lunedì 4 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 10) Rigenerare i cartomizer ed.2

Ci siamo. Mi ero sbagliato, in parte, nei ragionamenti del post precedente a questo, vittima di preconcetti, ignoranza, arroganza e scetticismo ingiustificato (chiedo scusa pubblicamente). Dopo numerose prove e tentativi, ho elaborato un metodo abbastanza valido per riportare i cartomizer (atomizzatori all-in-one per e-cig) ad un livello di funzionamento accettabile, quasi fossero nuovi. Il metodo qui spiegato ne allunga la durata ed evita di doverli buttare dopo un normale e ragionevole periodo di utilizzo. Vediamo come fare. Le informazioni qui riportate fanno riferimento ai Cartomizer ceramici Ed.2 R2 con attacco M40x (vedi autopsie varie ai post precedenti e per gli R4 mi sto attrezzando) ma possono essere valide (con alcuni adattamenti nella procedura) anche ai Cartomizer ed.1 o agli atomizzatori normali. L'importante è ricordare il principio applicato. Questo metodo non è valido se l'atomizzatore è rotto, ovvero se la sua resistenza elettrica interna è interrotta.
Materiali ed attrezzatura:
  • Acqua bollente (bollitore o altro sistema di riscaldamento)
  • Siringa ed ago (di acciaio)
  • Graffetta metallica
  • Base con attacco filettato e pulsante (o similare)
  • Alimentatore da 4,5 volts 300/500mA
  • Carta assorbente o giornali vecchi
  • Contenitore di vetro
  • Compressore (opzionale)
Le operazioni
Rimozione dei tappi di plastica
Con la graffetta metallica, inserendo un estremità nel foro di aspirazione per un paio di millimetri, si fa leva lateralmente e si toglie il cappuccio bianco e l'anello interno di tenuta. Con l'occasione possono essere immersi in acqua tiepida per il lavaggio. Volendo, se si ha pazienza nel rimontaggio, è possibile togliere anche l'anello di silicone con i fori di ricarica (attenzione che poi il rimontaggio diventa difficoltoso anche se non impossibile).
Lavaggio dell'atomizzatore
Si carica la siringa con acqua bollente e se ne inietta una guantità esagerata dentro i fori di ricarica, lasciando che fuoriesca copiosa dalla parte della resistenza. Si può anche iniettare ed aspirare alternativamente in modo da sciacquare bene l'interno, senza preoccuparsi delle bolle d'aria che creano un lavaggio più "energico". Questa operazione serve a lavare il filo interno e togliere residui di aroma. Va fatta più volte senza lesinare con la quantità di acqua calda al fine di assicurare il massimo flusso di lavaggio. Per l'acqua bollente....io uso un bollitore elettrico da the, di quelli con resistenza separata dall'acqua per evitare i depositi di calcare. Per il lavaggio è preferibile usare acqua distillata, demineralizzata o comunque acqua che non lascia residui dopo l'evaporazione. Si smette quando l'acqua che esce, ad occhio, sembra pulita e non giallognola. Coprire il piano di lavoro con carta assorbente e giornali vecchi se non si vogliono creare situazioni di pericolo (la corrente non ama l'acqua. Ripeto: la corrente non ama l'acqua).
Svuotamento dell'atomizzatore
Si tiene l'ago della siringa dentro e si aspira il più possibile il liquido rimasto all'interno, tenendo il cartomizer verticale per fare in modo che l'acqua all'interno vada verso la resistenza. Questa operazione serve a velocizzare il processo di asciugatura. Se si è tolto anche l'ultimo tappo, lo svuotamento totale è assicurato con lo squotere a mò di "termometro a mercurio"
Asciugatura del cartomizer
Opzionalmente, è possibile soffiare un pò di aria compressa per togliere grossolanamente l'acqua residua dalla parte filettata e dalla parte opposta, oltre a quella eventualmente presente nel canalino di aspirazione. Si inserisce il cartomizer nella base filettata, o si usa comunque un metodo per alimentare in modo "continuo" la resistenza con una tensione pari a 3,7 Volts (vedi Cartomizer burn device). La tensione di 5 volts brucia in pochi secondi la resistenza elettrica. Mancano per ora sperimentazioni sulla tensione massima applicabile in continuo senza pericolo di fondere la resistenza. Si inizia quindi ad alimentare la resistenza elettrica per un tempo di 10 secondi alternati a pause di 10 secondi, sino a quando non smette di emettere vapore. All'inizio si sentirà "friggere" la resistenza elettrica...niente paura, è normale e non è dannoso per il cartomizer.
Buciatura dei residui (Burn-out o Dry-burn)
Si alimenta la resistenza per un tempo variabile (dipende dal livello di incrostazione, anche trenta secondi o più) sufficiente a far si che diventi di un bel arancione brillante e sino a quando il filo, alla fine, non diventa di colore bianco come nuovo. Se, quando l'elemento  riscaldante diventa rosso, si soffia dentro il cartomizer (con la bocca o lentamente con aria compressa), si nota l'accelerazione della bruciatura dei residui ed il filo (incendescente) ritorna ben visibile e definito. L'effetto è simile a quello che si nota soffiando sulle braci di un caminetto a legna. La cenere bianca che si forma va soffiata via con un getto energico di aria. Per resistenze troppo particolarmente incrostate, si può procedere con una leggera azione meccanica, usando la massima cautela. Con un sottile ago da siringa in acciaio, si cerca di disgregare eventuali grumi di incrostazione dalla superficie della resistenza elettrica. Delicatamente, moooolto delicatamente, per evitare di danneggiare il supporto, si "punge" piano il filo assorbente e si cerca di rimuovere quante più incrostazioni possibile. Al termine del processo di bruciatura, il filo che assorbe il liquido deve ritornare di colore bianco (vedi bruciatura con l'accendino nei post precedenti). Può essere utile, una volta incenerite le incrostazioni, picchiettare (a freddo!) il cartomizer su una superficie dura dalla parte della resistenza, per far uscire dalla parte dell'aprirazione eventuali "briciole" di incrostazione (che si presenteranno bianche e friabili).
Rimontaggio e ricarica
Si procede con il rimontaggio dei tappi tolti in precedenza e si procede normalmente con l'iniezione di nuovo liquido specifico per e-cig (0,9 / 1ml per un cartomizer M40x XL completamente vuoto). Ci si accorgerà subito della differenza alla prima boccata che avverrà dopo un minuto dalla ricarica (e diamo il tempo al filo assorbente di impregnarsi per bene no?). E' opportuno inoltre provarlo con batterie diverse. Sembra infatti che le batterie non siano tutte uguali. Alcune hanno tensioni inferiori a quella nominale, altre sono stranamente più "dure" da innescare quando si aspira, altre ancora induriscono l'aspirazione. Può essere utile in questi casi pulire con carta assorbente la parte filettata (polo negativo) e la parte centrale (polo positivo), per rimuovere eventuale ossido o formazioni di polvere e liquido che creano una morcia nera ed appiccicosa.
Manutenzione:
  • Effettuare un lavaggio completo ogni settimana o dopo 4 o 5 ricariche per evitare il deposito eccessivo di residui sulla resistenza.
  • Evitare di caricare troppo aroma. Un cartomizer Ed.2, nuovo o rigenerato, permette un sufficiente livello di evaporazione adatto ad un gusto pieno ed intenso senza esagerare con le dosi
  • Evitare di usare il cartomizer sino all'ultimo. Appena si nota un calo del vapore, procedere con il rabbocco di liquido di ricarica senza aspettare di arrivare all'ultimo tiro e seccare il filo del tutto.
  • Tenere sempre pulita la parte filettata per assicurare un ottimo contatto elettrico ed un sufficiente passaggio dell'aria. 
Per la cronaca, le macchinette ad "ultrasuoni" con vasca per pulire braccialetti, occhiali o gioielli sono inefficaci ed insufficienti per un lavaggio a fondo.

Un atomizzatore efficiente allunga la vita e la durata delle batterie. Non serve infatti continuare a tirare frequentemente per produrre il vapore da un atomizzatore incrostato che ne produce poco. 

Per gli svapatori più sboroni: usate pure il modello usa e getta che andrà in discarica assieme alla montagna di rifiuti che producete indiscriminatamente e  considerate ancora "combustibile" per quello che stupidamente considerate un "Termovalorizzatore". Spero sarete contenti di averne uno nella zona, magari accanto ad una centrale nucleare. Presto, quando le nanoparticelle di metalli pesanti, che non esistono in quanto la legge non le prevede (!vero?) e non si vedono ad occhio nudo (!vero?), vi entreranno nel sangue e nelle cellule provocando cancro, tumori e modificazioni genetiche (ripeto: modificazioni genetiche) a voi ed ai vostri figli, allora e solo allora, anche se troppo tardi, vi renderete conto (spero) di quanto siete stupidi, ignoranti, arroganti, presuntuosi e soli, desolatamente soli, vittime del vostro stesso atteggiamento di oggi nei confronti di chi invece fa la propria parte oggi per cercare di avere un futuro migliore, per oggi e per un domani. Buona fortuna. 

P.S. I nani passeggiano sotto i portici Veronesi. Ripeto:  I nani passeggiano sotto i portici Veronesi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mitico. Grazie! anche troooooppo esaustivo. Grazie 1000.

ITLeak

Anonimo ha detto...

Blog a 5 stelle. Complimenti per le dritte e grazie.

settim0

Anonimo ha detto...

wow... complimenti, specialmente per la nota di chiusura. illuminante. Grazie.
beppe