giovedì 26 giugno 2008

Gli incredibili

Che questo paese sia messo veramente male se ne sente parlare parecchio, nonostante i tentativi di questo governo a dire che va tutto bene e chi ne parla male è un comunista. Ci si rende conto, quotidianamente che "qualcosa non va", quando si ha a che fare con enti, istituzioni, carrozzoni vari, pulcinelle e burocrati incalliti.
Vediamo la storia che ha dell'incredibile.
Tizio è una persona fisica con un codice fiscale.
Tizio è un professionista, una ditta individuale con partita iva
Il legale rappresentante della ditta tizio Informatica è tizio con un codice fiscale che corrisponde a quello della persona fisica ed a quello della ditta individuale
La ditta di tizio ha ragione sociale Tizio informatica.
Tizio informatica registra un dominio internet intestato a tizio informatica che si chiama "A.it".
Negli anni Tizio decide di modificare la propria ragione sociale da "Tizio Informatica" a "Tizio Telematica"
Tizio registra un secondo dominio internet a nome di Tizio con partita iva
Tizio è quindi titolare di due domini internet "A.it" e "B.it", uno intestato a "Tizio informatica" e l'altro intestato a "Tizio" ma con partita iva, ovvero azienda.
Ad un certo punto tizio decide di cambiare Mantainer a X-MNT a Y-MNT
Per fare questo occorre inviare una richiesta al NIC, ovvero al Registro ccTLD "it" presso l'Istituto di informatica e Telematica del CNR, che chiameremo simpaticamente il NIC.
Qui cominciano le "stranezze". Ricordiamoci che Tizio persona fisica, Tizio ditta individuale, Tizio legale rappresentante dell'azienda ditta individuale, sono la stessa persona, con lo stesso codice fiscale, con lo stesso indirizzo di residenza, che coincide con lo stesso indirizzo dell'azienda, che coincide con lo stesso indirizzo del luogo di nascita.
Tizio è un tipo preciso e pignolo, scrupoloso nel seguire le regole. Prima di richiedere il cambio di provider, effettua una visura whois per verificare a chi sono intestati i domini e scopre, dalla visura effettuata nel sito ufficiale del NIC, un dominio, "A.it" risulta intestato a Tizio informatica e l'altro "B.it" è intestato a Tizio, senza nessuna indicazione se sia Tizio individuale o Tizio azienda. Tizio decide di fare ordine e trasferire "A.it" a Tizio persona fisica, supponendo che il tizio di "B.it" sia indifferentemente Tizio persona fisica o Tizio ditta individuale, sono la stessa identica cosa!
Correttamente Tizio decide di inviare per "A.it" una richiesta di cambio del Registrante da "Tizio Informatica" a Tizio persona fisica e contestualmente compilare la lettera di assunzione di responsabilità (LAR) di Tizio che subentra a "Tizio Informatica", mentre per "B.it" decide di utilizzare il modulo di richiesta da persona fisica a persona fisica.
In parole povere Tizio codice fiscale TZZXX99, legale rappresentante di Tizio informatica con codice fiscale TZZXX99 e P.iva 999 cede a Tizio con codice fiscale TZZXX99 la titolarietà del dominio "A.it" e Tizio codice fiscale TZZXX99 sottoscrive la LAR per "A.it".
Tizio con codice fiscale TZZXX99 cede la titolarietà di "B.it" a Tizio con codice fiscale TZZXX99.
Il NIC respinge la seconda domanda relativa a "B.it" e tace "A.it"
Tizio si allarma e chiede spiegazioni al nuovo mantainer Y-MNT. Si scopre il problema. Per "B.it", Tizio è un azienda e non una persona fisica, occorre utilizzare il modulo di trasferimento da Tizio azienda, con il tramite di Tizio legale rappresentante di Tizio Azienda a Tizio privato. Per il silenzio su "A.it", forse non sono riusciti a leggere i dati e se passano 2 o 3 giorni occorre re-inviare il tutto nuovamente, facendo attenzione alla data di richiesta che non sia troppo antecedente quella di invio del fax.
Per mettere un pò di ordine allora Tizio decide di intestare anche "B.it" a tizio persona fisica, tenuto conto che è intestato a Tizio azienda e che occorre scomodare anche Tizio legale rappresentante (e anche persona fisica) di Tizio Azienda.
Quindi per "finire" occorre mandare una richiesta che suona più o meno così per entrambi i domini, con una piccola variazione:
per "A.it", Tizio persona fisica legale rappresentante di "Tizio informatica" cede a Tizio persona fisica il dominio. Tizio e Tizio firmano lo stesso foglio, ma Tizio deve anche assumersi la responsabilità del dominio e deve mettere una doppia firma nel modulo LAR. per "B.it", Tizio persona fisica legale rappresentante di "Tizio" cede a Tizio persona fisica il dominio. Tizio e Tizio firmano lo stesso foglio, ma Tizio deve anche assumersi la reesponsabilità del dominio e deve mettere una doppia firma nel modulo LAR.
Bene. Così dovrebbe andare. In sintesi il NIC chiede alla stessa persona di trasferirsi i domini a se stesso e dichiarare la responsabilità che aveva già da prima...
Ora mi chiedo alcune cose....
1) al NIC non potevano accorgersi che Tizio azienda, persona fisica e legale rappresentante sono la stessa entità? Sapranno leggere? Saranno in possesso di un minimo di "Granu salis"?
2) l'Istituto di informatica e Telematica che ospita il Registro è al corrente che accadono queste cose? Non prova un minimo di vergogna?
3) perchè la stessa persona deve compilare e firmare tre pagine di carta che devono essere rigorosamente stampate su carta ed obbligatoriamente inviate via fax e non per posta elettronica? forse non sanno che esiste la firma digitale, le marche temporali, la posta certificata?? Potrebbero chiedere all'Istituto di Informatica e Telematica.... forse lì lo sanno....
4) i Regolamenti del NIC sono stati redatti da degli scimpanzè?

Nel caso reale, Tizio aveva 8 domini da trasferire, ha dovuto compilare quattro pagine per 8 domini per due volte, stampare 64 fogli, firmare 64 volte, faxare 16 volte 4 pagine alla volta, perdere tempo per dei deficienti che sono pure pagati per divertirsi alle nostre spalle. Tizio ha inoltre dovuto indire 8 riunioni con se stesso per deliberare.

A Tizio viene un dubbio. Tizio, TIZIO e tizio, per il NIC sono la stessa cosa o sono tre cose diverse??

Questo paese è davvero messo male. Se si continua ad affidare mansioni semplici a delle menti malate, i risultati possono essere solo questi. La cosa che preoccupa, all'aldilà di tutto, è che al CNR ricercano... che cosa?
Per il bene dell'umanità, andatevene affanculo!

P.S. l'onda arriva lenta. Ripeto: l'onda arriva lenta.

venerdì 13 giugno 2008

CCFL ed inverter

CCFL è l'acronimo di Cold Cathode Fluorescent Lamp. Sono delle lampade simili ai tubi al neon che siamo abituati a vedere, solo che sono molto corti e sottili. Si prestano bene per una serie di utilizzi illimitati. I CCFL vengono utilizzati specialmente nella retroilluminazione dei display dei computers portatili, ma trovano posto anche in molti modelli di scanner. Per poter funzionare occorre applicare ai loro capi una tensione di centinaia di volts, dipende dal tipo e modello. Recentemente ho disassemblato una serie di stampanti multifunzione HP (PSC2175, PSC2210, V40 ecc.). Spinto dalla curiosità innata che mi spinge a ridurre ai minimi termini tutto ciò che mi capita per le mani, ho disassemblato le unità di lettura di alcuni scanner ed ho notato al loro interno, oltre a degli interessanti sensori di immagine lineari, questi tubicini bianchi, collegati a dei piccoli circuiti da cui partono 2 fili, uno nero ed uno rosso (o giallo). Si tratta dell'inverter che trasforma una tensione continua ad una tensione più elevata necessaria all'innesco della scarica utile all'emissione della luce (ionizzazione del gas all'interno del tubo). Allora ho deciso di prendere una batteria (recuperata da un gruppo di continuità ormai atomizzato in una sera di "follia" elettronica) e provare ad alimentare l'inverter. Ci avevo già provato con un inverter smontato da un PC portatile con un risultato deludente. Nonostante avessi cercato di comprendere la piedinatura del pettine di collegamento, decodificare le sigle degli integrati e cercare di capire come alimentare il tutto, non sono alla fine riuscito a concludere nulla. Stavolta, con solo 2 fili, l'unica cosa che posso eventualmente "sbagliare" è il valore della tensione di alimentazione. Provo inizialmente con il valore di tre volt, poi 5, poi 6 ed alla fine 9,2 volt (la batteria era da 12 ma un pò scarica). Il tubo si illumina bene senza problemi anche a 12 volts. Già sto pensando ad alcune applicazioni. La luce è intensa, bianchissima e la tensione non troppo elevata. Potrei utilizzarli per illuminare l'interno dei cassetti, il mobile rack dove ho stipato i server e l'impianto di rete, magari il baule dell'auto che quella lampadina ingiallita è simile ad un lumino da cimitero. Mi resta solo il dubbio per la durata. Uno scanner è progettato per funzionare ad intervalli, giusto quello che serve per qualche pagina. Come si comporterà l'inverter ed il CCFL se decido di realizzare una lampada da tavolo? Posso trovare una risposta solo se provo ed esperimento. Come si può vedere dalle foto, ho smontato anche un modello a doppio CCFL. Prendo dei tubi di plastica o cartone, li taglio a metà, dipingo l'interno con una vernice riflettente (tipo cromo) e fisso il tutto su un asta flessibile. Il doppio CCFL lo userò per realizzare una lampada con due tubi disposti a V. La chiamerò Vaffa lamp.
alla prossima.

P.S. Il circo ha assunto dei pagliacci. Ripeto: Il circo ha assunto dei pagliacci

lunedì 2 giugno 2008

Il pitale del nonno II




L'ho finito. Ne è uscito un vero capolavoro. Dopo l'antitarlo, la ricostruzione delle parti mancanti, la sistemazione di due cornici, le mani di impregnante e vernice satinata all'acqua, il risultato è sbalorditivo. Posso solo mettere qui alcune foto che si commentano da sole . Nonostante il pessimo tentativo di un precedente "recupero", direi che il risultato finale può ritenersi soddisfacente. Ho utilizzato due zoccoli di legno vecchio per rifare due cornici mancanti.
Ci sono anche alcuni chiodi usati, fatti a mano, provenienti da altri recuperi. L'interno e la parte posteriore presentano ancora l'originale colorazione blu. Per uno dei due coperchi rotondi, ho preferito non procedere con l'aggiunta della parte mancante. Non sono così poi tanto bravo e temo che il risultato sarebbe stato deludente. Ad ogni modo, sono contento, non meno della mia compagna che mi ha ringraziato sin troppo per il "regalo" un pò particolare. Nel ringraziarmi mi ha caricato in auto 1 comodino antico, due panchetti tarlati da imbottire e ricoprire ed una cornice da sistemare... azz. Mi sa che ora se ne approfitta un pò troppo. Fortuna che non ha fretta, per cui posso prendermela comoda e iniziare quando voglio, fra un progetto e l'altro. Ok. per ora basta. Alla prossima.

P.S. Il tarlo preferisce il castagno. Ripeto: Il tarlo preferisce il castagno.

domenica 1 giugno 2008

Reti resitive

Nel frugare fra i componenti elettronici, deciso a verificare il funzionamento del modulo che ho sviluppato per il kernel linux con la realizzazione di un circuito a led da collegare alla porta parallela che dovrà pilotare lo stepper installato nel fusore progettato per realizzare i circuiti stampati col metodo a trasferimento di toner, mi sono trovato in mano un cassettino etichettato "Resistenze da catalogare". Quale miglior posto per reperire 8 resistenze da 1000 ohm 1/8 di watt?
Ad una più attenta analisi trovo anche dei componenti neri con i piedini tutti in una fila e con una sigla sconosciuta, accantonati in attesa di essere classificati ed ordinati. Sono delle reti di resistenze confezionate in quel modo per risparmiare spazio sui circuiti stampati, generalmente usate come resistenze di pull-up. Dopo averle separate dal resto, inizio un paziente lavoro di raggruppamento per valore... già, ma quale valore? Una rapida e superficiale ricerca in rete non mi è molto di aiuto. Decido di andare ad intuito. Innanzitutto occorre scoprire come sono disposte le resistenze, solitamente con un capo in comune o singolarmente separate le une dalle altre.
Per fare questo infilo il componente in una breadboard sperimentale e con dei ponticelli di filo "porto fuori" i collegamenti per poterli misurare agevolmente con i puntali del tester. Una piccola serie di misurazioni confrontata con le sogle stampigliate sul contenitore della rete resistiva mi permette di classificarle molto rapidamente. Dalle prove sperimentali ci si accorge che ogni produttore adotta un proprio metodo di sigle che però, con un minimo di fantasia è possibile decodificare, fatte salve alcune eccezioni. Facciamo alcuni esempi con alcune sigle...
Una lettera A o B indica nel primo caso un collegamento della rete resistiva con un comune a tutte le resistenze, mentre nel secondo caso (ove può comparire anche la lettera "C") indica che ogni resistenza è isolata dalle altre. In alcune codifiche, la lettera A o B è preceduta da un numero che può indicare o il numero di resistenze presenti nella rete resistiva o il numero di pin che caratterizza la rete. La cifra 9 ad esempio può indicare la presenza di 8 resistenze più un capo in comune (quindi rete resistiva di tipo A).
Poi solitamente esiste un numero a tre cifre, le prime due delle quali indicano il valore a cui va aggiunto un numero di zeri pari alla terza cifra (è il moltiplicatore simile a quello delle resistenze con le bande colorate). Una lettera "finale" J o G dovrebbe indicare, presumo, la tolleranza. In alcuni casi il valore è indicato in chiaro con tanto di unità di misura. Un puntino o una barretta serigrafata, indica il pin comune a tutte le resistenze collegate secondo la disposizione di tipo "A".

Ecco alcuni esempi:
AE10K
9A103J
10KJ
1A103J
10KohmJ
Le sigle qui sopra sono sigle comuni per rete resistiva di tipo A, composta da resistenze del valore di 10 Kohm

A102J rete resistiva di tipo A, da 1 Kohm
B100J rete resistiva di tipo B, da 10 ohm
C10ohm rete resistiva di tipo C (?), da 10 ohm
B472J rete resistiva di tipo B, da 4,7 Kohm
A472J rete resistiva di tipo A, da 4,7 Kohm
A472G rete resistiva di tipo A, da 4,7 Kohm
A8472J rete resistiva di tipo A, da 4,7 Kohm
9A472J rete resistiva di tipo A, da 4,7 Kohm

Di fronte alla sigla 316J, dato che il mio multimetro misura solo sino a 2 mega ohm, suppongo siamo in presenza di resistenze da 31 mega ohm

Esistono anche delle sigle "esotiche", quali:
10X561G rete da 9 resistenze (10 pin) collegate con lo schema A (1 capo in comune), da 560 ohm
L101S104 rete da 10 resistenze collegate con lo schema A (1 capo in comune), da 100 Kohm

E per finire la sigla misteriosa su un contenitore tipo DIL da 16 piedini compatibili con gli zoccoli a passo integrato. Sigla IAM E3318. Le prime tre lettere presumo indichino il produttore, la cifra indica 8 resistenze indipendenti da 330 ohm.
OK. Ora, "finalmente" anche questi componenti sono in ordine nei cassetti. Pian piano, man mano che mi serve qualcosa, ne approfitto per mettere un pò d'ordine. Non penso nemmeno alle sorprese che avrò quando inizierò a catalogare i chip di memoria flash, i processori, le E2prom, le interfacce rs232 che so di avere da qualche parte in attesa che li utilizzi per qualche progetto. Per stasera basta. Mi sono meritato un pò di riposo. alla prossima.


P.S. Attenti al lupo. Ripeto: Attenti al lupo.

martedì 27 maggio 2008

inceneritori tossici

Raccolgo l'invito di grillo e quoto con link
Ci informano che nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione alla capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.
E li chiamano ancora termovalorizzatori. Ma vaffanculo

P.S. Le fragoline di bosco vanno raccolte. Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte.

domenica 25 maggio 2008

Tira una brutta aria

Vincere le elezioni facendo leva sulla paura è facile. Governare facendo leva sulla paura è pericoloso. La conseguenza è nota e si chiama razzismo e xenofobia. Le spedizioni punitive sono già cominciate. Tira una brutta aria ma fare finta di nulla non è una soluzione. Provare paura nemmeno. Per oggi vi invito a rimeditare queste parole di Bertold Brecht.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

P.S. le fragoline sono mature. ripeto: le fragoline sono mature.

sabato 24 maggio 2008

ma era meglio se...

era meglio se stavo a casa mia, lontano dall'unanità. Conversazioni futili ed inutili, giostra di Suv parcheggiati per ore col motore acceso, unani ubriachi che parlano a vanvera, unane sceme e prive di educazione, galline ubriache e oche starnazzanti....un circo.
"...oggi mi si è spiaccicata una cavalletta sul parabrezza..." è il discorso più interessante fra gli altri...figuriamoci il resto. Per non parlare del nano logorroico che per un ora mi ha tenuto quasi a forza, continuando a toccarmi con dei colpetti col dito (non lo sopporto proprio), per parlare delle sue risse con tizio e con caio, delle litigate col capo, dei problemi dell'exmoglie, della macchina, delle sue prepotenze e della sofferenza da "vittima" incompresa.... Un ora per dire cose che un unano normale avrebbe impiegato al massimo 5 minuti. Mi offre due birre...poverino, aveva proprio bisogno di parlare, non comunicare ma parlare. Mi ha fatto una pena incredibile, per cui da buon gentiluomo sono stato ad ascoltare facendo appello al briciolo di sensibilità che provo per gli unani. Penso fossero anni che non parlava con qualcuno che lo ascoltasse. Linguaggio davvero povero, che ho dovuto suggerire le parole e gli aggettivi (per un attimo ho fatto la figura del saccente). Poveraccio. C'avrai pure il suv ma resti un poveracccio penoso. Che vita fai se (quasi) nessuno ti ascolta? Non si sentono soli in mezzo all'unanità? Non aspiri a qualcosa di più elevato? Magari dedicare un pò di tempo per migliorare le tue conoscenze generali e la cultura? Pretendo troppo? forse si. Meglio che me ne sto a casa ed uscire solo per le scorte alimentari, cercando pure di fare in fretta.
Auguri a tutta l'unanità.

P.S. il nano è scappato. Ripeto: il nano è scappato.

Stasera esco

Si. Stasera esco di casa. E' tanto che non lo faccio. Vado al bar qui vicino a casa mia per vedere un pò di quegli esserini che girano girano girano senza sapere dove andare e senza sapere cosa fare. Credo li chiamino umani, che di umano non ci trovo poi molto. Meglio UNANI. Girano per ubriacarsi, per "chiacchierare", dicono. Dalle chiacchiere che fanno, viene voglia subito di rientrare o comunque di evitare non solo il contatto ma anche la promisquità.
Stasera voglio battere il record di permanenza in mezzo agli unani. 15 minuti è già un bel traguardo. Dovrò stare attento a non rivelare i miei pensieri. Di questi tempi, fra nazi-skin, leghisti e fascisti del'ultima ora in cerca di vendetta c'è poco da stare allegri. Si sentono forti (di cosa?) e fanno i prepotenti con chiunque sembra "diverso" (da cosa?). C'è solo da essere fieri ed orgoliosi di essere diversi da loro. Vedremo come andrà. Credo prenderò un caffè, è un lusso che stasera posso permettermi. Stay tuned.

P.S. I cazzi hanno le orecchie. Ripeto: I cazzi hanno le orecchie.

Discriminazione informatica

Please log into your account on a PC-based machine. Our software is not compatible with Linux or Mac operating systems.
Il messaggio è inequivocabile. Mi chiedono di collegarmi con un computer "PC-based". Che idioti. Non sanno che linux gira sui PC basati su architettura x86? Va bene che il "loro" software va solo per winzozz, ma auto-ghettizzarsi così mi pare proprio da idioti. La rete è nata per mettere in comunicazione macchine diverse (culture diverse) con un linguaggio comune. Poi arriva un pirla che riscrive le regole a suo uso e consumo, gettando di fatto delle barriere allo sviluppo, alla cooperazione ed alla comunicazione. Il fatto che su questa cosa ci abbia fatto i miliardi, dimostra come la classe dei "ricchi" (economicamente parlando) è rappresentata da persone ottuse, oscurantiste, retrograde, ignoranti, egoiste, arroganti, poco inclini al prossimo... potrei elencare una lista quasi infinita di pessime qualità. Dimostra inoltre come gran parte del popolo è poco incline a ragionare con la propria testa e che poco si interessa a ciò che viene loro propinato. Un popolo che non si interessa di queste cose non è un popolo innoquo e pacifico ma un popolo inutile!
Vorrei da ultimo ricordare quel ministro (itagliano), nostro dipendente, che ha bollato linux come una cosa da "no-global". Non voglio nemmeno commentare, così non voglio nemmeno accogliere l'invito a rispettare le "cariche" dello stato. In queste condizioni non si può proprio.
V

P.S. Meglio un gelato in culo che un culo gelato. Ripeto: Meglio un gelato in culo che un culo gelato.

Penna stilografica e inkjet (1a parte)

Non so se ancora oggi i giOvani usino le penne stilografiche. Quei bellissimi oggetti d'arte che funzionano con una cartuccia di inchiostro liquido, con il pennino di solito dorato e che danno un aria di antico alla scrittura che risulta così più calda e morbida. Dimenticavo. Oggi si scrive con il computer. Di scrivere a mano molti si sono dimenticati come si fa. Basta vedere la calligrafia di certi giOvani.
Da un pò di tempo, ho ripreso a scrivere a mano. Sono intossicato dal computer. Dopo 25 anni di programmazione, sviluppo, analisi, consulenze e altre amenità, dopo aver consumato numerose tastiere (vero consumo meccanico), ho riesumato una vecchia penna stilografica che non ricordavo nemmeno di possedere. A volte, conservare e non buttare può avere i suoi vantaggi. Apro il serbatoio e la cartuccia presenta un livello bassissimo di inchiostro che, per ragioni legate alla mia professione, deve essere di colore blu. Corro in cartoleria, anche per trovare la scusa di fare un giretto in bici, ed acquisto alcune scatole di cartucce Pelikan, lo steso inchiostro che usavo alle elementari (potenza del marketing, me ne ricordo ancora), verso gli ultimi anni.
In prima elementare avevo il banco con il calamaio, i pennini intercambiabili (di numerose misure e fogge) e ricordo che periodicamente, secondo necessità, passava il bidello, per effettuare il rabbocco alunno per alunno con un boccione pieno di liquido nero o blu. Non so se a quei tempi lo acquistassero o se fosse prodotto in "proprio".
Ad ogni modo, pentito dell'acquisto e commosso dai ricordi, scatta la molla del ricercatore sempre a caccia di nuovi esperimenti. Cosa succede se metto nella cartuccia della stilografica dell'inchiostro per le stampanti a getto? Il pennino si intaserà? Scriverà ancora? So che, generalmente, esistono due tipi di inchiostro: a base oleosa ed a base acquosa. Quelli a base oleosa servono per i timbri metallici. Presumo che le stilografiche funzionino con inchiostro a base d'acqua, lo stesso che si utilizza per la inkjet printer HP. Fortunatamente dispongo di alcune taniche piene, anche queste salvate dalla discarica (Nero, giallo, ciano e magenta).
Prendo una siringa e nel serbatoio metto pochi cc di inchiostro giallo assieme al poco blu che era rimasto. Noto subito che i colori si miscelano bene, il che conferma la mia teoria iniziale.
Il risultato, voluto, è una miscela di colore verde, che dà un tocco ecologico agli appunti scritti su carta riciclata. Bellissimo. Sto già pensando di preparare cartucce dalle tonalità e dalle sfumature più disparate: viola, verde, marrone, rosso ecc.ecc. Bellissimo. L'esperimento sembra riuscito. Oltre all'aspetto ed all'estetica voglio menzionare l'aspetto economico. 5 cartucce costano un euro e mi durano 1 settimana (si, scrivo molto). 4 Euro al mese, 48 euro all'anno che mi restano in tasca a disposizione per pagare i conti o, se avanzano, per una pizza con la mia compagna (che per la verità mangia solo pesce che non ingrassa, dice, ma costa un okkio, cazzo!).
Sono davvero soddisfatto. Farò la figura del tirchio? No. Di come stanno andando le cose, la corsa a spolpare i consumatori e prenderli in giro, non sono per niente soddisfatto e felice. Da tempo ho deciso di chiudere totalmente i rubinetti e spendere solo per le cose veramente obbligatorie. Dei commercianti ed industriali che stanno pensando di favorire lo sviluppo e incrementare i consumi me ne fotto. Lo sciopero della spesa durerà sino a quando si renderanno conto anche loro che siamo PERSONE prima che consumatori, non siamo portafogli con le gambe, da spolpare all'osso e ridurre al lastrico. Spero molti, nel frattempo, falliscano miseramente e si rendano conto cosa significa vivere oggi con il minimo indispensabile.
In bocca al lupo

P.S. Il romanzo è in edicola. Ripeto: Il romanzo è in edicola.

giovedì 22 maggio 2008

NO al nucleare

Vaffanculo.
Anche io mi incazzo qualche volta. Prima guardatevi questo video.

Poi ricordate..."I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli." Thomas Jefferson
NO al nucleare. Iniziate a tremare maledetti.

P.S. La luna segna il sentiero. Ripeto: La luna segna il sentiero.

mercoledì 21 maggio 2008

PCI Express 1x

E' un progetto ambizioso. Prendere una scheda PCI express (R) 1x e collegarci dei segnali direttamente sul pettine, per utilizzare la scheda senza inserirla nella mother board di un PC. L'idea è venuta ad un collega programmatore, privo di nozioni inerenti l'hardware. Per iniziare, ho bisogno di un socket PCIe 1x da dissaldare da una mother board defunta ma di recente costruzione. Non ne ho a magazzino. L'hardware che recupero è troppo obsoleto e quel tipo di socket si trova nelle mother board che vengono mandate in riparazione in garanzia. Mi sa che dovrò fare un giretto fra i rivenditori di zona e frugare nella "spazzatura" tecnologica che si accumula nel corso dei loro interventi di "riparazione". sperando in un colpo di fortuna. Il pinout di un socket PCI Express comprende l'alimentazione a 3.3 e 12 volts (oltre alla massa), un canale Jtag (interessante per l'accesso diretto al processore), un bus SMB (I2C 1 wire) anche questo interessantissimo per sviluppare una cascata di sensori collegabili direttamente alla mother board ed altri segnali che per ora non mi interessano.
PCI-E è un bus seriale che usa due coppie di segnali differenziali a basso voltaggio (Low-voltage Differential Signal LVDS) con transfer rate da 2.5Gb/s in ciascuna direzione [una coppia in trasmissione ed una coppia in ricezione].
Ho già in mente alcune soluzioni per espandere le possibilità di utilizzo di un paio di PC che giacciono in attesa di modifiche. Stay tuned.

P.S. Ultrasuoni e calore nel camino. Ripeto: Ultrasuoni e calore nel camino.

domenica 18 maggio 2008

Modulo driver per kernel 2.6.x

Dopo un pò di googling in rete, ho trovato alcuni esempi di come programmare i moduli per il kernel 2.4.x
Il nuovo kernel 2.6.x attualmente in distribuzione presenta alcune differenze che hanno reso inutili gli esempi pubblicati sino ad oggi. Vediamo quindi qui alcune considerazioni utili a realizzare un modulo per la porta parallela, che mi servirà a pilotare il motore stepper unipolare già postato in precedenza e che è in fase di sviluppo. Premetto che maggiori info si possono trovare nei repository ufficiali della distribuzione che si utilizza (inutile mettere qui i link che ce ne sono a iosa)
Il kernel di linux fa un largo uso di driver caricabili dinamicamente quando serve, il che ci dà la possibilità di evitare la ricompilazione dello stesso in caso fosse necessario utilizzare delle periferiche nuove. Un altra comodità di linux è che "tutto è un file", ovvero i dispositivi possono essere utilizzati come se fossero dei files. Ci posso scrivere e ci posso leggere. Ciò ci permette di avere accesso ad aree di memoria protette o accedere a basso livello alle periferiche che normalmente equipaggiano i PC. Per fare ciò è necessario "vedere" il dispositivo nella gerarchia /dev. Negli esempi di codice che seguono, si utilizza il linguaggio C. Il codice è preso da vari esempi, cercando di tradurre alcune istruzioni scritte in klingon che si trovano "spezzettate" in vari post di altri programmatori.

Apertura del driver
static int miaporta_open(struct inode *inode, struct file *filep)
{
//ci limitiamo a scrivere un messaggio
printk("Dispositivo aperto\n");
return 0;
}

Chiusura del driver
static int miaporta_release(struct inode *inode, struct file *filep)
{
//anche qui scriviamo solamente un messaggio
printk("Dispositivo chiuso\n");
return 0;
}

La scrittura sul driver
static ssize_t miaporta_write(struct file *filep, const char *buf, size_t count, loff_t *f_pos)
{
outb(0x00,0x37A); // porta parallela 1 in uscita
outb(buf[0],0x37B); // Scrittura sul registro ADDRESS
return 0;
}

La lettura dal driver
static ssize_t miaporta_read(struct file *filep, char *buf, size_t count, loff_t *f_pos)
{
outb(0x20,0x37A); // Porta parallela1 in Input
buf[0]=inb(0x37B); // lettura dal registro ADDRESS
return 0;
}

Occorre ora associare le procedure alle funzioni dei files. Per farlo, quest’ultime devono essere esportate al sistema. Questo lavoro viene svolto riempendo una struttura particolare di tipo ”file operations”, definita nell’header file ”linux/fs.h”.

struct file_operations epp_fops =
{
owner: THIS_MODULE,
open: miaporta_open,
release: miaporta_release,
read: miaporta_read,
write: miaporta_write,
};

Per l'inizializzazione del modulo occorre anche associare, con la funzione "register chardev", un ben definito device al nostro driver. Basta passare come parametri, nell’ordine, il major-char-number (20), una stringa con il nome del driver e la struttura con registrate le funzioni specifiche di accesso.

static int __init init_mod(void)
{
int result;
if ((result = register_chrdev(20, "miaporta", &epp_fops)) < style="color: rgb(51, 204, 0);">Chiusura del driver (deregistrazione9

static void __exit end_mod(void)
{
unregister_chrdev(20, "miaporta");
printk("Driver MIAPORTA unloaded.\n");
}

Per ultimo occorre aggiungere la linea in testa MODULE_LICENSE("GPL"); (o altre opzioni disponibili in base al tipo di licenza prescelto) e in fondo

module_init(init_mod);
module_exit(end_mod);

Per compilare, occorre creare un Makefile come segue:

obj-m:= miaporta_drv.o
KDIR = /lib/modules/$(shell uname -r)/build
PWD = $(shell pwd)
default:
$(MAKE) -C $(KDIR) SUBDIRS=$(PWD) modules
clean:
rm -f *.mod.* *.o *.ko

Una volta compilato occorre caricare il modulo con insmod ./miaporta_drv.ko e per poterlo utilizzare basta dare il comando mknod -m 0666 /dev/miaporta c 20 0
Funziona?. non lo so, devo ancora provare.

In attesa che sviluppi il codice e inizi a testarlo vediamo come si prevede di utilizzarlo all'interno del programma che lo utilizza...

#include "fcntl.h"
#include "stdio.h"
int main()
{
char buffer[1];
int fd;
fd=open("/dev/miaporta",O_RDWR);
buffer[0]=0x00;
write(fd,buffer,1,NULL); //scrivo il byte
read(fd,buffer,1,NULL); //leggo i byte
printf("Valore : 0x%02x\n",buffer[0]);
close(fd);
}

Dovrebbe funzionare. Se nei prossimi giorni trovo il tempo di svilupparlo e mi accorgo che qualcosa non va, provvederò alle modifiche. Per ora STOP. Una domenica passata al PC approfittando del maltempo mi pare sufficiente. Ora un pò di relax. un abbraccio

P.S. Mille bit fanno un megabit. Ripeto: Mille bit fanno un megabit.