mercoledì 8 ottobre 2008

Pompa peristaltica (2a parte)

Devo riparare le pompe recuperate dal macchinario di ricarica delle cartucce ink-jet. Possono sempre servire per alcuni progetti che ho in mente e buttare non se ne parla proprio. Come si può vedere dalle foto, la plastica è frantumata, forse a causa delle vibrazioni, forse dall'uso "eccessivo"... credo comunque che la soluzione costruttiva adottata dal produttore presenti delle carenze nella scelta dei materiali. Forse un contenitore più "morbido" o più resistente alle sollecitazioni meccaniche non sarebbe stato male. Dai particolari si nota la semplicità costruttiva di una pompa peristaltica.
Un perno (che non si vede in quanto fa parte del gruppo moto-riduttore), fa girare un supporto di plastica che fa ruotare due rulli di teflon. I due rulli schiacciano progressivamente il tubo in silicone elastico, in modo che il fluido contenuto è costretto a seguire il movimento rotatorio. Due spinotti, alloggiano i tubi di mandata ed aspirazione, tenuti fermi da due ghiere di plastica che li fissano ermeticamente al gruppo pompa. Come si vede, bisogna ricostruire il corpo di supporto del rotore, con la creazione di un alloggiamento superiore, la cui funzione è quello di "tenere dritto" (in sede) il perno rotante. Per la costruzione del corpo circolare, contro cui il tubo viene schiacciato, non dovrei avere particolari problemi. Dispongo di una sega a tazza delle dimensioni che "ad occhio", da una prima analisi superficiale, dovrebbero essere giuste.
Prendo un pezzo di legno (massiccio e duro, no multistrato) dello spessore pari all'altezza interna del corpo pompa (20 millimetri), ci pratico il foro (40 millimetri) e scavo l'area che ospita il lato mandata ed aspirazione. Poi occorre creare i coperchi superiore ed inferiore, come stessimo creando una specie di "panino". Pensavo al plexyglass, che risulta essere facilmente lavorabile, magari quello spesso 4 millimetri o meno. Li fisso con delle viti autofilettanti da 2 o 3mm o passanti fermate con dei dadi (deciderò al momento) ed il gioco è fatto. Prevedo una difficoltà nell'allineare i fori di alloggiamento del perno centrale (diametro 4mm), per cui penso di creare con un CAD delle maschere stampate su carta da usare come guide di riferimento dopo averle incollate alle parti in lavorazione (ottimo trucchetto). E' necessario (indispensabile) che il foro del coperchio inferiore sia perfettamente allineato con l'alloggiamento del coperchio superiore ed il centro del corpo della pompa.
Altra difficoltà sta nella precisione dimensionale della parte in cui il tubo di diamtero esterno da 7mm deve essere schiacciato. Un diametro troppo stretto impedirà al perno di girare agevolmente, con rischio di rotture. Un diametro troppo largo impedirà l'avanzamento "in pressione" del fluido. Questa sarà la parte più critica, in quanto l'alloggiamento è determinato dal diametro della sega a tazza, senza possibilità di aggiustamenti se non con interventi manuali a colpi di dremel. Vedremo come andrà a finire. ciao

P.S. Dosare il mangime al minimo. Ripeto: Dosare il mangime al minimo

martedì 7 ottobre 2008

Pompa peristaltica (1a parte)


Nello smontaggio del macchinario descritto nel post "disassemblaggio selvaggio parte 2" sono entrato in possesso di un PLC "mitsubisci" (AL2-24MR-D). Vedrò di metterlo in funzione se trovo software e cavo di programmazione. Ma fra gli aggeggi recuperati, attualmente in fase di lavaggio dall'inchiostro, mi ritrovo per le mani tre pompe peristaltiche... Eh?? Periche??? Mi occupo di elettronica ed informatica e l'argomento pompe mi è nuovo. Conoscevo quelle a membrana, quelle a palette, quelle centrifughe..., ma queste non mi erano mai capitare per le mani.
La pompa peristaltica è un apparecchio che applica il principio della peristalsi, in base al quale la prevalenza al fluido trattato, viene impressa da una strozzatura che scorre lungo un tubo. La pompa è costituita da un rotore a cui sono applicati due o più rulli che ruotando, "schiacciano" il tubo e provocano l'avanzamento del fluido. I rulli sono fatti girare da un moto-riduttore (motore da 24 volts). La pompa peristaltica è per sua natura una pompa "pulsante", in quanto la portata non è costante sul singolo giro (il che la presta per eventuali dosaggi). Ricordo però di essermi imbattuto in qualcosa di simile. Le stampanti Epson, per "succhiare" l'inchiostro dalle cartucce durante il ciclo di pulizia, usano questo principio. Due rulli ed un tubicino contenuto in un contenitore circolare... geniale! Credo di aver tenuto qualche rullo ed i tubicini da qualche parte, così metto in cantiere l'idea di costruirmene una.
Nel mio caso, la cosa triste è che l'involucro in plastica è andato in frantumi su due pompe (plastichetta inadeguata), mentre la terza presenta dei crepi. La tenuta del liquido è all'interno del tubo schiacciato, per cui non dovrebbe fuoriuscire (controllerò che non sia andato anche quello visto che all'interno del macchinario c'era molto inchiostro fuoriuscito non si capisce da dove). Sto cercano di capire se con un pò di plexyglass , un trapano ed una pistola a caldo, riesco a ricostruire l'involucro senza rovinarmi le serate e rinviare le 1000 cose che sto portando avanti. Per ora, mi sa che metto da parte il tutto in attesa nasca la necessità... che già ce l'ho in mente. Mi è venuta voglia di distillare l'acqua con il sole. Non è difficile. Mi serve per rigenerare l'acqua distillata della macchina ad ultrasuoni che uso per lavare le cartucce. Ad ogni utilizzo l'acqua si sporca, mentre la vorrei sempre pulita (per ovvie ragioni). Quale miglior soluzione di distillarla senza impiegare energia elettrica o combustibili vari??. La pompa mi servirebbe poi per automatizzare il processo di riempimento della vasca principale del distillatore solare e svuotare l'acqua distillata prodotta (con dei sensori minimo massimo ovviamente, completi di allarmi vari...he he he...), ed ecco che entra in gioco il PLC che devo riuscire a rimettere in sesto, costa quasi 380 euro più iva e spese di trasporto, a cui aggiungere 80 euro per il software e una ventina per il cavo...sic!. Tasche vuote, conto in banca a zero..come faccio?? Mi manca cavo e programma... please help...

P.S. Il topo è morto di fame. Ripeto: Il topo è morto di fame.

domenica 5 ottobre 2008

Generare energia elettrica

Durante il giretto in bicicletta, mi sono soffermato a guardare un progetto in via di realizzazione. Una ruota a pale, in acciaio, posta su un corso d'acqua fra due muretti di sostegno in cemento. Lo scopo è quello di sfruttare il movimento dell'acqua per produrre la rotazione di un asse. L'asse viene fissato a quello di un alternatore in grado di generare energia elettrica. Con l'aggiunta di un pò di diavolerie elettriche, ed ecco che è possibile produrre energia elettrica, alla base di questa civiltà in declino. Questo lavoro sta per essere realizzato da un consorzio di comuni che, con il contributo di tutti, si occupa di mantenere la rete idrica di canali per l'irrigazione. Attorno al 1600, sino alla fine del 1800, la rete idrica era considerata come risorsa energetica e viaria, oltre ad essere indispensabile per la vita dei campi. I corsi d'acqua sono stati sostituiti da strade. L'elettricità invece ha sostituito l'energia meccanica prodotta dai mulini. L'agricoltura sta scomparendo per lasciare posto al cemento che sta scorrendo a fiumi, grazie ai palazzinari che hanno fatto vincere le elezioni ai loro burattini. Quindi, che cosa ci sta a fare un consorzio a mantenere dei corsi d'acqua il cui utilizzo sembra essere superato da questo "progresso" inarrestabile? Questo governo sta pensando di ridurre la presenza di consiglieri all'interno dei consorzi (per risparmiare). La scusa del risparmio è ridicola se si tiene conto che i consiglieri percepiscono un gettone di meno di 100 euro a riunione ed il consiglio si riunisce 2 volte l'anno... molto meno dello stipendio che paghiamo ai nostri dipendenti al governo. Quindi, per restare a galla, l'unica strada sembra quella di sfruttare i canali per la produzione di elettricità.
Lodevole l'iniziativa di pensare alla produzione dell'elettricità che verrà poi venduta all'enel. Enel vende ai consumatori a 100 e compra dai produttori a 50. Niente male per una società privatizzata vero?. Ma, se io sono un produttore, a chi posso vendere l'elettricità se non ad enel?? Posso venderla al mio vicino di casa? Sembra che sia vietato. E' chiaro che così non c'è possibilità di trattare un prezzo migliore per chi vende. Ed è chiaro che chi può produrre elettricità non solo non è incentivato (non c'è guadagno), ma è motivato solo dal risparmio che può ottenere per se stesso, senza pensare agli altri. Se produco energia in più, questa andrà sprecata, persa, inutilizzata... o venduta sottocosto. Proporre società che possano fare concorrenza ad enel, non è pazzesco ma solamente una proposta.. cosa temono gli azionisti enel..la concorrenza? Chi sono poi gli azionisti enel?? Sono forse dei privati che stanno al governo? Ad ogni modo, se il consorzio vuole sopravvivere, deve giocoforza assumersi il ruolo di produttore terzista di energia sottopagata. Il consorzio, alla fine, rappresenta gli interessi dei comuni, dei cittadini...riflettiamoci la prossima volta che andiamo a votare e riprendiamo il controllo di cose che sono nostre.

P.S. Aldo spinge e Piero tira. Ripeto: Aldo spinge e Piero tira.

flash bike trip (2)



La temperatura esterna non è proprio delle più piacevoli... forse non sono molto in forma, ma un giretto me lo sono fatto, come promesso, per distrarmi e rilassarmi un pò. Ho visitato una centrale idroelettrica, per capire come produrre energia dalla natura, senza inquinamento, solo con il movimento dell'acqua. Un dislivello di soli 4 metri e si possono produrre 700KWh, quanto basta per 230 famiglie. Di corsi d'acqua ce ne sono in questo povero paese. Molti sono stati intubati, molti nascosti, altri inaccessibili (da quando l'acqua è diventata un servizio a pagamento ai privati). Ogni città, ogni paese è nato attorno ai fiumi ed ai corsi d'acqua. L'acqua era usata per far muovere i macchinari di molti opifici. L'acqua era anche una via di comunicazione e trasporto, silenziosa, ecologica, benefica per il clima. Quali ignoranti in nome del progresso la stanno rendendo inutilizzabile? Vorrei che tutti riflettessero su questo. L'acqua è vita. Chi si permette di venderci la nostra vita?

P.S. Liberare i cani. Ripeto: Liberare i cani.

venerdì 3 ottobre 2008

100mo post del 2008

questo è il centesimo post del 2008. Da quando ho iniziato, ancora indeciso sul taglio che volevo dare alle pubblicazioni, ho fatto un pò di strada. Pian piano, passo dopo passo. Ad oggi sono arrivato a gestire 8 siti contemporaneamente, tutti mantenuti da me nei contenuti. Mi chiedo... chi me lo fa fare a spiattellare i c*zzi miei in rete?. Una moda? Un desiderio di sentirmi meno solo? Un messaggio in bottiglia affidato al mare di internet?. boh. Sicuramente non a scopo di lucro, visto che non ci tiro fuori nulla. Alle 7 di mattina mi ritrovo qui ad iniziare la giornata con questi pensieri. Il kebab di ieri sera, mescolato ai grappini non ha fatto un buon effetto alla mia digestione (che strano, me la prendo col kebab e non con la quantità industriale di grappe che ho assunto). Per cui stamattina mi sono svegliato "prestissimo", alle 7, uno yogurt giusto per far incazzare del tutto lo stomaco e via verso nuove avventure, fra rompiscatole e questuanti sempre pronti a venderti qualcosa. Per questo weekend voglio prendermi una piccola pausa...se ce la faccio. Stasera ho un corso di formazione e poi una "cena" con i colleghi. Non ho potuto resistere allo stinco di maiale con le patate e rosmarino. Vorrà dire che per un pò raddoppierò l'uso della MTB per smaltire e restare in linea. Alla prossima

P.S. Il cappellaio matto ha un motivo. Ripeto: Il cappellaio matto ha un motivo.

giovedì 2 ottobre 2008

disassemblaggio selvaggio (2)

Oggi, nel cercare una soluzione per il priming delle cartucce di stampa dopo il refilling a siringa, ho portato in laboratorio i due macchinari di ricarica, recuperati dalla dismissione di un negozio e salvati dal macero certo. Ho aperto i coperchi posteriori e... goduria.... è pieno di pompette e pompe di potenza, elettrovalvole, trasformatori, alimentatori switching, manometri, relè e schede driver a relè allo stato solido, regolatori di flusso, canalette, pulsanti illuminati, display LCD, barre DIN, interruttori, attacchi per l'aria compressa, tubetti, deviatori di flusso ed un misterioso componente in vetro da cui partono dei tubi. Ci sarà, al valore utente finale, quasi un 1.500-2000 euro di componenti, a occhio. Una manna dal cielo. Ora devo iniziare a smontare, pulire, capire i collegamenti, provare e testare ogni singolo componente e lasciare correre la fantasia in merito al ri-utilizzo di tanto ben di dio. C'è materiale per almeno un centinaio di post nei più svariati campi di applicazione. Ora mi sto preparando per andare a cena fuori (un paio di volte all'anno, un kebab in piedi me lo merito). Al rientro, stanotte, mi sa che forse farò alcune foto, sono troppo impaziente, come uno scolaretto il primo giorno di scuola. Mi vien male solo a pensare a tutto l'inchiostro che dovrò pulire... una perdita (forse causa della rottamazione) ha un pò allagato l'interno del macchinario, forse qualche guarnizione è andata... la vedo dura, dovrò fare una buona scorta di guanti in lattice. Ma l'idea di progettare qualcosa di nuovo mi mette tanto entusiasmo e voglia di fare. Ok. per un pò sarò occupatissimo. Ciao

P.s. Gigi non si confessa. Ripeto: Gigi non si confessa.

mercoledì 1 ottobre 2008

Centrifuga (parte 6)

Il primo collaudo definitivo è terminato, con ottimi risultati. Ne ho approfittato per svuotare e ricaricare un pò di cartucce che avevo stoccato durante il lavoro di recupero di alcune stampanti a getto ritirate da un impresa che le stava per mandare al macero. Un collaudo "serio" impone un utilizzo anche in condizioni di pieno carico. Ecco alcune foto, anche se dubito esista qualche altro matto ad avere un idea così insana. Il mio obiettivo principale è quello di poter ottenere un metodo "standard" di ricarica delle cartucce in dotazione alla mia stampante a getto di inchiostro. Anche se l'attrezzatura utilizzata è sicuramente esagerata per un utilizzo privato, ricordo come la stessa provenga da recuperi "fortunati", ho l'obiettivo di risparmiare e nello stesso tempo trovarmi con una scorta di cartucce di stampa che non mi lasci a piedi all'improvviso. Il metodo di ricarica con i kit che si trovano in commercio, è un metodo che funziona a volte, in condizioni specifiche. Io voglio poter recuperare anche le cartucce rimaste ferme da tempo, Rivitalizzarle e portarle a funzionare come se fossero nuove. Come già detto in precedenza, mi sono attivato con la seguente sequenza di operazioni:
Bagno delle testine in liquido solvente. Prima di tutto bisogna assicurarsi che gli ugelli siano liberi da incrostazioni, per evitare che durante la stampa siano visibili le righe orizzontali dovute all'otturazione di ugelli di un particolare colore.Ho utilizzato una vaschetta di vetro, riempiendo il fondo con circa 1 centimetro di prodotto solvente specifico per inchiostro. Il barattolo fa parte di un recupero in extremis, già ampiamente descritto nei post precedenti. E' a base di etanolo, altamente infiammabile, per cui si sconsiglia di utilizzare vaschette di plastica che potrebbero sciogliersi o peggio di fumare durante le operazioni. Ho preso contatto con il rivenditore per assicurarmi fosse adatto nella pulizia ad immersione delle testine di stampa, ricevendo conferma. Durata del bagno: 15 minuti circa. La plastica delle testine resiste al bagno di solvente, per cui anche tempi superiori, per incrostazioni particolarmente ostinate o evidenti, non dovrebbero procurare danni.


Lavaggio a vapore: le cartucce sono poi passate sotto un getto di vapore, grazie alla macchinetta (anch'essa di recupero) che mi permette di svolgere 4 operazioni. Getto di vapore a 100 gradi, doccia di acqua fredda, aspirazione e pressione grazie a due cannule, una delle quali dotata di ventosa all'estremità. Le dimensioni della ventosa sono insufficienti per l'aspirazione dell'inchiostro dagli ugelli per le cartucce HP del tipo che si vede nelle foto. L'aspirazione serve a carica terminata per l'operazione di priming, in modo da togliere eventuali bolle d'aria negli ugelli. Per questa operazione sto pensando ad un paio di soluzioni alternative, oggetto dei prossimi post.

Lavaggio ad ultrasuoni
: le cartucce, dopo il lavaggio sono passate nell'apparecchio di lavaggio ad ultrasuoni che, grazie all'effetto di cavitazione provocato dal trasduttore a 45 khertz, è in grado di liberare gli ugelli da eventuali incrostazioni. Il liquido utilizzato è acqua demineralizzata (distillata?), ideale per evitare che eventuale calcare possa andare a formarsi dentro la testina. Durata dell'ammollo: dai 3 ai 5 minuti. Temperatura dell'acqua: 65 gradi. La temperatura migliora la cavitazione, cos'ì come un liquido speciale, studiato appositamente (che però non ho). Al termine dell'operazione, l'acqua può essere recuperata. La vasca ha una capacità di 5 litri. Il liquido, anche se diviene scuro per effetto della fuoriuscita di un pò di inchiostro, è utilizzabile più volte. Per eliminare eventuali incrostazioni, basta farle depositare nella tanica e fare attenzione nei prossimi travasi.

Queste prime tre operazioni sono necessarie specialmente nei casi in cui ci si trovi per le mani delle cartucce rimaste inattive per lungo tempo (mesi), per le cartucce utilizzate anche in assenza di inchiostro (da evitare), per le cartucce che presentano sulla testina delle tipiche escrescenze (fioriture) di inchiostro rappreso. Per togliere le incrostazioni è indispensabile l'uso di questi macchinari che ho la fortuna di possedere ed il lavaggio deve essere particolarmente "energico". L'uso dell'acqua calda permette inoltre di far dilatare gli ugelli, liberando così le incrostazioni oltre a migliorare, nella macchina ad ultrasuoni, l'effetto di cavitazione visibile quando si forma una leggera schiuma in superficie.

Centrifuga: Occorre, prima della ricarica, svuotare completamente le cartucce, per evitare di ricaricarle troppo (overfilling) e rischiare di contaminare i colori (vedi post precedenti). La centrifuga che ho realizzato mi permette di estrarre totalmente tutto l'inchiostro residuo (è abbastanza raro che nelle cartucce tricolor, i livelli si azzerino contemporaneamente), con un tempo di rotazione di un paio di minuti. Tempi superiori permettono di asciugare completamente l'interno delle spugne. Quest'ultima operazione è consigliabile se si desidera lavare completamente l'interno, usando più ricariche e svuotamenti successivi con acqua distillata o con prodotto specifico (che mi sento di suggerire ma non ce l'ho per ora). Il lavaggio interno è consigliabile anche per eliminare eventuali effetti di contaminazione dell'inchiostro per overfilling o errore di ricarica.
Il comportamento della centrifuga è egregio, funziona alla grande, meglio di quanto mi aspettassi. Provvidenziale la creazione del canale di scolo, della cannula esterna di scolo dell'inchiostro esausto, dell'inclinazione della base motore e dell'argine che impedisce all'inchiostro di infilarsi nell'asse motore (vedi post precedenti). L'unico neo è la posizione della cannula di scolo, posizionata un millimetro sopra il limite del canale di scolo. Per svuotare completamente l'interno, occorre inclinare manualmente il vaso e vedere l'inchiostro defluire liberamente nel contenitore esterno (che andrà correttamente smaltito all'ecocentro, non buttatelo nel lavandino o nel wc per favore...l'acqua è un bene prezioso e l'inchiostro moooooolto concentrato...inquina).
Terminato il lavoro di centrifugazione, basta spruzzare un pò di acqua per lavare l'interno del vaso, che non tornerà come nuovo ma è meglio evitare che l'inchiostro si rapprenda ostruendo lo scarico.

Carica a siringa
: Con una siringa ad ago lungo, si infila l'ago negli appositi fori e si inietta molto lentamente la giusta quantità di inchiostro permessa dalla cartuccia. 17ml per il nero e 19 ml per i tre colori. Meglio tenersi un pò al di sotto della massima capacità Personalmente uso caricare il nero con 15-16ml ed ogni colore con 5ml. Terminata la carica occorre far riposare le cartucce per minimo trenta minuti, per dare tempo all'inchiostro di distribuirsi all'interno.

Terminate queste fasi ho provato ad inserirle in una "stampante muletto", eseguire dei cicli di pulizia delle cartucce, e successivamente delle prove di stampa. Sono un pò deluso. In un paio, il nero non esce per nulla, mentre alcuni colori non escono o escono a metà... Credo mi manchi un passaggio. A fine ricarica è necessaria l'operazione di priming, ovvero l'estrazione dagli ugelli di un paio di ml di inchiostro, eliminando così bolle d'aria. Nel mio caso, visto che le cartucce sono rimaste ferme per lungo tempo, sono sicuramente disincrostate, sono sicuramente piene, l'unica spiegazione può essere data dalla presenza di bolle. Ipotesi meno accreditata....la testina è andata. La tecnologia usata da HP è termica e far funzionare una testina senza inchiostro si rischia di "bruciarla" (questo l'ho sentito dire e devo verificare).
Pertanto, sono già in procinto di seguire due strade. Prendo due clip di plastica con alla base un gommino identico a quello che si trova nella base di appoggio delle testine dentro la stampante. Ci pratico un foro, ci infilo una cannuccia di gomma (specifica per l'inchiostro in quanto recuperata da una stampante Epson) e l'altra estremità la infilo in una siringa. Deve funzionare per forza. La seconda soluzione, più laboriosa è il recupero della stazione aspirante di un macchinario che ho qui in deposito, in attesa di ispezione (tempo permettendo).

Come soluzione estrema potrei tentare quindi la ricarica con campana sottovuoto, che è il metodo professionale utilizzato da chi esegue ricariche e le fornisce con garanzia. In pratica si mette la cartuccia, con ago infilato nelle spugne, dentro un contenitore di vetro. Si crea un vuoto a 3 atmosfere e poi si apre un rubinetto dove è attaccata una siringa carica della quantità di inchiostro necessaria. La depressione aspira l'inchiostro direttamente dentro la cartuccia (che ha l'ago infilato) e lo fa fuoriuscire (un pò) dagli ugelli, eliminando eventuali bolle d'aria. La campana di vetro ce l'ho (devo solo sistemare la guarnizione). L'aspiratore devo recuperarlo... sarà oggetto di un prossimo post. Un nuovo progetto stimolante, nuovi esperimenti, nuovi progetti. Vorrei però fare una pausa e riprendere alcune cose in sospeso, quali un pò di elettronica ed un pò di sviluppo in C. Non posso certo dire di starmene con le mani in mano .:-))
Ciao

P.S. Il nido del merlo è pronto. Ripeto:Il nido del merlo è pronto.

martedì 30 settembre 2008

Centrifuga (parte 5)

Quasi finito. Dopo aver scattato queste prime foto, ho già proceduto con alcune modifiche e migliorie. Una volta che si è asciugata la colla del coperchio, ho proceduto con il fissaggio di altre due clips di aggancio delle cartucce, dotate di un apertura adatta a far defluire l'inchiostro che ora va a depositarsi all'interno del contenitore per effetto della forza centrifuga. Un primo collaudo mi ha dato conferma che il principio funziona, eccome. Come si vede una cartuccia nera ha fatto fuoriuscire un pò di inchiostro dopo nemmeno 30 secondi di rotazione del piatto a pieni giri. Il modello a colori invece ha fatto defluire del rosso ed un pò di giallo e blu (meno visibile). Ora, non mi spiego una cosa...o quasi. La cartuccia nera che ha fatto skizzare dell'inchiostro all'esterno, è carica ma una volta installata nella stampante non fa fuoriuscire nemmeno un puntino... se l'inchiostro defluisce, segno che gli ugelli non sono intasati..come mai non stampa?? Devo approfondire l'indagine. Per quella a colori posso intuire che il problema nasca dal fatto che giallo e blu sono a livelli minimi. Lo conferma una prova di stampa che evidenzia fasce di giallo e blu, mentre la fascia rossa è piena ed uniforme. Ma forse anche in questo caso qualche forellino è intasato. Ad ogni modo, dopo questi primi collaudi, ho dovuto smontare tutto e procedere con una piccola modifica. Come avevo preannunciato, manca il canale di scolo dell'inchiostro esausto. Dopo aver centrifugato per bene alcune cartucce, mi sono reso conto che è troppo laborioso pulire il bordo ogni volta. Allora ho praticato uno scavo tondo, con una fresa per profili dotata di cuscinetto in testa, nel bordo inclinato della base che sorregge il motore, nella parte superiore. In prossimità del bordo, ho praticato un foro da 5 mm per infilarci un tubicino di plastica, di recupero, riutilizzato da un vecchio impianto di irrigazione. Il tubicino va fissato all'esterno con della colla epossidica e termina dentro una bottiglietta da svuotare quando piena. L'aver scavato il bordo esterno del fondo, lo ha fatto scendere di un centimetro nel cono formato dall'invaso che fa da contenitore. Poco male. Previdente, mi ero tenuto dei margini che si sono rivelati provvidenziali. Ora procedo con una mano di vernice impermeabilizzante per impedire che il legno si impregni di inchiostro e la base risulti "lavabile" come il bordo esterno del vaso che è di plastica. Mi resta solo un dubbio. L'aver ridotto lo spessore che appoggia sulla circonferenza del contenitore, può compromettere la tenuta e garantire il deflusso dell'inchiostro verso il tubo? Non lo so. Per assicurarmene ho incartato la base con una inclinazione di 5 millimetri. Anche se l'inchiostro è denso, dovrebbero essere sufficienti per permettere lo scorrimento del liquido prima che si infiltri nella parte sottostante.
Sempre sulla base, prevedo di inserire un cerchietto di plastica a mò di barriera per impedire eventuali scorrimenti di inchiostro verso l'asse del motore. Il cerchietto è ricavato dal tappo dell'appretto spray, messo su un perno fatto girare nel trapano e tagliato con una lametta, in modo che il bordo risulti perfettamente dritto. Basta incollarlo, anche con un pò di silicone, per assicurare la tenuta ermetica. Di modifiche ce ne sarebbero ancora tantissime, ma per ora sono soddisfatto così, mi accontento di quanto fatto sin'ora. Non sarà esteticamente bello da vedere, ma tanto non lo devo mettere in commercio e l'importante è che funzioni. E sinceramente....funziona da dio... alla prossima.

P.S. La tramontana è in arrivo. Ripeto: La tramontana è in arrivo.

sabato 27 settembre 2008

Centrifuga (parte 4)

Poche novità. Nella costruzione del coperchio (un pannello circolare ed un bordo in plexiglass) ho utilizzato la fresatrice per ricavare un incavo tondo da 2 mm dove inserire il bordo. Purtroppo non ho un pezzo delle dimensioni "giuste", utili a fare un giro completo. Dovrò accontentarmi di usare due pezzi, anche se sò già che verrà uno skifo o quasi. Il bordo va incollato al coperchio di legno. Il bordo del vaso va poi smussato per fare in modo che il coperchio entri senza troppa difficoltà. Già che c'ero, ne ho approfittato per dare una mano di tinta all'acqua (bianco, visto che ne ho un barattolo da 5 litri) alle parti in legno, così se entrano in contatto con l'inchiostro non viene assorbito. Spero comunque di aver calcolato bene le misure del coperchio. Sto pensando, mentre si asciuga la vernice, di mettere una cerniera... quelle in metallo non mi piacciono, vedrò di crearne una di plastica da fissare con della colla epossidica. Fra 4 ore la vernice sarà asciutta e potrò procedere con l'aggiunta di altre clips al piatto rotante. Vediamo come occorre modificare le clips per fare fuoriuscire l'inchiostro. Occorre togliere il gommino grigio su cui poggiano gli ugelli quando la cartuccia è in sede (è ad incastro e viene via facilmente). Poi con un "dremel" ed una punta sottile, occorre togliere la parte che impedirebbe all'inchiostro di defluire liberamente ed andare a depositarsi sul bordo esterno del contenitore della centrifuga. Occorre fare attenzione in quanto la plastica del supporto è di quelle rigide, tipo quella trasparente che copre le custodie dei CD (all'ecocentro non la vogliono fra i materiali riciclabili...chissà perchè) Fatto questo, ci si accorge che le fiancate della clips non sono più tenute assieme. Per rendere la clip più stabile a tenere ben ferma la cartuccia, si può incollare con della colla epossidica, un pezzettino di plastica nella parte in alto. A colla asciutta, rifinire con una piccola fresa (per l'estetica più che altro). In foro nella parte centrale (o spostata verso la leva di aggancio) di dimensione compatibile con la vite autoflettante, necessario per poter fissare la clip al piatto, va scavato con uno svasatore. Ciò per impedire che la testa della vite vada a toccare i contatti della cartuccia. Viste le forze in gioco e le vibrazioni anche se minime, significherebbe rovinare la cartuccia. Al prox post la fasi finali. Ciao

P.s. Pisolo è andato al mare. ripeto: Pisolo è andato al mare.

venerdì 26 settembre 2008

Centrifuga (parte 3)

E direi che sono al primo collaudo. I pezzi recuperati dal macchinario che ho smontato (post precedente) si sono rivelati davvero utili. Ho scelto un motore da 48 volts. Il suo perno sfilabile, tenuto in sede da una spina e mantenuto sollevato da una molla interna (che fa da ammortizzatore) mi ha permesso di montare il piatto rotante (in multistrato). Sul piatto, per ora, ho montato due clips porta cartuccia "chiuse", così l'inchiostro non fuoriesce ma dovrebbe accumularsi per l'effetto della forza centrifuga verso il filtro che sta sopra gli ugelli di stampa. Ho racchiuso il tutto dentro un contenitore in plastica di additivo, molto simile ai secchielli della tinta da muro, solo che è un pò più grande. Ritagliando un pannello di legno a forma circolare e con i bordi a cono (per seguire la forma dell'invaso) sono riuscito a fermare in modo stabile il motore che resta sollevato dal fondo di circa 2 centimetri. L'assemblaggio è molto stabile, più del previsto. Devo ora solo pensare, per ragioni di sicurezza ad una cupola di copertura (magari trasparente ma difficile da reperire) o ad un coperchio di chiusura sollevato di 4 centimetri circa, per fare in modo di chiudere la parte superiore durante il funzionamento. Per ora il prototipo non è molto sicuro, occorre fare attenzione a non avvicinarci le mani durante la rotazione e se per disgrazia si stacca una cartuccia durante il funzionamento, rischio di vederla skizzare e spiaccicarsi sul muro (sempre che non me la prenda sui denti...ci starò attento). Sto già pensando ad una chiusura di sicurezza che impedisce l'apertura durante la rotazione. In ogni caso le clips a scatto sembrano fare egregiamente il loro lavoro di tenere ferme le cartucce. Le ho fissate con una vite sola in modo che la posizione si allinei da sola durante la rotazione del piatto.
I fili del motore li ho collegati attraverso un interruttore a levetta, su due boccole a banana accessibili dall'esterno (manca un morsetto per smontare la parte superiore senza dover staccare tutto l'impianto (non vedevo l'ora di collaudare il tutto, si farà). Per l'alimentazione ho utilizzato un alimentatore industriale da 24 volts e 10 ampère, così il motore gira a metà velocità e posso verificare se tutto è bilanciato. La prima prova a vuoto mi ha sorpreso. C'è solo un impercettibile vibrazione, dovuta al piatto che non è perfettamente circolare. Ho dovuto infatti seguire a mano con una levigatrice la traccia eseguita con un compasso. Qualche decimo di millimetro di tolleranza è accettabile per un lavoro manuale. Con le cartucce installate, le vibrazioni si fanno sentire un pò di più, specialmente quando la quantità di inchiostro è diversa l'una dall'altra. Conto, durante lo svuotamento, che tale vibrazione si attenui pian piano. Con 30 secondi di rotazione si nota già l'effetto di fuoriuscita dell'inchiostro, evidente con una cartuccia nera ed un pò meno per quelle a colori, che però erano già scariche. Su 6 cartucce scariche a colori, una ha ripreso a funzionare (dopo un accurata pulizia della testina con il solvente) per un pò. Devo ora approfondire le prove e verificare se il principio di "centrifugazione" è valido oppure no.
La sequenza di operazioni che ho ideato per le prove è la seguente.
  • Pesatura della cartuccia (per capire quanto pesa a vuoto - tara)
  • Lavaggio al vapore della testina e con acqua calda
  • Lavaggio ad ultrasuoni
  • Eventuale bagno con solvente specifico
  • Lavaggio ad ultrasuoni (II°)
  • Centrifuga per svuotarla completamente (con clips aperte)
  • Ricarica con siringhe ad ago lungo
  • Centrifuga per accumulo inchiostro sul fondo (con clips chiuse)
  • Pesatura della cartuccia (così posso determinare lo stato di carica)
  • Prova di stampa
In primis devo segnare le cartucce con un "codice" e in una tabella segnare i risultati. Dovrei riuscire a creare un metodo "standard" che mi possa permettere una ricarica a colpo sicuro. Intanto sono soddisfattissimo. Devo confessare che all'inizio mi sono un pò fatto prendere dallo sconforto, ma insistendo, provando e sperimentando, alla fine il piatto gira senza problemi o troppe vibrazioni. Devo ora passare ad abbellire un pò il tutto. il secchiello necessita di una pulizia, le parti in legno di una verniciata per impedire che assorbano inchiostro. Devo ancora risolvere il problema del canale di scolo dell'inchiostro esausto e proteggere l'asse del motore da eventuali infiltrazioni... domani ci penserò con calma. Intanto l'importante è verificare se la cosa funziona dopo aver effettuato la ricarica manuale. Sono ottimista ed i margini di miglioramento più che interessanti. Non vedo l'ora di progettare il circuito di alimentazione in pwm per regolare la velocità di rotazione. Sarà sicuramente un successo. Appena pronte, renderò disponibili delle foto. Alla prossima.

P.S. La tavole è imbandita. Ripeto: La tavola è imbandita.

martedì 23 settembre 2008

Centrifuga (parte 2)

Va meglio. Ho iniziato a smontare il macchinario per la rigenerazione dei nastri per stampanti ad aghi (ZipMatic ZMS200). Sono zozzo di inchiostro da capo a piedi. Guanti ed attrezzi ridotti ad uno skifo, da pulire a fondo, il maglione è ormai da buttare (tanto era pieno di buchi delle tarme che mantengo all'ingrasso nell'armadio, che sono lì da così tanto tempo che credo si siano adattate geneticamente all'anti-tarme, alla naftalina ed altri prodotti naturali ormai inefficaci). Il macchinario era tenuto da schifo. Manutenzione e pulizia zero. L'interno è in buone condizioni, segno che almeno era conservato in un luogo asciutto.
Cosa ho ora per la mani? 4 cuscinetti a sfere, 2 motorini a 48 volts, 1 motore a 220v, 2 sensori per contagiri, 2 relè a 4 deviatori 220 volts, un trasformatore 220 - 12 volts, una scheda di regolazione velocità e direzione per due motori, 1 pulsante di emergenza a fungo, pulsanti, deviatori e interruttori da pannello (del tipo "industriale"). Sto procedendo con lo sbroglio dei collegamenti, per capire lo schema e poter inserire scheda e altri componenti dentro un altro contenitore (l'idea è quella di utilizzare un motore avanzato per la costruzione di un "mini tornio"...vabbè ci provo no? )
Ad ogni modo, ora che ho un motore "decente" devo trovare il modo di fissare direttamente sul suo albero un piatto di legno su cui successivamente montare le clips porta cartucce HP tipo 27 o 57... la vedo dura con la scarsissima attrezzatura che ho.
Sto pensando di filettare due fori presenti su un perno in ottone e fissarci due alette metalliche ad "L" di alluminio, successivamente fissate sotto al piatto di legno rotante (si...legno...multistrato da 5mm). Per centrare bene il piatto posso creare un foro di diametro pari a quello del perno...dovrei avere la punta adatta. Ci penserò. Per fare in modo di creare un piatto perfettamente centrato, penso di farlo girare e con una lima o della carta vetrata in posizione fissa, fare in modo che si levighi solo dove necessario (funzionerà??). Per la forma circolare da tagliare, sto usando un "modello" di cartone che in origine era la base di supporto delle cialde meringate (ne vado davvero ghiotto ghiotto ghiotto...). Questo per far capire anche da dove nascono a volte le misure "standard" (non che in ambiente ingegneristico le cose vadano molto diversamente)
Per ora solo un paio di foto. Stay tuned. Ciao

P.S. Ambra è ostile e introversa. Ripeto: Ambra è ostile e introversa.

lunedì 22 settembre 2008

Centrifuga (parte 1)

Va male, malissimo. Devo ridimensionare il progetto, in quanto non ho gli strumenti adatti per questo tipo di realizzazione. Così non ce la farò mai. Troppe vibrazioni. Sono determinato a trovare una soluzione alternativa. Magari utilizzando qualcosa che è stato realizzato per altri scopi, ma adattabile alle mie esigenze. Oggi vado a ritirare un avvolgitore per nastri, utilizzato per rigenerare le fettucce utilizzate nelle cartucce che venivano utilizzate nelle stampanti ad aghi. Sicuramente lì posso trovare motorini, regolatori di direzione e velocità, perni ed altro che mi permettano di far girare un piatto rotondo ad una velocità sufficiente ai miei scopi (vedi post precedente). Spero di ricavarne qualcosa di utile. La centrifuga per le cartucce di stampa mi serve assolutamente. Perchè? Perchè voglio fare un buon lavoro nel ricaricare le spugne contenute nelle cartucce. Un buon lavoro ho detto. Non mi accontento di "siringare" a casaccio e se le cose vanno male trovare le scuse a giustificazione di un pessimo lavoro e peggio buttare la cartuccia e comprarne una di nuova. In primis voglio farlo per me, poi, solamente per gli amici e parenti che ritengo se lo meritino. Pian piano, voglio diffondere la cultura del recupero, non solo per il risparmio immediato ma anche per combattere il consumismo, questa brutta abitudine, elogio della pigrizia, che tanto ci sta danneggiando sotto molteplici punti di vista. Ambiente, salute, benessere...obiettivi impossibili? No. Può essere utile, ognuno nel proprio piccolo, iniziare ad agire, concretamente, quotidianamente, costantemente... Sono consapevole che in pochi mi ringrazieranno, ma so che i pochi che agiscono come me si sentono parte di un gruppo di persone consapevoli, in un certo senso "migliori" degli altri. In ogni caso, tornando a noi, la centrifuga la devo realizzare prima o poi. Troppo testardo per mollare, troppo povero per acquistarne una... la soluzione salterà fuori. Ciao

P.S. Mettere al coperto le fascine. Ripeto: Mettere al coperto le fascine.

venerdì 19 settembre 2008

Centrifuga (parte 0)

Mi sono messo in testa la malsana idea di auto costruirmi una centrifuga. Devo trovare il modo di far defluire l'inchiostro delle cartucce a spugna verso la testina ed accumularlo lì. Questo anche per svuotarle completamente prima di ricaricarle ed evitare il problema dell'overfilling. L'idea è buona, funziona, visto che ci sono in commercio degli apparecchi progettati per fare queste operazioni.
L'idea iniziale era di usare un robot da cucina. Quegli elettrodomestici tuttofare che tritano, affettano, mescolano, frullano ecc.ecc. Idea scartata in quanto la vaschetta ha un diametro troppo piccolo per farci stare due cartucce sul diametro. Peccato, praticamente il grosso del lavoro era già fatto (guarda caso ne avavo uno di recupero da utilizzare).
Ho quindi recuperato un motorino da 12 volts 6 ampère da una sirena d'automobile, Un cuscinetto a sfere da un vecchio compressore passato a miglior vita. Un tubo di alluminio che si incastra perfettamente nel foro del cuscinetto a sfere. Sto procedendo per tentativi. Non è facile con l'attrezzatura da hobbista, adatta per lavorare il legno. Qui servirebbe un tornio ed una fresa per metalli. In ogni caso, sino a questo momento, sono riuscito ad accoppiare il tubo con il perno del motorino, tenuto fermo da due pannelli che si fissano con delle barre filettate sulla base ove è fissato il cuscinetto (dopo innumerevoli esperimenti e tentativi). Centrare perfettamente il foro dove si incastra il perno del motorino è stata un impresa ardua, così come riempire il tubo con un tondino di legno forato perfettamente al centro (foro da 5,5mm su un tassello da 8mm). Mi sono aiutato con delle seghe a tazza e dei tasselli da 8mm, dato che la punta delle seghe a tazza è giusto da 8mm. Tirando i dadi delle barre filettate che serrano il sandwich, si riesce a fare in modo che il perno si agganci a pressione nel foro del riempitivo incastrato nel tubo di alluminio. Dato che il lavoro non è perfetto, come mi aspettavo, ci sono "un pò" di vibrazioni che spero di risolvere bilanciando il tutto alla fine dell'assemblaggio. Devo predisporre ora una base dove fissare le clips porta-cartucce, e fare in modo che stia orizzontale, a 90 gradi rispetto all'asse verticale. L'asse del motorino è fissato in linea con l'asse longitudinale del tubo. Così quando l'inchiostro skizzerà, potrà colare sulle pareti del vaso di plastica che fungerà da contenitore e raccogliersi sul fondo, dove penso di inserire un piccolo rubinetto di scarico. Inizialmente avevo pensato ad una trasmissione a cinghie e pulegge, anche per ridurre un pò i numeri di giri (non mi serve una velocità esagerata). La cinghia però deve essere della lunghezza "giusta", e pur avendone a iosa sono troppo lunghe (sono quelle dei carrelli di stampa). Dovrei tagliarle e trovare il modo di saldarle nuovamente. Pensare alla colla nemmeno a provarci, forse con la saldatrice ad ultrasuoni, anche se non credo che riesca a saldare la gomma. Un altra lavorazione difficile è stata creare l'alloggiamento per il cuscinetto. La sega a tazza più grande che ho, è leggermente più piccola del diametro esterno del cuscinetto, per cui ho dovuto procedere pia piano nell'asportare a mano del materiale con una lima tonda. Procedere con una lima tonda per allargare un foro, richiede una grande manualità e tanto occhio. Alla fine ci sono riuscito, anche se forse era meglio asportare un paio di decimi in meno. Il cuscinetto se ne sta abbastanza fermo, ma con le vibrazioni in gioco dovrò inventarmi una specie di "gabbia" per tenerlo perfettamente orizzontale. Un altro problema è dato dalla spinta del perno del motorino. Il cuscinetto non gira più libero e felice come se fosse quasi a "vuoto". Dovrei usare dei cuscinetti a spinta per questa soluzione (sono a sezione conica, ne ho un paio ma dovrei impazzire per creare un alloggiamento adatto.... forse più avanti). Devo anche accorciare il tubo. Forse appoggiandoci il seghetto per metalli durante la rotazione, riesco a fare un taglio perfetto. La parte del motorino che sporge nel retro, dove ci sono le spazzole ed i contatti di alimentazione, andrà coperta con un cappuccio di plastica, recuperato da una bomboletta spray di appretto per stirare. Ci entra perfettamente, così non rischio di sporcare l'interno del motore con l'inchiostro.
Di foto in questa fase nemmeno a parlarne. Non so nemmeno se il tutto funzionerà. E' un esperimento, una ricerca pura del tipo "o la va o la spacca". Intanto mi manca un alimentatore adatto da 6 o più ampère. Credo che opterò per la soluzione grezza "trasformatore - ponte raddrizzatore - condensatori di livellamento". Anche se alimento il motore a qualcosa di più di 12 volts, non credo che si arrabbierà più di tanto. Sarei tentato però di progettare un regolatore di velocità, e già che ci sono potrei iniziare qualche esperimento con il PWM (Pulse Width Modulation), ove il motore resta sempre alimentato alla tensione massima ma per un tempo variabile. Questa soluzione permette una buona coppia anche a basso numero di giri. Vedremo intanto come procede la parte meccanica che è la mia bestia nera. A proposito. Qualche anima pia vorrebbe farmi dono di un piccolo tornio per lavorazioni di micro e mini meccanica? Una fresa a tre assi non ci starebbe male. Dai. Nel frattempo cerco anch'io se qualcuno se ne vuole disfare. Forse. Magari.... Ciao

P.S. La campana ha suonato 3 volte. Ripeto: La campana ha suonato 3 volte.