venerdì 25 maggio 2018

#GDPR day

Una valanga di richieste di consenso, un tornado di comunicazioni di modifica delle condizioni di trattamento dei miei dati. Un delirio. Un pò mi sento coccolato e circondato di attenzioni, un pò preso per il chiulo.
A molti non ricordavo nemmeno di aver dato la mia mail. Qualcuno ne ha approfittato per chiedere il consenso anche se non mi sono mai registrato (i soliti furbetti). Altri non si sono fatti sentire nonostante l'obbligo. Ad ogni modo ne ho approfittato per fare un pò di pulizia e ripartire. Greenpace e pochi altri, il resto se ne vadano affanchiulo, a loro ed alle loro profilazioni mai autorizzate, ai loro markettari strafatti di segatura bagnata e che si masturbano sulle statistiche... E' di qualche giorno fa (dopo il terremoto dei dati degli utenti usati per influenzare le elezioni politiche, sai che novità) la notizia della rincorsa a fakerizzare i propri dati personali ed a falsare le ricerche per "disturbare" i manovratori. Poveracci ed illusi. Credono così di poter diventare "anonimi". Lasciamo che ci credano come credono ad un dio invisibile, buono e misericordioso, contenti loro... Poco importa che il profilo ormai è stato venduto chissà quante volte ed ancora verrà venduto in cambio di qualcosa di gratis da usare. Qualcuno, con la nostra privacy, sta guadagnando montagne di soldi e noi poveracci a spolliciare sullo smartphone come non ci fosse un domani. Un like, un click su un link o su una foto, una mail inviata, un post su twitter o uat sap... tutto ma proprio tutto fa guadagnare qualcuno eccetto chi i dati li possiede. Secondo la nuova normativa siamo noi i proprietari dei nostri dati, non di chi li raccoglie e li elabora.

Ogni volta che conferiamo autorizzazioni sui nostri dati è come se votassimo: decidiamo noi cosa il mercato offrirà domani.

Ed il giorno del GDPR #GDPRday ecco la chicca, con il più grande data breach degno del paese delle banane:  


Privacy, gigantesca voragine nel portale delle imprese: chiunque può scaricare 6 milioni di dati personali 

...ecco... a noi poveracci che abbiamo sempre rispettato la privacy altrui con le nostre modestissime risorse e con le nostre mailing lists, gli adempimenti sono stati serrati e nel nostro piccolo, estremamente "costosi". Per i "BIG" str*nzi invece... software banale, insicuro, bucato, sviluppato forse dal solito ingegnere o dottorino di turno sottopagato ma eterodiretto dal solito paperone dallo stipendio di giada (magari pagato sempre da noi). 

Questi regolamenti, pensati per contrastare i soliti furbetti, sono solo un ulteriore fardello per gli onesti ed un venticello fresco per chi invece le regole non le rispetta e se ne frega alla grande.  Sono convinto che da domani torna tutto come prima, specie con lo spam via mail o via telefono, con operatori che si rivendono tra loro i nostri dati a nostre spese. A pagare alla fine siamo sempre noi. Ricordatelo la prossima volta che supplicherete per una nuova legge. Alla prossima

P.S. il lupo perde solo il pelo, la gallina fa le uova. Ripeto: il lupo perde solo il pelo, la gallina fa le uova.

lunedì 9 aprile 2018

E-cig fai da te (parte 21 rigenerare i justfog)

Ero felice per il gesto ma un pò preoccupato, quando mi hanno regalato a Natale un atomizzatore  Justfog P14A.... o cartomizer o vaporizer o clearomizer... boh, ormai con i nomi non ci capisco più nulla essendo usciti un infinità di modelli e marchi da quando 18 anni fa ho iniziato, fra i primi, all'epoca derisi pionieri, a svapare per smettere di fumare. 
La preoccupazione era la spesa per gli atomizzatori di ricambio. Ogni atomizzatore Justfog di ricambio venduto dal tabacchino di zona (un cretino sapientone maleducato e scorbutico) mi sarebbe costato 4 euro... eh? possibile? 
Fosse che durano anche una settimana, nella migliore delle ipotesi... 16 euro al mese... circa 200 euro l'anno... no no no, così non va bene. Allora...una rapida ricerca in rete e gli stessi identici atomizzatori si trovano a 99 centesimi l'uno... 50 euri l'anno... ancora troppo però. Preferisco risparmiare ed ecco che inizio a pensare come poter rigenerare più o meno come facevo con i Phantom ai quali cambiavo solo lo "stoppino". 
Gli atomizzatori Justfog sono apribili e smontabili credo un numero limitato di volte. Occorre infatti far "saltare" il coperchietto ad incastro che si trova sulla sommità, dalla parte dove esce il vapore, dove si trova la piccola guarnizione cilindrica nera o rossa. E' sufficiente infilare un perno e fare leva. Non so quante volte si potrà fare affidamento sull'incastro a scatto... togli e metti, togli e metti... boh.
Tolto il coperchietto, si nota l'interno formato da una scodellina ceramica attorno alla quale c'è una strisciolina di cotone. All'interno della scodella vediamo la resistenza, i cui terminali sono infilati verso la parte che si avvita all'adattatore, dove si nota una piccola guarnizione isolante bianca. Con le unghie si toglie il contatto centrale, una specie di chiodino, si toglie la guarnizione isolante e si infila un perno per spingere fuori la resistenza avvolta attorno a del cotone (e probabilmente le solite incrostazioni alle quali siamo abituati). 
Il cotone avvolto attorno alla scodella preferisco lasciarlo dov'è e procedere ad un abbondante lavaggio ad ultrasuoni in acqua distillata... niente sgrassanti o altri prodotti. 
Con una punta di trapano da 2mm (o un attrezzino apposito a scalini per vari diametri) si avvolge il filo resistivo del valore desiderato (1,3 - 1,5 - 1,7 ohm dipende da cosa si preferisce e da cosa si trova in rete) . 
Il filo resistivo deve essere quello NR-R-NR. In pratica è una resistenza con i terminali finali più spessi, che non diventano incandescenti contrariamente al tratto centrale che andrà a costituire la parte che vaporizza il liquido usato... in questo modo il calore si concentra solo nella scodella ceramica e non verso i contatti. 
Una volta avvolto il filo, ci si infila del cotone idrofilo e si tagliano le estremità con un tronchesino di precisione. Meglio lasciare il cotone un pò fuffoso, soffice, per permettergli meglio di assorbire per capillarità il liquido. 
Poi si prendono i due terminali e li si infilano dentro l'alloggiamento, avendo cura di separarli con la guarnizione bianca che andrà quest'ultima rimessa dov'era. In pratica un capo della resistenza è a contatto con il chiodino centrale, l'altro capo con il corpo metallico. Prima di tagliare i fili in eccesso, con un tester si misura la resistenza (attorno ai 2 ohm circa) per verificare di non aver fatto un cortocircuito con il chiodino. 
Alla fine si fa scattare il coperchietto tolto per primo, con una pinza, e l'atomizzatore torna come nuovo. Ecco alcune foto in sequenza:

Spesa totale? 100 resistenze credo di averle pagate poco più di 3 dollari (Kanthal Nichrome Pre-made Welded Wires - NR-R-NR )... ne ho prese 500 da 1,7 ohm... così si ragiona. 
Alcune accortezze, giusto per rispondere ai soliti dementi da forum in pieno delirio da onniscenza. Io uso il cotone idrofilo quello in confezione da farmacia, non quello "organico", "bio", "giapponese", "non trattato"... il mio è sterile, costa meno ed è quello che mi basta. Tutto il resto sono solo argomenti da imbecilli convinti di essere più sapienti degli altri (e guai a contraddirli... mai dare da mangiare ai trolls). Il cotone ha un unico inconveniente... brucia... per cui non va mai usato senza liquidi (uno lo sa e ci sta attento). Se poi, per non pensare, si preferisce la mesh ossidata, il silica whick ed altre porcherie... siete liberi di mettervi in bocca quello che vi pare e buttare i vostri risparmi come vi pare, poveracci. 
Questo modello di atomizzatore, rispetto a ciò che usavo io... "è più meglio"? Pare di si. Non ha il problema della condensa e la rigenerazione è decisamente più facile e rapida rispetto ai phantom. Poco importa se sono nati come usa e getta. Se si possono rigenerare lo stesso tanto meglio. Devo dire che a me non piace cambiare modello di atomizzatore in quanto una volta che mi attrezzo per la rigenerazione non voglio altre attrezzature ad ingombrare il laboratorio. Ora per un pò andrò avanti con questi e chissenefrega se c'è "di meglio". A me basta spendere poco, spippettare in santa pace e produrre meno rifiuti. Poche ciance, tanta ciccia.
Alla prossima.

P.S. il pollo è crudo. Ripeto: il pollo è crudo

martedì 27 marzo 2018

Promemoria

non usare il gas vicino alle fiamme. Ripeto: non usare il gas vicino alle fiamme.
il fuoco brucia. Ripeto: il fuoco brucia.
abiti e capelli sono combustibili. Ripeto: abiti e capelli sono comustibili.
non giocare con le bombole. Ripeto: non giocare con le bombole.
il GPL non è Giochi Per Ludopatici. Ripeto: il GPL non è Giochi Per Ludopatici.


lunedì 26 marzo 2018

Philips QC5370/15 (manutenzione)

Un epic Fail! Sì, in realtà volevo sostituire le batterie di questo rasoio Philips QC5370 ma mi sono bloccato. Il rasoio non è da buttare, è ancora in uso al proprietario. Nell'apertura, dopo aver tolto l'elemento tagliente si notano due vitine all'interno della cavità dalla quale spunta il perno con l'eccentrico che fa scorrere la lama mobilesu quella fissa. Facendo leva si aprono in due le valve del guscio. Io mi sono fermato sino a poco sotto la rotellina, trovando una resistenza forzando la quale correvo il rischio di spaccare tutto. Mi spiace. In rete ho trovato dei tizi russi che ce l'hanno fatta ma io ho preferito fermarmi per non rischiare di doverlo comperare nuovo, per chiedere perdono della mia imperizia. Mi riserverò di farlo quando potrò rischiare. Per il momento ho preferito un pò di manutenzione, dopo sette anni di uso ne aveva bisogno. 
Il pettine: è quell'accessorio fatto a mò di pettine che regola la distanza dalle lame, ovvero l'altezza di taglio e che grazzie ad uno snodo segue la curvatura della testa. Dato lo stato in cui l'ho trovato, era d'obbligo lavarlo per bene. Basta un pò di sapone liquido e dell'acqua tiepida, usando uno spazzolino da denti a setole medie.
La testa del vano motore: inevitabile la presenza di capelli la cui rimozione si può fare anche con il solo spazzolino in dotazione. Sconsiglio di lavare il rasoio sotto l'acqua corrente come suggerisce il produttore. Meglio non fidarsi delle guarnizioni che con il tempo potrebbero non tenere più a dovere, per cui meglio non rischiare di allagare l'apperecchio ed ossidare l'elettronica.
Le lame: non sono in titanio come scritto sulla confezione. Sono in acciaio inox e solo la lama mobile, quella gialla, è rivestita in titanio. Per la lubrificazione non serve aggiungere nulla. La cosa strana però è il prodotto pulente e lubrificante venduto dal produttore a circa 7 euro e rotti nel negozio on-line.  
Sfatiamo inoltre il mito dell'autoaffilatura che, secondo quanto dichiarato, non dovrebbe richiedere affilature ulteriori. Lo sfregamento fra acciaio e superficie rivestita in titanio dovrebbe essere sufficiente (credo, il titanio è più duro dell'acciaio). Se però si osserva la superficie di taglio con un microscopio, si noterà che quella di fabbrica non è proprio una lappatura, essendoci striature tipiche di un affilatura a grana sicuramente inferiore ad 800  grit. Io preferisco una passata con la pietra ad acqua minimo a 1500 grit o più. Mano ferma ed un pò di passate per lucidare la superficie. 
Per togliere la lama mobile basta fare leva sulle estremità della molla. Questo per pulire per bene le parti non perfettamente a contatto, ove si annida inevitabilmente dello sporco (che crea attrito), oltre a dei peli sottili che si annidano, con le vibrazioni, nei posti più impensabili. Il rimontaggio è davvero semplice e non merita spiegazioni.
Ecco, mi resta il dispiacere del fallimento, non essendo riuscito (per ora) a sostituire la batteria, ben nascosta all'interno, lontano dalle necessità del consumatore. A "fine vita", la cui durata è decisa dal dio produttore, o si porta il prodotto in riparazione fuori garanzia (spendendo una cifra prossima al valore dell'aggeggio), oppure lo si butta per la gioia dei mafiosi gestori del RAEE. 
A noi poveri mortali consumatori forse restano le briciole con il tentativo, spesso vano, di vendere qualche pezzo usato "ebai", sperando che l'agenzia delle entrate non vada a ficcare il naso nel conto corrente e tassarci anche quei pochi spiccioli.  Alla prossima. 

P.S. Gnocchi fritti a colazione. Ripeto: Gnocchi fritti a colazione. 

lunedì 19 marzo 2018

Decalcificare la macchina del caffè (ecologicamente)

In attesa che arrivi la pompa dell'acqua per la Eco 310.v De Longhi in riparazione, cerco un pò di informarmi su un metodo efficace per la decalcificazione della caldaia. Efficace e soprattutto a basso impatto ambientale, dato che su questo pianeta ci vivo anche io e vorrei lasciarlo come l'ho trovato (almeno, fare la mia parte).
Ho approfondito l'argomento visitando la moltitudine di siti che riportano l'argomento, molti dei quali vittime del vizio copia & incolla del blogger pigro ed ignorante a caccia di click. Un buon punto di partenza potrebbe essere questo : https://www.altroconsumo.it/alimentazione/caffe/news/decalcificanti

Se scartiamo i prodotti specifici, quei liquidi "raccomandati" dalle case produttrici di macchinette per il caffè, nei quali difficilmente si trovano gli ingredienti (non essendo obbligati a scriverli), resta solo un metodo che sembra più efficace di altri.
Per le dosi ed i metodi, siamo un pò allo sbaraglio, nel senso che ognuno ha la propria ricetta, altri riportano dei consigli che è meglio evitare, altri sono imprecisi e pressapochisti. 
Innanzitutto occorre seguire (se ci si fida) delle raccomandazioni del produttore, e qui iniziamo a diventare sospettosi. Se la raccomandazione è quella di non usare aceto o acido citrico, c'è da credere che la macchinetta contenga parti in alluminio, che si danneggia al contatto. In questo caso si smonta la macchinetta e si verifica se la caldaia (se c'è) è di ottone, acciaio o alluminio.  Se invece la raccomandazione è quella di usare un particolare prodotto megari venduto in esclusiva dal produttore... meglio cambiare marca. 
Partiamo ad analizzare un prodotto specifico: DECALCIFICANTE ecologico espresso (1041) di elettrocasa, in bustine da 30 grammi. Le istruzioni specificano:
  • Sciogliere il contenuto della bustina in un litro di acqua circa e versare nel serbatoio della macchina del caffè
  • Accendere la macchina, premere il tasto di erogazione fino a riempire una tazza grande circa 200 grammi. in caso di ostruzione ripetere l'operazione facendo fuoriuscire l'acqua dal beccuccio. 
  • Ripetere questa operazione ogni 15 minuti sino all'esaurimento della soluzione
  • finita la decalcificazione lavare internamente la macchina facendo passare acqua pulita sia dal gruppo caffè che dal beccuccio
  • si consiglia l'uso del decalcificante ogni 30/60gg circa.
DECALCIFICANTE è un acido estratto dagli agrumi ed è conforme alle specifiche della farmacopea ufficiale...
Quindi stiamo parlando innanzitutto di ACIDO CITRICO, reperibile facilmente ad esempio in farmacia, erboristeria e molti altri negozi (sicuramente ad un prezzo più conveniente).
Si maaaa... se ci si procura l'acido citrico, va diluito con la stessa proporzione della bustina? In rete ci sono ricette molto diverse. Se elettrocasa consiglia in sostanza 30gr/litro (3%), in rete si trovano quantità da 150 grammi/litro (15%), 180 grammi/litro (18%) sino a 200 grammi / litro (20%). Quindi qual'è la percentuale giusta? Dipende dal grado di incrostazione della caldaia, grado che però non è misurabile con metodo scientifico. Diciamo che quando la caldaia si ottura del tutto, 20% di acido citrico è una percentuale da valutare. 0,3% è invece una percentuale valida per le pulizie frequenti e periodiche. Se in questo prodotto si consiglia una frequenza di 30/60gg (e se bevo un caffè alla settimana?), altri consigliano più giustamente una pulizia ogni 150/200 caffè (a 2 caffè al giorno fa una pulizia ogni 60giorni circa, poco più)...ognuno si regola poi come crede in funzione dell'uso. La frequenza di pulizia dipende anche dalla "durezza dell'acqua". Ad essere maniaci, con 2 utilizzi giornalieri, una pulizia ogni 30giorni con 30 grammi di acido citrico diluiti in un litro pare un buon compromesso. Io ad esempio vado "ad orecchio". Quando la resistenza è su on e sento "friggere" l'acqua con degli scoppiettii dentro la caldaia, significa che è ora di decalcificare immediatamente senza aspettare oltre.
Sì maaaa... l'acido citrico va diluito con l'acqua del rubinetto?  Allora, tutto si può fare, tenendo a mente due cose.... se decalcifico, perchè usare acqua calcarea per diluire l'acido citrico? Forse è meglio l'acqua distillata, non credi?
Si maaaa... fredda o calda? Un sale si scioglie più rapidamente ed in maggiori quantità (oltre il punto di saturazione) in un liquido "caldo" (un chimico saprà spiegare meglio come e perchè). Quindi calda o fredda dipende solo da ciò che si desidera, ovvero acqua calda per fare le cose rapidamente o a concentrazione molto alta. Da considerare che la pompa della macchinetta del caffè non sopporta bene l'acqua calda, è progettata per l'acqua a temperatura ambiente, per cui... meglio acqua distillata a temperatura ambiente (si scalderà poi nella caldaia). 
Riempito il serbatoio, si riempie la caldaia (preventivamente svuotata se possibile) facendone uscire un pò dal beccuccio del vapore. 
Si maaaa... come faccio a sapere quando la caldaia è "piena" della soluzione? Vai a occhio e cerca nelle specifiche del produttore  la capienza della tua caldaia, per confrontarla poi con una tazza da colazione. In mancanza d'altro, una scodella da caffèlatte di "dimensioni medie" dovrebbe andare bene. Oppure usa il metodo a tempo: 15/20 secondi di erogazione e non pensarci più.
Si maaaa... quanto deve agire la soluzione citrica? Lascia agire per 15 ma anche 20/30 minuti, per poi svuotare  e riempire nuovamente (meglio dire ricambiare l'acqua dentro la caldaia) sino a quando non si svuota tutto il litro dal serbatoio. 
In caso di incrostazioni importanti (ed esempio l'uso intenso per anni senza mai una decalcificazione), ripetere dall'inizio per un altra volta.
Per la pulizia finale si fa passare per l'erogatore ed il beccuccio del vapore un intero serbatoio di acqua pulita (e distillata). 
Sì maaaa.... se non si sciacqua per bene la caldaia? L'acido citrico si trova anche in alcuni additivi alimentari (E330), per cui se restano delle tracce non si muore avvelenati.  L'acido citrico inoltre è insapore, non c'è pericolo che il caffè sappia di limone... oddio... a concentrazioni alte se si assaggia l'acqua sembra un pò salata... meglio sciacquare due volte và. Mi fiderei molto meno as "assaggiare" quelle bottigliette a liquido ove non è riportata la composizione del contenuto... ma indipendentemente dalla mancanza dell'obbligo di indicare la composizione del liquido disincrostante e decalcificante, perchè certi produttori non lo indicano comunque? Un buon segno di attenzione verso i consumatori mai vero? Bastardi! Alla prossima.

P.S. il limone è maturo. Ripeto: il limone è maturo.


venerdì 16 marzo 2018

Mediacom Smartbook 13 (M-SB130)

Le vicende che precedono l'arrivo di questo attrezzo nelle mie mani, saranno materia di trattazione futura (forse).  Per il momento... statene lontani come si farebbe con una malattia rara priva di cure. NON COMPERARE lo Smartbook 13 (M-SB130) Mediacom (per gli altri non so, ma si fa presto ad intuire come comportarsi). Non cadere nel miraggio indotto dalla pubblicità di questo prodotto: leggero, consuma poco, è silenzioso, ha winzozz 10, ideale per portarlo in giro... m*rda! Non è tutto oro quello che luccica. Io l'ho avuto gratis da uno che lo ha buttato ancora in garanzia dopo solo una settimana d'uso (chiedetevi perchè, dai...).
Per ora, un assaggio: assistenza tecnica esternalizzata, truffaldina, silente, inerte, inattiva, inutile, inefficace... per non parlare del produttore che risponde alle richieste via e-mail senza leggere i rilievi e senza considerazione alcuna per i propri clienti (risposte a cazzo preconfezionate).
Dopo l'acquisto (incauto) si è totalmente alla mercè di sè stessi. Al primo problema tecnico, si è alla mercè di improbabili centri di "assistenza", non si sa come siano stati "selezionati" o scelti in base a quali criteri, visto che non rispondono nemmeno alle richieste di preventivo. Fosse solo questo. Alcuni centri di "assistenza" non hanno un numero di telefono e nemmeno pubblicata una mail alla quale scrivere. Solo una form di inserimento dati che non funziona (pulsante di invio disabilitato). Di sicuro, si trovano in rete delle recensioni feroci, da querela. Con google maps si vede un capannone anonimo, in mezzo ai campi, privo di insegne... mooolto sospetto. Chi ci sia dietro non è dato sapere ma approfondendo le indagini le sorprese non mancano.
Per non parlare della comunicazione con i clienti... si nota che siamo considerati come un branco di deficienti, ignoranti, rompiscatole, portatori di richieste assurde. Per non parlare dei centri di "assistenza" indipendenti (in realtà ne ho parlato http://sfogobenefico.blogspot.it/2018/03/informatici-peracottari.html). Chiedere delle specifiche tecniche nemmeno a provarci, manco fosse un segreto di stato.
Ma l'azienda "produttrice" che colpe ha? Produttrice? come definire chi ordina la produzione in cina, delega a terzi la vendita, delega a terzi la manutenzione erogando un assistenza di primo livello praticamente a livello elementare? Chi vuole calcolare i margini di guadagno in condizioni simili? E cosa siamo noi, un branco di polli da spennare e prendere per il chiulo?? 
Ecco, anche per questi motivi, soprattutto per questi... FATWA!!!!! mai più in casa mia e vaffanchiulo per sempre!. #sapevatelo: Mediacom Mmartbook 130 = prodotto usa e getta al primo problema (e di problemi non ne ha pochi). 

P.S. il merlo ha cinguettato, la mucca è gravida. Ripeto: il merlo ha cinguettato, la mucca è gravida.

lunedì 12 marzo 2018

Una piccola chiave gialla

Tanto materiale di scarto con cui giocare, complice un trasferimento di residenza grazie al quale ci si deve liberare degli inutili fardelli che accumuliamo nel tempo. A me toccano i gadget tecnologici, sempre graditissimi, purché funzionino con l'elettricità. Devono essere stati gli shock a 220 volts presi da piccolo, ma la curiosità di vedere come è fatto un oggetto prende sempre il sopravvento, è più forte di me.
"Tieni, si è rotto il meccanismo di estrazione". Una chiavetta marchiata SONY da 16 Gb con estrazione e rientro a scatto. Dovrebbe stare stabilmente con la spina USB dentro o fuori, credo più per ragioni estetiche dato che la spina, quando dentro, non è protetta né da polvere né da potenziali danni. Fatto sta che c'è la tendenza a liberarsi delle cose difettose, che non funzionano a dovere, il cui comportamento devia dalle aspettative (un po come accade con i disabili, i gay o con chi ha un orientamento politico diverso dal proprio).
Di riparare nemmeno a parlarne. Di recuperare sì, 16giga vengono sempre comodi per trasportare files da un sistema ad un altro, alla faccia dei NAS, dei protocolli FTP, degli allegati via mail, dei trasferimenti via bluetooth o altre soluzioni... Dato che contenitore e logo non mi interessano proprio, si toglie l'involucro (brutale taglio con coltello seghettato da pizza) e si formatta per bene, non senza prima analizzare i contenuti alla caccia di segreti o dati occulti, il cui ritrovamento è materia dei migliori esperti forensi ed il cui possesso offre una buona base di ricatto (scherzo dai, ma impaurire gli ignoranti mi piace da matti). Ecco. un post flash per un flash drive. Alla prossima.

P.S. il cinese ha dato. Ripeto: il cinese ha dato.

sabato 10 marzo 2018

Imetec GK2 800 F1901 hair trimmer (rigenerazione)

Non passa giorno che il consumismo figlio del marketing non faccia almeno una vittima, condizionata da un bombardamento mediatico che non ha precedenti in questo pianeta. Non appena un qualsiasi elettrodomestico inizia a dare segni di cedimento, il cervello prima alla ricerca di conferme della decisione di acquisto si auto convince che c'è qualcosa di meglio, meglio se nuovo, ed il vecchio deve essere eliminato senza pietà solo per giustificare una nuova decisione. Il cervello tende a fare economia e prende sempre le scorciatoie più "semplici" (questo almeno nelle menti semplici). 
Analisi psico-sociologica a parte, il fato vuole che mi arrivi in mano un regola-peli a testina intercambiabile Imetec modello GK2 800 Type F1901 commercializzato al momento in cui scrivo ad una cifra variabile dai 32 ai 39 euri circa (con un picco isolato a 79 euro su un sito di aste on-line, specchietto per i polli, qualcuno ci prova e sicuramente qualche pirla ci cascherà). Nel corpo plastico è incisa la scritta Tenacta group s.p.a. Via Piemonte, 5 IT 24052 AZZANO S.P. sedicente "L'ECCELLENZA ITALIANA NEL MONDO. Il Gruppo Tenacta è un polo industriale italiano al quale fanno capo brand leader accomunati da un'unica missione: sviluppare innovazioni tecnologiche e di design per migliorare la qualità della vita delle persone.
La Persona è al centro di ogni sviluppo progettuale di Tenacta Group e intorno ad essa sono stati delineati quattro mondi di riferimento per rispondere ai bisogni emergenti di consumatori sempre più evoluti: Beauty, Cooking, Home, Wellness. " e proprietaria di Imetec... Boh... le solite stupidaggini ed auto promozioni partorite da qualche demente del SEO marketing e web design.

Maaa... Il terribile difetto lamentato che ne ha decretato l'obsolescenza? "...ultimamente rallenta e non taglia più come una volta, il motore sembra 'stanco', forse sono le batterie". E' interessante notare come gli unani abbiano la capacità di individuare i guasti su una base di opinioni bislacche e convinzioni prive di fondamenti tecnico-scientifici. Fortunatamente me ne sto insolitamente zitto. Non mi va più di dare sfoggio delle mie conoscenze se non sono richieste e tanto meno retribuite. Lo butti, lo dai a me? Affare fatto.
In realtà un tagliabarba non mi serve, ne ho già due, ma penso bene di riporlo nella valigia che tengo sempre pronta per scappare in 30 secondi all'estero al primo segnale di sbirri alla porta.
Ho già in mente dove sta il problema ma prima vediamo l'interno, i suoi componenti e come procedere per rigenerare l'elettrodomestico.
Tre viti nel retro, con testa a croce. Un buon cacciavite ed attenzione che è un attimo rovinare le viti, di materiale tenero. All'interno un interruttore, due batterie, un motorino. Regolatore ed indicatore di carica? naa... costa troppo dai e poi rovinerebbe il margine di guadagno, mettiamoci un led rosso e vaffanculo ai clienti. 
Può essere lì il problema? ne dubito anche se la presenza di peli tritati all'interno del vano motore mi conferma già la previsione. Le batterie "esaurite"  non tengono la carica ma non rallentano il motore appena tolto dal caricabatterie.
Pertanto il problema deve risiedere nella testina. Per aprirla basta sollevare la parte delle lame a pettine, quella esterna. Non è avvitata e viene via facilmente facendo leva dalla parte del pettine. Togliendola si intuisce immediatamente quale sia il problema... l'interno è completamente otturato dai peli che sembra si sia rasato un cinghiale. Di sicuro il proprietario non l'ha mai aperto e nemmeno pulito. Diffidate della scritta "washable" e del manuale che suggerisce di sciacquarlo sotto l'acqua corrente... il rasoio non è a tenuta stagna e si rischia seriamente di allagarlo e distruggerlo (ossidazione).
Una volta tolte la lama fissa, nella parte rimanente si notano due vitine, tolte le quali si ha accesso all'interno per una migliore pulizia. Le due lame sovrapposte si possono separare sollevando le estremità delle molle. 
Con un pennello si tolgono i residui di peli dell'ungulato e si provvede con l'affilatura delle lame (lappatura). Pietra all'acqua da 1500 grit (o superiore sino a 8000), mano ferma e si lucida la parte piatta del pettine metallico. In alternativa anche la Coramella e pasta di affilatura per rasoi non guasta. Qui serve davvero mano ferma oltre a tenere perfettamente piana la lama sulla pietra. Se non si è pratici meglio lasciare perdere. 
Dopo la pulizia completa è il caso di oliare i meccanismi?  Non lo so ma sconsiglio di farlo altrimenti si impasta l'interno e si è punto a capo. Le lame dovrebbero essere "auto affilanti" sfregando l'una sull'altra e la formazione delle micro bave eliminata dal materiale tagliato. Al limite, una microgoccia di olio per macchine da cucire, applicata con la punta di uno stuzzicadenti sul perno eccentrico del motorino che "sfrega" su delle parti di teflon o più probabilmente nylon caricato (che non necessità pertanto di essere lubrificato) ed un altra sui due puntini laterali che sfregano fra le lame. 
Alla fine, il rasoio torna come nuovo, pronto per il suo utilizzo "urban style".... ma che caxo significa? stile urbano? che vuol dire, cos'è lo stile urbano, esiste forse una definizione ufficiale? Garzantilinguistica.it specifica "stile di abbigliamento, accessori, arredamento ecc. che si rifà alle atmosfere e allo stile di vita tipici delle grandi metropoli... "... nelle grandi metropoli si consuma si usa e si getta... quindi uno stile di vita di m*rda a respirare inquinanti ed a fare a gara quotidiana unano contro unani, in perenne competizione fra aggressivi fighetti senzapalle a chi è più "chic", "cool" e "glam"... ma andatevene affanchiulo! Se vivi in campagna non hai uno stile di vita che si adatta a questo prodotto. Noi, veri uomini duri e grezzi come cinghiali, ci si rade con l'accetta o con la mannaia per decapitare i polli. Alla prossima. 

P.S. il cinghiale è tornato. Ripeto: il cinghiale è tornato.

giovedì 8 marzo 2018

De Longhi espresso ECO310.V (Rigenerazione totale)

Pulizie di primavera e si inizia dalla macchinetta del caffè, ovvero il prezioso nettare indispensabile alla sopravvivenza umana, oltre che diritto fondamentale dell'umanità. In verità ho dovuto mettere le mani sulla mia DeLonghi ECO310V  per un problema di pompa (già ne parlavo a marzo 2015, tre anni fa). La macchinetta ha iniziato a fare un rumore diverso dal solito, ma non esce nulla. Urge riparazione. Con l'occasione ne approfitto anche per un disassemblaggio totale, già che ci sono, per ingegnerizzare lo schema elettrico e lo schema idraulico e per una super mega ultra iper decalcificazione. 
Le operazioni di smontaggio sono abbastanza agevoli ed a non saper nè leggere nè scrivere, si procede con allentare tutte le viti a vista, con calma, catalogandole in una vaschetta a scomparti con un foglietto sottomano ove annotare la loro posizione. Se si ordinano i ricambi in rete, potrebbe accadere che i tempi di attesa affievoliscano la memoria e si rischia di dimenticare cosa avvitare e dove posizionare le viti.
Può essere utile avere sottomano l'esploso del prodotto, che elenca nei minimi dettagli ogni parte che lo compone ed agevola notevolmente lo smontaggio.


Si parte dal coperchio, poi l'interno, la base, per estrarre tutto il gruppo caldaia/pompa + pulsantiera. Tutto è smontabile ai minimi termini.
Vediamo pezzo per pezzo i componenti:
La pompa: ULKA Model E Type EP5 230V 50Hz 48Watt è sorretta da due alette di gomma e poggia su un piedino pure lui di gomma solidale ad un supporto in lamierino metallico che fa da base di appoggio anche per la caldaia. Per sfilare i tubicini di silicone che portano l'acqua dal serbatoio non si deve tirarli sperando si sfilino (in realtà tirando si strozzano e si rischia di strapparli). Occorre spingerli dalla parte terminale verso l'esterno. 
Questa pompa ha anche un diodo al suo interno (ne ignoro la funzionalità) ma il collegamento dei due fili non è critico (si possono anche invertire). A volte il problema che si presenta con queste pompe è dovuto a formazioni di calcare che si possono sciogliere in aceto o acido citrico. Ci si accorge quando vibrano poco indicando il pistone poco libero di muoversi (bisogna avere orecchio anche per questo).  Raramente (mooolto raramente) si rompono per usura. Sono di una semplicità meccanica disarmante e molto spesso (ripeto:MOLTO SPESSO) il problema non è la pompa ma la caldaia intasata di calcare responsabile del caffè che esce a stento. Ho comunque preferito sostituire. Casomai se riesco a ripararla la tengo di scorta, si sa mai che in altri progetti la possa recuperare.

Il filtro anti impurità: è un bene smontare tutto completamente, per rendersi conto se ci sono ulteriori componenti da sostituire. Nel mio caso il filtro anti impurità presenta delle caccole nere al suo interno e va sostituito con uno nuovo. Ha la funzione di impedire che eventuali corpi estranei (zanzare, polvere...),  eventualmente finiti nel serbatoio vadano nella caldaia dalla quale non potrebbero più uscire (od otturarla definitivamente)... berresti il caffè la cui acqua è passata attraverso un filtro sporco?
La guarnizione porta filtro: si toglie il filtrino metallico e si toglie pure la caldaia per farla uscire. Date le sue dimensioni generose, è difficile che la guarnizione si usuri facilmente, ovvero dura un casino, più di altre marche. Ad ogni modo, dato anche il suo costo irrisorio (2/3 euro), con l'occasione la si sostituisce. La guarnizione è appoggiata su uno strato di kapton resistente alle alte temperature che la separa dalla caldaia in acciaio inox. E' uno strato giallo/arancione e non va rimosso per nessun motivo.  Il filtrino metallico va lavato e spillato (con uno spillo) controllando controluce che sia perfetto.
La caldaia: è in acciaio inox e non sembra apribile per un ispezione interna...peccato davvero. Se si guasta la resistenza occorre cercare il pezzo intero (e non so se si trova). Vedremo di decalcificarla con acido citrico (1 euro) o con qualche prodotto specifico ( 17 euro... che contiene acido citrico il più delle volte). Meglio ripetere di non rimuovere la parte arancione dove si poggia la guarnizione del porta filtro. Già che ci siamo... svuotiamola, così verifichiamo se è bloccata e piena di calcare. Si apre la valvola del vapore e si lascia uscire l'acqua dal tubicino di mandata che era attaccato alla valvola antigoccia. Magari, raccogliendola in un bicchiere...vedrete se presenta dei sassolini bianchi per non parlare del colore giallino torbido. Shakerate per bene e svuotate ancora. Nel mio caso ho dovuto infilare un sottilissimo fil di ferro nel tubicino di mandata per disotturarlo. A vedere le condizioni dell'acqua all'interno della caldaia (ed il colore giallino torbidissimo) fa venire la voglia di decalcificarla una volta al mese.
Il porta filtro: va aperto e pulito per bene. Non credevo all'interno fosse ridotto così. Il peso artificiale nel manico... unico neo... forse era il caso di ricoprirlo o verniciarlo per impedire la ruggine. Togliere la ruggine, passarci del Ferox e verniciarlo per bene (una volta per sempre). Anche delle viti inox non sarebbero male.  Secondo alcune scuole di pensiero (la moka non va mai lavata all'interno dove si raccoglie il caffè) si potrebbe evitare di lavare il percorso che porta il caffè nei due scoli. Io preferisco pulire senza esagerare troppo, senza grattare la plastica, con uno spazzolino da denti (non lo buttate in discarica lo spazzolino usato vero?).
Il fusibile termico: è progettato per interrompere l'alimentazione alla caldaia in caso di eccessivo surriscaldamento ed è inserito dentro un tubicino di plastica poi posto a contatto con la caldaia tramite un aletta di acciaio che fissa anche i due interruttori termici. E' un fusibile...una volta fuso bisogna sostituirlo.
Il suo valore di intervento al momento non lo so, ho preferito lasciarlo al suo posto in quanto non ho la pasta termica adatta da inserire sotto gli interruttori termici. Se salta il fusibile termico, l'effetto sarà la spia di accensione accesa ma la caldaia non scalda manco a picchiarla. Nella sostituzione bisogna evitare di usare lo stagnatore per collegare quello nuovo (è un fusibile termico! non lo si deve scaldare!!). Ci si deve procurare una mini puntatrice per i contatti a saldare (vedremo di costruircene una in futuro)
Interruttori termici: ce ne sono due, normalmente chiusi, segnati nello schema come TH1 e TH2. TH1 è quello del caffè,  responsabile si staccare la caldaia al raggiungimento di 105° (valore nominale, temperatura dell'acqua per fare il caffè), mentre TH2 sarà quello che stacca la caldaia per il vapore del cappuccinatore o montalatte come lo chiamano in giro (120° valore nominale). I valori nominali sono indicativi, desunti dalla scarsa documentazione presente in rete. Francamente c'è una cosa che non mi è chiara. L'acqua bolle a 100° a livello del mare. Qualche grado in meno in montagna... perchè 105°?? si vuole far bollire l'acqua dentro la caldaia? e perchè il vapore a 120°?? Forse questi valori non sono corretti o forse le tolleranze, o forse la trasmissione del calore all'esterno...boh.
Ciò che fa testo è il valore stampigliato nel componente. Attenzione nella sostituzione con interruttori che devono avere lo stesso valore, oltre ad utilizzare correttamente la pasta termo conduttiva.
Lo schema elettrico:  me lo sono ricavato seguendo uno ad uno i fili elettrici (non ho controllato se è corretto al 100%). Questo modello non ha parti elettroniche al suo interno e pertanto: meno possibilità di guasti e maggior semplicità nella manutenzione.
Non è difficile da capire. Il pulsante on/off accende la spia indipendentemente dallo stato del fusibile termico (secondo me andava attaccata dopo). La spia che indica il raggiungimento della temperatura si accende solo quando si apre  TH1.  Il pulsante del caffè ovviamente accende la pompa dell'acqua. Quello del vapore accende la spia relativa e si mette sempre chiuso al posto di TH1, in serie a TH2 (termico del vapore) che stacca la resistenza della caldaia al raggiungimento della temperatura di intervento.
Le parti di plastica ed il supporto di metallo: il tutto va messo a bagno in una bacinella grande, con tanto sgrassatore. Al termine, se necessario, un bagnetto nell'anti calcare per la base dove si incastra il serbatoio. Se serve, una buona spazzolata a setole morbide per rimuovere meglio eventuali incrostazioni di caffè o altro. Per gli angoli più annidati, si passa un pennello imbevuto nel viakal puro (funziona da dio) e si sciacqua. Il serbatoio trasparente va riempito di acqua bollente con diluito un pò di anticalcare e si lascia una notte a riposare (torna lucido come nuovo).

Il circuito idraulico:  può essere interessante capire il percorso dell'acqua, giusto per capire dove di ferma in caso di otturazioni ed individuare il colpevole...filtro, caldaia o pompa? E' semplice ma c'è sempre qualcuno che si perde nei ragionamenti e nei commenti fa delle domande un pò sciocche.  Basta sezionare i tubicini e vedere dove si ferma l'acqua (di solito in caldaia).

Ed ora parliamo di soldi dai. Oggi quanto costa questo modello? Dal sito ufficiale del produttore ho trovato una tabellina:

La tabella la dice lunga sui ricarichi dei rivenditori. E quanto verrebbe a costare una rigenerazione totale e con sostituzione di pompa e filtro? In negozio credo molto di più del suo valore attuale. Farlo a tempo perso per hobby ?... a parte il costo puro dei ricambi e dei prodotti usati servono minimo 3 ore (smontaggio, lavaggio, sostituzione, rimontaggio, decalcificazione) non costa nulla (se non il tempo) a farsi il lavoro in casa. E' un operazione alla portata di quasi tutti (per chi ci è portato ovviamente) ma la soddisfazione personale è alle stelle.
Per finire una "recensione" gratuita, non prezzolata, inutile, personale, soggettiva, opinabile: non lo faccio mai (anzi semmai il contrario) ma stavolta devo congratularmi con il progettista, pur in presenza di alcuni margini di miglioramento.
Questo modello ha dei pregi quali: la sua semplicità tecnica, zero elettronica e la possibilità di essere completamente disassemblata per manutenzione o per una pulizia a fondo. Le equazioni sono:
Più semplice = meno componenti che si possono rompere. 
Più smontabile = componenti da sostituire più piccoli e quindi meno costosi. 
Un ciclo decalcificante ogni 250/300 caffè è d'obbligo per farla durare a lungo (ma la frequenza è fortemente condizionata dalla durezza dell'acqua di zona). Con queste macchinette del caffè è IMPERATIVO decalcificare spesso. Ma il caffè lo fa buono? dipende dalla polvere usata, testina. Alla prossima.

P.S. Renato è tornato. Ripeto: Renato è tornato.

martedì 6 marzo 2018

Porta inserti fai da te

Sto procedendo con lo smontaggio TOTALE della macchinetta del caffè De Longhi Eco310.V
In realtà dovrei solo sostituire la pompa dell'acqua e già che ci sono, sostituirò anche la guarnizione sottocoppa e perchè no anche il filtro del serbatoio. Ma dopo l'ultima pulizia a fondo (3 anni fa), noto che è ora di procedere con una rigenerazione totale, smontandola ai minimi termini, pulendo anche le parti meno accessibili e rimuovere la polvere di caffè ed il calcare che con il tempo si sono annidati ovunque. Come annoterò in seguito, ne vale la pena. Il problema che si presenta quando si decide di smontare completamente la macchina del caffè in questione... è che ci si scontra con le paranoie del produttore e con i magheggi del progettista che ha ben pensato di creare delle "trappole tecniche" atte ad impedire agli utilizzatori domestici di riparare in proprio, utilizzando i normali attrezzi che si trovano al brico center di zona (o anche ormai ai supermercati Lidl, tanto per capirci).
Per rimuovere la base, occorre svitare 4 viti "di sicurezza", del tipo W1, quelle a foro esagonale ma con un piolo centrale che richiede l'inserto a punta forata. Ma non basta. L'inserto non è certo reperibile con estrema difficoltà, basta andare da un buon ferramenta ben fornito e con l'occasione si prende il kit che contiene quasi tutti gli inserti disponibili. Conscio di ciò, il progettista frustrato in vena di dispetti pensa bene di affondare la testa della vite ad una profondità tale che non può essere raggiunta con i porta inserti "standard". Non contento, in pieno delirio vendicativo, pensa bene anche di creare un foro (l'alloggiamento della vite) di diametro inferiore rispetto al diametro dei più comuni porta inserti, così proprio non si riesce ad accedere alle viti per svitarle, tiè, così impari maledetto riparatore fai da te!! Del resto, povero "pollocliente", devi solo pensare a comprare il nuovo, buttare il vecchio o alla peggio andare dai riparatori "ufficiali" ed "autorizzati" che ti aspettano al varco, dopo essere stati costretti a frequentare costosissimi corsi di formazione dei produttori ed acquistare i loro costosissimi attrezzi esclusivi (con il miraggio di rifarsi sul primo ignaro cliente).
Scherzi a parte (ma nemmeno tanto scherzo), ci si può arrangiare diversamente... basta farsi una prolunga di diametro esterno più piccolo di un normale porta inserto a magnete... come?
Provvisoriamente, senza tante lavorazioni, si prende un tubicino di ottone, da 7mm, lo si taglia a misura e ci si infila dentro l'inserto che però ha un diametro da 7,15 e difficilmente entra dentro ad un foro interno da 5,7mm
Allora si pratica un taglio in testa al tubo, si infila l'inserto e con un martello si picchia il tubo in modo che prenda la forma esagonale e non possa far ruotare l'inserto. Fatto.
Per una soluzione sporca e frettolosa, da pochi minuti, è perfetto e la cosa che spacca proprio... è che FUNZIONA!. hack hack!

Per migliorare invece la presa e creare una prolunga porta inserti più funzionale, si può pensare a colmare i margini di miglioramento:
praticare tre tagli sottilissimi con una mola da taglio tipo Dr*mel. Ogni taglio è fatto in corrispondenza degli spigoli dell'esagono e per non sbagliare basta infilare il tubo in un dado esagonale che avrà così i 6 lati di riferimento rispetto alla mola che dovrà essere tenuta il più orizzontale (o verticale) possibile. 
Una volta inserito l'inserto campione, con un martello si adattano le 6 linguette così create alle pareti piatte dell'inserto esagonale. Per chiudere il tutto si possono stagnare (con una torcia ed un pò di stagno e flussante) le fessure, senza paura che lo stagno si attacchi all'inserto (non si attacca manco a provarci). Per sicurezza, e per irrobustire, si può anche pensare di avvolgere un sottile filo di rame non smaltato che prenderà lo stagno all'esterno e che andrà poi rifilato o smussato per diminuire il diametro esterno dell'attrezzo.
Per finire, una passata al tornio (o sulla testa di un mandrino da avvitatore) per mettere tutto in pari e lucidare l'ottone. Un bel manico ricavato da un ramo (nocciolo, ulivo, un vecchio bancale.... bastano 10/13 cm al massimo) fa il resto. Vogliamo esagerare inserendo anche un magnetino al neodimio? perchè no? Alla prossima.

P.S. la gallina ha fatto l'uovo, Ripeto: la gallina ha fatto l'uovo.

P.P.S .......,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,;;;;;;;èèèééé ecco un pò di punteggiatura e di "E" accentate in più, di scorta. Mettila un pò dove 'zzo ti pare, pensa al tuo di blog e vaffanculo e te, alla grammatica ed alle regolette da giornalista. 

P.P.P.S ...si, sono stronzo, ma avete cominciato prima voi.

Informatici peracottari

Raramente mi reco nei negozi che offrono "assistenza" informatica. Raramente mi serve assistenza in quanto sono in grado, nel 99,9% dei casi, di arrangiarmi in qualche modo. E' un lavoro, l'assistenza tecnica, che ho svolto molto tempo fa per molti anni. Nonostante sia cambiata la tecnologia, l'hardware, il software, le metodologie di approccio al problema sono rimaste più o meno le stesse. 
Si parte dal problema principale lamentato dal cliente, se ne verifica la sussistenza e si parte da zero a sperimentare causa/effetto, liberi da preconcetti indotti dai suggerimenti del cliente stesso. Tutto questo  sino a quando si individua il macro componente al quale imputare le cause del malfunzionamento. A seconda del grado di approfondimento nella diagnosi, del budget disponibile, del tempo a disposizione, del valore dell'oggetto in autopsia, si procede con lo scavare per arrivare ad individuare il minor componente da sostituire. 
Per i "tecnici" più sbrigativi, il minor componente da sostituire è ad esempio l'intero PC, reo di essere "vecchio" od obsoleto. Per altri, il livello di approfondimento può arrivare ad individuare il singolo componente elettronico o la funzione in una libreria software condivisa (o magari il parametro mal formato). E' solo un mix di costi, professionalità, passione e conoscenze che orienterà il tecnico a spingersi con il giusto compromesso verso la soluzione che più riterrà opportuna. 
Ma, a ben vedere, tutto sommato, sembra che nella stragrande maggioranza dei casi, per motivi che potremmo anche elencare, il livello di assistenza si ferma alla superficie. Si sostituisce in blocco, si fa prima, costa meno ed il cliente è soddisfatto (lo è magari perchè il cliente stesso aveva ventilato l'ipotesi di agire così). 
Giusto in questi giorni mi è attivato un netbook ultraslim, nuovissimo, del valore di poco più di cento/centocinquanta euro. Si accende, ma a causa di un errata impostazione del bios, lo schermo è nero e non c'è verso di avviarlo (maledetti smanettoni). L'assistenza tecnica del produttore nemmeno risponde alle e-mail. La documentazione tecnica è inesistente. Il "centro di assistenza autorizzato" dal produttore si rifiuta di prenderlo in carico e mi dirotta altrove. L'altrove è ben felice di prenderlo in carico in quanto, solo per diritto di chiamata, incasserà dai sessanta ai settanta euro solo per darci un occhiata senza garantire il ripristino. Un riparatore mi ha contattato al cellulare per chiedermi come procedere (e che te lo porto a fare allora?). Un altro ipotizza di dover re-installare Winzozz 10 e tutta la suite completa di Office (senza fornire dettagli sulle licenze d'uso ovviamente) e preventiva una spesa di pochissimo inferiore al valore nel netbook. Un altro ancora mi informa che è impossibile da riparare e "conviene buttarlo".
Nel giro presso vari "riparatori" di zona, provo a chiedere la disponibilità di un adattatore micro HDMI to VGA (su e-bay dai 5 ai 13 euri). Nessuno sembra averlo disponibile ma tutti si sono prodigati a promettere di procurarlo per cifre che hanno raggiunto, nel negozio del "sapiens maximo", il picco di 500 euro.
Insomma...una delusione totale che fa comprendere meglio la diffidenza che si percepisce da parte dei clienti nei confronti di tutta la categoria degli informatici.  Che dire? da informatico mi spiace ovviamente, dopo più di trent'anni di onorata carriera, constatare che le cose non sono cambiate dai tempi del PC ad 8 bit. Un pò ci si fa l'abitudine (purtroppo) e si impara a distinguersi dalla massa di "tecnici certificati" (spesso ad oggi laureati) ignoranti come il cartongesso. 
Per il netbook mi sa che dovrò arrangiarmi, come sempre, ce la posso fare. alla rpossima.

P.S. il pappagallo è rosso; l'aquila vola. ripeto:  il pappagallo è rosso; l'aquila vola.

lunedì 26 febbraio 2018

Princess 152006 Breadmaker Wake Up (riparata)

Dopo il post sul lievito diversamente "vegano", mi arriva per le mani una macchinetta per fare il pane... guasta ovviamente (altrimenti chi si sognerebbe di regalarmela?). E' una Pricess Breadmaker Wake up modello 152006, da 600 watt e 09Kg di capacità (a vasca singola). Fabbricata in cina ma rivenduta da un "produttore" dei paesi bassi www.princess.nl
(link to description http://service.princess.info/it-it/product/01.152006.01.001/macchina-per-il-pane-wake-up.aspx?tab=productinfo) 
Devo dire che per chi la usa quasi quotidianamente è un ottima una buona macchinetta, fa il suo dovere senza tante pretese, appare robusta e compatta, il che in cucina è sempre una gran cosa. Questa in particolare ha una sua storia. Tempo fa era stata inviata per una riparazione in garanzia ad un riparatore "autorizzato". Al suo rientro, a garanzia scaduta, la macchinetta funzionava perfettamente a parte il fatto che non cuoceva più. Inutile intentare causa al solito peracottaro delle riparazioni e far notare che il difetto non era presente al primo invio e che comunque avrebbero dovuto ripararlo in garanzia, previo collaudo prima della restituzione. Nel paese delle banane succede anche questo, causa un popolo di ignoranti rissosi sempre inclini a polemizzare e non fare mai il proprio dovere.
Urge quindi riparazione. Il sospetto è che per la fretta si siano dimenticati di collegare la resistenza (almeno così si spera). Prendo in carico il macchinario e mi insospettisco quando mi accorgo che, maneggiandolo, si sente all'interno sbattere un piccolo oggetto libero di rimbalzare... conoscendo la moltitudine dei riparatori con due zeta (del ca**o) non mi stupisco più di tanto. Porto il pezzo sul tavolo operatorio e mi tuffo alla ricerca di un manuale di servizio... nulla, occorre mettere in moto l'ingegno e sfruttare l'esperienza. 
Princess 152006
Nella parte inferiore ci sono 5 viti, due delle quali con testa three wings (TW) di sicurezza. Oltre a queste, è necessario svitarne altre 8 presenti all'interno del vano che ospita il cestello di cottura (la "camera" di cottura), la quale viene via assieme alla copertura plastica. Per un apertura più agevole però, anche per non sollecitare troppo il cortissimo cavo che collega il pannello comandi all'elettronica interna, è consigliabile sfilare superiormente le pareti della camera di cottura, non senza prima aver svitato l'aletta che sorregge la resistenza. Si esercita una leva con un cacciavite piatto agli angoli, molto delicatamente e parallelamente. Pian piano la parete viene su, mettendo a vista l'interno e le alette di aggancio del coperchio, quasi impossibili da individuare dall'esterno. In questo modo viene via tutta la plastica esterna rivelando la base composta da reggi-resistenza (che resta solidale alla base), reggi-elettronica e motore ad induzione con il suo condensatore. L'interno non è particolarmente complicato ed il prezzo pagato tre anni fa, è inferiore a quello di listino ancora oggi in vigore (offertona).
Con un tester ho immediatamente verificato che la resistenza è interrotta da qualche parte... guasta, da sostituire. Per il ricambio sono in contatto con un rivenditore e devo comunque aspettare una settimana (costo 18 euro). Prima ho scritto in Olanda, al produttore, il quale ha dirottato la richiesta in itaglia a Milano. Quest'ultimo mi ha re-indirizzato presso un altra catena mafiosa di gestione dei ricambi, la quale a sua volta altro non fa che rimandarti dai soliti riparatori o rivenditori peracottari di zona (a seconda da dove si chiama)... 4 passaggi e quindi 4 bocche insaziabili da sfamare. Di acquistare autonomamente il pezzo direttamente su e-bay (per dire) nemmeno a parlarne, occorre far "girare" l'economia con questi giri viziosi senza i quali il pezzo da 18 euri da voi in itaglia potrebbe costarci solo un paio di euri (sfamando comunque qualcuno), con l'unico risultato che a "girare" non è tanto l'economia ma gli zebedèi. Gli unici ricambi trattati dal produttore sembrano essere il cestello, la pala per impastare, i misurini, il coperchio.... si ok grazie maaa... la cinghia? l'elettronica?? il motore? eh? eh? per quelli come facciamo? rimettiamo in moto la catena di sant'antonio?
Oggi, installata la nuova resistenza da cottura (105,6 ohm misurati), la macchinetta ha iniziato a fare nuovamente il suo dovere, pronta a tornare nella sua sede dopo aver proceduto con un collaudo "a vuoto" per bruciare per bene la patina protettiva della resistenza che all'inizio, da nuova, puzza un pò di bruciato e non fa bene al pane.
Ma, alla fine, cos'era che sbatacchiava all'interno? ovviamente una vite di fissaggio del fondo, rimasta dentro dalla riparazione precedente e sostituita dal peracottaro con un altra (diversa), probabilmente presa dal tavolo di lavoro perennemente disordinato ed appartenente a chissà quale altra apparecchiatura ad oggi rimasta orfana per sempre di una sua parte originale... centro di assistenza autorizzati? si, a fare danni.

P.S. le pere sono mature. Il treno è arrivato. Ripeto: le pere sono mature. Il treno è arrivato.

venerdì 16 febbraio 2018

Farina vegana

Sia chiaro, non sono Vegano ma onnivoro, con qualche rarissima eccezione. Di cosa penso dei Vegani è meglio sorvolare, preferisco i vegetariani. 
Il problema è che ho la poco condivisa (ma sana) abitudine di leggere le etichette dei prodotti. Come consumatore consapevole, voglio sapere cosa contiene ciò che mangio quando sono "costretto" a comperare il prodotto già "confezionato" dalle multinazionali del male. 
Ero a casa di amici, intento ad osservare le fasi di preparazione del pane fatto in casa. Come agente lievitante ho notato l'uso della farina di malto tostato attiva, che conferisce al prodotto una tonalità marron scuro ed un sapore piacevolmente diverso dal solito. Per puro caso mi capita per le mani la busta che lo conteneva ed inizio a leggere un pò distrattamente, sino quando noto il marchietto di prodotto vegano con tanto di logo (fronte retro alla confezione). Ciò dovrebbe rassicurarmi sul fatto che nessun animale è stato ucciso o maltrattato nella produzione. Proseguo con l'elenco dei valori nutrizionali sino a quando... ma... ma...  hoibò, poffarbacco!, santa paletta!!... noto una scritta, piccola piccola, in una posizione di solito riservata nei contratti assicurativi alle clausole vessatorie... " il prodotto potrebbe contenere tracce di latte, uova ... " eh?? latte e uova sono di origine animale!! vietatissimi per i veri vegani!!
Com'è possibile che ci sia una scritta del genere? Come mai i talebanvegan non hanno ancora organizzato una violentissima protesta di fronte alla sede del produttore, con tanto di minacce di morte e fantocci wodoo dati alle fiamme?
Personalmente, seppur onnivoro, resto perplesso e come mio solito, da ignorante incallito e convinto, inizio a frullare pensieri a raffica, uno dietro l'altro, ad penis:
  1.  il produttore è obbligato a scriverlo perché "non si sa mai" che a qualcuno venga in mente di intentare una causa milionaria per una qualsiasi intolleranza ad un prodotto non documentato in etichetta
  2.  lo stabilimento di produzione è talmente disordinato che i prodotti sono accatastati come meglio viene, senza alcuna precauzione o sono etichettati in cinese o cirillico, per cui è difficile distinguerli
  3.  i dipendenti dello stabilimento di produzione o sono stranieri sottopagati o unani analfabeti sottopagati e quindi demotivati, ai quali frega una mazza di mescolare gli ingredienti, per cui l'errore ci può stare
  4.  nessuna legge vieta di pubblicare il marchio "vegano" il quale potrebbe tranquillamente figurare anche sulle confezioni di costolette di maiale senza pericolo di sanzioni
  5.  l'uso del logo non è regolamentato, per cui da voi in itaglia se manca la legge si può fare un pò come 'azzo vi pare.
  6.  i vegani non sanno leggere
  7.  il logo "prodotto vegano" non è protetto dai diritti di autore per cui è di libero utilizzo
  8.  il responsabile marketing è un furbone che sa perfettamente a quanto ammonta il fatturato globale dei prodotti vegani, per cui...piatto ricco mi ci ficco
  9. in fin dei conti i vegani non sono riconosciuti nemmeno come minoranza etnica e tantomeno come religione (a differenza dei pastafariani), pertanto pubblicizzare per vegano un qualsiasi prodotto "incompatibile" si può fare
  10. la dicitura dice "potrebbe" e non attesta in modo incontrovertibile la presenza di ingredienti non vegani, per cui sino a prova contraria il prodotto è vegano!
  11.  ...aggiungi nei commenti la tua ipotesi...
Ecco... non sono infastidito per la presa in giro. Lo sono perchè sempre più spesso troviamo la pubblicità scorretta, falsa, tesa a manipolare le decisioni di acquisto. Lo sono di più perchè gli unani sono superficiali e non dedicano nemmeno 5 secondi per leggere le etichette prima di comprare. Comprare ormai è diventato un fatto automatico, dove si danno per scontati un infinità di fattori importanti e fortemente impattanti sulle nostre esistenza. Pretendere di rimettere in funzione il cervello? giammai! disse l'unano. 

P.S. il topo è in gabbia. Ripeto: il topo è in gabbia.

giovedì 18 gennaio 2018

Switching Power supply 48V 5A (repair)

Una nota al volo. Tempo fa ho acquistato uno switching da 48v 5A per costruirmi un alimentatore da laboratorio, collegato a due moduli di alimentazione DP50V5A per la regolazione a 0 a 50volts. 
All'arrivo del materiale la sorpresa... l'alimentatore non funziona, la ventola parte per un secondo poi si ferma mentre il led verde si accende ma la tensione in uscita è zero. 
Fortuna vuole che il rivenditore cinese si dimostri gentilissimo e disponibile alla sostituzione (solo un paio di foto ed un paio di descrizioni sono stati sufficienti a convincerlo), senza nemmeno richiedere la restituzione del pezzo guasto.
In attesa del modulo, si spera funzionante, decido di investigare e tentare di riparare l'alimentatore. Con l'apertura la sorpresa. Un terminale di un induttanza male incollata al PCB si è staccata (stagnatura fredda). Saldo il terminale, accendo l'alimentatore et voilà, funziona!
Con l'apertura del contenitore non mancano le sorprese che spiegano come mai il prezzo del modulo fosse stato particolarmente appetibile (poco più di venti euro):
  • Dissipatori senza pasta termo-conduttiva
  • Alcune crepe del connettore di uscita, saldato male e sollevato in alcuni punti
  • Componenti saldati storti e piegati
  • Saldature non proprio perfette
  • Eccessiva parsimonia di colla distribuita in fretta e senza curarsi che faccia il proprio dovere
  • Mancanza di strato isolante fra il PCB ed il contenitore metallico
Tutti segnali che dovrebbero suggerire di acquistare qualcosa di meglio a prezzo ovviamente maggiore. In ambito industriale, da voi in itaglia, le cose sarebbero andate diversamente. Sicuramente il pezzo sarebbe finito in discarica o perlomeno tenuto per le parti di ricambio. I dipendenti infatti non sono motivati a riparare e ri-utilizzare le cose, mentre certi "responsabili" (i capetti aguzzini ignoranti che usano i soldi degli altri) preferiscono rintuzzare questioni del genere come "seccature" da evitare con metodi sbrigativi e superficiali (braccia rubate all'agricoltura).
A me, in fin dei conti, è andata bene. Due al prezzo di uno e difetti ai quali si può facilmente porre rimedio. Non male dai. Alla prossima. 

P.S. La mamma è a casa. Il latte è finito. Ripeto: La mamma è a casa. Il latte è finito.