre se mi va ed aiuto qualcuno che non si può permettere di spenderne di più. Soddisfatto, decisamente soddisfatto. Alla prossima.

P.S. 15.21.33.22.789.15.23.44.65.1.1.090967.12 Ripeto: 15.21.33.22.789.15.23.44.65.1.1.090967.12