venerdì 27 dicembre 2013

Hoover DIVA (again!)

A volte ritornano. La riparazione (una e due) al supporto meccanico ha tenuto bene (magica colla epossidica bi-componente!). Stavolta però è un problema elettrico. L'aspirapolvere va a scatti, si accende a volte e si spegne da solo... è nevrotico....un agonia!. Il cavo di alimentazione si è interrotto in prossimità del fissacavo...pizzicato, a comprova della scarsa qualità del prodotto, figlio di un assemblaggio poco accurato. La soluzione è semplice, non fosse che ho dovuto aprire col *remel (un clone, mica l'originale che diamine!) il cover incollato che faceva da tenuta "meccanica" al pessimo incastro del manico. Plastichetta. 
Ora, tagliando la parte superiore che copre la parte elettrica, il ciòttolo si è sicuramente indebolito e presto ritornerà all'ovile. L'attrezzo è equipaggiato con una leva di selezione del percorso dell'aria... solitamente, quando la si sposta, si tiene l'altra mano sul manico. Il risultato? stress meccanico che provoca la rottura della scopa... è inevitabile, proprio in qquel punto. Ora che ho tagliato parte del cordone di colla che saldava l'involucro (per aumentare la superficie meccanica di resistenza), presto si romperà in modo irreparabile.  Sto seriamente pensando di ricostruire l'intero involucro con un tubo di scarico delle acque grigie che si usa in edilizia. Dovrebbe avere il diametro giusto per il motore. Recupero il meccanismo che convoglia l'aria alla bocchetta di aspirazione superiore, recupero il regolatore di velocità ed il resto.... di legno, dato che ho una certa pratica anche con la falegnameria...(non sono "ingegniere" per fortuna). Sarà dura ricostruire l'alloggio del filtro in stoffa e del filtro HEPA ma credo che ce la posso fare, ci credo... quindi lo farò....nulla è impossibile... è solo questione di tempo, o di una buona stampante 3D... in preventivo.... maledetti clienti, pagassero puntuali.... bastardi! Alla prossima. 

P.S. il caco è strafatto. Ripeto: il caco è strafatto. 

mercoledì 13 novembre 2013

Illuminazione a microled

Da un giro presso il vivaista, presso il qiuale mi ero recato per l'acquisto di alcuni olii essenziali per l'ufficio, me ne esco come al solito con qualcosa che funziona ad elettricità... è un vizio, non posso farne a meno. In prossimità delle casse trovo dei pacchettini con delle luci a led un pò particolari. Un filo sottilissimo con intervallati dei led bianchi (disponibili in due tonalità, luce calda o fredda), microscopici, probabilmentre SMT affogati in una resina trasparente (mmm...no buono...non sono sostituibili se si guastano). Venduti come decorazione di natale... ma perfetti per illuminare l'interno dell'armadio...presi! e vaffanchiulo al natale. 
Funzionano con tre batterie AAA che presumo, dato lo scarsissimo uso (la luce sta accesa solo pochi secondi) dureranno più di un anno. La scatolina che contiene le batterie l'ho fisssata con del nastro bi-adesivo ed i fili fissati nella parte superiore con del nastro da mascheratura, rimovibile che non lascia residui sul legno se lo si deve togliere. Date le dimensioni ridottissime, i fili ed i led non danno fastidio nell'entrare ed uscire con le grucce porta abiti e la luce calda è sufficiente per illuminare l'interno. Ecco un paio di esempi che mostrano la differenza:

Ma... sto già pensando ad una modifica... se mi dimentico la luce accesa? No problem. Un timer con un 555, una manciata di componenti, un pulsante ed il gioco è fatto. Investimento zero.
Comunque, l'effetto è gradevole e rende l'armadio simile a quelli che si trovano pubblicizzati nelle riviste di arredamento a prezzi stratosferici (almeno così mi piace pensare). Me la sono cavata con 9 euro (una coppia), così oltre ad aver reso felice un cinese, metto da parte il progetto di riutilizzare il neon che retroillumina gli schermi LCD (quelli un pò datati che faccio a pezzi ovviamente)...e lo piazzo in bagno sopra lo specchio (luce bianchissima, pefetta per quando ci si fa la barba). Ok, anche questa è andata. Alla prossima.

P.S. la barca è nel porto. Ripeto: la barca è nel porto.

lunedì 11 novembre 2013

DIY paper brick - osservazioni

carta, carta e trucioli di legno, cartone
Nei ritagli di tempo, fra una compilazione ed un reboot, sto portando avanti il progetto dei mattoncini di carta da bruciare nella stufa. Uno al giorno, in previsione della sua attuazione nel 2014 per il prossimo inverno. Perchè non questo inverno? E' facilmente intuibile.... una massa di carta bagnata, 22x8x10cm, in assenza di fonti di calore adeguate (magari quella gratis del sole), impiega parecchi giorni prima di asciugarsi completamente. Il tempo di essiccazione varia in funzione del tipo di carta impiegata e della compattezza ottenuta nella pressa manuale utilizzata per compattare il tutto. Al momento ho compattato carta da quotidiano, carta dei rotoloni, cartone da imballaggio (quello marrone). Le differenze sono evidenti come visibile dalla foto (da sinistra carta uso ufficio a fettuccine + fazzolettini, carta di giornale e trucioli di legno, cartone da imballaggio).
La carta da giornale: macerata per pochi minuti, giusto il tempo che assorba l'acqua, è un pò meno compatta della carta degli "asciugoni" (quelli in rotolo). Se la carta da giornale viene lasciata al macero per qualche giorno e poi "frullata", assume la consistenza della creta, una pasta malleabile che una volta indurita risulta dura quasi come il legno. E' interessante il fatto che aggiungendo alla pasta della colla vinilica si possono ottenere oggetti lavorabili, modellabili e sufficientemente duri da pensare ad utilizzi altenativi (si chiama cartapesta). E' meglio se, prima di bagnarla, la si riduce "a tagliatella" con un macina documenti, così le varie striscie si mescolano e si legano l'un l'altra ottenendo una massa più compatta e manipolabile senza che si rompa, sia durante la produzione che per lo stoccaggio.
Il cartone ondulato: l'esperimento è in corso.  Credo che il cartone da imballaggio contenga una blanda qualtità di colla (specialmente quello ondulato o a nido d'ape) e probabilmente una sostanza impregnante atta ad evitare che con la pioggia lo scatolone si sciolgain breve tempo. Non ho elementi per poter affermare la presenza di particolari trattamenti ma ho osservato che l'assorbimento rispetto alla carta da giornale è più lento. A mio avviso è un materiale da preferire (ampiamente disponibile) e credo migliore per ottenere una pasta omogenea, marrone, dura come il legno. Se utilizzato per la combustione, è da evitare il cartone plastificato, quello delle confezioni patinate o peggio il tetrapack (con l'alluminio). Va in ogni caso spezzettato ed il tempo di bagnatura deve superare il paio d'ore, per dare il tempo agli strati ondulati di staccarsi, così poi si "legano" fra loro quando li si compatta. Prima di compattare i pezzettini, mescolare energicamente e strizzare un pò con le mani per piegare la carta in forme irregolari.
La carta in rotoloni: ce ne sono di molti tipi, quelle in cellulosa purissima (dicono), quella ovattata, quella "soffice"... secondo me è la migliore, ma occorre tenere conto che viene utilizzata anche con detersivi ed in ogni caso è "sporca" in base al liquido con cui è stata usata (vino, latte, caffè, pomodoro, uovo....). Si ottiene un mattone molto compatto che tende però una volta asciugato a disfarsi facilmente. Sicuramente brucierà più velocemente ma non so ancora se il calore rilasciato sarà sufficiente per scaldare a sufficienza.  
L'aciugatura: ottenuto il mattone, se lo si asciuga sopra il termosifone in questo periodo che il riscaldamento è acceso un paio di ore al giorno, dopo 24 ore appare asciutto all'esterno, più leggero ovviamente. Basta aprirlo in due per rendersi conto che l'umidità è ancora presente anche a distanza di qualche giorno. Presumo che sotto un sole di luglio-agosto, in un paio di giornate sia possibile ottenere una mattonella perfettamente secca, anche meno se riuscirò a costruire l'essiccatoio per le verdure. Per migliorare il processo di asciugatura, basterebbe produrre delle mattonelle più piccole o magari forate come i mattoni da costruzione. In rete si trovano un infinità di soluzioni auto-costruite, tutti con pro e contro molto interessanti. 
L'acqua di risulta: è ovviamente sporca ma recuperabile in periodo estivo con un evaporatore a condensazione. Si otterrà acqua pulita, ideale per innaffiare l'orto o le piante ornamentali. Quella che risulta dalla carta da giornale è grigia (per effetto anche dell'inchiostro che inevitabilmente si discioglie), mentre quella del cartone è meno "contaminata" ma in ogni caso da distillare per evaporazione (si sa mai cosa ci mettono durante il processo di produzione). E per i "fanghi residui" dell'evaporazione? Quello sì è rifiuto, secco non riciclabile (ma non ci scommetteri tanto) che va smaltito tramite i normali canali di trattamento. 
Quando iniziare? E' ovvio che tutta l'attività di produzione dei mattoncini va prevista nel periodo estivo, quando fa caldo e c'è sole in abbondanza... da maggio ad agosto ed oltre se il clima lo permette. Ma iniziare con un mattone al giorno nel periodo invernale, si ha anche il tempo per essiccare per bene il materiale...più secco è, meglio brucia e più calore produce.
Post in aggiornamento... alla prossima.

P.S. carta canta, villan dorme. Ripeto: carta canta, villan dorme. 

venerdì 8 novembre 2013

DIY Paper brick

Ebbene si, anche io e allora? Durante un giro su "ebai" ad acquistare l'impossibile (rigorosamente da moddizzare, in futuro, ne parlerò) mi capita di cliccare sulla pressetta in metallo per recuperare la carta straccia e produrre dei mattoncini da bruciare nella stufa. Da tempo ci pensavo, tanto che ne avevo regalata una al mio scoiattolo, in preda alla preoccupazione circa il costo della legna. Visto che fai la differenziata, ti rendi conto di quanta carta butti nel bidone e quanto paghi per fartela portare via? In effetti, dato che quella carta in gran parte finisce negli inceneritori (checcè ne dicano io non ci credo che la riciclino) è meglio bruciarla in casa, in attesa di affinare l'attrezzatura per recuperarne la cellulosa e prodursi i fogli che tanto danno un tocco di classe ai biglietti di auguri ed alla corrispondenza 1.0 (vedremo).  Mi piace. Presa! Se funziona, presto faccio a costruirmela in casa, magari con un attuatore lineare di recupero... ci sto già pensando in verità. 
Come primo esperimento, prendo una bacinella di plastica, vinta ad una pesca di beneficenza che a forza di prendere biglietti l'avrò pagata uno sproposito, e la riempio di acqua bollente. Dall'ufficio prendo il cestino che sta sotto il trita documenti... è pieno e metto le fettuccine a bagno. Sono certo che è tutta carta "buona", priva di pezzi di plastica, a parte il toner. Dopo un paio d'ore (senza aspettare che maceri per bene) la metto dentro la pressa e pigio. Un cestino pieno non basta per riempire il vano che dovrebbe produrre il mattone... devo recuperarmi altra carta da buttare. Opto allora per il cestino che contiene la carta dei fazzolettini in cellulosa e della carta in rotoloni per le pulizie (qui la differenziata si fa in modo davvero spinto, c'è un bidoncino per tutto). A bagno anche quella e poi...carico e pigio per far uscire tutta l'acqua residua...tutta... quella che si può. Durante il procedimento (che non è ancora terminato), mi vengono in mente un giga-trilione di domande... Allora... per un mattone servono due cestini pieni di carta straccia... ma... quanti quotidiani? quanto durerà un mattone a bruciare nella stufa? Sono certo che ha un buon potere calorifico, ma quanto dura?? la sua durata durante la combustione dipende da quanto si pressa il mattoncino?? e quanto tempo ci vorrà mediamente per essiccare per bene un quarello di carta bagnata? e quanta energia occorrerà per seccarlo del tutto?? Il toner della carta stampata è plastica fusa... produrrà dei vapori tossici?? e l'inchiostro della carta da giornale... i pigmenti che lo compongono sono tossici se bruciati? (atteso che ormai il piombo dovrebbe essere scomparso dalle rotative). E per superare un inverno nemmeno tanto rigido, diciamo tre mesi, quanti mattoncini dovrò produrre? Quanto tempo ci devo dedicare durante l'estate per riuscire a scaldarmi per tutto l'inverno?? La carta che sembra plastificata delle confezioni (ad esempio della pasta o dei medicinali), va bene bruciarla nella stufa? E le riviste patinate (i settimanali per capirci) sono plastificati? che trattamento hanno? è salutare bruciarli?? Ma perchè non me ne frego? Vengono solo a me questi dubbi e queste domande? Sarò mica un ingegnere a mia insaputa? 
Tutte domande che complicano la vita alle persone sensibili e scrupolose. Da una rapida googlata in rete nei siti "ecologici" che parlano di riciclo, "ri-uso", "ambiente" e "stile di vita green", si scopre che le domande ed i dubbi in merito non sono nemmeno presi in considerazione, nemmeno l'elemento "tempo libero" sotratto alla vita è dibattuto, segno che molti siti che si riempiono la bocca di ecologia ed ambiente in realtà sono solo ed unicamente dei ricettacoli di click pubblicitari pagati da inserzionisti incauti e creduloni. Perfetto, come volevasi dimostrare. Le informazioni che si trovano sono per la maggior parte inutili, compresi quelli di certe massaie che scrivono post superficiali solo per promuovere il loro miracoloso libro di economia domestica del piffero.
Personalmente, voglio pensare al cartone, ai trucioli di legno ed alla segatura (residuo di lavoretti domestici di falegnameria) da mescolare al fogli di quotidiano...dovrebbe funzionare bene e c'è solo da sperimentare le percentuali e la compattezza. L'obiettivo è un mattone che bruci non troppo lentamente e che rilasci comunque calore per la notte.
C'è da aggiungere una semplice considerazione finale. Sottrarre agli "eco-centri" che "gestiscono" i "rifiuti" del materiale che vorrebbero chiamare "rifiuto" è antieconomico secondo il punto di vista di una certa politica del menga in voga di questi tempi. Ma, tecnicamente, il "rifiuto" è tutto ciò che non si può ricilare e bruciare non è riciclo, casomai è ri-uso. Possiamo dimostrare come il 99% dei materiali di scarto si possono riciclare, molti di loro si possono riciclare in casa o tramite piccole cooperative controllate dal basso (altrimenti diventano dei centri mafiosi di riciclo sì ma di soldi)  Francamente trovo sciocco bruciare la carta che in realtà è materia prima, ma dato che è roba mia, l'ho pagata cara, il gas costa due mensilità all'anno e vivere al freddo non è una bella esperienza... che ca**o faccio di male se alimento la stufa con la mia carta? il CO2?? ma per piacere! Diciamo la verità... molte municipalizzate che raccolgono in convenzione la differenziata non riciclano un caxo! Raccolgono e vendono alle riciclerie vere, ecco perchè promuovono la "differenziata" ma solo di roba pulita, distinguendo anche i tipi di carta....raccolgono e vendono, e la separazione tocca a noi altrimenti sono multe! Ah si? lascia fare a noi allora che siamo addestrati a trovare soluzioni. Sto pensando di riciclare anche la carta igienica usata, e allora? è roba mia, mica la devo vendere. E poi mi ci ha costretto la politica fallimentare di certi idioti diversamente illuminati ed ignoranti a diventare quello che sono, sicuramente non colpevole, vostro (dis)onore. Ok, farneticazioni superficiali a parte, credo di aver già allarmato abbastanza l'agente pack di turno, me ne torno alle mie cose e vaffanchiulo a tutti gli unani di m*rda. Alla prossima.

P.S. lo scarico è aperto ed il liquame è pronto. Ripeto: lo scarico è aperto ed il liquame è pronto.

lunedì 26 agosto 2013

Pianta carnivora

Giretto dai cinesi, all'Hiper HU, per acquistare un battipanni e me ne esco con una pianta carnivora ed una racchetta fulmina insetti....il battipanni non ce l'avevano...ottima alternativa. Vabbè. Stamattina ho piantato i semini di una Dionaea Muscipula (vedi descrizione) o Venus fly Trap. Voglio provare a farla crescere anche se dicono che sia difficile e che richieda molte attenzioni. E' la mia terza carnivora che uso come metodo naturale alternativo a respirare spray e liquidi insetticidi. Odio gli insetti, specialmente quelli che volano, fra cui le terribili tigri e le locuste. Quest'anno è stato un disastro per le locuste ma ho scoperto che basta andarle a cercare dove si rintanano per il letargo invernale, schiacciarle nel sonno così non soffrono. Per le zanze è diverso e quest'anno è stato terribile. Ho preso due piante di quelle con il serbatoio pieno di liquido zuccherino (non ricordo il nome) e si sono riprodotte alla grande. Funzionano per i moscerini e per le mosche ma purtroppo sembra che le zanzare non vadano dentro e pertanto devo optare per il piano B. Queste hanno le foglie a scatto e spero funzionino. Intanto ho già commesso un piccolo errore. Ho innaffiato i semini per farli germinare ma ho usato acqua di rubinetto... cloro... in piccole quantità (per fortuna qui l'acqua è ancora buona) ma sempre cloro... speriamo bene. 
Per precauzione ho tenuto da parte un pò di semini. Dicono che occorre della torba acida per il terreno con PH compreso tra 3,5 3 4,5... noproblem....bici e carretto e me ne prendo un sacco dal vivaista di fiducia. L'acqua...consigliano quella osmotizzata per acquari da acqua dolce...mi costruirò un distillatore solare così ce l'ho agratis o quasi. bisogna ricordarsi di recidere i fiori per aumentare la produzione di trappole e per rendere la pianta più vigorosa. Altro consiglio...non far scattare a vuoto le trappole e non dare troppi insetti in pasto. Per ultimo...va tenuta all'aperto, anche al sole e non va innaffiata dall'alto...è una pianta paludosa, ama l'acqua stagante.  
Ora aspetto che germini...sono impaziente. Se riesco a riprodurla la metto accanto alle bio-trappole per i calabroni, così evito i veleni che contaminano la frutta...susine, uva, albicocche...gnammmm quando sono sane ed autoprodotte. 
Nel frattempo, provo a collaudare la racchetta fulmina insetti che dicono funzioni benissimo. Sto già pensando di modificarla come antifurto punitivo... una scossa da 600 volts dovrebbe bastare. Scuscio il circuito e lo piazzo sulla bici... chi tocca muore! Sembra che se si mettono dei cartelli con scritto "Pericolo, non toccare", statisticamente ci sia il pirla che ci mette le dita... selezione darwiniana. Alla prossima.  

P.S. i pomodori sono maturi. Ripeto: i pomodori sono maturi. 

domenica 25 agosto 2013

Qualità questa sconosciuta

Ieri, accompagnato dal mio fedele sherpa che mi vizia quotidianamente con delle attenzioni riservate solo ai marajà, mi sono recato alla fiera dell'elettronica di Cerea (VR). Sette euro per entrare, dopo aver regalato i dati personali di un altro in cambio di due euro di sconto, ed appena dentro ci si accorge di essere in un suk pieno di unani a caccia dell'affarone e di ingegneri sfigati. Fiera mercato, c'è poco da fare. Faccio un rapido giro iniziale per verificare merce e prezzi, rigorosamente con l'atteggiamento di diffidenza atavica che mi impedisce di interagire con commercianti ed imbonitori che solitamente frequentano questi eventi. Mi rendo conto immediatamente che i prezzi non sono poi così convenienti come si potrebbe pensare. Chi frequenta abitualmente e-bay o i siti cinesi di gadget dell'elettronica di consumo lo sa perfettamente. Basta entrare con una lista di prezzi di riferimento per oggetti di largo consumo e confrontarla con le quotazioni proposte... è tutto un 20-30% sopra la soglia di convenienza...tutto. Ed è tutta roba di importazione cinese ovviamente. E' arrivato un container di portachiavi parlanti e la distribuzione fa il resto. Oggetti all'ingrosso acquistati per pochissimi centesimi, rivenduti con ricarichi "da suogno". 
Lo stesso identico articolo lo si può trovare in numerose bancarelle, tutti allo stesso prezzo concordato in precedenza. Concorrenza? naaaaa. Sicuramente si sono messi d'accordo, alla faccia della concorrenza, del libero mercato e dei nostri portafogli che ai loro occhi non hanno mai goduto del giusto rispetto. E che dire della merce? Tantissimi banchi con l'elettronica non hanno nulla a che vedere... padelle antiederenti, schiaccianoci, abbigliamento militare, ferramenta pesante, orologi, occhiali, profumi... lasciamo stare l'usato ed il vintage...quello è un mercato a parte, riservato alle trattative per veri intenditori che nulla hanno a che fare con il commercio "classico". 
Ed allora, giusto per ricambiare la scortesia riservata a noi portafogli ambulanti (alcuni ci vedono così, è vero), decido al secondo giro di rompere un pò i c*glioni a quegli esserini avidi che fanno capolino da dietro la merce, la cui unica preoccupazione sembra essere quella di controllare le manoleste ed i cleptomani compulsivi. Ci si finge interessati fissando a lungo, in silenzio ma attentamente, un oggetto qualsiasi. Tempo tre secondi ed Alì Babà arriva speranzoso in una transazione. Lo si fissa negli occhi senza dire una parola e si aspetta che il ladrone faccia qualcosa. I più intraprendenti ci provano, alcuni sottolineando sinteticamente una o due qualità dell'oggetto (sperando in un "wow! lo prendo!!"), altri si limitano a dire "è in offerta" (credevo fosse lì solo per esposizione, per bellezza), altri si avvicinano ma guardano altrove (a parte la vigile coda dell'occhio che si punta a fissare l'oggetto del desiderio). Si chiede il prezzo (quando non è esposto) o lo sconto per quantità (non più di due ovviamente) e si studia la reazione del povero diversamente onesto. Qualsiasi cosa dica o faccia, dopo aver atteso l'immancabile ressa di curiosi con il collo a giraffa che ti alitano addosso il fetore di cipolla o bambino morto e ti appiccicano il loro sudore umidiccio e nauseabondo, si squote la testa con espressione delusa, ci si gira e si va oltre (sghinazzando dentro) non senza prima di aver mollato una peta mefitica, conservata da prima a chiappe strette (ovvia una dieta pre-fiera di fagioli). Tiè, ben vi sta a voi ed alla vostra "crisi" che avete contribuito a creare con le vostre idee del menga. Di commercianti onesti, lì dentro, sicuramente qualcuno ci sarà ma di commercianti abili nemmeno l'ombra. Di quelli che si prodigano ad aiutare un potenziale cliente...ne esistono ancora?
Allora, dopo essermi divertito come un bambino a dieta in un negozio di dolci, decido il budget della giornata. Contanti, pochi, poche decine di euro, non di più, facendo forza alla voglia di spendere per dei ciòttoli che dopo averli usati qualche giorno vanno a prendere la polvere in qualche scaffale. Opto per il "gadget utile" e mi concentro su una microspia con telecamera camuffata da telecomando (per registrare di nascosto le c*zzate o gli insulti che volano in riunione con certi clienti)), una cam per il veicolo (utile in caso di incidente per documentare i criminali di strada) e due mini DVR da bicicletta (anche in questo caso per documentare le prodezze di certi automobilisti cornuti dal pene microscopico). Niente recensione per ora, ci penserò dopo il collaudo, forse. Appena a casa procedo con mettere in carica i gadgets e leggere i "manuali" d'uso. Un inglese stentato, sgrammaticato, ortograficamente sbagliato ed a tratti incomprensibile. Vabbè, ci hanno provato, guardo le figure...microscopiche. La cosa che urta un pò e la fragilità e la pessima qualità degli oggetti... capisco che sono venduti a 5 o 10 euri cadauno ma sono veramente oggettini fragilissimi, friabili.
La clip di aggancio dei micro DVR mi è rimasta in mano (perno sfilato e micro molla schizzata sulla luna), la presa usb per la ricarica sì è aperta in due e sto aspettando che si rompa il resto. Di reclamare la garanzia e chiedere la sostituzione nemmeno a parlarne. Dovrei spendere 9 euro solo per la raccomandata all'indirizzo riportatro nello scontrino (miracolosamente rilasciato...esisterà l'indirizzo??), loro lo sanno che statisticamente non si reclama la garanzia per la merce di poco valore, specie quando il negozio si trova a mille chilometri di distanza, una causa costa un fottìo ed il tempo perso non è mai rimborsato...bastardi, me la pagherete lo stesso, ho il vostro indirizzo e vi ho fotografato di nascosto. Avevo già messo in preventivo l'eventualità di acquistare merce di dubbia qualità, lo sapevo, non sono arrabbiato. La vicenda mi è stata utile per ricordare (periodicamente fa bene farlo), spinto anche dal desiderio di sgusciare le microcamere e riadattarle con delle modifiche per altre aplicazioni... è questo in fondo il motivo che mi ha spinto a prenderle. Purtroppo o per fortuna sono gli eventi che mi costringono a reagire ed intraprendere delle soluzioni che in condizioni "normali" non avrei mai preso in considerazione. La smetterò quando non ci sarà più bisogno di documentare menzogne, truffe, reati e comportamenti illeciti assieme altri atteggiamenti figli della maleducazione che sembra siano diventati una regola di comportamento.  Alla prossima.

P.S. il cobra mangia la mangusta e la scimmia usa le banane. Ripeto: il cobra mangia la mangusta e la scimmia usa le banane.

mercoledì 21 agosto 2013

Pompa a pedale (riparazione)

Di cosa ci sia nelle cantine degli unani è dato sapere solo ai più attenti ad una sana politica del recupero, riciclo e riuso, in questo periodo tornato in voga grazie alla "crisi" finanziaria (ben venga). Del fenomeno che spinge certe persone a tenere gelosamente nel ripostiglio oggetti rotti e fuori uso, per anni e anni, non si conosce bene la motivazione. Fatto sta che ho messo le mani su una pompa a pedale, di quelle "di una volta", in metallo, a doppio pistone, con tanto di manometro per la pressione, all'apparenza robusta a tal punto che era davvero un peccato buttarla... " cheffai? la butti? te la porto io in discarica dai, ti do una mano". Ed ecco che mi ritrovo con una pompa che non pompa, da riparare.
Non è di progettazione cinese ma fatta in cina con delle scritte in tedesco ed importata su licenza da una ditta inglese (potenza della globalizzazione). L'etichetta riporta le sigle: GS geprufte Sicherheit - Z1A 06 03 44708 126 Lizenz inhaber: Paget Trading Ltd., c/o Paget Services 65 66 Woodrow London SE18 5DH UK  Modell H4001 LOT H4001J Maximaldruck 5 bar 2006 made in china.
Il meccanismo sembra a posto (cigola un pò ma lo Svit*l ed il WD4* fanno miracoli) ed un pò di ruggine intacca il pedale (Fer*x, una mano di vernice nera all'acqua e siamo a posto anche per questo). Gli stantuffi lavorano senza apparenti problemi ma non pompano aria...ci deve essere una perdita da qualche parte. Immediatamente mi concentro sulla cannula in gomma, fissata alle estremità con delle fascette a pressione...impossibili da rimuovere a meno di non rompere ulteriormente. Sembra nuova per cui non mi concentro più di tanto. Allora decido di svitare i pistoni, limare i perni a pressione (ci penserò a sostituirli con una barra di recupero da una stampante a getto, filettata alle estremità) e togliere il manometro. Con mia sorpresa, il primo pistone lavora egregiamente mentre il secondo non va in pressione...rotto, tocca aprirlo. Per fortuna è fermato ad una estremintà da un cappuccio a pressione, agganciato don due sedi che si incastrano su due protuberanze del cilindro. Si "svita" per pochi millimetri ed il martello gentilmente reclama l'apertura. 
Dentro uno stantuffo con un O-ring, grasso a iosa, una molla, un perno metallico. Una rapida pulizia e si scopre il problema. Il pistone è di plastica! ed ovviamente è crepato a metà così l'aria esce dalla parte opposta di dove dovrebbe. Allora...prima di cominciare a ragionare su come risolvere il problema... un paio di considerazioni sul produttore e sui suoi progettisti del c*zzo. Un aggeggio interamente in metallo... potrebbe essere eterno, me lo doti di una parte di plastica?? proprio quella che dovrebbe reggere di più lo sforzo?? ma allora lo fai apposta!. Ma, pensandoci, se fosse anche un trucco per costringerci a consumare, buttare e comprare il nuovo....chi è quel deficiente che dopo una rottura di un qualcosa lo compra uguale della stessa marca?? Esistono davvero degli imbecilli di siffatta natura?. Ok, sfogo scontato e considerazioni banali. L'ingegnere di turno ha fatto male i suoi conti o forse è colpa del "titolare" che si crede particolarmente furbo, un vero "impenditOre da suogno". 
Pensiamo a come risolvere. Di cercare la parte di ricambio nemmeno a parlarne...mesi di attesa e litigi telematici tra la germania, l'inghilterra e la cina. Soffro quando mi dicono di no... non ce l'abbiamo... non esiste il ricambio... conviene comprarla nuova (si cerrrto, sono imbecille, conviene a te). 
Il piano B prevede di rifare il pezzo in alluminio, al tornio...lo si fa uguale e non ci si pensa più. Il problema è procurarsi in breve tempo una barra di alluminio, ovviamente di recupero, col rischio di far passare settimane con il laboratorio occupato da parti smontate e messe da parte in attesa del pezzo. No, la pompa mi serve per la bicicletta che posso usarla intensamente in questo periodo dell'anno..per cui.... si pensa al piano C... compro una stampante 3D a filamento plastico, progetto con un CAD il pezzo e me lo stampo... al limite penso ad un service esterno che lo facciano al posto mio...ma così ho sempre un pezzo di plastica che si può rompere nuovamente... no...piano D, più rapido, grezzo ma efficace, poco durevole ma immediato... colla epossidica bicomponente, termocolla nella raggera posteriore di rinforzo e rinforzo frontale in gomma incollata in modo da prevenire ulteriori eventuali crepe e dare un pò di rigidità al tutto...un buon compromesso dai. Per precauzione smonto anche l'altro cilindro e lo modifico con il rinforzo prima che si rompa anche lui...è solo questione di tempo e non lo voglio perdere a rimetterci le mani. alla peggio c'è sempre il piano B ma con pistone di legno ;-). Alla prossima.

Aggiornamento: il piano D ha funzionato alla grande ed ora ho una pompa a pedale da 5bar perfettamente funzionante. Passo a migliorare la pompa elettrica a batteria 12V con un alimentatore ed un caricabatterie...sono lanciato.

P.S. la quaglia salta e il canarino canta. ripeto: la quaglia salta ed il canarino canta.   

lunedì 5 agosto 2013

Ho squoiato una scimmia...again!

L'ho aperto in due, il ventre della scimmia morta, per verificare lo stato delle interiora e cibarmi di conoscenza. Come avevo intuito, l'interno non rileva molte sorprese. Due motoriduttori, il vano batterie, un interruttore, un circuito elettronico di poco conto con il solito chip affogato che ormai sembra una specialità della cina, dato che le loro leggi non prevedono il diritto d'autore e si devono tutelare come meglio possono. Occorrerebbe avvisarli che vale la pena di proteggere le cose di valore (che comunque è relativo) e che la filosofia open hardware alla fine paga molto di più di quella "closed".
Di interesse i driver a transistors, che sicuramente prevedono dei ponti ad H per l'inversione del senso di rotazione dei due motorini (bocca e coda). Non dovrebbe essere difficile ricostruire il circuito, anche se sarebbe inutile vista l'affogatura del chip. Devo procedere con l'apertura del riduttore della bocca....sembra rotto e non funziona a dovere. 
Altre osservazioni...Mi sa che in cina non hanno ancora inventato i passacavi, preferendo la termocolla per tenere assieme fili e connettori. Ah, quasi dimenticavo: se vedete solo due motorini ed un circuito elettronico è meglio che lasciate perdere la lettura di questo diario. C'è molto di più ma non ho voglia di svelare le mie fantasie, almeno per ora. 
Giusto per dare una pillola....l'applicazione pratica del meccanismo? Pensavo di utilizzarlo per lo "specchio specchio delle mie brame chi è il più furbo del reame?". Ci si piazza davanti e lo specchio comincia a ridere a crepapelle, e ricomincia appena ci si muove, giusto per ricordarmi quanto sono ridicolo a perdere tempo con queste cazzate invece di uscire a cercare qualche cliente. Potrebbe anche essere un buon metodo per iniziare la giornata allenandosi a litigare con se stessi.....azzo ridi imbecille!!! giusto per la quotidiana dose di incazzatura che aiuta molto a resistere e reagire alla massa di unani che tentano di interagire ogni minuto. I motorini potrei utilizzarli per far uscire un bigliettino con scritto..."ricordati quanto sei cretino"! che rientra alla fine della risata. Un gadget utile per i geek perditempo, per i nerd del nuovo millennio, un must per stupire parenti ed amici sperando la smettano di inondarci con i loro stupidi elettrodomestici da riparare. Alla prossima.

P.S. lo scoiattolo è protetto ed i pinoli sono pronti. Ripeto: lo scoiattolo è protetto ed i pinoli sono pronti.

Ho squoiato una scimmia!

Avviso per gli animalisti: No, non è vero, almeno non una scimmia vera (meglio mettere questo avviso dato che anche io sono animalista ma non certo isterico e skizzato come certi fanatici talebani sempre pronti a sollevare polveroni anche per le questioni più futili, tipo il finto orso polare di greenpeace). Il secondo pupazzo meccatronico è una scimmietta con gli occhi appallati (sembra strafatta). Quando è accesa, ride a crepapelle e si rotola per terra, grazie alla rotazione della coda che, facendo leva nel pavimento, provoca la rotazione del corpo. Come meccanismo aggiuntivo la bocca si apre e chiude secondo uno schema pre-impostato... devo vedere cosa c'è dentro, non resisto. Questo non è il solito ciòttolo cinese, è un evoluzione meccatronica, un robot embrionale in quanto coinvolge almeno due motori ed un sensore, visibile nella fronte, che ne attiva i movimenti. E' un Cheric*le Trademark Creations HK (cinese per generalizzare) prodotto per Reg*landia "Carefully hand made with care", inadatto ai bambini di età inferiore ai 36 mesi, importato da I-Tr*de Srl. (made in P.R.C... cinese! e che altro?)
E' già aperto nella pancia, per la sostituzione delle batterie. Si scuce come se si dovesse squoiare un coniglio (me l'ha insegnato il nonno, non è maltrattamento...è cibo! cazzo!). Dentro, il sensore di movimento (una fotoresistenza?) e due motori. Un motore per il meccanismo che fa aprire e chiudere la bocca e l'altro per la rotazione della coda. Il circuito elettronico? un attimo che questo bisogna togliere le viti. Alla prossima. 

P.S. Non toccare niente e dare da mangiare alla scimmia! Ripeto:   Non toccare niente e dare da mangiare alla scimmia!

Sfidame se osi!

Questa volta è toccato ad un paio di pupazzi parlanti rischiare di finire in una discarica. Quei pupazzi che fanno parte del merchandaising dei cartoni animati e che i bambini impazziscono a sentir ripetere le frasi clou. Il primo pupazzo è il Gatto con gli Stivali di Shrek the Third, riprodotto con l'espressione tenera con gli occhioni sgranati. Si preme il pancino e lo si sente ripetere "Hahahaaaa... Sfidami se osi, ha!!", "Hei, ma qui non doveva esserci una fiesta?","Engarde!!" "FFFFF...Odio il lunedì" (frasi poco attinenti con l'espressione del gattino).
4 frasi solamente? vabbè scopriamo il motivo e soprattutto se si può cambiare il repertorio e far dire all'apparecchio quello che vogliamo noi. Si potrebbe sfruttare il pulsante da mettere alla porta di casa e sentire "Hei, c'è un'unano alla porta!" o altre sentenze limitate solo dalla fantasia dell'autore.
Il pupazzo va aperto nella stessa apertura in cui è stato infilato l'hardware, sulla schiena. All'interno una quantità industriale di lana sintetica (sulla cui origine plastica non voglio indagare, dicono 100% poliestere......meglio usare i guanti), l'apparecchietto parlante ed un sacchettino pieno delle palline essiccanti (utile per tenere asciutti i cassetti dei calzini e così un pezzo lo recuperiamo).
L'aggeggio parlante è etichettato con dei caratteri "cinesi" o taiwanesi, non lo so di preciso ma sempre asiatici sono e ne svelano l'origine (c'erano dubbi?). La Dre*mworks Animations SKG ordina, la G*sii importa (SS131GS-UK) per la Gi*chi Pr*ziosi di Milano con tanto di marchio CE, al cinesino etichettato MADE IN CHINA un "pugno di liso" e noi occidentali siamo con la coscienza a posto
La scatolina è composta da due parti, il contenitore ed il coperchio che fa da pulsante di attivazione, agganciato su due molle che agiscono per farlo ritornare al suo posto. 4 dentini sui lati lo tengono a fine corsa. Una lieve pressione sui dentini ed il coperchio si toglie per svelare l'interno che non riserva poi molte sorprese. Un pulsantino "artigianale", batterie, un altoparlante, un paio di condensatori ed una resistenza (trhu hole!) con il solito chip vocale affogato nella colla nera, dura come il marmo a difendere un segreto industriale gelosamente custodito dalle dinastie ming di ingegneri elettronici che sarebbero disposti a fare harakiri pur di non svelare cosa c'è sotto. Forse questi chip nascono già programmati di fabbrica (credo ne ordinino a tonnellate per ogni lingua del mondo) o forse sono programmabili tramite una porta seriale che però non sembra predisposta nel PCB per cui il chip è programmato sul banco test e non on-board. Altri particolari non ce ne sono per capire il tipo di chip e determinare come cambiare i files sonori all'interno. Occorrerà indagare, googlare e tentare, una bella sfida. 
Alla peggio recupero le batterie a bottone ed il mini altoparlante. Ora tocca alla scimmia, spero di essere più fortunato. Alla prossima.

P.S. il gatto è in padella. Ripeto: il gatto è in padella. 

martedì 30 luglio 2013

Photon Q - Mod SIM

 Avere un cuggino con le braccine corte è una tragedia :-) . Mi arriva il cellulare nudo sgusciato e bisogna bestemmiare in turco per togliere il chip della SIM ed attaccare dei filetti nei punti indicati.... che sarà mai? un oretta di lavoro  ed il gioco è fatto... danni compresi...spero di no. Questo è un tipo di operazione che è meglio affidare a chi ha un super laboratorio di riparazioni professionali per l'elettronica, non certo ad un hobbista con un soffiatore ad aria calda ed un paio di pinzette che, per quanto di precisione, non riescono ad afferrare i micro componenti che hanno raggiunto livelli microscopici. Se ci si aggiunge la vista da presbite che nemmeno le lenti riescono a compensare, la mano che trema sempre troppo per quelle dimensioni, i fili di recupero che servirebbero quelli apposta per questo tipo di cablaggio, il caldo tropicale, la punta dello stagnatore nuovo che è sempre troppo grossa nonostante sia dichiarata per la "microelettronica".... vabbè, speriamo bene che non ci siano falsi contatti o corti, altrimenti occorre portare il tutto a chi questi lavori li sa fare e li fa tutti i giorni.  Certo è che la miniaturizzazione ha raggiunto livelli tali che occorre un attrezzatura non da poco.
Prima di tutto occorre togliere lo schermo metallico alla chip SIM. Soffiatore a 430 gradi ed in venti secondi netti il coperchio viene via. 350 gradi ed anche il chip viene via... Saldare i fili quando si hanno quei tronchi al posto della sezione giusta, occorre davvero bestemmiare ed incrociare le dita. Col microscopio USB ci si può aiutare ma non sono molto pratico a coordinare i movimenti guardando uno schermo mentre dirigo le dita dove vorrei... Ci vorrebbe un microscopio chirurgico, di quelli binoculari 3D (ne ho visti parecchi trovati su ebai e modificati allo scopo)...ma costano troppo... ci si arrangia come meglio si può. Domani scopro se il lavoro è andato a buon fine o se bisognerà piazzare dei pezzi di ricambio (mother board esclusa ovviamente). Alla prossima. 

P.S. il vino è servito e la quaglia salta il fosso. Ripeto: il vino è servito e la quaglia salta il fosso.

sabato 6 luglio 2013

Sfiga, a volte ritorna

Arriva l'enel, cambia contatore e si accende l'inverter dell'impianto fotovoltaico da 4.5Kwp nuovo di pacca... e puntuale il cielo si copre di una coltre di nuvole appositamente formatesi per l'occasione. Tempismo perfetto. In serata una pioggerellina giusto per ricordarci che madre natura comanda sempre e noi siamo insignificanti caccole parassite su questo sasso che viaggia nel vuoto a velocità cosmica. Alla prossima

P.S. tensione alle stelle. Ripeto: tensione alle stelle.

sabato 29 giugno 2013

Occhiali fai da te

Tempo fa, mi si sono rotti gli occhialini aggiuntivi che sormonto agli occhiali che porto di serie, causa che sono cecato :-)
Me li aveva regalati una persona che a sua volta li aveva presi dai cinesi. Plastica orrenda, fragilissima, lenti di plastica...pazienza, non si butta nulla (tanto meno se sono in dono) e tra la scelta di recuperare o andare dall'ottico e spendere più di trecento euro per le lenti progressive, opto per la prima opzione. Li sovrappongo agli occhiali da vista e risolvo il problema della vista da vicino, che con l'età è resa difficoltosa. L'uso intenso e la scarsa qualità fanno il loro lavoro in simbiosi e dopo un pò l'occhiale si rompe in corrispondenza della cerniera dell'asta. Vabbè, succede. Lo scoiattolo premuroso che mi accudisce mi fa una sorpresona e mi regala un altro paio presi da un ottico del centro, notoriamente appartenente ad una categoria di commercianti che odio particolarmente. Per un certo periodo ho sviluppato del software gestionale per gli ottici ed ho visto a quanto prendono le lenti e le montature. Un rapido confronto con i prezzi di vendita mi ha aperto gli occhi. Ricarichi da "suogno", da pochi euro e centinaia nel giro di qualche nanosencondo e guadagni alle stelle...lo credo poi che ti regalano la montature se compri le lenti. Ma dopo nemmeno un anno... crack!, stavolta è la plastica in corrispondenza dei naselli che cede. Oiboh! Li aveva pagati più di venti euro, CentroStyle, di plastica d'accordo ma sempre pagati carissimi per quel che sono. Anche questi di plastica, con le lenti di plastica, colorati con vernice a spruzzo che dopo nemmeno un anno comincia a scrostarsi. Vabbè, stavolta non mi avrete vivo. Inutile provare con la colla, non funziona. Decido così di recuperare le lenti e di farmi la montatura, si, allora? che c'è di male? sbaglio a risparmiare e tentare di affamare una categoria di avidi lazzaroni?? All'inizio pensavo di recuperare dell'ottone sagomato a U e crearmi una macchinetta per piegare il profilo attorno alle lenti. con un pò di stagno avrei fatto il resto. Poi mi è venuto in mente che in occasione di una fiera mi ero trovato in borsa due supporti per oculare pubblicizzato come oculare per orologiai (non li ho rubati, giuro, è stata la confusione del commerciante a farli finire dentro per sbaglio...io sono rimasto zitto per rifarmi delle balle che mi aveva rifilato poco prima al momento dell'acquisto di altro materiale).  L'oculare lo uso a mano, l'ho tolto dal supporto che è rimasto conservato nel cassetto, pronto per ogni evenienza, just in case. 
Ora si tratta di appiccicare due lenti ad un astina dritta orizzontale. Si prendono delle pinze (con le punte rivestite da tubetti di plastica) e si curva la parte superiore seguendo la curvatura delle lenti. Si recuperano 4 viti autofilettanti da 1mm (dentro ai lettori CD se ne trovano a iosa) e se necessario con un rotary tool le si appuntiscono. 4 fori sulla montatura e si fissa il tutto dopo aver forato anche le lenti di plastica. Per essere fatto a mano, senza attrezzi di precisione, con una puntina da trapano che vibra e non sta mai al centro, con i fori mai perfettamente allineati, praticati su un astina da 2,5 millimetri.... beh, non è facile ma nemmeno troppo difficile. Ci vuole volontà, pazienza, manualità e ci si può riuscire anche al primo colpo. Il risultato è eccellente. Un nuovo paio di occhiali da tenere in laboratorio, esteticamente carini. Poco importa se le viti sporgono un pò, è il prezzo da pagare per tenere le discariche pulite e le tasche dei commercianti vuote, così imparano a votare B o B e poi lamentarsi sempre...maledetti. Alla prossima.

P.S. Il ciuco è nella stalla e l'occhio vuole la sua parte. Ripeto:  Il ciuco è nella stalla e l'occhio vuole la sua parte.

lunedì 24 giugno 2013

Termoconvettore Ardes mod. 465

E prima o poi si doveva rompere anche questo, che mi è stato consegnato con la solita premessa..." ...dacci un occhiata che fa un rumore strano... ". Ok. E' più la curiosità che mi spinge ad accettare di fare questi favori che altro (oltre al fatto principale che è del mio unico scoiattolo preferito). L'apparecchio è un termoconvettore, o a dirla più raso terra, uno scalda aria, da 1000 o 2000 watt, adatto per piccoli ambienti, tipo il bagno con la doccia. D'inverno, in un appartamento riscaldato a legna è una manna dal cielo (che il gas ormai tra costi fissi ed iva costa troppo e non se lo può permettere una famiglia composta da uno studente, un disoccupato ed una pensionata). Se si usa con parsimonia l'energia elettrica solo dove serve, ci si può permettere anche questo piccolo lusso.
Per aprirlo, occorre avere la punta a "tre ali" (misura TW1 three wings), una forma particolare che si sono inventati giusto per rompere i coglioni ai riparatori ed impedire che qualche imbecille si possa far male o peggio creare danni. Non basta andare al brico e comprare il set con tutte le punte da cacciavite possibili... serve anche uno stelo lungo con aggancio della punta meno grossa per svitare quelle incassate ad una profondità calcolata per superare di pochi millimetri quella standard usualmente in commercio (nel foro non entra la parte che aggancia le punte intercambiabili). Le studiano tutte per costringerci a spendere. Io ho usato un mini cacciavite piatto e, per sostituirle, con il tornio ho ridotto il diametro di un set di viti (di recupero) con la testa a croce, prima troppo grossa per entrare nei fori. Una modifica doverosa per evitare di bestemmiare alla prossima eventuale riparazione.
All'interno, un motore, un circuito di alimentazione, due relè, un timer, un pannello di comando con ricevitore IR per il telecomando, una ventola tangenziale e l'elemento riscaldante a due stadi, 1000 e 2000 watt, niente di particolarmente attraente, a parte il motore, il circuito di alimentazione, i due relè, il timer, il pannello di comando con ricevitore IR per il telecomando, la ventola tangenziale e l'elemento riscaldante a due stadi . 
Il problema è subito evidente. I supporti del motore, quelli inferiori rispetto il piano di montaggio a muro del ventilatore, sono andati, crepati, frantumati, disintegrati. Ad un analisi più attenta, anche i due superiori presentano delle crepe...mancava poco ed il motore cadeva del tutto. Le viti di fissaggio delle fascette metalliche entravano in un supporto vuoto e le probabili vibrazioni hanno fatto il resto, dato che le fascette metalliche erano direttamente a contatto con il motore. Per riparare?? Occorre premettere che l'apparecchio non tornerà come nuovo, ovvero la riparazione è da intendersi provvisoria. Ciò a causa dell'estrema fragilità della plastica del contenitore ed ad un errore di progettazione congenito. Vorrei suggerire agli "ingenieri" del piffero che hanno "progettato" questo ciòttolo del menga, a questi "dottori" scaldasedie, di farsi una visitina al sito di un loro collega, uno di quelli bravi davvero e che merita rispetto in quanto uno che sa mettere a frutto la propria preparazione accademica, rintracciabile all'url http://www.metaingegneria.com. cit.:"Dal 1996 siamo specializzati nella realizzazione di: Calcoli strutturali mediante analisi agli elementi finiti, Analisi Fluidodinamiche numeriche, Simulazioni cinematiche multybody. Basandoci sui risultati delle simulazioni indirizziamo e ottimizziamo componenti e macchine" (pubblicità gratis...mi manderà un bonifico?? :-D. 
Ecco... uno studio serio avrebbe sicuramente evitato una rottura del genere, in un elettrodomestico per il quale si sarebbe sicuramente speso qualche euro in più, in cambio di una maggiore durata e robustezza. 
Premessa a parte, ho optato per la ricostruzione dei supporti danneggiati riempiendo le cavità con della termo-colla dura. Lo so, termo-colla ed apparecchio riscaldante non vanno d'accordo e mi sa dovrò intervenire nuovamente con una soluzione diversa, ma spero che la ventola convogli all'esterno il calore ed il motore resti indenne. Ad avere un pò di tempo e pazienza è possibile sostituire la base plastica con una base metallica ben isolata (alluminio) e riutilizzare il coperchio bianco che andrà fissato con qualche soluzione artigianale (non certo impossibile anche se ho constatato la stessa fragilità nel materiale plastico del coperchio). 
Con l'occasione ho ammortizzato il motore con un sottile strato di gomma, recuperato dalla camera d'aria da mountain bike che ha ceduto dopo 6 anni di onorato servizio in condizioni davvero estreme (una foratura infinitesimale). Avrei potuto usare al posto della termo-colla, della colla epossidica bi-componente (sicuramente più resistente) ma difficile da iniettare nelle cavità in quanto poco fluida.
Ok, spero che duri per un pò e che possano morire le discariche.  Inoltre ne ho approfittato per pulire la griglia riscaldante (piena di polvere e quindi meno efficiente) e la ventola (su cui si deposita sempre uno strato di polvere che inevitabilmente viene messa in circolazione nell'ambiente ad ogni accensione).
Nel fare la pulizia interna ho scovato anche due nidi di insetto, una specie di vespino che nidifica costruendo un bozzolo di terra (fango). Mi immagino il numero di viaggi dalla pozzanghera sino al bagno al terzo piano solo per depositare le uova. L'apparecchio viene usato solo pochi mesi l'anno...quale miglior posto protetto dai predatori che l'interno di un termoconvettore? (LOL)
Ah, dimenticavo...non ho idea di quanto costi ma... evitare di acquistarlo sarebbe solamente una rinuncia di un elettrodomestico di scarsa qualità, progettato malissimo, poco durevole, inaffidabile, mangia risparmi e francamente bruttino (de gustibus...). Meglio spendere qualche euro in più, evitando i giudizi e le recensioni prezzolate che si trovano in giro per la rete. Alla prossima. 

P.S. Il nido è vuoto. Ripeto: il nido è vuoto. 

martedì 4 giugno 2013

Annuncio di disservizio

Causa momentanea distrazione, si comunica che non è stato possibile odiarvi tutti indistintamente. Spiacente per il disagio arrecato, il problema verrà risolto entro pochi minuti.

P.S. sta arrivando l'estate. Ripeto: sta arrivando l'estate

Viti da legno

Sono un pò di giorni che sto costrunedo una baracca per gli attrezzi, in legno recuperato da dei vecchi bancali che mi sono procurato quà e là. Devo assemblare la struttura e quale miglior metodo che delle viti da legno? (niente colla che all'aperto sotto il sole dura qualche giorno e poi si sfalda). Di viti di recupero ne ho una scatola 4x35mm (diametro 4 lunghezza 35mm). Il problema è che sono quelle filettate interamente e si sa che sono migliori quelle parzialmente filettate in quanto così si riesce a "tirare" il pezzo più in profondità. Vado dal ferramenta, gli porto il campione. La ferramenta, ove saltuariamente mi rifornisco solo perchè è a tiro di bicicletta e solo se ho fretta, è un pò particolare. E' gestita dalla terza generazione...i figli, tutti laureati con tanto di master in "varie ed eventuali" fanno quello che possono, dato che all'università di sicuro nessuno ha spiegato loro la differenza tra un bullone del sei ed una chiave a pappagallo. Mentre ero lì, ho visto consegnare la testa di un decespugliatore da 8 mentre il campione era da 10... fortuna che il babbo se ne è accorto "ad occhio". Quindi...autodidatti e la laurea nel cesso ovviamente (che non si capisce come l'abbiano presa). La mamma, figlia d'arte di suo babbo che ho conosciuto da piccino, dà una mano al bancone e stavolta è toccata a mè. Prende il calibro digitale, misura la vite campione, la annota nel foglio ove poi scarica a mano il magazzino (anche se sul bancone troneggia un computer con tanto di lettore di codici a barre!) e si ritira ai piani alti, nel magazzino inaccessibile ai clienti. Il negozio è una casa privata degli anni 50, enorme, piena di scaffali, stanze, pertugi, cortili interni, scalette, vani adibiti a ripostiglio, da perdersi, pieno zeppo delle cose più impensabili che a cercarle al Brico non si trovano. Con l'occasione acquisto anche delle viti 4x70. La titolare scende dopo alcuni minuti (lasciati trascorrere per dare la possibilità al cliente di curiosare tra la merce esposta (si sa mai che gli venga voglia di acquistare qualcos'altro)) con le due scatole. Pago 19 euri e torno soddisfatto per terminare il lavoro, relegato come compito della domenica. Per mera curiosità, apro le scatole e controllo... un pacco è di viti 4x40 e non 4x35! la punta spunta dalla parte opposta e tra mille bestemmie e maledizioni avverso la commerciante disonseta (ed a tutta la categoria, tanto sono davvero tutti uguali, ci provano) mi tocca mettermi l'animo in pace e preparare il discorso per martedì, dato che è sabato e lunedì è chiuso. 
Torno oggi, carico come una molla per morderla alla giugulare e faccio presente del disguido...nessun problema, dice che me le da giuste stavolta, dopo essersi offerta, sottovoce e girata dall'altra parte, a dire "te le cambio....se vuoi" (come "se voglio"? me le DOVRESTI cambiare!!! ma lascio perdere, sono di animo buono). Chiama il Dott. figlio e lo manda al piano superiore a prendere la scatola giusta con tanto di vite campione in mano. Il ragazzino torna con la scatola e sorpresa!! ancora 4x40!! ma allora sei scemo tu e la tu mamma bischera!! Grandissima testa di c*zzo! ma ti sei laureato un albania assieme al trota?? Altro giro altra corsa e veloce che ora per colpa tua ho pure fretta! Torna con la scatola giusta, non senza aver ricevuto la battuta..."...ma per caso hai un surplus di magazzino di viti da legno 4x40 parzialmente filettate che non riesci a vendere?.." Pago 19 euro e torno soddisfatto a casa. La mia innata onestà, incuclcata a sberle da una dura educazione di una volta, mi vorrebbe obbligato a far presente che per due scatole la volta prima ho pagato la stessa cifra di ora per una scatola sola (ma forse stavolta l'ho pagata il doppio!). Ma al pensiero di essermi in qualche modo "vendicato" da un torto mi convince a desistere. Stavolta è toccato a te, ed a me restano 500 viti "agratis" ma inutilizzabili in magazzino, dovrò trovarci un applicazione prima che arrugginiscano. Alla prossima.

P.S. la vite non da uva. ripeto: la vite non da uva. 

giovedì 16 maggio 2013

Giornata maledetta

Oggi no!! Capita che certe giornate nascano con il piede storto, quando ci va tutto male. E più le cose volgono al peggio, più gli eventi negativi si moltiplicano, o almeno aumenta la percezione che tutto congiuri contro, anche le cose che normalmente sarebbero intepretate come "normali", appunto. Probabilmente è colpa dell'allineamento dei pianeti che oggi sono in una posizione che si ripeterà fra qualche millennio. Il maltempo fa la sua parte, con pioggia e vento forti a tal punto che nel giardino sono arrivate foglie di piante che crescono isolati più in là (e le mie andate ad invadere i giardini altrui) Forse è la sfiga che portano certi parlamentari, specie quelli che oggi si affannano a difendere l'indifendibile... ecc, secondo mè è proprio colpa del governo, non c'è altra spiegazione. Fatto sta che una serie di funesti presagi ha caratterizzato la giornata. Oggi la saldatrice ad arco va in tilt e non sono riuscito a saldare le ruote del carrello porta oggetti che uso nell'hack-lab. Per pulire i punti di saldatura andati a male, prendo il flessibile, nuovo di pacca ma acquistato tempo fa in base all'equazione "offerta=approfitta e metti da parte", lo avvio e CRACK!! il motore gira a vuoto e la mola se ne sta immobile...un filo di fumo e lo sciopero dell'utensile è dichiarato ad oltranza. Tragedia! Provo a smontare l'utensile per verificare cosa c'è che non va, ma le viti serrate con il martello di Thor si spannano in simbiosi con la punta dell'ultimo cacciavite a stella preso al volo che non si sa mai può sempre servire... è in offerta. Dulcis in fundo, dopo cena, dopo il caffè in buona compagnia ci si rinchiude al calduccio nel bunker e per superare i morsi della fame (dieta ipoquantitativa) ci si concede il lusso di 4 noci pagate un botto solo perchè sono "biologiche"... CRACK!! anche lo schiaccianoci decide di suicidarsi!!! Incredibile, non mi era mai successo in vita di vedere una cosa simile. Uno schiaccianoci in metallo, mica di plastica, perde una zampa e di riassettarlo nemmeno a parlarne dato che la saldatrrice necessita di una revisione a fondo... si saranno messe d'accordo?? Governo ladro! Gli pigliasse una serie di accidenti anche a loro. Alla prossima. 

P.S. B. ha rotto ma i cocci sono suoi. Ripeto: B. ha rotto ma i cocci sono suoi.

Aggiornamento... anche gli occhialini da vista hanno deciso di emulare e...CRACK!! la montatura è saltata... grave, gravissimo... sono quasi accecato... di corsa dall'ottico a dissanguarmi con un modello nuovo. Per questo defunto dedicherò un post apposito, le lenti sono a posto, basta farsi la montatura...(maledetti, non mi avrete vivo!) he he he... ne vedremo delle belle. a presto. 

mercoledì 8 maggio 2013

Firma Digit*le

...e visto che è di mia proprietà, l'ho pagata uno sproposito ed in più è dichiarata rotta da un "assistenza" "tecnica" che  preferisce più sostituire che indagare (tanto a loro non costa nulla e da voi in itaglia la professionalità è un optional inutile), decido di aprirla e darci un occhiata, giusto per capire cosa c'è dentro e verificare se ci si può trovare un uso più dignitoso rispetto a quello che una legge balorda ha deciso di imporre. E' un "token", guai a chiamarla "chiavetta" che gli impiegati dell'ente si incazzano se si cerca di chiamare le cose col loro nome. Un interfaccia USB con ben 2 giga di memoria flash ove trovano posto i programmi compilati per quell'orrido sistema poco operativo che non voglio più nominare. Di eseguibili per Linux nemmeno a parlarne e se qualcosa va storto, (come prevedibile ma all'impiegata frega cazzi), si cambia l'hardware e si fa perdere tempo alle persone, tanto il tempo degli altri non è prezioso ed insostituibile, maledetti vermi da putrefazione. Vorrei la card che so funziona, niente chiavetta mi raccomando... certo!... ma dopo due settimane di preavviso per l'appuntamento mi si presentano con questo ciòttolo inutile e pure guasto! 70 euri contro i 34 della card, giusto per raccattare qualche spicciolo in più che l'ente è in crisi e deve racimolare con ogni mezzo anche i "centesimi", a tutti i costi che alla fine dell'anno tutto fa mucchio. Questo c'è, prendere o lasciare, altrimenti occorre prendere un altro appuntamento e presentarsi a 40 kilometri di distanza (andata) perdendo inevitabilmente minimo mezza giornata da scalare per gli studi di settore che prevedono invece giornate lavorative piene e prive di interruzioni o oneri burocratici presso uffici popolati da fancazzisti incapaci. 
Viene una gran voglia di hackerare con un approfondito reverse engineering, sostituirci i certificati e modificare per bene gli algoritmi di firma, giusto per firmare al posto di un altro qualche atto a data certa e divertirsi a vedere l'effetto che fa, maledetti idioti.  Esistono delle apparecchiature sofisticate in grado di decappare i chip con bombardamento di elettroni, compresa quella inutilissima goccia epossidica a nascondere chissà quale terribile segreto tecnologico. Si aggiunga un usb-pass per decodificare i segnali  della porta usb, un robusto debugger e i programmi compilati, teneteveli pure con i vostri sorgenti del menga. Ed il pin?? 8 cifre niente lettere o simboli?? grazie... Mr brute force ringrazia. E la porta hardware di debug? bella in ordine con le piste in vista?? Grazie ancora, sono commosso. E chi verifica l'integrità del software contenuto nella memoria?? Un dump ed un misero hash no? Grazie, davvero Prevedo nottate a divertirmi ed ipotizzo marachelle tecnologiche che tanto vengono "pompate" dalla stampa ignorante e superficiale... autenticazione "forte" per accedere a servizi via web? E che problema c'è? Dimenticavo...non è hacking, è ricerca #sapevatelo. Alla prossima

P.S. Ciao sono pinco pallo. Ripeto: Ciao sono pinco pallo.

martedì 30 aprile 2013

Ovovogio III


Ecco, nel ripulire il laboratorio dal ciarpame accumulato per anni, mi ritrovo un vecchio "ovovogio fine 900" al quarzo, analogico e con la cassa sponsorizzata da un azienda che li regalava ai più "meritevoli" in carriera. L'ovovogiaio si è rifiutato di cambiare il fondo del quadrante (l'idea era di anonimizzarlo e ri-usarlo), e la cosa mi lasciò perplesso...cosa ci vorrà mai a cambiare il fondo del quadrante? sembrano tutti uguali, un paio di viti e via... Spinto dalla curiosità e dal desiderio di verificare la professionalità del riparatore di ovovlogi, ho deciso di fare da me, almeno tentare. Apro la cassa, non senza difficoltà dato che è necessario un attrezzo apposito, e do un occhiata all'interno. In fin dei conti sono dei pezzi tenuti assieme da delle viti. Prendo i miei cacciaviti di precisione e li modifico, li affilo con il dr*mel, punta a carta vetrata, e inizio a smontare il pezzo. Non è stato facile mettere in competizione i miei grossi ditoni con le viti microscopiche, ma alla fine il risultato si vede. Una quantità di pezzi dalle forme più strane che viene da immaginare con quali macchinari vengono prodotte. Pezzi di "precisione" da micromeccanica da restare affascinati. Ecco. Alla fine il fondo del quadrante è venuto via ma è stato necessario ridurre ai minimi termini l'ovovogio. Devo dare atto all'ovovogiaio...un lavoraccio il cui costo avrebbe superato il valore del pezzo... ma chissenefrega, sarei stato disposto a spendere qualsiasi cifra pur di girare con un ovovogio analogico personalizzato e moddizzato...troppo geek! Vabbè, i pezzi si possono riutilizzare per delle "sculture" artistiche come quelle che si trovano in rete costruite mettendo assieme pezzi di ovovogio, componenti elettronici e pezzi di hard disk. Ma dato che devo fare spazio e non voglio parcheggiare altre scatoline in attesa di un uso futuro, mi tocca buttare l'hardware e tenermi il ricordo di un esperienza tecnica, che in fin dei conti è ben più preziosa. alla prossima. 

P.S.  13.22.45.67.1.98.FF Ripeto: 13.22.45.67.1.98.FF

mercoledì 24 aprile 2013

Sigarette fai da te...la resa dei conti

Tutto come previsto anni fa, all'inizio dei tempi, quando le prime sigarette elettroniche regalavano schizzi di liquido bollente, abbondanti bevute di glicerina o sapori skifosi dopo appena un paio di ricariche. Lobby dei farmacisti e lobby dei tabaccai ormai hanno raggiunto l'obiettivo di veicolare le vendite, monopolizzandole e tassare il prodotto. Contro, uno sparuto gruppo silente di rivenditori improvvisati, ex operai e nullafacenti ingannati dal miraggio di facili guadagni che almeno all'inizio ci sono stati ma sono destinati a calare drasticamente in futuro. Quando l'affare si ingrossa ecco come in "itaglia" sputano i distruttori del libero mercato. Le iniziative imprenditoriali in "itaglia", se hanno successo, vengono spesso affossate da gruppi di illuminati massoni, pronti a prendersi le fette più grosse e lasciare le briciole. Inevitabile. Inevitabile anche perchè l'itagliano non si sa compattare, unire, non sa reagire o non vuole proprio, ignavo e pavido com'è, destinato a soccombere per vigliaccheria e paura preventiva... perdenti.
Anche i tabaccai alzano la voce e chiedono che la sigaretta elettronica sia tassata e concessa solo a loro per la vendita, agitando lo spauracchio degli introiti all'erario. I farmacisti chiedono che la sigaretta elettronica sia regolamentata e concessa solo a loro per la vendita, agitando lo spauracchio della salute. E l'itagliano impaurito da entrambe le cose cosa fa?? In alcune realtà vieta l'uso della sigaretta elettronica in base al "principio della prudenza" ovvero "non so se fa male, potrebbe, per cui...niet!". 
A me sembra più il principio dell'ignoranza, tipica di certi burocrati statali, presidi, sindaci, direttori di ospedale e via via a scendere con gli zerbini ubbidienti leccaculi. Sanno solo vietare questi deficienti di destra! Ragionare MAI! non ne sono capaci. Ma mi sto chiedendo... Sarà vietato o tassato comprare delle batterie?? non credo. Sarà vietato o tassato comprare delle resistenze?? non credo. Sarà vietato o tassato comprare della glicerina? non credo. Ed allora? monopolizzeranno solo la vendita delle sigarette assemblate? Ben venga, chissenefrega, tanto c'è già il modo di autocostruirsele. E per la nicotina?? Io non la inalo più, da tempo, ho smesso. Ma, per ripicca, tipica dell'indole italica a cui i divieti stanno stretti, ci si può arrangiare comunque, distillandola in casa. L'unico problema è il tabacco che è tassato alla fonte o forse solo la sua raffinazione...devo approfondire. Stay tuned. alla prossima.

P.S. larga è la foglia stretta la via. Ripeto:  larga è la foglia stretta la via.

lunedì 22 aprile 2013

Osram Globe 21W

Ci si accorge troppo tardi che la lampadina di ricambio, riposta nel cassetto per le emergenze, è inutilizzabile. Al momento dell'acquisto non ci si fa caso e nemmeno ci si premura di controllare visivamente se ciò che finisce nel carrello è a posto. A chi non è mai capitato? Come si nota dalla foto, la lampadina è chiaramente uscita dalla fabbrica con il filetto difettoso, schiacciato probabilmente in seguito ad una caduta in fabbrica o ad un problema del macchinario che sigilla l'attacco filettato al corpo. La lampadina in questione è una Osram da 21 Watt (100W equivalenti alle tradizionali ad incandescenza) e dichiarata equivalente per durata a 10 lampadine ad incandescenza programmate per funzionare 1000 ore cadauna. 
E' garantita 5 anni, ma in queste condizioni non risulta proprio utilizzabile, non si avvita al portalampada. Inutile ricordare che lo scontrino non è stato conservato e francamente non ci si ricorda nemmeno dove la si è acquistata.... pazienza, non vale nemmeno la pena di prendersela con la proverbiale disonestà dei commercianti. Quindi?? incassare il colpo e buttarla? Una soluzione ci sarebbe ma non è molto onesta. Si va ad aquistarne una di nuova, identica e si torna il giorno dopo con lo scontrino lamentando il difetto per farsela cambiare. Ma dato che io non sono come loro, penso di riparare, in fin dei conti si tratta "solo" di cambiare la ghiera filettata.
Il globo è di plastica ed ha unicamente una funzione estetica. Copre infatti la classica spirale ad incandescenza. Per toglierlo occorre far saltare la ghiera di fissaggio (ad incastro) tagliandola con un piccolo tronchesino infilato con l'aiuto di un cacciavite piatto. Penseremo poi alla fine come fissarlo.
I contatti elettrici sono fissati alla ghiera o con del rame ribattuto a pressione o con un punto di saldatura ad arco. La ghiera invece è fissata al corpo plastico, ribattuta a pressione.... per toglierla occorre "limare" la parte fissata al contatto, distruggendola per bene. Per trovare un metodo non distruttivo dovrò recuperare dalla discarica un certo numero di lampadine rotte e provare a trovare un metodo univoco per disassemblarle (anche se purtroppo ogni marca ha il proprio sistema). 
L'attacco filettato viene via facilmente facendo leva attorno alla parte finale, dove si notano delle fossette schiacciate verso la parte plastica. Se si è proceduto a liberare il contatto centrale (l'altro, in questa lampada, è semplicemente piegato sulla plastica verso la parte con le ribattiture) la ghiera filettata viene via senza problemi. 

In questo modello di lampadina però, uno dei due fili di contatto è sigillato dentro un tubicino di vetro (purtroppo l'ho rotto vanificando l'operazione), mentre la parte "al neon" è a sè stante in quanto si appoggia su dei contatti a molla (è nuova, magari la uso rifacendo l'elettronica). 
Visto come è fatta all'interno (ne sto studiando altre), un riassemblaggio per riportare "a nuovo" la lampada è quasi impossibile.  L'apertura senza rompere o "distruggere" qualcosa è praticamente a probailità zero. 
E' un vero peccato. Spesso queste lampadine si quastano molto prima della durata dichiarata, a volte per un componente di pochi centesimi e si è costretti a buttare tutto il pezzo. Sarebbe interessante poter sostituire solo la parte ad incandescenza o solo la parte elettronica per farle durare di più, ma niente... i  maledetti produttori approfittatori hanno ben pensato all'usa e getta, tanto i profitti sono loro ed i danni conseguenti li paghiamo noi... furbi vero? O siamo troppo stupidi noi? Intanto metto qui le foto a futura memoria. Alla prossima.

P.S. il gomito è piegato e la pera è matura. Ripeto: il gomito è piegato e la pera è matura.

sabato 6 aprile 2013

Annuncio di disservizio


Causa momentanea distrazione, si comunica che non è stato possibile odiarvi tutti indistintamente. Spiacente per il disagio arrecato, il problema verrà risolto entro pochi minuti.

P.S. sta arrivando la primavera. Ripeto: sta arrivando la primavera

mercoledì 27 febbraio 2013

Hoover Diva - riparato?

Lo sapevo, la termocolla non poteva reggere, specie se ci si mette a fare una riparazione al volo, in fretta, assillato dalla massaia isterica la cui vita ruota attorno quel ciòttolo di aspirapolvere mal progettato da un ingegnere strafatto di crack, che non se ne può separare nemmeno un minuto. E va bene. a mali estremi estremi rimedi. Stavolta ho utilizzato una colla epossidica bi-componente, su una superficie di adesione più ampia della precedente. Dovrebbe reggere, sempre se la massaia isterica non si diverte a farlo cadere, dato che si fida che "sta in piedi" ed è "bilanciato" (devastante risultato degli uomini del marketing...uccidetevi)....in effetti il trògolo sta in piedi, ma basta il battito d'ali di una farfalla in giappone per farlo cadere e la plastica è fragile, si scheggia, magari attorno l'area incollata messa con tanta buona volontà. Metto qui alcune foto a casaccio magari per dare una mano a chi si dovesse trovare nella stessa situazione. Ciao, alla prossima. 















P.S. giuda non guida. Ripeto: giuda non guida.