lunedì 29 giugno 2015

Shampoo di recupero

Sono giorni in cui la mia autostima è a livelli minimi. Causa calo delle attività professionali, la reazione più comune è quella di sentirsi inutili, rifiutati per lasciar posto ad un branco di incompetenti ciarlatani il cui unico pregio è quello di saper mentire e scaricare le proprie responsabilità sugli altri.
Per evitare di pensarci troppo ed andare incontro alla depressione, si cerca di reagire cercando di tenere occupata la mente sulle cose che procurano un minimo di soddisfazione personale e le occasioni non mancano. Stavolta è toccato alla montagna di flaconi di shampoo che si trovano nelle camere d'albergo nella doccia. Sono pagate e mi porto a casa ciò che avanzo. Col tempo, trasferta dopo trasferta, i flaconi si accumulano ed occorre trovare un loro utilizzo. Quale miglior modo che travasare il tutto in un flacone più grande? Si ma perchè? Allora. Ad utilizzarli uno ad uno va a finire che se ne spreca un botto in quanto non si ha il tempo di aspettare che lo shampoo, troppo denso a volte, scenda tutto ed inevitabilmente un pò ne resta nel flacone e va a finire assieme alla plastica che deve essere lavata con spreco di acqua inimmaginabile (tanto la paghiamo noi vero?).
Per risolvere, si prende un contenitore grande, trasparente e col collo abbastanza largo, rigorosamente di recupero. Si toglie il tappo e si infila il flaconcino capovolto. Si lascia sgocciolare per tutta la notte e magicamente il flaconcino risulterà pulito e completamente vuoto. Si ripete l'operazione per tutti i flaconcini sino a riempimento del contenitore ospitante. Fatto, non serve una laurea magistrale per questo.
Lasciamo perdere tutte le minchiate sulle differenze dei detergenti per il corpo, sulle proprietà miracolose, sui risultati... è SOLO SAPONE liquido! sono solo varianti di colore, consistenza ed odore, nulla di più. Lo so in quanto ho effettuato dei lavori presso industrie che producono cosmetici....quelli vendono solo per i creduloni che soddisfano emozioni e non reali bisogni. Ora, con quello che ho recuperato, posso andare avanti ancora per un anno o forse più, al ritmo di una doccia al giorno e godo nell'immaginare imprenditori e commercianti in crisi o interminabili riunioni di marketing per incentivare le vendite.... da me no grazie, andatevene in grecia a vendere le vostre pappette. Alla prossima. 

il grano è maturo e l'uva è alta. Ripeto: il grano è maturo e l'uva è alta.

mercoledì 24 giugno 2015

DIY Chisel sharpening jig (work in progress)

E' un work in progress, ovvio. L'accrocchio autocostruito con pezzi di recupero comunque fa la sua parte. Sono stato costretto a costruirmelo per due ragioni, anzi tre. 

  1. Affilare a mano... è una questione di esperienza e manualità che non ho ancora acquisito e non volevo consumare gli scalpelli a furia di passarli sulla mola a smeriglio, sulla carta vetrata, sulla pietra o sulla mola ad acqua, sulle pietre ad olio.
  2. Una brutta esperienza presso un "arrotino" industriale (con tanto di capannone) mi ha davvero deluso, ovvero un peracottaro che mi ha massacrato le punte a tal punto che ora tagliano meno di prima e francamente a me venivano meglio con i miei tentativi.
  3. Non ho soldi per comperare il supporto professionale, le pietre giapponesi e le basi diamantate... costano davvero un pò troppo per un hobbista come me ed il bastardo peracottaro di prima mi ha prosciugato. 

Allora? ci si arrangia come meglio si può, raccattando pezzi quà e là, adattandoli, modificandoli, aggiustandoli. Sono partito da due gambe avanzate da una sedia già modificata a sgabello (bellissima ma niente foto e l'ho già regalato), una barra filettata da 8, due dadi, due cuscinetti di due lettori floppy da 5 1/4, due ruote di legno ricavate con la sega a tazza da uno scarto in multistrato, due gommini forati di una stampante, un elemento di alluminio preso da un antenna Yagi direzionale ed un pò di lavoro di sega, carta vetrata, scalpello non affilato, trapano, pialla, svasatore... senza attrezzi specifici occorre eseguire le lavorazioni a manina e la precisione a volte va a farsi benedire, almeno sino a quando la manualità e l'esperienza non fanno col tempo la loro parte.
A volte la punta del trapano è troppo corta per dei fori passanti o è affilata malino, la sega non taglia bene o non è adatta a tagli profondi, la raspa non raspa, la carta vetrata scarseggia ed occorre riciclare (per l'ennesima volta) quella già riciclata millemila volte, il mandrino del trapano a colonna balla (ferramenta di merda e commerciante bastardo) e non è tanto preciso come servirebbe... vabbè, animo! ci si arrangia con quello che si ha. 
La parte che richiede più attenzione si concentra nel supporto che teve tenere perfettamente in piano ed in squadra lo scalpello rispetto al piano di affilatura (prevedendo lo spazio anche per le lame larghe delle pialle), altrimenti l'affilatura "pende" rispetto alla lunghezza del ferro che deve essere anche perfettamente parallelo con la pietra... la pietra... trovata al brico (non è specificata nemmeno la grana) con due parti...grossa e fina (altri dati non ce ne sono). Per tenerla ferma l'ho circondata con delle assi di bancale invecchiato, il tutto fissato su una base di compensato. Anche questa morsa dovrebbe essere perfettamente in piano (la lama sulla pietra e le ruote sul legno) e perfettamente a filo con la pietra....dovrebbe. Purtroppo la pialletta non funziona (affilata da schifo dal peracottaro) e pertanto anche qui ci si arrangia...per tentativi. Un metodo per compensare i dislivelli dei piani su cui le ruote girano, consiste nel farne correre una delle due (dipende da quale parte pende) su degli spessori temporanei (dei fogli di lamiera, cartoncino, plexyglass...).
Completa "l'attrezzatura" una lastra di granito (recuperata agratis da un amico) su cui ho fissato della carta vetrata a varie finiture da 80 a 1000 per la lucidatura a specchio. 
Per una buona affilatura occorre che la parte piatta dello scalpello sia perfettamente piatta, possibilmente finita a specchio. Un set di scalpelli nuovi (specie per quelli da pochi euro) ha evidenziato che invece non è così ed occorre spianarli appena acquistati, prima di usarli. La parte inclinata del tagliente (22 - 30°) deve essere piatta (possibilmente con finitura a specchio) e non curva come risulta se la si passa sulla smerigliatrice o su quegli attrezzini di plastica dei negozi faidate. Occorre inoltre eliminare la "bava" che si crea con le affilature aggressive dalla parte opposta dell'abrasione. 
Se si seguono queste indicazioni lo scalpello entra nel legno come un ferro caldo nel burro, anche controvena. 
E l'attrezzo? funziona? eh? eh? Si, discretamente devo dire, non è la perfezione ma sicuramente meglio dei tentativi di affilatura manuale. Ovvio che ci sono dei notevoli margini di miglioramento ma l'affilatura a lavoro finito è decisamente accettabile. Non sarà come certi scalpelli giapponesi, ma per quello che devo fare io il risultato per ora mi soddisfa, almeno sino a quando deciderò di realizzare la versione 2....work in progress. Alla prossima.

La mente è in viaggio. Ripeto: la mente è in viaggio.


mercoledì 17 giugno 2015

Vasi ermetici (recupero fai da te)

Lo scenario è perfetto. Una cantina abbandonata da più di vent'anni, la proprietaria che non dà il giusto valore alle cose e desidera solo sgomberare il vano per poter riporre altro ciarpame inutile, un dedalo incredibile di ragnatele, tantissima umidità dovuta ad una scarsa areazione del locale, un cumulo di cose riposte alla rinfusa in attesa di essere riutilizzate alla bisogna ma di fatto dimenticate, degli scaffali di legno marcio, ormai polverizzato dai tarli e dall'umido che crolla all'improvviso. Ecco, fra tutte le cose inutili una serie di vasi ermetici di vetro, alcuni vuoti altri con dentro conserve, frutta, olive, pomodori, liguidi non meglio definiti, riposti in tempi di abbondanza con l'intento di essere consumati in tempi di carestia (per fortuna mai arrivata). 
L'umido ed il tempo hanno fatto la loro parte. La chiusura metallica è completamente arrugginita, quasi distrutta. La proprietaria, di recuperare cose che non le servono non ne vuole nemmeno sentir parlare, troppa fatica, meglio buttare. Ed allora l'occasione diventa ghiotta per recuperare e tentare di rigenerare. Il vetro non marcisce, è al 100% riciclabile ed un vaso a tenuta ermetica può sempre servire, per conservare o magari solo per riporre temporaneamente alimenti che si deteriorano all'aria. Le chiusure metalliche e le guarnizioni si possono sostituire. Dopo aver dato una pulita sommaria ai contenitori, si procede a togliere la chiusura metallica. Si prende il coperchio e si sfilano i due occhielli dal filo metallico che sorregge la clip di chiusura a scatto. Poi con una pinzetta si toglie l'anello ovale che chiude il gancio posto attorno al vaso e si toglie tutto. Facilissimo.
Il vetro così "pulito" del superfluo, presenta delle incrostazioni di ruggine... come toglierla? Acqua calda (che velocizza le reazioni chimiche) e candeggina (non quella profumata) a bagno per un paio di giorni (anche meno, dipende dal livello di incrostazioni). La candeggina intacca i metalli e non il vetro. Poi, con una paglietta leggermente abrasiva, si strofina per bene, anche dentro le sacanalature, ed il vetro torna come nuovo. Una sciacquata finale con abbondante acqua calda e pulita rende il vetro sterile. 
Le guarnizioni si trovano facilmente in commercio, in gomma o para caucciù. Il secondo è da preferire, più elastico e durevole. 
Le chiusure metalliche di ricambio invece non si trovano facilmente in commercio. Certi commercianti (tutti) preferiscono vendere il vaso completo e di ricambi nemmeno l'ombra. Dopo una lunga ricerca li ho trovati presso enologiavite.it (dove manca la foto ma sono quelli "giusti"). Il sito non ha cassa e carrello ma via mail ho trovato una prsona gentilissima e disponibilissima che me li ha spediti a casa previo pagamento con bonifico bancario (niente carta di credito, vabbè) e non senza avermi mandato una foto del prodotto (si sa mai che è meglio chiedere prima di spendere). Ne approfitto qui per ringraziare di cuore. Costo? la chiusura viene circa 50 centesimi, la guarnizione 30 centesimi. Con poco meno di un euro si ha un vaso a chiusura ermetica praticamente nuovo, andate a controllare in negozio cosa costano e fate due conti. 
A lavoro finito il vaso ermetico torna come nuovo, pronto a fare il suo dovere per chissà quanti anni ancora. Ora ne ho una quarantina di tutte le misure, da 0.5Lt, 1Lt, 2Lt  e sono pronti per accogliere ermeticamente conserve, marmellate, frutta sciroppata... ne farò dono ai bisognosi, a chi conta i centesimi a fine mese, a tutti quelli ai quali il danaro ha un valore correlato allo sforzo per produrlo ed alle angherie subìte per guadagnarlo. A me basta il sorriso generato e la riconoscenza per non farmi sentire inutile nel vostro pianeta popolato in gran parte da unani merdosi ignoranti. alla prossima.
P.S. il topo è gigio. ripeto: il topo è gigio.

giovedì 11 giugno 2015

Sacchetti assorbi umidità

Cosa c'entrano una lettiera per il gatto, uno sbiancante assorbicolore per lavatrice e la colla permanente? Ma per produrre dei sacchetti per assorbire l'umidità che si forma nei luoghi chiusi e freddi, che domande. Ok, andiamo con ordine. L'obiettivo è quello di eliminare, o perlomeno limitare, l'umidità che inevitabilmente, per condensa, si forma nei luoghi chiusi e freddi. Cassetti per gli attrezzi, contenitori dei chiodi e delle viti, ma anche armadi, ripostigli, cantine, cabine di stoccaggio di tutti i ciòttoli inutili che accumuliamo per una vita, per usarli un paio di volte e poi... la ruggine se li mangia! Ecco, è ora di basta!
Per realizzarli occorre procurarsi un sacco di sabbietta che viene utilizzata come lettiera per i gatti. Io gatti non ne ho, preferisco mangiarli che anche le proteine nella dieta sono importanti e la carne costa un occhio. Servono quelli naturali composti al 99% da silicio (così almeno scrivono sulla confezione). Assorbono l'acqua, impediscono la formazione di batteri e di odori sgradevoli (tipo quello della muffa), contengono un blando "profumante" (meglio soprassedere su questo) e si presentano come dei cristalli semi trasparenti, dei granuli irregolari (niente a che vedere con la "sabbia") assieme a dei granuli azzurri di materiale non definito. 
Il problema è insacchettarli in modo da evitare di utilizzare delle vaschette aperte. Serve qualcosa di pratico, che non disperda il contenuto. Di soluzioni ce ne soon a iosa. Dai vecchi calzini (troppo porosi secondo me), ai sacchetti per fare il thè (li vendono sfusi). Se si ha il braccino corto causa introiti ZERO, occorre arrangiarsi. La scelta è ricaduta sui sacchetti da lavatrice che vengono inseriti assieme al bucato per acchiappare il colore e contemporaneamente sbiancare la biancheria, ovvero quel prodotto per massaie dementi che mischiano i capi colorati per poi fracassare i maroni al marito che occorre comprare dei vestiti nuovi in sostituzione a quelli rovinati. Quei sacchetti sono fatti con una specie di tessuto non tessuto, sono porosi quanto basta per far passare l'umidità ma non fanno passare i granuli... quasi perfetti. Se al termine del lavaggio restano integri (qualcuno si strappa, qualcuno si buca) basta asciugarli su una superficie piana ed una volta asciutti tagliare un lato con una forbice (sono "sigillati" sui 4 lati). Con un cucchiaio li si riempie circa a metà e li si richiude con il metodo preferito... graffette, punti metallici, nastro adesivo o con il dispenser di colla permanente in rotolo (da ufficio per richiudere le buste). Per produrre sacchettini più piccoli basta tagliare la bustina a metà. 
Il risultato è ottimo, ma... funzionano? Direi di si. Da mesi, a titolo sperimentale, ne ho piazzato uno dove ripongo le risme di carta in un mobile addossato ad una parete esterna, in un luogo dove il riscaldamento è praticamente inesistente. Prima dell'operazione, all'apertura delle porte si sentiva un leggero odore di muffa, di carta bagnata (che appariva leggermente ondulata per effetto del "bagnato"), pur in assenza di evidenti segni di formazione di muffe. Ora l'odore è sparito e la carta conservata conserva le sue caratteristiche. Si, direi che funziona. Costo dell'operazione? i sacchetti li recupero da chi li butta, la lettiera costa una cretinata (non ricordo ma se costasse "tanto" non l'avrei presa). 
Alternative? Comperare i sacchetti specifici con le palline sintetiche... costano un occhio e funzionano pure bene, ma....inquinano tantissimo. Preferisco il mio metodo a costo quasi zero. Soddisfazione? al 100%. alla prossima. 

Il gatto soffia, graffia la porta e la fame è brutta. Ripeto: Il gatto soffia, graffia la porta e la fame è brutta.