venerdì 28 dicembre 2012

Sigarette fai da te - arrivano gli inquisitori!

Andate a rileggere tutti i post della serie... in tempi non sospetti, all'inizio della diffusione delle e-cig, avevo ipotizzato quello che sta accadendo in questi giorni. E' entrato in gioco, a gamba tesa, l'istituto "superiore" della sanità... apperò, che tempismo!
A dare supporto, ci sono schiere di giornalisti, indubbiamente prezzolati (lo capiscono anche i meno dotati) che nel riferire le "notizie" non mancano di sottolineare l'aspetto "salute" che circonda il dispositivo, con un abile gioco di "potrebbe" e "sarebbe" mescolato a frasi che danno ad intendere, in sintesi, che le sigarette elettroniche fanno male, senza approfondire a dovere ma enfatizzando solo una parte di quello che "dovrebbe" apparire un problema nazionale (e ci credo...brevetto cinese.... è un problema serio!).
La nicotina fa male!! ecco, questo è il messaggio che passa. La nicotina è mortale, si sa, se presa pura o in dosi elevate. Ma in rete si trovano articoli contrastanti che dicono in sintesi...in piccole dosi la nicotina aiuta e bla bla bla. Quello che manca è l'idea di "dose" dannosa o benenfica, così uno si regola e ci sta attento, evitando di demonizzare. Se 10mg sono una dose mortale, quanta nicotina c'è (in milligrammi) nelle boccette da 20 ml al 9%?? boh, nessuno lo dice e figuriamoci se i "giornalisti" che tanto blaterano si siano mai posto il quesito. Si dice che la nicotina inalata può favorire dipendenza ai non fumatori... attivi o passivi?? boh, nessuno lo dice. Ed in quale percentuale? boh, nesuno lo dice. Si legge che la sigarette elettroniche fanno male ai minori... eh?? ed i maggiorenni, se fosse vero, sono immuni?? boh, nessuno lo dice. In parlamento la virago verde si è scagliata contro le e-cig ordinandone il bando (verbalmente, e sì, la lega legifera a voce). Nei bar, i fumatori costretti ad uscire al freddo a tirare chiedono agli svapatori si smettere od uscire per "rispetto degli altri"...da non credere. In giro c'è un bran blaterare "che fanno male" ma chi lo dice è un tabagista incallito incapace di cambiare (per paura non si sa di cosa) o un pappagallo rompic*glioni che ripete quello che legge o sente alla TV. 
Fatto sta che in questo mondo di disinformazione di massa rivolta a chi internet la usa male, la notizia che inizia a passare in sordina è che la sigaretta elettronica "deve" diventare presidio medico chirurgico (eh??!), e guarda caso, passare sotto il controllo delle farmacie... he he he.... tutto come previsto, ci pigliano pure in giro. 
Si stanno muovendo, e mi aspetto in futuro una tassa anche sulle sigarette elettroniche coma accade già per le bionde. Così, centinaia se non migliaia di nuove attività nate dal niente ed in periodo di crisi e precariato, dovranno o chiudere o saranno soggette ad una serie di controlli e balzelli da scoraggiare anche il più intraprendente dei giovani che in quel modo avevano trovato modo di sbarcare il lunario (oops...si dice startup). E' proprio vero...appena si cerca di uscire dalla m*rda c'è sempre qualcuno che cerca di rificcartela dentro per predere il tuo posto e fare soldi a palate, al posto tuo ovviamente. Sperate nelle briciole se ne lasceranno cadere a terra, buona fortuna itagliani. 
Alla prossima

P.S. Il pappagallo di paglia canta. Ripeto: Il pappagallo di paglia canta.

giovedì 20 dicembre 2012

Rainbow candle

Con la scusa di un giretto al supermarket per prendere l'idraulico liquido, mi imbatto quasi per caso su un nuovo prodotto ed immediatamente mi viene in mente un utilizzo alternativo. Poco tempo fa mi è stato regalato un alberello di natale usb di plastica trasparente, che si illumina con i led multicolori (o rainbow led). Un regalo per sopperire alla distruzione della mitica ed insostituibile glitter lamp usb, andata dopo un uso intenso da parte di chi l'ha presa in prestito restituendola guasta (anatema!!). L'alberello natalizio necessita di un nuovo led multicolore e la necessità ha messo in allarme la ricerca di qualcosa da cui recuperarlo. Quale migliore occasione di un oggetto destinato alla discarica dopo il suo unico utilizzo?? Ho trovato una candela in bicchiere che all'accensione della fiamma, automaticamente, attiva un led multicolore al suo interno. Ho trovato anche un video, eccolo.... 

Immediatamente non ci volevo credere ma è così. Non ho ancora capito come si accenda e spegna da sola semplicemente accendendo e spegnendo lo stoppino, forse una fotocellula tarata sulla luminosità della fiamma, anche perchè non mi sembra ci siano sensori di temperatura solitamente "lenti". Ora devo solo aspettare che si consumi (25 ore dichiarate) e disobbedire alle raccomandazioni del produttore, un disgraziato che dice ai propri clienti di buttare dopo l'uso, ma solo quando la cera arriva a 2,5 centimetri dalla fine...ma se la fine non si sa dov'è (non c'è alcun segno), come si fa a capire quando buttare il tutto?? e poi... non si può in qualche modo recuperare il bicchiere in vetro satinato?? perchè no? bisogna per forza buttare tutto?? e come la mettiamo con la batteria che potrebbe avere ancora un pò di energia?? ed il led, buttiamo anche quello vero?? Certo certo... si legge nelle istruzioni di smaltimento "obbligatorio"..."Capovolgere la candela consumata e dare un colpetto energico alla superficie rivestita da materiale morbido. Rimuovere la cera e la parte elettronica. Separare le batterie e smaltirle secondo la normativa vigente. Smaltire la parte elettronica secondo la normativa vigente. ATTENZIONE: il presente dispositivo deve essere smaltito con raccolta differenziata e non come normale rifiuto, oppure può essere riconsegnato al distributore all'atto dell'acquisto di un nuovo apparechio equivalente. Il mancato rispetto delle direttive è soggetto a sanzione amministrativa in accordo alla normativa vigente".
Ora, facciamo un pò di riflessioni che ci possono convincere a violare la legge... il "colpetto energico" è un vero ossimoro e la superficie morbida ?...boh, vedremo. Smaltire la cera.... nel secco non ricilabile? la cera è riciclabilissima ma non esistono contenitori appositi...come facciamo?? la buttiamo nel secco non riciclabile anche se è riciclabile? Occorre smaltire cera, vetro, batterie ed elettronica con la differenziata, ma se il mio comune è amministrato da un *#@@!** di m*rda che non fa la differenziata cosa devo fare? depositiare il rifiuto davanti a casa sua? boh. E tutto sto lavoro di separare e differenziare...perchè non è compensato con una diminuzione della TARSU che aumenta ogni anno?? eh?? a chi sto pagando lo stipendio, eh? ad un manager di m*rda che paga sottobanco anche l'amministrat*re di m*rda per prolungare la "convenzione" di raccolta rifiuti senza nulla riciclare?. E poi, ammesso che volessi comprarne uno nuovo restituendo l'usato (il dispositivo)... la restituzione va fatta al distributore...chi è? eh?? il commerciante al dettaglio, il grossista o l'importatore?? tutti e tre distribuiscono...quale dei tre?? stai a vedere che è il corriere che fa le consegne. Ah...che sciocco...all'atto dell'acquisto...è sicuramente il supermercato... vorrei proprio provare a consegnarlo ad una di quelle commesse sceme e svampite, che hanno terminato la scuola dell'obbligo a calci in c*lo....ci sarà da ridere.  E poi..."la normativa vigente"...quale?? cerco con google "normativa vigente"?? E la normativa vigente prevede il ri-utilizzo delle cose?? sono soggetto a sanzioni se riutilizzo le cose senza smaltirle?? e se non smaltisco nulla, idealmente producendo zero rifiuti... devo pagare lo stesso lo smaltimento dei rifiuti?? Si, purtroppo si, la normativa vigente è stata scritta da dei dementi malati e vigenti...deficienti con tanto di diploma preso per miracolo.  

Nel frattempo mi devo sorbire una nauseante fragranza di vaniglia e caramello che ha saturato l'ambiente e mi fa venire mal di testa. Appena finisce la cera, non vedo l'ora, inizio a smontare il tutto per capire cosa c'è dentro e recuperare il led, così il natale posso arredare l'ufficio con l'albero geek tecnologico che fa tanto atmosfera... alla prossima. 

P.S. se domani è la fine del mondo sappiate che vi odio tutti, se non ci sarà... scherzavo.  Ripeto: se domani è la fine del mondo sappiate che vi odio tutti, se non ci sarà... scherzavo.

martedì 18 dicembre 2012

Ovovogio 2

Un altro "ovovogio fine 900" che ci lascia e smette di funzionare. Questo proviene dalla cucina, sottoposto a vapore e sbalzi di temperatura notevoli. Ha fatto il suo dovere per anni ed anni, senza sbagliare un secondo e mi sembrava brutto gettarlo fra i rifiuti, assieme al fratello della stanza accanto che per primo se ne è andato in silenzio. Per qualche giorno l'ho tenuto in ufficio, sino a quando, spinto dalla necessità, mi è venuta l'idea di come riutilizzarlo. Ho tolto la meccanica ed è diventato un praticissimo ed utile vassoio per portare il thè delle 5 accanto al PC che uso per lavoro. Un ottima idea. La base è solida con un buon bordo anti scivolamento che evita alle tazze di uscire quando lo si porta in giro. Bene, non avrò salvato il pianeta ma almeno ho tolto qualcosa ai nemici dell'ambiente che inceneriscono tutto quello che gli capita a tiro, avvelenando anche me. Ecco comunque cosa intendo per "riutilizzo delle cose".  Alla prossima.

P.S. il bruco esce dalla mela. ripeto: il bruco esce dalla mela.

martedì 11 dicembre 2012

La stampante che non funziona

Un cliente ha scoperto che la sua stampante a getto di inchiostro, per funzionare, ha bisogno delle cartucce e che queste, se sono installate, addirittura che devono necessariamente essere cariche di inchiostro, altrimenti la stampante non funziona.  Diceva che era rotta e che bisognava cambiarla con una nuova. 
UNANO di m*erda, ti meriti la visita di una schiera di commerciali pronti a venderti l'impossibile sino a prosciugarti il conto bancario già ridotto all'osso.... in giro di soldi ce ne sono pochi, in misura inversamente proporzionale agli sprechi di certi dementi ed alla loro ignoranza tecnologica. 

P.S. gomma liquida e ceralacca. Ripeto: gomma liquida e ceralacca. 

domenica 9 dicembre 2012

Accumulo compulsivo

Mi sa che sono malato. Sicuramente mentalmente disturbato, come diagnosticò tempo fa la mia tenera compagna in vena di affettuosi complimenti. Ho scoperto da poco, dato che non ho per scelta nè la TV e tantomeno il digitale terrestre voluto da dei dementi, la serie "sepolti in casa"... cose da non credere. Unani che si circondano sino al soffitto di "cose" ed immondizia... ma non sono tutti uguali. Alcuni vivono nella sporcizia, fra cartacce, lattine, bottiglie vuote e residui di cibo... a volte sono anziani o disabili che non ce la fanno proprio (fisicamente), altri casi di depressione cronica mai curata o peggio di traumi affettivi mai elaborati. Altri invece che accumulano oggetti, separano la plastica dal metallo e così via... ammucchiano con criterio ed ordine maniacale dando un preciso "valore" e significato ad ogni singolo pezzo messo da parte. Un altra categoria è quelli che sono affetti da shopping compulsivo, comprano cose nuove e le mettono da parte, tanto erano "in offerta" (e ci mancherebbe) e che un domani potrebbe servire di sicuro.
La cosa che mi ha colpito particolarmente è il punto di vista di quelle persone che si circondano di oggetti, ognuno dei quali è o un ricordo o racchiude un utilità ben definita e percepita ma mai sfruttata.  Ho notato che l'opera dello psicologo che interviene non è convincere la persona malata di disfarsi  delle cose che accumula, ma di farlo ragionare sulle motivazioni che lo portano a comportarsi in quel modo e riportarlo alla "ragione". Manìa da accumulo compulsivo. Mettere da parte degli oggetti che "sono nuovi" anche se usati, che potrebbero servire ad altri, che potrebbero essere venduti, potrebbero essere riparati, potrebbero essere recuperati... potrebbero.... ma regolarmente restano dove sono per anni. 
In qualche ragionamento di quei malati mi ci sono riconosciuto ed a volte, come loro, mi sono sentito in contrasto con le motivazioni degli psicologi intervenuti, prendendo moderatamente le difese dei malati. Anch'io tendenzialmente accumulo quello che per altri è spazzatura, in genere apparecchi elettronici funzionanti o da riparare...alcuni riesco anche a rimetterli in funzione ed utilizzarli... altri restano negli scatoloni in attesa di trovare il tempo per studiarne il funzionamento, sperimentare o recuperare qualche pezzo che mi serve per altre riparazioni. Porta a casa e metti da parte.... è un attimo e non ci si accorge che dopo un pò si inizia ad avere difficoltà a camminare e muoversi fra le cose accumulate che finiscono impilate in verticale sino a quando quasi ci si dimentica di averle, oltre a dimenticare il primo motivo per cui si è deciso di accantonarle. 
Vedere certe situazioni mi è servito per capire molte cose. Francamente non mi interessa il motivo per cui lo faccio. Se ho o no un trauma infantile non me lo ricordo e se l'ho rimosso un buon motivo ci sarà. L'importante è decidere di disfarsi periodicamente di tutto quel "ben di dio", pian piano e senza tagli netti, che tutto è utile ma se è rimasto fermo troppo a lungo... significa che o non serve proprio a nessuno o non ci arrivo proprio a ripararlo o ancora non mi interessa poi così tanto. Mentre penso di farlo, sto male e trovo sempre delle scuse per non farlo, ma devo farlo. Buttare è male, consumare è male per tanti motivi... 

  • si sostengono le ecomafie e si danneggia l'ambiente, è fuori da ogni dubbio, anche se mi consola che non sono cose comprate da me e che comunque in discarica prima o poi ci dovevano finire...pazienza per le balene e gli orsi polari e per i poveracci che muoiono a causa degli inceneritori.... quello che posso lo faccio, la mia parte almeno
  • si sostengono i produttori ed i sostenitori dell'obsolescenza programmata, ma accumulare i loro rifiuti non risolve poi molto, meglio boicottarli e smettere di comprare
  • si alimenta l'estrazione di risorse e materie prime solo per il miraggio di un impossibile "crescita" infinita e di uno "sviluppo" che sviluppo in fin dei conti non è. 

Certo è che continuerò senza sosta a recuperare e riparare, ma senza esasperare l'accumulo per un "magazzino ricambi" che non posso sostenere a lungo. Sto male al pensiero e sono quasi certo che dopo essermi liberato di quelle cose, mi serviranno, lo so già... pazienza, risolverò in altra maniera, spero. 

P.S. Il gufo è in letargo. Ripeto: Il gufo è in letargo. 

sabato 20 ottobre 2012

Misurare una bassa resistenza

Sto ri-progettando l'alimentatore da 24 volt 6 Ampère che nella sua realizzazione originale non ha retto ai limiti delle specifiche a cui l'ho portato elevando i 12 volts del 7812 con un partitore resistivo. Per questo motivo ho rotto temporaneamente il porcellino di terracotta con i miei miseri risparmi (monetine da uno o due centesimi) e mi sono recato in negozio per acquistare dei regolatori 7824 (che ad oggi non ne ho trovato nemmeno uno di recupero, dannati commercianti, stavolta avete vinto voi). Nel ricalcolare i valori delle resistenze di sense per la protezione dai cortocircuiti ho voluto stavolta risolvere il problema della misurazione di valori ohmici estremamente bassi rispetto alla serie di valori comunemente in commercio.  Mi serve una resistenza da 0,166666 ohm ma ho un altro problema.... i due tester che ho non funzionano benissimo. Con la scala più bassa, mettendo in corto i puntali misurano uno 0,6 e l'altro 0,5 ohm (lo so, è il prezzo da pagare per un acquisto in regime di sciopero della spesa effettuato dai "cinesi").  Ed allora? una ricerca in rete e saltano fuori molte soluzioni... tutte prive però di spiegazioni sul come calcolare i valori dei componenti utilizzati... post inutili allora, non sono una scimmietta che copia e quando qualcosa non va non sa dove mettere le mani o come intervenire per risolvere. 
Il principio più semplice e di rapida realizzazione consiste nel realizzare un generatore di corrente costante (indipendentemente dal carico) e noto, in modo da calcolare la resistenza incognita misurandone la caduta di tensione ai suoi capi applicando la legge di Ohm. Per il generatore di corrente costante si può utilizzare il diffusissimo LM317 o il meno noto L200 (che ne ho recuperati un pò da alcuni carica batterie ove trovano spesso applicazione). La scelta è ricaduta sul primo, collegato come da datasheet, in configurazione "Current Regulator". All'uscita del regolatore si collegano due resistenze in parallelo, di cui una variabile (per la taratura, possibilmente un trimmer multigiri). Il piedino ADJ si collega direttamente al carico di valore ignoto. La taratura è semplice, si ruota il trimmer sino ad ottenere un valore pari a 100 mA (0,1A) collegando all'uscita del circuito un amperometro prima con fondo scala 1A poi con fondo scala 200mA per arrivare al valore desiderato.  Poi si inserisce la resistenza incognita e si misura la caduta di tensione (in millivolts). La resistenza incognita avrà quindi il valore dato dal rapporto della cauta di tensione sulla corrente costante impostata secondo la formula:

Rx= Vmisurata / 0,1A

Ma nella pratica le cose sono un pò diverse da come pubblicato in certi siti di illustri teorici della fuffa. Come si calcola la R di uscita ed il valore del trimmer? Dal datasheet possiamo trovare la formula per calcolare la R1. La corrente in uscita è data dal rapporto fra la Vref e R1. La Vref è una tensione di riferimento (generata internamente) pari a 1,25 Volts fra il terminale ADJ (massa) e quello di uscita, secondo la formula :

Io = (Vref/R1) + Iadj = 1,25/R1

quindi se vogliamo una corrente costante di 100mA

R1=1,25/0,1 = 12,5 ohm

Non è un valore reperibile in commercio per cui occorre prevedere una resistenza variabile da collegare in parallelo per aggiustare il valore finale a quello che si desidera. Sarà quindi necessario adottare una R1 di valore di poco maggiore o uguale a 13 ohm ed un trimmer di valore adeguato (da 100 a 470 ohm).  Se si guarda la formula del valore equivalente delle resistenze in parallelo è più facile capire quali valori scegliere per arrivare ai 12,5 ohm necessari 

Nel mio caso, dato che è meglio dimensionare la R1 da 1Watt (oltre che per sicurezza montare il regolatore su una aletta di raffreddamento), ho trovato solo una resistenza da 12 ohm nel cassetto dei componenti di recupero (anni di magazzino si rivelano utilissimi). Se si usano 12 ohm, si otterrà in uscita un valore di corrente pari a 0,10416mA  (con il trimmer da 500 ohm praticamente a zero nel mio caso). Poco male. Si perde la comodità di calcolo nel determinare Rx e ci si dovrà aiutare con una calcolatrice. L'importante è conoscere esattamente il valore di corrente ed applicare la formula, per cui anche se i valori dei componenti non sono esatti, con le formule il valore della resistenza incognita sarà sempre determinato con buona approssimazione.... o quasi. 
I due tester che uso hanno un problema. Per una maggiore precisione occorrerebbe usare dei tester ad alta impedenza che non influiscono troppo nel misurare correnti e tensioni in gioco. I miei come già detto sono modelli da pochi euro. Esisterebbe la possibilità di ovviare all'inconveniente amplificando la tensione di uscita con un valore noto usando un operazionale di precisione, ma di complicarmi troppo la vita non mi va proprio. 
Ma vediamo alcuni valori presi con i due strumenti:

Tester Modello NI2100

Iout = 104,9mA Vrx = 16,5mV Rx= 0,15729 ohm  
R0 (con puntali in corto) = 0,5 ohm  Rx misurata 0,7 ohm

Tester Modello DT890C

Iout = 106,6mA Vrx = 16,2mV Rx= 0,15197 ohm
R0 (con puntali in corto) = 0,6 ohm  Rx misurata 0,8 ohm

Anche con gli errori introdotti dagli strumenti possiamo fermaci alla seconda cifra decimale e determinare una resistenza di 0,15 ohm "o poco più". A me me ne serve una da 0,16 ohm per cui diciamo che ci siamo se consideriamo di aggiungere anche la resistenza delle stagnature e delle piste a montaggio ultimato. Con la misura diretta non era possibile arrivare a tale risultato, stimando la resistenza incognita pari a 0,2 ohm.... circa (valore inadatto per l'applicazione prevista). 
Ok, direi che ci siamo (per ora) e posso procedere con il montaggio dell'alimentatore per poi procedere con lo smontaggio di componenti "esotici" da utilizzare nei miei progetti di ricerca.
Possibili sviluppi: perchè non dotare il circuito di resistenze di precisione, magari aggiungere un convertitore AD e processare la misura in modo che tramite un processore venga visualizzata su uno schermo LCD il valore già calcolato?
Alla prossima.

P.S. il gufo è nel bosco ed il merlo migra. Ripeto: il gufo è nel bosco ed il merlo migra.

lunedì 1 ottobre 2012

disassemblaggio

E' periodo di intensa attività. Devo, ripeto, devo fare spazio nel laboratorio ed il ciarpame tecnologico si è accumulato a dismisura. A qualcosa dovrò rinunciare. Ad ogni apparecchio che mi viene in mano, mi ripeto: qui ci dovevo fare X, con questo volevo sperimentare Y, ed immancabilmente l'oggetto viene riposto dov'era. Ho trovato comunque un compromesso: tolgo metallo e plastica superflua (che verrà veicolata rigorosamente differenziata in discarica) e metto temporaneamente da parte le schede. 

Nell'agire in questo modo però ho comunque dovuto rinunciare a molte attività che avevo in mente, quali: 

  • Fondere i metalli con una fornace fatta in casa 
  • Usare il toner avanzato per un esperimento di verniciatura a polvere 
  • Costruire dei supporti per lampade alogene con le casse del dolby surround 


Ed in più: 

  • Recuperare l'argento dalle tastiere 
  • Recuperare l'oro dalle schede 
  • Recuperare il palladio ed altri metalli preziosi
  • De-ingengerizzare il firmware delle stampanti 
  • Modificare una stampante laser per il trasferimento del toner su lastra metallica 
  • Studiare per bene il protocollo i2C (che il logic sniffer è andato...sic!) ed il protocollo USB
  • Modificare delle webcam per un impianto di videosorveglianza
  • ecc...


In ogni caso dovrò rinunciare anche ad una montagna di motorini elettrici (DC e Stepper), di componenti elettronici, di minuterie e particolari tenuti da parte per i motivi più disparati.  Ho messo da parte inoltre alimentatori, schede varie, memorie, unità laser, cavi, connettori... troppe cose che restano lì ad occupare spazio ed il tempo per fare esperimenti messo da parte per far posto ad attività che mi permettano di guadagnare quel poco che mi serve per vivere, dato che ancora una volta il conto in banca è a zero e la fame tanta.. 
Il mio cuore sta piangendo a dover rinunciare al divertimento che amo, sto male per colpa di certi ladri al governo ed al parlamento. Maledetti bastardi, me la pagherete cara. Alla prossima.

P.S. Polvere di alluminio, ossido di ferro e magnesio. Ripeto: Polvere di alluminio, ossido di ferro e magnesio.



mercoledì 5 settembre 2012

Dinamo portatile


Fa parte della dotazione standard del cicloturista o più generalmente dell'escursionista. Una luce, sempre pronta per le emergenze notturne. Una torcia elettrica, tascabile, alimentata da una mini pila ricaricabile con la rotazione di una manovella che che assicura luce quanto basta per le riparazioni in emergenza, quando alla sera tardi, al rientro, la catena cade e l'illuminazione pubblica o non c'è o non è sufficiente. Questo modello è nuovo, in vendita da D*cathlon per 9.90 (un furto) ma rivelatosi difettoso. Si scarica molto in fretta assicurando luce solo per un paio di minuti. Ne ho prese tre in tutto e le altre due, identiche ma di marca diversa, assicurano una durata ben maggiore. 
Tre viti e una copertura grigia da sfilare e l'apertura è assicurata.  All'interno un ingranaggio moltiplicatore che fa girare un motorino minuscolo. Al motorino è collegata una batteria NiMh 20mA/h da 3.6 Volts che alimenta due led bianchi in serie ad alta luminosità tramite un pulsantino. E' talmente semplice che ci si diverte poco a smontarla. Ora parte la ricerca di una batteria uguale ma funzionante (quella verde che si vede in foto è sicuramente difettosa). Sarà dura trovare il ricambio ma credo che si possa ovviare con qualche super condensatore da CS, ne ho visto uno alloggiato nella mother board di una stampante fax che forse fa al caso mio. Appena mi torna fra le mani ci provo.  Alla peggio recupero il motorino ed i led. alla prossima. 

P.S. la nutria non nutre. ripeto: la nutria non nutre. 

Energia solare in viaggio

Ferie in bicicletta, attrezzato come un cosmonauta in missione verso marte. Ordine del medico, causa operazione al ginocchio che, causa immobilità prolungata (servizio sanitario e medici di m*rda), ha perso il 50% delle funzionalità motorie. Imbottito di potenti antidolorifici (poco efficaci sotto sforzo), ho percorso più di 500Km in bici, stringendo i denti e pensando che il dolore è solo uno stato mentale come altri... Fra l'attrezzatura che mi sono tirato dietro, ed a volte spinto in salita, ho optato per dei pannelli solari (Geonaute made in china) trovati da D*cathlon a 29,95 euro cadauno. Sono dei pannelli fotovoltaici portatili, 18X22 cm, che promettono una carica sufficiente per le emergenze... tenere in carica il cellulare (per le emergenze), il navigatore GPS (il G*rmin Nuvi200 è troppo avido di energia) o nel mio caso per ricaricare le batterie delle e-cig EGO510 (che a rimanere senza è come restare senza accendino per i fumatori 1.0). Promette una corrente di 1 ampère (dichiarati), più che sufficiente per gli scopi prefissati. 

La prima cosa che ho fatto, appena rientrato dal giro di acquisti delle ultime necessità legate ad una lunga trasferta cicloturistica, è stata quella di aprire, smontare ed analizzare l'attrezzo. Il "contenitore", una bustina di materiale idrorepellente (non a tenuta stagna purtroppo) con all'estremità inferiore un apertura a velcro, contiene un pannello fotovoltaico (abbastanza fragile all'apparenza), una piccola batteria ed un circuito dotato di due prese USB, una per la ricarica via computer (alternativa al pannello) ed un uscita di ricarica dei dispositivi. Il circuito elettronico ("protetto" da un foglietto di plastica trasparente) è quindi diviso in due. Una parte commuta l'energia in ingresso (pannello fotovoltaico o sorgente di rete a 5V) e regola la corrente di ricarica della batteria. Un altra parte regola la corrente di uscita stabilizzandola a 5V (La tensione di 3,7 V della batteria viene elevata, tramite un commutatore DC/DC, a 5V). Non dovrebbe essere troppo difficile costruirsene uno di artigianale. 
Vediamo alcuni dati tecnici:
  • Batteria a 3.7V (non si sa se al litio o cosa) sigla 063450 1000mA/h. Batteria a 3 fili che porta a pensare alla presenza del termistore di allarme per evitare le cariche eccessive (litio?)
  • PCB sigla ON300 con integrato ST 8 pin sigla 393 eZ108 (forse un LM358) ed un anonimo 5056 1213 a 8pin a cui sono collegati i 2 led rosso e verde.


La classica domanda stupida che i vari curiosi incontrati per strada formulano, attratti dalla "novità", in lingua tedesca o inglese è..."funziona?". Allora... durante il giro quasi tutti ci hanno rivolto domande in lingua straniera... ci scambiano per tedeschi. Ciò dimostra l'arretratezza di voi italiani nei confronti di chi si sposta in bici con un minimo di attrezzatura...bici + carrello e l'immancabile caschetto. Quest'ultimo sembra che gli "itagliani" non lo portino che "fa poco figo". Tornando a noi ed al quesito, la risposta è sì, funziona. Giusto quel poco che serve per le emergenze (lavatrice, TV portatile, asciugacapelli e forno a microonde esclusi) ma con alcuni punti di demerito (o margini di miglioramento). Vediamoli:

  • Il contenitore non è rigido e non protegge il pannello fotovoltaico dagli urti o dalle accidentali sollecitazioni quando lo si ripone nelle borse (che non vanno prese a calci e tanto meno buttate per terra quando si è stanchi morti) 
  • Il tempo di ricarica della batteria è dichiarato in 6-8 ore con sole a picco (che picchia a 90° di incidenza sul pannello fotosensibile) il che è quasi impossibile mentre si pedala con i pannelli agganciati alle borse. 2-3 ore per la ricarica via USB se ci si trova presso qualche fonte di energia alternativa al sole. Entrambi i tempi sono incompatibili per lunghe trasferte in bici a meno che non si ricarichi il tutto durante le pause notturne a scapito delle emissioni di CO2 conseguenti. 
  • Il tempo di scarica dipende fortemente dal pannello. Nel mio caso uno dei due non funziona bene, si carica e scarica troppo in fretta probabilmente a causa di una batteria difettosa... provvederemo a riparare e modificare.
  • Durante la carica sotto il sole, l'elettronica e la batteria si scaldano parecchio (e sappiamo quanto male faccia la temperatura alle batterie). Il circuito e la batteria andrebbe isolato con dei fogli di silicone e non a diretto contatto con il pannello (capisco, problemi di spazio ma possiamo rinunciare a qualche millimetro vero?). Andrebbe studiato un isolamento termico per elettronica e batteria, magari remotizzandolo per riporlo dentro le borse "al fresco".

Bene per la tasca a rete porta cavetto USB (in dotazione) e l'elastico con moschettone, utilissimo. La proverbiale "qualità" cinese ben si sposa con i prezzi al pubblico, tralasciando il ricarico gigantesco del rivenditore. Conviene cercarne uno in cina e farselo spedire a casa, secondo me si risparmia qualcosa o si trova qualcosa di meglio. Si sente il bisogno di un autonomia maggiore per la ricarica (una batteria leggermente più capiente?), di un indicatore di carica alternativa al led rosso e verde "tutto o niente", di minori tempi di ricarica, di un area leggermente più grande per l'elemento fotovoltaico (compatibilmente con lo spazio a disposizione nel portapacchi o nel carrello portabagagli).
Tutto sommato, per ora, sono soddisfatto. I pannelli hanno svolto il loro lavoro ed il ginocchio ora è operativo al 90%.  Alla prossima.

P.S. Prugne e mele sono sotto spirito. Ripeto: Prugne e mele sono sotto spirito. 

sabato 30 giugno 2012

Honeywell VK4105C autopsy

Ieri è venuto l'idraulico che, dopo vari armeggiamenti e riti sciamanici su una caldaia che perdeva acqua ed andava in blocco, termina il lavoro con un pezzo in mano, imputato del malfunzionamento. Un elettrovalvola del gas... cosa c'entri con la perdita d'acqua dio solo lo sa. La sostituzione è "gratis" in attesa che venga a breve installata la caldaia nuova, elettrica stavolta, che sicuramente con quello che ci guadagna non si sta certo a formalizzare per il lavoro visto che poi il ricambio se lo porta via assieme ai preziosi tubi di rame della caldaia vecchia e di tutti i ricambi usati ancora funzionanti. Mi faccio consegnare il pezzo "guasto", per mera curiosità ovviamente, mica per sfiducia ovviamente. Voglio capire e vedere cosa c'è dentro. Si tratta di un elettrovalvola per gas marca Honeywell  VK4105C con doppio solenoide a 220V (costo stimato dai 150 ai 200 euro!).
L'apertura è facilitata dalla presenza di viti Torx. L'interno non svela poi chissà quali sorprese. Un solenoide (quello più grosso) aziona un pistone a molla che apre o chiude il condotto di ingresso, su cui si trova una retina metallica per trattenere eventuali corpi estranei. Il secondo solenoide è la valvola di sicurezza comandata dalla centralina ad intervenire in caso di malfunzionamenti.  Il gas in entrata passa poi attraverso dei condotti ed attraverso delle membrane e delle guarnizioni di regolazione della pressione (tramite delle viti) fluisce verso l'uscita. Niente di particolarmente complicato ma se non c'è elettronica mi diverto poco. All'apparenza tutto sembra a posto e la sostituzione sembra più una scusa per vendere una nuova caldaia e durante la sostituzione imbonire commercialmente la cliente (un anziana signora che a conti fatti risparmia a prenderne una nuova che mantenere per anni questi scienziati dell'idraulica). 
L'unica parte delicata sembrerebbe essere la membrana di gomma ma all'ispezione è risultata perfetta e priva di segni di usura o rottura. Forse, spezzo una lancia in favore del tecnico, il solenoide presenta dei problemi di contatto a caldo per cui se lo si prova a freddo sembra funzionare. E vabbè. Ieri c'è stato l'aumento del gas in misura molto maggiore dell'aumento dell'elettricità e la nuova caldaia elettrica forse permetterà un risparmio maggiore. L'unico cruccio è il carico. Tra frigoriferi e congelatori, server, condizionatori, ventilatori, stufette elettriche per i vani isolati, lampadine varie ed elettrodomestici... mi sa che 3Kw non basteranno ma di chiedere l'aumento all'enel della potenza disponibile giammai.  Piuttosto rinuncio al congelatore e sfrutto la cantina per tenere al fresco la roba che non ha bisogno di temperature tipiche del frigo. Ragionandoci poi un pò mi sono chiesto: d'inverno che senso ha un frigorifero che posto in una stanza a 18-20 gradi raffredda l'aria calda quando la temperatura esterna è sicuramente inferiore o prossima allo zero? Mi sembra una tonteria, una sciocchezza e sicuramente uno spreco. Riscaldare la cucina e tenerci un elettrodomestico che raffredda l'aria calda quando fuori fa freddo... pensiamoci... siamo proprio dei deficienti. E' un pò come riscaldare l'acqua fredda per la lavatrice quando fuori ci sono 40 gradi o usare l'acqua potabile per lo sciacquone del WC. Geniale no? Alla prossima.

P.S. la marmellata è pronta ed i vasetti sterilizzati. Ripeto: la marmellata è pronta ed i vasetti sterilizzati.

domenica 24 giugno 2012

Termografia con webcam

Oggi, complice l'impossibilità a deambulare causa infortunio già descritto, mi ritrovo ad intripparmi con un idea che mi frullava da tempo. Decido quindi di documentarmi meglio per trasformare una webcam in un apparecchio in grado di rilevare le temperature, una webcam termografica. 
Pessima idea. Scordiamoci sin dall'inizio che si possa ottenere qualcosa di decente. I sensori CCD di una webcam sono inadatti per rilevare qualcosa di utilizzabile nel campo della termografia. Ci hanno già provato in tanti ma niente da fare, nemmeno pensando di elaborare le immagini con un software ad-hoc. Il problema è dato dalla gamma di sensibilità dei CCD commerciali e la frequenza della luce infrarossa di temperature "elevate". Se qualche bimbominkia pensa di esserci riuscito, che si vada a documentare, così magari la smette di parlare "ad penis" di "webcam a raggi infrarossi" o telecamere "antinebbia". L'unico esperimento percorribile è la rimozione del filtro ad infrarossi, un vetrino che blocca la componente infrarossa della luce catturata dal sensore. Così si ottiene una webcam più sensibile alla radiazione infrarossa ma siamo ben lontani da una termografica. L'effetto risultante è una variazione dei colori. Gli indumenti neri appaiono grigio chiaro o addirittura bianchi. Altri colori virano in dipendenza del materiale, a volte la plastica rossa diventa rosa, il verde e l'azzurro cambiano tonalità e così via. Un paille nero diventa bianco, ad eccezzione dei bottoni che si vedono ancora neri. Ma l'aumento della sensibilità alla radiazione IR ne fa un interessante strumento per la ripresa notturna. Basta illuminare la scena con un led che emette luce IR e la scena, ad occhio nudo al buio, appare illuminata. Per grandi spazi serve un illuminatore abbastanza potente  mentre per vani dentro casa, ingressi o garage, ne basta solo uno, magari recuperato da qualche vecchio telecomando. In queste condizioni, vorrei provare anche con un laser ad infrarossi per captare le conversazioni puntandolo sui vetri delle finestre... ci hanno già provato ma sono abbastanza scettico si possa ottenere qualcosa di decente senza ottiche professionali. Vabbè. Stanotte, complice il buio, voglio provare a verificare se si riesce a fare qualcosa di interessante. Per ora provo a vedere se una bibita ghiacciata mostra qualche differenza con una bibita uguale ma a temperatura ambiente o magari calda... non credo ma la curiosità è tanta e poi mi diverte il pensiero di sperimentare per smentire chi enfaticamente afferma di esserci riuscito. Alla prossima.

P.S. l'avvocato mangia l'aringa. ripeto: l'avvocato mangia l'aringa. 

domenica 10 giugno 2012

Sigarette fai da te (parte 18 - a look inside)

E non potevo fare a meno di verificare visivamente cosa accade all'interno di un cartomizer, per cui ho chiesto ad "unaltroamico" di verificare con un piccolo microscopio usb, appoggiando la lente in prossimità della resistenza... dovrò decidermi di costruirmene uno prima o poi.
Nel video (http://www.youtube.com/watch?v=mccoqhXEUao) la ripresa "live" del funzionamento, dove si notano tre esempi di resistenza a tre livelli di usura ed utilizzo. 

Il cartomizer in questione è il Phantom V2 per la serie 50x, dal serbatoio trasparente ed abbastanza capiente per soddisfare accaniti svapatori in cerca di qualcosa da succhiare che soddisfi il palato e la lingua. 
Si nota chiaramente la formazione delle goccioline di vapore che restano in sospensione nell'aria seguendo i movimenti convettivi o precipitando sulla resistenza stessa appena si raffredda. Si nota inoltre che:

  • le resistenze non sono tutte uguali ed il vapore si forma solo in prossimità del filo a contatto con il wich assorbente non ricoperto da incrostazioni. 
  • la formazione del vapore è pressochè istantanea (al click del bottone) e particolarmente "abbondante" in questo modello di cartomizer anche in caso di uso intenso
  • le incrostazioni ovviamente, se particolarmente spesse, impediscono la formazione corretta del vapore
  • non tutte le resistenze appaiono avvolte a contatto con il wick  impedendone un corretto funzionamento
  • non tutte le resistenze hanno lo stesso numero di spire di avvolgimento
  • le fibre del wick si spezzano e così contribuiscono poco all'assorbimento completo del liquido
In sintesi... sembra che il concetto di "qualità" in oriente sia molto aleatorio e soggettivo. A questo si aggiunga il problema dei liquidi fatti in casa. Sembra (voci di corridoio) che una minima percentuale di acqua in più o meno rispetto alla glicerina vegetale, provochi enormi differenze in termini di resa sia aromatica che di produzione di vapore corposo e pieno. Per cui... acquistare i liquidi preconfezionati? Giammai! C'è poco da fidarsi. La ormai proverbiale avidità e disonesta di certi commercianti senza scrupoli (che sembra si riproducano velocemente nel vostro paese delle banane), ha creato un circuito commerciale di liquidi preparati alla meglio, magari in cantina e nel sottoscala, in condizioni igieniche sconosciute (ma a pensar bene, sicuramente precarie), complice anche gli altissimi ricarichi praticati e gli ampi margini di guadagno. Conviene, sicuramente, farseli in proprio cercando di dosare al meglio le quantità degli ingredienti e degli aromi come suggerito dai produttori delle materie prime. Alla prossima. 

P.S. il brodo di giuggiole è in caldo. Ripeto: il brodo di giuggiole è in caldo. 



mi sono rotto...

Nel vero senso della parola...mi sono rotto. Un movimento falso ed il menisco si frantuma, nemmeno fosse di vetro. E così mi tocca spostarmi in precario equilibrio con due bastoni, col rischio di cadere ad ogni passo, con le spalle non allenate a reggere il peso e che si sono messe anche loro a far male. Ad ogni stampellata (almeno per i bisogni fisiologici) penso ad un modo per migliorare gli attrezzi... due tubi di alluminio con una scomodissima manopola ed una sede per il gomito che a progettarle deve essere stato il solito ingegnere demente laureato come compagno di banco del trota. Pensare di inserire un paio di molle per ammortizzare no? pensare ad un materiale un filino più morbido per le impugnature no? pensare ad un appoggio per i gomiti un pò più "anatomico" no?  E quanto costava poi un led per illuminare i passi? chi mi spegne la luce in camera deficiente che non sei altro. E magari, proprio per dimostrare che siete una categoria degna di un minimo di rispetto... un sistema di recupero dell'energia magari... 90 chili di pressione ogni metro e mezzo quanta energia possono creare? ok, ok, basta così. Basta lamentarsi. Chi fa da sè fa per tre. Mi studio un pò il FreeCAD 3D parametrico per linux ed un esoscheletro per deambulare salta fuori, tanto non mi posso muovere. 
Nel frattempo mi devo confrontare con certi unani che vedendoti arrivare si piazzano nel mezzo del corridoio, di spalle, senza spostarsi di un millimetro (in particolare una maledetta tr*ia con l'aria snob...me la paghi lo giuro, so chi sei e so dove studiano quei fr*ci dei tuoi figli), che occorre fare il giro largo a zig zag fra panchine ed ostacoli. Altri non si degnano nemmeno di guardarti nel passare davanti o tagliare la strada a piedi, altri ti incitano neanche fossi Bartali o Coppi in salita sul gran sasso, altri lasciano borse ed ostacoli per terra e non si preoccupano di pensare che stanno intralciando il passo a chi farebbe volentieri a meno di stampellare. Ma il premio UNANO D'ORO dell'anno va a quella zoccola snob, tutta figa, che ordina di farti alzare dalla poltrona sotto il gazebo perchè ha "ospiti" (la sua mamma maiala) ed uno col ginocchio rotto vale meno di un cane randagio con la rogna e si merita di fare 100 metri sul ghiaino, per una panchina di legno, sotto il sole a picco, per stare un pò seduto, col il ghiaccio che si squaglia in 10 secondi netti e la temperatura dell'articolazione sale a livelli paurosi. Vaffanchiulo. Avrai anche tu bisogno di aiuto, lo so, prima o poi.... e quello che hai fatto ti tornerà indietro.   

Ah, dimenticavo. Grazie a chi mi sta salvando la vita quotidianamente, assistendo pazientemente un vecchio rompicoglioni brontolone... il mio regno un giorno sarà tuo. 

P.S. non tutti sono unani. Ripeto: non tutti sono unani.  

martedì 24 aprile 2012

HP1600 magenta fix

Abbiamo già parlato di come risolvere il problema dei colori disallineati nella stampante HP1600. Dopo l'intervento già descritto, ho attivato l'opzione di calibrazione dopo 5 minuti di inattività, giusto per farla eseguire in automatico e così non ci penso più. Per chi invece non riesce a calibrare per bene la stampante (troppo trascurata in mano ad utonti della tecnologia) si può tentare di risolvere in questo modo. Questa stampante infatti ha un altro "problema", simile al modello HP2600 (la sorella maggiore assieme alla HP2605), dovuto all'uso ed all'età (e ripeto un uso trascurato). Dopo un pò, si nota che i colori non sono più brillanti, il nero assume una tonalità che vira verso il verde giallo (anche a causa di micro disallineamenti) e non sembra più tanto a fuoco. Nella stampa di test però si nota l'effetto più evidente. Il magenta (il "rosso" per capirci) appare sbiadito nella parte sinistra e si intensifica a valore "normale" man mano che si va verso destra. E' un problema congenito di questa stampante, niente paura, si può risolvere. 
La causa è l'opacizzazione del gruppo lenti/specchi. Del perchè poi il problema si evidenzi apparentemente solo sul magenta  è un "mistero", credo dovuto più alla posizione hardware ed agli effetti termodinamici interni alla stampante che ad altro. Per risolvere, occorre smontare la stampante e pulire lenti e specchi...semplice no? Dipende. L'operazione non è delle più facili in quanto occorre aprire e sezionare la stampante quasi ai minimi termini. Più si deve smontare la stampante e più probabile è creare guai. L'importante, come sempre, è buona attrezzatura, manualità, esperienza. Come si procede? Vediamo le operazioni passo passo. 
Si tolgono le 4 cartucce e le si ripone in luogo sicuro. Per comodità di manovra, si tolgono le due fiancate di plastica. Per la fiancata destra ci nono due viti da togliere. Una è posizionata dentro l'incavo che fa da maniglia in basso e l'altra è nell'incavo dove trova posto il cavo USB. Per la fiancata sinistra, basta osservare...sono a vista e non ci si può sbagliare. Occorre sganciare delicatamente le parti partendo dall'angolo in basso a destra e procedere con una lieve rotazione millimetrica dell'insieme, senza tirare troppo, procedendo con lo sgancio in senso orario. I ganci plastici sono appoggiati per meno di mezzo millimetro e non occorre tirare o sforzare troppo...pazienza (tenere aperto lo sportello frontale durante l'operazione). 
Si passa alla fiancata posteriore. C'è una quantità industriale di viti...vanno tolte tutte e si asporta la copertura mettendo a nudo l'interno. La scheda elettronica sinistra è l'interfaccia USB che credo contenga anche il firmware della stampante. Quella a destra è il "cervello" che governa il tutto e che si interfaccia anche con i motori, con i sensori carta e toner, con le ventole, ecc... Nella parte in basso, c'è il sensore di umidità (quello collegato con i fili gialli) che misura la "qualità" dell'aria ed informa il processore su come comportarsi con le temperature di fusione del toner. Le schede elettroniche sono montate su una piastra metallica. Non serve smontare i supporti delle schede che devono venire via assieme al supporto. Per togliere il supporto occorre smontare le viti che lo fissano. Le viti di fissaggio sono a vista, a parte tre che si trovano sotto la canalettta passacavo nera orizzontale in alto. Occorre toglierla assieme alla guida cavo nera che si trova in alto a destra. Per togliere le canalette guidacavo, si devono scollegare tutti i cavi dai connettori (senza tirare i fili ma il connettore!). Nella scheda di sinistra c'è una piattina ed un connettore bianco. Quest'ultimo ha una levetta da premere per lo sgancio (non tirare se non viene, altrimenti si strappano i fili). La scheda di destra invece ha più cavi, piatti ed ad innesto. Meglio fare una foto se si soffre di amnesie, così poi non si sbaglia a rimontare il tutto. Nel togliere i cavi piatti, evitare di prendere e schiacciare la parte terminale piegata su se stessa, altrimenti è facile creare delle interruzioni "invisibili" a occhio nudo. Una volta scollegati i cavi, occorre toglierli dalle guide, e lasciarli penzoloni ai lati. Il guidacavo nero destro è un pezzettino agganciato con delle alette plastiche da sganciare delicatamente senza farle saltare. Il guidacavo superiore viene via facilmente facendolo scorrere a sinistra. 
Tolte le ultime tre viti, prima nascoste dai cavi, il gruppo ottico risulta facilmente visibile. Per smontarlo, basta togliere 4 viti. Due nella parte superiore (occhio che per ovvi motivi sono molto dure e serve un ottimo cacciavite a stella della giusta misura) e le altre due nella parte inferiore (una delle quali in posizione "bastarda") che occorre ribaltare tutta la stampante per andar bene a toglierle. Una volta che il gruppo ottico è in mano, va riposto con le lenti in altro e si deve togliere il coperchio, Da questo punto in poi non si deve toccare con le mani quello che c'è all'interno. Una vite centrale ed una piccola molla sono l'unica "protezione" delle delicatissime parti interne (il coperchio superiore lato "lamiera" serve solo come protezione dalla polvere e non ha alcuna funzione "meccanica"). Dentro il gruppo ottico si notano delle lenti curve e 4 specchi "rosa". Il colore non è polvere di toner depositata ma il trattamento ottico necessario per migliorare la riflessione. Se il problema non è particolrmente grave, ad occhio nudo non si nota nulla di strano. Lenti e specchi sembrano puliti e perfetti. Vanno puliti lo stesso. Con un aspira toner (filtro EPA) ed un pennellino morbidissimo (quello fa fotografi per gli obiettivi va bene), si passa più volte sempre nello stesso senso sulle lenti più grandi che si affacciano verso le cartucce.
Per i poveracci come me, a cui nessun generoso ha mai regalato un aspira toner, ci si arrangia. Microfibra e pennello per obiettivi fotografici o al limite bastonici per la pulizia interna delle orecchie, facendo attenzione a non lasciare pelucchi e usarne uno (ed una sola volta) per ogni componente da pulire. 4 specchi (uno per colore + nero) e 8 lenti che raggiungerle c'è da impazzire e serve tanta pazienza. Meglio non smontare niente e non spostare nulla all'interno. Se si vuole, si può pulire anche il pezzo che ruota (quello quadrato con le facce a specchio) passando sui lati corti del cubetto rotante. Lo sporco che si raccoglie sulla testina di cotone è visibile e ci si rende conto di quanto poco ne basti per provocare un malfunzionamento come quello del toner sbiadito. Niente liquidi, niente pannetti umidificati, niente alcool, niente aria compressa, tanto meno quella in bomboletta che lascia residui... ad occhio nudo sembra pulito ma il tamburo della stampante vede cose che noi umani non possiamo vedere. Occhio anche ai pelucchi, l'alternativa è un ottima microfibra asciutta, evitando la microfibra cinese che microfibra non è. Dò per scontato che si usino i guanti in lattice (senza talco!!), lo dico, anche se di sicuro qualcuno non li userà pensando di non lasciare impronte di grasso che è difficilissimo togliere senza smontare gli specchi ed allora...addio stampante. La pulizia è fondamentale, meglio indugiare con doppie e triple passate che rimontare il tutto ed accorgersi che il difetto persiste. Terminata la pulizia, si rimonta il tutto... la sfida è terminare senza avanzare nemmeno una vite... io ho perso :-) Alla prossima

P.S. il gatto peloso dorme nella cassetta. Ripeto: il gatto peloso dorme nella cassetta.
P.P.S. grazie per le foto. Ripeto: grazie per le foto.

sabato 7 aprile 2012

HTC P3600 parte 2 (riparato)

OK, alla fine della storia sono riuscito nella disperata impresa di riparare l'impossibile. Ora sono un (in)felice possessore di un "nuovo" cellulare con GPS integrato e posso verificare se mi può tornare utile durante le mie escursioni in MTB per boschi e sentieri da Freeride e Down Hill con la mia super attrezzatura da post-atomic survivor. Chi mi segue lo sa che il tablet acquistato tempo fa non ha il GPS e devo in qualche modo sopperire per tracciare i percorsi e documentarli a dovere.  Un HTC P3600 mod TRIN100 P/N 99HCK017-00 fa comodo..speriamo. Per il difetto primario e congenito temo non ci sia rimedio. Winzozz mobile non lo si può rimuovere e sostituire con nulla di alternativo, tocca tenerselo purtroppo e questo decreterà la morte prematura dell'hardware, destinato al sezionamento e successiva vendita a pezzi. Nel post precedente avevo descritto un pò le condizioni pietose dell'apparecchio e, purtroppo a causa mia, la rottura del flat della tastiera. Quest'ultima l'ho ordinata in cina e dopo mille peripezie e giri per il mondo, mi arriva a casa.
Il montaggio non è dei più agevoli, occorre infatti smontare tutto, persino l'LCD e infilare il connettore in una fessura ingegnerizzata con una tolleranza micrometrica (maledetti ingegneri progettisti...uccidetevi!) e fissata con l'adesivo. Per il rimontaggio ho dovuto inoltre fare attenzione al connettore rotto del flat che collega lo schermo, ripristinando la soluzione a schiuma per assicurare i contatti....funziona perfettamente, speriamo che duri. La soluzione di blocco del dado affogato nella plastica non ha funzionato. La colla da usare deve essere epossidica bi-componente cementante (ferro liquido), altrimenti si rischia di ritrovarsi con la vite che gira assieme al dado e impossibilità di (ri)smontare il tutto senza rompere nulla... pazienza. Di ordinare un case nuovo nemmeno a parlarne, ho già speso nove euro per la tastiera per cui basta spese folli, anche se l'aspetto del cellulare sembra quello conseguente ad un bombardamento atomico. Comunque, sempre meglio del ciottolo di emergenza che sto usando adesso, causa rottura del nokia ed in attesa di un valido sostituto...devo valutare un nuovo acquisto e per ora sto con i piedi di piombo nel guardare in giro le ultime novità. 
Con il P3600 ho Bluetooth, GPS, Wi-fi, HDSPA, connessione 3G quadribanda GSM + EDGE... manca solo pa possibilità di modificarlo o installarci quel che mi pare, cosa che fa desiderare fortemente Android (o Uberoid che lo sto provando e va millemila volte meglio). Ora cerco un applicativo che mi registri i punti del GPS e poi vediamo. OK, anche oggi la mia autostima va a mille, che se aspetto gli altri... alla prossima. 

P.S. il bagno è libero ma manca la carta. Ripeto: il bagno è libero ma manca la carta. 

martedì 13 marzo 2012

Sigarette fai da te (parte 16bis) - E-cig Cartomizer Phantom V2

Cartomizer Phantom V2 (ego 510)
Ho appena ordinato il wick per tentare di rigenerare i cartomizer esauriti ed immediatamente provo a verificare se esiste speranza di ricostruire anche i cartomizer Phantom V2 che da troppo tempo giacciono nel repository degli usati. 
Phantom teardown (autopsy)
Questo modello di cartomizer ha i suoi vantaggi... 1 - grande durata del liquido in quanto molto capienti, 2 - è possibile vedere il livello contenuto in quanto trasparenti, 3 - boccata piena e molto aromatica. Soffrono un pò del problema della condensa in testa che si raccoglie nell'incavo, per cui ogni tanto occorre asciugarli con un pò di carta assorbente. Per il resto niente da dire, anzi, sono facilissimi da ricaricare con la boccettina ad ago in dotazione al kit. Anche in questo caso ho provato a verificare lo stato della resistenza. Per aprirli non c'è niente di più facile. Si avvitano su una batteria e si cerca, senza sforzare troppo, di muovere alternativamente il tubo di plastica sino a quando non si sfila. E' importante non deformarlo altrimenti poi addio tenuta del liquido quando si cerca di rimetterlo in sede. Ho notato anche che sembra fissato con della colla o qualcosa di simile, il che mi preoccupa ancora di più per quello che concerne le sostanze a contatto col liquido. Si dissaldano i fili (punta a 320 gradi) e si sfilano i due conduttori dalla scodellina ceramica. 


Nelle foto possiamo vedere tre stadi di usura. In quella più nuova si possono notare anche i residui della bruciatura. Una specie di cenere giallastra che però è ancora attaccata al filo. Per quanto si tenti di bruciare i residui, il filo non tornerà mai come nuovo. Nelle altre due possiamo vedere uno stadio intermedio di incrostazioni tolte per scoprire il filo sottostante ed uno stato avanzato di incrostazione. Si noti che in tutti e tre i casi le fibre dello stoppino (wick) appaiono spezzate in prossimità dell'avvolgimento che, almeno ad un analisi visiva, sembra avvolto troppo stretto. Secondo me, un avvolgimento stretto non agevola troppo l'assorbimento del liquido ed occorrerà tenerne conto in fase di ricostruzione. Per ora mi cimento con gli esperimenti in attesa di dare qualche dato tecnico (resistenza, lunghezze e resistenza del filo). Alla prossima. 

P.S. nero e fumo di londra dai camini di stoccolma. Ripeto: nero e fumo di londra dai camini di stoccolma.

giovedì 8 marzo 2012

E-cig 510 macro view

C'è un motivo per cui mi accanisco con gli atomizzatori e cerco di studiarne a fondo il comportamento che deriva da un uso intenso, sottoponendoli ad aromi fai da te (autoprodotti), tensioni di alimentazione non standard ed altri maltrattamenti. Sto utilizzando in questo periodo i cartomizer per la Ego con attacco 510, quelli a maxi capienza per la loro categoria. Anche se non mi soddisfano al 100% (ogni atomizzatore ha i suoi pregi e difetti e l'atomizzatore perfetto non esiste), mi concentro su questi per il rapporto qualità / prezzo. I tank costano troppo ma sono comodi e facili da ricaricare, i phantom sono ingombranti e condensano tantissimo, i giantomizer dopo 10 tiri gorgogliano e occorre pulire il bocchino... quindi? Quindi abbiano sempre il solito problema... per quanto poco costino, costano e di spendere nemmeno l'idea o meglio...il meno possibile. Per cui devo capire se si possono rigenerare o ricostruire. 
Ho voluto dare un occhiata da vicino alla resistenza, per capire come si riduce e come si comporta il wick, lo stoppino assorbente. Premetto che quello che si vede in foto è seminuovo ma bruciato con una tensione di 7,4 volts, per cui le incrostazioni si noteranno poco mentre sarà evidente il comportamento del wick alle alte temperature. Nel dettaglio il wick è abbrustolito nella parte centrale, si notano delle fibre spezzate e la parte bruna verso l'esterno che evidenzia il colore della glicerina usata (molto scura). Se si prova a bruciarlo con un accendino, il wick si annerisce a causa dei residui del gas, per poi diventare rovente e sbiancare dove diventa incandescente. Per cui l'annerimento che si nota nelle foto deve per forza essere il residuo della combustione del liquido usato per il vapore. Si nota nella foto a massimo ingrandimento la formazione di residui tra la resistenza ed il wick che con l'andare dell'uso provoca dopo una decina di ricariche la copertura del filo rovente e il decadimento delle prestazioni del cartomizer. 
Dai dati rilevati è chiaro come si debba procedere per una rigenerazione completa, ovvero sostituzione del wick del filo per i collegamenti e per la resistenza. Occorre quindi procurarsi del wick in fibra di vetro (che ovviamente non brucia), del filo per resistenze e del filo a sezione maggiore, isolato, per i collegamenti. Quest'ultimo lo devo ancora cercare per bene ma lo si deve trovare nei negozi di elettronica, per i cablaggi (che codice AWG sia per ora non lo so ma vedremo di aggiornare il post in futuro non appena avrò il dato). La resistenza è composta da 5 spire su un diametro di uno o due millimetri circa (un chiodo di supporto dovrebbe andare bene). Lo spezzone del wick non deve superare i 10 - 10,5 cm. Ricordare che quando si procede con la stagnatura dei collegamenti, lo stagno che si trova in commercio contiene piombo se non è RoHS, altrimenti è una lega di stagno ed argento con percentuali di piombo minori. Il piombo è tossico velenoso e sarebbe interessante sapere se si "diluisce" nella glicerina durante l'uso. In ogni caso dopo la stagnatura è il caso di pulire con alcool isopropiloico per eliminare la colofonia che si trova nel filo di stagnatura e che serve per disossidare la saldatura e flussare meglio l'operazione. 
Per i più esigenti, si può procedere anche con la verniciatura del tubo esterno con alcune considerazioni.  Occorre usare una vernice atossica per uso alimentare la quale solitamente è bi-componente, va stesa con due mani e ci mette "una vita" ad asciugare, oltre a costare decisamente tantino. Ne vale la pena se occorre verniciare una quantità industriale di cartomizer, mentre per una decina il gioco non vale la candela. OK, non resta che procurarsi i materiali, senza trascurare l'uso di materiali diversi, e verificare se c'è convenienza economica....sto già pensando di auto costruirmi un estrattore - inseritore  per smontarli e rimontarli più rapidamente senza deformarli o rovinarli troppo.  Indubbiamente con la rigenerazione ex-novo (ricostruzione del cartomizer) si eliminano i tempi di attesa, i problemi doganali per gli ordini effettuati direttamente in cina, i problemi degli approvvigionamenti dagli e-shop dei "cooked pear sellers" italiani.  Alla prossima. 

P.S. il vento da oriente porta pioggia in occidente. Ripeto:  il vento da oriente porta pioggia in occidente.

venerdì 2 marzo 2012

Switching Fritz 7170 AVM

Arrivo in ufficio e mi accorgo che manca l'adsl. Una rapida ispezione nella sala server ed il modem è spento mentre tutto il resto sembra funzionare a dovere. L'alimentatore switching del Fritz 7170 (AVM) è morto. Rapida sostituzione con quello gemello acquistato proprio per queste evenienze e successiva autopsia diagnostica per capire cosa sia successo. Stiamo parlando dell'alimentatore originale AVM AC/DC Adapter AVM04047 12V 1,2A board code LC PC782-V03 (lato componenti)  LS PC782-V03 lato saldature e componenti smt.
Apertura con attrezzo a seghetto (già spiegato nei post più anziani) e immediata individuazione del problema. (Per fortuna) si nota una sfiammata in corrispondenza dell'alimentazione a 230V con parziale distruzione di una resistenza a filo (più probabile una induttanza?) nello stadio di ingresso, prima dei due diodi di livellamento. Un pò più a valle un condensatore elettrolitico presenta il classico rigonfiamento che ne indica la sua rottura e probabilmente una concausa del guasto. Più a valle alcuni componenti SMT preoccupano non poco...saranno integri? La sfiammata e le sovratensioni generate dall'arco elettrico che si è sviluppato li avrà risparmiati? Speriamo di si. Per ora procedo con smontaggio, reperimento dei componenti e sostituzione per tentare una riparazione, anche se prima devo potare la vigna e le piante da frutto.
Non lo voglio buttare per le note ragioni inerenti la mia sensibilità ambientalista (io la mia parte la faccio) tralasciando il solito scontato consiglio del menga..." ...prendine uno nuovo che costa poco...", grazie no. Se vado a prenderne uno nuovo, oltre a disubbidire allo sciopero della spesa ed al buy-nothing-year, il negoziante non riuscirà mai e poi mai a vendermi la soddisfazione personale di averlo riparato e risparmiato dalla discarica, oltre a quella (più enorme e malignamente gratificante) di aver ostacolato il mantenimento del suo SUV di m*rda, guidato dalla moglie tr*ia e figli drogati ignoranti. Per ora pubblico alcune foto prese col microscopio usb acquistato per 9 euro e novantacentesimi# che va da dio e mi permette di sopperire al calo di vista dell'età che avanza. Mi sto divertendo troppo un casino zio! Alla prossima. 

P.S. Cave Canem. Ripeto: Cave Canem.  

mercoledì 29 febbraio 2012

Cartomizer 510 (autopsy & rebuild)

Nel post precedente abbiamo visto la batteria per le e-cig con attacco 510. Ora tocca al cartomizer, quello che fra tutti i sistemi visti costa meno e rende di più in termini di vapore e resa aromatica. Il principio di funzionamento è sempre lo stesso, uguale a quelli visti della serie M40x ma più capiente, quasi il doppio. Un tubo metallico contiene il supporto della resistenza, formato da una scodellina ceramica, sormontata da un tappo di ricarica in silicone trasparente, chiuso sulla sommità dal tappo di aspirazione bianco. La scodellina è montata su un supporto plastico nero che si infila su un tubicino che va a terminare sull'attacco filettato. Un o-ring al silicone assicura la tenuta stagna del liquido per impedirne la fuoriuscita lato batteria. Lo smontaggio si esegue con un attacco per la batteria smontato ed una pinza serrata sul tubo metallico. Si sforza senza premere troppo (altrimenti il tubo si deforma) e si sfila il supporto interno che può uscire lasciando all'interno scodellina e tappo in silicone (ovviamente si strappano i fili ma è meglio così, vedremo poi il perchè). Per far uscire scodella e tappo in silicone basta entrare con un perno della lunghezza adeguata e spingere delicatamente verso il percorso più breve. I componenti disassemblati li si possono esaminare nelle foto. Questo in analisi, è un cartomizer morto dalla nascita. Non so perchè ma, da nuovo appena caricato, non produceva vapore e la resistenza misurata era 10 volte quella nominale. Alimentato con un paio di batterie cariche da 3,7 volts ha resistito (ovviamente) per 4 o 5 tiri, poi è "scoppiato", resistenza fusa nel punto di maggior calore. Occasione ghiotta per un esperimento. A vedere i pezzi così smontati (e puliti che sono nuovi praticamente mai usati), viene voglia di ricostruire la resistenza e sfruttare il wick nuovo nuovo (che il fornitore non ce l'ha, lo deve riordinare e non appena arriva ne compro un centinaio di metri). Il filo per la resistenza ce l'ho già, lo si trova nei negozi on-line di e-cig ma mi sa che procederò con degli esperimenti per trovare qualcosa di simile facilmente reperibile in casa...magari qualche filo di rame di qualche motorino per i lettori CD. Per il wick mi sa che tenterò alcuni esperimenti con altri materiali (ci devo ancora pensare visto che avrei altri cartomizer da rigenerare e ricostruire)...vorrei provare con il filo in fibra di vetro ma non mi sembra che quello rinvenuto lo sia, sembra più cotone o fibra sintetica poco resistente al calore. Bene, gli ingredienti per ora ci sono. Basta solo trovare la lunghezza ottimale del filo per produrre la giusta resistenza e stagnare le due estremità con l'accortezza di far passare uno dei due fili nel foro presente nella scodellina e collegarlo all'asta di supporto. L'altro capo va portato nella ghiera filettata....sarà un impresa credo che il filo è sottilissimo e per farlo stare al suo posto dovrò inventarmi qualcosa che non mi faccia perdere troppo tempo. Il tutto va poi infilato nel tubicino (che avremo recuperato integro nello smontaggio) e tutto dovrebbe tornare come nuovo... così evito di dover ordinare due scatoline alla volta, visto che i negozi on-line di e-cig hanno dei seri problemi di approvvigionamento del loro magazzino.
Credo sia per vari motivi: evitare scorte eccessive in giacenza anche se le scorte sembrano finire nel giro di pochissimi giorni, difficoltà ad anticipare le somme per gli ordini (ed i guadagni vanno tutti in spese??), la dogana che per grossi quantitativi sembra fermi i pacchi indefinitamente ed altri problemi minori, tipo la lentezza dei cinesi che saranno anche miliardi ma a lavorare bene nemmeno a pensarci. Aggiornerò il post o ne farò uno nuovo per riportare i dati tecnici di rigenerazione. Risparmio spinto al massimo e sciopero della spesa mode: on. Alla prossima. 

P.S. the job is over. Ripeto: the job is over. 

EGO 510 Battery (autopsia)

Forse ne faccio un uso troppo intenso e riesco a "romperle". La batteria in corso di autopsia non alimenta più anche se apparentemente il processore al suo interno fa il suo dovere, ammesso che si riesca a capire il significato di due lampeggi lunghi e tre brevi emessi al collegamento dell'alimentazione. L'apertura non è per niente difficoltosa, basta usare la tecnica della pinza a dondolo già descritta nelle autopsie precedenti. L'interno rivela la caratteristiche costruttive che si rivelano molto più curate di quelle usate nella serie 40x. Con la soluzione adottata è impossibile che il liquido penetri all'interno dell'involucro che appare ben sigillato. 
Dentro possiamo scorgere il pulsante, la batteria di alimentazione ad "alta" capacità, la schedina elettronica di regolazione dei tempi di alimentazione, di scarica (cut-off alla soglia di scarica) e dello spegnimento di sicurezza attivato e disattivato con 5 rapide pressioni del pulsante. Il processore, come in molti casi riscontrati nell'elettronica visionata in altri modelli, non riporta alcuna sigla per cui o si procede con tirare ad indovinare il tipo (molto presumibilmente un PIC della Microchip con oscillatore interno) o si tenta di sniffare i piedini per cercare di capire come funziona dopo aver tracciato un circuito di massima. Dalle foto possiamo notare visivamente il guasto: il componente  smd siglato A1BH in alto a destra della seconda foto (accanto a quello siglato C633) presenta un rigonfiamento e delle tracce di annerimento attorno....bruciato, facilmente sostituibile (se si trova un componente equivalente) anche se rimontare la batteria la vedo un pò dura. 
Questa l'ho voluta fare a pezzi per due motivi: il primo è l'innata curiosità di capire come è fatta e vedere all'interno i componenti (c'è sempre qualcosa da imparare) e la seconda è che mi serve l'attacco filettato per procedere alla costruzione di un burn device per rigenerare i cartomizer, la loro composizione la vedremo nei prossimi post. La batteria è ancora sana e può essere riutilizzata per qualche esperimento a basso ingombro ove sia necessaria una bassa alimentazione (3.6V) per bassi consumi ottimizzati per una lunga durata...microspie? Anche i due led blu possono trovare un riutilizzo, anche se smontarli dalla loro sede non sarà per niente facile senza danneggiarli. Ok, anche questa curiosità è soddisfatta e va a completare una giornata di lavoro con un bonifico ritardatario avvenuto dopo le minacce di esecuzione giudiziaria nei confronti della banca cui ero creditore... sò soddisfazioni :-) Alla prossima.

P.S. il cesto è pieno e le mele sono rosse. Ripeto: il cesto è pieno e le mele sono rosse.

domenica 26 febbraio 2012

Acer 5620 - riparato

Bene, sono il "felice" possessore di un "nuovo" portatile salvato dall'ingloriosa fine della triturazione da discarica ed il pianeta ringrazia. Sono riuscito a trovare uno schermo LCD a 35 euro, anche se graffiato, perfettamente funzionante (grazie Luca). Una breve trasferta all'uscita dell'autostrada, un rapido scambio e una gitarella in collina per festeggiare, poi il rientro ed il montaggio. Alla prima accensione il sistema si avvia e...ORRORE!!... compare il logo maledetto e la schermata di login maledetta di quel sistema "operativo" maledetto che non voglio nemmeno nominare da quanto porta sfiga, si sappia solo che fa riferimento alle capacità del tipo "home basic". Il maledetto sistema pensa che io sia un certo Marco, e mi chiede la password. Non ce l'ho e non mi chiamo marco. 
Provo con il nome utente, provo a digitare il nome utente al contrario, niente.... poi leggo sotto la casellina di input la scritta "Suggerimento password: 1". Digito 1 ed il sistema si avvia normalmente con la sua nota lentezza pachidermica. Oiboh! vuoi che il Marco abbia impostato una password così banale? Pare di si. 
Il sistema inizia a sbatacchiare il disco, tra mille finestre di avviso, aggiorna questo e quello, compra questo e quello...poi tocca a "giava", l'aggiornamento si blocca e sullo schermo compaiono delle righe verticali...caxo! vuoi vedere che l'LCD non va??. spengo e il computer si rifiuta di riaccendersi, niente, morto...oddio!! che succede?? penso già di farlo a pezzi e venderlo per recuperare le spese. Poi un intuizione, ricordo di migliaia di riti sciamanici di quand'ero tecnico sistemista nel periodo d'oro. apro il fondo, rimuovo e reinstallo i moduli di memoria, richiudo e riaccendo....riparte!! Tutto ok. 
Mi rendo conto che urge una bella formattata per togliere chissà quale Virus e mille schifezze inutili che rallentano all'inverosimile un bi processore con un giga di ram, tre partizioni di cui due inutilizzabili per l'utente e l'ultima piena al 70% di m*rda inutile. Decido di scaricare una Lubuntu, pachettizata appositamente per PC poco performanti. La installo ed il portatile riacquisisce una nuova identità ed una nuova vita. Si sentirà sicuramente meglio, come quando ti tolgono il gesso alle gambe dopo delle fratture, o come guarire dall'artrosi, per non dire del cancro. 
La macchina si comporta egregiamente, anche se sente la mancanza di una webcam integrata e della scheda bluetooth. Ma, vogliamo parlare del vecchio proprietario? Un sadico ignorante che riesce a mandare in frantumi non solo lo schermo ma a distruggere anche la presa degli auricolari, lo slot interno per le memorie SD, il case ridotto ad un porcile ed altri danni minori che denotano una scarsa attenzione all'uso. Credo che il Marco abbia avuto un tale atteggiamento addossando alla macchina la responsabilità della sua lentezza..strano come mai non se la prendano con quella m*erda di sistema "operativo" che non voglio nemmeno nominare. Forse perchè la macchina è un oggetto fisico più facile da distruggere di un software di m*rda, anche se sarebbe più logico e saggio cambiare software e permettere alla macchina di fare il proprio lavoro (il che prova che il Marco è un deficiente). Vabbè, anche oggi ho avuto la prova che il mondo è popolato da cretini imbecilli, utonti dementi, persone disponibili e dentisti incompetenti. Alla prossima. 

P.S. il blocco di travertino è in arrivo. Ripeto: il blocco di travertino è in arrivo.

Sigarette fai da te - EGO tank - autopsia

Una breve pausa per i risultati di una ricerca. Da un pò sto provando una nuova e-cig del tipo Ego Tank, presa in un negozio fisico di sigarette elettroniche. La scelta è ricaduta su questo modello per emulazione, vista usare da persona di fiducia ed acquisiti pareri preventivi da chi la usa da tempo (questo per far felici i rivenditori maledetti sempre alla ricerca di opinion leader acritici da prezzolare con campioni omaggio e favori sottobanco mai confessati). Non mi va di fare pubblicità per ottenere campionature o sconti particolari, voglio restare libero di poter dire le mie opinioni senza condizionamenti e senza paura di esporre le mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano. 
Da fedele utilizzatore della serie M40x sto migrando alla serie 510 per varie ragioni, pro e contro compresi. 
Fra i pro posso elencare sinteticamente

  • una durata delle batterie maggiore
  • una durata del liquido maggiore (dipende dal tipo di serbatoio usato)

mentre fra i contro:

  • un peso maggiore
  • un ingombro maggiore

Certo è che la svapata è diversa e varia tantissimo a seconda del tipo di atomizzatore usato. Mi voglio concentrare su quello che sembra il più comodo da usare, il tank, ampiamente descritto in moltissimi post, per cui inutile ripetere qui le sviolinate commerciali al prodotto. Un bocchino trasparente, che fa da contenitore del liquido aromatizzato, facilissimo da ricaricare al volo con le boccette dotate di cappuccio e ago, un atomizzatore a cartuccia microscopico (ce ne sono di 5 tipi diversi a seconda della resistenza).
Il principio di funzionamento è sempre lo stesso: il liquido viene assorbito dal wick e viene convogliato su una resistenza scaldata al passaggio di una corrente erogata da una batteria a pulsante. 
In questo caso abbiamo un atomizzatore a cartuccia rimovibile. Da un lato c'è un contatto elettrico (quello dorato) che si appoggia ad una ghiera adattatrice che si avvita alla batteria e dall'altra un condotto metallico che si inserisce a spinta nel bocchino trasparente per pescare il liquido. All'interno del condotto è infilato il materiale assorbente. Il materiale assorbente è poi all'altra estremità avvolto dentro la resistenza elettrica che trova sede su una scodellina ceramica forata, in modo che l'aria aspirata venga convogliata al centro della resistenza, esca per le due aperture lasciate dal condotto metallico rettangolare incastrato nel supporto rotondo e si infili attraverso due condotti laterali del bocchino trasparente.  
Il condotto di pescaggio del liquido è inserito a spinta nel corpo metallico dell'atomizzatore e risulta estremamente facile rimuoverlo facendo leva con un cacciavite sottile (si noti la conformazione delle scanalature progettate per grippare condotto al corpo metallico). 
Il wick che vediamo in foto è completamente bruciato a forza di ricariche ed uso intenso, complice anche la bassa resistenza dell'atomizzatore che ne ha decretato la morte entro solo una settimana.  Al tatto il materiale non sembra fibra di vetro ma piuttosto una seta sintetica molto morbida, secondo me inadatta causa la scarsa resistenza alle alte temperature.  Un estremità del wick che si infila parzialmente nel condotto di pescaggio (dotato all'interno di tre micro scanalature disposte a 120° sulla circonferenza interna), è racchiusa dentro un "tubicino" di maglia metallica, presumo che sia previsto sia per facilitare l'inserimento che per rendere più rigido il materiale assorbente. 
La parte del contatto, è alloggiata in un tappo di plastica, facilmente rimovibile a cui è collegato un filo rosso. L'altra estremità della resistenza è collegata ad un filo nero che si collega al corpo metallico dell'atomizzatore. 
Orbene... si possono rigenerare ricostruendo la resistenza? Credo, purtroppo, di no. Maneggiarli è un casino in quanto sono troppo piccoli. Riuscire ad infilare il wick è un impresa e riassemblare il tutto dopo aver saldato i fili quasi "impossibile" date le dimensioni minuscole. Bisognerebbe provare altre soluzioni costruttive, devo pensarci... boh, magari mi verrà in mente qualcosa, magari solo per orgoglio e testardaggine.
Quindi un costo variabile da 5 a 8 euro per atomizzatore è giustificato?. NO. Magari costruttivamente sono necessari dei macchinari particolari che ne lievitano il costo di produzione ma in ogni caso la cifra non vale per degli atomizzatori considerati dal produttore come usa e getta. In più, non so perchè, il vapore che esce è "freddo" ed abbatte tantissimo i sapori ed aromi. La stessa miscela (identica) usata con altri sistemi di vaporizzazione è completamente diversa, più piena, più aromatica, più calda e che concede il colpo in gola tento ricercato dagli ex fumatori accaniti come me. 
Lo sciopero della spesa ad oltranza (come ultima motivazione) mi impone di abbandonare questa soluzione e pensare ad altro, sempre col miraggio di farmeli in casa... forse una soluzione è vicina...non mancherò di sfogarmi e raccontare qui la soluzione. Alla prossima. 

P.S. Marco è l'assassino. Ripeto: Marco è l'assassino.