domenica 26 febbraio 2012

Sigarette fai da te - EGO tank - autopsia

Una breve pausa per i risultati di una ricerca. Da un pò sto provando una nuova e-cig del tipo Ego Tank, presa in un negozio fisico di sigarette elettroniche. La scelta è ricaduta su questo modello per emulazione, vista usare da persona di fiducia ed acquisiti pareri preventivi da chi la usa da tempo (questo per far felici i rivenditori maledetti sempre alla ricerca di opinion leader acritici da prezzolare con campioni omaggio e favori sottobanco mai confessati). Non mi va di fare pubblicità per ottenere campionature o sconti particolari, voglio restare libero di poter dire le mie opinioni senza condizionamenti e senza paura di esporre le mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano. 
Da fedele utilizzatore della serie M40x sto migrando alla serie 510 per varie ragioni, pro e contro compresi. 
Fra i pro posso elencare sinteticamente

  • una durata delle batterie maggiore
  • una durata del liquido maggiore (dipende dal tipo di serbatoio usato)

mentre fra i contro:

  • un peso maggiore
  • un ingombro maggiore

Certo è che la svapata è diversa e varia tantissimo a seconda del tipo di atomizzatore usato. Mi voglio concentrare su quello che sembra il più comodo da usare, il tank, ampiamente descritto in moltissimi post, per cui inutile ripetere qui le sviolinate commerciali al prodotto. Un bocchino trasparente, che fa da contenitore del liquido aromatizzato, facilissimo da ricaricare al volo con le boccette dotate di cappuccio e ago, un atomizzatore a cartuccia microscopico (ce ne sono di 5 tipi diversi a seconda della resistenza).
Il principio di funzionamento è sempre lo stesso: il liquido viene assorbito dal wick e viene convogliato su una resistenza scaldata al passaggio di una corrente erogata da una batteria a pulsante. 
In questo caso abbiamo un atomizzatore a cartuccia rimovibile. Da un lato c'è un contatto elettrico (quello dorato) che si appoggia ad una ghiera adattatrice che si avvita alla batteria e dall'altra un condotto metallico che si inserisce a spinta nel bocchino trasparente per pescare il liquido. All'interno del condotto è infilato il materiale assorbente. Il materiale assorbente è poi all'altra estremità avvolto dentro la resistenza elettrica che trova sede su una scodellina ceramica forata, in modo che l'aria aspirata venga convogliata al centro della resistenza, esca per le due aperture lasciate dal condotto metallico rettangolare incastrato nel supporto rotondo e si infili attraverso due condotti laterali del bocchino trasparente.  
Il condotto di pescaggio del liquido è inserito a spinta nel corpo metallico dell'atomizzatore e risulta estremamente facile rimuoverlo facendo leva con un cacciavite sottile (si noti la conformazione delle scanalature progettate per grippare condotto al corpo metallico). 
Il wick che vediamo in foto è completamente bruciato a forza di ricariche ed uso intenso, complice anche la bassa resistenza dell'atomizzatore che ne ha decretato la morte entro solo una settimana.  Al tatto il materiale non sembra fibra di vetro ma piuttosto una seta sintetica molto morbida, secondo me inadatta causa la scarsa resistenza alle alte temperature.  Un estremità del wick che si infila parzialmente nel condotto di pescaggio (dotato all'interno di tre micro scanalature disposte a 120° sulla circonferenza interna), è racchiusa dentro un "tubicino" di maglia metallica, presumo che sia previsto sia per facilitare l'inserimento che per rendere più rigido il materiale assorbente. 
La parte del contatto, è alloggiata in un tappo di plastica, facilmente rimovibile a cui è collegato un filo rosso. L'altra estremità della resistenza è collegata ad un filo nero che si collega al corpo metallico dell'atomizzatore. 
Orbene... si possono rigenerare ricostruendo la resistenza? Credo, purtroppo, di no. Maneggiarli è un casino in quanto sono troppo piccoli. Riuscire ad infilare il wick è un impresa e riassemblare il tutto dopo aver saldato i fili quasi "impossibile" date le dimensioni minuscole. Bisognerebbe provare altre soluzioni costruttive, devo pensarci... boh, magari mi verrà in mente qualcosa, magari solo per orgoglio e testardaggine.
Quindi un costo variabile da 5 a 8 euro per atomizzatore è giustificato?. NO. Magari costruttivamente sono necessari dei macchinari particolari che ne lievitano il costo di produzione ma in ogni caso la cifra non vale per degli atomizzatori considerati dal produttore come usa e getta. In più, non so perchè, il vapore che esce è "freddo" ed abbatte tantissimo i sapori ed aromi. La stessa miscela (identica) usata con altri sistemi di vaporizzazione è completamente diversa, più piena, più aromatica, più calda e che concede il colpo in gola tento ricercato dagli ex fumatori accaniti come me. 
Lo sciopero della spesa ad oltranza (come ultima motivazione) mi impone di abbandonare questa soluzione e pensare ad altro, sempre col miraggio di farmeli in casa... forse una soluzione è vicina...non mancherò di sfogarmi e raccontare qui la soluzione. Alla prossima. 

P.S. Marco è l'assassino. Ripeto: Marco è l'assassino.

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