sabato 1 novembre 2008

Impianto fotovoltaico (parte 1)


Visto che non riesco a stare fermo con i pensieri e mi sto preparando alla catastrofe finanziaria che ci vedrà tutti o quasi col c*lo per terra, nei ritagli di tempo accumulo progetti e dati che mi serviranno in futuro (non tanto prossimo spero) per realizzare alcune cose di utilità in uno scenario "post-atomico". Immaginiamo di trovarci senza soldi, senza elettricità, senza acqua, senza cibo... praticamente in bolletta ma con un tetto sulla testa. Qui voglio iniziare con uno dei bisogni marginali ma importanti. La produzione di elettricità. Per l'acqua ed il cibo ho già in mente qualcosa e vedrò di ordinare i dati in modo da renderli pubblicabili.

Restando con i piedi per terra, vorrei comunque iniziare a produrmi l'elettricità col metodo fotovoltaico, visto che in questa zona l'eolico "no tira", dato che il vento non è costante, a volte assente e ci sono troppe case ed alberi che ne disturbano il fluire. Voglio dimensionare l'impianto che sostituisca circa i 3 kw (il taglio tipico di un abitazione) e per un fabbisogno energetico giornaliero tipico di 8,5 kWh/giorno (famiglia di tre persone).
La formula che fissa la potenza elettrica per unità familiare media è P=(carico giornaliero/Heq)* (1/BOS)
Il carico giornaliero è determinato dal valore precedentemente fissato con metodo empirico (8,5kWh/giorno).

Il parametro Heq è il numero di ore che servono ad un raggio di energia di 1kW/m2 per ottenere un irraggiamento reale in una determinata zona (si ipotizza che l'energia solare che colpisce una superficie sia sempre di 1kW/m2 visto che non è possibile determinare esattamente per ogni zona l'energia solare irraggiante).
Il parametro BOS (Balance Of system) indica in qualche modo l'efficienza di tutto l'impianto, composto da inverter, accumulatori, cavi elettrici di collegamento, connettori che come si sa disperdono energia. Si fissa all'85% il valore che rappresenta una percentuale ragionevole.
Heq si ricava dalle tabelle che forniscono la radiazione solare media in funzione dell'area dove si vive. Il calcolo è facile se si fa un uso intelligente della rete. Il sito dell'ENEA fornisce un sistema di calcolo on-line per ricavare il dato. Basta indicare le coordinate satellitari della zona dove si vive ed indicare il modello di calcolo. Primo problema...come ottenere le coordinate satellitari se non si possiede un navigatore?. Un semplice trucco... andare su maps.google.com, cercare la propria località di interesse, selezionare "mappa" (non satellite o terreno) ed ingrandire al massimo in modo che il punto sia al centro dell'immagine visualizzata. Incollare nella barra degli indirizzi il seguente codice :
javascript:void(prompt('',gApplication.getMap().getCenter()));
Comparirà una finestrella con i dati richiesti. Il sito dell'ENEA richiede l'indicazione della latitudine e della longitudine in gradi, minuti primi e minuti secondi. Io ho dato in pasto le indicazioni in gradi decimali ed il programma non ha dato alcun errore. In ogni caso, per trasformare l'indicazione della latitudine e longitudine da gradi decimali in gradi, minuti primi e minuti secondi.... non lo so...sto indagando ma credo basti dividere per sessanta la parte decimale ed il resto per 3600 e sommare. Le coordinate 42°34'27"(formato sessa-decimale) e l'angolo 42.574167 coincidono essendo infatti: 42 + 34 / 60 + 27 / 3600 = 42.574167
Torniamo al calcolo dell'irraggiamento estrapolando i dati indicati dall'ENEA calcolati per una superficie orizzontale del fotovoltaico (piano fisso, ovvero senza inseguitore solare...sarà uno dei prossimi post) senza ostacoli che oscurino i raggi solari in periodi della giornata (dato che la terra gira....).

  • Latitudine di esempio: 45.71818824008994; longitudine: 11.69492483139038
  • Modello per il calcolo della frazione della radiazione diffusa rispetto alla globale: ENEA-SOLTERM
  • Unità di misura: kWh/m2
  • Calcolo per tutti i mesi
Risultato:
Mese
Ostacolo
Rggmm su sup.incl.
Errore
Gennaio
assente
1.60
kWh/m2

Febbraio
assente
2.44
kWh/m2

Marzo
assente
3.65
kWh/m2

Aprile
assente
4.68
kWh/m2

Maggio
assente
5.58
kWh/m2

Giugno
assente
6.22
kWh/m2

Luglio
assente
6.26
kWh/m2

Agosto
assente
5.30
kWh/m2

Settembre
assente
4.06
kWh/m2

Ottobre
assente
2.65
kWh/m2

Novembre
assente
1.71
kWh/m2

Dicembre
assente
1.19
kWh/m2


Radiazione globale annua sulla superficie orizzontale: 1383 kWh/m2 (anno convenzionale di 365.25 giorni)
In tabella il valore Heq si trova nella colonna chiamata Rggmm. Con i dati esposti si può ora calcolare la potenza di picco P applicando la formula indicata. Prendiamo un valore medio di Heq per il mese di luglio in zona nord italia.

Successivamente si procede con il calcolo dei moduli da installare. n°moduli= P/Pmodulo.
"Pmodulo" è un dato fornito dai produttori di pannelli fotovoltaici (si trova nel catalogo o depliant fornito a corredo del pannello.Se il sito del produttore è serio, fornirà questo dato). Bene, abbiamo ora il numero di moduli da collegare tra loro per ottenere tensione e corrente desiderati (arrotondare per eccesso il risultato). Teniamo conto che i moduli in parallelo aumentano la corrente erogabile, mentre se collegati in serie si aumenta la tensione generata.
Ok, questa è la teoria e per ora mi fermo qui. Voglio produrmi da me i pannelli. So che in commercio esistono i biscotti di silicio fotovoltaico ed assemblare un pannello non è poi così difficile come si crede. Nell'attesa di poter entrare in possesso della cifra necessaria all'acquisto, procedo con cercare e raccogliere (da qualche recupero) profili ad "L" in alluminio, lastre di plexyglass, pannelli plastici, cavi elettrici di scarto e diodi di potenza, ci serviranno. Occhi aperti e predisposizione a cogliere le occasioni sono il segreto. Magari in qualche fabbrica (nella zona destinata agli scarti...basta chiedere), i diodi dagli alimentatori da PC che supportano amperaggi abbastanza elevati, il resto magari da qualche fallimento, purtroppo frequente in questo periodo. Starò attento. Non mancherò di riprendere l'argomento, magari con un piccolo progetto per alimentare una sala server di modeste dimensioni. Mancano ancora indicazioni per la corretta inclinazione, per il dimensionamento degli accumulatori, per l'inverter...magari un sistema per orientare i pannelli automaticamente, vedremo. A presto.


P.S. Due di danari e tre di bastoni. Ripeto: Due di danari e tre di bastoni.

giovedì 30 ottobre 2008

la leva della paura

Oggi mi sono imbattuto in un comunicato stampa penoso, superficiale, tecnicamente infantile. Lo scopo dell'autore, probabilmente, era quello di farsi capire, rivolgendosi ai media che, come si sa, raramente sono popolati da giornalisti normodotati. L'organizzazione no-profit rappresentata dall'autore, con alle spalle lo sponsor privato desideroso di mascherare la pubblicità in notizie utili, lancia un allarme sicurezza: " ALLARME WIFI: IL 70% DELLE AZIENDE CHE UTILIZZANO WIRELESS E' ESPOSTO ALLE INTRUSIONI. Dalla lettura del testo, di poche righe, insufficienti per informare correttamente, si comprendono in primis le motivazioni che hanno spinto l'autore a pubblicarle, in secondo luogo la forma mentis che governa le parole dell'autore stesso. Prendo solo alcuni passaggi per dovere di sintesi, specificando che si parla di uso del segnale wi-fi di "altri":
Affermazione:"Il rischio è anche che il proprio indirizzo IP sia utilizzato da malintenzionati per compiere malefatte..."
Risposta: L'indirizzo IP è facilmente "spoofabile" ovvero modificabile con tecniche che non sono poi così segrete. Un vero malintenzionato può comunque modificare l'indirizzo ip che risulterà utilizzato, non ha certo bisogno di appostarsi nei pressi di un hot-spot wireless. Il rischio c'è ma vale solo per i polli improvvisati, gli wannabe hacker, gli unici che le forze dell'ordine riescono a pizzicare con le mani nella marmellata e vengono descritti come dei geni dell'informatica.
Affermazione: "E' quanto emerge da una indagine compiuta dall'Osservatorio Nazionale (...omissis...), struttura no profit promossa dalla trevigiana (omissis) in collaborazione con altre aziende del settore"
Risposta: Ecco svelato il motivo di tale allarmismo. Bisogna citare l'azienda con un pizzico di no-profit... è gratis ed i giornali, sempre ghiotti di catastrofi e pericoli, pubblicano senza chiedere nulla in cambio (di solito soldi). Le "altre aziende" non sono ovviamente citate, solo lo sponsor merita la nomina.
Affermazione: "La tecnologia wireless sta ormai dilagando, complice il costo dell'hardware sempre più basso..."
Risposta: Notare il termine negativo e la segnalazione del correo. Colpevole e complice in una sola citazione, bel colpo, complimenti. Manca una lacrimuccia se i costi scendono ed un piagnisteo del genere non meritava nemmeno di essere pubblicato.
Affermazione: "...però pochi tengono conto che le reti wireless se non correttamente configurate sono assai più vulnerabili del classico cavo..."
Risposta: Anche le reti wireless ben configurate sono soggette "facilmente" ad essere penetrate. La notizia vera era: le reti wireless sono insicure, ma probabilmente allo sponsor una tale notizia farebbe crollare il proprio business sia delle vendite di reti che di "buone configurazioni". Questi si che sono esperti di sicurezza!
Affermazione : "(...omissis...) insieme all'Osservatorio ha condotto un'indagine nelle principali città del veneto per scoprire quanti "spot" (...) sono aperti e utilizzabili da chiunque voglia agganciarsi"
Risposta: E ridaje con la pubblicità occulta. Ma è l'organizzazione no profit o il privato che conta? In ogni caso, la notizia è vecchia. Indagini simili ne hanno condotte a iosa. Che ne esistano moltissime di aperte lo sanno anche i sassi ormai ma nessuno indaga, nessuno si muove...chissà perchè vero?
Affermazione: "Questa tecnica, usata anche dagli hacker, è detta "Wardriving" e consiste appunto nello scansionare con attrezzature di facile reperibilità spot wifi "aperti"...".
Qui si inizia con l'esagerare la percezione che chi scrive non è certo un informatico come vorrebbe far credere. Intanto l'uso del termine hacker ha anche qui una connotazione negativa, ma che in realtà non lo è. Forse si vuole dire che è una tecnica "difficile"? Prerogativa dei "truffatori"?. Forse era meglio usare il termine cracker?? E poi non servono certo "attrezzature" particolari... basta una chiavetta wi-fi ed un portatile. Per i più evoluti, un antenna per aumentare la portata, che serve per lo meno a barare sui risultati. Senza antenna aggiuntiva (sicuramente vistosa e non utilizzata da eventuali malintenzionati) difficilmente si ottiene un segnale stabile ed utilizzabile da un access point al terzo piano di un ufficio o abitazione. E poi... se volessi solo il segnale wi-fi per una telefonata a mie spese? Certo, sto usando un accesso point non di mia proprietà, ma sto telefonando con un mio account, per un emergenza magari. In molti stati europei, il segnale wi-fi (minimo a 20 mega) è pubblico e gratuito con un eccellente copertura. Qui in "itaglia" è già un miracolo se arrivano 2 mega dell'adsl. Un vero schifo.
Affermazione :"Gli spot aperti sono porte aperte sulle aziende o sui PC dei privati: permettono con estrema facilità di entrare nella rete e nei PC, di intercettare dati sensibili come le password dei conti bancari o i codici delle carte di credito"
Risposta: le conoscenze di questo smanettone si rivelano scarse. L'estrema facilità di reperimento dai dati, una volta entrati è da vedere. L'intercettazione dei dati sensibili si può fare più facilmente frugando nei cestini della spazzatura, entrando in ufficio sbirciando quà e là nei documenti incustoditi, chiedendo direttamente agli addetti che parlano, parlano, parlano... non serve certo essere dei tecnici per ottenere informazioni in un paese dove la sicurezza è scarsa in tutti i livelli. Ovvio però che ci si concentra nella paura maggiore... il terrore che ci rubino i soldi, il dio danaro che ci permette di apparire come persone "di successo", indipendentemente dal come li abbiamo guadagnati.
Affermazione: "Il panorama che è emerso dall'indagine è preoccupante: a Treviso Centro Città 27 hot spot wireless completamente aperti e vulnerabili (1 è anche di una nota banca del centro città); a Belluno 12 hot spot ; a Venezia 32; Vicenza 28 Verona 26.
In totale il 68% degli "spot" trovati sono aperti o comunque facilmente accessibili. “Questa situazione è molto grave - ha dichiarato (...omissis...)"
Un panorama preoccupante...perchè?? Forse perchè "addirittura" una banca ha l'access point aperto? Un articolo serio avrebbe dovuto riportare il nome di quella banca, che sono loro i veri malintenzionati. Almeno così si aiutano i loro clienti a chiudere il conto ed andare da un altra parte...per sicurezza, non si sa mai. Per inciso, si dimenticano di dire che i server delle banche, quelli con i dati dei conti, sono su linea dedicata, non certo su rete wireless. Magari era il caso di ricordare però che le linee dedicate scorrono ad altezza d'uomo su cavo esterno, ingraffettato al muro... (sic!)
Ma è la base statistiche che un pò mi lascia perplesso... la propagazione dell'ESSID (il nome della rete wi-fi) può essere inibito (anche se con alcune tecniche è possibile leggerlo comunque). Quindi la domanda è : quanti reti nascoste sono state individuate? Il dato citato del 68% andrebbe quindi ridimensionato. La situazione è grave? Secondo me, è grave che nessuno sia andato a scovare questi peracottari dell'installazione selvaggia ed abbia inoltrato a chi di competenza una denuncia penale. L'Osservatorio l'ha fatto? Credo di no. L'azienda sponsor non avrebbe piacere che risultasse come capofila di una crociata che danneggia la reputazione di banche, uffici e cittadini "onesti". Meglio tacere, compiacere gli illeciti tacendo, che il business è sacro ed il diritto un inutile orpello che sta per essere smantellato in nome del "progresso economico".
Affermazione (del sedicente osservatore): "Immaginiamo non solo cosa possa significare entrare liberamente nella rete di una banca, ma anche quali pericoli corrono gli ignari utenti:
qualcuno potrebbe utilizzare il loro IP (la carta di identità di chi naviga su internet) per commettere reati, scambiare file illegali, commettere truffe..."
Risposta: "Qualcuno potrebbe"... entrare a casa tua e ti lascio immaginare cosa potrebbe fare, mente bacata. Immagina, lui, cose che farebbe lui. Truffe, furti, addirittura scambiare file illegali!!! Notare che è il file la cosa illegale, non il fatto di duplicare materiale protetto... Non immagina magari un uso "buono" di un access point aperto, un uso "lecito"...sembra che la rete sia usata solo per rubare, commettere reati e ... la piaga del secolo! lo scambio di file illegali!! qunidi siamo tutti disonesti sino a prova contraria....fascista.
E poi, la nuova bufala del secolo...l'IP è la carta di identità di chi naviga su internet... ROTFL, ed il MAC Address? il passaporto? ma per piacere!
Affermazione "Qualcosa si è cercato di fare con il famoso decreto Pisanu (si certo, rendere la vita impossibile agi onesti con i divieti assurdi facendo leva sulla paura) Decreto Legge 27 luglio 2005, n.144 Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale, ma questo decreto riguarda solo gli enti pubblici che forniscono connettività ai propri clienti. Tutti gli altri devono fare da soli e fare pure in fretta"."
Risposta: Il Decreto è una skifezza, ideato solo per poter controllare i call center gestiti da persone di una determinata razza. In realtà il risultato è stato quello di inibire lo sviluppo di una connettività aperta e libera, I terroristi non se ne vanno certo in giro a cercare reti aperte per il loro misfatti... sono decisamente meno scemi di chi ha fatto quel decreto. L'obiettivo reale è poi quello di poter controllare tutto e tutti, in perfetto stile nazista, condito con la famosa affermazione...male non fare, paura non avere.. tipico delle SS naziste, è il caso di ricordarlo, specialmente a chi predica a treviso la tolleranza zero. Il trionfo dell'incapacità di governare senza vietare, controllare, limitare, regolare, spiare, punire... che schifo.
L'articolo in realtà non informa, ma è permeato da un inquietudine strisciante. Mi immagino coloro che dopo averlo letto, chiamano il proprio tecnico di fiducia (il cuggino che lavora all'ibiemme) e chiedono di proteggere la rete. E' un servizio che ovviamente l'azienda dell'autore è in grado di offrire in cambio di pochi spiccioli. Non ha tenuto conto però che il cuggino lo fa gratis, così come lo ha fatto nell'installare la rete wireless. Quindi ... di cosa bisogna avere paura in realtà?? dei sedicenti tecnici raccomandati, che riescono ad installare reti nelle banche, dei commerciali che vendono "soluzioni" e per raccattare clienti scrivono articoli del genere con il tramite di un organizzazione "no" profit. Ma andate a fanchiulo!...

P.S. Il Gatto perde il pelo ma ci lascia lo zampino. Ripeto:Il Gatto perde il pelo ma ci lascia lo zampino.

mercoledì 29 ottobre 2008

Hardware usato

Durante una delle mie visite periodiche in aziende manifatturiere, mi sono ritrovato in uno di quei luoghi ove vengono "immagazzinate" le apparecchiature elettroniche dismesse. Lo stoccaggio di hardware "obsoleto" è un fenomeno che si manifesta nella totalità delle aziende italiane. Un apparecchio, dopo l'utilizzo quotidiano, viene "temporaneamente" sostituito da hardware nuovo, più performante, più compatibile con le nuove versioni di software. Tralascio qui la discussione sul susseguirsi di versioni di programmi modificati per compiacere unicamente le necessità dei nuovi sistemi operativi proprietari, rilasciati solo per esigenze di marketing. L'hardware dismesso, spesso, funziona egregiamente. Per tale motivo viene accantonato con l'idea che "...può sempre tornare utile...". Con il tempo ci si dimentica di averlo, la polvere si accumula, la cura con cui viene inizialmente riposto sugli scaffali va via via scemando. La speranza è sempre quella di "venderlo" a metà prezzo a "qualcuno" che possa ri-utilizzarlo. In questo modo, anno dopo anno, il materiale si accumula all'inverosimile e sempre più viene maltrattato in quanto si pensa che il suo valore sia pressochè a zero. Più polvere ha, meno vale. Le parti poi giudicate meno importanti, quali CD, drivers, manuali, cavi ed alimentatori, chiavi, adattatori vari, vengono inevitabilmente "perse" nei meandri dell'azienda, in qualche cassetto ed alla fine non ci si ricorda nemmeno più a cosa serve. E' già una fortuna trovare tutto alla rinfusa dentro uno scatolone in un groviglio inestricabile di cavi e cavetti sporchi e pieni di ragnatele. Un vero peccato. Ci si imbatte spesso in articoli che parlano del trashware, della mole di apparecchi da smaltire (a volte illegalmente) come rifiuti speciali. In realtà, il 90 % dell'hardware obsoleto, può trovare un utilizzo. Ma l'odierna società spinge più al consumo, all'acquisto del nuovo, anche per ragioni di immagine più che per ragioni pratiche. I rivenditori lo sanno. Preferiscono decantare le doti del nuovo che fa guadagnare di più a scapito del costo di smaltimento che è distribuito sulla comunità. E' un atteggiamento incosciente, egoista, che elogia l'avidità a scapito dell'attenzione all'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Contrastare questo fenomeno? E' dura ma si può fare. Fa guadagnare?? No. Decisamente no da un punto di vista economico immediato. Si, se si pensa al risparmio ambientale che però, per alcuni, non si traduce in guadagno economico. Ad ogni modo, si riescono a trovare apparecchi che hanno un valore commerciale di parecchie migliaia di euro al nuovo, ed un discreto valore commerciale nel mercato dell'usato. La cosa dura, se si procede con onestà, è convincere dati alla mano, che si risparmia rischiando però la rottura in ogni momento. Per le stampanti termiche ad esempio, la parte più delicata è la testina, garantita a parte solo per 9 mesi in alcune stampanti. Una stampante di etichette, industriale e del valore di 1500-2500 euro, con 10 km di etichette stampate (nei modelli evoluti il contatore è memorizzato), può funzionare almeno per altrettanti km se si procede con un adeguata manutenzione. Alcol isopropilico, manualità, competenza tecnica e tanta pazienza. Può essere riportata "a nuovo". La probabilità di un guasto alla parte elettrica è prossima allo zero. Proporla a 250 euro è un affarone, dopo la manutenzione straordinaria. Proporla ad una piccola azienda, che non ha molte pretese, è un varo affare. Il valore dell'usato poi sale notevolmente se la dotazione originale è conservata nell'imballo originale. Manuali, alimentatori, cavi, adattatori, CD driver e software di utilità, documentazione varia... L'ordine non sembra una dote degli informatici d'oggi. Il valore di cose acquistate da altri (l'azienda) è percepito dai giovani come pressochè nullo. Non è raro imbattersi in PC presi a calci, stampanti maltrattate al limite del sadismo tecnologico, apparecchi cannibalizzati senza cura su cui delle menti malate hanno inutilmente infierito dopo aver scaricato la rabbia repressa. Deficienti.

C'è anche un aspetto interessante da valutare, per comprendere l'atteggiamento delle aziende che decidono di ri-utilizzare l'usato. L'aspetto è psicologico. Si pensa, si immagina, che usare hardware usato sia da barboni, da poveracci che non si possono permettere l'acquisto del nuovo. I commerciali questo lo sanno e fanno leva proprio su questo aspetto per piazzare le stesse apparecchiature, ma nuove e dal valore 10 volte superiore. Usare l'usato dà un senso di povertà, di inefficienza, soprattutto di arretratezza, non solo tecnologica. A mio avviso tale pensiero è ingiustificato. Molte (tutte le) aziende che acquistano hardware e software nuovi di zecca, li utilizzano al 10 massimo 20% delle loro potenzialità. Riutilizzare l'usato al 100% delle possibilità può permettere di recuperare quella che superficialmente viene definita obsolescenza ed essere più efficienti di chi sotto utilizza il nuovo. Se poi si spinge sull'organizzazione interna, sulla corretta comunicazione delle informazioni, sull'ottimizzazione dei tempi e dei metodi, anche per aziende piccole o microscopiche, ecco che il gap di funzionalità può essere facilmente colmato se non superato. Basta un pò di ingegno, di intelligenza, di volontà... tutte cose ormai scomparse e rintuzzate da campagne di marketing dissennate, menzognere,disoneste ed inutili. Io preferisco spingere l'utilizzo al 100% piuttosto che promuovere nuovi acquisti. Sono deriso e denigrato dai venditori, che se potessero mi avrebbero già ammazzato di botte, ma io continuo così. Ho dalla mia parte i clienti che mi sono scelto, perchè sono io a decidere a chi dare la mia professionalità, non loro che comandano solo perchè pagano. E' una questione di scelte e di coraggio. Alla prossima

P.S. Buttare le mele marce. Ripeto: Buttare le mele marce.

lunedì 27 ottobre 2008

Too many SPAM


Oggi è una brutta giornata. Qualche testa di ca**o, chissà in quale parte di questo pianeta, ha usato uno dei miei indirizzi e-mail come mittente ad una montagna di messaggi spazzatura. Come risultato, mi sono ritrovato con il server sovraccarico di segnalazioni di vario tipo, quali:
  • Mail delivery failed: returning message to sender
  • Delivery Status Notification (Failure)
  • failure notice
  • Non delivery report: 5.7.1 (Delivery not authorized)
  • **Message you sent blocked by our SPAM filter**
  • Undelivered Mail Returned to Sender
  • bounce message
  • Non delivery report: 5.9.4 (Spam SLS/RBL)
  • Zpráva označena jako spam
  • Возвращенное сообщение электронной почты:
  • Delivery Notification: Delivery has failed
  • Your email requires verification verify
  • Benachrichtung zum +ANw-bermittlungsstatus (Fehlgeschlagen)
  • **Message you sent blocked by our bulk email filter**
  • Mail could not be delivered
  • Returned mail: see transcript for details
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL
  • Article rejected, un-authorized poster of...
  • **Message you sent was blocked by HMMA SPAM bulk email filter**
  • Rejected posting to...
  • Returned mail: delivery problems encountered
  • Delivery reports about your email [FAILED(1)]
  • Protezione password attivata - il tuo messaggio inviato al gruppo...
  • Returned mail: #5.1.0 Address rejected.
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL from you
  • Achtung: Ihre E-Mail konnte nicht zugestellt werden: Nachricht zurueckgesendet
  • Notification d'état de remise (échec)
  • **Message you sent blocked by our Caltrans bulk email filter**
  • Undeliverable: [SPAM (Non-existent user)]
  • Notificación de estado de entrega (Error)
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL, apparently from you
  • Returned mail: Mailbox Full
  • Benachrichtung zum Übermittlungsstatus (Fehlgeschlagen)

ed altri....
Una quantità industriale di messaggi, una valanga continua ed in progressivo aumento, che sta mettendo a dura prova il server (quale miglior modo di testarne il comportamento sotto stress??)
Ad ogni modo, spero che a quel mentecatto malato, figlio di una discarica a cielo aperto, gli cada l'uccello se è maschio o gli scoppi l'utero se femmina. Che possa marcire in galera se lo beccano. Ho dovuto disattivare l'account di posta, con gravi ed ovvie conseguenze. vorrà dire che per un pò me ne sto irraggiungibile. Peccato per gli ordini on-line ma spero che sia un fenomeno passeggero. Pazienza.

P.S. Potare le piante da frutto. Ripeto: Potare le piante da frutto.

domenica 26 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 7)

Quasi ci siamo. Come ogni progetto che si rispetti, degno di chiamarsi tale, ci sono degli ampi spazi di miglioramento. Modifiche, migliorie, ottimizzazioni... pian piano, dopo i primi utilizzi ci si accorge sempre che qualcosa può essere modificato per rendere più facile ed agevole il lavoro. Giusto per enfatizzare l'opportunità di rendere disponibili agli altri le informazioni necessarie per un eventuale "fai da te", e considerato che è meglio imparare dagli errori altrui piuttosto che commetterli in prima persona, elenco nel seguito dubbi, insuccessi e soluzioni "tampone"... che averci pensato prima sarebbe stato meglio... :-)
1) i fili di collegamento sono di sezione sovradimensionata. Li ho utilizzati come recupero da un cablaggio effettuato in un macchinario simile, le cui dimensioni interne erano di 5 volte maggiori rispetto al mio. In questo modo il coperchio 'fatica' a chiudersi. L'utilizzo di fascette stringicavo non migliora la situazione.
2) il supporto del serbatoio acrilico è montato "sbagliato"....Avevo predisposto 4 fori per poterlo montare in due posizioni diverse, prima di scegliere la direzione della valvola di scarico. Nel incastrare i supporti, dopo la verniciatura del contenitore, dato che la vernice ha fatto spessore, i tasselli si sono incastrati perfettamente senza necessità di colle. Un montaggio errato però mi ha impedito di togliere uno dei due supporti montato nei fori sbagliati. Per ovviare, ho avvitato il serbatoio da un lato e dall'altro ho incollato con il silicone...reggerà.
3) Nel tentare di incastrare i supporti del serbatoio, ho usato un martello. Un crepo nella base che non compromette la tenuta dell'aria, ha prodotto un antiestetico "rattoppo" di "sicurezza" con del silicone per sanitari. Meglio sempre ricordare che stiamo parlando di componenti "delicati" e che la costruzione non rientra nel settore della carpenteria metallica.
4) Il pannello frontale in plexyglass da 4mm, non è certo adatto per supportare sforzi meccanici. Sarà facile da lavorare ma è delicato e va trattato con attenzione. Meglio una lamiera di alluminio per chi ha l'attrezzatura per lavorare i metalli (l'alluminio in particolare che si impasta sugli attrezzi di lavoro).
5) L'impianto pneumatico andrebbe rifatto con tubicini nuovi. Quelli utilizzati, presentano l'interno "sporco" di inchiostro e sono comunque stati intestati (taglio della parte terminale) dopo un lavaggio che non è riuscito a renderli come nuovi. Uno era completamente otturato all'inizio. E' solo l'obiettivo di utilizzare materiale rigorosamente di recupero che mi impedisce di sostituirli.
6) L'impianto elettrico, così come concepito, dipende dall'isteresi del pressostato che apre o chiude il circuito di aspirazione. Va verificato caso per caso se utilizzarlo o bypassarlo regolando la depressione "a occhio".
7) Le spie-pulsante utilizzate hanno i contatti molto delicati ed i mini fast-on non si trovano facilmente in commercio. Un contatto in particolare, quello normalmente aperto, si è spezzato alla base, costringendomi a relegare il pulsante a mera spia di segnalazione.
8) Manca completamente l'elettronica, un microprocessore che potrebbe aiutare moltissimo per un ciclo di aspirazione completamente automatico. Nessun sensore, nessuna segnalazione con display, nessun gadget che fa molto geek... vabbè, almeno così ho enfatizzato il lavoro manuale di una volta, anche se non escludo che in futuro, a scopo didattico, non mi pigli il ruzzo di rifare completamente tutto.

OK. Sono in attesa che la colla faccia il suo dovere... sono pronto per un collaudo, ed alcune foto che pubblicherò. Non vedo l'ora di iniziare. Alla prossima.

P.S. L'ombra oscura il raccolto. Ripeto: L'ombra oscura il raccolto.

venerdì 24 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 6)

Funziona! Riparata la pompa a palette ho collegato provvisoriamente i tubi dell'aria. All'inizio c'era una perdita nel tubo di scarico. Per trovarla ho utilizzato il metodo inverso. Aspirando l'aria non si riusciva a capire da dove entrasse. Allora ho soffiato dell'aria compressa e con un pò di acqua saponata ho trovato la falla. Colpa di un tubicino di scarico, leggermente deformato dall'uso prolungato nella parte terminale. L'ho tagliato (mezzo centimetro) e la tenuta si è dimostrata sufficiente. Per prova mi sono spinto sino a -4bar. La tenuta non è ancora perfetta. In pochi minuti infatti il serbatoio si riempie di aria e non riesco a trovare da dove. Allora, a mali estremi, silicone per sanitari per sigillare i punti dove sono avvitati gli scarichi, precedentemente avitati con il teflon. Dovesse essere insufficiente, provvederò a sostituire i tubi o alla peggio la raccorderia. Cmq, sono davvero soddisfatto, il vuoto c'è. A questo punto, abbandono la strada del vuoto a valvola venturi e tengo la pompa a palette, ri-arrangiata senza alcuna sostituzione di pezzi che ho comunque ordinato per migliorare l'efficienza e la tenuta. Con questa soluzione non devo attaccare il compressore e predisporre l'impianto di aria (molto meglio così) e posso recuperare il regolatore di pressione per altri utilizzi. In attesa che il silicone reticoli, procedo con le modifiche all'impianto elettrico. E' sufficiente mettere il motore al posto dell'elettrovalvola venturi e usare il contatto per collegarlo alla 220 volts. Il pulsante di scarico del liquido va collegato direttamente all'alimentazione continua a 24 volts (starò attento a non azionarlo in presenza del vuoto), altrimenti devo cercare un relè a tre deviatori o inserirne un altro...forse frugando fra i componenti di recupero ne trovo uno. Ultimo test, devo capire a quale depressione scatta il pressostato e l'isteresi di chiusura, per determinare il range di pressione entro il quale lavorare in piena efficienza. OK. si va avanti. alla prossima.

P.S. Lo zoppo non impara a camminare. Ripeto :Lo zoppo non impara a camminare.

giovedì 23 ottobre 2008

Pompa a palette

Come scritto nei post precedenti, la pompa a palette utilizzata per l'aspirazione dell'aria dal serbatoio sottovuoto, ha rivelato dei problemi tecnici. Rimasta ferma troppo tempo ed in presenza di inchiostro nel gruppo rotante, ho dovuto smontare il tutto e cercare di pulire la camera di aspirazione dalle incrostazioni.
L'apertura della camera aspirante è facile. Basta svitare 4 viti e sfilare il pezzo con il foro eccentrico su cui sono innestate le valvole di aspirazione e mandata.
Il bagno notturno nel liquido disincrostante non ha dato risultati apprezzabili, al punto di dubitare della bontà dei liquidi "specifici" in commercio. Per togliere le palette di acciaio ho quindi spruzzato un pò di svitol e con un punteruolo sottile le ho fatte uscire dalla loro sede. successivamente le ho pulite una ad una con un panno di carta. Poi ho passato un pò di carta vetrata finissima (per lappatura) all'interno della camera di aspirazione e sui coperchi nei punti in cui si è formata una patina scura. L'alloggiamento delle lamelle è stato ripulito con carta vetrata e aria compressa. Rimontato il tutto, ho passato un velo di olio lubrificante per agevolare la rotazione del perno. Rimontato il tutto e data l'alimentazione, mi accorgo che il filtro di aspirazione (un tubicino di ottone con all'interno un materiale poroso) è otturato, molto probabilmente dall'inchiostro rinsecchito finito dentro per errore o a causa di un cattivo utilizzo del macchinario su cui originariamente era installata la pompa. Per pulirlo, sto provando con un bagno in acqua calda con un pò di detergente per le mani... forse funziona. Nel frattempo, sto aspettando che la ditta produttrice risponda alla richiesta di un kit di ricambio per le lamelle e per il filtro. Dubito che per una cosa del genere si degnino di rispondere, forse sono abituati ad ordini con molti zeri e queste richieste, mirate a riparare piuttosto che sostituire tutta la pompa, forse rappresentano più una rottura di scatole che altro. Tentar non nuoce. Da una prova effettuata, senza il filtro, sembra che la pompa funzioni egregiamente e l'aspirazione sia sufficiente per creare un buon livello di vuoto. Sono propenso a preferirla al posto della valvola venturi, anche perchè così elimino tutto il circuito di aria compressa (manometro compreso) oltre alla necessità di utilizzare un compressore esterno. Mi resteranno dei fori nel contenitore.... vabbè, pazienza. Bene. Aspetto che il filtro si "lavi" per bene e poi vediamo come fare. Alla prossima.

P.S. Lo scienziato è in campagna. Ripeto: Lo scienziato è in campagna.

mercoledì 22 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 5)

Uno stop tecnico...per ora. Collegàti i tubi del circuito pneumatico, ho proceduto a collaudare il tutto. Dopo aver inserito alcuni adattatori alla presa di mandata dell'aria compressa, ho azionato il pulsante per creare il sottovuoto e....nulla. La valvola venturi funziona ma il vuoto stenta a formarsi. Il manometro indica una sola tacca, ma non ne vuole sapere di schiodarsi da lì. Allora ho controllato tutti gli innesti dei tubi dell'aria, per verificare che non ci fossero perdite. Ho ri-teflonato il filetto del pressostato. Apparentemente è tutto a posto ma di vuoto nemmeno a parlarne. In rete ho trovato alcune caratteristiche di valvole che sfruttano il principio del tubo venturi, che garantiscono una percentuale di vuoto attorno all'85% (-8 bar circa). Per prova allora sto procedendo con l'utilizzo di una pompa per il sottovuoto dotata di un motore a 220 volts. Durante il collaudo però scopro che il perno fatica a girare, per cui ho proceduto con lo smontaggio del corpo di aspirazione per verificare cosa c'è che non va. La pompa è rimasta troppo a lungo ferma ed un pò di inchiostro (stranamente penetrato nel corpo rotante), dopo essersi rinsecchito ha praticamente bloccato il rotore. La pompa in questione è del tipo a palette rotanti. Un perno in ottone presenta 6 scanalature dove sono inserite delle lamelle di acciaio. Queste, per la forza centrifuga, scivolano sul corpo esterno formato da un eccentrico, creando così aspirazione ed espulsione dell'aria. L'inchiostro rinsecchito ha praticamente bloccato le palette rendendo la pompa inutilizzabile. Ho proceduto con la loro estrazione, meno due che non ne vogliono sapere di muoversi dalla loro sede. Per risolvere, ho immerso il perno dentro una soluzione di etanolo sperando che riesca a sciogliere le croste (prodotto specifico per testine di stampa). Lo lascio in quella posizione per alcune ore, per tutta la notte se serve.... vedremo. Successivamente dovrò procedere con la lubrificazione del rotore..svitol?? forse funzionerà. Come sempre, non mi scoraggio di fronte a queste sfide, al punto di chiamare la ditta produttrice della pompa ed ordinare un kit di palette di ricambio... quanto mai costeranno? sono in attesa di un preventivo. sono nelle loro mani. Poi dovrò capire cosa non va nell'impianto pneumatico. forse ho riutilizzato delle cannule intasate...devo controllare. Stay tuned.

P.S. Ciccio Paletta esce di 15. Ripeto. Ciccio Paletta esce di 15.

Serbatoio sottovuoto (parte 4)


Ecco uno schema elettrico di principio. E' pieno di errori nell'indicazione dei pin ed in alcuni simboli utilizzati. Sto sperimentando l'utilizzo di kicad per linux per il disegno di schemi elettrici. Ho dovuto crearmi una libreria apposita per i simboli mancanti e mi manca ancora un pò di pratica, ma ho la dote di imparare molto in fretta. Inoltre ho dimenticato le norme da utilizzare nella progettazione di schemi, per cui le indicazioni vanno prese "con le pinze". Credo comunque possa considerarsi terminata la fase di collegamento elettrico dei componenti interni al macchinario per l'aspirazione dell'inchiostro dalle cartucce di stampa a spugna. Non sono particolarmente entusiasta. La sezione del filo utilizzato, recuperata da un altro macchinario precedentemente rottamato in quanto presenti i mini fast-on di collegamento per i pulsanti, si è rivelata a mio avviso sovradimensionata. Di conseguenza, l'ingombro dei collegamenti è notevole, rendendo poco agevole la chiusura del pannello frontale. Devo ancora provvedere a riunire i fasci di fili in modo da fare un pò di ordine, ma credo che facendo ciò, provocherò un ulteriore irrigidimento dei collegamenti. Per ora mi accontento del "prototipo", riservandomi in futuro di accorciare i fili troppo lunghi e stagnare le estremità, visto che non ho i pin di innesto a crimpare. Manca il collegamento dell'interruttore di indicazione del "troppo pieno", lo realizzerò al volo dopo aver smontato il tutto e verniciato il contenitore. Posso ora passare al collegamento delle linee pneumatiche e passare poi al collaudo finale. Anche se me la sto prendendo con calma, non vedo l'ora di verificare se la teoria ipotizzata sia valida e se con questo macchinario posso finalmente risolvere il problema del blocco della fuoriuscita di inchiostro dalle testine ricaricate, quando nelle stesse si formano delle bolle d'aria (si consiglia comunque di non scaricare mai completamente la cartuccia durante l'utilizzo). Ne ho una decina in queste condizioni e vorrei recuperarle. Vengono vendute, se rigenerate, a circa 11 euro (o più) l'una, per cui dovrei risparmiare 110 euro circa. Se calcolo che per i componenti del macchinario ho speso solo un pò di tempo libero e circa 10 euro di legno e plexyglass, dato che tutto il resto è rigorosamente riciclato, riparato e recuperato, posso ritenermi soddisfatto...sempre che il tutto funzioni. Alla prossima.

P.S. Il lupo ha perso il pelo. Il vizio rimane. Ripeto: Il lupo ha perso il pelo. Il vizio rimane.

lunedì 20 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 3)

Continua il lavoro di realizzazione del macchinario per l'aspirazione delle cartucce ink-jet (priming). Stasera ho terminato di realizzare il contenitore (in multistrato) ed il pannello frontale (in plexyglass). Ho voluto procedere con cautela, badando che le misure fossero esatte ed i diametri dei fori "giusti". Domani procedo con i collegamenti elettrici, in seguito alla stesura dello schema elettrico che sto progettando. Ho deciso di aggiungere un relè di recupero con due deviatori. Rigorosamente di recupero, è un OMRON MY2IN, bobina a 24V DC con led di segnalazione e bottone di test bloccabile, montato su uno zoccolo per facilitare i collegamenti elettrici.
La bobina è posta in serie all'interruttore a depressione, normalmente chiuso, che apre quando si crea la depressione tarata in base ad una vite posta sul lato dove sporgono i due contatti. All'accensione, con pressione ambientale nella campana, il relè si eccita ed esclude la possibilità di azionare l'elettrovalvola di aspirazione. In queste condizioni sono possibili solo l'azionamento dello scarico del liquido eventualmente presente nella campana o l'azionamento dell'elettrovalvola per creare il sottovuoto.
Nel momento in cui il pressostato scatta, apre il circuito che eccita il relè e si abilita così il pulsante per l'aspirazione delle cartucce, escludendo la possibilità di azionare i pulsanti di scarico e di creazione del vuoto. Quindi, fintantochè c'è vuoto sufficiente, si procede con l'aspirazione, mentre sarà possibile ricreare il vuoto o scaricare il liquido solo dopo che la pressione del serbatoio sarà scesa sotto il valore di taratura del pressostato. I pulsanti utilizzati sono del tipo illuminato (sempre di recupero), con una lampadina interna che indica quindi quando è possibile azionare l'elettrovalvola associata. Azz... mi sono appena accorto di non aver praticato il foro della spia che indica il "troppo pieno" nel serbatoio. Il contatto, normalmente aperto, può essere collegato in serie alla lampadina di segnalazione. Si farà... tanto devo comunque smontare tutto per togliere la pellicola protettiva.

Con questo schema non è previsto alcun automatismo elettronico. Svuotare il serbatoio è possibile solo quando si diseccita il relè. Potrebbe però esserci ancora un pò di depressione all'interno del serbatoio, per cui c'è il rischio di risucchiare aria dal tubo di scarico che se è immerso nel contenitore di inchiostro esausto... occorre osservare il manometro prima di svuotare il tutto facendo attenzione a quello che si fa. Una centralina di governo ed un paio di sensori aggiuntivi con un microprocessore, sono in preventivo per quando inizierò a sperimentare qualcosa al riguardo...
Terminata la fase di sperimentazione, procederò con una mano di vernice (bianca) per rendere il tutto "impermeabile" ad eventuali fuoriuscite di inchiostro ed esteticamente più gradevole all'occhio. Sto pensando di praticare un paio di fori laterali in cui inserire due griglie recuperate da alcuni mobili da camper, per permettere all'aria espulsa dalla valvola venturi di uscire. Li pratico alla fine in quanto prima vorrei rendermi bene conto dell'ingombro dei collegamenti. Per ora, stop che mi devo rilassare ancora un pò. Alla prossima

P.S. Anche l'occhio vuole la sua parte. Ripeto: Anche l'occhio vuole la sua parte.

lunedì 13 ottobre 2008

Riparazioni (Polti Eco Pro 3000)

Stamattina avevo programmato di usare il vaporetto POLTI EcoPro 3000 per dare una pulita alle morse di blocco delle cartucce di stampa. Riempio il serbatoio, attacco la corrente, provo il pulsante di azionamento del vapore e...nulla. Speravo che una riparazione provvisoria eseguita in precedenza, durasse un pò di più. Il sintomo evidenziato, indica il blocco dell'elettrovalvola che apre il passaggio del vapore al tubo di mandata. Avevo notato la formazione di un pò di ossido di rame all'interno dell'elettrovalvola, ed avevo "risolto" lubrificando l'interno con un pò di Svitol (vedi seconda foto). Per un pò la cosa aveva funzionato egregiamente. Ma dopo un mese di inattività, il macchinario ha smesso nuovamente di ubbidire ai miei comandi. E' nota la mia volontà di riparare le cose, che se fosse per me i riparatori vampiri andrebbero in rovina, aiutato anche da chi invece butta al posto di aggiustare. Il vaporetto è facile da aggiustare, bastano solo un pò di precauzioni e le parti di ricambio che vanno ordinate ai centri di assistenza autorizzati (con tempi di attesa biblici a volte).
Si toglie, con una chiave a brugola per svitare il seme che la fissa ad un perno, la manopola di regolazione del vapore. Si toglie, svitandolo, il tappo di sicurezza che chiude il serbatoio (è un tappo che gira a vuoto se all'interno della caldaia c'è pressione). Si svitano 4 viti con testa a croce, poste sotto l'apparecchio, in cavità profonde e simmetricamente disposte nella circonferenza esterna. Si solleva delicatamente il coperchio, facendo attenzione ai fili elettrici ed al tubicino di rame che va al manometro che indica la pressione. Attenzione a non toccare a mani nude la lana di vetro. E' consigliabile l'uso di guanti in lattice ed una mascherina. La lana di vetro, se manipolata, si pianta nella pelle producendo un fastidioso prurito (aghi di vetro), se respirata... non credo faccia molto bene, meglio essere prudenti. L'elettrovalvola è quella che si vede nella prima foto. Si toglie il dado che tiene ferma la bobina, dove sono innestati tre fili (uno blu, uno marrone ed uno giallo-verde) e si toglie il blocchetto. Questo per facilitare lo svitamento dell'elettrovalvola.
Con un attrezzo adeguato si cerca di fare leva sulla fascetta metallica che tiene serrato il tubo nero che manda il vapore all'attrezzo esterno. Occorre fare attenzione a non romperla, nel caso procurarsi una fascetta a stringere con la vite (ferramenta o negozi di idraulica). Tolto il tubo, si usa una pinza e si cerca di svitare l'elettrovalvola dalla sua sede, facendo saltare la resina sigillante. Per inserire la nuova valvola, fare le operazioni inverse, usando l'accortezza di sigillare con del nastro in teflon la parte filettata dell'elettrovalvola. Ricordarsi di recuperare il feltro nero e rotondo posto sotto la manopola di regolazione. Il costo dell'elettrovalvola originale, 21 euro... lasciamo perdere i commenti sui vampiri altrimenti mi incazzo. Risparmio effettivo: 30 euro per diritto chiamata, mettiamo mezz'ora di lavoro altri trenta euro se va bene, sempre se non ci si imbatte in un laboratorio disonesto che ti dicono di aver cambiato un pezzo al posto di un altro...... direi che tutto sommato il bilancio è positivo. OK. Posso proseguire. Alla prossima.

P.S. Usare farina di grano duro. Ripeto: Usare farina di grano duro.

venerdì 10 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 2)

Sono determinato a riutilizzare i componenti recuperati dal disassemblaggio del macchinario di ricarica delle cartucce a getto di inchiostro. Il lavaggio della campana sottovuoto con la sabbia (come preventivato) ha prodotto un risultato eccellente. L'interno è ora bello lucido, privo delle incrostazioni nere che si vedono nelle foto dei post precedenti. E' bastato introdurre una manciata di sabbia e sassolini, "shekerare" energicamente (dopo aver tappato i buchi con del sughero) e svuotare. Una sciacquata finale per eliminare la polvere e tutto è tornato come nuovo. Esternamente rimangono delle striature di inchiostro rosso, negli angoli, che provvederò ad eliminare con un vaporetto a pressione. Ora, riuniti tutti i componenti, passo alla progettazione. Niente elettronica per ora. In mancanza di indicazioni sui tempi di aspirazione per creare il vuoto e sui tempi di "priming" delle cartucce, voglio azionare il tutto manualmente.
Per la realizzazione di un apparecchio di aspirazione adeguato allo scopo primario, prevedo:
  • Un interruttore generale per l'accensione dell'alimentatore switching da 24 volts.
  • Due lampade (o led) da pannello per segnalare 220 e 24 volts
  • Tre elettrovalvole e tre pulsanti di azionamento, uno per creare il vuoto, uno per l'aspirazione lato cartuccia ed uno per aprire la valvola di scarico dell'inchiostro aspirato
  • Per ogni pulsante, un led di segnalazione on-off.
  • Una lampada che mi segnali la presenza del vuoto, in modo da non aprire lo scarico inavvertitamente.
  • Un regolatore di pressione con manometro per l'aria compressa in entrata
  • Un manometro che mi misuri la depressione presente nella campana.
Mi manca solo un rubinetto esterno, per evitare il gocciolamento del tubo che va dall'elettrovalvola all'esterno. In realtà non serve poi molto in quanto già l'elettrovalvola fa da rubinetto. Vedrò se è il caso di esagerare una volta che avrò costruito il case di contenimento (dipende dalla lunghezza del tubo di scarico). Come contenitore finale, da ritagliare su misura attorno l'impianto dopo che sarà stato collaudato, pensavo di utilizzare un classico multistrato con dei pannelli trasparenti. Credo che il tutto possa stare anche dentro lo chassis di un case da computer, ma purtroppo, per ragioni di ingombro, quelli che avevo sono finiti in discarica assieme ai metalli da recupero. No problem, il legno è più naturale e mi piace di più.
Nel lavaggio dei componenti, ho dovuto modificare una valvola, che era normalmente aperta. E' bastato invertire la mandata con il tappo di chiusura e, a rigor di logica, dovrei aver invertito anche il funzionamento, sempre che abbia ben compreso gli schemi meccanici che si possono consultare in rete. Un ripasso alle nozioni di pneumatica, apprese ai tempi della scuola, mi ha permesso di riesumare tanti piacevoli ricordi di un tempo in cui mi divertivo come ora ed avevo meno pensieri e preoccupazioni (inutili) di oggi.
Per la morsa di chiusura della cartuccia, dovrò apportare alcune modifiche con degli spessori ed una base di appoggio in gomma che dovrà produrre l'effetto ermetico. Per ora non ho la gomma...dovrò come al solito ingegnarmi a trovare una soluzione con dei materiali alternativi di recupero... magari una camera d'aria d'automobile in strati sovrapposti... ci penserò.
Nella foto, uno schema a blocchi con alcuni appunti messi giù senza pensarci troppo. Purtroppo non ho un programma adatto (per ora) che contenga la libreria dei simboli pneumatici, altrimenti veniva un bello schema. Manca lo schema elettrico "evoluto"...vedrò se è il caso di predisporre qualcosa se deciderò di "elettronicizzare" l'apparecchio. Devo pensare anche ad un nome... boh. vedremo. Per ora mi sto divertendo troppo. Alla prossima.

P.S. Il gufo canta e ride. Ripeto: Il gufo canta e ride.

mercoledì 8 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 1)

Procede l'opera di pulizia e recupero dei componenti inseriti nel primo macchinario recuperato (già, ne ho un altro...), originariamente destinato alla ricarica delle cartucce di stampa per le ink-jet. Il componente in esame è il serbatoio che conteneva l'inchiostro aspirato dalle cartucce, meglio noto come operazione di "priming", necessaria a far uscire, dalle cartucce con spugna, eventuali bolle d'aria che impediscono il corretto funzionamento delle cartucce HP con testina incorporata. Non è ancora perfettamente pulito, a causa dei depositi di pigmento presenti in sospensione nell'inchiostro nero. Credo che con un pò di sabbia fina (leggermente abrasiva) ed un pò d'acqua, riuscirò a farlo tornare lucido come nuovo. La sua costruzione è semplicissima, tanto da far pensare che è possibile costruirselo in casa. Un cilindro trasparente di materiale acrilico (??) e due "coperchi quadrati" (da un centimetro di spessore per resistere all'implosione), fissati al cilindro con della colla epossidica. L'acrilico è facilissimo da forare e filettare. Un pò di nastro teflonato per la tenuta stagna ed il gioco è fatto, senza complicarsi la vita. I 4 fori sul fondo servono ovviamente per fissarlo adeguatamente, tenendo un adeguata distanza per la pipetta di scarico.
Il foro sul fondo è per lo scarico del liquido aspirato (una morcia nera e densa, ideale per degli scherzi bastardi :-) attraverso un elettrovalvola comandata dall'elettronica quando all'interno non c'è depressione. Il foro più grande sulla parte superiore è previsto per l'alloggiamento di un pressostato, ovvero di un interruttore che apre (o chiude devo ancora provarlo) quando la pressione all'interno del contenitore è più bassa della pressione atmosferica (non so su quale pressione sia tarato). Il foro piccolo a sinistra è per l'aspirazione del liquido attraverso quattro elettrovalvole (una per colore), indipendenti l'una dall'altra per poter permettere l'aspirazione da un singolo condotto. L'ultimo foro piccolo è per il tubo di aspirazione e per lo strumento di misura della depressione, un piccolo manometro da -10 bar fondo scala. L'aspirazione dell'aria avviene tramite un componente che trasforma la pressione dell'aria compressa in depressione, grazie all'arcinoto effetto Venturi. Al centro del coperchio superiore, il galleggiante del troppo pieno. Una "campanella" che scorre lungo un asse metallico, chiude il contatto e permette di utilizzare l'interruttore come sensore adeguatamente trattato (accensione di una lampadina spia o comando automatico dell'elettrovalvola di scarico quando la depressione è a zero).
Bene. ed ora??. Beh, ho risolto il problema del priming. Basta ricostruire un adeguato contenitore e riutilizzare la morsa per le cartucce (vedi post precedenti). Per l'elettronica di comando, il PLC recuperato (sempre se riesco a trovare il cavo ed il software) può andare bene con un adeguata programmazione. Ma senza esagerare, basta un controllo che tenga d'occhio pressione (max -3 bar più che sufficienti), livello del liquido per lo scarico automatico, apertura e chiusura delle elettrovalvole. Magari con un processore dedicato, un PIC o un Atmel o qualcosa di simile. E' abbastanza semplice da progettare. Per restare ancor più con i piedi per terra, dei pulsanti e un vecchio e sano comando manuale per ritrovarsi per le mani una stazione aspirante ideale per le cartucce, senza pretese di grandi produzioni. Grandioso. Esagero per un uso personale? Forse si, ma la soddisfazione di arrangiarmi e concretizzare lo sciopero della spesa che resiste da ormai tre anni è grande. Il suggerimento è il seguente: se riuscite ad intercettare un macchinario simile ed avete l'hobby del recupero e del fai da te, non esitate a portarvi a casa quello che trovate. Le sorprese possono essere davvero "piacevoli". Alla prossima.

P.S. Svuotare gli archivi. Ripeto: Svuotare gli archivi.