sabato 2 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 7) Autopsia batterie (1)

Oggi, mi sono cimentato nel recuperare l'attacco filettato maschio delle batterie per e-cig M series. Mi serve per costruire un apparecchio per il burn-out degli atomizzatori "incrostati" in modo da tentarne il recupero dopo un utilizzo intenso. Qualche "scienziato" dice che funziona...ma non mi fido in quanto le info (a)tecniche pubblicate al riguardo sono imprecise e scarse, non certo frutto di una "ricerca" che possa avere un minimo di base "scientifica", ossia ripetibile. E' un argomento che tratteremo in seguito. Per ora accontentiamoci di vedere come è fatta all'interno una batteria per le sigarette elettroniche della serie M40x.
Smontaggio. Per togliere il tubo esterno, basta avvitare un atomizzatore rotto. La serie M ha l'attacco maschio nella batteria e l'attacco femmina nell'atomizzatore. Si tiene quest'ultimo con una pinza, senza esagerare con la pressione, e si fa "dondolare" il tubo, a mano, esercitando delicatamente un modesto sforzo, sino a quando non si sfila. Il tubo è inserito a pressione su una ghiera di un "metallo" molto fragile che si rompe facilmente (diametro 8,3mm). Non tirare se non si vogliono strappare i fili. Per sfilare l'interno, basta togliere il cappuccio plastico dove si trova il led, dalla parte opposta della parte filettata basta usare l'unghia del pollice. Poi con un attrezzo plastico si preme delicatamente la basetta col led e la batteria esce con tutti i collegamenti. Possiamo subito notare due diversi tipi di batterie con due diversi metodi per l'innesco elettrico in corrispondenza del tiraggio. Il metodo a microfono ed il metodo "piezo" (credo). 
Nel metodo a microfono, il processore si trova in prossimità dello stesso ed il led SMT dalla parte opposta è montato su una basettina rotonda con una semplice resistenza di limitazione. 
Nel modello piezo, l'elettronica è tutta montata dalla parte del led, con un processore diverso. Si possono notare anche 3 tipi di batteria che corrispondono ai modelli M401, M402 e M403 (diverse altezze corrispondono a diverse capacità della batteria espresse in mAh (milli ampère all'ora) ed ovviamente diverse durate.
Analisi della batteria. E' avvolta con nastro isolante nero e rosso per identificare le polarità (stampigliate anche sul corpo che riporta la sua sigla). Il nastro giallo trasparente sembra Kapton che resiste alle alte temperature (sino a 250 gradi credo di ricordare). Il corpo è sigillato dentro un materiale che sembra di metallo, spesso, consistente ma malleabile, da cui escono i due terminali positivo e negativo.  Aprendo il contenitore sigillato, con un cutter, si trova all'interno un "involtino primavela" formato da due fogli arrotolati separati un sottile foglio di "plastica" trasparente (dielettrico), il tutto imbevuto da una sostanza liquida e puzzolente (odore pungente che sembra alcool, spero  non sia tossico perchè non ho usato  la mascherina). I due fogli, uno in rame e l'altro in materiale argenteo, con colore simile all'alluminio, sono rivestiti da una pellicola nera che viene via facilmente grattandola con una lametta. Credendo fosse litio, ho provato ad immergerla in acqua per vedere la reazione chimica....no, non è litio. Probabilmente è una batteria Nichel metal idrato NimH, o peggio una "volgarissima" zinco carbone. Se c'è un chimico che legge, in grado di suggerire un metodo casalingo atto a determinare le sostanze esaminate, si faccia avanti nei commenti.
Le batterie al litio, per la ricarica, richiedono un elettronica dedicata ed una specifica procedura legata alle caratteristiche della batteria, il tutto governato con tanto di processore che regola le tre fasi necessarie a riportare rigorosamente  il valore di tensione dalla soglia minima alla soglia massima (pena la distruzione della batteria). Altri tipi di batterie richiedono meno precauzioni (solitamente la limitazione in corrente durante la carica). Stavo già pensando di ricaricarle col metodo brutale della sovratensione per pochi istanti, ma la presenza dell'elettronica e del processore all'interno mi suggerisce di non provarci nemmeno. Un dato è certo....l'elemento batteria può essere ri-utilizzato per applicazioni sperimentali in quanto la sua ricarica non è critica come per i modelli al litio. Il valore nominale dovrebbe aggirarsi da 2,5 a 3,9 volts circa. Le dimensioni ridotte ben si prestano per progetti minuaturizzati....sto pensando di recuperare il microfono e nascondere una microspia dentro una penna a biro, forte della notizia che sono entrati in commercio dei nuovi operazionali e processori con consumi che si aggirano sui micro ampère, così da aumentare l'autonomia e permettere di piazzare una microspia autocostruita che deve sostare nell'ambiente da monitorare per tempi lunghi... Ci saranno delle sorprese da unamico...Alla prossima.

P.S. Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte. Ripeto: Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte.

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