venerdì 14 febbraio 2014

Riparazione alimentatore switching A15D2-05MT

Un componente da pochi centesimi può mandare in tilt un intera rete di computers. Mi ero accorto che qualcosa non andava ma avevo addossato la colpa al provider, il quale visto come lavora non è sbagliato in quanto statisticamente è proprio lui a non fare il suo dovere come da contratto. Apro il vano che ospita la sala servers e il problema salta all'occhio... lo switch è spento! Come osa? E' nuovo, ha solo 5 anni e si permette di suicidarsi così?? Vediamo... una rapida prova col tester ed il colpevole è immediatamente individuato...l'alimentatore. Statisticamente sono quelli che saltano dopo un pò che sono in funzione 7/7 24/24. Posso immaginare già quale sia il problema... il solito condensatore in uscita che si gonfia, ingrassa e poi...infarto! L'alimentatore è un AK II mod A15D2-05MT da 5 volts 2,5A. Il circuito non è di quelli minimali cui siamo abituati da un pò, dopo l'invasione nei mercati da parte dell'oriente, ma non proprio di quelli "professionali", una via di mezzo dai. Un ponte raddrizzatore KBP208G il solito trasformatore ad alta frequenza, il solito transistor su alettta, un optoisolatore per il feedback, due diodi in uscita ecc.ecc... uno step down classico. Il guasto è evidente, lo si nota dal rigonfiamento  del condensatore di uscita.... un tuffo nello scatolone dei condensatori low ESR che da anni aspettano di essere classificati e se ne cerca uno uguale, o quasi, basta che stia dentro il contenitore che per fortuna ha delle dimensioni generose e sovradimensionate.  Mezzoretta e lo switch ritorna a fare il suo dovere. Temo che tra un pò dovrò intervenire anche sugli alimentatori dei telefoni IP... Alla prossima.

P.S. le pillole blu sono amare. Ripeto: le pillole blu sono amare.

martedì 4 febbraio 2014

Riparazione cavatappi da sommelier

E' un pò che il kit apri bottiglie, rotto, se ne sta in un angolo, in attesa del suo turno. Il kit comprende l'apribottiglie (il mio è uguale a quello che si trova su wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Cavatappi) con la lama taglia capsula ed il verme per l'estrazione dei turaccioli, un tappo per versare, un salvagoccia ed il tappo di chiusura per le bottiglie lasciate a metà (caso estremamente raro quando la compagnia è buona e ci si diverte a tavola). Il manico in legno del cava turaccioli si è scheggiato e va sostituito, giusto per evitare di incollare i pezzettini e sfruttare allo stesso tempo l'occasione per personalizzare l'oggetto. Le due metà di legno (nessuno vieta di usare altri materiali) sono incollate al metallo e dei piolini di ottone ribattuto fanno il resto. Il perno della vite (o verme come la chiamo io) invece  non è di ottone in quanto deve sopportare lo sforzo che si fa all'apetrura della bottiglia facendo leva con il doppio dente di appoggio al collo della bottiglia. 
Per la sostituzione basta procurarsi due pezzettini di legno, a scelta, pregiato o di recupero, l'importante è che sia abbastanza duro da resistere a lungo anche in caso di utilizzo intenso (gli ubriaconi sono avvisati). Dopo la sagomatura, che sarà leggermente più ampia della base in metallo, si procede con i fori e successivamente con i perni che andranno ribattuti per farli stare al loro posto (quelli che non sono passanti hanno una funzione più estetica che di tenuta vera e propria). A fissaggio ultimato si rifilano le parti del manico e dei perni in eccesso (a mano con carta vetrata) ed il gioco è fatto, niente di particolare, spero...., devo ancora iniziare a procurarmi i materiali, perni in ottone ed in acciaio, ribattere, rifilare, tingere ed incollare.... facile a parole, vedremo se sarà davvero facile o no, devo solo trovare il tempo per procurarmi i materiali e procedere con la lavorazione. Vedremo...non lo so, alla prossima.  

P.S. gli occhi sono inutili se la mente è cieca. Ripeto: gli occhi sono inutili se la mente è cieca.

domenica 2 febbraio 2014

Sigarette fai da te (parte 20 rigenerare eGo CEx Phantom)

Il Phantom (CE4) è attualmente l'atomizzatore che uso maggiormente e che di conseguenza consumo di più. Al ritmo delle mie svapate continue, mi dura una, al massimo due, settimane. Non è della categoria "rigenerabili", ovvero fa parte delle serie di atomizzatori usa e getta (dopo due o tre ricariche), il che mi rattrista molto proprio perchè a quella pratica ho dichiarato guerra totale su tutti i fronti a tal punto di modificare le mie abitudini e stile di vita. La sostituzione della resitenza è una pratica sconsigliabile (ci ho provato naturalmente). Oltre al filo resistivo (che si trova facilmente) occorrerebbe anche agganciare dei terminali a saldare nel corpo metallico dell'atomizzatore ed a "crimpare" verso la parte incandescente (sono dei tubicini sottilissimi apparentemente irreperibili in rete). Il filo resistivo non si può stagnare (non si attacca proprio) e la parte terminale serve anche a concentrare l'incandescenza solo dove serve (la molla per capirci) e non lungo tutti i collegamenti, essendo di diametro maggiore. Per tali ragioni, sino a poco tempo fa, una volta che l'atomizzatore iniziava a restituire un saporaccio di bruciato oppure ad emettere una quantità infima di vapore, veniva gettato per la gioia dei mafiosi del "secco non riciclabile". Una soluzione poteva essere quella del Dry-burn, ovvero il tentativo di bruciare le croste che si formano sulla resistenza. E' una tecnica poco efficace, che comunque non libera il wick dalle impurità, che di conseguenza non assorbe più il liquido come dovrebbe... Allora?? in rete ho trovato una soluzione che però, complice la pigrizia di tanti blogger superficiali, frettolosi ed imprecisi, può essere migliorata (grazie comunque per aver condiviso l'idea). 
Tempo fa, temevo per la delicatezza delle resistenze che però, da alcune prove pratiche, si sono rivelate più robuste di quanto pensassi (almeno per il tipo di atomizzatore qui trattato). Ho visto che il wick si può sfilare dalla resistenza (incrostazioni permettendo) e che è possibile infilarne uno nuovo di zecca, riportando l'atomizzatore a "nuovo" o quasi. Vediamo come e vediamo i passi da seguire:
A) Attrezzi necessari: per i meno attrezzati basta una graffetta, un bicchiere di acqua tiepida, un "infila fili" da cucito nella cruna degli aghi (non so esattamente come si chiama) e naturalmente il wick da 1mm (quello sottile). Per i più "sboroni", utile un microscopio usb (anche quelli "cinesi da pochi euro) o una webcam modificata per ispezionare la resistenza, un gancio ad uncino per abbottonare i materassi (ce l'ho, di recupero ovviamente, trovato in un cassetto di un comodino gettato in discarica), un filo metallico di quelli usati per i sacchetti o per legare le viti in agricoltura, una batteria eGo funzionante ed una rotta (basta l'attacco filettato), un tweezer a punte sottili (di quelli che si usano in elettronica) ma anche uno spillo o un ago potrebbe andare bene. 
B) Procedura: è più semplice di quanto sembri. Qui la espongo in modo completo, ma una volta presa la mano è un gioco da ragazzi. Metto anche delle foto (carrellata alla fine) per capire meglio e per vedere come non tutte le resistenze sono uguali (dipende anche dal tipo di usura, dal tipo di aroma abitualmente utilizzato ecc...)
1) Togliere il tappo superiore: si infila la graffetta o qualsiasi attrezzo appuntito del diametro giusto, nel foro di ricarica e si fa leva leggermente sino a sfilare il tappo superiore (quallo dalla parte opposta al corpo metallico). Sconsiglio di infilare l'attrezzo nell'apertura da dove si vede la resistenza, per evitare di danneggiare ques'ultima che deve rimanere integra. Nel fare leva nel foro di ricarica, occorre stare attenti a non danneggiarlo allargandolo o peggio strappando la gomma siliconica che non potrà garantire la tenuta del liquido aromatizzato all'interno dell'atomizzatore. 
2) Lavaggio: buttare il tutto in un bicchiere di acqua calda. Questo per ammorbidire la colla che tiene il tubo trasparente attaccato al corpo metallico, facilitando le operazioni che seguono.
3) Smontaggio del tubo trasparente (tank): si aggancia il cartomizer ad una batteria fuori uso e lentamente e lentamente e delicatamente e....occhio dai... si sfila dalla sede il tank trasparente (dovrebbe restare un pò di colla attaccata al tubo... se non è seccata ci servirà al rimontaggio). Asciugare per bene con una buona carta assorbente il wick ed ispezionare la resistenza con un microscopio per verificarne lo stato. 
4) Togliere il wick: si taglia un lato in prossimità della scodella ceramica. Dalla parte rimasta, delicatamente si sfilaccia il filo e si inizia a tirarne uno alla volta se ci si trova in presenza di incrostazioni. Per atomizzatori poco usati si può tirare anche tutto il wick, magari avendo accortezza di farlo ruotare nel senso in cui è avvolto al fine di diminuirne il diametro e così poter scorrere meglio. Non ci si deve preoccupare molto se la molla (la parte avvolta della resistenza) si schiaccia in quanto è un materiale abbastanza elastico (ovvio che occorre tirare con delicatezza) che torna "al suo posto. Vedremo in caso di schiacciamento eccessivo come eventualmente sistemarlo. Nelle foto in calce si vedono anche i residui di fibre che restano inevitabilmente intrappolati nella spirale dopo la rimozione del wick. Si vedono inoltre i wick imbevuti di aroma e puliti con l'acqua calda. 
5) Bruciatura residui: meglio, in questa fase, bruciare i residui sulla resistenza ma si può fare anche prima del punto precedente (sarà un operazione più lenta in quanto si scalderà anche il wick incrostato). Alcuni residui dovrebbero diventare bianchi (grigio chiaro) e con un pò di aria compressa staccarsi dal filo (vedi in calce alcune foto dove si notano i vari livelli di pulizia dalla cenere). Questo dipende molto dal tipo di aroma abitualmente utilizzato. Alcuni di essi sono caramellosi e formano delle croste nere difficili da togliere, mentre altri si inceneriscono e sono più facili da eliminare. Ad ogni modo, si collega l'atomizzatore ad una batteria buona e si pigia il pulsante sino a far diventare incandescente la resistenza (senza wick diventerà rossa più rapidamente). Dei colpetti da tre o quattro secondi per una serie da 5 o 10 riscaldamenti dovrebbe produrre un buon risultato (vedi foto in calce). Ovvio, se la resistenza non si scalda o il contatto è andato o la resistenza è interrotta.....pazienza, buttare.  Se, appena la resistenza diventa rossa, si inizia a soffiare, staccando la batteria e continuando a soffiare, l'ossigeno apportato continuerà a tenere viva la brace che continuerà a bruciare tutta l'incrostazione.
6) Eliminazione dei residui: si prova con tutti i mezzi a disposizione a pulire la resistenza dai residui di fibra, dalle incrostazioni o dalla cenere. Con la pinzetta si eliminao le fibre, con l'acqua e successiva bruciatura si eliminano le croste, con l'aria compressa si spazza via (almeno in parte) la cenere. Una passata, con estrema delicatezza, sulla superficie della resistenza fa miracoli (usare l'ago, lo spillo, la pinzetta ed aiutarsi con il microscopio per verificare l'efficazia della pulizia). Se si è fortunati la resistenza torna come nuova, altrimenti....quasi nuova. L'occasione è buona anche per allineare la resistenza nel senso delle scanalature della scodella ceramica.
7) Sostituzione wick: infilare all'interno della spirale il ferretto preventivamente piegato all'estremità per 3 o 6 millimetri in modo da formare un asola nella quale andrà infilato il nuovo wick. Una volta infilato il wick e piegato a metà (deve essere lungo 10 centimetri piegato in due in modo da formare 4 "baffi" da 5 centimetri circa) si tira indietro il ferretto che si porterà dietro il wick. Si tira fuori in modo da far sporgere di 5 centimetri circa parte per parte. Si sgancia il ferretto (o si taglia il wick come si preferisce) e si controlla lo stato della molla. Con la pinzetta io preferisco allargarla e fare in modo che occupi tutta la larghezza della scodella ceramica.... più area di contatto, più vapore, meno incrostazioni (credo....ci voglio credere). Cerco anche di separare eventuali spire attaccate che fanno corto e non si scaldano.
8) Rimontaggio tubo. Si infila il tubo trasparente (cercare il segno della colla ed infilarlo nello stesso modo in cui era) girandolo in modo che il wick non si incastri tra esso e la parte metallica. Meglio se le parti terminali del wick vanno a pesacare all'interno. Alcuni residui di colla e l'o-ring siliconico dovrebbero assicurare la giusta tenuta per evitare fuoriuscite di liquido. Meglio se si spalma un pò di colla liquida per la carta, togliendo gli eccessi esterni prima che indurisca. NO Attack!!
9) Infilare il tappo: Si rimonta il cartomizer su una batteria guasta (o disattivata) per evitare che il piantone centrale che sorregge la scodella ceramica si sfili nella parte inferiore. La batteria non va avvitata del tutto ma si lascia mezzo millimetro di tolleranza per permettere al piantone di uscire un ò (di poco altrimenti non tiene più), giusto quello che basta per assicurare il contatto con batterie avvitate troppo e che hanno il contatto ribassato.  
Attenzione ai tappi - io ne ho trovato di due tipi per i cartomizer V2 e V3. Uno presenta in prossimità del foro centrale un rialzamento cilindrico e la parte inferiore si incastra nella scodella con una sede piatta, mentre il secondo superiormente è fatto a cono rovesciato con sotto una sede diversa ad incastro. Entrambi i modelli (preferisco il secondo che evita il ristagno di condensa) nella parte inferiore hanno una scanalatura in prossimità del diametro. Serve ad evitare di schiacciare il wick e permettergli di "respirare" ovvero di permettere il trasporto del liquido per capillarità. Se si pigia troppo è comunque possibile schiacciare il wick. Ci si accorge quando l'atomizzatore restituisce il tipico sapore che si percepisce verso la fine del liquido quando in realtà l'atomizzatore è pieno. Se si pigia troppo basta risollevarlo un pò, assicurandosi sempre che la scodella resti infilata nel tappo, altrimenti perderà liquido dalla parte superiore. 
10) svapare felici: perchè? La prima impressione è quella di un cartomizer nuovo di palla. Ottimo. Il nuovo wick quando si imbeve aumenta un pò di volume e va a toccare perfettamente la resistenza, ottima resa, boccata piena e sapore al 100%. Ma sono felice anche per altri motivi. Per aver risparmiato più di tre euro l'uno (ne ho rigenerato 10, risparmio di quasi trenta euro...non male per un oretta di "lavoro"), per aver contribuito a non ingolfare le discariche, per aver evitato di pagare un assurda super tassa al 58% che nemmeno i generi di extra-lusso. Già, qualcuno, un vero genio ed un nobel mancato addirittura, aveva pensato di introitare con una super tassa e "sistemare" l'economia, ma almeno da me (e non solo l'unico) è stato ottenuto l'effetto contrario. In condizioni normali, di quieto "benessere" economico, forse avrei dedicato questo tempo a cose più utili alla società ed avrei arricchito fisco, importatori e rivenditori. Così invece, ho impoverito un commerciante (ma non mi sento in colpa per questo, mors tua vita mea) ed ho versato meno tasse (zero) di quante ne avrei versate quando l'iva era ancora al 22%.  Bel risultato di una politica del menga. Ecco, occorrerebbe spiegarlo ai due dementi che se la sono inventata, idioti. Ora aspettiamoci che vietino il fai-da-te per "rilanciare i consumi", teste di caxo! Alla prossima.

P.S. il nono nano e il gondoliere hanno freddo. Ripeto: il nono nano e il gondoliere hanno freddo.
P.P.S. ecco le foto























sabato 1 febbraio 2014

Sigarette fai da te (parte 19 - ego UFO atomizer)

Sono ormai più di quattro anni che ho smesso di fumare 1.0, alla facciaccia di quelli che denigrano le sigarette elettroniche come inutili ed addirittura dannose. Respiro meglio e spendo meno, forse è questo il problema che disoccupa multinazionali del tabacco e industrie farmaceutiche. Ormai credo di aver provato tutti o quasi i modelli in commercio, ad esclusione di quelli che considero o troppo costosi, o troppo ingombranti o frutto solo di campagne di marketing partorite da dementi in astinenza di crack.. Da tempo mi sono attestato ad usare i serbatoi ego Phantom, ma ultimamente mi hanno segnalato gli atomizzatori ego UFO. Hanno la particolarità di avere la resistenza intercambiabile e per un T-rex dalle braccine ultracorte come me che combatto da sempre il consumismo, gli sprechi, l'usa e getta, sembra una manna dal cielo. Già ad oggi il risparmio è notevole, liquidi fatti in casa, rigenerazione degli atomizzatori con pulizia, sostituzione della resistenza e/o del wick... godo come un riccio quando i soldini restano in tasca mia per essere impiegati in altre cose ben più nobili ed importanti. Complice poi l'assurda imposizione dell'IVA sui prodotti correlati alle sigarette elettroniche, la rigenerazione diventa d'obbligo. A proposito, vi ricordate chi sono stati quei due illuminati a proporre la super-tassazione? io si e vi assicuro che non me lo dimenticherò mai e che mai perderò occasione per boicottare loro e quel branco di idioti che li hanno aiutati a mangiarci la vita, siate stamaledetti per i secoli dei secoli voi, i vostri figli ed i figli dei vostri figli sino alla quinta generazione.
Torniamo a noi. Le prime impressioni non sono state entusiasmanti ma non voglio elencarle. L'esperienza infatti mi ha insegnato molte cose. L'esperienza dello svapo è estremamente mutevole in base a numerosi fattori il cui manifestarsi determinano il successo o insuccesso. Il sapore  e l'impressione generale che determinano alla fine la qualità dello svapo, variano notevolmente al variare de:

  • il tipo o la percentuale di glicerina
  • la percentuale di aroma in diluizione
  • la tensione di alimentazione
  • il valore della resistenza
  • il tipo di wick
  • la temperatura
  • le incrostazioni o meno sulla resistenza
  • la quantità di vapore prodotto 

Tutte le combinazioni di questi fattori, e sono molte, incidono in modo enorme sui risultati, per cui provare al volo un nuovo tipo di atomizzatore può dare impressioni diametralmente opposte a seconda delle variabili elencate. I fattori maggiormente determinanti sono la tensione di alimentazione e la resistenza, per cui consiglio sempre di acquistare le ego VV battery, le batterie a voltaggio variabile da 1100mAh, quelle con la rotellina in fondo che permette una variazione continua e non a gradini preimpostati. Costano un occhio ma l'investimento vale la pena. Purtroppo non tutti gli atomizzatori dello stesso tipo sono uguali, anzi. Può capitare un atomizzatore nuovo che non si capisce perchè produce un saporaccio schifoso ed un altro della stessa scatola che dura per settimane...mistero. Per tali ragioni non me la sento per ora di esprimere un giudizio in merito ma mi riservo di provare e sperimentare.
Il modello in questione ha la resistenza sostituibile. Basta allentare due micro viti ed infilare quella nuova che la si può acquistare già pronta o auto-costruire procurandosi i materiali. Al primo ordine è consigliabile di acquistare anche delle vitine di ricambio (si sa mai, che sono dei grani da orologiaio) e dei gommini per il bocchino. Quest'ultimi vengono forati ed a forza di mettere e togliere inevitabilmente si usurano e deteriorano. La ricarica è immediata. Si riempie il bocchino con la boccetta ad ago. Anche se la capienza è inferiore a quella del Phantom, direi che si può accettare il compromesso. Che altro? niente al momento ma aggiornerò questo post se mi viene altro da dire sull'argomento. Alla prossima.

P.S. il tubo è intasato e la paglia scotta. Ripeto: il tubo è intasato e la paglia scotta.