mercoledì 14 gennaio 2026

Verità e menzogne

(Dipinto: la Verità che esce dal pozzo, Jean-Léon Gérome, 1896.)

La Menzogna disse alla Verità: 'Facciamo un bagno insieme, l'acqua del pozzo è molto bella'

La Verità, ancora sospettosa, provò l'acqua e scoprì che era davvero bella. A quel punto si spogliarono e fecero il bagno.

Ma improvvisamente la Menzogna uscì dall'acqua e fuggì, indossando i vestiti della Verità.

La Verità, furiosa, uscì dal pozzo per riprendersi i vestiti. Ma il mondo, vedendo la Verità nuda, distolse lo sguardo, con rabbia e disprezzo.

La povera Verità tornò al pozzo e scomparve per sempre, nascondendo la sua vergogna.

Da allora, la Menzogna gira per il mondo, vestita come la Verità, soddisfacendo i bisogni della società... Poiché il mondo non nutre alcun desiderio di incontrare la Verità nuda.
#sapevatelo

P.S. la carota punta sul nero. Ripeto: la carota punta sul nero. 

giovedì 18 dicembre 2025

Il nemico del sistema

La civiltà basata sul dominio, sul profitto, sullo sfruttamento di umani e natura,  non tollera altre civiltà, e chi sceglie di vivere nell’affetto, nella libertà, nella natura, nella salute è, di fatto, un nemico della civiltà del dominio. 

E’ un nemico del sistema.

#sapevatelo

P.S. il lupo è grigio. Ripeto: il lupo è grigio.  

domenica 30 novembre 2025

Il CRM per il Trevisàn che ha la rete messa insieme con gli elastici



C’è una specie antropologica tutta trevigiana che può essere descritta così: nasce già col cronometro in mano, parla al doppio della velocità del resto della regione, e considera la tecnologia un fastidio da risolvere con la filosofia del “meti xò el cavo che dopo sistemo tuto mì”.

È l’imprenditore della Marca versione hardcore. Quello che ha la sede aziendale in un capannone che sembra uscito da un servizio di “Linea Verde”, ma una rete informatica progettata dall'Ing. Bonobo Imbriàgo.

Ed eccolo qui, il nostro eroe, che entra in studio con lo stesso atteggiamento con cui uno entrerebbe dal parrucchiere dopo essersi tagliato i capelli da solo col decespugliatore.

La frase di apertura è un classico: «Mì gò deciso: vòjo el CRM. Quèo che integra tuto: mail, telefoni, clienti, fornidòri, la contabilità… Tuto! Che no xè pì drìo funsionàr gnènte!»

Già qui sento il fegato che smotta. Perché lo dice come se stesse ordinando un panino al radicchio: uno crede che sia semplice, poi ti ritrovi a spiegargli che serve anche il pane.

«Benissimo,» gli rispondo. «Mi fa vedere com’è strutturata la rete?»
E lui, orgoglioso come un pavone ubriaco in gita a Venèssia, apre lo schema: un router del 2006, due switch cinesi marca “SuperTiger”, quattro powerline piazzate a caso, ed un server che gira su Windows 7 “parché funsiòna ancora ben, eh”.

Sembra un Frankenstein fatto da un bambino di tre anni dopo una brutta notte di febbre.

Poi arriva la parte migliore: «Ma no stàr a tocàr massa, eh. No vojo disfàr tuto, basta che el CRM se integra. Cossa ghe vol?»

Cossa ghe vol?
Come integrare un impianto domotico in una casa dove i fili della corrente sono tenuti insieme da scotch da pacchi e bestemmie in dialetto veneto.  Come trapiantare un cuore nuovo in un corpo che fuma 60 sigarette al giorno e beve grappa come fosse acqua santa.

E perché vuole il CRM?
Per “essere moderni”.
Che poi significa poter dire ai soci:«Avón anca el CRM, sì! Semo avanti!»
E magari usarlo due giorni, poi dimenticare la password e telefonare urlando: «Funsiona mìa! Candelporco! Sistema tì!»

La verità, che il Trevisàn non vuole mai sentire, è questa: un CRM in una rete marcia è come montare i freni a disco su una carriola di lamiera: la carriola resta carriola, non diventa una Tesla.

Il CRM è potente, ma non è una protesi per sistemi informatici in fin di vita.
E soprattutto non è un giocattolo da mettere sù, per vanità imprenditoriale.

Perché un CRM serio funziona solo se:

– la rete non è un cimitero di speranze,
– i dispositivi non sono riciclati da un museo di archeologia digitale,
– gli utenti non trattano la password come un optional estetico,
– e soprattutto
se il titolare capisce che il tecnico non è un garzone da comandare, ma un professionista da ascoltare.

Il Trevisàn, però, preferisce sempre l’approccio spirituale: «Dìme ti come far. Ma dopo fasso come digo mi.»

E lì, in quel momento, scatta l’illuminazione: non è un cliente, è un test di sopravvivenza. Una prova iniziatica dei cavalieri Jedi, ma al contrario.

Il CRM glielo farebbe anche volentieri, eh. Ma prima dovrebbe fargli la rete nuova, il backup, la posta, la sicurezza, la formazione, la cultura digitale… insomma, un miracolo alla Lourdes dell’informatica.

Ed io miracoli non ne faccio. Preferisco lavorare con aziende che vogliono crescere, non con aziende che vogliono un CRM per fare colpo in osteria. Alla prossima.

P.S. il capo è pelato. Ripeto: il capo è pelato. 

giovedì 27 novembre 2025

Bèpi Sugamàn e l’Inteigensa Artificiàe

 


In questi anni ho conosciuto un nuovo animale mitologico del panorama imprenditoriale italiano: il Bèpi Sugamàn Digitale. È una creatura affascinante, un misto tra spaccone di periferia e guru dell’innovazione immaginaria. Si avvicina a te — consulente, tecnico, professionista — con l’aria di chi sta per rivelarti il segreto dell’universo, poi apre bocca e parte la fiera del nonsense.

L’esordio è sempre questo: “Mi serve l’inteigènsa artifiçiàe. La ghe vol. Oh, la xè el futuro.” In quel momento capisci che non c’è speranza. Hai davanti uno che non distingue un file PDF da una grattugia, ma vuole l’AI “perché lo dice Internet” (o suo cugino ragioniere).

Come riconoscere un Bèpi Sugamàn digitale

Facile. Ha una serie di caratteristiche inconfondibili:

  • Dice “voglio l’AI” con lo stesso tono con cui ordinerebbe una pizza capricciosa.
  • Usa WhatsApp per tutto, anche per mandarti file che sarebbe illegale far vedere persino al parroco.
  • Ha un gestionale scritto nel 1998 da suo cognato e pretende che “si colleghi all’AI”.
  • Ha paura del cloud ma manda contratti via screenshot.
  • Paga sempre in ritardo, ma “spende volentieri se il lavoro è fatto bene”, cioè mai.
  • Vuole decidere le strategie tecniche perché “lui è il titolare”.

E soprattutto, la sua frase preferita:

“Mi so cossa serve. Te basta che me fassi el programìn.”

Il programìn. Oggetto leggendario, tipo il Sacro Graal. Non si sa cosa sia, non si sa cosa faccia, ma lui è certo che esiste.

Perché NON lavoro con questa gente

Io non faccio miracoli. Non faccio magia nera. Non sono un domatore di incompetenze.

Io progetto, analizzo, pianifico, integro. E quando serve, dico dei “no” lunghi come la tangenziale di Mestre.

Perché il bèpi sugamàn:

  • non ascolta;
  • non capisce;
  • ma soprattutto non vuole capire.

Lui vuole l’AI come status symbol: per sentirsi moderno, per far colpo sulla moglie, per poter dire al bar “go messo l' inteigensa artifiiciae nel capanòn”.

A questi soggetti ricordo sempre un dettaglio importante: l’intelligenza artificiale non compensa la stupidità naturale.

Sillogismo

Premessa 1: Se non ascolti il tecnico, fai danni.
Premessa 2: Il bèpi non ascolta.
Conclusione: Il bèpi è un progetto di bonifica, non di consulenza.

Il cliente ideale (per me)

Io lavoro con persone che hanno tre qualità:

  • umiltà professionale;
  • fiducia nell’esperto che pagano;
  • capacità di non dire stupidaggini mentre io progetto.

Perché se vieni da me a dirmi cosa devo fare, come devo farlo e quanto ci devo mettere, un dubbio mi viene: se sei così bravo, perché non te lo fai da solo?

Io non sono un muratore digitale, non vengo a tirarti su i muretti delle tue idee sbagliate. Io progetto case, non rattoppo pollai.

La parabola del SUV e del trattore

Il bèpi vuole l’AI come chi compra un SUV da 200.000 euro per fare due rotonde. Poi però si infila in una stradina di campagna, si impantana e dice che è colpa della macchina.

La verità è semplice: se non sai guidare un trattore, non puoi pretendere di pilotare un jet.

Ma prova a spiegarglielo: ti risponde che “lui ha esperienza”. Certo: esperienza nel complicarsi la vita.

Conclusione: il test del fegato

Se dopo aver letto questo articolo ti sei divertito, probabilmente sei un tecnico, o un imprenditore intelligente. Se ti sei irritato, rivediamo insieme il sillogismo: forse fai parte del problema, non della soluzione.

Io lavoro con chi vuole crescere, non con chi vuole comandare senza capire. Se cerchi un consulente che ti dica sempre sì, non sono io. Se cerchi uno che ti dica la verità, anche quando fa male, allora sì: parliamone.

Meglio pochi clienti, ma intelligenti. L’intelligenza artificiale è potente, ma quella naturale — quando c’è — vale molto di più. 

P.S. latte uova e farina sbattute assieme non fanno una torta. Ripeto:  latte uova e farina sbattute assieme non fanno una torta.