venerdì 1 aprile 2011

CCD sensore di scansione a linee (parte 1)

Allora, che cosa posso fare con le parti di un vecchio scanner? Non ho ancora deciso ma dicono che l'ispirazione può venire dalle idee più strane. La cosa certa è che devo trovare una scusa per non fare quello che dovrei ma non vorrei fare e che devo consegnare tra un pò. Così, dato che tempo fa ho sezionato delle stampanti multifunzione (HP mod V40 credo di ricordare), mi salta l'ideona di riprendere i sensori per la scansione delle immagini e capire come sono fatti all'interno. Le stampanti multifunzione sono una piccola miniera di componenti che si possono recuperare e riutilizzare...motori, sensori ottici, lampade CCFL con inverter (per le più datate) e una moltitudine di parti che con un pò di fantasia possono ancora svolgere i loro compiti senza subire l'ingloriosa sorte della rottamazione, che tanto ingrassa i profeti dell'usa e getta.  Nelle stampanti che ho sezionato, la lampada a CCFL è sostituita da una striscia luminosa apparentemente bianca ma in realtà illuminata da tre micro led rosso, blu e verde (RGB). Il tutto racchiuso dentro un contenitore a parallelepipedo che contiene anche il sensore CCD lineare vero e proprio (questo modulo è chiamato Contact Image Sensor o CIS module.). E' come una fotocamera dove però il chip invece che rettangolare è lineare. La messa a fuoco è già regolata meccanicamente all'interno, così si evitano pesanti ottiche, specchi, regolazioni e altri componenti costosi e delicati. Quello che analizzo qui è anche a colori, il che mi complicherà la vita non poco,  anche se trovo la sfida interessante e molto stimolante. La parte più dura è capire la piedinatura del connettore esterno...urge un autopsia completa, aiutata dalla disponibilità di una decina di sensori. Qualcuno lo posso anche rompere.
Credo di aver capito, leggendo alcune info sommarie usando "gògol" che un sensore a linea CCD  agisce come un registro a scorrimento analogico. 
Si alza un pin (SP) per dire al CCD di 'prendere  l'immagine', poi si avanza di un clock su un altro pin (CP). Ogni volta che il successivo impulso di clock arriva, il CCD invierà un valore analogico (Vout) che rappresenta il livello di luce che colpisce il pixel successivo. Poiché il CCD è un elemento dinamico, non è possibile abbassare il segnale di clock troppo presto e se si smette di leggere il frame, il dispositivo riparte da capo a leggere dall'inizio. Dovrebbe esserci anche un pin per regolare, con una tensione DC variabile, la sensibilità. Wow....devo assolutamente hackarlo.
Non ho mai interfacciato un microcontrollore con sensori di luce e sto pensando che sarebbe una buona scusa per rimandare di ottemperare ai miei doveri. La parte più dura è capire la corrispondenza dei pin nel pettine dove va infilato il cavo piatto flessibile. Sono 12 contatti. sicuramente avremo 2 per l'alimentazione generale, forse 4 di alimentazione per i led di illuminazione (una massa led ed uno per ogni colore RGB)... ne restano 6. Posso desumere quindi gli altri segnali presenti nella maggioranza di CIS analizzati:
  • SP - Start pulse
  • CP - clock pulse
  • Vout - Segnale analogico in uscita
Ne restano tre (forse Vout è diviso per 4 sezioni del sensore fotosensibile come in certi CIS), per cui dovrò testare se c'è qualche massa in comune o sdoppiata. L'ideale, in questi casi e per le misure, sarebbe testare con un analizzatore logico di stati il sensore durante il suo funzionamento, ma purtroppo non posso rimettere assieme l'hardware originale, per cui le cose si complicano ancora di più. Forse, potrei avere un idea seguendo le piste del sensore messo a nudo (vedi foto). All'interno si nota un chip scoperchiato (nudo, probabilmente  lo shift register / video amplificatore del fotosensore o un convertitore AD, impossibile saperlo) da cui partono dei fili d'oro ed una linea iridescente su cui sono collegati, a gruppi intervallati, sei microscopici collegamenti (sempre in oro).  Un altra difficoltà è sapere quanti impulsi di clock per leggere una linea? a quale frequenza deve lavorare il clock? la lettura si deve intendere per singolo colore per tre passaggi o viene inviata la lettura RGB intervallata per ogni punto? Ed a che risoluzione lavora il sensore????? Probabilmente occorre fare tre letture per linea illuminata alternativamente con un led alla volta e far decidere al firmware la sequenza dei colori. Il software di post processing farà il resto componendo l'immagine a colori sovrapponendone tre.
Visto che ne ho un pò, potrei tentare anche di procedere con il metodo "o la va o si spacca". 
Fornisco alcuni dati tecnici, giusto per documentazione, riportando qui le sigle sul circuito:  nella parte esterna CS600B e meno visibile Toshiba 218CS600B 3291193 Taiwan. Sempre nella parte esterna verniciata di nero ci sono in prossimità del connettore 12 piazzole dorate, sicuramente usate come test point nei macchinari che testano il prodotto finito. Nella parte interna accessibile solo dopo lo smontaggio completo: CIPS218-CS600B REV:A1 2-10-44R-041-A1
All'estremità, 4 punti di contatto, 3 per i led RGB e 1 per l'alimentazione positiva (configurazione ad anodo comune) che dovrebbe attestarsi sui  3.3 - 5 volts. Per ora basta così, che provo a documentarmi meglio ed aggiornare periodicamente questo post. Quasi dimenticavo. Se hai il pinout di questo componente o il datasheet completo...pubblicalo, per cortesia, l'ambiente e l'umanità te ne sarà grata. Grazie.  Alla prossima. 

P.S. I coleotteri neri sono in volo. Ripeto: I coleotteri neri sono in volo.

sabato 26 marzo 2011

WT7510 Voltage monitor

Tra i vari circuiti disassemblati dalle apparecchiature elettroniche che gli "unani" ignoranti ed irresponsabili provvedono a buttare senza rendersi conto dei danni devastanti all'economia, alla società ed all'ambiente, ogni tanto salta fuori qualcosa di interessante che può trovare un ri-utilizzo nelle applicazioni sperimentali. Stavolta tocca ad un circuito integrato siglato WT7510 presente in una schedina recuperata da un alimentatore switching da PC (sigle FSP300-60PFN M-BOARD P/N 3BS0010714).
Dal datasheet, che riporta protection circuits, power good output (PGO), fault protection latch (FPL_N) CONTROL "from unknow" ma dalla sigla il produttore è Weltrend,  sono riuscito a recuperare le informazioni di funzionamento e le specifiche che mi possono dare indicazioni su come utilizzarlo. Ecco una breve descrizione:
The WT7510 provides protection circuits, power good output (PGO), fault protection latch (FPL_N), and a protection detector function (PDON_N) control. It can minimize external components of switching power supply systems in personal computer. The Over Voltage Detector (OVD) monitors 3.3V, 5V, 12V input voltage level. The Under Voltage Detector (UVD) monitors 3.3V, 5V input voltage level. When OVD or UVD detect the fault voltage level, the FPL_N is latched HIGH and PGO go low. The latch can be reset by PDON_N goo HIGH. There is 2.4 ms delay time for PDON_N turn off FPL_N. When OVD and UVD detect the right voltage level, the power good output (PGO) will be issue.

Quindi, in due parole, la possibilità di avere un segnale che mi avvisa se una tensione di riferimento va oltre o sotto delle soglie... mi viene in mente un applicazione per dei pannelli solari. Se la tensione del pannello va sotto un certo valore, allora è il momento di intervenire. Magari si sta avvicinando un temporale e, per evitare danni da grandine, si interviene per orientarli in posizione di sicurezza o per azionare una copertura. Oppure, si possono monitorare delle batterie e far intervenire un generatore di emergenza quando iniziano a scaricarsi troppo... Quasi dimenticavo. Nello stesso circuito è presente anche un KA358, doppio amplificatore operazionale (guadagno sino a 100dB) alimentabile da 3 16 volts...perfetto.
Di applicazioni ce n'è a iosa ed abbastanza per aguzzare l'ingegno e divertirsi come sempre, basta solo sperimentare e provare...la ricerca continua. Alla prossima. 

P.S. Troppo sole? vi accompagno. Ripeto: Troppo sole? vi accompagno.

venerdì 25 marzo 2011

mpg2avi - mpg2flv converter

Succede di dover far fronte agli incarichi più assurdi, quando ci si occupa di Tecnologia e scienza delle informazioni e si entri in contatto con utonti istituzionali, ovvero coloro che hanno il potere. Questi utonti di stato sono pagati profumatamente e godono di molti privilegi ma hanno un terribile difetto. Quando, per qualsiasi motivo entrano in contatto con un computer, o ne sentono solo accennare la parola, ecco che in loro scatta la tipica reazione dell'utonto, che li autorizza a spegnere totalmente il cervello e chiedere "aiuto" al "tecnico". Ai loro occhi il "tecnico" è "l'amico del cuggino che lavora all'ibiemme" o il rivenditore di cancelleria sotto casa che, ovviamente conscio che il mercato è ormai composto da polli già spennati e cotti pronti all'uso, infila negli scaffali fra CD e DVD da masterizzare dei PC giusto per figurare come rivenditori di tecnologia ad alto valore aggiunto. Stavolta è toccato a me essere chiamato perchè il committente non riesce a visualizzare nel suo PC dei filmati. (strano...non ho nessun cuggino che si occupa di informatica). E' solo un problema di codec ma non sono autorizzato e nemmeno ne ho l'intenzione di installarglieli. Preferisco procedere con una conversione in formati diversi, almeno uno di questi riuscirà a leggerlo... spero. Dato che sono centinaia, ho preferito crearmi uno script che automatizza il processo e velocizzare le operazioni. Lo script per GNU linux usa mencoder e ffmpeg per convertire dal formato .mpg ad .avi e .flv (Flash)
Eccolo:
#---------------------------------------
#!/bin/bash

#mpg2avi mpg2flv (Converte filmati mpeg streams in avi mpeg4con audio mp3 e flv flash movie)


#inizio
clear

current_directory=$( pwd )
# video bitrate (1100 = per filmati di circa 500 MB )
#vbitrate=1100
vbitrate=800


# rimuove gli spazi nel nomefile
for i in *.[Mm][Pp][Gg]; do mv "$i" `echo $i | tr ' ' '_'`; done > /dev/null 2>&1 &

# rimuove le maiuscole
for i in *.[Mm][Pp][Gg]; do mv "$i" `echo $i | tr '[A-Z]' '[a-z]'`; done > /dev/null 2>&1 &

# converte mpg -> avi con mencoder

for i in *.[Mm][Pp][Gg]; do nice -n 10 mencoder $i -ovc lavc -lavcopts vcodec=mpeg4 -vf pp=md, -oac lavc -lavcopts abitrate=128 -o "`basename "$i"`.avi";echo "Conversione OK";done



# converte mpg -> flv con ffmpeg

for i in *.[Mm][Pp][Gg]; do nice -n 10 ffmpeg -i $i -y -sameq -ar 44100 -f flv "`basename "$i"`.flv";echo "Conversione OK";done

exit;
#-----------------------------------------
Fatto. Funziona. Non è stato facile districarsi fra le decine e decine di opzioni, il cui significato di alcune mi è ancora oscuro e che a spiegarle per bene occorrerebbe scrivere un libro. Ma alla fine funziona. Resta il dubbio...ma quel sistema che non voglio nominare con installato un lettore di filmati che non so il nome,  avrà i codec anche per questi formati?? Boh. Sempre meglio che stampare fotogramma per fotogramma ore e ore di riprese a 30fps come mi era stato richiesto. Riprodurre su carta un filmato...ma è proprio una richiesta da utonti che non meritano di usare un PC e nemmeno di ricevere uno stipendio. E' come nominare un dirigente analfabeta.....ma da voi in "itaglia", questo ed altro, branco di ignoranti. Alla prossima. 

P.S. Cappuccetto rosso è con il lupo ed i sette nani da biancaneve. Ripeto: Cappuccetto rosso è con il lupo ed i sette nani da biancaneve.

sabato 19 marzo 2011

La luna gigante

Mi devo proprio decidere a montare una webcam o una fotocamera al mio telescopio amatoriale. Come prevedibile, nè con una videocamera nè con una fotocamera si riesce a fare una foto decente al nostro satellite. Oggi infatti era il momento di luna piena in cui si trovava più vicino alla terra e volevo documentare il fenomeno, così per sfizio. Ho un paio di telescopi amatoriali, in attesa di modifiche. Vorrei infatti motorizzarne i movimenti e creare un sistema di messa a fuoco anch'esso motorizzato. Ho visto qualcosa di simile già fatto su un telescopio semiprofessionale in grado di riprendere scene a svariati kilometri di distanza (molti kilometri, davvero tanti). Mi accontenterei di meno ma devo predisporre una webcam di buona qualità ed adattarla con dei tubi per farla entrare al posto dell'oculare. Per muoverla avanti ed indietro basterebbe un piccolo motore passo-passo (già sperimentato in passato)...fattibile, attrezzatura meccanica di laboratorio permettendo .
Ora, per poter rifare una foto decente al fenomeno della luna gigante dovrò aspettare 19 anni. Pazienza. Alla prossima.

P.S. la marmellata è pronta ed il pane tagliato. Ripeto: la marmellata è pronta ed il pane tagliato.

Autopsia batteria Samsung BSL1315SE

Questa volta tocca ad una batteria di un cellulare Samsung (già riparato in passato) a finire sotto i ferri del tecno chirurgo e svelare cosa contiene all'interno. Trattiamo una battera slim Li-ion 3,7Volts mod. BSL1315SE fabbricata in giappone prima della catastrofe nucleare che quel paese sta vivendo. Per l'apertura del contenitore non occorre "distruggere" il guscio, anche se dopo l'operazione la batteria sarà inservibile, ragion per cui ne ho esaminato una che ha esaurito il suo naturale ciclo di vita. L'elemento attivo è racchiuso fra due sottili parti di plastica tenera. Con una lametta affilata si asportano gli agganci nella parte piatta, diametralmente opposta a quella dei contatti. Successivamente, dopo aver aperto una fessura, si procede a staccare le parti, delicatamente, con un piccolo cacciavite piatto, facendo attenzione a non scivolare e tagliare il contenitore della batteria.
L'interno è composto dalla "solita" batteria a "mattonella" con due terminali saldati ad un circuito elettronico. I contatti verso il cellulare sono 4, due per il polo positivo e negativo, più il terminale T (termistore) e C (dati seriali).  Quet'ultimi sono indicati nel circuito come P-, CF, VF e P+
Nel circuito si notano due integrati ed una manciata di componenti esterni. Un chip, quello più grande a 8 terminali è etichettato con la sigla 2X8AP 6968F, mentre il secondo a 6 terminali riporta la sigla 0641 o 064I (non è chiaro). Il circuito riporta serigrafato dal lato opposto a quello dei componenti la sigla EPW-H1A13A. 
Il corpo metallico della batteria riportava delle sigle sul bi-adesivo che lo teneva ancorato al guscio (anche la maggior parte dei moderni cellulari sono tenuti assieme da colla e biadesivi), purtroppo reso illeggibile dalle operazioni di disassemblaggio. Nel corpo mtallico è rimasta parzialmente la scritta C0113 e CP 043048 G xJ032xx   2132 (le x sono caratteri illeggibili).
Ora sarebbe davvero interessante trovare il datasheet dei chip e studiare se si tratta del "solito" "smart chip" che rgola la carica della batteria o se si tratta di una memoria che tiene conto dei cicli di carica scarica come nelle batterie dei portatili. La vera indagine inizia...alla prossima.

P.S. Stanotte la luna è gigante. Ripeto: stanotte la luna è gigante.

venerdì 18 marzo 2011

HP 5510 Officejet 0xd0840001 error

Sembra "strano" ma gli errori più insoliti si manifestano sempre quando si deve fare un lavoro urgente. Se poi si ha a che fare con il processo di stampa, solitamente necessario a "lavoro finito" magari a ridosso di una scadenza importante ove è necessario presentare una relazione cartacea, un business plan o una perizia tecnica alla riunione con il mega direttore galattico od alla riunione dello studio legale, allora l'evento può trasformarsi in una tragedia.
Pomeriggio, stampa di prova di alcune foto su una stampante HP Officejet 5510 series All-In-One (mfg.code Q3435A o Q3434A).
Le foto sono delle prove di elaborazione di alcuni fotogrammi presi da una postazione di videosorveglianza (CCTV) ed occorre verificare se sulla carta il volto del delinquente è riconoscibile. Il committente infatti non sa usare il computer ed ha chiesto di stampare su carta il filmato (!!sic!! vi lascio immaginare chi potrebbe essere).
Sul display della stampante compare "Error 0xd0840001". nella riga sottostante una serie di caratteri strani, le tre spie del pannello che lampeggiano e la stampante non ne vuole sapere nè di spegnersi nè di accettare alcun comando manuale dai tasti del pannello frontale.
Un problema del genere (e la ricerca di una soluzione immediata) manderebbe nel panico qualsiasi utente, ma nel caso in questione dispongo di alcune risorse e so come usarle.
Una rapida ricerca con gùgol non da risultati apprezzabili. L'HP suggerisce una manovra sciamanica che non è possibile ripetere. Suggerisce infatti di togliere il cavo USB, aprire lo sportello e togliere le cartucce per poi... alt, se si apre lo sportello il carrello non si sposta in posizione utile che permetta di togliere le cartucce, per cui niente da fare, solito suggerimento inutile per gli utonti. Procedo allora con un soft-reset della stampante. Si toglie il cavo di alimentazione (quello sull'alimentatore) e si attendono 10 secondi ( in modo che i condensatori dello stesso si scarichino). Si premono contemporaneamente i tasti # (cancelletto) e 3 (tre) del tastierino e con l'altra mano si reinserisce l'alimentazione di rete. Dopo una serie di cloc, clock, stack stock, tic tac, grrr grrr, squish squash ecc.. ed altri rumori preoccupanti, il pannello chiede di reimpostare la linqua, il paese e la stampante si avvia...problema risolto?. Sembra di no. sono riuscito a stampare dopo il riavvio, ma dopo poco l'errore si ripresenta. Nuovo full reset (#9), pulizia della coda di stampa e dopo l'accensione, tempo nemmeno un minuto, senza avviare alcuna stampa ancora i tre led che lampeggiano e l'errore che si vede in foto. Credo che  il problema sia nella mainboard / logic board (azz...ne ho una di ricambio ma il problema è serio) così nella sostituzione  procederò con una pulizia interna.
Del significato attendibile dell'errore 0xd0840001 nemmeno l'ombra (motherboard problem??). Ci serve per capire quale problema si sia verificato. Quindi occorre cercare il service manual, disposti a pagarlo ovviamente, per investigare più a fondo. In realtà credo di averlo trovato... 60 dollari cartaceo più la spedizione dagli states....no è troppo mi spiace. Intanto ne approfitto per l'ormai consueto anatema contro quei siti che si posizionano offrendo altri risultati di ricerca che rimandano ad altri risultati quasi all'infinito...pubblicità di m*rda ed un sacco di tempo perso, assieme a quello dedicato a quella m*rda di azienda telefonica che due volte al giorno da mesi rompe i c*glioni con una telefonista straniera per il servizio "Impr*sa s*mplice"...andateveneaffanchiulo!!!!!.
A puro scopo didattico, esiste anche una procedura di reset più aggressiva. #9 è il Master Factory Reset (che resetta anche la data/ora) ed in un paio di forum suggeriscono al posto del #3 di usare il #6, qualora la prima non dovesse produrre risultati utili...soliti tentativi da sciamano dell'informatica, accendi  e spegni, apri e chiudi, smonta e rimonta, tricche tracche.... Alla prossima.

P.S. la telefonista insistente deve morire. Ripeto: la telefonista insistente deve morire.

venerdì 11 marzo 2011

Japan heartquake People finder

Credo opportuno divulgare il servizio, utile a chiunque voglia chiedere informazioni o fornirle in caso di necessità, per le persone coinvolte nel disastro verificatosi in giappone.


mercoledì 9 marzo 2011

Energia elettrica di emergenza

Il fornitore monopolista di energia elettrica del vostro paese delle banane, informa la popolazione che lunedì dalle 12:30 alle 16:30 l'erogazione verrà sospesa per lavori di manutenzione. La cosa buffa è che per avvisare "tutti", usa un sistema tecnologicamente all'avanguardia che gli altri paesi d'europa invidiano. Un foglietto di carta gialla, formato A4 attaccato sui pali della segnaletica stradale con del nastro adesivo, ovviamente a pochi passi dalla bacheca comunale ove vengono usualmente affissi gli annunci cartacei di un amministrazione che ignora totalmente l'esistenza di internet. Immaginatevi l'effetto che può fare un foglio piano attaccato con lo scotch su un palo rotondo. Se poi ci si mette pure la pioggia... 
Puntuali come una cambiale, l'energia viene staccata ed occorre prendersi una pausa di lavoro. Quattro ore sono un pò tantine per i gruppi di continuità predisposti con un autonomia giusto necessaria per lo spegnimento controllato dei server. 
Ma, per le emergenze, mi sono procurato da tempo di un aggeggio che torna utile in queste occasioni. E' un accumulatore caricato da una dinamo a pedali, made in cina ed importato da una nota azienda che vende gadget per corrispondenza a prezzi stratosferici. E' dotato di presa 220 volts (convertiti da una batteria interna tramite inverter incorporato), una presa USB, un uscita con vari livelli di tensione selezionabili ed una torcia a led che per le emergenze più buie è utile. Un cavo adattatore per l'accendisigari permette di collegarla alla presa a 12 volts dell'auto e ricaricare la batteria interna, mentre una piccola presa 15 Volts DC input è da collegare ad una base dove trovano posto i pedali collegati meccanicamente alla dinamo tramite ingranaggi moltiplicatori. Una barra a 5 led indica lo stato di carica della batteria interna quando si genera corrente con la dinamo. E' un aggeggio un pò fragile, che sente la mancanza di qualità dei prodotti che arrivano dall'oriente ma è utile quando si ha la necessità di qualcosa che permetta di erogare energia e nello stesso tempo possa ricaricarsi tenendo allenati i muscoli. Ho provato a ricaricare completamente la batteria interna a mano, solo con l'attività fisica. Dopo 3 ore di pedalate a velocità moderata, sono riuscito ad accendere un solo led su 4 (il primo, il rosso, low battery, non lo contiamo). In pratica, per caricare completamente l'accumulatore, credo occorra pedalare almeno, minimo, per mezza giornata con sicuro beneficio per il fisico, sempre che la stanchezza non intervenga prima.
Alla prossima.

P.S. Chi ha la bici deve pedalare. Ripeto: Chi ha la bici deve pedalare. 

domenica 6 marzo 2011

Autopsia batteria Nokia BL-5C (li-ion e materiali)

In attesa di aprire il pacco batteria per condurre gli esperimenti col litio, mi documento un pò sui materiali comunemente usati all'interno, anche per evitare sorprese durante l'apertura ed il disassemblaggio.
Da wikipedia: Gli accumulatori al litio, ...sono costituiti da un anodo in strati di grafite dove sono "immersi" atomi di litio, mentre il catodo è un sale di litio (solitamente LiMn2O4) e l'elettrolita è una soluzione di perclorato di litio LiClO4 in etilencarbonato C2H4CO3, un solvente organico.
Questa batteria utilizza soluzioni non acquose di solventi a elevata permittività elettrica come il carbonato di propilene, carbonato di etilene, dimetilsolfossido, ecc., nei quali vengono disciolti sali di litio (LiPF6, LiBF4, LiClO4 e LiAsF6) e successivamente aggiunti altri composti organici (tetraidrofurano, dietilcarbonato ecc.) per incrementare la conducibilità ionica delle soluzioni. All'anodo abbiamo degli atomi di litio “immersi” in strati di grafite, il catodo è un suo sale (solitamente LiMn2O4) e l'elettrolita è una soluzione di perclorato di litio (LiClO4) in etilencarbonato (C2H4CO3), un solvente organico.
Bene, grazie ma di chimica ci capisco veramente poco o niente ma non importa, se non per capire che è pericoloso aprirle... il che mi spinge a farlo ovviamente :-)
Giusto per capire un pò meglio, il dimetilsolfossido viene usato come agente per la rimozione delle vernici da legno o metalli (sverniciante), il tetraidrofurano a temperatura ambiente è un liquido incolore dallo sgradevole odore caratteristico, abbastanza volatile, facilmente infiammabile, il litio è un metallo soffice color argento, che si ossida rapidamente a contatto con l'aria o l'acqua (non va toccato con le dita, ancor meno se umide)... in sintesi, c'è davvero da farsi male. Alla prossima.

P.S. l'energia nucleare fa peggio. Ripeto: l'energia nucleare fa peggio.

Batterie alcaline (materiali)

Mi era venuto l'impulso di aprire una batteria alcalina per l'autopsia ma ho desistito. Parlo delle D*racell Plus scariche che accumulo prima di portarle negli appositi contenitori all'ecocentro. Abbiamo già visto gli esperimenti per la ricarica che sembra funzionare a metà (vedi post). Visto che non si ricaricano bene,  le ho pagate, sono di mia proprietà, pensavo di recuperare i materiali. Mi sono fatto un giro in rete (gùgol docet) per capire cosa contengono ed ho trovato la scheda di sicurezza del prodotto con tutte le raccomandazioni d'uso.
Le pile  alcaline MN1500 mod. LR6 formato AA da 1,5 volts (codice  nell'involucro metallico OE24CH 5LK110) contengono:
  • Biossido di manganese (MnO2) al 35-40%
  • Idrossido di potassio (KOH) al 5-10%
  • Zinco (Zn) al 10-25%
  • Grafite al 1-5%
Questo secondo le dichiarazioni del produttore che in calce alla scheda dichiara che non sono dannose per l'ambiente...sarà vero? Sommando però le percentuali dei materiali dichiarati nella composizione però, non si arriva al 100% per cui non si capisce cos'altro contengano di segreto. Dei possibili utilizzi alternativi di questi materiali, ce ne sono alcuni che mi hanno per ora convinto a lasciar perdere. Questo perchè occorrerebbero delle conoscenze di chimica che non ho, poi una lista di materiali e reagenti che non so nemmeno dove comprarli e terzo una pericolosità preoccupante che richiede attrezzzature di un certo rilievo.  In cantiere però ho messo in preventivo la possibilità di utilizzo del biossido di manganese per placcare il titanio da usare nelle celle a combustibile, alternativo al platino che costa troppo. Una fuel cell autocostruita? E' un progetto interessante che è in corso di sviluppo ma che purtroppo richiede ancora alcuni studi di ricerca, oltre a procedimenti ed all'uso di acidi altamente corrosivi e pericolosissimi. 
So inoltre che viene utilizzato per decolorare il vetro fuso. Fondere delle vecchie bottiglie verdi per produrre delle mattonelle "trasparenti" (grigio in verità) tipo quelle in vetrocemento che viene usato nelle pareti divisorie... è da un pò che ci sto pensando e la cantina è piena di materia prima che attende di essere riciclata in casa.
Forse lo zinco potrei usarlo col rame di recupero, tramite fonderia autocostruita, per produrre ottone. L'ho visto fare e non è una cattivissima idea per la produzione di maniglie o oggettistica varia. Una fornace per fonderia di piccole quantità di metallo la si può autocostruire con un bidone e del cemento refrattario. In rete ci sono già molti progetti che vengono usati per fondere l'alluminio degli hard disk e produrre così dei pezzi metallici usati nelle costruzioni.
L'idrossido di potassio (chiamato anche potassa caustica) mi ha convinto a lasciar perdere perchè è molto pericoloso da maneggiare e non ho voglia di contaminare il bunkerlab con sostanze velenose....magari in futuro se mi verrà voglia di rischiare o di fare esperimenti, ma per ora no. Alla prossima.

P.S. Date al calino ciò che è di alcalino. Ripeto: Date al calino ciò che è di alcalino.

sabato 5 marzo 2011

Autopsia batteria Nokia BL-5C

Una batteria di un cellulare che "resiste" in stand-by per 24 ore ma garantisce 30 secondi in conversazione, è una batteria che ha fatto più che egregiamente il suo dovere e che è stata sfruttata sin troppo per troppo tempo. E' venuto il momento di sostituirla con una nuova (sic!) ma anche l'occasione per aprirla e vedere com'è fatta al suo interno. Sto parlando della Batteria Nokia ricaricabile modello BL-5C capacità 1020mAh 3,7Volts LI-Ion (ioni di litio). Voglio provare l'esperimento del litio in acqua (osservare la reazione chimica esotermica) e per fare questo dovrò aprire l'involucro ai minimi termini (disassemblaggio estremo). Per iniziare, si toglie la pellicola esterna che riporta i dati tecnici, le raccomandazioni d'uso, il QR code  e l'ologramma che attesta l'originalità del prodotto.  L'ologramma è un foglietto trasparente (olografato) sovrapposto ad un etichetta riflettente che conferisce il tipico aspetto tridimensionale. Una volta tolto l'involucro incollato, si nota una sigla stampata nel corpo della batteria (P0530489 probabilmente la codifica del modello o l'anno luogo di produzione...boh), un frame di plastica che tiene assieme il corpo batteria con un minuscolo circuito elettronico, sorretto da una spugnetta che fa da "ammortizzatore", e due linguette metalliche per i poli positivo e negativo. Un terzo contatto esterno (fra i due estremi + e -) è il terminale "T" che dovrebbe fare capo al termistore NTC usato per il regolatore di carica. Il termistore è una resistenza variabile in funzione della temperatura. Il valore della resistenza viene monitorato dal regolatore di carica per evitare il surriscaldamento dell'elemento al litio sottoposto a ricarica. Questo per evitare il surriscaldamento con produzione di gas che in casi estremi possono incendiare o far esplodere la batteria....ricordate qualche episodio di cronaca??
Per ora procedo con l'esame del circuito che nel retro riporta la sigla Cn-3650.  Due integrati a tre terminali e cinque resistenze... il termistore non ho idea di quale e dove sia. Una lacca nera impedisce di ricostruire visivamente il circuito e la mancanza di sigle rende estremamente difficoltoso intuire il funzionamento dello stesso... magari googlando un pò si riesce a trovare qualche schema di principio, un datasheet o alla peggio, pazientemente, si gratta la vernice con dei micro abrasori e si cerca di seguire il percorso delle piste. Non mi è ancora chiaro se per la ricarica è sufficiente l'azione del circuito interno o se occorre prevedere un micro esterno (probabilmente all'interno del cellulare c'è sicuramente qualche regolatore DC/DC) per fornire i giusti valori di tensione / corrente necessari alle fasi di ricarica. Le batterie al litio infatti, pur rappresentando tutto sommato un ottima soluzione per la conservazione ed erogazione dell'energia, sono un pò "permalose" nella fase di carica che richiede, batteria per batteria, un preciso e predefinito profilo da rispettare per evitare la distruzione della stessa. La mancanza di sigle è un vero ostacolo, anche se il circuito è estremamente semplice.
Aggiornamento (wikipedia):
Una pila al Li-Ion singola non va mai scaricata sotto una certa tensione, per evitare danni irreversibili. Di conseguenza tutti i sistemi che utilizzano batterie al Li-Ion sono equipaggiati con un circuito che spegne il sistema quando la batteria viene scaricata sotto la soglia predefinita. Dovrebbe dunque essere impossibile scaricare la batteria "profondamente" in un sistema progettato per funzionare correttamente durante il normale uso. Questa è anche una delle ragioni per cui le pile al litio non vengono mai vendute da sole ai consumatori, ma solo come batterie finite progettate per adattarsi ad un sistema particolare.
Quando il circuito di monitoraggio della tensione è montato all'interno della batteria (la cosiddetta "batteria intelligente") anziché come equipaggiamento esterno, e consuma continuamente una piccola corrente dalla batteria anche quando non è in uso, la batteria non va a maggior ragione immagazzinata per lunghi periodi completamente scarica, per evitare danni permanenti.

Ora devo pensare a come aprire il pacco che contiene il litio... e' una scatoletta metallica apparentemente priva di giunture ed apparentemente affogata in resina solidificata. Sarà un impresa. Alla prossima. 

P.S. la quaglia è nel nido ed il fagiano ha fatto l'uovo. Ripeto: la quaglia è nel nido ed il fagiano ha fatto l'uovo.

lunedì 7 febbraio 2011

derattizzazione

E' periodo di primavera, aria frizzante, giornate che si allungano, ed immancabile la periodica pulizia del bunkerlab. E' da un paio di settimane che sto impazzendo per capire il protocollo USB di un mouse ottico. Complice l'arrivo da oltreoceano di una super guida esaustiva, voglio capire come decodificare i dati che arrivano nella porta USB e poter così usarli a fini sperimentali per delle applicazioni embedded che sto sviluppando. Inevitabilmente, per iniziare ho dovuto riesumare lo scatolone che contiene i mouse usati in trentanni di attività e messi da parte per ragioni "affettive" (l'affetto per l'ambiente e l'avversione alla pratica dell'usa e getta). Mi piange il cuore e confesso la lacrimuccia di nostalgia dei tempi andati. Ma Dio riciclo vuole e comanda, per cui, plastica con plastica, cavi con cavi, viti con viti ed elettronica al recupero componenti. Una cinquantina di PCB che comprendono almeno un quarzo oscillatore (da 6 a 14 Mhz), micro capacità elettrolitiche, led ad infrarossi, transistor IR fotosensibili, encoder (la rotellina) su cui dovrò indagare circa il loro funzionamento... al primo ritaglio di tempo, parte il dissaldatore e via a catalogare componenti. I chip per il protocollo seriale sono fra i più disparati, ma la fa da padrone la Logitech, anche dentro i mouse IBM model.33G5430, HP, Apple (family number G5431 E89826I LR87493) e tantissimi altri di marche "minori".
Ecco alcune sigle dei chip di comunicazione PS/2 rinvenuti:
  • LSC507201P Motorola
  • LSC507804P Logitech
  • SC88931P Motorola - Logitech
  • DX360096-00 (mouse DEXXA)
  • EM84510EP (EMC)
  • 331054-1010 Logitech
  • 331021-2001 Logitech
  • 331115-1001 Logitech
  • 361125-1010 logitech
  • 42C40P1924 Logitech'88

Notevole il Logitech MouseMan Wheel (model M-CW47) uno fra i modelli dell'epoca abbastanza costosi rispetto alle cifre ridicole di oggi. E' rimasto invece intatto il Logitech TrackmanMarble Wheel mod.number T-BB13, a cui non mi ci sono mai abituato con quella "palla" da azionare col pollice per muovere il cursore... troppo "strano" come mouse...non vedo l'ora di aprirlo per capire come è fatto all'interno, ma al momento resisto.
Allora, cosa ci possiamo fare con tutto questo "ben di dio"?? I cavi vanno sicuramente riutilizzati, magari assieme alle prese delle mother board. I led all'infrarosso? come fine-corsa ovviamente, abbinati ai fototransistor, ma possono andare benissimo anche per rilevare dei movimenti. Gli encoder? dato che hanno la caratteristica di segnalare i movimenti in due direzioni possono trovare applicazione quando si ha la necessità di qualche retroazione a degli azionamenti. Dovrò inventarmi qualcosa o portare avanti uno dei progetti in sospeso. Gli unici componenti che non trovano un uso "elettronico" sono le palle del topo. Sto già pensando di costruirmi una marble machine interamente fatta con pezzi di recupero. Cos'è? Sono quei meccanismi che fanno girare le palle all'infinito...appropriata come applicazione, non c'è che dire visti i tempi cupi che stiamo vivendo. Alla prossima.

P.S. Le palle del topo sono da sostituire. Ripeto: Le palle del topo sono da sostituire.

martedì 25 gennaio 2011

Ri-uso

Troppo spesso le idee che mi vengono in mente, vengono poi tradotte sul piano pratico nell'ennesimo business... per gli altri. Mi sa che c'è qualche microspia nel mio bunkerlab e la devo smettere di parlare da solo ad alta voce.  Ma del resto, le idee che ho, sono frutto dell'ovvietà che deriva dall'inevitabile conseguenza di scelte governate dall'unico disgraziato desiderio di fare profitti.
Da "Repubblica" un articolo che cita una nuova "moda". Alcune multinazionali si sono accorte che esistono su questo pianeta delle persone che riescono a rigenerare, riparare, rimettere a nuovo, ingegnarsi per non buttare e risparmiare. Ecco che allora, sempre pronte a danneggiare i più piccoli e togliere loro quello che a volte è una boccata di ossigeno, le multinazionali, i "big", hanno pensato si fare proprio quello che per i deboli è un micro business, trasformandolo egoisticamente in una fonte di guadagno. Ladri di idee, ladri di futuro, ladri e basta. Che le multinazionali siano maledette per l'eternità.
Se fino a qualche anno fa concentravano il loro sforzi per indurre le persone a consumare rapidamente e gettare in discarica con leggerezza, oggi sono concentrati a completare la loro sfera di interesse (il lucro) anche nel settore dell'usato, diventato improvvisamente prezioso...per loro ovviamente. Di noi poveri mortali che importa?
Ma... credono davvero che ce ne staremo con le mani in mano a guardare l'ennesima rapina del lavoro?. Ormai la miniaturizzazione e la tecnologia ci impedisce di produrre in proprio l'hardware (ma non è proprio vero del tutto), ma nulla ci impedisce di scrivere software. Per reagire, concentreremo i nostri sforzi nel settore IT per riscrivere "from scratch" il firmware delle loro apparecchiature tecnologiche. Vedremo quindi, presto, apparecchi "obsoleti" che funzionano meglio, più pratici, più veloci. E' già successo con GNU-linux per i PC, sta accadendo con router e modem o per le console da gioco, accadrà per i telefonini. E' solo questione di tempo. Riusciremo quindi a liberarci per sempre dalle licenze d'uso, il cancro della tecnologia, e disporre liberamente di ciò che ci appartiene di diritto, senza vincoli contrattuali....liberi! Parallelamente, in rete, senza capi e senza arruffapopolo sempre pronti a comandare, la comunità hacker penserà a boicottare certi prodotti osannati dal marketing, ma che in realtà sono delle ciabatte senza valore. La qualità di un prodotto la si verifica dai materiali, dalle scelte progettuali, dalle caratteristiche dei componenti elettronici usati. Solo aprendo, smontando, riparando si può capire se un apparecchio è ben fatto, se alla base ci sono delle buone idee e delle scelte ragionate, giustificate, condivisibili. Il più delle volte ci si accorge che alla base, come obiettivo principale, c'è la massimizzazione del profitto, e mi spiace per quei progettisti che vorrebbero fare di più ma sono costretti a certe scelte scellerate in nome del risparmio sui materiali. Anche il firmware soffre di questa visione miope del progresso. Fior di sviluppatori costretti a consegnare programmi scritti in fretta, già sottopagati ovviamente. I risultati i tecnici li percepiscono ed hanno perfettamente ragione nel modificare, migliorare, smontare e sostituire...sarà per noi ancora più facile continuare a trovare nuovi sbocchi verso nuovi mercati, sino a quando i consumatori non si sveglieranno per reagire... ma per questo non c'è pericolo visto il coma profondo in cui sono stati portati.
Buona fortuna imbecilli. 

P.S. il bagno è sporco e manca la carta. Ripeto: il bagno è sporco e manca la carta.

domenica 23 gennaio 2011

Lampadina alogena

E' con tristezza che annunciamo l'improvvisa dipartita di una fedele compagna di lavoro, dopo anni di silenziosa attività. Di lei ricordiamo l'efficienza dimostrata, l'immancabile presenza mai interrotta da alcun impedimento. Sempre al lavoro nei momenti più bui, sempre in primo piano nei momenti di illuminante creatività. Collega fedele e lavoratrice instancabile. Mai un ora di sciopero, ferie o malattia. Ci ha lasciati, all'improvviso, così come era arrivata, quasi per caso, in silenzio, con un ultimo lampo di brillante addio.  Ci mancherai.

P.S. la lampadina è sostituita. Ripeto: la lampadina è sostituita.

SC1300 - riparazione alimentatore switching (parte 1)

Tanto per tenermi in allenamento in attività che poco servono ad alimentare il fatturato ma tanto servono ad alimentare la mia autostima, oggi ho aperto un alimentatore switching modello SC1300 della MG Itex (ovvero per il reale produttore Modello SCAC1260B rev.03 date 07.07.22). E' un alimentatore universale per computers portatili, dotato di presa usb per l'alimentazione a 5 volts di eventuali apparecchiature aggiuntive. 
Non è una ciofeca, anche se viene venduto per la cifra attuale che si aggira attorno i 45-50 euro. Credo comunque valga la pena di aprirlo per capire se è possibile ripararlo e recuperarlo.
Questi i dati di targa: 

  • AC Input: 100-240 volts 50Hz
  • DC Output: 15 16 18 19 20 volts 6,5A max 22 24 Volts 5,4A max
  • USB port 5Volts 2A 

Il problema? Oltre alla ventolina interna un pò rumorosa, è la totale assenza di vita, morto, andato all'improvviso senza nemmeno degnarsi di emettere scitille o fumo. C'è da pensare ad un  guasto improvviso di qualche componente finale (il FET) probabilmente sollecitato dall'aumento di temperatura causato dalla ventolina che gira a fatica, incatramata da polvere accumulata nel tempo (solitamente questi alimentatori sono posizionati a terra). 
L'interno, le modalità di costruzione e la densità della realizzazione preoccupano un pò. Smontarlo per ispezionare l'interno sarà un impresa e sarà necessario dissaldare qualcosa di sano per accedere alle parti guaste. La presenza di componenti smt inoltre aumenta la difficoltà di riparazione ed analisi del guasto. Apparentemente non c'è nulla di bruciato ma occorrerà dissezionarlo per esserne certi. In ogni caso, procederò con il metodo passo passo già spiegato nei post precedenti, dall'ingresso verso l'uscita. Speriamo bene. Alla prossima.

P.S. il bagno è libero. Ripeto: il bagno è libero.

domenica 9 gennaio 2011

L'invasione degli unani

Gli unani sono quegli esserini che compongono l'unanità. Sono diretti discendenti degli umani che anticamente componevano l'umanità. Gli umani si stanno estinguendo e gli unani di umano non hanno conservato nulla. Sono diventati unani. Possiamo incontrarli ogni giorno,  quando si esce di casa per fare rifornimento di generi di prima necessità in quantità sufficiente per resistere il più a lungo possibile senza entrare in contatto con loro. Hanno infatti la pericolosissima particolarità di essere estremamente contagiosi. Basta interagire anche per pochi secondi con loro e si rischia di restarne contaminati....ed il processo di decontaminazione e disintossicazione è estremamente lungo e faticoso. Possiamo riconoscerli facilmente (anche perchè sono la maggioranza), dalla loro espressione ebete e dal vuoto assoluto delle loro espressioni verbali. Solitamente si esprimono con frasi fatte e luoghi comuni a cui non va mai opposta obiezione per non scatenare la loro reazione scomposta e rabbiosa. La fonte principale del loro credo è la TV, fonte di assoluta verità indiscutibile. Sono refrattari ai ragionamenti ed ai dubbi ventilati. Ogni interazione, se accidentalmente avviata, va rigorosamente lasciata sul piano superficiale ed accondiscesa. Guai seri a chi cerca di approfondire, argomentare, contraddire, dimostrare, disquisire... è un rischio mortale e si viene bollati come "rompicoglioni" (sic!). 
L'antidoto migliore è tagliare corto, dando loro ragione, e cambiare strada sperando di non doverli incontrare mai più...o perlomeno il più raramente possibile. In caso di contatto visivo accidentale, è meglio volgere repentinamente lo sguardo altrove, fingendo di non averli notati. Per quelli particolarmente pericolosi, che si avvicinano e instaurano un tentativo di comunicazione, va riservato l'atteggiamento di chi va di fretta "per impegni assolutamente inderogabili"... scusa ma devo proprio andare a farmi crescere i capelli... scusami ma devo proprio andare a fare compagnia al mio nuovo tostapane... scusami ma devo proprio andare ad abbeverare il mio cactus altrimenti muore di sete... 
I periodi di maggiore attività degli unani sono le festività. Sono proprio quelli i periodi in cui i tentativi di interazione sono maggiormente insidiosi e frequenti. I soliti auguri per non si sa cosa ma bisogna farli per forza, i soliti sms presi da internet che devono per forza essere spiritosi, i soliti baci ed abbracci che fanno venire voglia di dire "tieni le mani a casa tua!".  Quest'anno non mi sono lavato per due settimane in modo da puzzare come un cane bagnato ed evitare il più possibile il contatto fisico... così difficilmente ci riprovano la prossima volta. 
Gli unani mi fanno schifo. Sono capaci di picchiarti per un parcheggio al centro commerciale e litigano fra loro per accaparrarsi lo spazio per i disabili sopratutto se entrambi non sono disabili. In auto sono in perenne competizione per arrivare prima e primi, infilandosi dappertutto o per partire a razzo al semaforo, manco avessero la polizia alle costole. Al supermercato sono capaci di toglierti dalle mani quello che hai scelto, anche se sullo scaffale ce n'è a centinaia. Gli unani ostentano ricchezza e benessere anche dopo che l'ufficiale giudiziario gli ha tolto la casa. Gli unani che non sanno ostentare le apparenze, muoiono. Gli unani ti misurano in base al reddito, se sei povero sei una merda, se sei ricco sei un culo da leccare.
Gli unani soffrono enormemente la loro solitudine. Appena trovano un umano disposto ad ascoltarli, non si staccano più e non la smettono più di sfogarsi. La quantità industriale di finti "problemi" che li affliggono supera ogni immaginazione. Unani del ca**o. Ormai siamo circondati e difficilmente ce ne libereremo. Spero che a non dar loro da mangiare si estinguano, ma sembra abbiano sviluppato la capacità di riprodursi. Ad ogni ciclo di riproduzione, la loro sindrome di imbecillità e scemità peggiora inesorabilmente. Le capacità intellettive dell'unano vanno scemando giorno dopo giorno...sino a quando toccano il fondo e si candidano per qualche carica pubblica o peggio. 
Gli unani sono le metastasi della società. Un cancro irreversibile. Ogni unano va tenuto isolato il più possibile ed indirizzato su Facebook. Almeno lì, fra simili, si trova a suo agio liberando le strade dalla sua fetida presenza. Unani del ca**o, andatevene tutti a fanchiulo!!

P.S. Il bagno è quasi pronto. Ripeto: Il bagno è quasi pronto.

lunedì 13 dicembre 2010

SCIOPERO!!!

Entro in sciopero del blog ad oltranza sino a quando mi va. La causa è determinata dal degrado della società, delle persone che mi circondano e dall'abissale vuoto di buone notizie.
P.S. il cacio va sui maccheroni. Ripeto:il cacio va sui maccheroni.

domenica 21 novembre 2010

Ubuntu Grub2 splashimage

60 secondi di pausa in attesa che lo stagnatore si scaldi e mi viene in mente di sistemare l'orribile e monotona schermata di accesso al sistema GNU-Linux (grub2), desolatamente settata di default in bianco e nero.
Come si fa a cambiare lo sfondo di Grub per personalizzarlo con il proprio logo in occasione di un installazione per un cliente o amico? Semplicissimo.
Si procede con installare quelli previsti dalla distro...(se si vuole)

sudo apt-get install grub2-splashimages

Si modifica il file /etc/grub/ 05_debian_theme con il comando

gksudo gedit /etc/grub.d/05_debian_theme 

le righe da modificare sono:

WALLPAPER="/usr/share/images/desktop-base/ORIGINALE.png"
in:
WALLPAPER="/usr/share/images/grub/modificata.tga"

Occorre alla fine, dopo aver salvato le modifiche dare il comando

sudo grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

e si vedranno uscire + o - i messaggi:
[sudo] password for username:
Updating /boot/grub/grub.cfg …
Found Debian background:  modificata.tga
Found linux image: /boot/vmlinuz-2.6.32-1-generic
Found initrd image: /boot/initrd.img-2.6.32-1-generic
Found memtest86+ image: /boot/memtest86+.bin
done

Si riavvia la macchina e si osserva lo stupendo risultato. Per modificare il colore delle scritte, si modificano, nello stesso file di prima, le direttive:

COLOR_NORMAL="black/black"
COLOR_HIGHLIGHT="magenta/black"

ricordando che sono nel formato foreground/background e che grub2 interpreta il "black" nel foreground come "trasparente". Bene, anche questo "tutorial" per lamer 1.0 ed utonti evoluti è a posto... procedo "con le mie cose", alla prossima.

P.S. il lama non sputa controvento. Ripeto:  il lama non sputa controvento.

domenica 14 novembre 2010

Il muccalogio

C'è in giro la pessima abitudine di fare dei regali orrendi. L'anno scorso, a natale, qualcuno ha pensato bene (non so perchè) di regalarmi una sveglia. In realtà è un Muccalogio, ovvero un orologio con quadrante che raffigura due mucche che si baciano...oiboh! ad un geek non bisogna mai regalare dispositivi 1.0 analogici...si offende. Se poi l'oggetto obsoleto è orrendo... vabbè, banniamo anche questa persona nella blacklist e non se ne parla più. Di buttare l'orripilante e vetusto oggetto nemmeno a parlarne per il principio della conservazione dell'energia. 
Oggi ho terminato di sistemare una moltitudine di problemi del nuovo portatile con GNU-linux Ubuntu 10.10 e mi avanzano 3 minuti...giusto per distrarmi. L'occhio mi cade sul muccalogio con le pile scariche, rapito dalla bancarella cinese o da qualche negozio "tutto ad 1 euro" (che se fosse per me li farei chiudere per sempre).
Urge sostituzione del quadrante con qualcosa di più "raffinato" che lo faccia diventare un vero, prezioso ed esclusivo "ovovogio fine '900". Due viti testa a croce, togliamo il superfluo, tipo il finto campanello meccanico, e con Openoffice draw mi disegno al volo un quadrante provvisorio, con tanto di sponsor del mio sito preferito...et voilà, un bellissimo ovovogio 1.0. Prossime implementazioni... l'illuminazione, una unità storage per nascondere bit preziosi e compromettenti, una micro cam per intercettazioni ambientali...quando ne avrò voglia. alla prossima.

P.S. i gatti hanno 1001 vite. Ripeto: i gatti hanno 1001 vite.

venerdì 12 novembre 2010

Dike per linux Ubuntu a 64bit

La firma digitale di Infocamere è una "quasi" disperazione per chi usa linux. Sopratutto per chi è "costretto" ad usare il programma Dike. Ho da poco acquistato un DELL Precision M4500, quad core Intel i7 con 8 Gb di ram e 500Gb di disco. La giornata è passata ad installare il dispositivo di firma. Nessun problema per il lettore, un SCM SCR 335, dopo l'aggiornamento del suo firmware (un altra avventura epica). Funziona alla grande e la carta serie "74" la legge senza problemi. I problemi nascono quando si cerca di installare Dike che, neanche a farlo apposta, non è disponibile per linux a 64bit. Quel programma, fa @!#$!!&, lasciatemelo dire. Non è certo un software tenuto aggiornato e nemmeno che si adatta alle piccole varianti fra le varie distribuzioni. Manco a dirlo sembra che i programmatori si divertano a sviluppare per le distro a pagamento (tipo la Suse o Red Hat per capirci), forse perchè pensano che siano più "blasonate" visto che si paga...wind*ws docet....
L'errore che si nota lanciando dike da un terminale è il seguente:
(:19426): Gtk-WARNING **: /usr/lib/gtk-2.0/2.10.0/immodules/im-ibus.so: classe ELF errata: ELFCLASS64

(:19426): Gtk-WARNING **: Loading IM context type 'ibus' failed
e la firma non va a buon fine.
Vorrei segnalare una soluzione che con me ha funzionato. In un Post (GRAZIE) è pubblicato il link ad uno script che risolve il problema, installando automaticamente le librerie a 32 bit facendole coesistere con quelle a 64. Io ho dato il comando (non documentato)

sudo getlibs --ldconfig -w https://www.firma.infocert.it/software/dike-4.2.4-i386.deb

e tutto si è sistemato come per "magia".  In realtà lo script automatizza la copia delle librerie "giuste"  nella cartella /lib32 e/o /usr/lib32... si può fare anche a mano.... :-)
OK, ora ho il sistema funzionante e sono soddisfatto. Manca da sistemare il lettore di memorie SD, il touchpad, il mic interno...a colpi di aggiornamenti del firmware dovrei farcela alla fine, non demordo ovviamente. alla prossima. 

P.S. Lucio è stanco. Ripeto: Lucio è stanco.

domenica 7 novembre 2010

DIY dinamo - rotore (parte 5)

Piove, governo ladro. Ne approfitto per documentare il progetto di costruzione di una dinamo per la mia mitica bicicletta da escursione. Collaudo terminato per la parte meccanica. Dopo vari ripensamenti, idee, schizzi di progetto dubbi e prove, mi sono deciso. Il dubbio era sul come e dove piazzare i magneti sui raggi della ruota (davanti o dietro?). Ho deciso di fare così, che mi sembra la decisione più razionale. Con una fresa manuale ho tagliato da un foglio di plexyglass trasparente da due millimetri, una corona circolare. Il diametro interno ed esterno dipende fortemente dal numero di magneti che si ha a disposizione. Più magneti, più grande il diametro, stando attenti a non finire troppo a ridosso della valvola di gonfiaggio della ruota, altrimenti poi diventa difficoltoso inserirci la cannuccia. Si passa poi a fissare i magneti degli hard disk. E' importante disporli in modo  equidistante, aiutandosi con i raggi che fanno da riferimento. Io li ho incollati con della colla epossidica bicomponente. Se ne mette un pò sulla plastica e ci si adagia sopra il magnete...24 ore di attesa per cementare il tutto.
Per fissare la corona di plastica ai raggi della ruota, dopo averla centrata e segnato i punti distribuendoli uniformemente sulla circonferenza, si praticano dei fori di diametro adeguato a farci passare delle fascette di plastica. L'esperienza insegna che occorre dare alla corona plastica una forma a "cono", che segua l'inclinazione dei raggi, altrimenti si corre il rischio di spezzarla dopo l'uso su strada (è successo a me dopo un paio di mesi). Si prende allora una pistola ad aria calda e si cerca di ammorbidire la plastica per lasciare che "si adagi" sui raggi senza deformarsi. Attenzione a non scaldare i magneti al neodimio, altrimenti perdono il magnetismo e sono così da buttare. Scaldarla prima di fissare i magneti e solo dopo aver effettuato la foratura.
Da qualche mese sto viaggiando con i magneti installati. Funziona...la corona plastica resiste ed i magneti stanno al loro posto. Ora tocca allo statore...gli esperimenti sono in corso. Lo statore andrà fissato nei due punti del telaio che si vedono in foto. Purtroppo non sono due tubi diritti ma piegati con una doppia curva. Dovrò inventarmi qualcosa per un fissaggio stabile e non definitivo (voglio infatti poter smontare lo statore in caso di necessità o sostituzione). Dovrò inoltre cercare di far passare i magneti il più possibile vicino agli avvolgimenti, per recuperare un pò di potenza. C'è posto per due o tre avvolgimenti, così da aumentare la corrente erogata. Da prove sommarie ho misurato una tensione continua di picco da 7 volts (1 solo piccolo avvolgimento), anche se credo di poter raggiungere tranquillamente i 12 volts da stabilizzare poi a 5V. A vuoto la ruota gira senza difficoltà. Con un carico alimentato invece, si sentono dei colpetti in corrispondenza dell passaggio avvolgimento-magnete, più accentuato se si usano magneti diversi tra loro. E' importante per attenuare le vibrazioni usare magneti identici. Occorre dire inoltre che la magnetizzazione di questi magneti è Nord Sud su una sola faccia (mi si passi il termine), per cui la tensione sull'avvolgimento subirà l'effetto della conservazione di energia tipica delle bobine sottoposte ad induzione alternata del campo magnetico. Servirà un buon circuito di stabilizzazione se si vuole alimentare palmari, ricevitori GPS o altri apparecchi digitali. La sperimentazione prosegue. Alla prossima. 

P.S. L'anchilosauro è un vecchio reumatico. Ripeto: L'anchilosauro è un vecchio reumatico.

mercoledì 13 ottobre 2010

Supporto macro per webcam

Ci sono delle occasioni in cui, per documentare qui le skifezze che realizzo, gli esperimenti e la ricerca fai da te, ho la necessità di eseguire delle macro di dettagli e particolari. Sporadicamente, senza troppo impegno, cerco in rete delle informazioni sul funzionamento delle lenti e delle tecniche di messa a fuoco di particolari ingranditi, giusto per capire se si può fare, se non è troppo complicato (oltre la mia portata limitata). In rete si possono trovare soluzioni per eseguire macro con i telefonini dotati di cam, per adattare gli obiettivi di macchine fotografiche o per la costruzione di obiettivi che prevedono però l'acquisto di materiale. L'acquisto è in contrasto con lo sciopero della spesa che ho proclamato e che testardamente rispetto sino a quando non verranno messe fuorilegge le multinazionali del profitto. Tocca arrangiarsi, spremere le meningi e trovare una soluzione "free". Mi è capitata per le mani una ventola USB, di quelle che si trovano solo nelle bancarelle dei cinesi, con le pale illuminate da led multicolori e con un piccolo altopralante incorporato che emette delle "melodie" orribili. Incredibile cosa si compra la gente d'oggi, l'oggetto più inutile della storia. Tolta la parte superiore, originariamente pensata per supportare un piccolo microfono da tavolo, ho recuperato lo stelo flessibile e la base di appoggio per infilare nella sommità una webcam da pochi euro, trovata d'occasione in un rimasuglio di magazzino di un negozio fallito che la vendeva a 35 euro! (e lo credo bene che è fallito...a vendere quelle cose a quei prezzi....chi mai se le comprerebbe?). Per fissare la cam, ho preso un tondino di plexyglass recuperato da un espositore da vetrina e l'ho forato da entrambi i lati con diametri "giusti" per lo stelo flessibile e per la cam, una sorta di adattatore. Un pò di colla fa il resto. La webcam, ha una ghiera frontale su cui è montata la lente di focalizzazione della luce sul sensore interno. La sua posizione è trarata (in fabbrica) per una distanza media necessaria a mettere a fuoco un soggetto che "chatta" davanti ad un PC. Ruotando la ghiera è possibile però avvicinare il punto focale e mettere a fuoco così oggetti posti sino a pochi centimetri o millimetri dalla lente, con risultati "accettabili" compatibilmente con la risoluzione della webcam stessa. Come principio funziona.  La base andrebbe un pò appesantita e pensavo di riempirla con dell'uranio impoverito da ordinare su ebai, visto che qualche testa di cazzo di militare ha detto che non fa male. Si sente, con l'utilizzo, la necessità di una messa a fuoco motorizzata (ma sì, esageriamo) e dell'illuminazione dell'oggetto da riprendere, specie quando la distanza oggetto/lente diventa minima. Non escludo in futuro di realizzare un illuminatore a led smd bianchi, magari alimentati dalla stessa usb e di predisporre un sistema di lenti (prese da un proiettore di diapositive già fatto a pezzi) per una ingrandimento del particolare da riprendere. La webcam, collegata ad un PC è fatta funzionare dal programma "cheese" per GNU-Linux, in modo da poter scattare foto o riprendere un filmato del particolare. Come macro-progetto, da realizzare in pochi minuti, al volo, senza particolari pretese, non è male. Sarà oggetto di studio e ricerca un sistema di interfacciamento a microprocessore per i moduli cam presi da cellulari dismessi...ci sarà da divertirsi parecchio. Stay tuned. Alla prossima. 

P.S. Immagina l'immagine immaginaria. Ripeto: Immagina l'immagine immaginaria.

giovedì 7 ottobre 2010

Ho vinto al superenalotto...again!!

Ho vintoooooooo!!!!! wowwwwwww! yahooooooooooooooo!!!!!! Finalmente ho vinto al superenalotto. La seconda giocata si è rivelata vincente finalmente, ce l'ho fatta!! sono ricco ricco ricco riccooooooo!!!! Con un investimento di un solo euro sono ricchissimo e finalmente posso fare quello che mi pare, senza più chiedere "quanto costa?" al solito commerciante avido col Suv in garage e la moglie tr*ia con pelliccia e cagnolino rabbioso. Giocata stamattina e stasera la mia vita è cambiata completamente. Finalmente, dio solo sa quanto ho desiderato questo momento. Basta con le preghiere di credito, con le preoccupazioni della fine del mese che arriva sempre troppo presto, del mutuo... domani vado in banca, dal direttore e gli dico...."hei cazzone!, quanto costa la baracca? la compro e te ne vai a fanculo in mezzo alla strada con le pezze al culo, te e quel fighetto del tuo vice". Ora sì che si comincia a ragionare sul serio. Cosa mi compro per primo? Di cosa ho veramente bisogno? di sicuro togliermi di torno, immediatamente, anche il più insignificante debito... basta debiti. Poi...un pensierino di andarmene per sempre da questo paese di ladri mafiosi corrotti... dove ci penserò, posso anche comprarmi un isola e fare l'eremita con tutti gli agi del caso, esercito privato compreso per tenere alla larga i problemi. Oppure una barca enorme, così me ne sto in mezzo  al mare per 6 mesi all'anno lontano da tutti, circondato da gnocche imperiali, che la prima che prova a romprere la butto in acqua così impara.  I rimanenti sei mesi al grand hotel in qualche posto. L'importante è girare il mondo senza lasciare troppe tracce... magari... Ho fatto di nuovo tre e mi sa che anche questa volta non ci ricavo poi molto per fare quello che vorrei. Sono felice, anche se la probabilità di fare due tre e poi un bel sei, per acciuffare il mega jackpot da 158 milioni di euro (per ora), mi sa che diminuisce...non lo so, ma continuo a sperarci davvero, almeno sino a quando non metteranno una tassa anche sui sogni. Nel frattempo ne approfitto. Alla prossima.

giovedì 30 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte4) - misure

Collaudo ok. Funziona. Non sarà certo professionale ma per le cose che devo fare può andare. Ho proceduto con la visualizzazione del segnale in uscita al piedino n°3 dell'NE555 già visto nei post precedenti (regolatore PWM). I risultati mi lasciano perplesso in quanto speravo di vedere una forma d'onda "pulita" con periodo variabile. Quello che ottengo invece è quello che si vede nelle foto, alla massima e minima velocità della ventola. Comprensibili i picchi nel fronte di salita e discesa, ma non riesco a vedere bene l'onda, specialmente alla minima velocità, dove l'ampiezza di picchi di tensione aumentano in corrispondenza di quello che dovrebbe essere il fronte di salita. Boh. Credo chiederò aiuto ad un amico che ha un oscilloscopio di quelli seri e verificare, confrontando, che quello che mi sono costruito faccia il suo dovere. 
velocità massima

velocità minima


Prometto aggiornamenti. Alla prossima.

P.S. Rose rosse sotto i portici di Varese. Ripeto: Rose rosse sotto i portici di Varese.

mercoledì 29 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte3) - sonda

Collaudo parzialmente terminato. Un canale non funziona, sicuramente un integrato operazionale difettoso - guasto, forse dissaldato  con la pistola termica a temperatura troppo elevata...pazienza, ne ho ancora di recupero, una decina, qualcuno andrà di sicuro. Per effettuare le prove ho realizzato la sonda che si vede in foto. Un cavo schermato coassiale (RG58), il corpo di una penna biro, del tubetto termorestringente, un coccodrillo recuperato da uno schermo antiriflesso. Ho crimpato lo spillo d'oro e spellato QB il cavo in modo da far uscire la calza a cui ho saldato una prolunga che termina sul coccodrillo di massa. Difficoltà zero. Ora sto procedendo con le prove. Sto cercando di prendere familiarità con il software e con lo strumento (ampiezza segnale, base dei tempi ecc...). Per il segnale, sto usando il generatore PWM che fa da controller ad una ventola da PC (vedi post precedenti). La forma d'onda che si visualizza non è quella che mi aspettavo, con degli strani picchi positivi e negativi in corrispondenza dei fronti di salita e discesa, di ampiezza "esagerata"...un altro punto su cui indagare. Si nota inoltre del rumore di fondo che "sporca" il segnale. Segno che, come previsto, questo "giocattolino" non è proprio adatto per effettuare misure precise ed i risultati vanno resi con le pinze,. Basta toccare la punta della sonda e subito si misura la sinusoide a 50Hz della tensione di rete... scarsa schermatura dovuta al contenitore plastico utilizzato, privo di presa di terra e massa efficiente....vedrò di pensare a qualcosa, a costo di incollare al'interno del "cuchi alluminio" da cucina. Comunque, tutto sommato, per quello che mi serve per ora, col limite di segnali da 20Hz ad un massimo di 200KHz, in attesa di una donazione da parte di qualche facoltoso e generoso benefattore che desidera liberarsi di un oscilloscopio digitale a 4 tracce comprensivo di analizzatore di stati, sono soddisfatto, mi sono divertito, ho fatto pratica ed ho  imparato alcune cose nuove, da accumulare nel bagaglio di esperienze personali. Alla prossima.

P.S. Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita. Ripeto: Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita.
P.P.S. Segue parte 4

martedì 28 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte2)

Una serie di errori...che mi hanno costretto a cambiare idea, ma alla fine è finito. Funziona?...non lo so...un sacco di cose potrebbero andare storte, visto che ho utilizzato esclusivamente componenti elettronici di recupero e che potrebbero anche non funzionare... come il ponte di diodi che non svolgeva il suo dovere.
Devo quindi ancora procedere con il collaudo, il cuore batte forte e preferisco concentrarmi nella costruzione delle sonde. Per costruirle, voglio provare ad usare il corpo di una penna a biro che termina a cono in punta (metallica) e sto cercando un puntale di misurazione...un chiodo, un filo di rame o ottone...sto frugando nei cassetti...vorrei anche ammortizzarla con una molla in qualche modo...sto studiando una soluzione che produca un risultato esteticamente "gradevole" o "professionale", giusto per tentare di dimenticare che sono un barbone in pieno sciopero della spesa.

Come sempre, per mio promemoria e per soffocare la mia presunzione ed arroganza latente, preferisco elencare anche gli errori commessi, non me ne vergogno.
Errore1 - Misure del primo contenitore. Dopo il montaggio dei potenziometri, degli interruttori e delle prese BNC mi sono accorto che il tutto non entrava dentro il mini contenitore metallico. Avrei potuto ridurre un pò le dimensioni delle due milllefori. Ho preferito invece optare per un contenitore di un modem ISDN, ricostruendo il pannello frontale dal vassoio di una epson LX800 ad aghi. Non è schermato, lo so, ma potrei optare in futuro, se necessario, di spruzzare un pò di vernice conduttiva all'interno (come si faceva nei PC portatili di una volta);

Errore2 - il 7809 l'ho montato al contrario. Da stupido, ho seguito le specularità grafica dello schema ed ho montato il regolatore dei -12V al contrario, scambiando l'ingresso con l'uscita (si nota nella foto del post precedente)...dopo un paio di minuti ha iniziato a scottare, mentre tentavo di capire cosa non andasse. Dato che c'ero, ho sostituito anche il 7812;

Errore3 - la presa a pannello per il cavo 220 era di tipo diverso da quelle che si trovano oggi. Ho per forza dovuto acquistarne una per pochi centesimi, adattando il foro per le nuove dimensioni. Fortunatamente il passo delle viti non è cambiato;

Errore4 - mi sono dimenticato di collegare a massa il led di segnalazione presenza dei +12V e di collegare l'alimentazione -12V degli integrati con i -12V del primo diodo;

Errore5 - mi sono dimenticato di collegare a massa (e fra di loro) gli elementi presenti nel pannello frontale;

Errore6 - nel girare il regolatore di tensione 7912 (Errore2) ho (ri)erroneamente male interpretato la piedinatura. Guardando un 7812 dal davanti, contando i piedini da sinistra a destra si incontra l'ingresso, la massa e l'uscita. Per il 7912 non c'è la stessa logica. Si incontra per prima la massa, poi l'ingresso e per ultimo l'uscita;

Errore7 - nel connettore che va all'ingresso della scheda audio ho sbagliato a saldare i due pin centrali. Quelli che portano il segnale sono i due pin esterni. 

Ce n'è abbastanza per fare la figura del principiante smanettone. In questa realizzazione, non ho prestato molta attenzione e non mi sono concentrato abbastanza nel controllare, ricontrollare e riricontrollare ad ogni saldatura (come faccio di solito) e l'elenco parla da solo. Mai dare per scontato ciò che si sta facendo. Alla prossima.

P.S.  Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore. Ripeto: Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore.

giovedì 23 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte1)

Da tempo, nei vari post, sto lanciando un appello per riuscire ad avere in donazione un oscilloscopio. Lo sogno da quando sono piccino. Causa cronico calo del reddito, dovuto a cause estranee la mia volontà, non mi sono mai potuto permettermene uno. Sono povero, lo so, ma non me ne vergogno. Allora, dato che la generosità non sembra più di questo pianeta, tocca arrangiarsi come meglio si può. La sfida è realizzare a costo zero uno strumento in grado di visualizzarmi le forme d'onda su uno schermo, in modo da eseguire le sperimentazioni che regolarmente documento a futura memoria. Quasi per caso, trovo nella distribuzione GNU-linux che uso da tempo, un programma open che sembra fare al caso mio. Dal manuale del programma si legge:  
Xoscope  is  a  digital real-time  oscilloscope. It graphically displays signal amplitude or bit logic as a function of  time.   Signals  may  be displayed,  saved, recalled, and manipulated by math functions.  Signal input devices currently include:

 /dev/dsp  - Audio sound recording via /dev/dsp.  Two 8-bit analog channels  at   8000 S/s to 44100 S/s.  Left and right audio is connected to A and B inputs respectively.  Use an external mixer  program  to  select which  sound inputs to record.  AC coupled, voltages unknown, 256K sample memory.
EsounD
-  Shared audio sound via the  Enlightened  Sound  Daemon.   This  is  great  for  watching music but support for it is an option at compile-time.  EsounD is auto-detected and preferred over /dev/dsp.
ProbeScope / OsziFOX - Radio Shack ProbeScope, Cat. No. 22-310 is also known as an  oszi‐FOX.   This  handheld  probe sends its data through a serial port. It samples one channel at 6-bits up to 20 MS/s with 128 samples of memory.  Real voltages are labeled in sample ranges from 1 volt to 100 volts.  If a ProbeScope is detected, it is connected to the  A input.

Bitscope - Bitscope (www.bitscope.com) is a mixed-signal capture engine which is accessed through a serial port.  It  simultaneously  samples  a digital  8-bit port and two analog channels at 8 bit resolution at up to 25 MS/s or more.  If detected, Channel A and B are connected to  X  and Y while the Logic Analyzer is connected to C. 
Scartiamo immediatamente Bitscope e ProbeScope. Sono hardware aggiuntivi , sicuramente utilissimi ma totalmente incompatibili con lo sciopero della spesa che ho indetto anni fa e che porto avanti testardamente ad oltranza. Basta poi cercare in rete o consultare i siti suggeriti per farci passare la voglia di acquistare....per me costano decisamente troppo e mi devo accontentare di due canali (limitazione anche in frequenza)....pazienza.

All'indirizzo http://xoscope.sourceforge.net/hardware/hardware.html è pubblicato uno schema che fa da buffer fra le sonde e la scheda audio del PC. La sua realizzazione non è critica. Io l'ho prima modificato poi realizzato interamente da pezzi di recupero, a parte ovviamente la mille fori su cui ho piazzato i componenti. L'alimentatore duale +/-12V è basato sulla coppia di stabilizzatori 7812 e 7912 (usatissimi nei vecchi alimentatori da PC), usando un trasformatore a presa centrale recuperato da un alimentatore per la carica delle batterie di alcuni terminali bar code in attesa di analisi, dissezione e recupero. Dalla foto si possono notare i condensatori "sporchi" del mastice usato negli alimentatori switching di provenienza, alcune resistenze ad alta precisione (1%) messe lì perchè ne ho un bel pò (nuove ma di recupero ovviamente) e posso permettermele, i condensatori ceramici selezionati dopo due giorni di catalogazione del mucchio in cui li metto ad ogni operazione di dissaldatura....si vede che è rigorosamente realizzato interamente con componenti recuperati. Il contenitore, per ora, è in metallo (credo sia utile creare una schermatura) ed è un riempitivo che si usa nei PC tower per tappare gli slot da 3 1/2. Non è molto robusto essendo composto da lamierino, ma credo che con un pò di nastro adesivo telato, si possa tenerlo fermo.
Il pannello frontale è plastico, facile da lavorare per fissare interruttori e prese, alcune tenute in sede con termocolla grigia (che il produttore si ostina a chiamare "acciaio liquido" anche se ha la tenuta poco superiore al "cewingum"). Le prese BNC sono state dissaldate da alcune vecchie schede di rete guaste... sapevo che prima o poi potevano tornare utili.  Ora mi manca solo il collegamento finale ed un collaudo, dopo aver realizzato le sonde con un pò di cavo schermato...spero possa andare bene l'RG58 che si usava per le reti a cavo coassiale (ne ho avanzato un pò da quando andavo ad installare reti in tutta italia). OK. Vedremo se ho perso  tempo o se sono ruscito a creare qualcosa di utile. Sono proprio curioso. alla prossima. 

P.S. I conigli scavano la tana. Ripeto: I conigli scavano la tana.
P.P.S. segue parte 2