sabato 2 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 8) Autopsia Cartomizer C-E2 M series

Questo è l'ottavo e forse non ultimo post sul "fumo" elettronico e non credo sia nè utile nè opportuno ripetere qui cose già dette in precedenza. Dò quindi alcune cose per scontate, già spiegate e trattate. Come annunciato, mi sono tolto la curiosità di capire come è fatto un cartomizer 2a edizione, quelli ceramici. Dopo un pò di tempo di uso intensissimo, perdono la capacità di fare vapore ed il sapore del liquido aromatizzato non si sente quasi più. Sono "garantiti" per 4 ricariche (equivalenti a circa 60 cartucce a scodella), ma credo di averli ricaricati almeno una ventina di volte o forse più, prima di accorgermi del calo di prestazioni. Urge pertanto  un autopsia, anche per cercare il metodo migliore per rigenerarlo, se si può.
Per aprirlo, mi sono dovuto aiutare con l'attrezzo rotativo (Dr*mel compatibile) con disco diamantato. Ho effettuato un incisione verso la parte filettata, dove si innesta il tubo metallico esterno. Dopo aver allargato il tubo, leggermente slabbrato con un piccolo cacciavite piatto, la parte interna si sfila senza difficoltà per svelare l'interno. Mi aspettavo un materiale "ceramico" e poroso quale supporto per il liquido. In realtà la parte ceramica è solo quella che alloggia la resistenza e che deve supportare le temperature di vaporizzazione del liquido di riempimento. Il corpo centrale è un tubicino metallico dentro il quale passa l'aria aspirata (con tracce di ruggine...sic!). Il tubicino è isolato dal corpo filettato per permettere l'alimentazione elettrica di un capo della resistenza. L'altro capo della resistenza è collegato alla parte filettata (massa). La "scodella" ceramica è quella che alloggia la resistenza, ovvero un sottilissimo filo elettrico avvolto attorno uno "spago" di materiale igroscopico (che assorbe il liquido per capillarità) ed ignifugo (per resistere al calore). Il liquido, iniettato tramite una siringa attraverso un anello di silicone forato che funge da tappo, si trova quindi nella parte vuota racchiusa dal tubo metallico esterno (a tenuta stagna verso la parte filettata) e non interessa il percorso fatto dall'aria. In questo modo si evita di sentire il liquido gorgogliare all'aspirazione. Succedeva con gli atomizzatori a scodella troppo caricati. che "annegavano" la resistenza. La capienza è notevole, da 0,6 ad 1,8 ml (a seconda del modello di cartomizer realizzato in funzione di varie batterie diverse) che equivale, al minimo, a circa 15 cartucce XL D-shape da 0.04 ml (quelle a spugnetta per capirci). L'analisi visiva della resistenza e dello stato del filo assorbente (vedi foto in alta risoluzione), introduce il prossimo post, dove cercherò di sfatare il mito del burn-out per "rigenerare" i cartomizer. Alla prossima.

P.S. : Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano. Ripeto: Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano.

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