sabato 30 novembre 2013

Britkek reinventa la ruota per le biciclette: senza camera d'aria

...vojo...

mercoledì 13 novembre 2013

Illuminazione a microled

Da un giro presso il vivaista, presso il qiuale mi ero recato per l'acquisto di alcuni olii essenziali per l'ufficio, me ne esco come al solito con qualcosa che funziona ad elettricità... è un vizio, non posso farne a meno. In prossimità delle casse trovo dei pacchettini con delle luci a led un pò particolari. Un filo sottilissimo con intervallati dei led bianchi (disponibili in due tonalità, luce calda o fredda), microscopici, probabilmentre SMT affogati in una resina trasparente (mmm...no buono...non sono sostituibili se si guastano). Venduti come decorazione di natale... ma perfetti per illuminare l'interno dell'armadio...presi! e vaffanchiulo al natale. 
Funzionano con tre batterie AAA che presumo, dato lo scarsissimo uso (la luce sta accesa solo pochi secondi) dureranno più di un anno. La scatolina che contiene le batterie l'ho fisssata con del nastro bi-adesivo ed i fili fissati nella parte superiore con del nastro da mascheratura, rimovibile che non lascia residui sul legno se lo si deve togliere. Date le dimensioni ridottissime, i fili ed i led non danno fastidio nell'entrare ed uscire con le grucce porta abiti e la luce calda è sufficiente per illuminare l'interno. Ecco un paio di esempi che mostrano la differenza:

Ma... sto già pensando ad una modifica... se mi dimentico la luce accesa? No problem. Un timer con un 555, una manciata di componenti, un pulsante ed il gioco è fatto. Investimento zero.
Comunque, l'effetto è gradevole e rende l'armadio simile a quelli che si trovano pubblicizzati nelle riviste di arredamento a prezzi stratosferici (almeno così mi piace pensare). Me la sono cavata con 9 euro (una coppia), così oltre ad aver reso felice un cinese, metto da parte il progetto di riutilizzare il neon che retroillumina gli schermi LCD (quelli un pò datati che faccio a pezzi ovviamente)...e lo piazzo in bagno sopra lo specchio (luce bianchissima, pefetta per quando ci si fa la barba). Ok, anche questa è andata. Alla prossima.

P.S. la barca è nel porto. Ripeto: la barca è nel porto.

lunedì 11 novembre 2013

DIY paper brick - osservazioni

carta, carta e trucioli di legno, cartone
Nei ritagli di tempo, fra una compilazione ed un reboot, sto portando avanti il progetto dei mattoncini di carta da bruciare nella stufa. Uno al giorno, in previsione della sua attuazione nel 2014 per il prossimo inverno. Perchè non questo inverno? E' facilmente intuibile.... una massa di carta bagnata, 22x8x10cm, in assenza di fonti di calore adeguate (magari quella gratis del sole), impiega parecchi giorni prima di asciugarsi completamente. Il tempo di essiccazione varia in funzione del tipo di carta impiegata e della compattezza ottenuta nella pressa manuale utilizzata per compattare il tutto. Al momento ho compattato carta da quotidiano, carta dei rotoloni, cartone da imballaggio (quello marrone). Le differenze sono evidenti come visibile dalla foto (da sinistra carta uso ufficio a fettuccine + fazzolettini, carta di giornale e trucioli di legno, cartone da imballaggio).
La carta da giornale: macerata per pochi minuti, giusto il tempo che assorba l'acqua, è un pò meno compatta della carta degli "asciugoni" (quelli in rotolo). Se la carta da giornale viene lasciata al macero per qualche giorno e poi "frullata", assume la consistenza della creta, una pasta malleabile che una volta indurita risulta dura quasi come il legno. E' interessante il fatto che aggiungendo alla pasta della colla vinilica si possono ottenere oggetti lavorabili, modellabili e sufficientemente duri da pensare ad utilizzi altenativi (si chiama cartapesta). E' meglio se, prima di bagnarla, la si riduce "a tagliatella" con un macina documenti, così le varie striscie si mescolano e si legano l'un l'altra ottenendo una massa più compatta e manipolabile senza che si rompa, sia durante la produzione che per lo stoccaggio.
Il cartone ondulato: l'esperimento è in corso.  Credo che il cartone da imballaggio contenga una blanda qualtità di colla (specialmente quello ondulato o a nido d'ape) e probabilmente una sostanza impregnante atta ad evitare che con la pioggia lo scatolone si sciolgain breve tempo. Non ho elementi per poter affermare la presenza di particolari trattamenti ma ho osservato che l'assorbimento rispetto alla carta da giornale è più lento. A mio avviso è un materiale da preferire (ampiamente disponibile) e credo migliore per ottenere una pasta omogenea, marrone, dura come il legno. Se utilizzato per la combustione, è da evitare il cartone plastificato, quello delle confezioni patinate o peggio il tetrapack (con l'alluminio). Va in ogni caso spezzettato ed il tempo di bagnatura deve superare il paio d'ore, per dare il tempo agli strati ondulati di staccarsi, così poi si "legano" fra loro quando li si compatta. Prima di compattare i pezzettini, mescolare energicamente e strizzare un pò con le mani per piegare la carta in forme irregolari.
La carta in rotoloni: ce ne sono di molti tipi, quelle in cellulosa purissima (dicono), quella ovattata, quella "soffice"... secondo me è la migliore, ma occorre tenere conto che viene utilizzata anche con detersivi ed in ogni caso è "sporca" in base al liquido con cui è stata usata (vino, latte, caffè, pomodoro, uovo....). Si ottiene un mattone molto compatto che tende però una volta asciugato a disfarsi facilmente. Sicuramente brucierà più velocemente ma non so ancora se il calore rilasciato sarà sufficiente per scaldare a sufficienza.  
L'aciugatura: ottenuto il mattone, se lo si asciuga sopra il termosifone in questo periodo che il riscaldamento è acceso un paio di ore al giorno, dopo 24 ore appare asciutto all'esterno, più leggero ovviamente. Basta aprirlo in due per rendersi conto che l'umidità è ancora presente anche a distanza di qualche giorno. Presumo che sotto un sole di luglio-agosto, in un paio di giornate sia possibile ottenere una mattonella perfettamente secca, anche meno se riuscirò a costruire l'essiccatoio per le verdure. Per migliorare il processo di asciugatura, basterebbe produrre delle mattonelle più piccole o magari forate come i mattoni da costruzione. In rete si trovano un infinità di soluzioni auto-costruite, tutti con pro e contro molto interessanti. 
L'acqua di risulta: è ovviamente sporca ma recuperabile in periodo estivo con un evaporatore a condensazione. Si otterrà acqua pulita, ideale per innaffiare l'orto o le piante ornamentali. Quella che risulta dalla carta da giornale è grigia (per effetto anche dell'inchiostro che inevitabilmente si discioglie), mentre quella del cartone è meno "contaminata" ma in ogni caso da distillare per evaporazione (si sa mai cosa ci mettono durante il processo di produzione). E per i "fanghi residui" dell'evaporazione? Quello sì è rifiuto, secco non riciclabile (ma non ci scommetteri tanto) che va smaltito tramite i normali canali di trattamento. 
Quando iniziare? E' ovvio che tutta l'attività di produzione dei mattoncini va prevista nel periodo estivo, quando fa caldo e c'è sole in abbondanza... da maggio ad agosto ed oltre se il clima lo permette. Ma iniziare con un mattone al giorno nel periodo invernale, si ha anche il tempo per essiccare per bene il materiale...più secco è, meglio brucia e più calore produce.
Post in aggiornamento... alla prossima.

P.S. carta canta, villan dorme. Ripeto: carta canta, villan dorme. 

venerdì 8 novembre 2013

DIY Paper brick

Ebbene si, anche io e allora? Durante un giro su "ebai" ad acquistare l'impossibile (rigorosamente da moddizzare, in futuro, ne parlerò) mi capita di cliccare sulla pressetta in metallo per recuperare la carta straccia e produrre dei mattoncini da bruciare nella stufa. Da tempo ci pensavo, tanto che ne avevo regalata una al mio scoiattolo, in preda alla preoccupazione circa il costo della legna. Visto che fai la differenziata, ti rendi conto di quanta carta butti nel bidone e quanto paghi per fartela portare via? In effetti, dato che quella carta in gran parte finisce negli inceneritori (checcè ne dicano io non ci credo che la riciclino) è meglio bruciarla in casa, in attesa di affinare l'attrezzatura per recuperarne la cellulosa e prodursi i fogli che tanto danno un tocco di classe ai biglietti di auguri ed alla corrispondenza 1.0 (vedremo).  Mi piace. Presa! Se funziona, presto faccio a costruirmela in casa, magari con un attuatore lineare di recupero... ci sto già pensando in verità. 
Come primo esperimento, prendo una bacinella di plastica, vinta ad una pesca di beneficenza che a forza di prendere biglietti l'avrò pagata uno sproposito, e la riempio di acqua bollente. Dall'ufficio prendo il cestino che sta sotto il trita documenti... è pieno e metto le fettuccine a bagno. Sono certo che è tutta carta "buona", priva di pezzi di plastica, a parte il toner. Dopo un paio d'ore (senza aspettare che maceri per bene) la metto dentro la pressa e pigio. Un cestino pieno non basta per riempire il vano che dovrebbe produrre il mattone... devo recuperarmi altra carta da buttare. Opto allora per il cestino che contiene la carta dei fazzolettini in cellulosa e della carta in rotoloni per le pulizie (qui la differenziata si fa in modo davvero spinto, c'è un bidoncino per tutto). A bagno anche quella e poi...carico e pigio per far uscire tutta l'acqua residua...tutta... quella che si può. Durante il procedimento (che non è ancora terminato), mi vengono in mente un giga-trilione di domande... Allora... per un mattone servono due cestini pieni di carta straccia... ma... quanti quotidiani? quanto durerà un mattone a bruciare nella stufa? Sono certo che ha un buon potere calorifico, ma quanto dura?? la sua durata durante la combustione dipende da quanto si pressa il mattoncino?? e quanto tempo ci vorrà mediamente per essiccare per bene un quarello di carta bagnata? e quanta energia occorrerà per seccarlo del tutto?? Il toner della carta stampata è plastica fusa... produrrà dei vapori tossici?? e l'inchiostro della carta da giornale... i pigmenti che lo compongono sono tossici se bruciati? (atteso che ormai il piombo dovrebbe essere scomparso dalle rotative). E per superare un inverno nemmeno tanto rigido, diciamo tre mesi, quanti mattoncini dovrò produrre? Quanto tempo ci devo dedicare durante l'estate per riuscire a scaldarmi per tutto l'inverno?? La carta che sembra plastificata delle confezioni (ad esempio della pasta o dei medicinali), va bene bruciarla nella stufa? E le riviste patinate (i settimanali per capirci) sono plastificati? che trattamento hanno? è salutare bruciarli?? Ma perchè non me ne frego? Vengono solo a me questi dubbi e queste domande? Sarò mica un ingegnere a mia insaputa? 
Tutte domande che complicano la vita alle persone sensibili e scrupolose. Da una rapida googlata in rete nei siti "ecologici" che parlano di riciclo, "ri-uso", "ambiente" e "stile di vita green", si scopre che le domande ed i dubbi in merito non sono nemmeno presi in considerazione, nemmeno l'elemento "tempo libero" sotratto alla vita è dibattuto, segno che molti siti che si riempiono la bocca di ecologia ed ambiente in realtà sono solo ed unicamente dei ricettacoli di click pubblicitari pagati da inserzionisti incauti e creduloni. Perfetto, come volevasi dimostrare. Le informazioni che si trovano sono per la maggior parte inutili, compresi quelli di certe massaie che scrivono post superficiali solo per promuovere il loro miracoloso libro di economia domestica del piffero.
Personalmente, voglio pensare al cartone, ai trucioli di legno ed alla segatura (residuo di lavoretti domestici di falegnameria) da mescolare al fogli di quotidiano...dovrebbe funzionare bene e c'è solo da sperimentare le percentuali e la compattezza. L'obiettivo è un mattone che bruci non troppo lentamente e che rilasci comunque calore per la notte.
C'è da aggiungere una semplice considerazione finale. Sottrarre agli "eco-centri" che "gestiscono" i "rifiuti" del materiale che vorrebbero chiamare "rifiuto" è antieconomico secondo il punto di vista di una certa politica del menga in voga di questi tempi. Ma, tecnicamente, il "rifiuto" è tutto ciò che non si può ricilare e bruciare non è riciclo, casomai è ri-uso. Possiamo dimostrare come il 99% dei materiali di scarto si possono riciclare, molti di loro si possono riciclare in casa o tramite piccole cooperative controllate dal basso (altrimenti diventano dei centri mafiosi di riciclo sì ma di soldi)  Francamente trovo sciocco bruciare la carta che in realtà è materia prima, ma dato che è roba mia, l'ho pagata cara, il gas costa due mensilità all'anno e vivere al freddo non è una bella esperienza... che ca**o faccio di male se alimento la stufa con la mia carta? il CO2?? ma per piacere! Diciamo la verità... molte municipalizzate che raccolgono in convenzione la differenziata non riciclano un caxo! Raccolgono e vendono alle riciclerie vere, ecco perchè promuovono la "differenziata" ma solo di roba pulita, distinguendo anche i tipi di carta....raccolgono e vendono, e la separazione tocca a noi altrimenti sono multe! Ah si? lascia fare a noi allora che siamo addestrati a trovare soluzioni. Sto pensando di riciclare anche la carta igienica usata, e allora? è roba mia, mica la devo vendere. E poi mi ci ha costretto la politica fallimentare di certi idioti diversamente illuminati ed ignoranti a diventare quello che sono, sicuramente non colpevole, vostro (dis)onore. Ok, farneticazioni superficiali a parte, credo di aver già allarmato abbastanza l'agente pack di turno, me ne torno alle mie cose e vaffanchiulo a tutti gli unani di m*rda. Alla prossima.

P.S. lo scarico è aperto ed il liquame è pronto. Ripeto: lo scarico è aperto ed il liquame è pronto.