domenica 6 marzo 2011

Autopsia batteria Nokia BL-5C (li-ion e materiali)

In attesa di aprire il pacco batteria per condurre gli esperimenti col litio, mi documento un pò sui materiali comunemente usati all'interno, anche per evitare sorprese durante l'apertura ed il disassemblaggio.
Da wikipedia: Gli accumulatori al litio, ...sono costituiti da un anodo in strati di grafite dove sono "immersi" atomi di litio, mentre il catodo è un sale di litio (solitamente LiMn2O4) e l'elettrolita è una soluzione di perclorato di litio LiClO4 in etilencarbonato C2H4CO3, un solvente organico.
Questa batteria utilizza soluzioni non acquose di solventi a elevata permittività elettrica come il carbonato di propilene, carbonato di etilene, dimetilsolfossido, ecc., nei quali vengono disciolti sali di litio (LiPF6, LiBF4, LiClO4 e LiAsF6) e successivamente aggiunti altri composti organici (tetraidrofurano, dietilcarbonato ecc.) per incrementare la conducibilità ionica delle soluzioni. All'anodo abbiamo degli atomi di litio “immersi” in strati di grafite, il catodo è un suo sale (solitamente LiMn2O4) e l'elettrolita è una soluzione di perclorato di litio (LiClO4) in etilencarbonato (C2H4CO3), un solvente organico.
Bene, grazie ma di chimica ci capisco veramente poco o niente ma non importa, se non per capire che è pericoloso aprirle... il che mi spinge a farlo ovviamente :-)
Giusto per capire un pò meglio, il dimetilsolfossido viene usato come agente per la rimozione delle vernici da legno o metalli (sverniciante), il tetraidrofurano a temperatura ambiente è un liquido incolore dallo sgradevole odore caratteristico, abbastanza volatile, facilmente infiammabile, il litio è un metallo soffice color argento, che si ossida rapidamente a contatto con l'aria o l'acqua (non va toccato con le dita, ancor meno se umide)... in sintesi, c'è davvero da farsi male. Alla prossima.

P.S. l'energia nucleare fa peggio. Ripeto: l'energia nucleare fa peggio.

Batterie alcaline (materiali)

Mi era venuto l'impulso di aprire una batteria alcalina per l'autopsia ma ho desistito. Parlo delle D*racell Plus scariche che accumulo prima di portarle negli appositi contenitori all'ecocentro. Abbiamo già visto gli esperimenti per la ricarica che sembra funzionare a metà (vedi post). Visto che non si ricaricano bene,  le ho pagate, sono di mia proprietà, pensavo di recuperare i materiali. Mi sono fatto un giro in rete (gùgol docet) per capire cosa contengono ed ho trovato la scheda di sicurezza del prodotto con tutte le raccomandazioni d'uso.
Le pile  alcaline MN1500 mod. LR6 formato AA da 1,5 volts (codice  nell'involucro metallico OE24CH 5LK110) contengono:
  • Biossido di manganese (MnO2) al 35-40%
  • Idrossido di potassio (KOH) al 5-10%
  • Zinco (Zn) al 10-25%
  • Grafite al 1-5%
Questo secondo le dichiarazioni del produttore che in calce alla scheda dichiara che non sono dannose per l'ambiente...sarà vero? Sommando però le percentuali dei materiali dichiarati nella composizione però, non si arriva al 100% per cui non si capisce cos'altro contengano di segreto. Dei possibili utilizzi alternativi di questi materiali, ce ne sono alcuni che mi hanno per ora convinto a lasciar perdere. Questo perchè occorrerebbero delle conoscenze di chimica che non ho, poi una lista di materiali e reagenti che non so nemmeno dove comprarli e terzo una pericolosità preoccupante che richiede attrezzzature di un certo rilievo.  In cantiere però ho messo in preventivo la possibilità di utilizzo del biossido di manganese per placcare il titanio da usare nelle celle a combustibile, alternativo al platino che costa troppo. Una fuel cell autocostruita? E' un progetto interessante che è in corso di sviluppo ma che purtroppo richiede ancora alcuni studi di ricerca, oltre a procedimenti ed all'uso di acidi altamente corrosivi e pericolosissimi. 
So inoltre che viene utilizzato per decolorare il vetro fuso. Fondere delle vecchie bottiglie verdi per produrre delle mattonelle "trasparenti" (grigio in verità) tipo quelle in vetrocemento che viene usato nelle pareti divisorie... è da un pò che ci sto pensando e la cantina è piena di materia prima che attende di essere riciclata in casa.
Forse lo zinco potrei usarlo col rame di recupero, tramite fonderia autocostruita, per produrre ottone. L'ho visto fare e non è una cattivissima idea per la produzione di maniglie o oggettistica varia. Una fornace per fonderia di piccole quantità di metallo la si può autocostruire con un bidone e del cemento refrattario. In rete ci sono già molti progetti che vengono usati per fondere l'alluminio degli hard disk e produrre così dei pezzi metallici usati nelle costruzioni.
L'idrossido di potassio (chiamato anche potassa caustica) mi ha convinto a lasciar perdere perchè è molto pericoloso da maneggiare e non ho voglia di contaminare il bunkerlab con sostanze velenose....magari in futuro se mi verrà voglia di rischiare o di fare esperimenti, ma per ora no. Alla prossima.

P.S. Date al calino ciò che è di alcalino. Ripeto: Date al calino ciò che è di alcalino.

sabato 5 marzo 2011

Autopsia batteria Nokia BL-5C

Una batteria di un cellulare che "resiste" in stand-by per 24 ore ma garantisce 30 secondi in conversazione, è una batteria che ha fatto più che egregiamente il suo dovere e che è stata sfruttata sin troppo per troppo tempo. E' venuto il momento di sostituirla con una nuova (sic!) ma anche l'occasione per aprirla e vedere com'è fatta al suo interno. Sto parlando della Batteria Nokia ricaricabile modello BL-5C capacità 1020mAh 3,7Volts LI-Ion (ioni di litio). Voglio provare l'esperimento del litio in acqua (osservare la reazione chimica esotermica) e per fare questo dovrò aprire l'involucro ai minimi termini (disassemblaggio estremo). Per iniziare, si toglie la pellicola esterna che riporta i dati tecnici, le raccomandazioni d'uso, il QR code  e l'ologramma che attesta l'originalità del prodotto.  L'ologramma è un foglietto trasparente (olografato) sovrapposto ad un etichetta riflettente che conferisce il tipico aspetto tridimensionale. Una volta tolto l'involucro incollato, si nota una sigla stampata nel corpo della batteria (P0530489 probabilmente la codifica del modello o l'anno luogo di produzione...boh), un frame di plastica che tiene assieme il corpo batteria con un minuscolo circuito elettronico, sorretto da una spugnetta che fa da "ammortizzatore", e due linguette metalliche per i poli positivo e negativo. Un terzo contatto esterno (fra i due estremi + e -) è il terminale "T" che dovrebbe fare capo al termistore NTC usato per il regolatore di carica. Il termistore è una resistenza variabile in funzione della temperatura. Il valore della resistenza viene monitorato dal regolatore di carica per evitare il surriscaldamento dell'elemento al litio sottoposto a ricarica. Questo per evitare il surriscaldamento con produzione di gas che in casi estremi possono incendiare o far esplodere la batteria....ricordate qualche episodio di cronaca??
Per ora procedo con l'esame del circuito che nel retro riporta la sigla Cn-3650.  Due integrati a tre terminali e cinque resistenze... il termistore non ho idea di quale e dove sia. Una lacca nera impedisce di ricostruire visivamente il circuito e la mancanza di sigle rende estremamente difficoltoso intuire il funzionamento dello stesso... magari googlando un pò si riesce a trovare qualche schema di principio, un datasheet o alla peggio, pazientemente, si gratta la vernice con dei micro abrasori e si cerca di seguire il percorso delle piste. Non mi è ancora chiaro se per la ricarica è sufficiente l'azione del circuito interno o se occorre prevedere un micro esterno (probabilmente all'interno del cellulare c'è sicuramente qualche regolatore DC/DC) per fornire i giusti valori di tensione / corrente necessari alle fasi di ricarica. Le batterie al litio infatti, pur rappresentando tutto sommato un ottima soluzione per la conservazione ed erogazione dell'energia, sono un pò "permalose" nella fase di carica che richiede, batteria per batteria, un preciso e predefinito profilo da rispettare per evitare la distruzione della stessa. La mancanza di sigle è un vero ostacolo, anche se il circuito è estremamente semplice.
Aggiornamento (wikipedia):
Una pila al Li-Ion singola non va mai scaricata sotto una certa tensione, per evitare danni irreversibili. Di conseguenza tutti i sistemi che utilizzano batterie al Li-Ion sono equipaggiati con un circuito che spegne il sistema quando la batteria viene scaricata sotto la soglia predefinita. Dovrebbe dunque essere impossibile scaricare la batteria "profondamente" in un sistema progettato per funzionare correttamente durante il normale uso. Questa è anche una delle ragioni per cui le pile al litio non vengono mai vendute da sole ai consumatori, ma solo come batterie finite progettate per adattarsi ad un sistema particolare.
Quando il circuito di monitoraggio della tensione è montato all'interno della batteria (la cosiddetta "batteria intelligente") anziché come equipaggiamento esterno, e consuma continuamente una piccola corrente dalla batteria anche quando non è in uso, la batteria non va a maggior ragione immagazzinata per lunghi periodi completamente scarica, per evitare danni permanenti.

Ora devo pensare a come aprire il pacco che contiene il litio... e' una scatoletta metallica apparentemente priva di giunture ed apparentemente affogata in resina solidificata. Sarà un impresa. Alla prossima. 

P.S. la quaglia è nel nido ed il fagiano ha fatto l'uovo. Ripeto: la quaglia è nel nido ed il fagiano ha fatto l'uovo.

lunedì 7 febbraio 2011

derattizzazione

E' periodo di primavera, aria frizzante, giornate che si allungano, ed immancabile la periodica pulizia del bunkerlab. E' da un paio di settimane che sto impazzendo per capire il protocollo USB di un mouse ottico. Complice l'arrivo da oltreoceano di una super guida esaustiva, voglio capire come decodificare i dati che arrivano nella porta USB e poter così usarli a fini sperimentali per delle applicazioni embedded che sto sviluppando. Inevitabilmente, per iniziare ho dovuto riesumare lo scatolone che contiene i mouse usati in trentanni di attività e messi da parte per ragioni "affettive" (l'affetto per l'ambiente e l'avversione alla pratica dell'usa e getta). Mi piange il cuore e confesso la lacrimuccia di nostalgia dei tempi andati. Ma Dio riciclo vuole e comanda, per cui, plastica con plastica, cavi con cavi, viti con viti ed elettronica al recupero componenti. Una cinquantina di PCB che comprendono almeno un quarzo oscillatore (da 6 a 14 Mhz), micro capacità elettrolitiche, led ad infrarossi, transistor IR fotosensibili, encoder (la rotellina) su cui dovrò indagare circa il loro funzionamento... al primo ritaglio di tempo, parte il dissaldatore e via a catalogare componenti. I chip per il protocollo seriale sono fra i più disparati, ma la fa da padrone la Logitech, anche dentro i mouse IBM model.33G5430, HP, Apple (family number G5431 E89826I LR87493) e tantissimi altri di marche "minori".
Ecco alcune sigle dei chip di comunicazione PS/2 rinvenuti:
  • LSC507201P Motorola
  • LSC507804P Logitech
  • SC88931P Motorola - Logitech
  • DX360096-00 (mouse DEXXA)
  • EM84510EP (EMC)
  • 331054-1010 Logitech
  • 331021-2001 Logitech
  • 331115-1001 Logitech
  • 361125-1010 logitech
  • 42C40P1924 Logitech'88

Notevole il Logitech MouseMan Wheel (model M-CW47) uno fra i modelli dell'epoca abbastanza costosi rispetto alle cifre ridicole di oggi. E' rimasto invece intatto il Logitech TrackmanMarble Wheel mod.number T-BB13, a cui non mi ci sono mai abituato con quella "palla" da azionare col pollice per muovere il cursore... troppo "strano" come mouse...non vedo l'ora di aprirlo per capire come è fatto all'interno, ma al momento resisto.
Allora, cosa ci possiamo fare con tutto questo "ben di dio"?? I cavi vanno sicuramente riutilizzati, magari assieme alle prese delle mother board. I led all'infrarosso? come fine-corsa ovviamente, abbinati ai fototransistor, ma possono andare benissimo anche per rilevare dei movimenti. Gli encoder? dato che hanno la caratteristica di segnalare i movimenti in due direzioni possono trovare applicazione quando si ha la necessità di qualche retroazione a degli azionamenti. Dovrò inventarmi qualcosa o portare avanti uno dei progetti in sospeso. Gli unici componenti che non trovano un uso "elettronico" sono le palle del topo. Sto già pensando di costruirmi una marble machine interamente fatta con pezzi di recupero. Cos'è? Sono quei meccanismi che fanno girare le palle all'infinito...appropriata come applicazione, non c'è che dire visti i tempi cupi che stiamo vivendo. Alla prossima.

P.S. Le palle del topo sono da sostituire. Ripeto: Le palle del topo sono da sostituire.

martedì 25 gennaio 2011

Ri-uso

Troppo spesso le idee che mi vengono in mente, vengono poi tradotte sul piano pratico nell'ennesimo business... per gli altri. Mi sa che c'è qualche microspia nel mio bunkerlab e la devo smettere di parlare da solo ad alta voce.  Ma del resto, le idee che ho, sono frutto dell'ovvietà che deriva dall'inevitabile conseguenza di scelte governate dall'unico disgraziato desiderio di fare profitti.
Da "Repubblica" un articolo che cita una nuova "moda". Alcune multinazionali si sono accorte che esistono su questo pianeta delle persone che riescono a rigenerare, riparare, rimettere a nuovo, ingegnarsi per non buttare e risparmiare. Ecco che allora, sempre pronte a danneggiare i più piccoli e togliere loro quello che a volte è una boccata di ossigeno, le multinazionali, i "big", hanno pensato si fare proprio quello che per i deboli è un micro business, trasformandolo egoisticamente in una fonte di guadagno. Ladri di idee, ladri di futuro, ladri e basta. Che le multinazionali siano maledette per l'eternità.
Se fino a qualche anno fa concentravano il loro sforzi per indurre le persone a consumare rapidamente e gettare in discarica con leggerezza, oggi sono concentrati a completare la loro sfera di interesse (il lucro) anche nel settore dell'usato, diventato improvvisamente prezioso...per loro ovviamente. Di noi poveri mortali che importa?
Ma... credono davvero che ce ne staremo con le mani in mano a guardare l'ennesima rapina del lavoro?. Ormai la miniaturizzazione e la tecnologia ci impedisce di produrre in proprio l'hardware (ma non è proprio vero del tutto), ma nulla ci impedisce di scrivere software. Per reagire, concentreremo i nostri sforzi nel settore IT per riscrivere "from scratch" il firmware delle loro apparecchiature tecnologiche. Vedremo quindi, presto, apparecchi "obsoleti" che funzionano meglio, più pratici, più veloci. E' già successo con GNU-linux per i PC, sta accadendo con router e modem o per le console da gioco, accadrà per i telefonini. E' solo questione di tempo. Riusciremo quindi a liberarci per sempre dalle licenze d'uso, il cancro della tecnologia, e disporre liberamente di ciò che ci appartiene di diritto, senza vincoli contrattuali....liberi! Parallelamente, in rete, senza capi e senza arruffapopolo sempre pronti a comandare, la comunità hacker penserà a boicottare certi prodotti osannati dal marketing, ma che in realtà sono delle ciabatte senza valore. La qualità di un prodotto la si verifica dai materiali, dalle scelte progettuali, dalle caratteristiche dei componenti elettronici usati. Solo aprendo, smontando, riparando si può capire se un apparecchio è ben fatto, se alla base ci sono delle buone idee e delle scelte ragionate, giustificate, condivisibili. Il più delle volte ci si accorge che alla base, come obiettivo principale, c'è la massimizzazione del profitto, e mi spiace per quei progettisti che vorrebbero fare di più ma sono costretti a certe scelte scellerate in nome del risparmio sui materiali. Anche il firmware soffre di questa visione miope del progresso. Fior di sviluppatori costretti a consegnare programmi scritti in fretta, già sottopagati ovviamente. I risultati i tecnici li percepiscono ed hanno perfettamente ragione nel modificare, migliorare, smontare e sostituire...sarà per noi ancora più facile continuare a trovare nuovi sbocchi verso nuovi mercati, sino a quando i consumatori non si sveglieranno per reagire... ma per questo non c'è pericolo visto il coma profondo in cui sono stati portati.
Buona fortuna imbecilli. 

P.S. il bagno è sporco e manca la carta. Ripeto: il bagno è sporco e manca la carta.

domenica 23 gennaio 2011

Lampadina alogena

E' con tristezza che annunciamo l'improvvisa dipartita di una fedele compagna di lavoro, dopo anni di silenziosa attività. Di lei ricordiamo l'efficienza dimostrata, l'immancabile presenza mai interrotta da alcun impedimento. Sempre al lavoro nei momenti più bui, sempre in primo piano nei momenti di illuminante creatività. Collega fedele e lavoratrice instancabile. Mai un ora di sciopero, ferie o malattia. Ci ha lasciati, all'improvviso, così come era arrivata, quasi per caso, in silenzio, con un ultimo lampo di brillante addio.  Ci mancherai.

P.S. la lampadina è sostituita. Ripeto: la lampadina è sostituita.

SC1300 - riparazione alimentatore switching (parte 1)

Tanto per tenermi in allenamento in attività che poco servono ad alimentare il fatturato ma tanto servono ad alimentare la mia autostima, oggi ho aperto un alimentatore switching modello SC1300 della MG Itex (ovvero per il reale produttore Modello SCAC1260B rev.03 date 07.07.22). E' un alimentatore universale per computers portatili, dotato di presa usb per l'alimentazione a 5 volts di eventuali apparecchiature aggiuntive. 
Non è una ciofeca, anche se viene venduto per la cifra attuale che si aggira attorno i 45-50 euro. Credo comunque valga la pena di aprirlo per capire se è possibile ripararlo e recuperarlo.
Questi i dati di targa: 

  • AC Input: 100-240 volts 50Hz
  • DC Output: 15 16 18 19 20 volts 6,5A max 22 24 Volts 5,4A max
  • USB port 5Volts 2A 

Il problema? Oltre alla ventolina interna un pò rumorosa, è la totale assenza di vita, morto, andato all'improvviso senza nemmeno degnarsi di emettere scitille o fumo. C'è da pensare ad un  guasto improvviso di qualche componente finale (il FET) probabilmente sollecitato dall'aumento di temperatura causato dalla ventolina che gira a fatica, incatramata da polvere accumulata nel tempo (solitamente questi alimentatori sono posizionati a terra). 
L'interno, le modalità di costruzione e la densità della realizzazione preoccupano un pò. Smontarlo per ispezionare l'interno sarà un impresa e sarà necessario dissaldare qualcosa di sano per accedere alle parti guaste. La presenza di componenti smt inoltre aumenta la difficoltà di riparazione ed analisi del guasto. Apparentemente non c'è nulla di bruciato ma occorrerà dissezionarlo per esserne certi. In ogni caso, procederò con il metodo passo passo già spiegato nei post precedenti, dall'ingresso verso l'uscita. Speriamo bene. Alla prossima.

P.S. il bagno è libero. Ripeto: il bagno è libero.

domenica 9 gennaio 2011

L'invasione degli unani

Gli unani sono quegli esserini che compongono l'unanità. Sono diretti discendenti degli umani che anticamente componevano l'umanità. Gli umani si stanno estinguendo e gli unani di umano non hanno conservato nulla. Sono diventati unani. Possiamo incontrarli ogni giorno,  quando si esce di casa per fare rifornimento di generi di prima necessità in quantità sufficiente per resistere il più a lungo possibile senza entrare in contatto con loro. Hanno infatti la pericolosissima particolarità di essere estremamente contagiosi. Basta interagire anche per pochi secondi con loro e si rischia di restarne contaminati....ed il processo di decontaminazione e disintossicazione è estremamente lungo e faticoso. Possiamo riconoscerli facilmente (anche perchè sono la maggioranza), dalla loro espressione ebete e dal vuoto assoluto delle loro espressioni verbali. Solitamente si esprimono con frasi fatte e luoghi comuni a cui non va mai opposta obiezione per non scatenare la loro reazione scomposta e rabbiosa. La fonte principale del loro credo è la TV, fonte di assoluta verità indiscutibile. Sono refrattari ai ragionamenti ed ai dubbi ventilati. Ogni interazione, se accidentalmente avviata, va rigorosamente lasciata sul piano superficiale ed accondiscesa. Guai seri a chi cerca di approfondire, argomentare, contraddire, dimostrare, disquisire... è un rischio mortale e si viene bollati come "rompicoglioni" (sic!). 
L'antidoto migliore è tagliare corto, dando loro ragione, e cambiare strada sperando di non doverli incontrare mai più...o perlomeno il più raramente possibile. In caso di contatto visivo accidentale, è meglio volgere repentinamente lo sguardo altrove, fingendo di non averli notati. Per quelli particolarmente pericolosi, che si avvicinano e instaurano un tentativo di comunicazione, va riservato l'atteggiamento di chi va di fretta "per impegni assolutamente inderogabili"... scusa ma devo proprio andare a farmi crescere i capelli... scusami ma devo proprio andare a fare compagnia al mio nuovo tostapane... scusami ma devo proprio andare ad abbeverare il mio cactus altrimenti muore di sete... 
I periodi di maggiore attività degli unani sono le festività. Sono proprio quelli i periodi in cui i tentativi di interazione sono maggiormente insidiosi e frequenti. I soliti auguri per non si sa cosa ma bisogna farli per forza, i soliti sms presi da internet che devono per forza essere spiritosi, i soliti baci ed abbracci che fanno venire voglia di dire "tieni le mani a casa tua!".  Quest'anno non mi sono lavato per due settimane in modo da puzzare come un cane bagnato ed evitare il più possibile il contatto fisico... così difficilmente ci riprovano la prossima volta. 
Gli unani mi fanno schifo. Sono capaci di picchiarti per un parcheggio al centro commerciale e litigano fra loro per accaparrarsi lo spazio per i disabili sopratutto se entrambi non sono disabili. In auto sono in perenne competizione per arrivare prima e primi, infilandosi dappertutto o per partire a razzo al semaforo, manco avessero la polizia alle costole. Al supermercato sono capaci di toglierti dalle mani quello che hai scelto, anche se sullo scaffale ce n'è a centinaia. Gli unani ostentano ricchezza e benessere anche dopo che l'ufficiale giudiziario gli ha tolto la casa. Gli unani che non sanno ostentare le apparenze, muoiono. Gli unani ti misurano in base al reddito, se sei povero sei una merda, se sei ricco sei un culo da leccare.
Gli unani soffrono enormemente la loro solitudine. Appena trovano un umano disposto ad ascoltarli, non si staccano più e non la smettono più di sfogarsi. La quantità industriale di finti "problemi" che li affliggono supera ogni immaginazione. Unani del ca**o. Ormai siamo circondati e difficilmente ce ne libereremo. Spero che a non dar loro da mangiare si estinguano, ma sembra abbiano sviluppato la capacità di riprodursi. Ad ogni ciclo di riproduzione, la loro sindrome di imbecillità e scemità peggiora inesorabilmente. Le capacità intellettive dell'unano vanno scemando giorno dopo giorno...sino a quando toccano il fondo e si candidano per qualche carica pubblica o peggio. 
Gli unani sono le metastasi della società. Un cancro irreversibile. Ogni unano va tenuto isolato il più possibile ed indirizzato su Facebook. Almeno lì, fra simili, si trova a suo agio liberando le strade dalla sua fetida presenza. Unani del ca**o, andatevene tutti a fanchiulo!!

P.S. Il bagno è quasi pronto. Ripeto: Il bagno è quasi pronto.

lunedì 13 dicembre 2010

SCIOPERO!!!

Entro in sciopero del blog ad oltranza sino a quando mi va. La causa è determinata dal degrado della società, delle persone che mi circondano e dall'abissale vuoto di buone notizie.
P.S. il cacio va sui maccheroni. Ripeto:il cacio va sui maccheroni.

domenica 21 novembre 2010

Ubuntu Grub2 splashimage

60 secondi di pausa in attesa che lo stagnatore si scaldi e mi viene in mente di sistemare l'orribile e monotona schermata di accesso al sistema GNU-Linux (grub2), desolatamente settata di default in bianco e nero.
Come si fa a cambiare lo sfondo di Grub per personalizzarlo con il proprio logo in occasione di un installazione per un cliente o amico? Semplicissimo.
Si procede con installare quelli previsti dalla distro...(se si vuole)

sudo apt-get install grub2-splashimages

Si modifica il file /etc/grub/ 05_debian_theme con il comando

gksudo gedit /etc/grub.d/05_debian_theme 

le righe da modificare sono:

WALLPAPER="/usr/share/images/desktop-base/ORIGINALE.png"
in:
WALLPAPER="/usr/share/images/grub/modificata.tga"

Occorre alla fine, dopo aver salvato le modifiche dare il comando

sudo grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

e si vedranno uscire + o - i messaggi:
[sudo] password for username:
Updating /boot/grub/grub.cfg …
Found Debian background:  modificata.tga
Found linux image: /boot/vmlinuz-2.6.32-1-generic
Found initrd image: /boot/initrd.img-2.6.32-1-generic
Found memtest86+ image: /boot/memtest86+.bin
done

Si riavvia la macchina e si osserva lo stupendo risultato. Per modificare il colore delle scritte, si modificano, nello stesso file di prima, le direttive:

COLOR_NORMAL="black/black"
COLOR_HIGHLIGHT="magenta/black"

ricordando che sono nel formato foreground/background e che grub2 interpreta il "black" nel foreground come "trasparente". Bene, anche questo "tutorial" per lamer 1.0 ed utonti evoluti è a posto... procedo "con le mie cose", alla prossima.

P.S. il lama non sputa controvento. Ripeto:  il lama non sputa controvento.

domenica 14 novembre 2010

Il muccalogio

C'è in giro la pessima abitudine di fare dei regali orrendi. L'anno scorso, a natale, qualcuno ha pensato bene (non so perchè) di regalarmi una sveglia. In realtà è un Muccalogio, ovvero un orologio con quadrante che raffigura due mucche che si baciano...oiboh! ad un geek non bisogna mai regalare dispositivi 1.0 analogici...si offende. Se poi l'oggetto obsoleto è orrendo... vabbè, banniamo anche questa persona nella blacklist e non se ne parla più. Di buttare l'orripilante e vetusto oggetto nemmeno a parlarne per il principio della conservazione dell'energia. 
Oggi ho terminato di sistemare una moltitudine di problemi del nuovo portatile con GNU-linux Ubuntu 10.10 e mi avanzano 3 minuti...giusto per distrarmi. L'occhio mi cade sul muccalogio con le pile scariche, rapito dalla bancarella cinese o da qualche negozio "tutto ad 1 euro" (che se fosse per me li farei chiudere per sempre).
Urge sostituzione del quadrante con qualcosa di più "raffinato" che lo faccia diventare un vero, prezioso ed esclusivo "ovovogio fine '900". Due viti testa a croce, togliamo il superfluo, tipo il finto campanello meccanico, e con Openoffice draw mi disegno al volo un quadrante provvisorio, con tanto di sponsor del mio sito preferito...et voilà, un bellissimo ovovogio 1.0. Prossime implementazioni... l'illuminazione, una unità storage per nascondere bit preziosi e compromettenti, una micro cam per intercettazioni ambientali...quando ne avrò voglia. alla prossima.

P.S. i gatti hanno 1001 vite. Ripeto: i gatti hanno 1001 vite.

venerdì 12 novembre 2010

Dike per linux Ubuntu a 64bit

La firma digitale di Infocamere è una "quasi" disperazione per chi usa linux. Sopratutto per chi è "costretto" ad usare il programma Dike. Ho da poco acquistato un DELL Precision M4500, quad core Intel i7 con 8 Gb di ram e 500Gb di disco. La giornata è passata ad installare il dispositivo di firma. Nessun problema per il lettore, un SCM SCR 335, dopo l'aggiornamento del suo firmware (un altra avventura epica). Funziona alla grande e la carta serie "74" la legge senza problemi. I problemi nascono quando si cerca di installare Dike che, neanche a farlo apposta, non è disponibile per linux a 64bit. Quel programma, fa @!#$!!&, lasciatemelo dire. Non è certo un software tenuto aggiornato e nemmeno che si adatta alle piccole varianti fra le varie distribuzioni. Manco a dirlo sembra che i programmatori si divertano a sviluppare per le distro a pagamento (tipo la Suse o Red Hat per capirci), forse perchè pensano che siano più "blasonate" visto che si paga...wind*ws docet....
L'errore che si nota lanciando dike da un terminale è il seguente:
(:19426): Gtk-WARNING **: /usr/lib/gtk-2.0/2.10.0/immodules/im-ibus.so: classe ELF errata: ELFCLASS64

(:19426): Gtk-WARNING **: Loading IM context type 'ibus' failed
e la firma non va a buon fine.
Vorrei segnalare una soluzione che con me ha funzionato. In un Post (GRAZIE) è pubblicato il link ad uno script che risolve il problema, installando automaticamente le librerie a 32 bit facendole coesistere con quelle a 64. Io ho dato il comando (non documentato)

sudo getlibs --ldconfig -w https://www.firma.infocert.it/software/dike-4.2.4-i386.deb

e tutto si è sistemato come per "magia".  In realtà lo script automatizza la copia delle librerie "giuste"  nella cartella /lib32 e/o /usr/lib32... si può fare anche a mano.... :-)
OK, ora ho il sistema funzionante e sono soddisfatto. Manca da sistemare il lettore di memorie SD, il touchpad, il mic interno...a colpi di aggiornamenti del firmware dovrei farcela alla fine, non demordo ovviamente. alla prossima. 

P.S. Lucio è stanco. Ripeto: Lucio è stanco.

domenica 7 novembre 2010

DIY dinamo - rotore (parte 5)

Piove, governo ladro. Ne approfitto per documentare il progetto di costruzione di una dinamo per la mia mitica bicicletta da escursione. Collaudo terminato per la parte meccanica. Dopo vari ripensamenti, idee, schizzi di progetto dubbi e prove, mi sono deciso. Il dubbio era sul come e dove piazzare i magneti sui raggi della ruota (davanti o dietro?). Ho deciso di fare così, che mi sembra la decisione più razionale. Con una fresa manuale ho tagliato da un foglio di plexyglass trasparente da due millimetri, una corona circolare. Il diametro interno ed esterno dipende fortemente dal numero di magneti che si ha a disposizione. Più magneti, più grande il diametro, stando attenti a non finire troppo a ridosso della valvola di gonfiaggio della ruota, altrimenti poi diventa difficoltoso inserirci la cannuccia. Si passa poi a fissare i magneti degli hard disk. E' importante disporli in modo  equidistante, aiutandosi con i raggi che fanno da riferimento. Io li ho incollati con della colla epossidica bicomponente. Se ne mette un pò sulla plastica e ci si adagia sopra il magnete...24 ore di attesa per cementare il tutto.
Per fissare la corona di plastica ai raggi della ruota, dopo averla centrata e segnato i punti distribuendoli uniformemente sulla circonferenza, si praticano dei fori di diametro adeguato a farci passare delle fascette di plastica. L'esperienza insegna che occorre dare alla corona plastica una forma a "cono", che segua l'inclinazione dei raggi, altrimenti si corre il rischio di spezzarla dopo l'uso su strada (è successo a me dopo un paio di mesi). Si prende allora una pistola ad aria calda e si cerca di ammorbidire la plastica per lasciare che "si adagi" sui raggi senza deformarsi. Attenzione a non scaldare i magneti al neodimio, altrimenti perdono il magnetismo e sono così da buttare. Scaldarla prima di fissare i magneti e solo dopo aver effettuato la foratura.
Da qualche mese sto viaggiando con i magneti installati. Funziona...la corona plastica resiste ed i magneti stanno al loro posto. Ora tocca allo statore...gli esperimenti sono in corso. Lo statore andrà fissato nei due punti del telaio che si vedono in foto. Purtroppo non sono due tubi diritti ma piegati con una doppia curva. Dovrò inventarmi qualcosa per un fissaggio stabile e non definitivo (voglio infatti poter smontare lo statore in caso di necessità o sostituzione). Dovrò inoltre cercare di far passare i magneti il più possibile vicino agli avvolgimenti, per recuperare un pò di potenza. C'è posto per due o tre avvolgimenti, così da aumentare la corrente erogata. Da prove sommarie ho misurato una tensione continua di picco da 7 volts (1 solo piccolo avvolgimento), anche se credo di poter raggiungere tranquillamente i 12 volts da stabilizzare poi a 5V. A vuoto la ruota gira senza difficoltà. Con un carico alimentato invece, si sentono dei colpetti in corrispondenza dell passaggio avvolgimento-magnete, più accentuato se si usano magneti diversi tra loro. E' importante per attenuare le vibrazioni usare magneti identici. Occorre dire inoltre che la magnetizzazione di questi magneti è Nord Sud su una sola faccia (mi si passi il termine), per cui la tensione sull'avvolgimento subirà l'effetto della conservazione di energia tipica delle bobine sottoposte ad induzione alternata del campo magnetico. Servirà un buon circuito di stabilizzazione se si vuole alimentare palmari, ricevitori GPS o altri apparecchi digitali. La sperimentazione prosegue. Alla prossima. 

P.S. L'anchilosauro è un vecchio reumatico. Ripeto: L'anchilosauro è un vecchio reumatico.

mercoledì 13 ottobre 2010

Supporto macro per webcam

Ci sono delle occasioni in cui, per documentare qui le skifezze che realizzo, gli esperimenti e la ricerca fai da te, ho la necessità di eseguire delle macro di dettagli e particolari. Sporadicamente, senza troppo impegno, cerco in rete delle informazioni sul funzionamento delle lenti e delle tecniche di messa a fuoco di particolari ingranditi, giusto per capire se si può fare, se non è troppo complicato (oltre la mia portata limitata). In rete si possono trovare soluzioni per eseguire macro con i telefonini dotati di cam, per adattare gli obiettivi di macchine fotografiche o per la costruzione di obiettivi che prevedono però l'acquisto di materiale. L'acquisto è in contrasto con lo sciopero della spesa che ho proclamato e che testardamente rispetto sino a quando non verranno messe fuorilegge le multinazionali del profitto. Tocca arrangiarsi, spremere le meningi e trovare una soluzione "free". Mi è capitata per le mani una ventola USB, di quelle che si trovano solo nelle bancarelle dei cinesi, con le pale illuminate da led multicolori e con un piccolo altopralante incorporato che emette delle "melodie" orribili. Incredibile cosa si compra la gente d'oggi, l'oggetto più inutile della storia. Tolta la parte superiore, originariamente pensata per supportare un piccolo microfono da tavolo, ho recuperato lo stelo flessibile e la base di appoggio per infilare nella sommità una webcam da pochi euro, trovata d'occasione in un rimasuglio di magazzino di un negozio fallito che la vendeva a 35 euro! (e lo credo bene che è fallito...a vendere quelle cose a quei prezzi....chi mai se le comprerebbe?). Per fissare la cam, ho preso un tondino di plexyglass recuperato da un espositore da vetrina e l'ho forato da entrambi i lati con diametri "giusti" per lo stelo flessibile e per la cam, una sorta di adattatore. Un pò di colla fa il resto. La webcam, ha una ghiera frontale su cui è montata la lente di focalizzazione della luce sul sensore interno. La sua posizione è trarata (in fabbrica) per una distanza media necessaria a mettere a fuoco un soggetto che "chatta" davanti ad un PC. Ruotando la ghiera è possibile però avvicinare il punto focale e mettere a fuoco così oggetti posti sino a pochi centimetri o millimetri dalla lente, con risultati "accettabili" compatibilmente con la risoluzione della webcam stessa. Come principio funziona.  La base andrebbe un pò appesantita e pensavo di riempirla con dell'uranio impoverito da ordinare su ebai, visto che qualche testa di cazzo di militare ha detto che non fa male. Si sente, con l'utilizzo, la necessità di una messa a fuoco motorizzata (ma sì, esageriamo) e dell'illuminazione dell'oggetto da riprendere, specie quando la distanza oggetto/lente diventa minima. Non escludo in futuro di realizzare un illuminatore a led smd bianchi, magari alimentati dalla stessa usb e di predisporre un sistema di lenti (prese da un proiettore di diapositive già fatto a pezzi) per una ingrandimento del particolare da riprendere. La webcam, collegata ad un PC è fatta funzionare dal programma "cheese" per GNU-Linux, in modo da poter scattare foto o riprendere un filmato del particolare. Come macro-progetto, da realizzare in pochi minuti, al volo, senza particolari pretese, non è male. Sarà oggetto di studio e ricerca un sistema di interfacciamento a microprocessore per i moduli cam presi da cellulari dismessi...ci sarà da divertirsi parecchio. Stay tuned. Alla prossima. 

P.S. Immagina l'immagine immaginaria. Ripeto: Immagina l'immagine immaginaria.

giovedì 7 ottobre 2010

Ho vinto al superenalotto...again!!

Ho vintoooooooo!!!!! wowwwwwww! yahooooooooooooooo!!!!!! Finalmente ho vinto al superenalotto. La seconda giocata si è rivelata vincente finalmente, ce l'ho fatta!! sono ricco ricco ricco riccooooooo!!!! Con un investimento di un solo euro sono ricchissimo e finalmente posso fare quello che mi pare, senza più chiedere "quanto costa?" al solito commerciante avido col Suv in garage e la moglie tr*ia con pelliccia e cagnolino rabbioso. Giocata stamattina e stasera la mia vita è cambiata completamente. Finalmente, dio solo sa quanto ho desiderato questo momento. Basta con le preghiere di credito, con le preoccupazioni della fine del mese che arriva sempre troppo presto, del mutuo... domani vado in banca, dal direttore e gli dico...."hei cazzone!, quanto costa la baracca? la compro e te ne vai a fanculo in mezzo alla strada con le pezze al culo, te e quel fighetto del tuo vice". Ora sì che si comincia a ragionare sul serio. Cosa mi compro per primo? Di cosa ho veramente bisogno? di sicuro togliermi di torno, immediatamente, anche il più insignificante debito... basta debiti. Poi...un pensierino di andarmene per sempre da questo paese di ladri mafiosi corrotti... dove ci penserò, posso anche comprarmi un isola e fare l'eremita con tutti gli agi del caso, esercito privato compreso per tenere alla larga i problemi. Oppure una barca enorme, così me ne sto in mezzo  al mare per 6 mesi all'anno lontano da tutti, circondato da gnocche imperiali, che la prima che prova a romprere la butto in acqua così impara.  I rimanenti sei mesi al grand hotel in qualche posto. L'importante è girare il mondo senza lasciare troppe tracce... magari... Ho fatto di nuovo tre e mi sa che anche questa volta non ci ricavo poi molto per fare quello che vorrei. Sono felice, anche se la probabilità di fare due tre e poi un bel sei, per acciuffare il mega jackpot da 158 milioni di euro (per ora), mi sa che diminuisce...non lo so, ma continuo a sperarci davvero, almeno sino a quando non metteranno una tassa anche sui sogni. Nel frattempo ne approfitto. Alla prossima.

giovedì 30 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte4) - misure

Collaudo ok. Funziona. Non sarà certo professionale ma per le cose che devo fare può andare. Ho proceduto con la visualizzazione del segnale in uscita al piedino n°3 dell'NE555 già visto nei post precedenti (regolatore PWM). I risultati mi lasciano perplesso in quanto speravo di vedere una forma d'onda "pulita" con periodo variabile. Quello che ottengo invece è quello che si vede nelle foto, alla massima e minima velocità della ventola. Comprensibili i picchi nel fronte di salita e discesa, ma non riesco a vedere bene l'onda, specialmente alla minima velocità, dove l'ampiezza di picchi di tensione aumentano in corrispondenza di quello che dovrebbe essere il fronte di salita. Boh. Credo chiederò aiuto ad un amico che ha un oscilloscopio di quelli seri e verificare, confrontando, che quello che mi sono costruito faccia il suo dovere. 
velocità massima

velocità minima


Prometto aggiornamenti. Alla prossima.

P.S. Rose rosse sotto i portici di Varese. Ripeto: Rose rosse sotto i portici di Varese.

mercoledì 29 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte3) - sonda

Collaudo parzialmente terminato. Un canale non funziona, sicuramente un integrato operazionale difettoso - guasto, forse dissaldato  con la pistola termica a temperatura troppo elevata...pazienza, ne ho ancora di recupero, una decina, qualcuno andrà di sicuro. Per effettuare le prove ho realizzato la sonda che si vede in foto. Un cavo schermato coassiale (RG58), il corpo di una penna biro, del tubetto termorestringente, un coccodrillo recuperato da uno schermo antiriflesso. Ho crimpato lo spillo d'oro e spellato QB il cavo in modo da far uscire la calza a cui ho saldato una prolunga che termina sul coccodrillo di massa. Difficoltà zero. Ora sto procedendo con le prove. Sto cercando di prendere familiarità con il software e con lo strumento (ampiezza segnale, base dei tempi ecc...). Per il segnale, sto usando il generatore PWM che fa da controller ad una ventola da PC (vedi post precedenti). La forma d'onda che si visualizza non è quella che mi aspettavo, con degli strani picchi positivi e negativi in corrispondenza dei fronti di salita e discesa, di ampiezza "esagerata"...un altro punto su cui indagare. Si nota inoltre del rumore di fondo che "sporca" il segnale. Segno che, come previsto, questo "giocattolino" non è proprio adatto per effettuare misure precise ed i risultati vanno resi con le pinze,. Basta toccare la punta della sonda e subito si misura la sinusoide a 50Hz della tensione di rete... scarsa schermatura dovuta al contenitore plastico utilizzato, privo di presa di terra e massa efficiente....vedrò di pensare a qualcosa, a costo di incollare al'interno del "cuchi alluminio" da cucina. Comunque, tutto sommato, per quello che mi serve per ora, col limite di segnali da 20Hz ad un massimo di 200KHz, in attesa di una donazione da parte di qualche facoltoso e generoso benefattore che desidera liberarsi di un oscilloscopio digitale a 4 tracce comprensivo di analizzatore di stati, sono soddisfatto, mi sono divertito, ho fatto pratica ed ho  imparato alcune cose nuove, da accumulare nel bagaglio di esperienze personali. Alla prossima.

P.S. Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita. Ripeto: Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita.
P.P.S. Segue parte 4

martedì 28 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte2)

Una serie di errori...che mi hanno costretto a cambiare idea, ma alla fine è finito. Funziona?...non lo so...un sacco di cose potrebbero andare storte, visto che ho utilizzato esclusivamente componenti elettronici di recupero e che potrebbero anche non funzionare... come il ponte di diodi che non svolgeva il suo dovere.
Devo quindi ancora procedere con il collaudo, il cuore batte forte e preferisco concentrarmi nella costruzione delle sonde. Per costruirle, voglio provare ad usare il corpo di una penna a biro che termina a cono in punta (metallica) e sto cercando un puntale di misurazione...un chiodo, un filo di rame o ottone...sto frugando nei cassetti...vorrei anche ammortizzarla con una molla in qualche modo...sto studiando una soluzione che produca un risultato esteticamente "gradevole" o "professionale", giusto per tentare di dimenticare che sono un barbone in pieno sciopero della spesa.

Come sempre, per mio promemoria e per soffocare la mia presunzione ed arroganza latente, preferisco elencare anche gli errori commessi, non me ne vergogno.
Errore1 - Misure del primo contenitore. Dopo il montaggio dei potenziometri, degli interruttori e delle prese BNC mi sono accorto che il tutto non entrava dentro il mini contenitore metallico. Avrei potuto ridurre un pò le dimensioni delle due milllefori. Ho preferito invece optare per un contenitore di un modem ISDN, ricostruendo il pannello frontale dal vassoio di una epson LX800 ad aghi. Non è schermato, lo so, ma potrei optare in futuro, se necessario, di spruzzare un pò di vernice conduttiva all'interno (come si faceva nei PC portatili di una volta);

Errore2 - il 7809 l'ho montato al contrario. Da stupido, ho seguito le specularità grafica dello schema ed ho montato il regolatore dei -12V al contrario, scambiando l'ingresso con l'uscita (si nota nella foto del post precedente)...dopo un paio di minuti ha iniziato a scottare, mentre tentavo di capire cosa non andasse. Dato che c'ero, ho sostituito anche il 7812;

Errore3 - la presa a pannello per il cavo 220 era di tipo diverso da quelle che si trovano oggi. Ho per forza dovuto acquistarne una per pochi centesimi, adattando il foro per le nuove dimensioni. Fortunatamente il passo delle viti non è cambiato;

Errore4 - mi sono dimenticato di collegare a massa il led di segnalazione presenza dei +12V e di collegare l'alimentazione -12V degli integrati con i -12V del primo diodo;

Errore5 - mi sono dimenticato di collegare a massa (e fra di loro) gli elementi presenti nel pannello frontale;

Errore6 - nel girare il regolatore di tensione 7912 (Errore2) ho (ri)erroneamente male interpretato la piedinatura. Guardando un 7812 dal davanti, contando i piedini da sinistra a destra si incontra l'ingresso, la massa e l'uscita. Per il 7912 non c'è la stessa logica. Si incontra per prima la massa, poi l'ingresso e per ultimo l'uscita;

Errore7 - nel connettore che va all'ingresso della scheda audio ho sbagliato a saldare i due pin centrali. Quelli che portano il segnale sono i due pin esterni. 

Ce n'è abbastanza per fare la figura del principiante smanettone. In questa realizzazione, non ho prestato molta attenzione e non mi sono concentrato abbastanza nel controllare, ricontrollare e riricontrollare ad ogni saldatura (come faccio di solito) e l'elenco parla da solo. Mai dare per scontato ciò che si sta facendo. Alla prossima.

P.S.  Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore. Ripeto: Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore.

giovedì 23 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte1)

Da tempo, nei vari post, sto lanciando un appello per riuscire ad avere in donazione un oscilloscopio. Lo sogno da quando sono piccino. Causa cronico calo del reddito, dovuto a cause estranee la mia volontà, non mi sono mai potuto permettermene uno. Sono povero, lo so, ma non me ne vergogno. Allora, dato che la generosità non sembra più di questo pianeta, tocca arrangiarsi come meglio si può. La sfida è realizzare a costo zero uno strumento in grado di visualizzarmi le forme d'onda su uno schermo, in modo da eseguire le sperimentazioni che regolarmente documento a futura memoria. Quasi per caso, trovo nella distribuzione GNU-linux che uso da tempo, un programma open che sembra fare al caso mio. Dal manuale del programma si legge:  
Xoscope  is  a  digital real-time  oscilloscope. It graphically displays signal amplitude or bit logic as a function of  time.   Signals  may  be displayed,  saved, recalled, and manipulated by math functions.  Signal input devices currently include:

 /dev/dsp  - Audio sound recording via /dev/dsp.  Two 8-bit analog channels  at   8000 S/s to 44100 S/s.  Left and right audio is connected to A and B inputs respectively.  Use an external mixer  program  to  select which  sound inputs to record.  AC coupled, voltages unknown, 256K sample memory.
EsounD
-  Shared audio sound via the  Enlightened  Sound  Daemon.   This  is  great  for  watching music but support for it is an option at compile-time.  EsounD is auto-detected and preferred over /dev/dsp.
ProbeScope / OsziFOX - Radio Shack ProbeScope, Cat. No. 22-310 is also known as an  oszi‐FOX.   This  handheld  probe sends its data through a serial port. It samples one channel at 6-bits up to 20 MS/s with 128 samples of memory.  Real voltages are labeled in sample ranges from 1 volt to 100 volts.  If a ProbeScope is detected, it is connected to the  A input.

Bitscope - Bitscope (www.bitscope.com) is a mixed-signal capture engine which is accessed through a serial port.  It  simultaneously  samples  a digital  8-bit port and two analog channels at 8 bit resolution at up to 25 MS/s or more.  If detected, Channel A and B are connected to  X  and Y while the Logic Analyzer is connected to C. 
Scartiamo immediatamente Bitscope e ProbeScope. Sono hardware aggiuntivi , sicuramente utilissimi ma totalmente incompatibili con lo sciopero della spesa che ho indetto anni fa e che porto avanti testardamente ad oltranza. Basta poi cercare in rete o consultare i siti suggeriti per farci passare la voglia di acquistare....per me costano decisamente troppo e mi devo accontentare di due canali (limitazione anche in frequenza)....pazienza.

All'indirizzo http://xoscope.sourceforge.net/hardware/hardware.html è pubblicato uno schema che fa da buffer fra le sonde e la scheda audio del PC. La sua realizzazione non è critica. Io l'ho prima modificato poi realizzato interamente da pezzi di recupero, a parte ovviamente la mille fori su cui ho piazzato i componenti. L'alimentatore duale +/-12V è basato sulla coppia di stabilizzatori 7812 e 7912 (usatissimi nei vecchi alimentatori da PC), usando un trasformatore a presa centrale recuperato da un alimentatore per la carica delle batterie di alcuni terminali bar code in attesa di analisi, dissezione e recupero. Dalla foto si possono notare i condensatori "sporchi" del mastice usato negli alimentatori switching di provenienza, alcune resistenze ad alta precisione (1%) messe lì perchè ne ho un bel pò (nuove ma di recupero ovviamente) e posso permettermele, i condensatori ceramici selezionati dopo due giorni di catalogazione del mucchio in cui li metto ad ogni operazione di dissaldatura....si vede che è rigorosamente realizzato interamente con componenti recuperati. Il contenitore, per ora, è in metallo (credo sia utile creare una schermatura) ed è un riempitivo che si usa nei PC tower per tappare gli slot da 3 1/2. Non è molto robusto essendo composto da lamierino, ma credo che con un pò di nastro adesivo telato, si possa tenerlo fermo.
Il pannello frontale è plastico, facile da lavorare per fissare interruttori e prese, alcune tenute in sede con termocolla grigia (che il produttore si ostina a chiamare "acciaio liquido" anche se ha la tenuta poco superiore al "cewingum"). Le prese BNC sono state dissaldate da alcune vecchie schede di rete guaste... sapevo che prima o poi potevano tornare utili.  Ora mi manca solo il collegamento finale ed un collaudo, dopo aver realizzato le sonde con un pò di cavo schermato...spero possa andare bene l'RG58 che si usava per le reti a cavo coassiale (ne ho avanzato un pò da quando andavo ad installare reti in tutta italia). OK. Vedremo se ho perso  tempo o se sono ruscito a creare qualcosa di utile. Sono proprio curioso. alla prossima. 

P.S. I conigli scavano la tana. Ripeto: I conigli scavano la tana.
P.P.S. segue parte 2

giovedì 2 settembre 2010

Progettazione alimentatore - autopsia ventola (parte 5)

Nel provare vari circuiti che sto realizzando per la regolazione della velocità delle ventole di raffreddamento in funzione della temperatura dei dissipatori, mi sono imbattuto in una ventola di recupero difettosa. Va a scatti ed il perno sembra indurito...fatica a girare liberamente. Ne approfitto per una pausa e dopo due secondi la ventola è già aperta per l'autopsia. 
Per aprirla, basta togliere l'etichetta, scoprendo il perno tenuto in sede da una rondella di acciaio, di quelle a molla. Per aprirle occorrerebbe una pinzetta particolare che non ho (la si usa troppo raramente per giustificarne l'acquisto). Allora, per togliere la ventola di plastica che alloggia il magnete circolare, ho preso un bulino e con un colpo di martello l'ho fatta saltare via. Stessa sorte per il blocco di supporto. La causa della durezza del perno è evidente. Polvere, molta polvere annidata nei punti più impensabili. Una morcia nera che si è depositata anche all'interno del magnete...probabilmente la ventola era usata in un ambiente per fumatori..il fumo fa male anche alle apparecchiature elettroniche.
L'interno contiene anche un circuito oscillatore che alimenta le fasi dell'avvolgimento ed un sensore ad effetto di hall, nonostante la ventola non presenti il terzo filo solitamente usato per gli impulsi in uscita (open collector), usati per contare il numero di giri al minuto e quindi la velocità. Come fa a girare la ventola? Ci sono  2 avvolgimenti, alimentati in modo sfasato l'uno dall'altro ma avvolti assieme attorno allo stesso statore che presenta all'estremità superiore ed inferiore due scalini per ognuno dei tre convogliatori di flusso elettromagnetico sfasati però (sopra e sotto) di 30 gradi. Il campo magnetico generato da un avvolgimento è influenzato dal campo magnetico generato dall'altro ed entrambi interagiscono con il campo magnetico del rotore (un magnete toroidale interno alla ventola).
reverse-engineering
La basetta riporta la seguente serigrafia: LH 02 94V-0 0610008253 8025-6/6851.1 H. Lo schema elettronico di quello che si vede, è facile da ricavare. Dato che si tratta di un circuitino a singola faccia, si può usare il metodo fotografico. Si fotografano entrambi i lati dello stampato, lato componenti e lato saldature. Poi, con Gimp per GNU-linux, si sovrappongono le due immagini, prima il lato rame e poi il lato componenti. Al lato componenti, che vanno ribaltati specularmente, si assegna un livello di opacità pari a 50 circa. In questo modo si riescono a vedere sia i componenti che le piste in rame. Il trucco consiste nel sovrapporre esattamente le due immagini (non grossolanamente come fatto nella foto).  Poi con un qualsiasi programma per il disegno di schemi elettronici, si seguono le piste di rame fra i vari componenti e si disegna il circuito (reverse engineering). Dalle sigle sui componenti si riesce a capire cosa sono risalendo ai data sheet. Qui abbiamo 3 transistor NPN (C1815 e 2N6718), tre resistenze, 2 condensatori elettrolitici ed un sensore ad effetto di Hall.
In questo caso ci manca solo il sensore ad effetto di hall che ha una sigla ma è coperta da uno schermo di supporto e non ho intenzione di toglierlo per ora (aggiornerò il post appena ce l'avrò...promesso).
Alimentando questo tipo di "motore" con il metodo PWM, altro non si fa che "accendere e spegnere"  l'oscillatore... non è come per un normale motorino in CC, qui c'è dell'elettronica. Spegnere ed accendere alternativamente un circuito....gli farà "bene"?? Non lo so. Se si guasta, di ventole ne ho una tonnellata da andare avanti per anni. Giusto per scrupolo tecnico però, terrò acceso una ventola 24/24 7/7 per una settimana in modo da verificare se il PWM può creare problemi ad un circuito elettronico di una cpu fan cooler. Anche se prevedo un uso in esercizio per non più di 15 minuti continuativi, un collaudo a fondo è il caso di farlo.
In ogni caso, il diodo di ricircolo previsto nel regolatore PWM dei post precedenti, è inutile in questa applicazione e si capisce facilmente anche perchè.
Per rispondere alla domanda dell'unico visitatore al mese che mi legge...si può invertire il senso di rotazione della ventola invertendo l'alimentazione sui fili rosso e nero?? No, mi pare evidente il perchè. L'unico modo per invertire il flusso dell'aria è girare la ventola o usarne una di un altro tipo, non certo quelle recuperate dai PC. Normalmente, a titolo di informazione, il flusso dell'aria va verso l'etichetta o è indicato con una freccia assieme al verso di rotazione delle pale. Alla prossima.

P.S. Tre cuscinetti a sfera escono dalla loro sede. Ripeto: Tre cuscinetti a sfera escono dalla loro sede.

Recensione 1

Riporto qui un commento di uno dei miei 5 visitatori mensili.
"Ciao, non sapevo come comunicare con te, quindi lascio un commento (che potrai così cancellare al termine della comunicazione). Per la serie ripariamo prima di buttare (tanto non ci perdi nulla a provarci) ti segnalo quello che ho fatto io: http://stefanobettega.wordpress.com/ Dai un'occhiata al mio ultimo articolo. Ciao e complimenti!"

Grazie innanzitutto per i complimenti. In confronto io sono tecnicamente un cavernicolo. L'articolo fa riferimento alla sostituzione della memoria on-board di un portatile Toshiba Satellite A60-217. Sostituzione del chip nella mother board !!... complimenti. Ad avere l'attrezzatura adatta, coniugata ad una buona dose di buona volontà, curiosità e rispetto per l'ambiente, si possono fare dei piccoli miracoli e fare la propria parte nella società, consapevoli che i più, mai ringrazieranno abbastanza.
L'operazione di dissaldatura e saldatura del chip non è documentata in quell'articolo, il che mi spinge a pensare di creare una specie di tutorial per il rework "fai da te" in modo artigianale, senza attrezzature particolari. Già il dissaldatore ad aria calda che mi sono autocostruito è un passo avanti per componenti smt di piccole dimensioni e già avevo annunciato di pensare a qualcosa per i chip più grandi...dovrò spremermi le meningi. In rete, si trova il metodo della candela per la dissaldatura dei chip dalle schede elettroniche... non so se funziona, non ho mai provato, ma mi sembra eccessivamente "grezzo" come metodo. Ad ogni modo, grazie a Stefano ed a chissà quanti altri, ingegneri o no, ed a tutti coloro che che ogni giorno combattono come possono la piaga del consumismo sfrenato, la pratica dell'usa e getta, il consumo smodato di risorse oltre i limiti produttivi di questo pianeta. Dovremmo tutti fermarci e riflettere un pò per poi fare un piccolo passo indietro... così, se si va avanti si finisce nel baratro senza ritorno. Alla prossima. 

P.S. L'uva rossa è matura, quella verde è acerba. Ripeto: L'uva rossa è matura, quella verde è acerba.

giovedì 26 agosto 2010

Progettazione alimentatore - PWM 555 Fan controller (parte 4)

Ho da poco terminato di approntare il contenitore dell'alimentatore progettato e realizzato nei post precedenti. Ho scelto il case di un alimentatore switching di un Apple G3, dotato di una ventola a 12 volts 160mA, che devo  alimentare, ma dato che non mi accontento di farla funzionare a manetta quando non è necessario, vorrei regolarla in velocità, in funzione della temperatura dei dissipatori. (ponte raddrizzatore e finali) Posso infatti alimentare indipendentemente la pompetta dell'aria (per il dissaldatore ad aria calda autocostruito, cerca qui con le parole chiave "hot air" nella casella in alto a sinistra)  e l'alimentatore. Il trasformatore principale e la pompetta infatti si avviano in assenza dei 24 volts DC in uscita. Questo è utile soprattutto dopo l'utilizzo, per poter dare il tempo all'aria a temperatura ambiente che fluisce nello stagnatore di raffreddarlo quando la sua resistenza non è alimentata. Ma se l'alimentatore è spento, che senso ha far girare a pieni giri la ventola di raffreddamento dei dissipatori? E' un autentico spreco di energia e dio solo sa quanto questo pianeta abbia bisogno di risparmio energetico e di progettisti sensibili all'ecologia. Per questo ho deciso di pensare e progettare un circuito in grado di avviare la ventola in modo che giri piano in presenza di dissipatori freddi e di aumentare la sua velocità all'aumentare della temperatura. Il case che ho utilizzato, è forato da un lato, per cui dovrò predisporre un "sensore" in prossimità del dissipatore più piccolo (quello che scalda di più). Ho da subito scartato l'idea di un operazionale con termistore NTC, con controllo ON / OFF... troppo banale e scontato (magari funzionale ma didatticamente poco interessante). Allora mi sono orientato nello studio di un PWM regolato da una resistenza NTC, la quale diminuisce il suo valore ohmico all'aumentare della temperatura e posso sfruttare la cosa per aumentare la velocità delle pale. Dopo una googlata notturna, mi sono imbattuto in un infinità di "progetti" mal documentati, errati, incompleti o insufficienti....nessuno spiega come calcolare autonomamente i valori dei componenti (siamo alle solite...in rete c'è di tutto....ciò che non serve veramente, compresi gli ingegneri gelosi delle proprie "conoscenze"). Ad ogni modo, "la pappa pronta"  non mi va, e nemmeno di fare la scimmietta che copia senza capire cosa sto facendo. Devo capire e fare da me, così come ho fatto per l'alimentatore a 24V 7A descritto nei post precedenti, dove spiego anche come procedere per progettarsene uno autonomamente. Da tenere in conto che questo progetto ben si presta per i modding ai PC e per gli appassionati di tuning delle prestazioni in genere.
Allora... la mia scelta inziale era combattuta fra un 555 in configurazione astabile (oscillatore) a Duty Cycle variabile (PWM Pulse with modulation) o un astabile basato su inverter a trigger di schmitt (tipo 74AC14 Hex Inverter Schmitt-Trigger). Scelgo la prima opzione, ho dei 555 di recupero ed era da un pò che desideravo sperimentare la cosa. Un paio provengono da alcuni UPS "guasti che ho dissezionato tempo fa. Un altro paio, più un 556 (doppio 555) credo provengano da alcuni alimentatori. Con l'occasione creerò dei moduli preassemblati per la regolazione della velocità di motori e ventole. Bene, passiamo al metodo di calcolo partendo dallo schema classico fornito nel data sheet del 555.
In sostanza si tratta di calcolare i valori del condensatore C1 e delle resistenze R1 R2 per ottenere la frequenza desiderata ed il duty cycle nel suo range max - min.
A) Si fissa a priori la frequenza, nel nostro caso 1Khz. Tale valore è valido per la maggior parte delle ventole da PC o motorini di bassa potenza (5-12V). Potrebbe accadere che alcuni motori a frequenze più alte ed a valori bassi di Duty cycle non riescano ad avviarsi, oppure producano un fischio fastidioso, in tal caso basta aumentare o diminuire la frequenza di partenza per trovare il valore più adatto (metodo sperimentale su breadboard). Valori accettabili vanno da 100Hz a 20KHz.
B) Si usa la tabella del datasheet (il costruttore fornisce un diagramma rapido di calcolo) e in base ad esso si determina il valore della Capacità più accettabile. Noi scegliamo un valore intermedio di 100nF.
C) Si calcola il periodo T, il Tempo on ed off (Ton e Toff) dell'onda quadra che si intende generare con le formule:
f=1Khz
T= 1/f = 1ms (è il periodo in millisecondi)
Ton = 80% T = 0,8ms
Toff = T - Ton = 0,2ms

D) Si calcola R2 ed R1 con:
Formula R2 = Toff / (0,69·C) = 2,9K
Formula Ton = 0,69 (R1+R2)·C per ricavare:
(R1+R2) = Ton / (0,69·C) = 11,6K
e quindi s ricava:
R1 = (R1+R2) - R2 = 11,6K - 2,9K = 8,7K
I valori ottenuti nell’esempio sono quindi: R1=8,7K ; R2=2,9K ; C=100nF. 0.69 è la costante di tempo che può essere dimostrata matematicamente nei cicli di carica scarica dei condensatori.

E)Si calcola la frequenza risultante (per verifica) con la formula :
f = 1,44 / [(R1 + 2R2)·C] = nel nostro esempio: 993 Hz, molto vicina ad 1Khz che avevamo fissato come dato iniziale di progetto. Con le formule potremmo anche calcolare il valore, ad esempio, per accendere un led (o avviare un buzzer) per 1 secondo (Ton) e tenerlo spento per 5 (Toff)...

Bene, sino a qui abbiamo imparato a calcolare i valori dei componenti necessari a generare un DC fisso e predeterminato. Ma per variare dinamicamente il duty cycle in funzione della temperatura???
Si potrebbe pensare di variare solo R2. Si provi a calcolare, a parità di frequenza, il valore di R1 ed R2 con DC pari a 90% e 10% cercando di fissare il valore di R1 al valore che si ottiene quando R2 tende a zero, ovvero il DC tende a 100%
In realtà, così facendo, ovvero variando una resistenza, vario sia il Ton che il Toff e si ottiene una variazione della frequenza. Il metodo più "corretto", almeno formalmente, consiste nel fare in modo che cambi il valore della resistenza in fase di carica ed in fase di scarica del condensatore.
Invertire R3 con R4
Basta applicare lo schema che segue, ove si nota subito un doppio percorso della corrente attraverso due resistenze (sostituibili tranquillamente da un trimmer di valore adeguato). Un percorso per la carica ed uno per la scarica del condesatore C, per effetto dell'inserimento di due diodi. La corrente di carica fluirà nel diodo di sinistra attravero Vcc-R1-D1-R3 mentre la scarica attraverso R4-D2-R2-pin7 (Discharge). Al diminuire di R3 si ha un aumento del Duty Cycle (DC), ovvero un aumento della velocità della ventola collegata come carico. Quindi, per un escursione del DC da 0% a 100% (in realtà un range leggermente più stretto), occorrerebbe inserire una NTC per R3 ed un PTC per R4 complementare, ovvero all'aumentare di uno diminuisce il valore ohmico dell'altro a parità di escursione termica rilevata (entrambi fissati nello stesso dissipatore). Nel mio caso, in mancanza di un PTC complementare ad un NTC da 10K (a 25°), mi accontento di un compromesso, ovvero da mezza a "piena" velocità...come? Basta inserire l'NTC nel ramo di scarica del condensatore e nell'altro ramo una resistenza di valore pari a quella dell'NTC utilizzato. Sono così in grado di simulare grossolanamente un trimmer di regolazione manuale.
Io uso un TTC103 ma anche i TTC502 possono andare bene, sono da 5Kohm), se ne trovano negli alimentatori switching da PC, attaccati con una vite o con della pasta termica al dissipatore dei finali di potenza. Ha l'aspetto di un condensatore a goccia, dal corpo verde o marrone chiaro. Ovviamente, a titolo sperimentale, è possibile ottimizzare il valore della resistenza fissa anche in funzione di diversi tipi di NTC. In mancanza di un oscilloscopio (stranamente, nonostante l'appello, non si è ancora fatto avanti nessuno per donarmene uno a 4 tracce digitale...), non posso misurare la variazione di Duty Cycle (Ton e Toff).
Ho comunque già effettuato dei test "a orecchio". Ho avvicinato un accendino al sensore NTC per sentire progressivamente la ventolina di prova andare su di giri per poi rallentare proporzionalmente al raffreddamento...funziona!!! una figata davvero :-)
Per il "driver" si può usare un transistor (es. un 2N1711 con Rbase da 330ohm) per carichi sino a 200mA (Ic dal datasheet è dichiarata 500mA) o un mosfet di potenza, non necessariamente alimentato a 12 volts...non serve spiegare come mandarli in conduzione vero?  In alcuni circuiti aggiuntivi che ho realizzato, il transistor utilizzato è BC140, 2N2219 e PN2222 tutti con resistenza di base da 1kohm e tutti per carichi da 800 mA, quindi anche per comandare tre o quattro ventole contemporaneamente, tipo quante ne potrebbero servire per un piccolo armadio rack di una piccola "sala server" domestica.
Ricordarsi (per carichi induttivi tipo motori DC o bobine di relè) di inserire il diodo di ricircolo, un diodo fast (scottky skottc@#!%...qualcosa di impronunciabile), ove in mancanza si può a proprio rischio provare con un "volgare" 1N4007...con il transistor  usato nello schema e per una "volgare" CPU fan cooler sembra funzionare senza problemi (io ho fatto così) anche se non è proprio da considerare un vero carico induttivo. Alla prossima.

P.S. Consegnare i fan cooler a lombardo. Ripeto: Consegnare i fan cooler a lombardo.

lunedì 23 agosto 2010

DIY audio shift sequencer

1978. Da molto prima di tale periodo risalgono le mie realizzazioni nel campo dell'elettronica. Ma nel 1978 ho realizzato un sintetizzatore / sequenziatore a scorrimento. Periodicamente devo pulire l'ufficio e stavolta mi è tornato per le mani questo apparecchio, interamente autocostruito. All'epoca ero "ingegnere del suono" di una band locale, di quelle che nascono con grandi sogni, che poi per sopperire alle spese si riducono a suonare il liscio alle sagre paesane e poi inevitabilmente muoiono appena i loro componenti vengono chiamate ad assolvere agli obblighi militari (di quei tempi). L'apparecchio è rimasto inutilizzato per molto tempo, sopravvivendo a ben quattro trasolchi, in attesa di non so cosa. Sicuramente non l'ho mai smontato per evitare il dolore di dismetterlo e recuperare i pezzi da resuscitare a nuova vita per nuovi progetti. Nell'esaminarlo, sono rimasto stupito della cura dei particolari nella realizzazione del pannello frontale, realizzato a mano con l'aiuto di un amico meccanico per la realizzazione delle fessure per i potenziometri a scorrimento. Lettere trasferibili della 3M (bianche e rosse) all'epoca costosissime per uno studente squattrinato  (quasi introvabili). Verniciatura a forno effettuata da un amico carrozziere (dove dopo un pò sono finito a lavorare per un breve periodo) e tanto  lavoro manuale di lima e trapano.
L'interno soffre un pò della mancanza di fondi...i fili per i cablaggi provenivano da recuperi del rame nei cantieri dove lavoravano gli elettricisti, per cui filo da impianto domestico e non certo per segnali audio... la voglia era tanta ed i soldi quasi introvabili.... risparmiavo su tutto e quel poco che avevo lo "investivo" nell'acquistare componenti elettronici, attrezzatura, materiale per il laboratorio allestito in un angolo di casa, al riparo dagli attacchi dei genitori che non sapendo a cosa servisse, ne minacciavano lo smantellamento un mese si ed uno no. E' di quel periodo la "sparizione" misteriosa del campanello di casa.... il trasformatore a 12 volts mi serviva proprio...ora posso rimetterlo al suo posto  :-) Alla prossima.

P.S. La coca cola è molto frizzante. Ripeto: La coca cola è molto frizzante.