sabato 6 settembre 2008

Batterie (fase 1)

Dopo il lavoro di carrellamento del compressore a batterie (vedi posto precedenti), ho deciso di controllare lo stato di quelle rimaste "a magazzino", ovvero quelle batterie di recupero, provenienti dai gruppi di continuità (ups) fatti a pezzi prima che finissero in discarica. Ne ho di due marche e tre tipi diversi:
  • Panasonic LC-R067R2CH1 da 6V 7,2Ah/20HR
  • Panasonic LC-R0612P1 da 6V 12Ah/20HR
  • FIAMM-GS FG20721 da 12V 7,2Ah
tutte e tre al piombo ed acido ma sigillate (molto simili alle batterie da scooter). Alcune di queste sono già state eliminate attraverso i canali di smaltimento obbligatori (dannosissime per l'ambiente). Il difetto che presentavano?? Potevi tenerle in carica per giorni ma non tenevano. Dopo pochi minuti erano a terra. Per questo motivo il gruppo di continuità segnalava il problema alle batterie. Ma le altre? A distanza di un paio di anni ho provato a controllarne lo stato di carica. Quelle da 12 sono a circa 8 - 9 volts, mentre quelle da 6 sono a 4,5 volts. Credo sia normale un valore così dopo due anni senza toccarle, a causa della resistenza di perdita interna. Ad una più attenta ispezione visiva però mi sono accorto che un paio di queste hanno l'involucro rotto, con delle fessurazioni. Nessuna perdita strana di acidi o altro materiale ma la rottura dell'involucro mi preoccupa un pò. Ora le ho messe in carica. alcune perdono dopo qualche ora la carica e sono in attesa di verificare anche le altre. Di 10 batterie dovrei riuscire a recuperarne almeno un paio, quattro al massimo. In attesa, ho un altro esperimento in corso. Le batterie alcaline NON sono ricaricabili...dicono. In rete ho trovato dei circuiti di ricarica delle batterie alcaline che, dicono, si possono "rigenerare". Non ci credo ma voglio verificare con delle misurazioni. I primi risultati sembrano cautamente promettenti... nel frattempo ne approfitto per riverniciare la porta del bagno e sistemarla che sta andando "in pezzi", è da tanto che lo devo fare ed oggi mi decido...lo faccio! stay tuned.

P.S. Polvere di umìnio e ruggine. Ripeto: Polvere di umìnio e ruggine.

Supporto batterie e compressore (2a parte)


Finito... o quasi. Come tutte le cose, c'è un buon margine di miglioramento ma per come è venuto sono veramente soddisfatto. Un conpressore, due batterie da 6 volts, un interruttore, dei fili elettrici, un manico di scopa, del legno multistrato, due ruote, due gommini, del plexyglass ed un pò di vernice all'acqua. Non serve poi molto per creare un carrellino da utilizzare per il gonfiaggio delle ruote. L'unica spesa è data dal plexyglass, dalla vernice (che in verità ne ho un barattolo che mi dura da tempo), dai fast-on per i contatti ed ovviamente il compressore. Il resto è tutto materiale riciclato. I perni provengono da una stampante, come pure i due gommini di supporto e le ruote. Le viti sono recuperate dal mio camper (a suo tempo le avevo sostituite con delle viti nuove e quelle "vecchie" messe da parte. Il legno proviene da un espositore da negozio, un mobile che il commerciante stava per buttare mentre passavo per caso e colta l'occasione mi sono offerto di "smaltirlo" per lui. Il manico del carrello è di una vecchia scopa. L'interruttore non ricordo da dove proviene, sicuramente da qualche vecchio pannello di qualche apparecchiatura vintage.

La "carenatura" è tagliata a mano, senza fissaggio della parte curva, appositamente omessa per non appesantire l'estetica. I fianchi trasparenti sono di spessore da 3 millimetri, mentre la parte curva da 1 millimetro., piegata a freddo. Mi manca un profilo ad L per coprire la parte curva e penso alle difficoltà nel piegarlo a tal punto da desistere. Va bene così. Dalle foto si nota ancora un pò di polvere all'interno. Tanta era la fretta di vederlo finito che l'ho montato appena i pezzi erano pronti.

Cosa da migliorare? Certo. Una presa per caricare le batterie senza togliere la fiancata, una spia di accensione a led (superflua), un sistema migliorato per far scorrere le ruote senza troppi attriti (non ho scelto le ruote pivotanti appositamente...le trovo scomode), un aggancio per la cannuccia dell'aria, una carenatura piegata in modo da seguire le curve del contenuto. Per quest'ultima soluzione avrei bisogno di un sistema di taglio laser, un sistema di riscaldamento dei fogli di plexyglass ed una sagoma per le piegature. Ho comunque scelto appositamente il case trasparente per poter leggere il manometro del compressore. Direi che sono soddisfatto. Via con un altro lavoro. ciao

P.S. Fermentazione anaerobica dal mucchio verde. Ripeto: Fermentazione anaerobica dal mucchio verde.

venerdì 5 settembre 2008

Gratta e rompi

Che ultimamente la maleducazione sia diventata uno stile di vita, ormai lo si sa e lo si nota da tempo. Ma quando questa è scientificamente praticata per provocare e rompere i coglioni altrui, allora significa che è venuto il momento di reagire. Stamattina, per la terza volta consecutiva, ho incontrato al tabacchino un signore con una pessima abitudine. La tabaccheria è minuscola, ricavata da uno stanzino che lascia spazio sul banco appena quello sufficiente ad appoggiare le sigarette o le poche cose che di solito si comprano in questi esercizi commerciali. Inevitabile quindi fare la fila se si arriva quando prima è entrato qualcuno a fare i propri affari. Per la verità, bastano 5 persone e la fila arriva alla porta. Arrivo, entro ed il signore, sulla cinquantina, è al banco che gratta i biglietti che è solito acquistare... solo che alla volta ne acquista una quantità industriale, per cui il tempo necessario, data la sua lentezza degna dal più lento dei bradipi, si dilata a dismisura. Mentre gratta, occorre aspettare il proprio turno. E questo se ne sta lì beato a grattare e grattare mentre le persone arrivano, si accumulano e lo guardano stupiti, increduli esista tanto menefreghismo. Il gestore nemmeno si preoccupa di dire "...avanti un altro...", e questa lumaca continua incurante degli altri a grattare i suoi biglietti sul banchetto, facendosi i suoi comodi. Non bastasse, ad ogni grattata deve controllare se ha vinto. Allora inizia a guardare le caselle confrontandole ogni volta con le istruzioni di gioco. Guarda e controlla, guarda e controlla e noi ad aspettare i suoi comodi. Ma non è finito qui. Ad ogni grattata, lettura e controllo deve pure riflettere, non si sa su cosa. Così gratta guarda infinite volte, controlla altrettante volte e riflette a lungo sulla sfiga che lo perseguita, incurante di riflettere sulle maledizioni più terribili che mentalmente gli vengono rivolte. Lui gratta e se ne frega degli altri. E' la terza volta, in orari diversi che lo incontro. In totale ho perso quasi trenta minuti ad aspettare in silenzio sta tartaruga del pensiero. Credo di essere anche troppo tollerante e paziente. Me lo sono ripromesso. Devo iniziare a reagire in malo modo, così la società mi riconosce e mi accetta come un bravo cittadino, allineato alle abitudini dei più. Ma se veramente voglio farmi accettare, allora la grattata ci penso io a dargliela, rompi*oglioni!!

P.S. L'ape regina cambia alveare. Ripeto: L'ape regina cambia alveare.

giovedì 4 settembre 2008

Supporto batterie e compressore (1a parte)

Fra un lavoro e l'altro, come d'abitudine, sono uso a rilassarmi con qualche piccolo lavoretto che mi rilassi e distragga dallo stress. Da tempo avevo in mente di sistemare una volta per tutte il mini compressore che utilizzo periodicamente per gonfiare le ruote alla mia mitica mountain bike. E' un mini compressore a 12 volts, con presa per accendisigari da auto, adatto (dice il manualetto in cinese) per gonfiare le gomme dell'auto in emergenza. Sarà, ma di gonfiare le gomme dell'auto su cui devo viaggiare proprio non mi fido, se non altro per il manometro che non mi sembra proprio preciso da farci affidamento. Lo uso per la bici, ma è adatto anche per le gomme della moto. E' composto da un motorino in continua e da un pistoncino che pian piano fa il suo dovere. Credo di averlo pagato 12 euro circa al bricofurto dove vado ogni tanto a rifornirmi del materiale che non riesco a recuperare. Dato che la bici non è ancora dotata di accendisigari, ho dovuto arrangiarmi con due batterie da 6 volts collegate in serie, recuperate da un UPS defunto e pronto per la discarica (salvato in tempo). Dato che il mini compressore è abbastanza leggero, usarlo al volo con i fili volanti, non è molto comodo, per cui l'ho fissato con delle piastrine ad "L" su una base di legno. E' rimasto così per un anno. Senza ruote, senza sistema di "trasporto" dalla rimessa al luogo d'utilizzo, pesante ed ingombrante. Oggi mi sono cimentato nella costruzione di un carrello che alloggi batterie, compressore e cavi in modo da poterlo spostare senza difficoltà. Per le ruote ho utilizzato quelle che fanno avanzare la carta dal vassoio di raccolta delle stampanti HP fissate nella parte zigrinata del perno che è stato accorciato a misura. Ho pensato a due alette ad "L" di alluminio per fissarle sotto la base in legno con un foro leggermente più piccolo della parte zigrinata, in modo che il perno stia abbastanza fermo (così le ruote non vanno a grattare sulla base in legno). Non sarà scorrevole come se fosse montato su cuscinetti ma per l'uso che ne devo fare funziona egregiamente. Con la parte di perno rimasta, tagliata a metà, ho realizzato due piedini con la gomma premi carta delle stampanti, in modo da far stare orizzontale il carrellino. Ora sto aspettando che si asciughi la vernice nera (all'acqua ovviamente che è "ecologica"). Posterò altre foto appena pronto. Prima lo monto e poi penso ad abbellirlo e carenarlo come meglio potrò. Ciao.

P.S. Giometto vuole 5 litri di latte. Ripeto: Giometto vuole 5 litri di latte.

mercoledì 3 settembre 2008

Rispetto zero

Gli venisse un accidente a quelle due stronze, alle quali stasera è venuta l'idea di venire al bar in bicicletta. appena arrivate hanno lasciato i mezzi proprio davanti all'ingresso del bar, sotto un piccolo portico. Per entrare ho dovuto passare fra due pilastri, attraverso il telaio di un insegna pubblicitaria. Entro e trovo ste due fighe (brutte come i debiti) a starnazzare fra loro come due oche giulive, incuranti delle occhiate degli avventori. Faccio notare la cosa alla barista che mi dice..."appena esco le sposto". Rispondo..."bene, altrimenti lo faccio io, così se le ritrovano scaraventate in mezzo alla statale.". La barista esce e ste due stronze erano li che guardavano. Mica si sono preoccupate di muovere un muscolo per spostarle, di pensare che "forse" davano fastidio agli altri messe in quella posizione. Saranno cambiati i tempi, ma nessuno mi ha mai avvertito che oltre ad avere passivamente rispetto zero per gli altri, oggi occorre attivamente rompere i coglioni.
Amo la bici, la uso spessissimo, rispetto gli automobilisti ed il codice della strada, il mezzo è corredato di tutti gli accessori obbligatori, per svoltare metto fuori il braccio e per "parcheggiare" cerco sempre la rastrelliera... ma a ste due troie dovrebbero amputare le gambe e farle girare in carrozzina. Forse solo così si renderebbero conto cosa significa subire la maleducazione degli altri. Andatevene a fanchiulo.

P.S. Domani mungere la vacca. Ripeto: Domani mungere la vacca.

martedì 2 settembre 2008

Rigenerare una stampante laser


Le stampanti con tecnologia laser, sono soggette ad una serie di problematiche che, col tempo, le rendono praticamente inutilizzabili. Iniziano a stampare in grigio, sporcano il foglio, presentano delle rigature orizzontali o verticali, alcune aree risultano sbiadite o bianche. Ogni difetto evidenziato rivela un tipo di problematica diverso. Vediamo cosa si può fare.
Le righe verticali: Verticali guardando il foglio A4 con il lato più lungo in verticale. Indicano con buona probabilità la rigatura del tamburo o la presenza di qualche corpo estraneo a contatto (ragni, insetti, pezzi di carta strappata,...). Per ovviare a questo inconveniente è possibile tentare una pulizia accurata e lucidatura del tamburo fotosensibile, di solito incluso nella cartuccia, protetto da uno sportellino a molla che si apre all'inserimento, di colore verde, blu o tonalità intermedia. La pulizia si esegue con un prodotto specifico, prestando attenzione ad operare in un ambiente aspirato e micro-filtrato. Non è infatti per nulla salutare la respirazione di microparticelle invisibili di plastica che si accumula nei polmoni. Il tubo fotosensibile (che non va mai toccato a mani nude), si può sostituire se si trova il ricambio adeguato (difficilmente vendibile al privato come pezzo singolo). La sostituzione del tubo fotosensibile, richiede lo smontaggio completo della cartuccia. E' un operazione che si sconsiglia di eseguire a casa, a meno di disporre di adeguati strumenti. Si suggerisce pertanto di sacrificare il portafoglio (sic!) e rivolgersi ad un centro specializzato (evitando i peracottari che "rigenerano" in cantina).
Le righe orizzontali: sono spesso dovute a cattivo utilizzo del tamburo, rovinato lungo il suo asse longitudinale. Se il problema si manifesta sulla carta ad intervalli regolari, allora sicuramente siamo in presenza di un tamburo rimasto fermo per lungo tempo in ambiente umido e polveroso. Se si manifestano sulla superficie del tamburo delle rigature, si può pensare ad una maldestra manipolazione dello stesso in fase di sostituzione o stoccaggio. La distanza fra una riga orizzontale e l'altra, generalmente dovrebbe essere pari alla circonferenza del tubo fotosensibile
Le righe orizzontali "sbiadite": evidenziano invece che il tamburo è rimasto esposto alla luce per lungo tempo (conservarli sempre nella confezione originale dentro il sacchetto nero che non va buttato). Per risolvere, occorrerebbe applicarci uniformemente uno strato di prodotto elettrostatico (esiste in commercio ma è raro trovarlo e difficile procurarselo come privati).
Presenza di immagini o testo fantasma (della pagina precedente): Siamo in presenza di un problema al circuito di scarica elettrostatica, operato da un pettine di fibre flessibili collegate a terra. Spesso, per risolvere, è sufficiente pulire bene i contatti della cartuccia con un prodotto specifico a base di etanolo (cmq estremamente volatile e non grasso) o alcool isopropilico. A volte è necessario pulire anche i contatti interni, nel vano di appoggio della cartuccia toner. Alcuni modelli di cartuccia (es. Brother 700hl) hanno una slitta da far scorrere avanti ed indietro, che gratta la griglia metallica di carica. Nel fare questo, accade se non si è attenti che alcuni granelli di toner vanno a cadere sul tamburo, a volte peggiorando il problema.
Il toner viene via dal foglio: resta in polvere e viene via con le dita. Significa che non è stato fuso a dovere dal fusore che sta nella parte finale. Solitamente basta pulire il tamburo in silicone (arancione o grigio) con un apposito prodotto sciogli-incrostazioni (è in grado di sciogliere il toner già fuso, ovvero la plastica). Attenzione che in certe stampanti di ultima generazione potrebbe essere sufficiente cambiare (dalle impostazioni di stampa) il tipo di carta usata. La temperatura del fusore è infatti regolata dal firmware in funzione del tipo di carta (etichette, plain paper, carta lucida,, buste, acetati trasparenti ecc...)...fare dei tentativi prima di smontare il fusore è cosa saggia. Il Fusore, nei casi più disperati può essere reperito come parte di ricambio (se il portafoglio lo permette). Se proprio il toner non si attacca e resta tutto in polvere...il fusore è andato. Al suo interno c'è una lampada alogena od una resistenza elettrica (nei modelli HP) e vari termo-fusibili oltre ad interruttori bimetallici per evitare troppi surriscaldamenti. Questi interruttori bimetallici si ripristinano da soli quando la temperatura torna ai valori "normali" mentre i termofusibili una volta fusi sono da buttare (e difficilmente sono accessibili o reperibili come ricambi o addirittura sostituibili in quanto elettro-saldati ai collegamenti).
Presenza di macchie bianche dai profili ben definiti: Solitamente la causa è qualche etichetta rimasta attaccata al tamburo. In quell'area il toner non si attacca elettrostaticamente al tamburo. Il difetto si presenta ciclicamente sul foglio a distanza pari a quella del diametro del tubo fotosensibile.
Stampa sbiadita in aree verticali o aree diffuse su tutto il foglio: Le cause possono essere due. Contatti sporchi che impediscono al tamburo di caricarsi elettrostaticamente o Specchi di deflessione del raggio laser coperti da patina (micropolveri, fumo ecc...). Teoricamente una pulizia dei vetri accessibili dovrebbe essere sufficiente, tenendo bene a mente che occorre utilizzare un prodotto estremamente volatile e che non lasci residui grassi (niente benzina, acquaragia o prodotti a base di petrolio), meglio un panno in microfibra, asciutto. Ricordare che ciò che si vede ad occhio nudo (sembra pulito) non sempre è quello che viene visto dal sensore di lettura (solitamente dei fotodiodi). Nel 70% dei casi il problema si risolve. Nei casi più difficili, stampanti usatissime o utilizzate in ambienti polverosi o in presenza di fumo, il problema può risiedere negli specchi interni al gruppo laser. Nelle stampanti di qualità, questo è "sigillato" in modo che non entrino corpi estranei. Non sempre è così. Smontare un gruppo ottico non è sempre un operazione facile. A volte occorre smontare la stampante ai minimi termini per avere pieno accesso al pezzo. Solitamente il gruppo ottico è tenuto assieme con delle viti per cui è facile da aprire o tenuto assieme con delle clips plastiche su cui far leva con un cacciavite a testa piatta. Meno agevole invece lo smontaggio degli specchi e delle lenti (si suggerisce di lasciarle al loro posto in quanto allineate meccanicamente o a volte tenute in sede da colla). La parte maggiormente soggetta a sporcarsi è lo specchio di deflessione posto a 45 gradi nella parte di uscita del raggio laser. Si forma una patina semitrasparente che va rimossa con un panno in microfibra asciutto o imbevuto da solvente specifico (non deve lasciare pelucchi). Non usare prodotti tipo "vetril" o simili, che lasciano residui fastidiosi (coloranti, profumi ecc...) che potrebbero rendere inutilizzabile il pezzo.
specchio rotante a 4 lati Impensabile ordinare la parte di ricambio in quanto costa più della stampante nuova. Raramente è necessario pulire lo specchio rotante (esagonale, ottagonale o quadrato).
Foglio sporco - presenza di macchioline (caccole) disposte casualmente sul foglio. Il problema risiede nel gruppo fusore, composto da due rulli. Uno in gomma siliconica ed uno riscaldante ricoperto da una plastica resistente alle alte temperature. La gomma siliconica può perdere col tempo la sua capacità antiaderente e va rigenerato con apposito spray, assieme all'altro tubo riscaldante sulla cui superficie andranno rimosse tutte le eventuali tracce di toner "rinscecchito" con un solvente specifico (raro e disponibile solo nei centri specializzati).
Altri sintomi possono essere causati da problemi ai contatti. Quest'ultimi sono assicurati con delle piastrine in rame o acciaio o dei perni a spinta su delle molle. La polvere di toner, sottilissima, si annida, si infiltra e si accumula col tempo nei posti più impensabili. Evitare di sparare l'aria compressa per rimuoverla, si rischia di annidare la polvere in posti ove prima non era presente. Evitare di aspirarla con il "folletto" o con qualsiasi aspirapolvere usualmente in commercio del tipo a sacchetto di raccolta. Si ottiene solo di disperdere la polvere nell'ambiente in quanto i normali filtri non riescono a trattenere le micro particelle di toner. Se si usano invece i modelli aspiratori ad acqua e micro-filtro, non so se possono andare bene. Sicuramente meglio dei precedenti. Per aspirare il toner esistono in commercio degli aspira-toner portatili con microfiltri specifici. Personalmente mi fido di quest'ultimi, anche se la tentazione di creare un sistema di microfiltrazione dell'aria auto costruito mi stimola parecchio (e non è detto che prima o poi ci provi).
Che altro suggerire? La rigenerazione di una stampante laser è possibile, per raddoppiare la sua durata, ma richiede un minimo di conoscenze , di attrezzature e prodotti che non sono proprio alla portata di tutti. Come sempre va valutato il costo di rigenerazione che non si concentra solo sulla cartuccia ma su tutta l'apparecchiatura. Il tempo necessario ad una rigenerazione completa varia dalle tre alle cinque ore (per un lavoro a fondo ed in funzione della marca). E' quindi economicamente poco conveniente farlo come impresa, ma se si ha il pallino di arrangiarsi ed il portafoglio vuoto, è possibile. Come ultimo recupero, ho adottato una Lexmark E323 con interfaccia di rete, destinata al macero da un azienda seguita da un informatico particolarmente sprecone (tanto i soldi dell'azienda non sono i suoi... si vanta in giro). Senza prodotti specifici, con l'animo della serie "o la va o la spacco", ho pulito i rulli e le finestrelle di uscita del raggio laser (quelle accessibili dall'esterno) con uno sgrassante (Cyclon) e dei normali fazzoletti di carta (più un paio di "cottonfiocc" per le orecchie), senza la necessità di smontare nulla (beh, il tamburo/cartuccia si, ovvio). La cartuccia che contiene il tamburo è stata rigenerata presso un centro specializzato... 30 euro, azz...un vero furto. Cmq funziona che è una meraviglia (ho avuto c*lo dai). 10 ppm contro le 4 ppm della precedente che è andata in pensione, in attesa di essere smontata e per di più con funzionalità di rete (una porta usb disponibile nel server per altre apparecchiature). La necessità aguzza l'ingegno e di necessità in virtù. Alla prossima.

P.S. Ugo vuole più formaggio. Ripeto: Ugo vuole più formaggio.

lunedì 1 settembre 2008

il tuttofare (informatico)

Sono stato in visita presso l'abitazione di un Collega, di quelli che si occupano di incarichi di alto livello come auditor in sicurezza informatica e certificazioni iso 27000. E' un caro amico e mi trovo volentieri a discutere con lui della professione di informatico, del futuro di questo lavoro, fantastico e bastardo allo stesso tempo. Lui ha un figlio appena laureato ed è inevitabile che le nostre preoccupazioni siano rivolte ai giovani. Durante la conversazione, il figliolo inizia ad intervenire per raccontare le sue esperienze di ingegnere nei rapporti con i clienti. Inevitabile, dopo i racconti delle richieste più assurde e i suggerimenti per come evitarle, visto che cambiano i tempi ma le persone restano sempre dei deficienti e si riproducono pure, spostare il discorso sui compensi (sempre miseri in rapporto all'impegno profuso) ed alla fine sulla "concorrenza".
Sembra strano, ma gli informatici sono quella categoria che vede l'operato dei 'concorrenti' come lo schifo più totale. Ipercritici all'inverosimile. Infastiditi sempre dalle soluzioni altrui con la presunzione di poter offrire la soluzione migliore. Si va sempre a finire con il giudicare certi informatici come smanettoni, incompetenti, tirafili... improvvisati. Il problema nasce dal fatto che l'informatica è una scienza molto giovane e gli informatici difficili da riconoscere, data l'enorme mole di specializzazioni. A contribuire a questa confusione, che lo ricordo spesso parte da noi stessi, contribuiscono quelle persone che si buttano nell'informatica in quanto si crede sia un vero affare. Ed ecco fiorire le iniziative pubblicitarie più bizzarre che relegano il lavoro dell'informatico come un attività di ripiego, facile da intraprendere e gestibile come "riempitivo". Basta vedere il volantino pubblicitario che mi è stato consegnato in visione quella sera.
Lui:"Guarda come siamo ridotti!.." esordisce il giovane con un gesto quasi di stizza. Mi è venuto da sorridere ed ho detto "Boh, mi sembra che sia ridotto male chi quella pubblicità la fa, mica è un concorrente quello...tu lo vedi come un concorrente??"
Lui: "certo che no! io sono ingegnere! ma così si crea confusione nel mercato e ci vedono tutti come quello lì"
io:"...ma non avrai intenzione di specializzarti nel creare paginette web vero? che hai studiato a fare allora?"
Lui: "ok, ma la gente si fa un idea sbagliata degli informatici".
io:"Certo, e sta a te cogliere l'occasione per far comprendere che lo è, se sei un informatico di quelli tosti..."
Quest'ultima risposta deve averlo fatto riflettere e ripensare al suo atteggiamento. Sono stato giovane anche io, principiante come tanti e per di più senza un titolo di studio specifico (che il diploma in informatica ai miei tempi nemmeno esisteva). All'inizio, per emergere e ritagliarmi il mio spazio, ho dovuto inventarmene di tutti i colori, lottare contro certi informatici idioti (che a descriverli si potrebbe scrivere un enciclopedia) e sto lottando ancora oggi per il mio posticino. Non mi sono mai svenduto come tuttofare informatico ma sicuramente ho sempre dimostrato un grande rispetto per i concorrenti, cercando di fare meglio e di più con lo studio, l'aggiornamento, i sacrifici. Non mi sono certo soffermato a denigrare gli altri per dire che ero più bravo, ma ho sempre cercato di dare dimostrazione delle mie capacità, con i fatti. Purtroppo è una buona abitudine ormai scomparsa. I giovani d'oggi pensano che la laurea dia loro chissà quale diritto e di fare qualche sforzo nemmeno a parlarne. Che tristezza. Dimenticano che la "pappa pronta", col tempo occorre prepararsela da soli e che ciò che hanno è spesso frutto di sacrifici e rinunce dei genitori. Nell'informatica c'è talmente tanto spazio per tutti che trovo assurde certe lamentele. Comunque, c'è sul mercato un nuovo informatico tuttofare, che fra un lavoro di giardinaggio, di idraulica o muratura, realizza software gestionali, pagine web e ti ripara pure il computer. Che vuoi di più dalla vita? Un abbraccio.

P.S. Spingere il carro davanti ai buoi. Ripeto: Spingere il carro davanti ai buoi.

sabato 30 agosto 2008

Iron PCB Desolder

Per chi come me ha l'hobby del recupero, e la coscienza che questo pianeta ha bisogno di meno rifiuti visto che lo abitiamo, sono necessari gli strumenti adatti per poter operare speditamente. Preso da un impulso creativo ed un pò spinto dalla necessità, mi sono cimentato nella costruzione di un dissaldatore per i componenti SMD. L'esperienza fatta con la pistola termica (hot air rework) non mi ha entusiasmato. E' necessaria, per il sistema Home made hot air, una manualità ed un attenzione eccessiva. E' un metodo grezzo e brutale che lascia solo una mano libera. E' inoltre un sistema empirico a temperatura non regolata, basta infatti avvicinarsi od allontanarsi che la temperatura varia di molto, è facile bruciare il PCB ed anche i componenti, si rischia inoltre di fare fumo che mi risulta essere estremamente pericoloso e velenoso.... Con la pistola ad aria calda alcuni componenti, quelli più piccoli, si dissaldano quasi subito (ed a volte se ne volano via spinti dal flusso d'aria), mentre i connettori e le parti più grosse ci mettono un pò di tempo a sciogliere lo stagno, col risultato che a volte la plastica inizia a sciogliersi ed i contatti vengono via in parte rovinando irrimediabilmente il pezzo. Specialmente i connettori dei cavi flessibili di tipo flat, sono soggetti a sciogliersi e compromettere il pettine.... Soluzione??
Ho adocchiato il mio vecchio ferro da stiro, che gloriosamente mi ha aiutato a stirare le camicie nel periodo in cui vivevo da solo. Per farlo stare orizzontale con la piastra in alto ho smontato il manico e tutta la parte "idraulica" (serbatoio, cannucce per lo spray d'acqua, ed altri componenti superflui). Ho poi preso una base recuperata da un espositore da negozio, ci ho praticato due fori del diametro giusto a farci entrare le parti sporgenti, scavati con profondità variabile in modo da tenere "in bolla" la piastra, una buona dose di colla termica per metalli, una manopola regolatore di temperatura in legno (visto che la rotellina originale se ne era andata da tempo) e un breve lavoro di dremel. Et voilà... non è difficile ed il lavoro può essere adatto anche per chi non possiede particolari attrezzature. Il bimetallo che interrompe l'alimentazione del ferro da stiro deve essere lasciato (e deve funzionare) per evitare surriscaldamenti eccessivi e pericoli di incendio. Mi raccomando, questo è un lavoro da fare con cognizione di causa ed i ferri da stiro non sono tutti uguali.
Comunque. Per vedere all'opera la creatura basta infilare la spina in una presa, attendere qualche minuto sino al raggiungimento della temperatura massima (si sente l'interruttore a bimetallo che scatta e la spia si spegne) e appoggiare sopra il circuito stampato da dissaldare. Si inizia a rimuovere i componenti più piccoli per passare via via a quelli più grossi. Il risultato non è per nulla male. I connettori in plastica vengono via facilmente e la plastica resta integra. I componenti SMD si staccano senza difficoltà e non bruciano. Anche i connettori più ostici, tipo il mini centronics che si vede nelle foto, non sono per nulla critici nella loro rimozione. Il connettore per la DIMM è venuto via perfettamente intatto, così come gli integrati. Per un lavoro eccellente occorre porre attenzione ed adottare alcuni "trucchi" del mestiere.
Migliori risultati si ottengono con la parte inferiore del PCB possibilmente piatta e priva di componenti.
In presenza di componenti thru hole, i refori sollevano il PCB impedendo un efficiente trasmissione del calore allo stagno sulla superficie.
Con circuiti che presentano componenti da entrambe le facciate... non è questo il metodo migliore se si intende recuperare tutto.
Con la pinzetta utilizzata per la rimozione, esercitare una certa pressione attorno all'area da scaldare in modo che lo stampato resti a contatto con la piastra del ferro da stiro.
L'area più calda è verso la parte centrale spostata verso la punta.
E' suggerito l'uso di una ventosa per sollevare i circuiti integrati più grandi (con le pinzette è un pò un casino).
La temperatura della piastra varia a seconda della fase di riscaldamento / raffreddamento e della zona di misurazione.
In punta da un minimo di 205°C ad un massimo di 252°C - qui la temperatura varia più rapidamente in quanto l'area di riscaldamento è minore
A metà da un minimo di 212°C ad un massimo di 245°C
Verso il retro da un minimo di 209°C ad un massimo di 238°C
Nel metodo di misurazione non si è tenuto conto dell'assestamento della temperatura dalla fase iniziale alla fase a regime (notare alcuni valori "incongruenti") ma è interessante notare che siamo al limite della temperatura di fusione dello stagno (quello non RoHS). Tenendo conto del calo di temperatura nella trasmissione del calore fra piastra, aria e pcb... siamo al limite... forse qualche grado in più no sarebbe male, col rischio però di veder formarsi del fumo dannoso e pericoloso.
Uno dei vantaggi di questo sistema di recupero è il costo ZERO dell'apparecchio, il poter lavorare con entrambe le mani libere, i componenti sono recuperati al 100% senza rischio di bruciature. Non male.
Fra gli svantaggi più fastidiosi è la difficoltà con i PCB ove sono presenti dei componenti a foro passante. Non stanno bene a contatto con la piastra la cui temperatura è ideale con i pcb piatti, ma insufficiente ad irraggiare calore se c'è spazio fra circuito e piastra.In questo esempio possiamo vedere come tutti i componenti presenti sul PCB sono stati rimossi in pochi minuti: delle reti resistive, un quarzo, degli integrati (che vanno ora classificati), condensatori elettrolitici, due induttanze (il cui valore sarà oggetto di indagine futura) e i connettori che si vedono in foto. Passo a riporre ordinatamente il tutto nei cassettini e frugare nello scatolone dei PCB in attesa, per sceglierne un altro. Così libero un pò di spazio. Ah, quasi dimenticavo. Il circuito stampato "nudo" va smaltito all'ecocentro nell'apposito contenitore delle apparecchiature elettroniche, questo sino a quando non troverò il modo di recuperare l'oro e l'argento presenti. Ok. Sono soddisfatto. Alla prossima.

P.S. Michele controlla il 15 - 27 - 10 . Ripeto:Michele controlla il 15 - 27 - 10

Gli ingegèri

Non sapevo che era stata creata una nuova qualifica accademica. Sapevo che esistono i "Giometri" ma non gli Ingegèri. Il neologismo appare su un autorevole sito di servizi informatici di recupero dati, con tanto di numero verde e struttura che da da pensare, caspita questi sì che sanno il fatto loro. Complimenti davvero. Peccato per gli errori nel trascrivere la presentazione. Per un blog può essere, per un sito aziendale la cosa è devastante. Gli errori di ortografia sono lo specchio dell'azienda. Vanno evitati assolutamente, a costo di leggere, leggere, leggere e rileggere sino a sfinimento. Per questo motivo la realizzazione di un sito web è costosa, molto costosa, e l'uso dei correttori ortografici automatici da evitare o perlomeno da usare con un minimo di "granu salis". Basterebbe incaricare un ingegère, che costa meno di un ingegnere, per evitare strafalcioni ed ottenere un servizio eccellente, sopra la media. il futuro del web è negli ingegèri, laureati in ingegeria triennale. Meglio conosciuti come Dotori in ingegeria, sono la nuova frontiera della tecologia. Tecologia ed Ingegeria Informatica, il lavoro del futuro, la professione simbolo, un must obbligato per chi desidera avere successo...Iscrivetevi tutti all'Ordine degli Ingegèri!! Auguri e buon lavoro.

P.S. La zanzara ha pizzicato. Ripeto: La zanzara ha pizzicato.

venerdì 29 agosto 2008

disassemblaggio selvaggio

Ci sono delle sere, come questa, che mi piglia il ruzzo di smontare qualcosa e ridurlo ai minimi termini. Ho appena terminato di fare a pezzi una laser, Kyocera che funzionava perfettamente ma ingombrava inutilmente il laboratorio. Domani un giro all'ecocentro e sistemo ferro, plastica, toner e altri materiali separati. Le schede elettroniche le tengo per recuperare i componenti elettronici. La lampada a filamento del fusore è rigorosamente stoccata con le altre, in attesa di farmi venire la voglia di costruire delle piantane di illuminazione. Ne ho approfittato anche per aprire dei gruppi ottici di alcune stampanti laser messe da parte. Specchi, lenti, circuiti di regolazione per i motorini di deviazione della luce e tre diodi laser con tanto di circuito driver... di quest'ultimi ne ho a iosa, alcuni già fusi in seguito ad alcuni esperimenti andati a male. Da quelli funzionanti, se riuscirò ad accenderli, vorrei tentare di realizzare un microfono laser da puntare sulle finestre ed inter*ettare le conversazioni. Ho letto alcuni schemi di principio, che a vederli sembra più una bufala che verità. Ma il principio può essere valido e con un sistema di lenti, un paziente lavoro sperimentale di messa a fuoco, non dovrebbe essere difficile tentare qualche esperimento e verificare se la cosa è fattibile. Basta captare la (micro)vibrazione e trasdurla in modo che sia udibile con un adeguata amplificazione. Meglio se si usa un laser ad infrarosso, altrimenti l'inter*ettato potrebbe notare il puntino luminoso. Nel frattempo parcheggio il tutto in attesa di qualche serata piovosa, dove è "vietato" uscire se il buon senso prevale. Una interc*tta*ione fai da te credo sia vietata, o forse il suo utilizzo, ma so che molti investigatori, cara*inieri e p*lizia se ne fregano delle regole (alla faccia dei diritti) ed inte**ettano, sp*ano, ped*nano... senza autorizzazioni, giusto per ottenere qualche informazione che li indirizzi ed andare quasi a colpo sicuro. L'importante è non farsi pizzicare ad utilizzare questi strumenti, possederli non credo sia reato. Nemmeno realizzarli a scopo sperimentale o di ricerca scientifica. Non sono un tipo abituato a farsi gli affari altrui, anzi, ma noto sempre con maggiore frequenza che molti si specializzano nel farsi quelli degli altri, con dedizione crescente. Quelli poi che quando ti incontrano sono tutto un sorriso ma cambiano atteggiamento appena te ne vai, sparlando, calunninando, denigrando, mentendo,.... quelli ormai non si contano più da quanti sono. Educazione zero. alla prossima

P.S. il cappellaio è uscito. Ripeto: il cappellaio è uscito.

giovedì 28 agosto 2008

Nokia 5300 III

Finalmente, dopo un mese e mezzo di attesa, mi è arrivato da hong Kong il cover per il Nokia in attesa di rigenerazione. Primo problema: recuperare due viti per fissare lo schermo LCD. Quelle in dotazione sono del tipo torx T6, minuscole, molto minuscole. Dove ricordavo di averne viste di così microscopiche?.... Nelle testine dei lettori Cd. Ne prendo un paio e procedo con il disassemblaggio. Come previsto riesco a trovarne due della misura giusta, con la testa a croce, leggermente più lunghe ma adatte. Lo schermo è saldamente fissato ma il falso contatto persiste. Presumo che con il cover la cosa si sitemi da sola. Niente da fare. Allora procedo con l'inserimento di materiale riempitivo fra lo schermo LCD ed il cover. Prendo dei foglietti di gomma utilizzati in un unità fax scanner di una multifunzione e li taglio a misura. Niente da fare. Provo allora con la spugnetta assorbente di una stamante a getto. Niente da fare, migliora ma niente da fare. Provo allora con un foglietto di gommapiuma morbida proveniente da un hard disk. Niente da fare. Decido allora di sollevare il connettore sottostante lo schermo inserendo uno spessore sotto il mini pci... nulla da fare. Il problema non si risolve. E' un vero peccato perchè il telefono funziona alla grande, ma presenta solo questo difetto del maledetto contatto che non ne vuole sapere di stare al suo posto. Devo pensare a qualche altra soluzione, stando attento che ad ogni accensione e spegnimento la batteria si scarica e non ho il carica batteria. Sto pensando di rinunciare e portarlo a riparare, sperando di trovare un commerciante onesto (impresa ardua). Budget previsto... 50 euri tutto compreso, di più non ne vale la pena e mi sa che o lo vendo a pezzi o provo a metterlo all'asta. Mi spiace quando non riesco a sistemare le cose... mi sento a disagio... vuoi che non mi venga in mente nulla per sistemare questa banalità di problema?? Boh. Da buon testardo non rinuncio certo facilmente... forse il problema non sta nel connettore lato LCD ma lato elettronica interna, devo verificare. Un passo alla volta con lunghe pause per riflettere, è questo l'approccio. Ad ogni modo non mollo e ci voglio proprio riuscire perchè mi serve un apparecchio con telecamera e blue tooth per controllare il mio robot da remoto e visualizzare le immagini che riprende nelle esplorazioni senza dover usare il PC. Alla prossima.

P.S. Verde su nero a rischio chiusura. Ripeto: Verde su nero a rischio chiusura.

venerdì 22 agosto 2008

DELL Inspiron 6000 II

Un intervento "sfortunato". Il tecnico incaricato di effettuare la sostituzione della mother board non ha avuto molta fortuna. Smonta la macchina, tenuta assieme da una miriade di viti di varie misure, rimonta il tutto, preme il pulsante di accensione e.... nulla. La macchina è morta. Ho assistito alle operazioni di montaggio e posso assicurare che le operazioni di collegamento dei cavi e di assemblaggio sono state eseguite a regola d'arte. Resta plausibile che si tratta di un pezzo difettoso... capita. La mother board è arrivata imballata perfettamente, impossibile pensare ad un pezzo "refurbished", riciclato da chissà quale altro intervento. In ogni caso nulla di fatto. Dato che l'operazione di sostituzione aveva valore più "politico" che tecnico (dovuto ad una serie di considerazioni fatte direttamente con la casa produttrice), decido di lasciare perdere ed accettare comunque la sostituzione del masterizzatore. Dopo un paio d'ore dalla fine dell'intervento mi chiama il supporto tecnico DELL, una persona che si premura di informarmi del motivo per cui non sia stato possibile sostituirmi la batteria. Una piacevole conversazione di circa 45 minuti con una persona ben addestrata a trattare con i clienti. La cosa che più si premurava di sapere era il mio giudizio in merito alla persona che mi aveva dato supporto via e-mail. Era preoccupato che dessi un giudizio negativo. Lì mi sono sentito un pò irritato. In caso di inconvenienti di questa natura, non ci si prende mai con i dipendenti del fornitore. C'è una regola non scritta (per chi ha ben chiare le regole etiche della propria professione), "...mai prendersela con i colleghi...", semmai prendersela con la casa madre e lì andare pure giù di brutto. Sono stato dipendente anch'io e so che purtroppo alcune persone grette e meschine insultano i dipendenti quasi fossero loro la causa dei guasti elettronici. Prendersela con i dipendenti è inutile, inefficace, stupido e da stupidi. Preferisco esprimere solidarietà alle persone e prendermela con i capoccioni del marketing, ovvero i bottegai che decidono come presentare i prodotti senza ammettere i limiti e le magagne degli stessi
Ora, so che mi arriverà un questionario dalla casa produttrice. Nella sezione del giudizio all'operato dell'addetto darò un voto eccellente (se lo merita). Nella sezione dei "suggerimenti", consapevole che probabilmente andranno a finire in chissà quale casetto di chissà quale scantinato, scriverò: "Visto che la durata media di una batteria al litio difficilmente supera i 18 mesi e che è quindi garantita per 1 anno, al posto di Winzozz preinstallato preferirei una batteria di ricambio". La batteria è l'elemento che sicuramente occorre sostituire in breve tempo e che viene sempre esclusa dalle estensioni di garanzia. So in anticipo che avrà una durata inferiore alla vita media del prodotto hardware nel suo insieme (che mediamente si aggira dai 3 ai 5 anni per i portatili), mentre il sistema operativo di M$ so in partenza che è già bacato, che necessiterà di continui aggiornamenti, che se mi serve qualche programma devo pagare la licenza d'uso (uso parziale considerati i bachi). Pertanto preferirei una batteria di scorta al posto di un sistema operativo bacato.
Ad ogni modo, non ricordo dove ho trovato le istruzioni per la sostituzione delle celle di alimentazione. Ho letto un articolo (ben documentato) di un pazzo che ha aperto il pacco batteria, ha acquistato le celle su "ebai" e le ha sostituite. Non è impossibile, quindi è possibile. Credo che farò così, non mi sembra difficile. Tanto per tenere fede al principio del "Fai da te" e rispettare lo sciopero della spesa indetto da me (ad oltranza) tempo orsono, per protestare contro la politica dissennata del profitto sfrenato a tutti i costi, praticata dalla maggior parte delle aziende produttrici. Dovrei spendere circa un quarto di quello che chiede il pezzo originale. Alla prossima.

P.S. Sara dice Cinque dopo dodici. Ripeto: Sara dice Cinque dopo dodici.

giovedì 21 agosto 2008

DELL Inspiron 6000

Da un paio d'anni sono il felice possessore di un portatile DELL Inspiron 6000, su cui ho installato linux per sopperire alle carenze di winzozz XP preinstallato dalla casa madre. Da pochi giorni il led della batteria ha iniziato a lampeggiare e dopo alcune prove diagnostiche scopro che, nonostante l'autonomia della stessa non sia più quella "a nuovo", in caso di blackout il portatile si spegne brutalmente. Com'è noto le batterie sono coperte da garanzia per un solo anno e non vengono sostituite. Il mio dubbio però si fa strada ipotizzando un guasto allo switch della alimentazione fra rete elettrica e batteria. La batteria rimane carica anche per parecchi giorni ed i vari diagnostici segnalano che la sua "salute" è ottima. Dato che ho acquistato l'estensione della garanzia a 3 anni, che quindi scade a marzo del 2010, decido di avvalermi dell'assistenza DELL, la quale preso atto del dubbio circa un mal funzionamento della mother board decide di sostituirla in garanzia. Ma non costava meno mandarmi una batteria nuova? Si, ma la mother board è in garanzia, mentre la batteria dovrei pagarmela. In ogni caso meglio sostituire la MB e se è la batteria rassegnarsi a comprarla a parte, successivamente. Vedremo. Domani viene il tecnico ("gratis") per una sostituzione che avrei potuto tranquillamente fare da me.
A conti fatti, calcolo rapidamente, a spanne, il costo di un portatile. 700 euro a nuovo, 350 euro per l'estensione della garanzia, 120 euro per la batteria che dopo 2 anni perde comunque autonomia e va sostituita...quasi milleduecento euro in circa tre anni... solo che il prezzo è diluito nel tempo e l'esborso sembra meno doloroso... Se si calcola che nel frattempo è stata sostituita in garanzia la tastiera e due masterizzatori DVD, si può facilmente intuire come l'estensione della garanzia a tre anni convenga stipularla... ed a questo punto va considerata anche l'opportunità di stipulare una polizza assicurativa furto - incendio. Si arriva tranquillamente ad un totale di millecinquecento euro. Per un uso professionale è ancora una cifra conveniente. Ogni volta però che si ha modo di leggere le offerte di computers portatili nei volantini dei supermercati dell'informatica, occorre saggiamente moltiplicare per due le cifre proposte, per avere una stima attendibile del vero costo di un portatile.
Ora invece sono curioso di vedere il tecnico di zona... sarà uno di quelli bravi?? Speriamo.
Un ultima considerazione: come mai al posto di winzozz pre-installato nei portatili non viene fornita una batteria di scorta?
Alla prossima.

P.S. Il formichiere mangia anche le uova. Ripeto: Il formichiere mangia anche le uova.