martedì 22 dicembre 2015

Vengo da un paese civile

Rientro da una breve trasferta nel vostro paese ****** e francamente non vedevo l'ora. Dove vivo io le persone si comportano civilmente, da voi no. Le strade sono pulite e ben mantenute, da voi no, Ci si saluta sempre e con garbo, da voi no. Nei locali pubblici si conversa amabilmente senza far troppo rumore, da voi no. Le forze dell'ordine sono educate e sanno dare indicazioni anche in altre lingue, da voi no. I trasporti pubblici sono puliti ed arrivano in orario, da voi no. Le indicazioni turistiche sono chiare e semplici, da voi, se ci sono, no. Le auto sono tutte parcheggiate negli appositi spazi, da voi no. Dove vivo io la vita è un pò più cara ma ne vale la pena, da voi no. Dove vivo io la qualità della vita è più importante del lavoro, da voi, quando ce l'avete un lavoro, no. L'arte per noi è importante, per voi no. Da noi le cose funzionano bene, da voi proprio no.
Non ci siamo. Quando vengo come ospite vengo sempre trattato di ******, che per voi il trattamento di ***** è la vita quotidiana, un vostro status che ormai vi appare come normale, tanto non vi rendete nemmeno più conto di quanto siete maleducati, grezzi, incivili, presuntuosi ed ignoranti. E stupisce, quando venite da noi, il vostro comportamento incivile, da cavernicoli ignoranti. Non vi rendete nemmeno conto delle figure di ******* che fate quando per disgrazia venite dalle nostre parti. Vi lasciamo fare, ovvio, squotendo il capo per compassione, irrecuperabili idioti presuntuosi. Ci sono dei vostri comportamenti che sono davvero difficili da capire. Perchè nei negozi toccate e palpate sempre la merce? Che, siete scimmie?. Perchè parlate sempre a voce alta ovunque andate? eh? Perchè saltate le file? Perchè non raccogliete le deiezioni dei vostri cani? Perchè lasciate l'auto a caxo dove vi pare? Perchè non pagate il biglietto dell'autobus? Perchè quando prendete una multa ve la prendete con gli altri? Perchè non vi piace ordine e pulizia? Perchè non sapete nemmeno l'inglese e pretendete che tutti conoscano la lingua italiana? Perchè al ristorante pretendete che ci sia la vostra cucina e quella nostra pensate faccia schifo? Perchè siete così ignoranti? boh. chissenefrega poi di voi, almeno restatevene "padroni" a casa "vostra", che vi stiamo comprando a pezzi e bocconi a prezzi di saldo. Non siete un popolo civile, è evidente.

P.S. 60.172533, 24.950774 Ripeto:  60.172533, 24.950774

lunedì 21 dicembre 2015

Stramaledettissimi idioti

Me ne sto calmo a casa di amici, temporaneamente nel vostro paese, giusto per non incontrare unani italiani a piede libero, sempre pronti a rompere il c***o al prossimo. Correttezza vuole che la cortesia venga ricambiata. Invece no. Dal calduccio del bunker, intento a pianificare con cura nei dettagli la conquista del pianeta, sento uno stereo a palla, ad altissimo volume, solo che non proviene dalla testa di c*zzo del vicino... viene da fuori. Musica a manetta, davvero alta, che nemmeno ad un rave party si sente così forte. Un rimorchio attrezzato è parcheggiato in strada, in mezzo alla strada. Alcuni omini cresciuti solo anagraficamente, vestiti di rosso con tanto di berrettino ridicolo e palette luminose, dirottano il traffico... con quale autorità non si sa ma sembrano efficaci. E che fanno sti bambini deficienti un pò cresciuti? suonano insistentemente il campanello puntando delle potenti torce all'uscio e dei puntatori laser attraverso le finestre... forse temono di non essere notati. E che vogliono? soldi ovviamente, un offerta minimo 10 euro. Eh no, così no. Quando ero bambino, dalle mie parti passava un ciuco addobbato che trainava un carrettino di legno carico di regali ed un coro di bambini intonava i canti di natale in coro per strada. Facevano tenerezza. Era babbo natale che portava i doni (a noi ci bastava una caramella). Col passare del tempo, gruppi autonomi di studenti e cittadini disoccupati, iniziano a girare casa per casa con chitarra, flauto e coro di stonati a chiedere un offerta... complice l'avidità e l'occasione di raccattare soldi, visto il successo dei precedenti, il fenomeno si è amplificato, tanto che passavano anche tre o 4 comitive di cantori di natale per ogni sera, sempere più invadenti ed insistenti.
Oggi, dopo un paio di generazioni, natale dopo natale, le cose sono cambiate...in peggio. Si è arrivati a spettacolizzare l'evento con metodi + "moderni" per ribadire una "tradizione", dopo che un cazziatone generale, da parte di ladri ben meglio organizzati, ha fermato gli improvvisati questuanti. Ammesso che si voglia portare avanti una "tradizione" che deriva da una figura mitologica della lapponia, rappresentata da un vecchio grassone vestito dalla coca-cola che nulla ha a che vedere con la religione cristiana, fatelo almeno con un pò di garbo e discrezione. Invece no. Invadenti, chiassosi, svogliati senza nemmeno la voglia di cantare per lasciare il posto ad un impianto da concerto, senza nemmeno pagare i diritti siae, senza permessi, totalmente abusivi (non privi di tacita autorizzazione de visu rilasciata dall'autorità in cambio di non si sa cosa) e sicuramente... rompicoglioni, ma avidissimi nel raccattare spiccioli la cui destinazione è sicuramente dubbia. Se questa è "tradizione" per favore tenetevela e soprattutto cercate di rispettare chi magari vorrebbe fare a meno di festeggiare, che forse c'è un malato in casa, forse deve lavorare o forse se ne vorrebbe stare in disparte ma in santa pace o a festeggiare a modo suo con tradizioni sì, ma diverse. Questi minoranza cattobigotta della lega invece, dato che non sopportano chi non la pensa come loro (il 90% della popolazione), non trovano di meglio che imporre di forza la loro visione, le loro idee, sostenuti dal branco e da amministrazioni compiacenti, che chiudono un occhio su queste violazioni della privacy. Se è così allora significa che sono alla frutta (malata e velenosa).
Maledetti deficienti cerebrolesi, con i neuroni in affanno. Andatevene a fanchiulo voi e le vostre stupide tradizioni e non stupitevi se poi gli affari vi vanno male... da me nulla, sia chiaro, nemmeno il rispetto. Fanchiulo per sempre.

P.S. Il gorilla è in gabbia. Ripeto: Il gorilla è in gabbia.

venerdì 11 dicembre 2015

Indovinello 1

Sto procedendo con un nuovo progetto, giusto per rilassarmi nelle pause dopo aver migrato 3 server di quelli tosti, con configurazioni molto specifiche e particolari. Nel frattempo, indovina cosa hanno in comune i seguenti materiali e quale relazione ci possa mai essere tra loro

  • Doghe curve in legno per letti
  • filo in acciaio plastificato per stendibiancheria
  • tubo filettato da 10 e relativi dadi
  • rondelle da 10 filettate
  • snodo orientabile da specchiera
  • tappo di plastica per il detersivo liquido
  • nastro di mascheratura per pittori
  • vernice spray effetto cromo
  • mammuth per elettricisti 
  • colla a caldo per legno
  • cavo alimentazione stampante laser
  • coppiglia in ottone
  • filo di ferro zincato da 3mm


...la soluzione..... Alla prossima

P.S. gigi è in pensione. ripeto: gigi è in pensione. 

venerdì 13 novembre 2015

Peperoncino fatto in casa

Peperoncino calabrese
Ad aprile di quest'anno, dal mio vivaista di fiducia, ho acquistato per pochi euro una piantina, mezza morta, di peperoncino calabrese. Mi aveva intenerito il suo aspetto gracile e malaticcio e, complice lo sconto, l'ho presa per accoglierla nel mio giardino, dove, per tutta quest'estate sino al mese di ottobre, l'ho innaffiata regolarmente lasciandola in pieno sole. 
Da dei bellissimi fiorellini viola sono spuntati dei minuscoli peperoncini, prima verdi, poi marron scuro/viola ed alla fine rossi come il fuoco. Da un arbustello gracile alla fine è venuto su un cespuglio rigoglioso ed imponente, tanto da richiedere un rinvaso. 
Raccolti i peperoncini, occorre seccarli all'aria (per conservarli per tutto l'inverno) ed alla fine sono pronti per dare alle pietanze preferite quel tocco di piccante che, dicono, fa bene anche alla digestione (a me piace da morire metterli nelle zuppe di cereali o farro...impazzisco per le zuppe, specie per quelle che sa fare la mia adorata dea/compagna). 
Per il contenitore... mi serviva un barattolino trasparente, piccolo e carino da vedere in cucina. Penso un pò e mi viene in mente il contenitore della noce moscata (non ricordo la marca ma la noce moscata nel purè di patate è la morte sua). Tolto, non senza difficoltà, il tappo di plastica e l'etichetta, rimane un contenitore cilindrico, di vetro (sembra che a certi produttori non piaccia il ri-uso dei loro contenitori, per cui usano colla bastarda e plastica maledetta).
Per chiudere il vetro? Basta prendere un tappo di sughero, usato nelle bottiglie di prosecco o di vino spumante. Con una lametta si taglia la parte superiore e rimane un tappo a forma conica, della dimensione giusta per richiudere il tutto. Una fettuccina di decorazione ed il contenitore è pronto per una nuova vita. A me piace da impazzire e penso che lo regalerò a chi lo saprà apprezzare ed a chi, come me, tende a non intasare le discariche di cose utili (su cui le multiutility fanno profitti da sogno). Da un vasetto insignificante si può ricavare qualcosa di carino e nello stesso tempo utile (ed a costo quasi zero). Alla prossima stupidaggine. 

P.S. rosso di sera. Ripeto: rosso di sera. 

giovedì 22 ottobre 2015

Equitalia da 16.400 euro

Ieri ad una mia cara amica è arrivata una cartella di Equitalia, ovvero un "INTIMAZIONE DI PAGAMENTO" il cui ammontare arriva a 16.410, 05 euro (sedicimilaquattrocentodieci/50 euro)
Un debito del 1998 di 300 euro con la CCIAA ed un altro per irpef non pagata da circa 4.000 euro diventa più di 16.000, tra interessi, sanzioni, aggi, addizionali, iva, spese ed altre voci omesse qui per non tediare troppo nessuno. Il debito originario è stato generato da un "socio" disonesto, cui si è fatto affidamento, col vizio del gioco, che ha preferito all'epoca "reinvestire" le tasse da pagare a qualche gioco di carte. Ludopatia la chiamano... ovvero demenza incurabile. Ovvio che oltre alle tasse da pagare anche i profitti della società finivano sul tavolo da gioco e presto l'attività è fallita con carico tutto sull'amministratore legale rappresentante. Una brutta storia che però attiva tutti i meccanismi dello sceriffo di nottingham. Equitalia non si ferma davanti a nulla ed a poco valgono gli aspetti umani della vicenda. Ma, a mio parere, i debiti li dovrebbero pagare chi li genera, ovvero nel nostro caso quella testa di cazzo di ludopatico (pure fascista quindi incapace di intendere) che però si guarda bene dal farlo. 
Ad ogni modo, una persona ormai nullatenente che sbarca il lunario con 600 euro al mese dovrebbe trovare, udite udite, entro 5 giorni la somma dovuta, altrimenti passeranno all'esecuzione forzata. Su cosa forzatamente eseguiranno non si sa, la persona è nullatenente davvero, niente auto, niente casa, niente di niente, un pò come me nel post precedente, anzi ancora più povera, lo so di certo (per la verità l'auto ce l'ha col fermo amministrativo da 13 anni... prendetevela pure che letteralmente ferma per tutto questo tempo, in cortile ad arrugginire, è da un pò che impiccia, portatevela via, confiscatela pure, grazie). 
La cosa buffa è che il debito è prescritto. Sono infatti passati più di dieci anni dall'ultima notifica. Come mai, sicuramente sapendolo, procedono comunque con la notifica? Non è forse questo un tipico caso di lite temeraria? Come giudicare noi, da poveri "utenti", un tale comportamento? chiedere soldi pur sapendo di non poterli esigere a norma di codice civile? Da tempo sono estremamente critico nei confronti di questa "agenzia" delegata alla riscossione, dai comportamenti sicuramente discutibili e dalla burocrazia degna del peggiore degli stati corrotti la cui classifica ci vede ai primi posti. E qualcuno propone ancora l'aiuto di stato ai ludopatici? Ma, una legge che aiuti anche gli strozzini e gli aguzzini in giacca e cravatta no? Mi pare il minimo visto l'andazzo. 
Ma... abolire Equitalia ha senso? In un paese di "furbi" ha senso abolire l'agenzia di riscossione dei debiti? Non lo so. Certo è che in questo caso non si è dimostrata molto efficiente, tanto vale chiuderla per due motivi: il primo per l'inefficienza più volte dimostrata (vedi anche i casi di cartelle pazze), il secondo per i modi "poco adeguati" che vengono riservati ai più deboli. Non sono poi così arroganti con quelli che evadono somme principesche, in quei casi si va in trattativa bonaria. Tanto deboli coi potenti quanto arroganti con quelli meno facoltosi. Un tipico caso di stalking di stato. E non contenti, sembrano usi a fottere anche i morti, senza fermarsi mai. 
Vabbè, ci avete provato, bricconcelli che non siete altro. In ogni caso non sareste riusciti a recuperarli. Se non ci sono, non ci sono ed è da stupidi pretendere di spremere acqua dai sassi. Ed in tanti, oltre a quelli che si suicidano di fronte ad un debito, ormai sono disposti a non possedere nulla ed accettare il protesto a vita. Chessaramai? Andatevene a fare in culo strozzini di merda!

P.S. la torta è in consegna. ripeto: la torta è in consegna. 

Sport e svapo

In letteratura non c'è documentazione scientifica che provi la millantata dannosità alla salute dello svapo da sigaretta elettronica, solo opinioni di prezzolati esimi professoroni della fuffa. Così non sembra però pensare la catena di negozi Decathlon, in particolare uno, dalle parti di Bassano del Grappa, presso il quale per caso mi sono recato ieri per accompagnare una facoltosa cliente in vena di shopping. Girando fra le corsie con la mia fedele sigaretta elettronica appesa al collo (in realtà un vaporizzatore il cui uso mi è stato consigliato dal medico) vengo avvicinato da un ragazzone con la divisa del negozio (privo di cartellino che mi potesse dare indicazioni circa il suo nome) il quale senza tanti preamboli o convenevoli mi apostrofa  malamente che in quell'esercizio è "vietato fumare". Grazie, lo so, informazione inutile. Il fumo è vietato nei locali pubblici da un apposita legge dello stato, lo sanno anche i bambini ormai. Faccio notare però che non sto fumando e ciò che esalo è solo vapore visibile, simile a quello che emettono tutti normalmente ed invisibilmente respirando o conversando. Il ragazzone mi apostrofa dicendo che l'uso delle sigarette elettroniche è vietato in quel negozio. Non rispondo nemmeno, penso ad un bel chissenefrega, giro i tacchi e mi avvvio verso l'uscita pronunciando mentalmente la mia fatwa preferita "vaffanculo, Decathlon mai più in vita mia". 
La facoltosa cliente invece, dal carattere piu interattivo, chiede spiegazioni ed il ragazzone mostra un cartello (ribadendo che lo stesso è presente anche all'ingresso... falso) che recita come l'uso della sigaretta elettronica non è consentito. Un  cartello A4 autoprodotto, a colori con tanto di simbolo di divieto. Nessun riferimento ad alcuna legge (che non c'è) o normativa (che non c'è). Io sia chiaro, rispetto le leggi dello stato e solo quelle e rispondo solo all'autorità. Io, sia chiaro, sono un potenziale cliente che in un pubblico esercizio rispetto gli altri e soprattutto, per dovere, la legge. Per gli altri sono il primo che alle gentili rimostranze di chicchessia chiede scusa a prescindere (anche se ho ragione), senza discutere e senza polemizzare, per educazione ed abitudine.... sempre che le rimostranze siano formulate con garbo e gentilezza. Se si tratta di pretese illegittime ed arbitrarie basate su un capriccio, su prepotenza ormai dettata dalla maleducazione e non certo da una precisa normativa, allora no. Le pretese assurde di certi esercizi pubblici le giudico un ingiustizia. Sono esercizi pubblici o luoghi privati a seconda del cretino che deve esercitare un autorità che non ha. Se sto commettendo un reato allora, a fronte di un eventuale mio rifiuto, chiami le forze dell'ordine (quelli con la divisa vera) ed io buono buono li seguo dove vogliono prendendomi le mie responsabilità, io. Ma se mi intimi maleducatamente di agire in un certo modo sulla base di regole che esistono solo nella tua testa, allora no, mi spiace. In realtà non mi piace discutere coi deficienti, per cui è mia abitudine andarmene... per sempre. 
Da McDonald (quello dei panini di plastica) all'ingresso c'è un cartello che informa come lo svapo non sia gradito all'interno del locale. Non gradito al posto di non consentito e mi sta bene perchè così decido di non frequentare quel posto (ma anche per mille altre ragioni) ove mi sentirei comunque discriminato. Non consentito invece deve essere riferito ad una precisa legge per essere efficace. Se è la direzione a non consentire in modo illegittimo, allora significa che l'atteggiamento verso i clienti è viziato da una forma mentis inaccettabile sotto il profilo sociale. Tanto vale mettere dei cartelli del tipo "l'ingresso ai gay non è consentito" perchè (per la direzione) sono considerati malati, quindi contagiosi, quindi dannosi per la salute altrui. A questo punto arbitrariamente chiunque potrebbe estendere il divieto arbitrario agli ebrei, ai portatori di handicap, a quelli con la pelle scura.... discriminazione arbitraria a tutto campo con dei cartelli appesi quà e là. E sia chiaro, quando sono stato ripreso, sono stato implicitamente accusato in pubblico di fumare in un luogo pubblico, cosa non vera e pertanto calunniosa ed infamante.
Concludo: il ragazzone, poveraccio, non è adatto a svolgere mansioni in contatto con il pubblico e la cosa verrà segnalata alla direzione per le azioni del caso (spero licenziamento). L'azienda verrà informata ed invitata a dare spiegazioni circa le discriminazioni arbitrarie e soggettive circa l'applicazione di personalissime ed arbitrarie disposizioni "imposte" ai clienti in un luogo aperto al pubblico. Ad ogni modo, sino a ricezione di soddisfacente risposta, nei negozi Decathlon non ci metterò mai più piede preferendo, in alternativa, Sportler (sono decisamente più professionali e la qualità è superiore, soprattutto la cortesia del personale), estendendo l'invito a chi vuol capire e rimettere in moto i neuroni (SENZA DI NOI, LORO NON SONO NESSUNO). Stiamo a vedere.

P.S. Agata insiste nel grande raccordo. Ripeto: Agata insiste nel grande raccordo

venerdì 16 ottobre 2015

Nullatenente

Sono un nullatenente. Secondo l'istat sono ampiamente sotto la soglia di povertà assoluta. Secondo me sono proprio povero... sotto il profilo economico. Non possiedo nulla a parte il letto ove dormo, l'armadio ove ripongo i miei stracci e la fedele vecchia bicicletta. Poi...nulla. L'auto... non ho il certificato di proprietà, preferisco la bicicletta, il PC che uso non è mio (grazie), l'adsl me la prestano, il televisore manco morto, il telefono portatile usato per ricevere e mai chiamare (usato ovviamente e destinato da altri alla discarica, ma non per me), mangio dalla mia compagna quando vado a trovarla altrimenti non mangio proprio, mi lavo con l'acqua scaldata a spese altrui che sostengono anche le spese di elettricità... dove dormo? sono ospite.  
Ma...sono onesto e non sono uno scroccone parassita. Quello che ricevo lo ricambio con lavoretti utilissimi (a volte indispensabili). So fare un sacco di cose che mi riescono anche bene, l'idraulico, il muratore, il cuoco, il giardiniere, il fabbro, il sarto, l'elettricista, il falegname, l'agricoltore ed anche (ma soprattutto) il programmatore, l'analista, il sysadmin, il db-administrator (il lavoro dei nuovi poveri sfruttati)... anni ed anni di esperienza e di "impara l'arte e metti da parte". Soldi in cambio non ne ricevo (tanto non mi pagano comunque) e francamente a sto punto non li voglio, mi sta bene così. Per le cose che faccio in cambio non voglio soldi, mi sta bene il cambio merce, il baratto, condito con un sincero grazie ed il sorriso di chi sa essere riconoscente (una sparuta minoranza). La mia moneta è il tempo, che vale per tutti allo stesso modo ed è una valuta universale, preziosissima e di dimensioni finite, per cui è al riparo da qualsiasi logica inflazionistica.
E devo dire che... non sto malaccio. Si certo, a volte verrebbe voglia di "consumare a cazzo" senza pensare alle conseguenze o prendere ed andare via, viaggiare. E di andare al ristorante servito e riverito? No grazie, mangio meglio e più sano dove mangio adesso e devo dire in ottima compagnia, senza bambini maleducati, incustoditi, che allo stato brado urlano e corrono tra i tavoli come selvaggi incivili o avventori che straparlano a voce altra tra gli squilli di mille smartphone.  
Ad ogni modo la cosa non mi pesa. Mi sento libero e so che questo senso di libertà, dà un fastidio enorme a quella moltitudine di schiavi dei debiti che mi circondano... unani. Non sopportano la mia scelta in quanto, loro, per vivere devono lavorare e subire prepotenze ed angherie (ricambiate sempre per sfogo ai più deboli che li circondano). Non sopportano il fatto che (sti imbecilli), pur potendosi permettere tutto quello che gli pare, alla fine provano comunque un senso di insoddisfazione profonda e non si sanno spiegare il perchè (e di conseguenza si incazzano e continuamente cercano qualcosa che li soddisfi anche se per pochi minuti). E quando li incontri di persona, fisicamente, l'unica cosa che sanno fare è riversarti addosso i loro problemi, quest'ultimi prontamente veicolati in input da un orecchio ed in output dall'altro.  Ben vi sta schifose sanguisughe di emozioni altrui, dovete soffrire come pegno per la vostra stupidità, superficialità ed ignoranza.
Il segreto della felicità? Ho bisogno di poche cose e le poche cose di cui ho bisogno, ne ho bisogno poco, ma la dignità me la tengo ben stretta. Ciao imbecilli.

P.S. lombrichi a palazzo e talpe nell'orto. Ripeto: lombrichi a palazzo e talpe nell'orto

Wind chimes (DIY repair)

Ok, erano anni che quei tubicini di ottone campeggiavano nei cassetti in attesa di essere ri-assemblati. Stavolta mi sono messo di impegno ed ho rimesso a posto questo aggeggio. Pronto per essere regalato ad una persona che so li apprezza. 
Ho dovuto però modificarlo un pò perchè mancavano dei pezzi. Il disco di supporto è un disco di lamierino di ottone ed è stato brasato con un asticina di ottone, per tenerlo orizzontale. Sono stati praticati dei fori aggiuntivi per far passare il filo, meglio la lenza da pesca sottile in fibra (più flessibile del nylon). 
Il batacchio è un pezzo di tubo di rame, raccattato tempo fa da un cantiere edile, dopo che l'idraulico ha realizzato il suo impianto di riscaldamento per un facoltoso professionista fascista in vena di spese. 
Il peso è una sfera di finto legno, di quelle che si trovano al brico e che non ho mai capito a cosa servano (e chissà perchè ne ho presa una...boh, non me lo ricordo proprio).  
L'asse in legno naturale invecchiato, viene da un vecchissimo bancale messo da parte proprio per queste ed altre evenienze.
Il ricciolo metallico di sostegno... recuperato non ricordo quando e da quale pattume di cose giudicate "inutili" ed appartenuto ad un vecchio supporto di una campanella persa chissà dove. 
Ne ho un altro di campanello da sistemare, di alluminio stavolta ma orfano di uno dei 5 tubi. Credo che anche quello troverà riutilizzo presso qualche famiglia adottiva. 
In foto, accanto alla cassa giapponese, usata per una importazione dall'oriente (salvata dal mucchio di ciarpame destinato al riscaldamento domestico) riadattata ad armadietto porta thè con finestra realizzata con il vetro di un vecchio scanner HP ed alla pannocchia raccattata da terra dopo essere caduta dal camion, il cartello con il mio promemoria preferito: La legge non è uguale per tutti... smentitemi dai. alla prossima.

P.S. il maiale grufola nell'orto. Ripeto: il maiale grufola nell'orto. 

giovedì 24 settembre 2015

Volkswagen 2.0

Ci avete provato e vi hanno pizzicato. Vabbè, se proprio vi piace fare i furbetti, dovreste assumere qualche manager italiano che in questo sono dei maestri, soprattutto per dare le colpe agli altri. 
Ora si tratta di ricostruire l'immagine dell'azienda. Per farlo, avete solo una strada. Centraline Open Hardware e firmware Open source! Pensateci seriamente.

P.S. la marmellata è nella dispensa. Ripeto: la marmellata è nella dispensa.

venerdì 18 settembre 2015

DIYer? Warning!

Sta storia del 14enne arrestato in texas per aver portato a scuola un orologio elettronico autocostruito, perchè scambiato per una bomba, proprio non mi va giù. Per di più perchè è un "insegnante ignorante" la causa del fatto... un insegnante ignorante, un ossimoro apparentemente ma purtroppo vivo e vegeto... cosa insegnerà mai alle nuove generazioni?... ad alcuni, basta vedere un pò di fili e dei circuiti elettronici e immediatamente scatta la ignotofobia con consegnuente attacco di panico e reazione isterica. La ignotofobia, figlia dell'ignoranza, madre di molti problemi sociali, può essere anche specializzata... islamofobia, omofobia... 
L'associazione mentale "circuito elettronico = bomba"... non ci si fa una gran bella figura vero? specie nel 2015, ma tant'è che stiamo regredendo sempre più rapidamente verso un nuovo medioevo, verso i tribunali dell'inquisizione, verso la caccia alle streghe e tra non molto non mi stupirei se raggiungessimo l'età della pietra...ma con lo smartphone però, di questo passo. In realtà, nessuno lo ha notato... il ragazzo non ha costruito un orologio ma un dispositivo che rileva gli islamofobi, per questo è stato arrrestato. 
Tu costruisci un antenna con dei pezzi di rame ed un bidone del caffè e diventi una spia russa, accendi le lampade a distanza con un magnetron e diventi immediatamente uno stregone cattivo, modifichi un telefonino per farme un apricancello e subito diventi un pericoloso hacker di Anonymous, spari un razzo in aria con propellente a zucchero e sei un pericoloso terrorista, recuperi e riutilizzi dei pezzi da una stampante laser e ti accusano delle peggiori nefandezze che non commetterai mai, ovvio, ma...."potresti". 
Non se ne può più di unani a piede libero, di ignoranti paurosi di tutto, di imbecilli sempre pronti a gridare al pericolo contro ciò che non capiscono o contro ciò che non conoscono. Boicottiamoli in tutti i modi possibili ed immaginabili! Seriously!
La realtà è che siamo di gran lunga più intelligenti di loro (anche se nei confronti di certi, ci vuole poco), più intelligenti di coloro che sono nominati a governare, decidere, regolare... e per questo... CI TEMONO. Hanno paura e quindi cercano di fermarci, maledetti ignoranti. Non verrà il giorno in cui ci farete incazzare "abbestia", quel giorno è già venuto molto tempo fa, siamo già incazzati neri, per cui, quando il vostro televisore si spegne senza apparente motivo o si accende a tutto volume in piena notte, quando il vostro computer raccoglie, memorizza e spedisce foto pedopornografiche dal vostro account di posta, quando il vostro smartphone si blocca per sempre e dovrete cambiarlo ogni mese, quando i vostri antifurto di casa o dell'auto impazziscono, quando la vostra auto gira a destra quando sterzi a sinistra o si accende o spegne "da sola"... accade già agli altri e quando accadrà a te... sarà tardi, troppo tardi ed a poco serviranno le vostre stupide contromosse. Siamo sempre un passo avanti, noi. Toglietevi di mezzo che il progresso siamo noi. 

P.S. la cornacchia non è commestibile. Ripeto: la cornacchia non è commestibile. 

sabato 5 settembre 2015

DIY clothes hangers

Una cosuccia da nulla, fatta al volo ma utile per appendere le cose che sono in giro per casa. Un asse di legno di scarto, tre ganci tagliati da un porta spezie, altri due in metallo brunito e tre targhette identificative, in ottone marchiato. Una mano di impregnante e colla epossidica per fissare il tutto. Dove troverà posto ancora non lo so in quanto è l'ennesimo regalo costruito nei momenti di "tempo libero", che ormai per me stesso ne resta davvero poco ma preferisco così. L'affetto, l'attenzione per chi si ama, si dimostra anche con queste piccole cose. Sempre meglio che un "ti amo" detto ormai come luogo comune, un clichè per unani imbecilli in crisi ipologorroica. Vabbè, mi fa comunque piacere tenere in moto i neuroni e soprattutto la manualità, che con l'occasione ne approfitto per tenere efficienti gli attrezzi ed i macchinari (pulizia, affilatura, ingrassaggio...). Alla prossima.

Il rosmarino è sempreverde. ripeto: il rosmarino è sempre verde.  

venerdì 4 settembre 2015

DIY Breadbox

Da quando alla compagna ho "regalato" una macchinetta per fare il pane (futura recensione credo) è stato un esplodere di pagnotte buonissime e particolari, come se piovesse. Ma dove mettere delle pagnotte enormi? all'aria? no. A fettte? no. Dentro quelle orribili scatolette che vendono? no. Ecco che da tempo per fermare le continue frecciatine, richieste, insistenze, petulanze, rilievi, battute ecc.ecc... mi decido di intervenire, anche per evitare l'acquisto di un cesto che a meno di 40 euro non si trova nulla (e francamente sono bruttini). Serve qualcosa che protegga dall'aria e dalla luce, che il pane fatto in casa, se si usano le farine ed i lieviti giusti (ma questo è un segreto), dura una settimana (ed è ancora fragrante). 
Allora, pannelli di multistrato (costano relativamente poco e pannelli di recupero al momento non ne ho oltre ad essere difficili da trovare)... troppo facile inchiodarli, banalissimo unirli con la colla... l'oggetto deve anche arredare, deve stare in una cucina frequentatissima e non deve essere brutto. Quindi? incastri a coda di rondine, fatti a manina, senza utilizzare frese, CNC, sagome... alla vecchia maniera insomma. Sega, scalpello, un attrezzino per segnare il legno realizzato con il perno del carrello di una stampante a getto... il risultato non è malaccio per essere la prima volta, serve solo pazienza e molto tempo, quel tempo che in nome di una fretta ingiustificata non sappiamo più impiegare bene. Fondo e coperchio vanno incastrati realizzando una scanalatura sul bordo (aumenta la superfice  di incollaggio) Si chiude il tutto e poi con la sega circolare si taglia il coperchio (così è perfettamente a misura). Due cerniere in ottone avvitate (previa realizzazione dell'intaglio per la loro "scomparsa" e si pensa alle maniglie. 
Maniglie... troppo banale comperare quelle già pronte. Serve qualcosa di unico, mai visto, del resto che senso ha copiare? Allora mi viene un idea. Delle maniglie di corda (canapa grezza) conferiscono l'aspetto desiderato. Per fissarle? Pensa e ripensa, non volendo infilarle dentro un foro e fare all'interno un banalissimo nodo (che dato il diametro sarebbe stato enorme) opto per l'utilizzo di alcuni giunti a "T" di rame da idraulica. Ci infilo il pezzo di corda e termino le sue estremità con dei cappucci terminali, sempre utilizzati per gli impianti idraulici, diametro 14mm. Un pò di colla epossidica bicomponente ed è fatta. 
Per fissare e  fermare le "T" alla cassa...foro, intagli radiali e ribattitura a martello che il rame è abbastanza tenero... da lì non si muoveranno più. 
Per conferire un aspetto vissuto, usato, "antico", vintage (anche se il tempo farà il resto).... trattamento all'aceto bianco con paglietta di acciaio (vedi post precedente)... poi due mani di impregnante all'acqua e passaggio con carta vetrata fina (per ottenere una specie di effetto decapato), inisistendo su alcuni punti per dare un aspetto "consumato" alla cassa. Toccherà alla compagna pensare al rivestimento interno in stoffa...
Il risultato in foto è decisamente inferiore a quello dal vivo... un vero capolavoro (IMHO), grezzo al punto giusto (non deve sembrare un oggetto industriale fatto in serie), un pezzo unico... sono più che soddisfattisimo. Purtroppo ho promesso di regalarlo, per cui me ne dovrò privare ma, che diamine, posso sempre farne un altro. Alla prossima. 

P.S. le foglie sono ancora verdi. Ripeto: le foglie sono ancora verdi. 

DIY stools (again)

Altri tre sgabelli, dopo il primo, realizzati dal recupero di altrettante sedie da salotto, brutte come il peccato, alle quali è stata conferita nuova dignità. Il primo prototipo lo abbiamo già visto in un post precedente. Qui documentiamo gli ultimi due. Il secondo è proprio grezzo, privo di particolari lavorazioni, per cui vedremo in futuro se sarà il caso di documentarlo. 
Procedura di recupero:
Spagliatura: la seduta delle sedie era in finta pelle, una crosta anni settanta, marrone, sintetica, tenuta ai bordi con delle finte borchie di finto ottone. Dentro, molle di acciaio (in attesa di futuro riutilizzo), paglia, pezzi di stoffa, ovatta di scarto, pezzettini di vera pelle (chissà come mai nascosta all'interno). Si capovolge la sedia e si inizia col togliere le borchie sul bordo facendo leva con un cacciavite piatto e sottile. Poi, tolto il telo di chiusura, si tagliano le corde che tengono unite fra loro le molle. si procede poi con rimuovere la quantità industriale di punti metallici. Alcuni di loro, specialmente quelli che fissano le corde, sono conficcati profondamente nel legno e la corda impedisce di fare leva col cacciavite. Con una fiamma (io uso quella per caramellare lo zucchero sulla crema gialla) si brucia la corda facendo attenzione a non incendiare la casa, incenerendo la canapa. In questo modo si riesce a creare uno spazio ove infilare il cacciavite. Con una pinza si tolgono tutti i punti sollevati dal cacciavite e rimane lo scheletro di legno della sedia.
Taglio e ridimensionamento. Si elminina lo schienale (solitamente inclinato riapetto alle gambe della sedia) alla stessa altezza delle due gambe frontali. Con raspa e carta vetrata si arrotondano le parti terminali (opzionale). Si eliminano i rinforzi angolari triangolari, inchiodati in prossimità del giunto gambe/seduta (se si riesce a non romperli in quanto inchiodati con chiodi senza testa, meglio recuperarli per il ri-assemblaggio). Con un martello di gomma si scollano i pezzi fra loro in modo da rimanere con gambe e traversine separati fra loro (per una più efficace eventuale pulitura dalla vernice). Si eliminano eventuali fregi orripilanti e si ricostruiscono, con i pezzi rimossi, le traversine mancanti. La sedia va accorciata da un lato altrimenti risulta troppo larga per uno sgabello (ma se vuole uno sgabello quadrato...lavoro in meno). Io ho accorciato su misura in modo che la nuova dimensione sia leggermente più grande del mio piede (per avere un appoggio sicuro quando lo si utilizza). Nella seconda foto si vede il tenone (che avanza) ove era incastrato un traversino largo con degli orribili fregi.
Pulitura: (opzionale) con carta vetrata si rimuove colore e vernice in modo da riportare a legno tutti i pezzi. In questa fase è possibile evidenziare l'eventuale presenza di punti metallici dimenticati. 
Rifacimento tenoni: in 4 punti (in prossimità del taglio di accorciatura) occorre ricostruire gli incastri a tenone. Sega piatta, scalpelli, raspa, carta vetrata, manina ferma e misure corrette. Occhio alle dimensioni che una volta re-incollato il tutto lo sgabello si presume dovrà tenere il proprio peso e dovrà risultare fermo e stabile. 
Incollaggio e riassemblaggio: si rimonta il tutto, con abbondante colla, avendo cura di tenere tutto in squadra a 90°. Con dei morsetti si stringe la struttura e si attende che la colla (da falegname) asciughi (24 ore per sicurezza). 
Rifacimento seduta: si recuperano delle assi da bancale o qualsiasi altra cosa possa essere giudicata adatta e dopo aver tagliato a misura (più o meno) si incolla e si fissa con delle viti (svasare il foro per affogare la testa della vite). Se la dimensione della seduta è larga, è il caso di inserire un traversino di rinforzo, specie se il legno utilizzato è pieno di fori che lo indeboliscono o è talmente "vecchio" che sorgono dubbi sulla sua tenuta. Calcolare che dovrà tenere almeno 100Kg (il proprio corpo ed il peso degli oggetti che si stanno per riporre in alto se si usa lo sgabello per arrivarci).
Finitura (opzionale): la soluzione più economica consiste nell'immergere per 24/48 ore della paglietta di acciaio (quella per pulire e raschiare le pentole non smaltate) dentro dell'aceto bianco. Il liquido di risulta va spennellato sul legno sverniciato. Immediatamente non accade nulla, ma... dopo qualche ora il legno acquista un aspetto ingrigito, come se fosse rimasto all'aperto da tempo... stupendo. Altre finiture, previo uso di impregnante per il legno da bancale)... a piacimento (de gustibus). Nell'ultima foto si nota dove il legno è trattato con l'aceto e dove no.

Ecco, finito. Una giornata di lavoro ed una sedia orripilante, destinata alla discarica, ritorna a miglior vita, pronta per essere riutilizzata (l'ambiente ringrazia, gli unani non so, non credo) e francamente, con l'arredamento giusto, ci sta bene anche in casa. Non si butta nulla ma occorre uno sforzo di fantasia per riutilizzare (sforzo ed unani è un ossimoro). Alla prossima.

P.s. il cuculo canta e la merla mangia l'uva. Ripeto: il cuculo canta e la merla mangia l'uva.

lunedì 24 agosto 2015

E' finita la pacchia

già, non poteva durare. un paio di settimane col traffico al minimo, silenzio, ristoranti quasi vuoti, nessuna coda al casello, strade libere per pedalare felicemente, aria più pulita (un pò)... Mi ero illuso che molti unani, partiti per le ferie, finissero i soldi e non potessero più rientrare, bloccati per sempre all'estero. Un sogno. Ci lamentiamo degli immigrati ma se emigrassero per sempre i nostri, sono sicuro si starebbe meglio, almeno per un pò. 
Invece, puntuali come una cambiale, sono rientrati in massa a rompere i c*glioni nei loro luoghi di origine, dopo aver fracassato gli attributi al prossimo nelle località di villeggiatura. Qualcuno deve aver loro detto..."vi aiutiamo a casa vostra" che quando l'unano è in ferie sembra il più indesiderato dei profughi in canottiera ed infradito e non viene respinto solo perchè è fonte di reddito anche se temporaneo. In itaglia, l'unano è un analfabeta ignorante ma in vacanza si sente un re e pretende di essere servito e riverito, solo perchè paga. Al rientro... tornano ad essere nullità presuntuose, mischiati ad altri unani in perenne "escaléscion" col vicino, armati di cose da raccontare che francamente interessano poco, dato che la fonte non è certo autorevole.
Sono tornati con le loro balle da raccontare sui luoghi visitati, sulle specialità gastronomiche assaggiate, sulle "esperienze" vissute, il tutto condito con una superficialità esemplare e con la tipica esagerazione dell'italico fanfarone. Ogni anno, in questo periodo, si ricevono inviti a cena, il cui unico scopo è quello di raccontare le ferie, ognuna migliore di gran lunga di quelle degli altri. Un processo di frantumazione testicolare che si ripete da anni e che non accenna a diminuire, anzi si amplifica. Ed ecco che tutti diventano improvvisamente luminari, professori, espertissimi conoscitori delle etnie, delle razze, degli usi e consuetudini degli "stranieri". Una settimana in spagna e sti esimi ignoranti credono di parlare già fluentemente spagnolo, che tanto basta aggiungere la "S" alla fine di ogni parola. E giù a raccontare micro esperienze che per il luminare rappresentano la verità assoluta, in piena orgia di generalizzazioni e luoghi comuni, tipo i francesi sono stronzi, i tedeschi troppo rigidi e freddi, gli slavi sono sporchi, gli spagnoli sono pigri e via di questo passo. Maledetti unani ignoranti. Non ci si salva proprio. Un invito a cena? no grazie a causa di impegni successivamente presi dopo l'invito. Fanchiulo e tornate da dove siete andati. 

P.S. la casa è chiusa. Ripeto: la casa è chiusa. 

martedì 21 luglio 2015

Coltellaccio da cucina (riparazione manico)

No, non mi sto preparando ad un probabilissimo e forse imminente attacco di zombie, per quello ho difese ben più sofisticate. Si sa mai, ho paura degli zombie e se ne vedono parecchi in giro, in fila al centro commerciale, al cinema, nei bar, sono ovunque, li si riconosce dallo sguardo assente e dalla più totale vacuità di pensiero. Sono la maggioranza, siamo circondati, occorre essere preparati. Scherzo.
E' solo che da anni mi ritrovo per le mani la lama di un vecchio coltello da cucina, con il manico spezzato. Mi ero da sempre ripromesso di mettermi di impegno e resuscitarlo, non per la cucina ma solo per appuntire i sostegni dei pomodori coltivati in guardino (l'accetta è troppo pesante per lavoretti di questo tipo). Ed è venuto il momento di farlo. Un pò di tutorial su iutùb e mi invento il mio sistema. Mi manca la sega a nastro, per cui di fare due metà da unire all'acciao nemmeno a parlarne. Così ho preso un asse di legno a sezione quadrata ed ho inciso a mano una scanalatura longitudinale per infilarci la lama (sino alla profondità che serve a garantire un adeguato supporto), con successiva foratura. Eseguiti i fori sul manico si passa al punteruolo per segnare sulla lama i due punti di foratura corrispondenti (punta dura per acciaio ovviamente, chi non ce l'ha?). Poi si ritagliano due pezzettini di ottone da infilare nei fori. Poi si mescola un pò di colla epossidica bicomponente e si incolla il tutto. Alla fine si scartavetra il tutto e si passa una buona mano di impregnante, cera d'api. Ultimo passaggio...lucidatura dell'acciao e affilatura a rasoio... giusto per collaudare il supporto appena acquistato che pare funziona da dio. 
La lama è un buon pezzo di acciaio e vale la pena di recuperarlo. Alla prossima. 

P.S. sangui e suga vanno al bar. Ripeto: sangui e suga vanno al bar.

lunedì 20 luglio 2015

Ventilatore V6340C (riparato)

Il mese più caldo degli ultimi 150 anni (o 60, o 125 come dicono altri... altre offerte? mettetevi d'accordo) ed un ventilatore che improvvisamente entra in sciopero. Una tragedia, non per me ma per un'anziana. Il sintomo? le pale girano a passo di lumaca con il selettore alla massima velocità (III), molto lentamente ed il motore si surriscalda. La prima cosa che viene in mente è il condensatore, dato che stiamo parlando di un motorino asincrono simile per principio a quelli della lavatrice. Allora.... il ventilatore è del tipo a colonna, diametro 40 centimetri, senza marca, made in PRC mod. V 6340C con delle sigle in etichetta S1 50087138 RD-40A (va a sapere cosa significano, lo sapranno solo i cinesi). 
Il motore invece è un "volgarissimo" asincrono 220Volts da 40Watt modello R12-1 della Fonshan Shunde Rihuang Electric Co.Ltd (tre fratelli che prima di mettersi a produrre motori pescavano di frodo gamberetti sul Mekong, affluente minore del Mechung)
Per smontare il ciòttolo, occorre in sequenza:

  • aprire i gancetti che tengono unite le due valve del guscio a rete che protegge l'elica. 
  • svitare il dadone che tiene l'elica fisstata all'asse del motore, girandolo al contrario che il filetto è "storto" rispetto al normale senso di avvitamento e svitamento.
  • togliere il dadone che tiene la parte retrostante del guscio proteggi elica
  • svitare 4 viti con testa a croce che chiudono frontalmente il pannello di chiusura del vano motore
  • svitare la vite centrale nel retro, fissata sul supporto oscillante dietro al motore (occhio che è nascosta da un tappino di gomma bianca)
  • togliere il nottolino di armatura del meccanismo oscillante (è a pressione)
  • svitare 4 viti nel corpo pulsantiera per aprirlo.

Il condensatore responsabile del problema è un poliestere da 1 microfarad 450 volts AC, fissato con una vite tramite un aletta metallica (che non è un dissipatore)) e collegato con un filo rosso ed uno nero all'avvolgimento di start del motore. Tutto abbastanza semplice...abbastanza... due delle 4 viti del corpo pulsantiera hanno la testa a triangolo...niente cacciavite nonostante la mia fornitissima scatola con più di 150 pezzi... come fare?? Basterebbe costruirsi una punta adeguata, facile in questo caso usando un perno di dimensione adeguata ed una mola a smeriglio... ma è troppo caldo per mettersi a lavorare, troppo...allora? per toglierle ho utilizzato un kit per rimuovere le viti rovinate, con le punte simili a quelle del trapano ma con il torciglione al contrario...funziona, senza trapano, a mano... ingegnoso no? Nel rimontaggio basta trovare 4 viti uguali ma con la testa "normale" (e chi non ha 10 Kg di viti messe pazientemente da parte?). 
Ma le vere complicazioni vengono dopo. Il condensatore non si trova uguale per dimensioni e caratteristiche dimensionali. I peracottari di zona hanno solo quelli tipo lavatrice (3,50€), con il perno centrale dotato di dado di fissaggio.... impossibile alloggiarlo dentro il vano motore, ho provato, non ci sta proprio... allora ho optato per una modifica. Ho prolungato i fili di collegamento del condensatore, li ho fatti passare assieme a quello di alimentazione per arrivare nel vano pulsantiera. Lì il nuovo condensatore per fortuna ci sta come un pisello nel suo baccello, non senza prima proteggere i terminali fast-on con una guaina termorestringente.  Ma non era solo un problema di condensatore... il perno del motore è durissimo, quasi bloccato... polvere... non c'è altra spiegazione., e polvere di quella sottile, tipica di quella in sospensione nelle città di merda inquinate in modo invisibile. Ad occhio, l'apertura del motore non dovrebbe comportare particolari problemi, 4 dadi e via. Ma la presenza di avvolgimenti legati con lo spago ed altre avanzatissime soluzioni ipertecnologiche mi hanno convinto che non è il caso.  Allora? SVIT*L o WD4* dentro i perni (davanti e dietro), per un blando lavaggio e lubrificazione generale. Anche la scatola del meccanismo di oscillazione è meglio controllarla e lubrificarla (così si accede meglio al cuscinetto interno del motore). Sono solo 3 vitine sul lato della leva di riarmo e con l'occasione si ridistribuisce il grasso e si aggiunge un pò di lubrificante anche sui perni in movimento. Con il lubrificante è meglio non abbondare troppo e metterne un pò anche con motore in movimento in modo che penetri a fondo... alla fine il perno gira più liberamente.... ufficialmente riparato. Si rimonta il tutto e.... un ultimo problema, etico stavolta... l'aggeggio è di una (...)... che faccio? la lascio soffocare di caldo per qualche giorno (o settimane) a dimostrazione che tutte le troiate che fai nella vita prima o poi ti si ritorcono contro? No, non sono bastardo come quei deficienti fascisti unani di merda ed è per questo che sopravvivono, grazie a noi troppo buoni... mmmm, devo trovare una soluzione anche a questo problema. Suggerimenti? alla prossima.

P.S. la fonte è arida e il cammello non beve. Ripeto: la fonte è arida e il cammello non beve.

lunedì 6 luglio 2015

sgabello post-atomico

Hai presente quando devi prendere qualcosa a cui non riesci ad arrivare e ti manca sempre "uno scalino" a portata di mano? pochi centimetri magari e ti manca sempre una scaletta a portata di mano. ecco, lo so, ci si arrangia salendo sulle sedie imbottite o su quelle girevoli con le ruote, su una bacinella, su un contenitore progettato per altri usi, sempre in precario equilibrio col rischio di cadere (ed a volte accade con conseguenze a volte gravi). ecco, serve allora qualcosa che non occupi spazio, che si possa riporre tra un mobile ed una poltrona, qualcosa di leggero, maneggevole, pratico... ecco, si va al brico più vicino e si comperano quelle scalette pieghevoli. Il guaio, oltre che costano, è che sono brutte peggio di una multipla e con l'aredo di casa non si intonano per niente, per cui finiscono sempre in uno sgabuzzino ripieno di cianfrusaglie da togliere alla vista e quando serve, la pigrizia ci scoraggia ad andare a prenderla. 
Mi ritrovo con 4 sedie destinate alla discarica, cassone legno trattato all'ecocentro, immediatamente intercettate in extremis e riadattate allo scopo. Un comodo sgabellino in stile post atomico (usabile anche per una seduta), grezzo quel che basta per non urtare troppo l'estetica, leggero e poco ingombrante, utilizzabile anche come piano di appoggio se serve. 
Tolte le imbottiture, le molle di acciaio (da riusare ancora non so come e dove), il rivestimento in finta pelle, le borchie di ottone, gli spaghi, la paglia, l'ovatta.... un lavoraccio soprattutto per la quantità industriale di punti metallici.... 4 ore per sedia, davvero tanto. Un pò di colpi con un martello di gomma e ogni elemeno è smontato e passato con carta vetrata grana 80. Poi...la sedia va accorciata su un lato, dopo aver segato via la spalliera che non serve. Si prendono i 4 montanti orizzontali, li si accorcia e si ricrea il tenone da incastrare nei fori pre esistenti... tutto a mano, scalpello e sega. Una notte in morsa per riassemblare il tutto con un pò di colla da falegname e lo scheletro è fatto. Per la copertura.... assi di bancale avvitati uno ad uno, dopo averli carteggiati un pò e smussato gli spigoli... il look risultante è più che gradevole, almeno a me piace (e piace anche alla compagna che non lo vuole restituire). Ora, nei ritagli di tempo, ne ho altri da fare e piazzare per la casa in attesa che tornino utili, come ieri ad esempio che mi sono montato le zanzariere a striscia sulla porta di ingresso.  La discarica e la municipalizzata dei rifiuti non saranno contenti ma io si. Alla prossima.

P.S. la mucca è zoppa. Ripeto: la mucca è zoppa.

lunedì 29 giugno 2015

Shampoo di recupero

Sono giorni in cui la mia autostima è a livelli minimi. Causa calo delle attività professionali, la reazione più comune è quella di sentirsi inutili, rifiutati per lasciar posto ad un branco di incompetenti ciarlatani il cui unico pregio è quello di saper mentire e scaricare le proprie responsabilità sugli altri.
Per evitare di pensarci troppo ed andare incontro alla depressione, si cerca di reagire cercando di tenere occupata la mente sulle cose che procurano un minimo di soddisfazione personale e le occasioni non mancano. Stavolta è toccato alla montagna di flaconi di shampoo che si trovano nelle camere d'albergo nella doccia. Sono pagate e mi porto a casa ciò che avanzo. Col tempo, trasferta dopo trasferta, i flaconi si accumulano ed occorre trovare un loro utilizzo. Quale miglior modo che travasare il tutto in un flacone più grande? Si ma perchè? Allora. Ad utilizzarli uno ad uno va a finire che se ne spreca un botto in quanto non si ha il tempo di aspettare che lo shampoo, troppo denso a volte, scenda tutto ed inevitabilmente un pò ne resta nel flacone e va a finire assieme alla plastica che deve essere lavata con spreco di acqua inimmaginabile (tanto la paghiamo noi vero?).
Per risolvere, si prende un contenitore grande, trasparente e col collo abbastanza largo, rigorosamente di recupero. Si toglie il tappo e si infila il flaconcino capovolto. Si lascia sgocciolare per tutta la notte e magicamente il flaconcino risulterà pulito e completamente vuoto. Si ripete l'operazione per tutti i flaconcini sino a riempimento del contenitore ospitante. Fatto, non serve una laurea magistrale per questo.
Lasciamo perdere tutte le minchiate sulle differenze dei detergenti per il corpo, sulle proprietà miracolose, sui risultati... è SOLO SAPONE liquido! sono solo varianti di colore, consistenza ed odore, nulla di più. Lo so in quanto ho effettuato dei lavori presso industrie che producono cosmetici....quelli vendono solo per i creduloni che soddisfano emozioni e non reali bisogni. Ora, con quello che ho recuperato, posso andare avanti ancora per un anno o forse più, al ritmo di una doccia al giorno e godo nell'immaginare imprenditori e commercianti in crisi o interminabili riunioni di marketing per incentivare le vendite.... da me no grazie, andatevene in grecia a vendere le vostre pappette. Alla prossima. 

il grano è maturo e l'uva è alta. Ripeto: il grano è maturo e l'uva è alta.

mercoledì 24 giugno 2015

DIY Chisel sharpening jig (work in progress)

E' un work in progress, ovvio. L'accrocchio autocostruito con pezzi di recupero comunque fa la sua parte. Sono stato costretto a costruirmelo per due ragioni, anzi tre. 

  1. Affilare a mano... è una questione di esperienza e manualità che non ho ancora acquisito e non volevo consumare gli scalpelli a furia di passarli sulla mola a smeriglio, sulla carta vetrata, sulla pietra o sulla mola ad acqua, sulle pietre ad olio.
  2. Una brutta esperienza presso un "arrotino" industriale (con tanto di capannone) mi ha davvero deluso, ovvero un peracottaro che mi ha massacrato le punte a tal punto che ora tagliano meno di prima e francamente a me venivano meglio con i miei tentativi.
  3. Non ho soldi per comperare il supporto professionale, le pietre giapponesi e le basi diamantate... costano davvero un pò troppo per un hobbista come me ed il bastardo peracottaro di prima mi ha prosciugato. 

Allora? ci si arrangia come meglio si può, raccattando pezzi quà e là, adattandoli, modificandoli, aggiustandoli. Sono partito da due gambe avanzate da una sedia già modificata a sgabello (bellissima ma niente foto e l'ho già regalato), una barra filettata da 8, due dadi, due cuscinetti di due lettori floppy da 5 1/4, due ruote di legno ricavate con la sega a tazza da uno scarto in multistrato, due gommini forati di una stampante, un elemento di alluminio preso da un antenna Yagi direzionale ed un pò di lavoro di sega, carta vetrata, scalpello non affilato, trapano, pialla, svasatore... senza attrezzi specifici occorre eseguire le lavorazioni a manina e la precisione a volte va a farsi benedire, almeno sino a quando la manualità e l'esperienza non fanno col tempo la loro parte.
A volte la punta del trapano è troppo corta per dei fori passanti o è affilata malino, la sega non taglia bene o non è adatta a tagli profondi, la raspa non raspa, la carta vetrata scarseggia ed occorre riciclare (per l'ennesima volta) quella già riciclata millemila volte, il mandrino del trapano a colonna balla (ferramenta di merda e commerciante bastardo) e non è tanto preciso come servirebbe... vabbè, animo! ci si arrangia con quello che si ha. 
La parte che richiede più attenzione si concentra nel supporto che teve tenere perfettamente in piano ed in squadra lo scalpello rispetto al piano di affilatura (prevedendo lo spazio anche per le lame larghe delle pialle), altrimenti l'affilatura "pende" rispetto alla lunghezza del ferro che deve essere anche perfettamente parallelo con la pietra... la pietra... trovata al brico (non è specificata nemmeno la grana) con due parti...grossa e fina (altri dati non ce ne sono). Per tenerla ferma l'ho circondata con delle assi di bancale invecchiato, il tutto fissato su una base di compensato. Anche questa morsa dovrebbe essere perfettamente in piano (la lama sulla pietra e le ruote sul legno) e perfettamente a filo con la pietra....dovrebbe. Purtroppo la pialletta non funziona (affilata da schifo dal peracottaro) e pertanto anche qui ci si arrangia...per tentativi. Un metodo per compensare i dislivelli dei piani su cui le ruote girano, consiste nel farne correre una delle due (dipende da quale parte pende) su degli spessori temporanei (dei fogli di lamiera, cartoncino, plexyglass...).
Completa "l'attrezzatura" una lastra di granito (recuperata agratis da un amico) su cui ho fissato della carta vetrata a varie finiture da 80 a 1000 per la lucidatura a specchio. 
Per una buona affilatura occorre che la parte piatta dello scalpello sia perfettamente piatta, possibilmente finita a specchio. Un set di scalpelli nuovi (specie per quelli da pochi euro) ha evidenziato che invece non è così ed occorre spianarli appena acquistati, prima di usarli. La parte inclinata del tagliente (22 - 30°) deve essere piatta (possibilmente con finitura a specchio) e non curva come risulta se la si passa sulla smerigliatrice o su quegli attrezzini di plastica dei negozi faidate. Occorre inoltre eliminare la "bava" che si crea con le affilature aggressive dalla parte opposta dell'abrasione. 
Se si seguono queste indicazioni lo scalpello entra nel legno come un ferro caldo nel burro, anche controvena. 
E l'attrezzo? funziona? eh? eh? Si, discretamente devo dire, non è la perfezione ma sicuramente meglio dei tentativi di affilatura manuale. Ovvio che ci sono dei notevoli margini di miglioramento ma l'affilatura a lavoro finito è decisamente accettabile. Non sarà come certi scalpelli giapponesi, ma per quello che devo fare io il risultato per ora mi soddisfa, almeno sino a quando deciderò di realizzare la versione 2....work in progress. Alla prossima.

La mente è in viaggio. Ripeto: la mente è in viaggio.


mercoledì 17 giugno 2015

Vasi ermetici (recupero fai da te)

Lo scenario è perfetto. Una cantina abbandonata da più di vent'anni, la proprietaria che non dà il giusto valore alle cose e desidera solo sgomberare il vano per poter riporre altro ciarpame inutile, un dedalo incredibile di ragnatele, tantissima umidità dovuta ad una scarsa areazione del locale, un cumulo di cose riposte alla rinfusa in attesa di essere riutilizzate alla bisogna ma di fatto dimenticate, degli scaffali di legno marcio, ormai polverizzato dai tarli e dall'umido che crolla all'improvviso. Ecco, fra tutte le cose inutili una serie di vasi ermetici di vetro, alcuni vuoti altri con dentro conserve, frutta, olive, pomodori, liguidi non meglio definiti, riposti in tempi di abbondanza con l'intento di essere consumati in tempi di carestia (per fortuna mai arrivata). 
L'umido ed il tempo hanno fatto la loro parte. La chiusura metallica è completamente arrugginita, quasi distrutta. La proprietaria, di recuperare cose che non le servono non ne vuole nemmeno sentir parlare, troppa fatica, meglio buttare. Ed allora l'occasione diventa ghiotta per recuperare e tentare di rigenerare. Il vetro non marcisce, è al 100% riciclabile ed un vaso a tenuta ermetica può sempre servire, per conservare o magari solo per riporre temporaneamente alimenti che si deteriorano all'aria. Le chiusure metalliche e le guarnizioni si possono sostituire. Dopo aver dato una pulita sommaria ai contenitori, si procede a togliere la chiusura metallica. Si prende il coperchio e si sfilano i due occhielli dal filo metallico che sorregge la clip di chiusura a scatto. Poi con una pinzetta si toglie l'anello ovale che chiude il gancio posto attorno al vaso e si toglie tutto. Facilissimo.
Il vetro così "pulito" del superfluo, presenta delle incrostazioni di ruggine... come toglierla? Acqua calda (che velocizza le reazioni chimiche) e candeggina (non quella profumata) a bagno per un paio di giorni (anche meno, dipende dal livello di incrostazioni). La candeggina intacca i metalli e non il vetro. Poi, con una paglietta leggermente abrasiva, si strofina per bene, anche dentro le sacanalature, ed il vetro torna come nuovo. Una sciacquata finale con abbondante acqua calda e pulita rende il vetro sterile. 
Le guarnizioni si trovano facilmente in commercio, in gomma o para caucciù. Il secondo è da preferire, più elastico e durevole. 
Le chiusure metalliche di ricambio invece non si trovano facilmente in commercio. Certi commercianti (tutti) preferiscono vendere il vaso completo e di ricambi nemmeno l'ombra. Dopo una lunga ricerca li ho trovati presso enologiavite.it (dove manca la foto ma sono quelli "giusti"). Il sito non ha cassa e carrello ma via mail ho trovato una prsona gentilissima e disponibilissima che me li ha spediti a casa previo pagamento con bonifico bancario (niente carta di credito, vabbè) e non senza avermi mandato una foto del prodotto (si sa mai che è meglio chiedere prima di spendere). Ne approfitto qui per ringraziare di cuore. Costo? la chiusura viene circa 50 centesimi, la guarnizione 30 centesimi. Con poco meno di un euro si ha un vaso a chiusura ermetica praticamente nuovo, andate a controllare in negozio cosa costano e fate due conti. 
A lavoro finito il vaso ermetico torna come nuovo, pronto a fare il suo dovere per chissà quanti anni ancora. Ora ne ho una quarantina di tutte le misure, da 0.5Lt, 1Lt, 2Lt  e sono pronti per accogliere ermeticamente conserve, marmellate, frutta sciroppata... ne farò dono ai bisognosi, a chi conta i centesimi a fine mese, a tutti quelli ai quali il danaro ha un valore correlato allo sforzo per produrlo ed alle angherie subìte per guadagnarlo. A me basta il sorriso generato e la riconoscenza per non farmi sentire inutile nel vostro pianeta popolato in gran parte da unani merdosi ignoranti. alla prossima.
P.S. il topo è gigio. ripeto: il topo è gigio.

giovedì 11 giugno 2015

Sacchetti assorbi umidità

Cosa c'entrano una lettiera per il gatto, uno sbiancante assorbicolore per lavatrice e la colla permanente? Ma per produrre dei sacchetti per assorbire l'umidità che si forma nei luoghi chiusi e freddi, che domande. Ok, andiamo con ordine. L'obiettivo è quello di eliminare, o perlomeno limitare, l'umidità che inevitabilmente, per condensa, si forma nei luoghi chiusi e freddi. Cassetti per gli attrezzi, contenitori dei chiodi e delle viti, ma anche armadi, ripostigli, cantine, cabine di stoccaggio di tutti i ciòttoli inutili che accumuliamo per una vita, per usarli un paio di volte e poi... la ruggine se li mangia! Ecco, è ora di basta!
Per realizzarli occorre procurarsi un sacco di sabbietta che viene utilizzata come lettiera per i gatti. Io gatti non ne ho, preferisco mangiarli che anche le proteine nella dieta sono importanti e la carne costa un occhio. Servono quelli naturali composti al 99% da silicio (così almeno scrivono sulla confezione). Assorbono l'acqua, impediscono la formazione di batteri e di odori sgradevoli (tipo quello della muffa), contengono un blando "profumante" (meglio soprassedere su questo) e si presentano come dei cristalli semi trasparenti, dei granuli irregolari (niente a che vedere con la "sabbia") assieme a dei granuli azzurri di materiale non definito. 
Il problema è insacchettarli in modo da evitare di utilizzare delle vaschette aperte. Serve qualcosa di pratico, che non disperda il contenuto. Di soluzioni ce ne soon a iosa. Dai vecchi calzini (troppo porosi secondo me), ai sacchetti per fare il thè (li vendono sfusi). Se si ha il braccino corto causa introiti ZERO, occorre arrangiarsi. La scelta è ricaduta sui sacchetti da lavatrice che vengono inseriti assieme al bucato per acchiappare il colore e contemporaneamente sbiancare la biancheria, ovvero quel prodotto per massaie dementi che mischiano i capi colorati per poi fracassare i maroni al marito che occorre comprare dei vestiti nuovi in sostituzione a quelli rovinati. Quei sacchetti sono fatti con una specie di tessuto non tessuto, sono porosi quanto basta per far passare l'umidità ma non fanno passare i granuli... quasi perfetti. Se al termine del lavaggio restano integri (qualcuno si strappa, qualcuno si buca) basta asciugarli su una superficie piana ed una volta asciutti tagliare un lato con una forbice (sono "sigillati" sui 4 lati). Con un cucchiaio li si riempie circa a metà e li si richiude con il metodo preferito... graffette, punti metallici, nastro adesivo o con il dispenser di colla permanente in rotolo (da ufficio per richiudere le buste). Per produrre sacchettini più piccoli basta tagliare la bustina a metà. 
Il risultato è ottimo, ma... funzionano? Direi di si. Da mesi, a titolo sperimentale, ne ho piazzato uno dove ripongo le risme di carta in un mobile addossato ad una parete esterna, in un luogo dove il riscaldamento è praticamente inesistente. Prima dell'operazione, all'apertura delle porte si sentiva un leggero odore di muffa, di carta bagnata (che appariva leggermente ondulata per effetto del "bagnato"), pur in assenza di evidenti segni di formazione di muffe. Ora l'odore è sparito e la carta conservata conserva le sue caratteristiche. Si, direi che funziona. Costo dell'operazione? i sacchetti li recupero da chi li butta, la lettiera costa una cretinata (non ricordo ma se costasse "tanto" non l'avrei presa). 
Alternative? Comperare i sacchetti specifici con le palline sintetiche... costano un occhio e funzionano pure bene, ma....inquinano tantissimo. Preferisco il mio metodo a costo quasi zero. Soddisfazione? al 100%. alla prossima. 

Il gatto soffia, graffia la porta e la fame è brutta. Ripeto: Il gatto soffia, graffia la porta e la fame è brutta.

giovedì 14 maggio 2015

ovovogio cinese (riparazioni parte 2)

Ed anche la sveglia in sciopero a singhiozzo è andata. Aperta, oliata, rimontata. Il maccanismo posto all'interno di un guscio apribile con l'attrezzo per smontare i cellulari, quella specie di plettro di plastica che fa leva senza rigare il guscio, è un GS 588-08 fissato con due viti autofilettanti al guscio esterno. Il meccanismo stesso fa da supporto al quadrante, un foglio di carta fermato con due strisioline di biadesivo ed è apribile facendo delicatamente leva su 4 clips plastiche, una per lato. 
Nel rimontare le lancette, è sufficiente prestare attenzione a due aspetti

  • si monta per prima la lancetta col foro più largo e via via poi quelle a scalare, per ultima quella dei secondi
  • attenzione a non piegarle e fare in modo che nella rotazione non si tocchino fra loro

Particolari attenzioni ulteriori non ce ne sono, se non dichiarare al mondo ed a quelli che continuano ad insistere che conviene buttare e prendere il nuovo (all'infinito in questo caso in quanto il nuovo non funziona), che ripaare si può, basta unpò di svit*él o wd4* al limite. L'olio minerale per la macchine da cucire è perfetto, in alternativa, basta che sia molto fluido... manca da provare l'olio grafitato... he he he...  alla proxima

P.S. l'uveite ubriaca. Ripeto: l'uveite ubriaca.

Ovovogio cinese (riparazioni)

Gli orologi cinesi, quelli con stampigliato made in china, quelli di plastichetta che si trovano sulle bancarelle o negli store tipo "hiper hu" o similari... costano pochissimi euro, sono delle fogge più disparate (spesso orribili) ma contengono più o meno gli stessi "meccanismi" del movimento con alcune variazioni. Quelli da parete possono avere o meno la lancetta dei secondi, mentre le svegliette hanno anche la quarta lancetta per impostare lo scatto della suoneria. 
Dentro, il principio di funzionamento è sempre lo stesso... un quarzo tarato sulla medesima frequenza, un bobinone di rame smaltato, un rotore con ingrnaggio che trasmette il movimento a tutto il resto. Qualche settimana fa ho deciso di acquistarne un paio, una sveglia ed uno da parete, qualche euro nonostante lo sciopero della spesa, per sostituire la sveglietta rotta di qualche post fa ed un altro da parete che ad intervalli regolari si fermava sempre nello stesso punto. 
Con mia sorpresa, anche questi due nuovi ovovogi presentano lo stesso difetto....funzionano per qualche giorno e poi le lancette si fermano. Gi si dà una bottarella e per qualche giorno funzionano ancora. Pensavo, per risolvere, di fare come un utente della rete con un problema simile che si presenta però con un televisore... ha risolto con un solenoide che ad intervalli regolari, comandato dall'ormai onnipresente Arduino, aziona una leva che dà un colpo all'hardware...funziona... poi... decisamente incazzato e poco propenso a far valere i diritti di consumatore per pochi euro (la garanzia), dato che perderei più tempo e soldi senza poi essere sicuro che gli orologi sostituiti funzionino, decido di riparare. Non sono un orologiaio, questo è ovvio, ma che sarà mai? Forse qualche dentino difettoso, forse qualche bavetta di plastica che si incastra dove non dovrebbe, forse... decido di aprire. 
Il primo meccanismo (nuovo da parete) - S6188 No(o) jewels unadjusted quartz - è facilissimo da smontare: tre alette di plastica tengono un coperchietto che se sfilato rivela gli ingranaggi all'interno. Un ispezione rapida con una potente lente non rivela nulla di anomalo... allora? SVITOL! lubrifico il tutto, leggermente, perni e dentini... rimonto il tutto e da quel giorno l'ovovogio sta funzionando senza intoppi e senza perdere un secondo. Con l'occasione ho colorato le lancette di nero per vederle meglio (su un orribile sfondo arancione il bianco non è poi il massimo come contrasto). 
Tocca al secondo (quello da parete rotto) - HQ3268 Wellgain No(o) jewels unadjusted quartz- ...apertura ad esplosione... nel senso che il coperchio è anche l'alloggiamento dei perni degli ingranaggi, per cui se lo si toglie le rotelline se ne vanno ognuna per la sua strada. Rimontare il tutto nella giusta sequenza non è un impresa impossibile... impossibile però con questo meccanismo è richiuderlo.... non c'è verso di far tornare le rotelline nella loro sede, c'è nè sempre una che è fuori posto... decido di desistere ed aspettare l'occasione per acquistarne uno nuovo, magari tedesco da 16 euro ma sicuro che non mi abbandonerà. 
Ora tocca alla sveglia...anonima esternamente, senza viti da aggredire... un incastro malefico di un progettista giallo... temo dovrò far saltare qualcosa... pazienza, mi sto divertendo troppo. Stay Tuned. alla prossima.

P.S. Gino e Piero sono a Roma, l'aquila vola. Ripeto: Gino e Piero sono a Roma, l'aquila vola.

martedì 28 aprile 2015

Brother DCP 115C (pulizia impossibile)

Mi portano una stampante multifunzione Brother DCP 115C lamentando il difetto che la carta si inceppa, non va su, è stata già smontata, forse è il tamburo ma è a posto...eh?... i soliti peracottari riparatori del menga, analfabeti ed approfittatori. NON portate mai a riparare una stampante se chi la deve riparare le rivende nuove, è la regola aurea
Prendo in carico l'hardware, rassegnato che è un lavoro agratis della serie "darci un occhiata non costa nulla se poi serve un preventivo"... un caxo! io non vendo e non faccio preventivi di vendita, io recupero, riciclo, riuso e nient'altro, per cui è solo la curiosità che mi spinge ad accettare con la premessa "o la va o si spacca" e la promessa che "se proprio è da buttare" nemmeno vengono a ritirarla...ok.
Il difetto lamentato in realtà è un altro (vatti a fidare degli utonti). Il display scrive un laconico "Pulizia impossibile"... eh? come osa? il firmware ha deciso che il serbatoio dell'inchiostro di scarto è pieno, dopo un numero di cicli di pulizia preimpostato. Tipico caso di obsolescenza programmata. E' la stampante che decide quando smettere di funzionare, sapendo già che si procederà a prenderne una di nuova, complici i rivenditori consumisti che, così facendo, in realtà fanno più danni agli altri che vantaggi a se stessi. Bastardi maledetti.
Decido di approfondire la ricerca, magari il service manual può aiutare, ma non trovo nulla se non alcune procedure per resettare il contatore delle pulizie e fare così in modo che la stampante possa riprendere a lavorare per chissà ancora quanto tempo. Le istruzioni che seguono sono valide per i seguenti modelli  DCP 315C / DCP 310CN / DCP 120C / DCP 115C / DCP 117C / DCP 110C


  • accendere la stampante (scollegata dal computer)
  • premere il tasto Menu, poi il tasto Inizio Mono e nuovamente il tasto Menu, la stampante è in maintenance status (stato di manutenzione) ed il pulsante Photo Capture assieme alla spia a forma di punto esclamativo lampeggiano
  • Con le freccine su e giù si fa apparire prima il valore 8 e si preme SET poi il valore 0 e si preme SET
  • Premere il tasto Inizio Mono tante volte finché sul display non compare il testo "Purge:XXXXXXXX" (al posto delle X ci sono delle cifre).
  • Con le frecce si imposta il codice 2783 (2 set 7 set 8 set 3 set).
  • Al termine della sequenza la stampante è resettata.
  • Premere il tasto Stop/Uscita per tornare al menu precedente.
  • Comporre il codice 9 set 9 set  per uscire dallo stato di manutenzione.
  • La stampante è resettata e pronta a stampare. Procedere con cicli di pulizia e stampa pagine di verifica. 


Facciamo ora alcune considerazioni. Resettare il contatore risolve il blocco ma, per essere corretti, occorre "svuotare" il serbatoio dell'inchiostro esausto. In realtà non è un contenitore che raccoglie del liquido. E' un vano riempito con una spugna densa, assorbente, che sembra del feltro pressato. O si trova qualcosa di simile per caratteristiche o in mancanza d'altro lo si lava sotto l'acqua calda (molta acqua) togliendo più inchiostro possibile, considerando che col tempo si sarà addensato e la sua rimozione totale quasi impossibile (che il feltro torni bianco...impossibile a meno di non usare cloro o sbiancanti...troppo complicato). 
Con l'occasione, una pulizia e lavaggio generale non guastano. Alla fine la stampante può tornare come nuova, essendo improbabili usure meccaniche o rotture fisiche delle parti. Bisognerà poi resistere alla tentazione indotta dalla pubblicità, alla tentazione che si prova quando si va al centro commerciale e se ne vedono tante in fila sugli scaffali.... la tentazione è forte... ma cosa comporta per l'ambiente e la società in generale consumare, buttare e comprare in continuazione? Pensateci bene e riflettete per dio! Alla prossima.

P.S. un utonto è felice. Ripeto: un utonto è felice.

lunedì 27 aprile 2015

Castelgarden XP 41 EL (manutenzione straordinaria)

Gli impegni di lavoro sono tanti, a volte inderogabili, e nel frattempo... l'erba in giardino cresce sino a raggiungere un altezza che la foresta pluviale amazzonica ci fa una sega. Viene il giorno che ci si decide di mettere mano al giardino e ci si rende conto dei mille problemi dimenticati e lasciati in disparte per altre stupidissime "priorità". Un rasaerba elettrico da 1300W, progettato appunto per rasare l'erba e non certo disboscare una jungla, si rivela insufficiente a tal punto da richiedere una piccola manutenzione. Il rotore fa fatica a girare affaticando il motore, le croste di erba risecchita sotto il vano lame appensantiscono la struttura assieme all'attrito delle rotelle di plastica ormai quasi bloccate. 
Stiamo parlando di un rasaerba Castelgarden XP41EL, prodotto da GGP Italy (di un paese chiamato Castelfrancoveneto in provincia di Treviso) e rivenduto da un certo GUSI (sempre nel Veneto a tradizione agricola). 
Non è certo un modello "professionale", concepito per piccoli prati "inglesi" tutti perfettini che sembrano sintetici, privi di erbacce e graminacee dure come l'acciaio, un modello abbastanza economico per farla breve. Il Corpo di supporto è interamente in plastica ed è dotato di un motore elettico ad induzione da 1300Watt  FEVILL Electric KFT mod KUC 752F7N13-P02 da 2800 giri al minuto (lento, troppo lento). 
L'apertura è estremamente facile e ciò significa facilità di manutenzione periodica. Con un cacciavite a stella si smonta la calotta superiore nera copri motore, fissata su un punto ed agganciata dalla parte opposta con un dentino a scorrimento che si aggancia al corpo di supporto. Una leggera trazione verso l'alto spingendo in direzione frontale ed il coprimotore viene su con facilità. Sotto scopriamo il motore ed il condensatore (tutti i collegamenti elettrici sono a fast-on per cui non serve tagliare nulla). Si scollegano i fili, magari segnando con un pennarello le corrispondenze in modo da ricollegare il tutto esattamente come era prima. Prima di togliere il motore, occorre smontare la lama. Un dado centrale tiene le lame ed un supporto plastico che assicura la ventilazione del motore (soffiando inevitabilmente nel tempo particelle d'erba all'interno del motore) e che va sfilato (è sufficiente tirare).
Dalla parte superiore si svitano 4 viti autofilettanti con testa esagonale ed il motore viene via (attenzione a non afferrarlo per gli avvolgimenti). Fare attenzione che le 4 viti sono avvitate con il tramite di 4 parti di plastica nera che presumo facciano da "ammortizzatore" o "cuscinetto" (segnare il loro alloggiamento). Non c'è altro da smontare (l'interruttore di sicurezza è ok per chi non vale la pena smontarlo). 
Come si può notare l'interno è ben invaso da residui, terra, foglie, erba e dio solo sa cos'altro (e forse qualche merdina dei cani che si sa non sotterrano la merda come i gatti). Con una spatola si rimuove l'erba secca, le croste di terra e tutta la sporcizia interna. Se si vuole esagerare...un panno umido per il verde che colora la plastica rossa. 
La manutenzione del motore: Ho provato a togliere le 4 viti Torx T30 che uniscono i due supporti a croce dei cuscinetti. L'intento era quello di pulire il tutto internamente e sostituire i cuscinetti (controllando l'eventuale formazione di ruggine). Niente da fare. Sembra che lo statore lamellare sia saldamente fissato ad incastro con delle specie di "chiodini" frapposti con il supporto esterno, per cui ho deciso di procedere solo con la lubrificazione dei cuscinetti....un abbondante innaffiata con un pò di Svit*l (nei cuscinetti) ed una notte ad agire hanno fatto un mezzo miracolo...solo mezzo, ma meglio di niente. Una bella soffiata con l'aria compressa ed il motore può tornare al suo posto. L'apertura totale non è impossibile ma la regola "ciò che funziona non si tocca" è d'obbligo. 
Le ruote:... sono di plastica con perno metallico filettato (rotazione ad attrito)... vanno leggermente "lubrificate" per renderle un pò più scorrevoli e pulite per evitare che i residui del taglio vadano ad appesantire la rotazione. Hanno tre fori dove possono essere montate, per "regolare" l'altezza di taglio...erba molto alta = altezza massima ovvero prato inglese  = altezza minima. 
Un ispezione finale per verificare se ci sono crepe o rotture sui supporti e si rimonta il tutto. 
La lama: va affilata un pò. Dopo anni a frantumare pigne, sassi, radici, terra ecc... si riduce ad uno schifo, non taglia più ma strappa, affaticando ulteriormente il motore che si scalda, brunisce lo smalto degli avvolgimenti ed è solo questione di tempo... il motore muore e di cambiarlo nemmeno a parlarne. Per affilarla...a mano con una lima da metalli, un flessibile con mola vetrata grana 80 o alla peggio con disco per taglio metalli. Si passa sul filo sino a togliere dentellature o parti pestate dai sassi. non serve un affilatura giapponese... basta che sia affilato al tatto senza badare tanto all'angolo di affilatura. 
Alcuni accorgimenti: Il rasaerba andrebbe pulito per bene appena terminato l'uso (e chi ci ha la forza dopo una giornata in giardino?) per evitare la formazione delle croste ed andrebbe riposto in luogo asciutto dopo averlo asciugato al sole (lo si adagia su un fianco al sole). 
Recensione gratuita: il ciottolo non è poi un disastro come credevo (compatibilmente con quello che ci si aspetta), seppure in presenza di tanti margini di miglioramento. Il corpo di supporto per essere irrobustito presenta delle "camere" vuote che si riempiono di tutto (dai ragni all'erba sminuzzata) rendendone un pò difficoltosa la pulizia. Il motore... è troppo lento, si affatica facilmente. Vale la pena eventualmente di farlo riavvolgere?? non lo so, dipende. Il costo si aggirerebbe dagli 80 ai cento euro, credo di più del valore dell'attrezzo... per cui forse è meglio pensare ad un motore da recupero preso magari da un altro con i supporti rotti. La lama...non guasterebbe una di qualità leggermente superiore a parità di fascia di prodotto. Di positivo ha che è silenzioso (93dB) ben al di sotto del rasaerba a scoppio del vicino di me***, con un motore Tupolev di fabbricazione sovietica in epoca della guerra fredda, acceso sempre nell'ora del riposo pomeridiano o al mattino presto, bastardo! Alla prossima. 

P.S. il grillotalpa non rode. Ripeto: il grillotalpa non rode.