venerdì 20 maggio 2016

svitaremanopolavaporedelonghi

ma chi è quell'unano che con google cerca le informazioni in rete digitando "svitaremanopolavaporedelonghi" ?? senza spazi? Eh? Vieni fuori analfa0.1beta!

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P.S. La prolunga è corta. Ripeto: la prolunga è corta.

mercoledì 18 maggio 2016

Un distacco difficile

Ieri sera, complice l'ADSL ko, mi sono tuffato in "lavoratorio", deciso ad attuare i propositi del post precedente, con la morte nel cuore e la lacrimuccia che fa tanto poco "macho" ma aiuta a superare lo stress. Però, prima di riporre il ciarpame nello scatolone del RAEE, mi sono preso l'ultima soddisfazione... smontare tutto ai minimi termini e vedere come è fatto all'interno. Nella lista delle cose vintage sono confluiti:

  • 6 extensa 366 computer portatili, ormai non più funzionanti
  • 1 TI extensa 366D (il mio primo amore trasportabile)
  • 2 Samsung SGH U600
  • 2 Samsung SGH-X650
  • 1 Samsung A800
  • 1 Sagem modello non documentato
  • 1LG U8360
  • 1 Sony Ericsson T630
  • 1 Nokia 7210c type RM-436
  • 1 Nokia 6030 type RM-74
  • 1 Nokia 3100 type RH-19
  • 1 Nokia 3330 type NHM-6NX
  • 1Nokia N73-1 Type RM-133 rosso mattone (orribilis)
  • 1 Nokia 6161 Type RM200
  • 1 Nokia 1661-2 Type RH-122
  • 1 Nokia 5200 Type RM-174
  • 1 Nokia 6288 Type RM-78
  • 1 Nokia 1110 Type RM-93
  • 1 Motorola L6 rosa (orrendo)
  • 1 lettore CD
  • una quantità industriale di batterie morte
  • una quantità industriale di componenti e schede provenienti da alimentatori, UPS, lettori DVD, mother board, allarmi, centraline, giocattoli...
il tutto pazientemente smontato, sezionato, disassemblato, fatto a pezzi, compresi gli schermi LCD che contengono quei foglietti semitrasparenti, riflettenti che mi piacciono tanto. E' stato interessante ripassare l'evoluzione che i telefonini hanno registrato nel tempo. Dalle viti, prima 6 poi 4,3,2... si è passati agli incastri e poi al nastro bi-adesivo, giusto per rendere sempre più difficile la riparazione ed incentivare l'usa e getta. Nel corso degli anni poi, la miniaturizzazione ha raggiunto livelli tali che maneggiare componenti microscopici posti l'uno accanto all'altro a distanza ravvicinatissima, impone  l'uso di speciali dispositivi necessari alle riparazioni. Ah, già...i riparatori "autorizzati" sono quelli costretti a comprare dal produttore le morse, gli attrezzi, l'hardware e software di diagnostica... costi da scaricare ovviamente sulla vittima sacrificale... il cliente.
Fra le altre cose buttate.... i manuali di "quel sistema che non voglio nominare"95... una foresta di alberi abbattuti... già... sono un ex di "quel sistema che non voglio nominare"95 e sono passati vent'anni da un felice distacco nemmeno sofferto... oggi solo GNU/Linux ed in futuro solo sistemi open source.
Durante l'opera di dusassemblaggio dell'hardware, di esplorazione ed apprendimento, mi sono fatto un pò sopraffare dai pensieri che ancora mi accompagnano. Penso alle avventure passate col mio primo portatile, quello che ha condiviso il giorno del frontale causato da un friulano di merda, ubriaco marcio, che una notte rientrando dal lavoro mi ha disintegrato ginocchio, schiena e vettura d'ordinanza. Penso al lavoro di verniciatura su altri due portatili (blu elettrico glitterato e rame) fatti eseguire dal carrozziere quando pensavo di cimentarmi nella moddizzazione dei PC (progetto fallito... il costo è esorbitante rispetto al valore). Penso a tutto quell'oro che finirà nelle tasche di chi non se lo merita, pagato all'acquisto e pagato per smaltirlo. Penso che tutti quei microfoni microscopici mi sarebbero serviti per costruire delle microspie, assieme alle videocamere nanoscopiche ideali per essere occultate nei punti dove nemmeno si immagina. Penso ai motorini per la vibrazione che potevano essere recuperati per qualche gadget usato per stupire gli unani, tipo i micro bug fatti con lo spazzolino (a certi deficienti piacciono un botto tanto da comperarli invece di costruirseli). Penso ai mini LCD (che il datasheet è custodito meglio dei segreti di fatima) utilizzabili come mini schermi per le applicazioni più svariate. Penso alle tastiere ed ai led bianchi, specie quelli piatti usati nella retroilluminazione... preziosi per riutilizzarli in micro impianti di illuminazione dei cassetti. Penso al litio ed alla sua reazione violenta ed incendiaria con l'acqua... Penso che purtroppo non riuscirò ad usarre nulla di quanto sta per essere buttato e che mi serve spazio in casa, magari per realizzare cose più "grossolane" e meno tecniche (tipo una carriola per il giardino che la schiena ormai non mi regge più). 
Ecco... lo scatolone è quasi pronto, ma sono solo all'inizio. Intanto mi sono un pò divertito, giusto per alleviare gli anatemi, insulti e incazzature verso un provider di connettività ADSL che non fa il suo dovere, non rispetta il contratto di fornitura ma pretende di essere pagato, altrimenti mi sospende il servizio... quale servizio? Alla prossima. 

P.s. Piero è da Francesca e Mario non si sposta. Ripeto: Piero è da Francesca e Mario non si sposta.


sabato 14 maggio 2016

Accumulo compulsivo (parte 2)

Da dicembre 2012 ad oggi è passato un pò di tempo ma il problema si ripresenta, puntuale come una cambiale. Sono mentalmente malato, lo so, ma non riesco proprio a guarire. Di andare da uno strizza cervelli proprio no. Non servono a nulla. Quelli ti stendono su un lettino, ti fanno parlare e poi ti dicono cose che sai già. Di cure nemmeno a parlarne, o meglio di dicono di fare cose che sai già di non voler fare....sono capace anch'io. Per cui...soldi buttati (e tantissimi). 
E dopo questa giustificazione del caxo, mi ritrovo con il solito preziosissimo accumulo di cose da fare, rifiutate dagli altri, scartate per motivi assurdi, rotte e riparabili. Le cose da fare, i dispositivi da analizzare per curiosità, gli esperimenti che la mia testa vorrebbe replicare per desiderio di conoscenza e pragmatica esperienza, la voglia mai repressa di migliorare gli oggetti... non si conciliano con il lavoro e con gli affetti delle due persone che mi circondano. Di seppellirmi in laboratorio, tralasciando totalmente una già limitatissima vita sociale, non ne voglio sapere. Qualche volta devo pur uscire e prendere una boccata d'aria, un pò di sole in faccia risolverebbe il pallore cadaverico che un unano mi ha fatto notare (pensa al tuo aspetto putrescente imbecille). 
Mi sa che anche stavolta dovrò buttare e darla apparentemente vinta alle multinazionali del consumo. Per bilanciare la sconfitta, per rivincita, procederò con limitare ancora di più i consumi, portandoli a quasi zero, ci sono già molto vicino, e penserò all'autoproduzione sostenibile. 
Ogni oggetto preso in mano, mi ricorda il motivo per cui l'ho messo da parte, mi ricorda cosa ci volevo fare, mi ricorda esperimenti mai avvviati. Ma è anche vero che è da tanti anni che è lì ed il "prima o poi" non arriva mai, per mancanza di tempo o per mancanza di strumenti che autocostruirsi è arduo e reso quasi impossibile data la cronica mancanza di fondi che spesso destino a finalità più "social". Devo disfarmene prima di rimanere sepolto da cose che, temo, non riuscirò mai a fare.
Il problema è la discarica... certi oggetti non so proprio dove buttarli ed il rischio è che si avvicini "l'operatore ecologico", ignorante come il cartongesso, e mi ordini di buttare nel posto sbagliato quello che nella sua mente limitata è di un materiale immaginario, valutato ad occhio in base al suo aspetto esteriore. Per cui, i nuclei di ferrite finiranno nella plastica, i condensatori ceramici ed elettrolitici nel secco non riciclabile, i tubicini fluorescenti degli scanner nella plastica, assieme ai pannelli LCD estratti dai monitor ed alle ventole dei PC, i dissipatori in alluminio nel metallo ferroso....  E poi il mentalmente disturbato sono io vero? Ciao imbecilli.

P.S. Rocco non ha fratelli. Ripeto: Rocco non ha fratelli.