domenica 3 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 9) Rigenerare un cartomizer Ed.2

Ed è venuto il momento di osservare, provare e dedurre se è possibile rigenerare un cartomizer per riportarlo "a nuovo". Sappiamo che dopo un pò di utilizzo (il periodo dipende dalla frequenza d'uso), gli atomizzatori ed i cartomizerper le sigarette elettroniche in genere, perdono la capacità di produrre vapore e la boccata non sa di niente. Dall'osservazione visiva di un cartomizer usato, si possono dedurre molteplici motivi:
Il materiale assorbente: Se si tratta della lanetta nel modello a scodella, dopo 5 o 6 ricariche si nota che diventa più compatta, di colore scuro e tende a non assorbire più come all'inizio. La si può sostituire facilmente con il materiale sintetico usato nelle cappe aspiranti da cucina o, per i più tirchi, lavare con acqua. Nei cartomizer Ed.2 invece si nota che lo "spago" (chiamiamolo così) diventa scuro a causa di residui di aroma. La rapidità con cui diventa meno efficiente dipende molto dal tipo di aroma usato e dalla concentrazione che si usa. Il Dark Vapure come il Desert Ship, il caffè ed altri, sono scurissimi e con la nicotina combinata all'effetto della luce solare, tendono a diventare di un marrone molto intenso. Aromi come Il Cowboy Blend o il Latakia ad esempio sono quasi trasparenti e lasciano pochissimi residui, garantendo una durata più prolungata del materiale assorbente.
La resistenza: sempre in funzione del tipo di aroma e concentrazione usata (quest'ultima tende a salire man mano che il sapore si sente meno, accentuando la rapidità di esaurimento) si formano delle incrostazioni secche sulla superficie del filo. Le incrostazioni impediscono sia il corretto assorbimento che la corretta evaporazione del liquido usato, in quanto il filo elettrico non diventa incandescente come dovrebbe nei punti ricoperti dallo strato di residui. Meno calore, meno vapore e meno effetto dell'aroma, che così tende ad incrostarsi sempre di più accelerando il processo di esaurimento. 
L'incrostazione : dalle osservazioni e prove effettuate, si può affermare che attorno alla parte centrale della resistenza esposta al flusso d'aria di aspirazione, si forma una "pallina" di sostanza dura ma friabile, dalla consistenza ed aspetto simile al carbone. E un materiale friabile sotto l'azione meccanica ma resistente ai liquidi testati per scioglierla, quali: alcool denaturato, alcool isopropilico, ammoniaca, Vi*kal, perossido di idrogeno, V*tril, C*ca C*la light. La crosta resta lì, testarda, senza sciogliersi, senza polverizzarsi. L'immersione in vasca ad ultrasuoni, con acqua senza detergente, non sortisce alcun beneficio apparente e risulta infefficace nella disgregazione delle incrostazioni. Mi manca solo il tentativo di lavaggio ad ultrasioni in un macchinario industriale, più potente di quello che ho ad oggi usato e con la possibilità di regolare la temperatura del liquido (purtroppo ne servono una decina di litri come minimo ed il detergente industriale costicchia).
In rete, gira la leggenda metropolitana che per togliere le incrostazioni, basta alimentare la resistenza (con un voltaggio pari a quello della batteria) sino a farla diventare incandescente al calore bianco, il tutto per circa 10 secondi dopo un ciclo di durata inferiore, ripetuto più volte per asciugare il tutto. In questo  modo si dovrebbe riuscire ad incenerire le incrostazioni che dovrebbero sparire con un semplice lavaggio con acqua distillata. Qualcuno dice che in questo modo tornano come nuovi. Ebbene, dato che non mi accontento di filmati e spiegazioni, voglio provare da me. 
Mi sono autocostruito una base di attacco del cartomizer ed un pulsante per regolare manualmente il tempo di riscaldamento (Aggiornamento:vedi cartomizer burn device). Ho preso la prima lamiera che mi è capitata sottomano, per un lavoro provvisorio. Ci ho praticato due fori. Uno per il pulsante e l'altro per l'attacco filettato maschio recuperato da una batteria usata nell'autopsia di cui ai post precedenti a questo. Il foro per l'attacco filettato è da 8mm e ci deve entrare il pezzo che misura 8,3mm. Per incastrarlo per bene, lo si appoggia al foro, si prende il tubo della batteria, la si infila nell'attacco sporgente dalla parte piatta e con un piccolo martello si picchietta sino a quando non entra stabilmente. I collegamenti vanno fatti con lo stagnatore a 270 gradi (occhio che la base metallica dissipa calore per cui la stagnatura è leggermente più difficoltosa). Prima di bruciare l'atomizzatore Ed.2 è meglio togliere con una graffetta anche il tappo di  plastica forato in cui si infila la siringa (con l'occasione lo si può sciacquare). Con il cartomizer così aperto, si può procedere con un lavaggio ad acqua in modo da asportare i residui di glicerina sullo spago e tentare di "rigenerarlo" alle sue condizioni operative a nuovo.
Inizialmente ho provato ad alimentare la resistenza a 5 volts. Tempo da 3  a 5 secondi (dipende dal livello di umidità) e la resistenza diventa sì bianca ma si brucia irrimediabilmente senza dare il tempo alle incrostazioni di bruciare. Allora ho utilizzato un alimentatore da 4,5 volts 300mA (dati nominali). I valori reali invece dell'alimentatore utilizzato sono 4,71V a vuoto che scendono a 3,26 a carico (alla faccia dell'alimentatore "stabilizzato"). Il valore nominale di alimentazione dovrebbe essere pari a 3,7Volts. Con questo valore (3,26 circa), anche se devo ancora calcolare gli assorbimenti in corrente ammessi (forse limitati dall'alimentatore stesso), si può anche indugiare col pulsante e scaldare a lungo la resistenza che non brucia ma diventa prima rossa, poi arancione solo dopo che il liquido residuo o l'acqua di lavaggio sono evaporati completamente. Se durante l'incandescenza si soffia sul filo, il colore tende a virare verso un arancione più brillante (come quando si soffia sulle braci per ravvivare il fuoco). Scaldando a fondo il cartomizer Ed.2, si produce come effetto  collaterale il distacco della copertura adesiva esterna che fa da rivestimento "estetico". Poco male. Il rivestimento è proprio il primo a scollarsi con il normale utilizzo e rappresenta secondo me un difetto della colla utilizzata che non va bene.
Osservazione: Se si osserva attentamente la foto ingrandita, si vede che l'incrostazione interessa solo una porzione della resistenza. Un paio di spire sono scoperte mentre le altre corrono dentro il grumo nero dell'incrostazione. Non riesco a capire come mai si siano formate le incrostazioni solo su una parte, anche se credo che ciò accada nella parte più interessata dal flusso d'aria aspirata (che per il ragionamento di prima dovrebbe scaldare di più).  Il problema è che dopo l'operazione di bruciatura si vede che la parte di filo scoperta dalle incrostazioni più spesse diventa bianca (forse è cenere) mentre il grosso dell'incrostazione resta lì in quanto il filo che ci passa dentro non ce la fa a bruciarla del tutto. Se si brucia con un accendino lo spago, dopo averlo reso incandescente, questo diventa bianchissimo eccetto in alcuni punti dove si annerisce del tutto. Devo procedere con altri cartomizer, sacrificandoli per la scienza, provando tempi e condizioni diverse... sono comunque un pò scettico. Per incenerire un incrostazione di quelle dimensioni, credo siano necessarie temperature molto elevate, sicuramente più alte di quelle che vengono generate dalla resistenza. Ho dei dubbi inoltre sul materiale che compone lo spago. Ho visto in rete un filmato di un tizio che si produce in proprio la resistenza avvolgendola ad un filo in fibra di vetro, mentre lo spago che ho per le mani sembra di un materiale diverso dalla fibra di vetro, anche se diventa incandescente sotto una fiamma diretta e non fonde con un normale accendino. Rimedio: Non lo so. Certo è che sto usando un cartomizer usatissimo in condizioni estreme, pesantemente incrostato. Forse, se si prende l'abitudine di immergerlo in acqua ogni giorno dopo aver esaurito la glicerina, oppure di sciacquarlo periodicamente, ed evitando di usarlo e tirare quando non esce più vapore, forse si può evitare che si formino incrostazioni così resistenti. In questo modo riusciamo solo a prevenire parzialmente il problema e prolungare la vita del cartomizer, ma non abbiamo risolto il problema della rimozione una volta che il "carbone" si è formato sulla resistenza. Per cui, risulta empirico ed impreciso suggerire il lavaggio del cartomizer, o qualsiasi altro rimedio, se per ora non si hanno dati precisi e rigorosi in merito alle condizioni in cui l'incrostazione si forma. Vale lo stesso discorso se non si conosce esattamente la composizione chimica dell'incrostazione per determinare un metodo o una sostanza in grado di scioglierla o disgregarla. Sempre sul piano empirico (non comprovato da rigorosi test a base tecnico-scientifica), presumo che il metodo del burn-out possa essere quello più percorribile ed efficace, magari per incrostazioni in fase di formazione iniziale e non certo per casi disperati come quello qui analizzato.
Proseguo con le prove di bruciatura in quanto vorrei evitare di buttare dato che preferisco rigenerare per riutilizzare. Non fosse per il tubo metallico che non viene via facilmente, con un pò di pazienza sarebbe possibile ricostruire la resistenza e sostituire lo spago (disponibilità dei materiali permettendo). Vedremo se il burn-out funziona, anche se per ora direi mito sfatato... ma spero di sbagliarmi. Alla prossima.

P.S.: Le lumache rosse non hanno il guscio.  Ripeto: Le lumache rosse non hanno il guscio.

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