domenica 18 dicembre 2011

Margherita 2000 AL89X (parte 2 aggiornamento)

Allora... la soluzione A, anche se economicamente "conveniente" l'ho scartata. su Ebay annunci c'era un post di un privato con numero cellulare. Chiamo. Normalmente mi fido poco dei privati. Mettono annunci e non si sa mai coma va a finire. Mi risponde un signore, presumibilmente anziano, con accento meridionale nonostante risiedesse in Brianza. Vabbè, non ho niente contro i meridionali. Cerco di ottenere rassicurazioni verbali in merito allo stato di usura, ma ottengo solo indicazioni generiche tipo "è quasi nuova" o "è tenuta bene". Cerco di spiegare che ho bisogno di concordare un orario preciso per il ritiro (dato che mando un padroncino con furgone che spesso gravita in zona) ma ottengo solo indicazioni generiche su dei "turni" di lavoro variabili ed imprevedibili... a sto punto corro il rischio di spendere 30 auro di ritiro senza trovare nessuno a casa?? Mah. L'anziano parla in fretta con tono un pò agitato, congendandomi dicendo "allora aspetto che passi il camionista, grazie." e mette giù senza nemmeno darmi l'indirizzo di casa... ok. Piano fallito. Si passa al piano B. Mi reco di persona da un riparatore di zona. Dentro il negozio trovo la proprietaria, una fighetta sapientona, tutta skizzata che frettolosamente mi chiede il numero di modello e di serie della lavatrice... senza quello niente da fare, a parte dirmi che le servono 170 euro per il pezzo più il costo della eeprom programmata. Secondo questa bill gates degli elettrodomestici il costo è giustificato dalla necessità di dover usare un palmare per la programmazione, che costa un occhio. A nulla vale dirle che è scorretto dire costa un occhio ma è più giusto dire te l'hanno fatto pagare carissimo...niente, quasi si incazza con me..."grazie, buongiorno" ed appena fuori dalla porta... il doveroso "vaffanculo a mai più rivederci".
Dopo una ricerca in rete decido di acquistare la scheda già programmata a 132 euro (ivata e spedita) da un negozio di Casoria (NA). Non ho niente contro i meridionali, anzi, a volte sono più gentili e disponibili di certi brianzoli ignoranti con in mente solo i danè o schèi se si preferisce. E' il prezzo più basso disponibile e le numerose chiamate del tecnico mi rassicurano. Dopo alcuni disguidi con il corriere (di quelli che passano, non suonano e non lasciano nemmeno l'avviso) la scheda arriva in un imballo enorme, super imbottito con carta truciolata... ottima cura nelle spedizioni, non c'è che dire. Vado la sera stessa a provarla ma la lavatrice non ne vuole sapere di partire. Si accende, i programmi si resettano e si sente un click di un relè che scatta ad intervalli di 5 secondi, ma il led della porta bloccata non si accende ancora. A sto punto nascono mille ipotesi. La scheda funziona, il bloccaporta è nuovo. Forse il tecnico del bloccaporta non ha ben controllato il modello diverso. Forse la versione del firmware non è quella giusta. Forse l'idraulico bastardo, mettendo in corto i circuiti ha creato dei danni ulteriori a qualche altro componente... Per riparare occorrerebbe sezionare pezzo per pezzo tutta la lavatrice e controllare tutto...spesa enorme per un tecnico riparatore ed "impossibile" per me... non faccio l'idraulico e nemmeno il riparatore di lavatrici. Certi pezzi non so nemmeno a cosa servono e come funzionano. Fin che si tratta di una elettropompa, di un elettrovalvola, di un motore elettrico ok ma quando ci sono scatolotti senza sigla da cui escono 4 fili... magari se mi ci metto di impegno ed acquisto lo schema della scheda, forse riuscirei anche a farcela. Altre spese....sarebbero giustificate solo da una questione di orgoglio. La proprietaria, alla fine, fatti due conti di cosa costa andare in lavanderia, decide suo malgrado di acquistare una lavatrice nuova, di un altra marca ovviamente, giusto per boicottare ind*sit, ar*ston ed altre marche dai pezzi di ricambio esorbitanti.  Ottengo in cambio il ritiro della lavatrice rotta... me la porto a casa per ricercare con calma il problema... se ci riesco riscatto la brutta figura ed il mio onore, altrimenti la faccio a pezzi e vendo i componenti sani su e-bay, magari in giro c'è qualcuno con il mio stesso problema e di due riusciamo a farne una. Quasi dimenticavo... ed il piano C? ho acquistato gran parte dei componenti reperibili in negozio... quello che ho trovato, i triac, il regolatore del motore, i soppressori di sovratensione.... niente. C'è ancora qualche cosa che non va e tempo sia partito il processore..... quello è un casino reperirlo (sembra un integrato proprietario marchiato Ind*sit) ed anche se ce la facessi dovrei mandarla a progarmmare, magari dalla scema di prima...giammai. Del destino di quella scheda ne parleremo in un altro post dedicato. Alla prossima.

P.S. il detersivo è blu. Ripeto: il detersivo è blu.

giovedì 1 dicembre 2011

Margherita 2000 AL89X (parte 1 riparazione)

Quando un idraulico imbecille interviene per una lavatrice che non va e si mette a fare l'elettricista, il danno è assicurato. Un blocca-porta guasto si tramuta in un danno da 200 euro e più, maledetto smanettone bastardo. Certi "tecnici" ladri smanettoni, andrebbero messi al rogo e le ceneri sparse in una discarica abusiva di liquami tossici. Ho il sospetto che abbia fato apposta a far saltare la scheda elettronica della lavatrice sparandoci dentro 220V, le furbate in tempi di crisi sono molto probabili. Purtroppo al misfatto era presente un anziana che testimonia di aver dovuto ripristinare l'interruttore generale, segno evidente che il bastardo ha messo in corto qualcosa, forse provando maldestramente un bypass dell'interruttore di sicurezza e verificare se "il resto" funziona. 
Mi chiama la proprietaria della lavatrice lamentando che la spia del portello della lavatrice non segnala il blocco di sicurezza dell'oblò. Arrivo in loco e trovo la lavatrice aperta, smontata (male), i fili penzoloni, la guarnizione fuori posto... ed un preventivo dichiarato a voce di 200 euro più manodopera (solo per il blocca-porta, bel ladro!). 

Decido per il "fai da me", non ho certo intenzione di ingrassare un idraulico incapace e disonesto. Vado a procurarmi il pezzo dopo essermi scaricato il service manual della lavatrice (codice bloccaporta originale DA Series DA000 S0013629 000031 Q S0 0162 30). Dopo una settimana mi forniscono un pezzo con una sigla diversa (codice DM Series DM066 10 05810 237 3505 diverso anche meccanicamente parlando, mi vengono i dubbi che sia quello giusto) e devo chiamare la casa produttrice per farmi dare lo schema delle connessioni. Fortunatamente trovo un tecnico disponibilissimo e gentilissimo che mi invia tramite mail uno schemino disegnato a mano, utilissimo per ricollegare i fili. Con l'occasione mi procuro anche l'anello metallico a molla, che tiene ferma la guarnizione, dato che quella originale è andata distrutta dall'idraulico bastardo ed incapace (ha stirato la molla e non si riesce a sistemarla). Monto il tutto (perfetto!) e posiziono come da istruzioni il selettore su un pallino di reset ed avvio di un programma qualsiasi... la manopola dopo alcuni secondi comincia a girare all'infinito e la lavatrice non parte...non si accende nemmeno il led di accensione e nemmeno quello della serratura... Per ora la spesa totale è di trenta euro e siamo ancora fermi. 
La proprietaria decide allora, anche su mio suggerimento, di chiamare un riparatore di fiducia (questo sì onesto e corretto) che però ha cambiato sede di lavoro e risulta irrintracciabile. Dopo un paio di minuti di intelligence investigativa in rete, riesco a trovarlo ed a farlo intervenire. La diagnosi è impietosa.... è andata la scheda elettronica, 170 euro + manodopera per il pezzo mentre la sostituzione del blocca-porta è ok (l'ho controllato, era proprio guasto e mi rallegra di aver collegato bene quello nuovo). 

Si decide di andare a fare un giro a centri commerciali per vedere per una lavatrice nuova... un paio d'ore da incubo (M*rdaworld, E*ronics ecc...) fra offerte a prezzi stracciati che si rivelano di lavatrici o già vendute o irreperibili (bei disonesti trattare i clienti con gli annunci civetta), fra commesse "esperte" in materia che consigliano a pappagallo quello che gli hanno detto di dire, ma in realtà non sanno un caxo di niente e sportelli di finanziamento a tassi al limite dell'usura... Fatto sta che, per le caratteristiche richieste, meno di 400 euro non si riesce a spendere, mentre per i ricconi si va ben oltre i mille euro...assurdo!!

Decido allora di agire su tre fronti: 
A) ho trovato una lavatrice usata per 80 euro a circa 200 km - contatto un facchino che è periodicamente in zona per il trasporto (30 euro)...al limite la si usa come muletto per i pezzi, anche se non ho ancora preso contatti....avrà voglia di lavorare? boh.
B) ricerca della scheda di ricambio lottando con tecnici che sembrano tutti esperti di firmware con me che col software e con l'elettronica ci sguazzo ogni giorno...lasciamo perdere... mando le foto della scheda ed aspetto i preventivi di questi scienziati sapientoni
C) decido di ripararmi la scheda (cod.215005350.06 0031 S/W 0.33) sostituendo i componenti guasti uno ad uno e vaffanculo a tutti. E' una bella impresa ed una sfida stimolante, di quelle che se ci si riesce il morale sale ai massimi livelli assieme all'autostima e mal che vada c'è sempre il piano A e B. 

Per il punto C smonto la scheda situata nel retro in basso a sinistra e la tolgo dal box plastico che la contiene... orrore!! un triac è quasi esploso (sfiammato) e la pista in rame del circuito stampato praticamente vaporizzata.... Con un guasto del genere è probabile che le sovratensioni abbiano mandato a farsi friggere anche il processore e la eeprom. C'è solo da sperare che l'hardware sia stato progettato bene, magari sovradimensionato, ed abbia tenuto... Mi sono procurato i pezzi e li ho sostitutiti...tra un pò vado a provare ed il cuore batte forte .... incrociamo le dita..... alla prossima....

P.S. la pera è bacata ed il cesto è bucato. Ripeto: la pera è bacata ed il cesto è bucato.

Sigarette fai da te (parte zero) i forum dei prezzolati

Tutto come previsto con largo anticipo. L'avviso ai naviganti è stato dato preventivamente e puntualmente la profezia si è avverata.  Anni fa, un gruppo di uomini coraggiosi, senza paura ed animati da spirito di avventura, si avvicina al mondo delle sigarette elettroniche, una novità all'epoca. L'animo generoso li spinge ad aiutare il prossimo, dispensando consigli e altro, solo dopo aver provato in prima persona la novità. Nascono i primi forum. Pian piano i nostri altruisti paladini accumulano esperienza, dispensano consigli gratuiti ed assistono i nuovi adepti senza nulla chiedere in cambio. Giorno dopo giorno il gruppo aumenta, acquisendo credibilità, autorevolezza e reputazione grazie anche alla direzione e moderazione dei commenti, basata su poche ma efficaci regole democratiche e pluraliste. Con l'aumento dei partecipanti, si sa, si assiste anche alla nascita di vari fenomeni collaterali ormai noti quali: l'improvvisazione, il tuttologismo, l'invidia, la predicazione onniscente, le guerre di religione, il delirio da onnipotenza, l'arroganza tipica degli ignoranti... Collateralmente infatti  sono nati vari brand, varie evoluzioni dei prodotti, varianti, miglioramenti e nuove scuole di pensiero in merito alle tecniche di produzione del vapore aromatizzato, in base a numerose variabili mai catalogate con metodo scientifico. 
In questa babele di discussioni, fra commenti isterici e banalità infantili, si sono inseriti i seguaci della peggior categoria del mondo, la piaga di questo secolo... i commercianti di zizzania, i seguaci del profitto basato sull'annientamento della concorrenza e non certo della qualità... i commercianti!! Al seguito una pletora di imbecilli, le truppe cammellate, foraggiatori con campioni gratuiti, prodotti in prova e varie altre tecniche corruttorie. L'obiettivo è acquisire clienti fra gli ignari frequentatori e le tecniche sono ormai note, le si possono confrontare con quello che succede in politica. In primis occorre eliminare i "nemici", quelli che verificano le notizie e divulgano i punti di vista diversi, i nemici delle menzogne e delle tecniche manipolatorie, quelli che da tecnici hanno voce in capitolo e che mai si metteranno a discutere con degli imbecilli col rischio che chi li guarda non si accorga della differenza...i nemici dei ciarlatani sono i moderatori che moderano davvero e sono super partes.
E dato che lo slogan è "il forum delle libertà", i metodi consistono nell'accusare l'avversario, per primi, delle stesse cose di cui si è colpevoli. E' una tecnica che funziona. I buoni soccombono per lasciare il posto ai commercianti corruttori a cui interessa solo carpire la fiducia degli ignari consumatori che non vedono oltre il proprio naso. Era previsto ed è accaduto. Chi conosce l'animo corrotto e cattivo dei commercianti, la loro avidità, il loro innato desiderio di spillare soldi per il proprio esclusivo tornaconto, queste previsioni sono facili e puntualmente avverate dai fatti...
Ma...che ne è stato dei pionieri, dei saggi coraggiosi? Alla prossima. 

P.S. menta forte. Ripeto: menta forte.

domenica 13 novembre 2011

Decoder SK* Amstrad DRX500I

E di questo ciottolo che ci faccio? Un decoder satellitare obsoleto. Io che la TV non la guardo da molti anni ormai trovo questo oggetto inutile ed inutilizzabile. Lasciamo perdere l'opinione che ho circa i programmi televisivi. Concentriamoci invece sui pezzi che si possono recuperare da questo maledetto apparecchio diabolico. La prima cosa che mi viene in mente è il lettore di smart-card da riutilizzare in qualche progetto, tipo controllo accessi per l'apertura delle porte. Che altro? le prese scart, la seriale, la presa d'antenna, le prese audio ed i componenti interni. Anche il box metallico potrebbe essere riutilizzato. Lo devo ancora aprire. Prima voglio però cercare in rete se qualcuno ha provveduto a modificarlo. Mi piacerebbe riscriverci il firmware per la ricezione dei canali liberi, anche se non credo che ci sia qualcosa di interessante da vedere che già non si trovi in rete. Credo che i decoder siano il palliativo per quei cavernicoli che non sanno usare un computer, analfabeti della tecnologia... ben gli sta di pagare 20 euro al mese per guardare dei programmi di mer*a e magari non avere nemmeno i soldi per pagare le bollette o per mangiare. Strana bestia l'unano. Alla prossima.

P.S. I Troll sono al buio. Ripeto: I Troll sono al buio.

UPS Microdowell B-100 - riparato

Altro ciarpame e conseguente attività di recupero. Un gruppo di continuità è indispensabile per chi usa i PC in rete domestica per mantenere sempre on-line il main server....e chi ormai non ce l'ha? Per cui, appena se ne riceve uno in regalo, con l'assicurazione che  "funziona...", la prima cosa da verificare è se è in grado di fare il suo dovere. Quello in foto è figlio del concetto "conviene buttare e prenderne uno nuovo". Non sono d'accordo. Già il peso dà un indicazione che vale la pena di recuperarlo....ha anche una presa USB ed una seriale per collegarlo al PC e controllarne lo stato di "salute". Tempo un minuto e lo provo... ci attacco una semplice lampada da tavolo e verifico se è in grado di alimentarla senza la 220, dopo aver atteso un pò per lasciare il tempo alle batterie di ricaricarsi. La prova è più uno scrupolo personale per verificare se l'elettronica è a posto e se è in grado di intervenire in caso di black-out. Il collaudo mi indica che è tutto a posto a parte l'autonomia...pochi secondi... batterie da sostituire ovviamente. Per rimuoverle basta togliere due viti nel fondo per aprire il vano che le contiene. E' meglio togliere anche il coperchio tenuto in sede da altre 4 viti nel retro. 
ATTENZIONE: occorre maneggiare con cura i circuiti interni che, anche ad apparecchio spento, potrebbero essere ancora alimentati dalle batterie. la prudenza è d'obbligo per evitare scosse mortali da folgorazione. All'interno troviamo 2 batterie al piombo, sigillate, DiaMec DMU12-8 (12V8Ah) collegate in serie. Per sfilarle occorre accompagnare i due cavi rosso e nero, facendo attenzione a non rompere le linguette delle batterie. Se ci sono dei rigonfiamenti accentuati del contenitore (come quelli rinvenuti), l'estrazione può essere più difficoltosa. La sostituzione è comunque abbastanza facile ed in commercio non è difficile trovare dei ricambi. Con un costo di 40 euro al massimo si riesce di riportare a nuova vita l'apparecchio.  Vediamo le caratteristiche. Il modello in questione è da 600Watt per un autonomia di 20 minuti (con batterie efficienti ovviamente). Più che sufficienti per un piccolo server o per un portatile privo delle sue batterie (che anche quelle si esauriscono in fretta). Non è particolarmente ingombrante con i suoi 30 centimetri di profondità e nemmeno il peso di 11 Kg rappresenta un problema. Era coperto da 3 anni di garanzia ed ad oggi risulta fuori produzione....chissà quale fantastica "innovazione" tecnologia ne avrà decretato la morte.... funziona, che bisogno c'era di sostituirlo con un nuovo modello? Ah dimenticavo...il marketing... maledetti creativi...uccidetevi!. Alla prossima. 

P.S. il cervo ha perso le corna. Ripeto: il cervo ha perso le corna. 

venerdì 14 ottobre 2011

CLATRONIC SM2317 - Riparato

Sospendo per un atttimo lo sciopero del blog per un aggiornamento (niente foto però). Ho appena riparato un frullatore ad immersione, di quelli che per i più (deficienti) conviene buttare e comperarne uno nuovo. Il modello (Clatronic mod.SM2317) è fuori produzione e di cercare i pezzi di ricambio nemmeno a parlarne. Il sintomo del guasto? Morto. Non si accende. Per aprirlo occorre togliere i tappi di protezione (tre) che coprono le viti. Si fa leva delicatamente con un cacciavite piatto e si sfilano da dove sono entrati. Le viti che ho trovato...una con testa a croce e due con testa a due scanalature che per toglierle serve uno speciale cacciavite a forchetta. All'interno ho sostituito il condensatore da 0.1 microfarad 250V, il diodo mezza velocità in prossimità del pulsante di avviamento (1N5355 da 2Ampère) ed un fusibile termico da 2A 102 gradi, andato come il diodo. Il fusibile è nascosto dentro un tubicino sterling in prossimità delle spazzole... a occhio non si vede ed occorre dissaldare i fili per estrarlo.
L'attrezzo è stato usato sotto sforzo, complice anche l'indurimento del perno con la lama. Il Calore così generato ha fatto saltare diodo e fusibile. OK. Costo dell'operazione? 3 euro per i componenti, mezz'ora di lavoro e un viaggetto al negozio di elettronica, tempo, benzina... agratis và, per due motivi. L'attrezzo è dello scoiattolino e dato che ho il carattere un pò burbero ed a volte la faccio soffrire...mi faccio perdonare dai. Il secondo è perchè non ha prezzo la soddisfazione di evitare il conferimento in discarica, diretta da un demente ignorante messo lì solo per ragioni "politiche" non certo per le sue scarse capacità manageriali, che anche a scuola non andava mica tanto bene poveretto e bisogna pur occuparlo da qualche parte per illuderlo che sta lavorando. Vabbè, anche questa è fatta. Alla prossima.

P.S. l'elicottero è ripartito e la gente ha il pacco. Ripeto: l'elicottero è ripartito e la gente ha il pacco.

lunedì 12 settembre 2011

Sciopero del blog

Da un pò sono in sciopero del Blog ad oltranza. Causa un abissale vuoto di buone notizie. 
In più mi sono stancato, per ora, di pubblicare le cose che faccio (male). Ci devo ritrovare il senso di farlo che momentaneamente non ricordo.  Alcuni post sono solo a titolo di promemoria storico, al riparo da formattazioni e cambi di computer. Altri per sfogo. Certo non per dimostrare qualcosa. Fra esimi luminari ed insigni "ingegnieri", aprire bocca è diventato un atto rivoluzionario, un eresia in tempi di inquisizione e regime come questi. Pertanto, non certo per paura ma per protesta, proclamo lo sciopero del Blog sino a quando mi andrà. Ciao

P.S. la luna è nel pozzo. ripeto: la luna è nel pozzo.

mercoledì 3 agosto 2011

La vendetta di noi ciclisti


Questo filmato va visto fino in fondo e speriamo che anche qui si cominci a fare altrettanto!. Alla prossima.

P.S. L'orologio segna le 23:59. Ripeto:  L'orologio segna le 23:59.

mercoledì 27 luglio 2011

Sigarette fai da te (parte 16) Liquido bollente

Sempre alla ricerca di nuove emozioni, vivo + che mai, attivo come un furetto e vecchio come il cucco. Ultimamente mi hanno definito "asociale mentalmente disturbato"...!!... e vabbè, forse è vero. Il catalizzatore di questo anatema è stata la notizia che come "vecchio" svapatore e fondatore dello "sciopero della spesa" che ho proclamato e che rispetto ad oltranza, mi produco in casa gli aromi per i miei piaceri inalatori. L'ultimo esperimento (perfettamente riuscito) è conseguenza del ritiro dal mercato di un (ottimo) prodotto pensato dal fornitore per simulare il colpo in gola delle siga 1.0 e le sostituzione con un altro prodotto che reputo orripilante e mi si consenta di dire (IMHO) schifoso, oltre che costosuccio. Tocca arrangiarsi come sempre e contare sugli "altri" sempre meno. Fai da te è il motto del nuovo millennio e fanculo fornitori e multinazionali. Allora. Si prendono 100ml di glicerina vegetale già diluita con acqua osmotizzata (purezza farmaceutica) in rapporto da 80/20. Si mettono in infusione dei peperoncini secchi presi interi e sbriciolati a mano grossolanamente (semini interi e buccia, non si butta nulla). Ne bastano pochi, una manciata per intenderci, anche meno. Già dopo poche ore, il liquido inizia a prendere una colorazione ambrata che tende a virare verso il rossiccio con il tempo. Il liquido risultante lo si può svapare anche così come viene, senza alcuna diluizione (per chi ha i bronchi la gola e la lingua bruciati dai toscani e da trent'anni di fumo attivo) o usare come aroma correttivo per conferire alla propria miscela un tocco di "hit" in più (de gustibus...). Il peperoncino ha molte proprietà, fra cui quella batteriostatica (come la nicotina). In questo modo si otttengono molti vantaggi:
  • le gengive non si irritano come quando smesso di assumere nicotina
  • il colpo in gola è "simile" a quello dato da certi tabacchi "forti"
  • la sensazione del colpo in gola avviene anche con cartomizer usati troppo (che tendono ad abbattere i sapori)
  • si risparmia tantissimo nell'acquisto di liquidi aromatizzati
  • ci si regola con le dosi evitando i pre-confezionati. 
Per il prelievo basta una normale siringa, non c'è bisogno di filtrare nulla se non si è polverizzato l'additivo. La svapata lascia col tempo dei residui liquidi scuri e concentrati che suggeriscono di lavare il cartomizer ogni 5 ricariche. I residui sulla resistenza non sono più di quelli lasciati dai normali aromi industriali. Le prime volte meglio partire con dosaggi bassi per poi aumentarli sino alla propria personale dose di tolleranza. Se si esagera... ci si accorge dalla tosse :-) meglio diminuire. La sensazione è comunque piacevole e l'additivo al peperoncino, in basso dosaggio, esalta anche gli aromi base. Se per caso il liquido viene in contatto con lingua o labbra...pizzica... ma questo non dovrebbe accadere mai se si usa una buona e-cig.
Serve altro? Per mè è abbastanza...non male per un disturbato mentale. Alla prossima. 

P.S. 001 010 111 Ripeto: 001 010 111

lunedì 25 luglio 2011

L'agente PACK

Sto ancora ridendo, dopo aver letto il report dell'agente PACK. Riferisce "per dovere d'ufficio", come da "disposizioni", di uno scambio di battute in chat nei canali IRC apparentemente associati a dei supposti criminali informatici (li chiamano così!) che chattano in merito ad un operazione ddos (si suppone) verso un sito legato ad un noto movimento p*litico (noto per l'elevata presenza di indagati, pregiudicati, condannati in terzo grado e collusi con la m*fia). L'agente PACK (sì, un vero pacco), conclude con "Dal controllo effettuato ripetutamente nell'arco dell'intero turno, il sito internet del *** è risultato sempre raggiungibile". 
Quindi la notizia è che un nostro dipendente ha datro ordine ad un suo sottoposto di navigare e chattare dalle 22:00 alle 07:00. Questi, riferisce che due utenti "identificati" (con dei nick!!) si sono scambiati, dalle 00:29 alle 00:36, 16 brevissime battute ma non hanno prodotto alcun risultato penalmente perseguibile. Otto ore stipendiato per "monitorare"... possibili attacchi a siti istituzionali... sarà vero? Se mettiamo un agente per ogni canale IRC, otto ore al giorno, credo non basterebbe la popolazione italiana che sa usare un computer per un monitoraggio efficace. E c'è da pensare che l'attenzione sia rivolta solo verso la "protezione" di certi siti affini ad un certo movimento p*litico o peggio di una specifica persona  e questo perchè la p*lizia da tempo non è più ...lasciamo perdere và che è già troppo complicato poi spiegare... Comunque, il sito "attenzionato" a mio avviso non è propriamente istituzionale ma legato ad uno specifico partito p*litico. La relazione di servizio è un capolavoro di comicità e risulta facile capire perchè uno dei gruppi di hacktivisti che si sta battendo per le libertà ed i diritti negati, abbia un nome che si può tradurre con "grasse risate".  Grazie ragazzi. Alla prossima.

P.S. il pacco è andato. Ripeto: il pacco è andato.

domenica 24 luglio 2011

Bilancio tecnico: 100% ko

Una bomba, un salto sul letto alle 6 di mattina e la tragedia si consuma in una frazione di secondo. Un fulmine caduto a pochi metri da casa, un esplosione da infarto e di colpo sono tagliato fuori dal mondo. La sala server è andata, completamente andata. Server, Router, Modem ADSL, Switch, UPS, Fonera... tutto andato, irrimediabilmente andato. Tutte le interfacce di rete sono distrutte mentre gli alimentatori hanno retto. Purtroppo...il server ha l'interfaccia di rete incorporata nella MB per cui occorre sostituire tutto il pezzo. L'UPS va in sovraccarico e fischia... una volta spento non si riaccende nemmeno. Il Fritz... sembra che funzioni ma non si riesce di collegarsi se non via wi-fi... con i cavi meglio lasciare perdere. La fonera...bruciata con colatura parziale della plastica. Mezza giornata e l'operatività è ripristinata con i pezzi gemelli tenuti a magazzino per evenienze di questo tipo. Un vero piano di Disaster Recovery... ben riuscito. Ora meglio procedere con i backup straordinari, giusto per non sfidare troppo la sorte e da lunedì opera di recupero di nuove apparecchiature di "emergenza". Alla prox. 

P.S. La lana è caprina. Ripeto: la lana è caprina.

martedì 12 luglio 2011

Faceb**k FU!

Sono il felice utente di Google+ e ne sto testando le funzionalità. La cosa che mi elettrizza è avere accesso ad una cosa "esclusiva" (per ora) che non ce l'hanno tutti (ad oggi solo 10 milioni di utenti) ma soprattutto mandare a f*nc*lo Facebook che da quando esiste mi sta fortemente sugli zebbedei, compreso il suo fondatore e la moltitudine di troll ed unani che lo seguono senza sapere esattamente cosa stanno facendo, solo perchè era di moda e ne parlavano i giornali. Tiè.

P.S. la torta è nel forno. Ripeto: la torta è nel forno.

sabato 25 giugno 2011

God Hates Clowns

Yo mister jester, I got a question for you,
Where's topiary, nakomis and that fucker sabu?
You talk a big game, Tryin hard to drop all the names,
The only leak you've made? That you're an ignorant butt stain.
Juggle all the balls, why don't you tell me a joke?
How 'bout that time you tried to sink my boys in the lulzboat?
What's wrong, bro? You starting to choke?
The masters of the lulz remain afloat.
I guess "the jester" fits, your cheap magic tricks,
You wrote apache codes? I upgraded 'em, bitch.
You wear a mask, I wear a fucking top hat,
We ain't even in the same class, you fatass.
We're the kings of the lulz, the fast cracking masters,
to all the snitches out there, we leaked your passwords, bastards.
I'm the hacker elite, your hacks are all obsolete,
What's wrong bro, you freezin' up? Here, ctrl+alt+del.
You're like a plague, but only the annoying kind,
Like the one in that movie back in 1999.
You whitehat sucka, god you're so misled,
I wouldn't be surprised if you thought we were the Feds.
And antisec? We're not just the solution,
We're steps one and two to a global revolution.
Terrorist? Go on, fucka, we the heroes,
Floodin your servers, lotsa ones and zeroes.
I guess "the jester" fits, your cheap magic tricks,
You wrote apache codes? I upgraded 'em, bitch.
You wear a mask, I wear a fucking top hat,
We ain't even in the same class, you fatass.
We're the kings of the lulz, the fast cracking masters,
to all the snitches out there, we leaked your passwords, bastards.
I'm the hacker elite, your hacks are all obsolete,
What's wrong bro, you freezin' up? Here, ctrl+alt+del.

P.S. FUB. Ripeto: FUB.

giovedì 23 giugno 2011

mercoledì 22 giugno 2011

Sigarette fai da te (parte 15) fanno male?

Come annunciato e come avevo profetizzato previsto con largo anticipo, prende piede la campagna terroristica anti e-fumo. Si continua ad insinuare, senza produrre niente di scientifico o manipolando l'esposizione parziale di dati e notizie apparentemente preoccupanti. In questo articolo, se si legge con leggerezza, sembra che le e-cig siano inutili per smettere di fumare e facciano male. Siamo alle solite. La guerra è in atto. Toccare gli interessi solo economici di certe multinazionali maledette e di certi interessi monopolistici è dannoso. I dati riportati sono parziali, superficiali, inutili a formare un opinione corretta. 
Se qualche deficiente ha iniziato a vendere le sigarette elettroniche promettendo che sono efficaci per smettere di fumare, bisognerebbe metterlo in galera, punto. Personalmente, ho iniziato di punto in bianco con le e-cig e da fumatore accanito sono diventato uno svapatore abituale, ma io non rientro nelle statistiche fasulle o nei "test" delle organizzazioni prezzolate al soldo dei potenti. E' stata la volontà ad aiutarmi ed il mezzo usato è stato solo un supporto alla mia motivazione personale. Per dire ciò non servono scienziati, test di laboratorio, illustri accademici o organizzazioni mondiali.
Per la dannosità, se si legge l'articolo, si citano le sostanze di 4 tipi di liquidi, tutti di provenienza sintetica. Io uso la glicerina vegetale di origine naturale presa in farmacia. Nessuno, "stranamente" ha mai fatto dei test su di essa...come mai?? Come mai si analizza solo "l'antigelo sintetico" e non la glicerina naturale? Io non lo so perchè, ma posso ovviamente immaginarlo ed immaginare che cosa ci sia sotto. Sulla scia della Fda, a novembre 2010 anche un rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che le e-cig sono dannose alla strategia antifumo dell’Oms e che contengono sostanze nocive. Dannose alla strategia antifumo dell'OMS??? Contengono sostanze nocive?? Ma come si fa a dire così senza analizzare tutte le soluzioni possibili?? senza base scientifica certa?? senza che i metodi di analisi siano resi pubblici?? In che mani siamo?? Non riescono a capire se un batterio killer deriva dai cetrioli, poi dai fagioli, poi dalla carne, poi dalla soia poi.... ma stanno scherzando o ci prendono per il sedere???? Un effetto sicuro lo ottengono in questo modo. Perdono di credibilità e per recuperarla dovranno fare tanti di quegli sforzi che nemmeno se lo immaginano. Da voi in "itaglia", nel 2008 il senatore del Pd Ignazio Marino ha proposto un disegno di legge per regolamentare il settore, ma il collega del Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri ha presentato un emendamento per azzerare l’idea. Da un anno il provvedimento giace in Senato, avvolto da una nuvola di finto fumo.Ecchè altro ci si aspettava?? Col fumo tradizionale, che sicuramente fa male, si nota un altrettanta preoccupazione per la salute?? Mi pare di no, a meno che non ci sia da raccogliere fondi. Maledetti schifosi imbecilli, io vi maledico tutti per il resto della vostra meschina esistenza. Andatevene a fanchiulo! Alla prossima.

P.S. Pino è morto e Franco mente. Ripeto: Pino è morto e Franco mente.

domenica 19 giugno 2011

Segnalatore a led per raggi bicicletta

Cosa mi sia saltato in testa di comperare questo affare non lo so. Forse pensavo alla mia sicurezza, dato che viaggio di sera tardi in bicicletta ed ho la necessità di essere visto dagli automobilisti. E' una coppia di segnalatori luminosi da fissare ai raggi della ruota posteriore della bici. Durante la rotazione, un interruttore si chiude per la forza centrifuga e se è quasi buio, un led rosso si mette a lampeggiare. Il livello dell'illuminazione è "misurato" da una foto-resistenza e, affogato nella colla epossidica per celare non si sa quale straordinario segreto o diritto d'autore, un minuscolo circuito integrato fa il resto, compresa la temporizzazione dello spegnimento che avviene dopo pochi secondi che ci si ferma. Il tutto è alimentato a 3 volts tramite due batterie a bottone del tipo AG13.
L'idea è buona, l'efficacia non so quanto. Da dietro, da chi sopraggiunge in auto alle mie spalle, non so quanto si notino due minuscoli led, anche se ad alta efficienza, coperti dal cerchione. Dato che la prudenza non è mai troppa e non passa giorno che qualche ciclista non venga arrotato dalla solita stronza al volante o dal solito padroncino sempre di corsa a fare consegne di cose inutili, meglio abbondare con le luci, anche se non sono tutte obbligatorie. Vale il principio della prudenza. In ogni caso, uno dei due segnalatori presenta una rottura della saldatura del contatto positivo della batteria e l'altro presenta la scollatura del coperchio trasparente protettivo. Tre anni di lavoro e si rompono. Di sostituirli nemmeno a parlarne, anche perchè non si possono definire a tenuta stagna e le batterie si ossidano. Sono alla ricerca di qualcosa di più efficente. Alla prossima. 

P.S. il lupo grigio è fuori dal branco. Ripeto:  il lupo grigio è fuori dal branco.

venerdì 17 giugno 2011

Rasaerba McCulloch mod.MT152 (parte II)

Quasi ci siamo. Ho terminato la ricostruzione completa della base di supporto del motore. Il vecchio supporto in plastica, ad incastro, è stato sostituito da una piastra di alluminio tagliata e sagomata a mano. Si taglia un foglio di alluminio di un paio di millimetri di spessore e si traccia la dimensione di massima che dovrà avere. I bordi poi, con prove ed aggiustamenti successivi, dovranno essere portati alle giuste dimensioni. Per riuscire ad incastrare la base nel suo alloggiamento, ho dovuto affilare i bordi con carta vetrata sino a quando il tutto non è entrato perfettamente al suo posto. Poi tocca alla fase di foratura per far passare il perno del motore ed allineare i tre fori di fissaggio. Ho dovuto crearmi una maschera di carta, prendere le misure esatte dei tre fori e poi procedere con un primo foro "centrato" alla meglio. Una volta creato il foro centrale, ci si aiuta con la maschera per praticare i tre fori di supporto nella giusta posizione. Ha funzionato al primo colpo anche se sono andato un pò "a occhio". Terminato il montaggio (anche se mancano ancora i 4 fori di fissaggio della protezione terminale), mi sono accorto di un problema al rocchetto porta filo. E' sfondato nella parte terminale per cui la molla non riesce più e bloccarlo e durante la rotazione il filo si svolge ed esce. Per ovviare, sto per procedere con affogare la molla nel fondo interno del rocchetto, utilizzando della termocolla. Dovrebbe funzionare, altrimenti, addio attrezzo. Una testa di ricambio non è disponibile e se la soluzione non funziona, dovrò inventrami di costruire una lama flessibile o qualcos'altro....boh....vedremo come andrà a finire. Nel frattempo procedo. Alla prossima.

AGGIORNAMENTO: Funziona. Riparazione terminata ed un rifiuto in meno per la maledetta discarica. Ennio, vaffanc*lo!

P.S. la fotosintesi è in ritardo. Ripeto: la fotosintesi è in ritardo.

sabato 28 maggio 2011

Rasaerba McCulloch mod.MT152 (riparazione)

Dopo il tifone tropicale di ieri, che in solo trenta minuti è riuscito a dimezzare la flora verticale della provincia, non resta che raccogliere i cocci e dare una sistemata al giardino. Come spesso accade, quando si usano gli attrezzi si concretizzano le maledizioni sciamaniche di chissà quale rito wodoo porta sfiga sempre in attività. Stavolta è stato il turno del rasaerba o tagliabordi a filo o decespugliatore.... E' un ciottolo di plastica che non ho comprato io. Un McCulloch modello MT152 Type 2215P da 450Watt 9000 giri/minuto, made in ireland, anche se dalla manifattura e fragilità mi sarei aspettato un bel "made in china", giusto per soddisfare i miei pregiudizi. 
Presenta un problema alla scatola porta filo ed il motore "balla" nella sua sede. Per aprirlo occorre prima di tutto togliere la protezione nera di plastica, tenuta in sede da 4 viti con testa a croce (ne mancava una). Poi sul lato etichetta del vano porta motore (giallo) si tolgono le viti autofilettanti, comprese le due precedentemente nascoste dalla protezione. Dentro si scopre un semplice motorino 230V a spazzole. E' il momento buono per togliere la polvere e l'erba secca polverizzata, usando un pennello asciutto con setole abbastanza rigide. Per togliere la testa porta-filo, basta svitare il dado che la tiene fissata al perno del motore e che è protetto da un copri dado di plastica (occorre ovviamente prima aprire la scatola porta filo). Per fare ciò, basta usare un cacciavite a testa piatta ed infilarlo nella testa dal lato del collettore a spazzole. Si consiglia, se non si ha l'attrezzo adatto e nemmeno la mano ferma, di tenere procedere nel seguente modo. Il motore si leva facilmente dalla sede (tenuto da una flangia in plastica nera) e lo si fissa in una morsa, senza stringere troppo. Si tiene ferma la testa della vite con una tenaglia ed a mano si svita la scatola porta filo. Con un pò di pazienza verrà via prima il copri dado e poi il dado di fissaggio. Se invece si preferisce svitare la vite girandola col cacciavite, se quest'ultimo vi scivola è probabile andare finire contro gli avvolgimenti di rame e rovinare il motore.
La flangia, che come si vede presenta delle crepe, è fissata al motore con tre viti. Per ripararla?? E' un casino. O si prova ad ordinare il pezzo o lo si ricostruisce. Con una lamiera di alluminio dello spessore giusto si dovrebbe riuscire a combinare qualcosa. Basta ricordarsi di aprire dei fori per l'aerazione e raffreddamento del motore (l'aria è convogliata dalle alette della scatola porta filo) Alla peggio, si usa un pannello di legno robusto, che con il rasaerba già riparato tempo fa ha funzionato alla grande e sta ancora funzionando.  La fattura di questo attrezzo non sembra trascurata. Avrei però ovviamente curato un pò di più il supporto del motore, magari con dei rinforzi un pò più robusti ed avrei progettato un sistema a sgancio per la testa, in modo da agevolare il ricambio della stessa in caso di rottura. Il punto dolente di questo attrezzo è l'installazione del filo. Un sistema degno del più malato degli ingegneri che induce al turpiloquio ad ogni necessità Non si capisce bene il sistema di apertura della scatola portafilo. Dopo l'utilizzo, è talmente cementata dai residui di erba secca che per aprire il tutto occorre armarsi di pazienza, dopo aver fissato in morsa l'attrezzo. Il rocchetto porta filo poi, è un autentico pezzo di alta ingegneria dell'incompetenza. E' un miracolo partorito da una mente malata e contorta. Mi immagino un utente medio... lasciamo perdere và! Sto pensando, con l'occasione, di modificare e migliorare il tutto. Come?. Vorrei trovare il sistema per migliorare la testa rotante. Magari con dei fili di acciaio al posto del filo plastico, fissati con delle viti direttamente al perno... una "scatola non scatola" facile da pulire e facile da caricare... magari delle lame flessibili.... ci devo pensare un pò. Vedremo cosa salta fuori. Nel frattempo l'erba in giardino, nei bordi, farà in tempo a riprodursi e la gramigna, assieme all'edera parassita, invadere ed aggredire le piante da frutto.... dovrò procedere con la forbice a mano, così risparmio energia elettrica e faccio meno rumore. In fin dei conti quel tagliabordi non mi è mai piaciuto, mi è antipatico e magari non lo riparo nemmeno. Alla prossima.

P.S. la moto gialla e nera non parte. Ripeto: la moto gialla e nera non parte.

lunedì 23 maggio 2011

Kod*k ZD710 battery pack (parte 1)

Segue dalla parte 0. In attesa che chiami l'avvocato con cui avevo appuntamento telefonico per una CT di parte (una rogna che si trascina da 5 anni per colpa di un CTU incompetente), riprendo a smanettare con la realizzazione del pacco batterie aggiuntive da collegare alla fotocamera digitale richiamata in oggetto. Non ho un progetto preciso e procedo con quello che mi capita in mano. Il Falegname mi ha dato una mano per realizzare i due fori passanti al blocco di legno, realizzato incollando assieme degli scarti in multistrato, resi fragili purtroppo da una blanda formazione di muffe dovute ad un pò di umidità (sto procedendo con 'essiccazione e la vernice farà il resto). Oggi devo fare in modo di alloggiare le batterie all'interno e realizzare i collegamenti. Ho preso due lamierini di ottone per chiudere le due estremità. Alcune viti torx e dei forellini facili da realizzare, visto che il materiale è tenero, chiudono per bene grazie anche alla flessibilità dell'ottone. Per i collegamenti... dal box delle molle, pazientemente messe da parte in anni di disassemblaggio selvaggio, ne scelgo 4 di adatte. Le fisso su dei lamierini, tagliati e sagomati con una forbice, con un pò di stagno (che non si salda alla molla ma in qualche maniera si riesce a fissare il tutto). Ora ho il pacco completo di alimentazione, misurata a 4 volts e qualcosa. Un pò troppo credo per la fotocamera che andrebbe alimentata a 3 volts. Non mi fido di provare a vedere se regge un volts in più...forse sì, forse no...preferisco non rischiare. Per cui come fare?? So che nei lettori CD ci sono dei regolatori di tensione SMT a 3,3 volts (5 volts in input). Devo solo individuarli, dissaldarli e provare a verificare se si può riutilizzarli, non senza prima provare su una millefori. 
Manca ancora il sistema di fissaggio a vite. Per quello dovrò ingegnarmi un pò, anche se ho già qualcosa in mente. L'unica rogna è che in ferramenta non trovo le viti con la filettatura standard per le fotocamere. Mi spiacerebbe sacrificare un cavalletto cinese da pochi euro ma a mali estremi... farò così. Per rifinire il tutto?? pensavo ad una guaina termorestringente, di quelle grandi che si trovano per i pacchi batterie. O al limite un pò di vernice nera dovrebbe dare un aspetto sicuramente migliore della schifezza come la si vede adesso. L'importante è che funzioni. Alla prossima.

P.S. Il pacco nero è chiuso. Ripeto: Il pacco nero è chiuso.

giovedì 19 maggio 2011

Lampada a pantografo (parte 2)

La ricerca del portalampada fotografato nel post precedente non ha dato esito positivo. Tutti i rivenditori che ho visitato si sono rimpallati il consiglio del tipo "prova di quà o prova di là". Negozi e grossisti di materiale elettrico non hanno a magazzino e sembra nemmeno a catalogo il pezzo. Tutti concordano, almeno in apparenza, sul disappunto di dover buttare la lampada per mancanza di un particolare economicamente insignificante rispetto al valore del bene. Così ho scoperto che esiste una vera categoria di consumatori delusi ed incazzati. Tutti i commercianti però hanno provato a vendermi un portalampada "alternativo", privo del pannellino forato per l'avvitamento al supporto metallico che compone la lampada vera e prorpia. Qualcuno ha ventilato anche l'ipotesi di comprare una lampada nuova... no grazie, mi spiace ma lavoro anch'io, poco, e sicuramente guadagno meno di te. Dopo un pò di googlate, trovo il sito del produttore e provo a contattarli via mail. Mi servirebbe anche il supporto a morsetto. La risposta arriva in pochi minuti. Prova a rivolgerti a questa azienda... è un rivenditore della mia zona e tratta articoli per centri estetici, non materiale elettrico. Conosco quei rivenditori...ho un parente che gestiva dei centri estetici ed indirettamente conosco le loro politiche commerciali. Prezzi stratosferici simili a quelli praticati a medici, avvocati e notai per articoli che in condizioni "normali" costano un decimo. Deluso dal comportamento di quel dipendente che di venerdì pomeriggio, bella giornata di sole, avrà ben pensato di scaricare frettolosamente il problema delegando la rottura di coglioni ad altri, decido di iniziare una campagna di boicottaggio a tappeto.
Irritato dall'ennesima riprova che la causa dell'intasamento delle discariche risiede nella mentalità consumistica dei commercianti, nell'ottusità dei politici e nella scarsa volontà degli utenti, decido che la miglior soluzione resta come sempre il "fai da te", a costo di farmelo di legno. 
Esaminando il portalampada con attenzione e con la consapevolezza che "o la va o si spacca", si nota che questo è completamente smontabile. Sì, incredibile ma è così. Smontabile=riparabile. Due linguette plastiche tengono agganciato due pezzi che tengono correttamente in sede le quattro linguette di contatto. Con un cacciavitino sottile, senza rompere nulla e con grande cautela è possibile aprire completamente il portalampada e sistemare, con una pinzetta, i contatti di rame che tengono agganciati i fili. Probabilmente il pezzo è stato progettato e realizzato in periodo in cui le cose venivano realizzate per essere riparate. Oggi credo che lo stesso pezzo (o similari) sia realizzato in pressofusione del tipo usa e getta. Sono stato fortunato. Devo ora cercare delle viti adatte (nella scatole delle viti di recupero conto di trovare qualcosa di adatto), controllare il reattore e lo starter e così divento il felice possessore di una seconda lampada a pantografo con lente, cromata e perfettamente funzionante. Ai 12 rivenditori e grossisti dedico il classico "gesto dell'ombrello", cui aggiungo il terzo dito, invitandoli al prossimo acquisto di pretendere solo materiale, merce e prodotti che si possono riparare (altrimenti...desisti). Ogni e qualsiasi rivoluzione inizia sempre dal basso, da noi. Alla prossima. 

P.S. l'auto nera è in panne. Ripeto: l'auto nera è in panne.
P.P.S. Marco andrebbe licenziato con un bel vaffanc*lo. Ripeto:  Marco andrebbe licenziato con un bel vaffanc*lo.

domenica 8 maggio 2011

Lampada a pantografo con lente

Al rientro da un giro in bici (30km), intento a schivare suv e pedoni citrulli, mi accuccio nel bunkerlab, al riparo dagli unani e decido di riparare una lampada a pantografo. Ne ho recuperate due, una bianca ed una in acciaio cromato, la prima funzionante (probabilmente presa a pedate) e l'altra in condizioni pietose. Un tecnico improvvisato ha infatti proceduto con togliere le viti del portalampada (e smarrirle ovviamente) comprese quelle del box con interruttore, oltre che strappare i fili, smontare il reattore e togliere lo starter in cerca di chissà quale guasto. Di rimontare il tutto nemmeno a parlarne, mi sa che ha gettato la spugna. La lampada in questione è una AFMA Art. 100/LF che monta un neon rotondo Sylvania Circline FC 22W/220V cool white W-germany. Per il collegamento servono 4 fili. Fase e neutro dal lato opposto alla molla ed i due bianchi nei due rimanenti.
La lente centrale (120mm - 5 diottrie credo) è una manna dal cielo per un vecchietto come me, che inizia ad avere problemi di vista  (l'illuminazione bianca brillante aiuta) con l'analisi - ispezione dei circuiti elettronici che ormai montano componenti così piccoli che è quasi impossibile vederli bene a occhio nudo, figuriamoci sostituirli...
Ad ogni modo, il tecnico smanettone ha ben pensato anche di strappare i fili dal portalampada che ha dei morsetti ad innesto. Se si strappano i fili si crea un danno ed il portalampada deve essere sostituito. Domani spero di riuscire a trovare il pezzo di ricambio. In caso contrario, la struttura a pantografo va bene per sostenere il cavo della fresa manuale che così non impiccia il piano di lavoro, la lente per qualche progetto di ottica (in cantiere nella to do list), il reattore per ricambio, non si sa mai.
Costo a nuovo? dai 35 ai 60 euro a seconda della marca e del tipo di lente. Costo del portalampada da sostituire? un paio di euro. Per ora, visto che ne ho una funzionante, sono felice di aver risparmiato. Tra poco la felicità raddoppierà. Alla prossima. 

P.S. Auto nera nel vialetto di casa. Ripeto: Auto nera nel vialetto di casa.

sabato 30 aprile 2011

Batterie scopa elettrica

E visto che è la giornata delle batterie, così lunedì faccio un unico giro, meglio provare a sostituire anche queste. Mi è capitata per le mani una scopa elettrica a batterie. La si trova su ebèi (o ibei) a 22 euri!
Ecco come la descrivono: "La Nuova Scopa Ruotante 2G combina l'eccezionale potere pulente della tecnologia Quad-Brush - potenti spazzole rotanti che raccolgono lo sporco su tutti e quattro i lati della testa di aspirazione - con un attacco snodabile a 360 gradi, che permette di manovrarla facilmente intorno a mobili e altri oggetti." ed ancora "La tecnologia innovativa di cui è dotata, fa sì che le particelle di polvere e sporco, una volta aspirate, restino nel contenitore di raccolta trasparente senza disperdersi nell'ambiente." WOW!!! persino una tecnologia innovativa!!!!!! che raccoglie lo sporco e non lo disperde nell'ambiente!!! ma come avranno mai fatto?? incredibile!
Una schifezza di elettrodomestico che solo ad una malata di mente in vena di buttare i soldi può venire voglia di comprarla. Impara a scopare come si deve, cretina! 
Un motorino alimentato da una batteria ricaricabile fa girare delle spazzoline disposte su un perimetro rettangolare, ciascun lato ingranato con l'altro in modo da creare un movimento rotatorio che convoglia lo sporco dentro una vaschetta di plastica. All'ingennere progettista diamo il 110 e lode della vergogna, ma forse è meglio conferire la prestigiosa onoreficenza a qualche mente malata del marketing. Non so ancora se è la pubblicità potente o se è la mente fragile. Questi ciottoli durano giusto il tempo di vita delle batterie (6 mesi??), poi vengono buttati ed a tutti tocca pagare i costi di smaltimento e subire i danni all'ambiente. Maledetti idioti! smettetela di comprare queste schifezze!. Se avete soldi da buttare, dateli ai poveri ed ai bisognosi o a chi invece lavora veramente. Dopo un pò di tempo che si usano, le scope elettriche si bloccano a causa dei capelli che si arrotolano nelle spazzole. Il grasso per terra della cucina (inevitabile) fa il resto e così alla fine ci si ritrova con le spazzole impastate di una m*rda che a toglierla c'è da bestemmiare in turco. Ora che si sa, c'è un buon motivo per non comprare. Ma, dato che l'aggeggio c'è, io porto i capelli cortissimi, la uso solo in camera da letto, le batterie le ricarico col sole, allora posso tenermela e provare a ripararla, così evito di buttare. Le batterie?? 6 elementi al Ni-mH AA in serie da 1.2V cadauna (7,2V totali) 1500mAh. Ho tentato di provare con le normali Dur*cell ricaricabili, ma le dimensioni non sono le stesse. Poi c'è la difficoltà di saldarle in serie con una piattina. Lo stagno fa comunque spessore ed alla fine le celle non entrano nel vano che dovrebbe portarle. Urge una soluziona alternativa, magari delle ricaricabili messe assieme con un sistema diverso (asportabili facilmente per la ricarica e fissate al manico con del velcro. Boh, magari in un ritaglio di tempo. Alla prossima.

AGGIORNAMENTO: ho acquistato le 6 batterie necessarie alla riparazione e le ho sostituite, collegandole in serie. Ho usato delle batterie AA 1,2 volts da 2400mAh già predisposte per la saldatura dei terminali di collegamento, per cui l'operazione di riparazione non è stata particolarmente difficile. Occorre stare attenti ad assemblarle alla distanza giusta che ne permetta l'inserimento nell'alloggiamento originale. Basta poco per unirle "storte" e vanificare tutto il lavoro. Spesa totale: 6 batterie 18,00€ (3,00€ l'una) ma credo che ad ordinarle via internet si possa spendere meno.  

P.S. Una rana verde salta il fosso. Ripeto: Una rana verde salta il fosso.

Nilox UPS Easy 8 (riparazione)

Dopo l'aspirabriciole, tocca agli UPS di recupero. Me li hanno regalati con il seguente sintomo: Non si accendono, sono entrambi morti. OK. Alla peggio ci recupero un pò di componenti che mi servono per esperimenti vari di elettronica. Li porto in laboratorio e provo a collegarci l'alimentazione a 230V. Niente, sono proprio morti e già mi prometto di cercare il guasto nella scheda inverter. Quattro viti con testa a croce accessibili dalla fiancata sinistra ed il coperchio viene via con estrema facilità. Dentro il classico circuito inverter e la classica batteria tampone. In questi casi conviene sempre fare estrema attenzione in quanto potrebbe essere presente la tensione di rete anche con il cavo di alimentazione scollegato e l'ups spento (apparentemente). Meglio procedere con prudenza. Scollego la batteria e misuro la sua tensione...1,2 volts e non i 12 di targa. Penso che siano stati tenuti a lungo fermi e la tensione si sia azzerata a causa delle sue perdite interne. Prendo una batteria nuova (non importa se diversa ma della stessa tensione) e provo ad accendere l'ups....beep beep beep.... funziona!! L'elettronica è salva ed il problema è la batteria. Il secondo subisce lo stesso trattamento...funziona anche quello. Fantastico. Due UPS da 400Va praticamente nuovi. Basta solo trovare delle batterie che entrino nel contenitore, con caratteristiche simili ed il gioco è fatto. Allora, vediamo alcuni dati, tipo marca modello e codicilli vari. 
UPS: Nilox modello UPS Easy 8 codice UP2001 da 400VA-230 Volts.
Batteria interna: Sealed lead battery (Center Power Tech Co.ltd) Vision CP 1245SLE 12V 4,5Ah (Pat.n°ZL00 2 02810.7) Valve regulated Rechargeable battery, Constant voltage charge cycle use 14,5 - 14,9V Stand by use 13,6 - 13,8V Initial current less than 1,8A
Potrei ordinarla direttamente dal produttore/rivenditore in cina (http://www.vision-batt.com/) ma preferisco prima provare in zona se ne trovo di simili. La dimensione della batteria all'interno non sembra di quelle "standard" che si trovano in commercio da noi. Al limite, ne prendo un paio anche di dimensioni diverse e col dremel taglio i divisori interni del contenitore che mi sembra già predisposto per accoglierne di dimensioni diverse. Bene. Un paio di UPS in più fanno comodo, magari per alimentare la radiosveglia che mi accompagna da oltre 20 anni ma se manca la corrente perde l'orario. Oppure per alimentare un paio di portatili con le batterie defunte. Alla peggio li rivendo con un modesto ricarico, giusto per qualche caffè che credo di meritarmelo, non fosse altro per aver ancora una volta contribuito a salvare l'ambiente e sfanculare quei maledetti gestori delle discariche. Alla prossima.

AGGIORNAMENTO: Ho trovato le batterie di sostituzione a 15,00€ l'una. Sono di marca Winner da 12Volts 4Ah Rimontate e già in esercizio funzionano alla grande. Risultato due UPS praticamente nuovi per trenta euro, non male unamico, non male. 

P.S. Il sindaco magna magna. Ripeto: Il sindaco magna magna.

Aspirabriciole Valex APL36 (riparazione)

lo so, la foto fa schifo

Nel raccolgiere il ciarpame che il dissennato consumismo sfrenato produce, mi sono capitati due UPS ed un aggeggio che a definirlo "aspirapolvere" è troppo. Meglio classificarlo come aspirabriciole portatile a batterie. E' un ciottolo di plastica con un motorino a 3,6 volts ed una ventola centrifuga che crea una modesta aspirazione del flusso d'aria attraverso una strozzatura nel corpo di aspirazione...una ciofeca che però sembra aver avuto successo fra le massaie depresse. In molti lo comprano, dimenticando che per le briciole basta una spazzola ed una paletta, niente di più, che non inquinano, non consumano e durano in eterno.. Dopo un anno di uso, ci si stanca dell'aggeggio che comincia a perdere potenza (quasi da subito) e non aspirare più a dovere...si torna quindi alla spazzola e paletta e il magico elettrodomestico oggetto di un desiderio indotto dalla maledetta pubblicità e dal marketing più schifoso, finisce o in discarica o nello sgabuzzino a marcire del tutto. Il problema risiede nelle batterie che dopo un pò di cicli di scarica e ricarica, perdono capacità. Ovviamente, l'azienda produttrice ha progettato questo inutile ciarpame senza dare all'utente la possibilità di sostituire le batterie. Mandarlo all'assistenza tecnica nemmeno a pensarla..."conviene prenderne uno nuovo" è la risposta che ci si sente dire senza specificare di dire a chi conviene, ovviamente. 
Allora, 5 viti laterali con testa a croce e si apre l'involucro. Due viti tengono fissate le batterie con un coperchio nero. I fili che fuoriescono sono "termo incollati". Li si taglia e si va alla ricerca delle batterie ricaricabili. 4 elementi in serie al Ni-Cd da 1200mAh per una tensione totale di circa 3,6 volts (ripeto, circa) L'alimentatore da muro riporta i dati di targa a 6 volts 200mA per la ricarica delle batterie interne. L'aspirabriciole non funziona con l'alimentatore collegato, è previsto il suo funzionamento solo a batterie. Se trovo degli elementi compatibili con quelli originali procederò a sostituirli e restituire il tutto al proprietario, altrimenti si può sempre modificare l'interno collegando il motorino direttamente all'interruttore on-off e creare un aspirafumi per le saldature a stagno. Alla peggio si disassembla il tutto, si recuperano interruttore, componenti elettronici, alimentatore e la plastica la si manda al riciclo. Dovrebbero vietare le apparecchiature che non offorno la possibilità di sostituire le batterie. Alla prossima.
AGGIORNAMENTO: ho acquistato le 4 batterie necessarie alla riparazione e le ho sostituite. L'accrocchio è tornato in esercizio, da usare come aspirafumi e come attrezzo per la pulizia del piano di lavoro. Ho usato delle batterie  Kinetic N2000SC1P da 2000mAh. Sono già predisposte per la saldatura dei terminali di collegamento, per cui l'operazione di riparazione non è stata particolarmente difficile. Occorre stare attenti ad assemblarle alla distanza giusta che ne permetta l'inserimento nell'alloggiamento originale. Basta poco per unirle "storte" e vanificare tutto il lavoro. Spesa totale: 4 batterie 14,40€ (3,60€ l'una) ma credo che ad ordinarle via internet si possa spendere meno. 
AGGIORNAMENTO II° Il ciòttolo ha trovato una nuova padrona, dopo un anno. E' felicissima del regalo che le ho fatto, ma sono più contento io che ho tolto alla discarica l'ennesimo "rifiuto", alla faccia dei mafiosi che li "gesticono" e che vorrebbero che noi buttassimo per aumentare i loro profitti a scapito delle nostre tasche. Maledetti schfosi, morirete prima o poi.

P.S. Sono arrivati due cigni neri. Ripeto: Sono arrivati due cigni neri.
P.P.S. le foto fanno schifo perchè ho finito le batterie della digitale ed ho finito i soldi.

lunedì 25 aprile 2011

Kod*k ZD710 battery pack (parte 0)

Mi sono messo in testa di costruirmi un add-on per la mia fotocamera Kod*k. Nonostante la bassa considerazione dell'azienda produttrice, cultrice dei formati chiusi e proprietari, sono riuscito ad accaparrarmela a prezzo di saldo da un negozio impestato da commessi stronzi, maleducati e ladri, costringendoli a recuperarla dal magazzino dov'era stata nascosta in attesa di poter farla sparire. Ho già raccontato la vicenda, inutile tornarci su. L'altro giorno dovevo fare delle foto e mi sono recato al supermercato di zona per acquistare 4 batterie AA Dur*cell, sperando che la marca e la "serietà" dell'azienda (di m*rda) mi garantissero una discreta autonomia di alimentazione, superiore a quella di certe batterie ricaricabili NiMh cinesi da 1,2 volts acquistate tempo fa. Tempo tre foto senza flash e la fotocamera si spegne automaticamente per insufficienza di alimentazione. Cambio le prime due con altre due nuove e faccio in tempo a fare altre tre foto poi stop. Vaffanculo! Urge una soluzione. Mi voglio costruire un contenitore da attaccare sotto la fotocamera, sfruttando l'attacco filettato del cavalletto ed una presa a tre volts laterale prevista per l'alimentazione esterna. In commercio esistono già degli adattatori di rete per questo modello di fotocamera, ma prevedono l'alimentazione a 230volts. E se me ne vado in campagna che faccio, mi porto dietro un pannello solare collegato ad uno zaino moddato? No, voglio realizzare un pacco batterie, leggero e trasportabile senza difficoltà, ovviamente ricaricabili. Ho optato per due batterie in serie, marca Ultrafire modello BRC18650 3000mAh 3,7 volts li-ion. Perchè due in serie? Ok. La fotocamera accetta 3 volts e non dovrebbe accadere nulla se alimento a 3,7, aspettandomi un regolatore interno. Ma a causa di qualche ingegnere imbecille e qualche progettista in vena di rispetto sacrale per le specifiche, preferisco non rischiare e realizzare un regolatore esterno basato sul classico LM317. Per la stabilizzazione a 3 volts, occorre alimentare il regolatore con una tensione superiore, ovvero in base alla formula Vin=Vout+0,6V+2,5V. 
3,7 volts non verrebbero stabilizzati (figurarsi poi se la batteria si scarica un pò), per cui meglio prevederne due in serie e contare su un autonomia superiore. La capacità di 3000mA/h è più che sufficiente per garantire un buon periodo di alimentazione (dovrò fare delle misure per essere più preciso). Ma per il contenitore?? Scarti di legno multistrato! Si, assemblati in fogli incollati sino a raggiungere lo spessore desiderato e seguire la forma dell'impugnatura (sto aspettando che la colla asciughi). Poi con delle punte di adeguato diametro si scavano i vani per le batterie e per l'elettronica di regolazione. Lo spinotto di alimentazione l'ho già recuperato da una serie di adattatori di un vecchio alimentatore. Dovrebbe funzionare, anche se sono alla ricerca di un sistema per fare gli sportellini di ricambio batterie e le molle per i contatti elettrici... ci penserò. Questa è l'idea di un aggeggio che non sembra essere in commercio ma che anche ci fosse non lo comprerei di sicuro. Già, oltre allo sciopero della spesa da me indetto ad oltranza, non credo esista al mondo un commerciante in grado di vendermi la soddisfazione di fare da me, di divertirmi e di metterlo in quel posto alle multinazionali. Alla prossima. (Segue nella parte 1)

P.S. Gli scarafaggi neri amano sporco, buio e umidità. Ripeto: Gli scarafaggi neri amano sporco, buio e umidità.

giovedì 21 aprile 2011

Orologio II°

Un altro "ovovogio" fine '900 che non funziona è un altro rifiuto tossico destinato alla discarica. Viene da un omaggio di chissà quale promozione commerciale. Già, credo che nessuno si sognerebbe mai di comprarlo. Spiace però vedere che non funziona, per cui bisogna aprirlo e vedere cos'ha. In realtà mi interessava il sensore di umidità ed il sensore di temperatura, ma dopo aver visto l'interno e capito il problema, ho preferito riparare e ripristinare le funzionalità. L'orologio ha una doppia sorgente di alimentazione. Due AAA 1,5V e 2 pile a bottone G13 da 1,55Volts, quest'ultime credo previste come batterie tampone per tenere l'orario anche in caso di sostituzione delle altre due dedicate al display LCD, alla suoneria ed ai led di retroilluminazione. 
Le due pile a bottone non fanno contatto quando si richiude lo sportellino a vite. Dato che la tensione tampone è pressochè uguale a quella delle due stilo, decido di collegare il filo positivo dell'alimentazione tampone al positivo dell'alimentazione a stilo ed il gioco è fatto. L'orologio torna come nuovo. Il sensore di umidità è nient'altro che una piastrina su cui è disegnata una pista di rame ciascuna per uno dei due terminali saldati al circuito ed isolati fra loro. L'umidità varia la resistenza fra i due terminali ed un processore fa il resto. Stessa cosa per il sensore di temperatura, composto da un "volgarissimo" termistore. Niente di speciale, niente cannibalizzazione stavolta. Prossimno modding sarà la sostituzione dei tre led verdi di retroilluminazione con tre led blu, giusto per dare un tocco un pò geek. La cosa che mi piace di questa semplicissima e banale modifica è data dal fatto che non occorre più cambiare anche le pile a bottone ma solo quelle a stilo. Così si risparmia e si inquina di meno, dato che le G13 sono ad ossido di mercurio ed una volta depositate all'ecocentro non c'è alcuna garanzia che vengano smaltite correttamente...meglio produrre meno rifiuti che costruire nuove discariche, no?? Alla prossima.

P.S. Il carro è davanti ai buoi. Ripeto: Il carro è davanti ai buoi.

sabato 16 aprile 2011

DIY Hot air rework (VI° new one)

Il dissaldatore ad aria calda realizzato tempo fa ha smesso di funzionare. Mi è caduto a terra, la punta è rientrata nel corpo metallico e la resistenza a filo che avevo realizzato è andata. Di ripararlo, purtroppo neanche a parlarne. Il silicone per caminetti che avevo usato per l'isolamento termico è diventato duro e consistente come il cemento e non riesco più ad aprire il tutto per la sostituzione. Così, complice un buco di tempo libero, provo a recuperare la resistenza ceramica di un vecchio saldatore e realizzare un nuovo manico....di legno! Brucerà? Boh, vale la pena di provare. Il dissaldatore mi serve assolutamente. Quello di prima funzionava sin troppo bene e l'alimentatore con ventola termo-regolata faceva il suo dovere.
Tempo un oretta di fresa, trapano ed altri attrezzi ed ecco l'ultimo nato. Il tubo di metallo è della misura giusta per il cappuccio che porta la punta cava che sputa l'aria calda. L'interno è scavato in modo da alloggiare i collegamenti elettrici a 220V e lasciare un pò di posto per far defluire l'aria verso la punta. 4 viti da legno per fissare le due metà del manico e tenere l'aria ed il gioco è fatto. In prossimità del tubo, ho steso un sottile strato di silicone resistente alle alte temperature e le rondelle metalliche servono per dissipare un pò di calore in prossimità del manico e prevenire eccessivi surriscaldamenti. Il problema è però l'elemento ceramico riscaldante...scalda troppo poco e la temperatura dell'aria in uscita non supera i 145 gradi, troppo pochi per fondere lo stagno. Mi si ripresenta pertanto il problema dei materiali per isolare una resistenza a filo, già realizzata in precedenza, dal tubo metallico che regge l'ugello di uscita. Se solo avessi un tubicino di ceramica della lunghezza e diametro giusto sarebbe un gioco da ragazzi. Purtroppo non ho idea di dove recuperarne uno e di acquistare un altro stagnatore da sacrificare non se ne parla nemmeno (la cassa è a secco. Ripeto: la cassa è a secco). Vedrò di inventarmi qualcosa, al limite aspetto di mettere da parte qualche euro. Ci sarà anche da verificare se la scelta del materiale di supporto (il legno) è fattibile. Il legno è un ottimo isolante per il calore ma ha la tendenza a carbonizzare. Gli esperimenti continuano. Alla prossima.

Aggiornamento: sono riuscito a recuperare la resistenza a filo con i supporti ceramici. I due terminali li ho inseriti da una parte  in un tubicino di alluminio e dall'altra ho infilato i due conduttori dell'alimentazione. Così dovrei isolare il calore lontano dalla guaina plastica ed evitare che si fondi. Ora aspetto che asciughi il silicone per caminetti e poi provo a dare alimentazione. Deve funzionare. Ciao.

P.S. pipistrelli all'orizzonte da nord. Ripeto: pipistrelli all'orizzonte da nord. 

domenica 10 aprile 2011

CCD sensore di scansione a linee (parte 2)

C'è un "cinese" a cui devo un favore. Non è stato per nulla facile, ma alla fine ho trovato degli appunti, mai pubblicati in rete, su come tentare di far lavorare il sensore di immagini a contatto (Toshiba CIPS218CF600 - CIS Contact Image Sensor). Alcuni dati li avevo "indovinati" con dei ragionamenti logici, altri invece sono specifici. 

Procediamo con ordine partendo dalla piedinatura del connettore e poi vediamo i segnali da applicare. 
  1. OS Tensione analogica di uscita
  2. Mode (300/600dpi switch)
  3. GND
  4. VOD Power supply
  5. GND
  6. TR (impulso di start)
  7. M (clock)
  8. LEDCA (anodo comune dei tre led RGB)
  9. Led blu
  10. Led verde
  11. Led rosso
  12. GND
Alcune caratteristiche dei segnali da applicare:
La tensione di uscita OS è di 800 mV (tipico) e 1,2 - 1,5V al massimo in condizioni di saturazione non lineare. Il VO tipico è misurato su un foglio bianco riflettente dall'80 al 90% con corrente per ogni led a 20mA e tempo di esposizione di 5mS. In condizioni di nero, il VO è di 40mV.
La modalità 300-600 dpi si ottiene applicando rispettivamente tensione o massa al piedino 2. Se il piedino 2 è a massa la risoluzione selezionata è 600 dpi. Per controllare l'esposizione, basta applicare un PWM ai tre diodi RGB sui quali non dovrà scorrere una corrente superiore ai 20mA.
L'alimentazione tipica del CIS è di 5V (minimo 4,5V massimo 5,5V) con un consumo di 60mA (max 100mA).
La frequenza del clock e del data rate in uscita è minimo 0,1 Mhz e massimo 2.5Mhz. Raccomandato 1Mhz. con ampiezza pari alla tensione di alimentazione. 
Per la lettura di una linea occorre applicare un impulso di start ed aspettare 5 impulsi di clock, trascurare le letture dei successivi 17 impulsi  di clock e successivamente leggere OS ad ogni impulso di clock per 5152 volte (i pixel dell'immagine vera e propria). Quindi per una lettura di una singola riga, occorreranno 5173 impulsi di clock. Si converte la lettura analogica OS in un valore binario e quello sarà il valore dell'intensità luminosa riflessa. Questo ciclo andrà ripetuto tre volte, per la stessa linea di lettura, accendendo alternativamente i led rosso blu e verde se si effettua una scansione a colori. Se si desidera una lettura in BN allora si accendono tutti e tre i led contemporaneamente (luce "bianca") e si legge per un solo ciclo ad ogni riga di lettura. Poi si avanza di una riga e si legge la successiva. E' chiaro che lo step di avanzamento andrà sincronizzato. Si può quindi predisporre un motore passo passo (stepper) o usare un encoder per rilevare il movimento del sensore se si vuole trascinare il CIS a mano. Un encoder di un mouse potrebbe andare bene, anche se va verificata la sensibilità in funzione della necessità di spostamento del sensore rapportata alla risoluzione adottata.
Bene, ce n'è abbastanza per cominciare a fare degli esperimenti e sbattere la testa con un problema mai trattato ad oggi nella pratica. Per pilotare il CIS ho a disposizone la Fox board 832 GNU-linux embedded system. Per generare un clock di 1Mhz dovrò creare un modulo apposito e lavorare a livello di kernel space...mai fatto prima d'ora, per cui mi servirà parecchio tempo per studiare e procedere per tentativi (e non è detto che ci riesca). Al limite proverò alla frequenza più bassa a livello di user space, dove dovrei raggiungere una frequenza di circa 130Khz (sufficienti). Sebbene si trovi della documentazione, devo dire che questa è a volte inutile in quanto imprecisa e poco dettagliata, come questo mio diario del resto. Ma preferisco così, non mi è mai piaciuta la pappa pronta così come odio pigiare bottoni senza sapere cosa sto facendo e cosa succede.
Per la conversione da analogico a digitale, mi sa che dovrò tribolare un pò. Non ne ho "di recupero" per le mani (sembrano abbastanza rari nelle apparecchiature che tratto) e vige l'obbligo di recuperarli da qualche parte, giusto per onorare lo sciopero della spesa e dato che a casa mia vige da anni l'auto embargo volontario. Ne ho trovato un paio in una scheda di un vecchissimo hard disk ma la tensione di alimentazione è a 12 volts e mi sa che è troppo "lento". Pensavo anche di usare un convertitore AD preso da una mother board di un paio di PC. Sono i chip codec audio (AC97) ma credo che siano troppo lenti anche questi in quanto progettati per le frequenze audio e noi siamo un pò oltre la gamma delle frequenze udibili. Vedrò cosa inventarmi, devo indagare. Un alternativa (un ripiego) potrebbe essere la seguente. Chissenenfrega di voler ricostruire uno scanner professionale. Se applico il segnale analogico (opportunamente amplificato) direttamente su una porta logica di input (3,3volts tolerant), quest'ultima interpreterà il valore binario in base alle soglie dichiarate nel datasheet. O zero o uno, o bianco o nero e basta. In caso di uso come sensore lineare generico potrebbe andare bene. Immaginiamo, per assurdo, un sensore che mi deve dire a che livello è posizionata una tapparella, oppure per indicare i gradi di apertura di un varco (un cancello ad esempio), o il posizionamento di un carrello o, ancora, il livello di un liquido con precisione "millimetrica"... in questi casi mi basta lo zero o l'uno ed i toni di grigio che vadano a farsi f*ttere, tanto alla fine quelli che se ne stanno un pò di quà ed un pò di là non mi sono mai piaciuti tanto, maledetti opportunisti. Alla prossima.

P.S. La gallina ha fatto l'uovo nero. Ripeto: La gallina ha fatto l'uovo nero.

venerdì 1 aprile 2011

CCD sensore di scansione a linee (parte 1)

Allora, che cosa posso fare con le parti di un vecchio scanner? Non ho ancora deciso ma dicono che l'ispirazione può venire dalle idee più strane. La cosa certa è che devo trovare una scusa per non fare quello che dovrei ma non vorrei fare e che devo consegnare tra un pò. Così, dato che tempo fa ho sezionato delle stampanti multifunzione (HP mod V40 credo di ricordare), mi salta l'ideona di riprendere i sensori per la scansione delle immagini e capire come sono fatti all'interno. Le stampanti multifunzione sono una piccola miniera di componenti che si possono recuperare e riutilizzare...motori, sensori ottici, lampade CCFL con inverter (per le più datate) e una moltitudine di parti che con un pò di fantasia possono ancora svolgere i loro compiti senza subire l'ingloriosa sorte della rottamazione, che tanto ingrassa i profeti dell'usa e getta.  Nelle stampanti che ho sezionato, la lampada a CCFL è sostituita da una striscia luminosa apparentemente bianca ma in realtà illuminata da tre micro led rosso, blu e verde (RGB). Il tutto racchiuso dentro un contenitore a parallelepipedo che contiene anche il sensore CCD lineare vero e proprio (questo modulo è chiamato Contact Image Sensor o CIS module.). E' come una fotocamera dove però il chip invece che rettangolare è lineare. La messa a fuoco è già regolata meccanicamente all'interno, così si evitano pesanti ottiche, specchi, regolazioni e altri componenti costosi e delicati. Quello che analizzo qui è anche a colori, il che mi complicherà la vita non poco,  anche se trovo la sfida interessante e molto stimolante. La parte più dura è capire la piedinatura del connettore esterno...urge un autopsia completa, aiutata dalla disponibilità di una decina di sensori. Qualcuno lo posso anche rompere.
Credo di aver capito, leggendo alcune info sommarie usando "gògol" che un sensore a linea CCD  agisce come un registro a scorrimento analogico. 
Si alza un pin (SP) per dire al CCD di 'prendere  l'immagine', poi si avanza di un clock su un altro pin (CP). Ogni volta che il successivo impulso di clock arriva, il CCD invierà un valore analogico (Vout) che rappresenta il livello di luce che colpisce il pixel successivo. Poiché il CCD è un elemento dinamico, non è possibile abbassare il segnale di clock troppo presto e se si smette di leggere il frame, il dispositivo riparte da capo a leggere dall'inizio. Dovrebbe esserci anche un pin per regolare, con una tensione DC variabile, la sensibilità. Wow....devo assolutamente hackarlo.
Non ho mai interfacciato un microcontrollore con sensori di luce e sto pensando che sarebbe una buona scusa per rimandare di ottemperare ai miei doveri. La parte più dura è capire la corrispondenza dei pin nel pettine dove va infilato il cavo piatto flessibile. Sono 12 contatti. sicuramente avremo 2 per l'alimentazione generale, forse 4 di alimentazione per i led di illuminazione (una massa led ed uno per ogni colore RGB)... ne restano 6. Posso desumere quindi gli altri segnali presenti nella maggioranza di CIS analizzati:
  • SP - Start pulse
  • CP - clock pulse
  • Vout - Segnale analogico in uscita
Ne restano tre (forse Vout è diviso per 4 sezioni del sensore fotosensibile come in certi CIS), per cui dovrò testare se c'è qualche massa in comune o sdoppiata. L'ideale, in questi casi e per le misure, sarebbe testare con un analizzatore logico di stati il sensore durante il suo funzionamento, ma purtroppo non posso rimettere assieme l'hardware originale, per cui le cose si complicano ancora di più. Forse, potrei avere un idea seguendo le piste del sensore messo a nudo (vedi foto). All'interno si nota un chip scoperchiato (nudo, probabilmente  lo shift register / video amplificatore del fotosensore o un convertitore AD, impossibile saperlo) da cui partono dei fili d'oro ed una linea iridescente su cui sono collegati, a gruppi intervallati, sei microscopici collegamenti (sempre in oro).  Un altra difficoltà è sapere quanti impulsi di clock per leggere una linea? a quale frequenza deve lavorare il clock? la lettura si deve intendere per singolo colore per tre passaggi o viene inviata la lettura RGB intervallata per ogni punto? Ed a che risoluzione lavora il sensore????? Probabilmente occorre fare tre letture per linea illuminata alternativamente con un led alla volta e far decidere al firmware la sequenza dei colori. Il software di post processing farà il resto componendo l'immagine a colori sovrapponendone tre.
Visto che ne ho un pò, potrei tentare anche di procedere con il metodo "o la va o si spacca". 
Fornisco alcuni dati tecnici, giusto per documentazione, riportando qui le sigle sul circuito:  nella parte esterna CS600B e meno visibile Toshiba 218CS600B 3291193 Taiwan. Sempre nella parte esterna verniciata di nero ci sono in prossimità del connettore 12 piazzole dorate, sicuramente usate come test point nei macchinari che testano il prodotto finito. Nella parte interna accessibile solo dopo lo smontaggio completo: CIPS218-CS600B REV:A1 2-10-44R-041-A1
All'estremità, 4 punti di contatto, 3 per i led RGB e 1 per l'alimentazione positiva (configurazione ad anodo comune) che dovrebbe attestarsi sui  3.3 - 5 volts. Per ora basta così, che provo a documentarmi meglio ed aggiornare periodicamente questo post. Quasi dimenticavo. Se hai il pinout di questo componente o il datasheet completo...pubblicalo, per cortesia, l'ambiente e l'umanità te ne sarà grata. Grazie.  Alla prossima. 

P.S. I coleotteri neri sono in volo. Ripeto: I coleotteri neri sono in volo.

sabato 26 marzo 2011

WT7510 Voltage monitor

Tra i vari circuiti disassemblati dalle apparecchiature elettroniche che gli "unani" ignoranti ed irresponsabili provvedono a buttare senza rendersi conto dei danni devastanti all'economia, alla società ed all'ambiente, ogni tanto salta fuori qualcosa di interessante che può trovare un ri-utilizzo nelle applicazioni sperimentali. Stavolta tocca ad un circuito integrato siglato WT7510 presente in una schedina recuperata da un alimentatore switching da PC (sigle FSP300-60PFN M-BOARD P/N 3BS0010714).
Dal datasheet, che riporta protection circuits, power good output (PGO), fault protection latch (FPL_N) CONTROL "from unknow" ma dalla sigla il produttore è Weltrend,  sono riuscito a recuperare le informazioni di funzionamento e le specifiche che mi possono dare indicazioni su come utilizzarlo. Ecco una breve descrizione:
The WT7510 provides protection circuits, power good output (PGO), fault protection latch (FPL_N), and a protection detector function (PDON_N) control. It can minimize external components of switching power supply systems in personal computer. The Over Voltage Detector (OVD) monitors 3.3V, 5V, 12V input voltage level. The Under Voltage Detector (UVD) monitors 3.3V, 5V input voltage level. When OVD or UVD detect the fault voltage level, the FPL_N is latched HIGH and PGO go low. The latch can be reset by PDON_N goo HIGH. There is 2.4 ms delay time for PDON_N turn off FPL_N. When OVD and UVD detect the right voltage level, the power good output (PGO) will be issue.

Quindi, in due parole, la possibilità di avere un segnale che mi avvisa se una tensione di riferimento va oltre o sotto delle soglie... mi viene in mente un applicazione per dei pannelli solari. Se la tensione del pannello va sotto un certo valore, allora è il momento di intervenire. Magari si sta avvicinando un temporale e, per evitare danni da grandine, si interviene per orientarli in posizione di sicurezza o per azionare una copertura. Oppure, si possono monitorare delle batterie e far intervenire un generatore di emergenza quando iniziano a scaricarsi troppo... Quasi dimenticavo. Nello stesso circuito è presente anche un KA358, doppio amplificatore operazionale (guadagno sino a 100dB) alimentabile da 3 16 volts...perfetto.
Di applicazioni ce n'è a iosa ed abbastanza per aguzzare l'ingegno e divertirsi come sempre, basta solo sperimentare e provare...la ricerca continua. Alla prossima. 

P.S. Troppo sole? vi accompagno. Ripeto: Troppo sole? vi accompagno.