lunedì 25 novembre 2024

E' successo veramente.

L'arroganza dei politici è direttamente proporzionale all'idiozia di chi ancora li vota.

Auguri, babbei. 

venerdì 4 ottobre 2024

L'orologio da taschino del nonno Art.190027


 E' peviodo in cui ho viscopevto gli ovovogi da taschino, più eleganti a mio avviso, più comodi di quelli da polso, più preziosi... bhè, preziosi... Su Temu li si trovano a pochi euri, dalle forme e rifiniture più disparate. Meccanismo plasticoso made in china, al quarzo con tanto di piletta o al massimo con carica manuale. Dentro un meccanismo prodotto in serie, che non vale poi molto, alloggiato dentro un supporto di simil teflon, per non parlare della cassa e del "vetro"... acrilico (che lucidarlo è un delirio). 


Ma qualcuno, l'orologio da taschino lo valuta in base ad altri parametri. Conta chi l'ha usato, in quali condizioni lo ha acquistato, dove o da chi, la sua storia. Ecco che mi è capitato per le mani questo, senza marca, non si sa prodotto da chi o rivenduto da chi, made in china, a batteria, ossidato e malandato, rinvenuto assieme ad altri due di valore sicuramente superiore, in argento ma senza vetro e senza lancette....stupendi. Appartenuti al nonno ed ora in balia di chissà quale rampollo che li erediterà sperando li voglia restaurare ed usare ancora per cent'anni e più. 


Decido comunque di riportare in vita questo brutto anatroccolo, provvisto di una custodia in "pelle" (cartone pressato) e catenella, con tanto di manuale d'uso, un pò mangiucchiato dalla ruggine. Provo a togliere l'ossido sul retro, che viene via, ma mi viene la pessima idea di lucidarlo con la pasta all'ossido di cromo. Risultato? la patina credo di cromo se ne va per lasciare il posto al rame sottostante...un disastro.


A questo punto non mi resta che togliere il movimento con lancette e quadrante per nichelare le parti. Con un pò di fortuna, riesco a togliere la corona smanettando delicatamente con le parti metalliche a vista ma non so bene come ho fatto. Di certo che non c'è nessuna indicazione o marchio che identifichi il movimento per cui inutile cercare in rete un tutorial specifico, si va un pò a caxo sperando di non rompere nulla.


Un litro di soluzione elettrolita, una barra di nichel e si alimenta a 4 volts 200mA al massimo per un ora, per ottenere una superficie abbastanza ben rifinita. Ah, per promemoria: il polo positivo va all'anodo di nichel, il negativo ai pezzi da nichelare.  Il risultato non è male e l'orologio è ancora utilizzabile con dignità. 

Manca la batteria, una 377, alias V377, V376, SR66, SR626W, SR626SW... prima o poi dovrò documentare tutte le varianti ed equivalenze delle batterie a bottone

Nel rimontare la corona devo aver fatto un danno... l'ovovgio si ferma ogni tanto e la regolazione dell'ora è più dura di prima... vabbè, provo a sostituire il meccanismo, dovrebbe essere un Sunon SL68 a occhio...meno di tre euri e con l'occasione ho preso anche gli attrezzi per togliere e rimettere le lancette.

Bene, alla fine è fatta anche questa. Alla prossima.

P.S. L’orologio brilla, il tempo scintilla. Ripeto: L’orologio brilla, il tempo scintilla.

martedì 1 ottobre 2024

PETRA Boiler WK 26.07


 Il thè verde è la bevanda che accompagna i miei pasti, caldo nelle mie fredde giornate invernali e ghiacciato durante i periodi di afa. Perchè bevo il thè non mi va di spiegarlo ma per farlo, occorre dell'acqua calda (non lo sapevi?). Più di trent'anni fa ho acquistato in offerta questo bollitore figherrimo, bellissimo, da 1,7 litri (giusti per la mia caraffa in vetro borosilicato). Petra WK 26.07, qualità tedesca, illuminato da due bellissimi led blu (all'epoca una novità), ha sempre funzionato benissimo senza perdere mai un colpo e mi ci sono affezionato. Bollitori così credo non li facciano nemmeno più. 

Da un pò sentivo il tipico odore di isolante elettrico bruciato ma non mi sono mai preoccupato più di tanto. So che la plastica in prossimità della resistenza di riscaldamento può con il tempo biscottarsi un pò e rilasciare la classica puzza. Ma, un giorno, il mio fedele compagno mi abbandona, si accende, si illumina ma non scalda l'acqua... urge trasporto immediato in sala operatoria.


Il problema? ossido, ruggine in prossimità del terminale della resistenza. La lamella con il fast-on si è spezzata e di sostituirla o attaccarne un altra la vedo dura. Di stagnare il filo, non se ne parla, si fonderebbe al primo utilizzo, Per attaccare un filo di rame ad un terminale di ferro... occorrerebbe uno strumento per puntare ma non ce l'ho. Non so come fare.

Allora? scrivo all'assistenza italia che mi risponde di aver ricevuto la richiesta (una resistenza nuova) ma poi nulla, silenzio ed attesa fiduciosa ma con poche speranze. 

Nel frattempo? boiler aperto sul tavolo in attesa ad occupare posto per altre riparazioni in corso. Ma io come faccio? il thè mi serve in quanto antiossidante e non posso farne a meno. Vabbè, per ora ho ripiegato su un modello koreano, Tristar, minimalista, qualità ovviamente ai minimi ma pagato 8 euri e cinquanta! a questi prezzi se si rompe lo si butta, l'importante è non affezionarsi troppo, e lo si ricompra, anche se vorrei provare a scrivere ai koreani sicuro che loro dall'altra parte del mondo mi rispondono e mi mandano pure il pezzo di ricambio.... e poi abbiamo l'economia occidentale in crisi.. chissà mai perchè!. Alla prossima.

P.S. Il dragone bolle, l'aquila non vola. Ripeto: Il dragone bolle, l'aquila non vola.

Lampada a pinza EGLO 81265


 Una lampada a pinza, da attaccare al bisogno dove serve un pò di luce, tipo in camera per leggere, in lavanderia per leggere meglio le etichette dei prodotti, in garage per le riparazioni... è indispensabile in casa. 

Tragedia quando la pinza si rompe a causa di:

  • una plastichetta al risparmio
  • una molla di thor

Fatto sta che il ricambio, ovviamente, non si trova ed occorre ingegnarsi. Stavolta ho voluto sperimentare  la tecnica del battilamiera, per impratichirmi e vedere i problemi legati nell'applicare questa tecnica ormai desueta e praticata solo da abilissimi artigiani da tempo in pensione. L'idea è quella di incollare i frantumi di plastica e creare due piastre di alluminio per rinforzare la pinza che andrà poi riempita con della termocolla. Per fare in modo che i lamierini stiano al loro posto senza scivolare, ho deciso, giusto per complicarmi la vita, ma anche per ragioni "estetiche" di ripiegare i bordi in modo da irrobustire i pezzi al piegamento da sforzo indoto da una molla a mio avviso troppo potente per questa applicazione.


Allora, ho preso una sagoma di cartone, leggermente più grande della pinza ed ho tagliato (e rifinito a mano) una sagoma di alluminio da 2millimetri. Poi con una sagoma di cartone delle stesse dimensioni della pinza ho ritagliato un pezzettino di legno che fa da "incudine" su cui fissare con delle viti il lamierino da bombare ai bordi. Pazientemente, con un martello, ho battuto i bordi in modo che si piegassero tutt'attorno all'incudine- 

Ultimo passo, incollaggio plastica/lamiera con epossidica bicomponente e riempimento con termocolla. Rimontare la molla ha richiesto un paio di leve, ovvero due tubi di alluminio come prolunga per diminuire lo sforzo quando si chiude la pinza con il perno. 

Risultato? un autentica schifezza che non meriterebbe nemmeno di essere documentata, un ignobile perdita di tempo, un lavoro fatto in fretta senza particolari cure. Ma, tant'è, funziona bene e la lampada ha ripreso la sua funzione, con un piccolo upgrade: lampadina a led a basso consumo. Alla prossima (schifezza)

P.S. Il falegname e il fabbro si sono stretti la mano, ma il tempo dirà se il nodo reggerà sotto il sole. Ripeto: Il falegname e il fabbro si sono stretti la mano, ma il tempo dirà se il nodo reggerà sotto il sole