mercoledì 13 ottobre 2010

Supporto macro per webcam

Ci sono delle occasioni in cui, per documentare qui le skifezze che realizzo, gli esperimenti e la ricerca fai da te, ho la necessità di eseguire delle macro di dettagli e particolari. Sporadicamente, senza troppo impegno, cerco in rete delle informazioni sul funzionamento delle lenti e delle tecniche di messa a fuoco di particolari ingranditi, giusto per capire se si può fare, se non è troppo complicato (oltre la mia portata limitata). In rete si possono trovare soluzioni per eseguire macro con i telefonini dotati di cam, per adattare gli obiettivi di macchine fotografiche o per la costruzione di obiettivi che prevedono però l'acquisto di materiale. L'acquisto è in contrasto con lo sciopero della spesa che ho proclamato e che testardamente rispetto sino a quando non verranno messe fuorilegge le multinazionali del profitto. Tocca arrangiarsi, spremere le meningi e trovare una soluzione "free". Mi è capitata per le mani una ventola USB, di quelle che si trovano solo nelle bancarelle dei cinesi, con le pale illuminate da led multicolori e con un piccolo altopralante incorporato che emette delle "melodie" orribili. Incredibile cosa si compra la gente d'oggi, l'oggetto più inutile della storia. Tolta la parte superiore, originariamente pensata per supportare un piccolo microfono da tavolo, ho recuperato lo stelo flessibile e la base di appoggio per infilare nella sommità una webcam da pochi euro, trovata d'occasione in un rimasuglio di magazzino di un negozio fallito che la vendeva a 35 euro! (e lo credo bene che è fallito...a vendere quelle cose a quei prezzi....chi mai se le comprerebbe?). Per fissare la cam, ho preso un tondino di plexyglass recuperato da un espositore da vetrina e l'ho forato da entrambi i lati con diametri "giusti" per lo stelo flessibile e per la cam, una sorta di adattatore. Un pò di colla fa il resto. La webcam, ha una ghiera frontale su cui è montata la lente di focalizzazione della luce sul sensore interno. La sua posizione è trarata (in fabbrica) per una distanza media necessaria a mettere a fuoco un soggetto che "chatta" davanti ad un PC. Ruotando la ghiera è possibile però avvicinare il punto focale e mettere a fuoco così oggetti posti sino a pochi centimetri o millimetri dalla lente, con risultati "accettabili" compatibilmente con la risoluzione della webcam stessa. Come principio funziona.  La base andrebbe un pò appesantita e pensavo di riempirla con dell'uranio impoverito da ordinare su ebai, visto che qualche testa di cazzo di militare ha detto che non fa male. Si sente, con l'utilizzo, la necessità di una messa a fuoco motorizzata (ma sì, esageriamo) e dell'illuminazione dell'oggetto da riprendere, specie quando la distanza oggetto/lente diventa minima. Non escludo in futuro di realizzare un illuminatore a led smd bianchi, magari alimentati dalla stessa usb e di predisporre un sistema di lenti (prese da un proiettore di diapositive già fatto a pezzi) per una ingrandimento del particolare da riprendere. La webcam, collegata ad un PC è fatta funzionare dal programma "cheese" per GNU-Linux, in modo da poter scattare foto o riprendere un filmato del particolare. Come macro-progetto, da realizzare in pochi minuti, al volo, senza particolari pretese, non è male. Sarà oggetto di studio e ricerca un sistema di interfacciamento a microprocessore per i moduli cam presi da cellulari dismessi...ci sarà da divertirsi parecchio. Stay tuned. Alla prossima. 

P.S. Immagina l'immagine immaginaria. Ripeto: Immagina l'immagine immaginaria.

venerdì 8 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 11) Sperimentazioni con i Cartomizer C-E2 M series

Nel rigenerare i cartomizer ceramici C-E2 M series, già visti nei post precedenti, dove spiego il metodo per rigenerarli, ho deciso di costruirmi una scatoletta all-in-one per la procedura di dry-burn (o burn-out, come si preferisce definirla). Ho stabilito che la tensione adatta di bruciatura deve essere di 3,7 volts per questi atomizzatori, valore massimo per garantire la continuità di funzionamento dopo la procedura ed eliminare totalmente il rischio di fondere il filo incandescente. Valori più alti, aumentano il rischio di bruciare l'atomizzatore vanificando la procedura di ripristino. Un atomizzatore rotto è buono solo per il cestino...o quasi. 
Ho verificato inoltre che l'alimentatore inizialmente usato, a tensione nominale di uscita impostata a 4,5 volts, durante l'alimentazione eroga solo 3,3 volts in diminuzione con l'aumentare della temperatura dei suoi circuiti interni. A 3,3 volts il filo dell'atomizzatore diventa incandescente, e si riesce ancora a pulire per bene l'atomizzatore, con un pò di pazienza. Ma io non mi accontento, per cui ho deciso di progettare un sistema che mi eroghi esattamente 3,7 volts. Una prima sperimentazione con uno zener da 3,9 volts mi ha un pò deluso. Tensione di ingresso 4,94 volts, resistenza di zener da 1 ohm, tensione "stabilizzata" che cala a 3,3 volts circa, fuori dalle specifiche del costruttore. Boh. non ci siamo, devo aver sbagliato qualcosa. Allora, considerato che l'assorbimento del carico è costante e resistivo, ho optato per una volgarissima resistenza di caduta. Innanzitutto sono incappato nuovamente nell'errore del tester di misura che per bassi valori ohmici mi da dei risultati sballati. Ho quindi dovuto optare per le sperimentazioni. Alla fine sono arrivato a calcolare una resistenza di caduta di 0,55 ohm in serie al carico. L'ho ottenuta mettendo in parallelo una resistenza da 1,2 ohm con una da 1 ohm, al 5% e da 1/4 di watt. In questo modo misuro ai capi dell'atomizzatore, 3,78 volts (errori del tester permettendo) alimentando il tutto a 4,94 Volts. L'assorbimento  di corrente dovrebbe quindi aggirarsi su un ampère o qualcosa di più, presi dall'alimentatore progettato riutilizzando il componente di regolazione PT78HC205H smontato dall'access point di molti post fa. Per realizzare quindi lo scatolotto (mi dovrò inventare un nome), prevedo di utilizzare un adattatore 220/5V usb da muro, sgusciato, così evito di dover utilizzare la soluzione a trasformatore e ponte di diodi (meno peso e meno ingombro).  Anche se quelli che ho (di un kit Vogue) erogano solo 500mA +/- 50mA, posso sempre usarne un paio da usare in parallelo...forse, farò degli esperimenti. Un paio di interruttori e la cosa si può fare tranquillamente con un paio d'ore di lavoro. Con il tempo, potrei anche sfruttare il post scritto per la progettazione del PWM con 555, in modo da automatizzare le fasi di asciugatura con dei tempi di Ton e Toff a 10 secondi e con un deviatore poi passare manualmente alla bruciatura vera e propria. Il massimo sarà quando riuscirò a progettare una soluzione a microprocessore completa di display grafico, magari uno schermo recuperato da un vecchio cellulare, che automatizzi il ciclo completamente senza bisogno di intervenire...mmm, soluzione didatticamente stimolante ed interessante,  troppo geek, vedremo. Mi sento per ora come il personaggio del cartone animato "Piovono polpette"... Appena termino un lavoretto che sto portando avanti, mi ci metto a costruirlo, giusto per velocizzare le operazioni di lavaggio e ripristino dei cartomizer attualmente in uso. Nel frattempo, svapo alla grande e fanchiulo alle multinazionali del tabacco. Alla prossima.

P.S. Sandro guarda 3 gradi a nord verso la grande quercia malata. Ripeto: Sandro guarda 3 gradi a nord verso la grande quercia malata.

giovedì 7 ottobre 2010

Ho vinto al superenalotto...again!!

Ho vintoooooooo!!!!! wowwwwwww! yahooooooooooooooo!!!!!! Finalmente ho vinto al superenalotto. La seconda giocata si è rivelata vincente finalmente, ce l'ho fatta!! sono ricco ricco ricco riccooooooo!!!! Con un investimento di un solo euro sono ricchissimo e finalmente posso fare quello che mi pare, senza più chiedere "quanto costa?" al solito commerciante avido col Suv in garage e la moglie tr*ia con pelliccia e cagnolino rabbioso. Giocata stamattina e stasera la mia vita è cambiata completamente. Finalmente, dio solo sa quanto ho desiderato questo momento. Basta con le preghiere di credito, con le preoccupazioni della fine del mese che arriva sempre troppo presto, del mutuo... domani vado in banca, dal direttore e gli dico...."hei cazzone!, quanto costa la baracca? la compro e te ne vai a fanculo in mezzo alla strada con le pezze al culo, te e quel fighetto del tuo vice". Ora sì che si comincia a ragionare sul serio. Cosa mi compro per primo? Di cosa ho veramente bisogno? di sicuro togliermi di torno, immediatamente, anche il più insignificante debito... basta debiti. Poi...un pensierino di andarmene per sempre da questo paese di ladri mafiosi corrotti... dove ci penserò, posso anche comprarmi un isola e fare l'eremita con tutti gli agi del caso, esercito privato compreso per tenere alla larga i problemi. Oppure una barca enorme, così me ne sto in mezzo  al mare per 6 mesi all'anno lontano da tutti, circondato da gnocche imperiali, che la prima che prova a romprere la butto in acqua così impara.  I rimanenti sei mesi al grand hotel in qualche posto. L'importante è girare il mondo senza lasciare troppe tracce... magari... Ho fatto di nuovo tre e mi sa che anche questa volta non ci ricavo poi molto per fare quello che vorrei. Sono felice, anche se la probabilità di fare due tre e poi un bel sei, per acciuffare il mega jackpot da 158 milioni di euro (per ora), mi sa che diminuisce...non lo so, ma continuo a sperarci davvero, almeno sino a quando non metteranno una tassa anche sui sogni. Nel frattempo ne approfitto. Alla prossima.

lunedì 4 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 10) Rigenerare i cartomizer ed.2

Ci siamo. Mi ero sbagliato, in parte, nei ragionamenti del post precedente a questo, vittima di preconcetti, ignoranza, arroganza e scetticismo ingiustificato (chiedo scusa pubblicamente). Dopo numerose prove e tentativi, ho elaborato un metodo abbastanza valido per riportare i cartomizer (atomizzatori all-in-one per e-cig) ad un livello di funzionamento accettabile, quasi fossero nuovi. Il metodo qui spiegato ne allunga la durata ed evita di doverli buttare dopo un normale e ragionevole periodo di utilizzo. Vediamo come fare. Le informazioni qui riportate fanno riferimento ai Cartomizer ceramici Ed.2 R2 con attacco M40x (vedi autopsie varie ai post precedenti e per gli R4 mi sto attrezzando) ma possono essere valide (con alcuni adattamenti nella procedura) anche ai Cartomizer ed.1 o agli atomizzatori normali. L'importante è ricordare il principio applicato. Questo metodo non è valido se l'atomizzatore è rotto, ovvero se la sua resistenza elettrica interna è interrotta.
Materiali ed attrezzatura:
  • Acqua bollente (bollitore o altro sistema di riscaldamento)
  • Siringa ed ago (di acciaio)
  • Graffetta metallica
  • Base con attacco filettato e pulsante (o similare)
  • Alimentatore da 4,5 volts 300/500mA
  • Carta assorbente o giornali vecchi
  • Contenitore di vetro
  • Compressore (opzionale)
Le operazioni
Rimozione dei tappi di plastica
Con la graffetta metallica, inserendo un estremità nel foro di aspirazione per un paio di millimetri, si fa leva lateralmente e si toglie il cappuccio bianco e l'anello interno di tenuta. Con l'occasione possono essere immersi in acqua tiepida per il lavaggio. Volendo, se si ha pazienza nel rimontaggio, è possibile togliere anche l'anello di silicone con i fori di ricarica (attenzione che poi il rimontaggio diventa difficoltoso anche se non impossibile).
Lavaggio dell'atomizzatore
Si carica la siringa con acqua bollente e se ne inietta una guantità esagerata dentro i fori di ricarica, lasciando che fuoriesca copiosa dalla parte della resistenza. Si può anche iniettare ed aspirare alternativamente in modo da sciacquare bene l'interno, senza preoccuparsi delle bolle d'aria che creano un lavaggio più "energico". Questa operazione serve a lavare il filo interno e togliere residui di aroma. Va fatta più volte senza lesinare con la quantità di acqua calda al fine di assicurare il massimo flusso di lavaggio. Per l'acqua bollente....io uso un bollitore elettrico da the, di quelli con resistenza separata dall'acqua per evitare i depositi di calcare. Per il lavaggio è preferibile usare acqua distillata, demineralizzata o comunque acqua che non lascia residui dopo l'evaporazione. Si smette quando l'acqua che esce, ad occhio, sembra pulita e non giallognola. Coprire il piano di lavoro con carta assorbente e giornali vecchi se non si vogliono creare situazioni di pericolo (la corrente non ama l'acqua. Ripeto: la corrente non ama l'acqua).
Svuotamento dell'atomizzatore
Si tiene l'ago della siringa dentro e si aspira il più possibile il liquido rimasto all'interno, tenendo il cartomizer verticale per fare in modo che l'acqua all'interno vada verso la resistenza. Questa operazione serve a velocizzare il processo di asciugatura. Se si è tolto anche l'ultimo tappo, lo svuotamento totale è assicurato con lo squotere a mò di "termometro a mercurio"
Asciugatura del cartomizer
Opzionalmente, è possibile soffiare un pò di aria compressa per togliere grossolanamente l'acqua residua dalla parte filettata e dalla parte opposta, oltre a quella eventualmente presente nel canalino di aspirazione. Si inserisce il cartomizer nella base filettata, o si usa comunque un metodo per alimentare in modo "continuo" la resistenza con una tensione pari a 3,7 Volts (vedi Cartomizer burn device). La tensione di 5 volts brucia in pochi secondi la resistenza elettrica. Mancano per ora sperimentazioni sulla tensione massima applicabile in continuo senza pericolo di fondere la resistenza. Si inizia quindi ad alimentare la resistenza elettrica per un tempo di 10 secondi alternati a pause di 10 secondi, sino a quando non smette di emettere vapore. All'inizio si sentirà "friggere" la resistenza elettrica...niente paura, è normale e non è dannoso per il cartomizer.
Buciatura dei residui (Burn-out o Dry-burn)
Si alimenta la resistenza per un tempo variabile (dipende dal livello di incrostazione, anche trenta secondi o più) sufficiente a far si che diventi di un bel arancione brillante e sino a quando il filo, alla fine, non diventa di colore bianco come nuovo. Se, quando l'elemento  riscaldante diventa rosso, si soffia dentro il cartomizer (con la bocca o lentamente con aria compressa), si nota l'accelerazione della bruciatura dei residui ed il filo (incendescente) ritorna ben visibile e definito. L'effetto è simile a quello che si nota soffiando sulle braci di un caminetto a legna. La cenere bianca che si forma va soffiata via con un getto energico di aria. Per resistenze troppo particolarmente incrostate, si può procedere con una leggera azione meccanica, usando la massima cautela. Con un sottile ago da siringa in acciaio, si cerca di disgregare eventuali grumi di incrostazione dalla superficie della resistenza elettrica. Delicatamente, moooolto delicatamente, per evitare di danneggiare il supporto, si "punge" piano il filo assorbente e si cerca di rimuovere quante più incrostazioni possibile. Al termine del processo di bruciatura, il filo che assorbe il liquido deve ritornare di colore bianco (vedi bruciatura con l'accendino nei post precedenti). Può essere utile, una volta incenerite le incrostazioni, picchiettare (a freddo!) il cartomizer su una superficie dura dalla parte della resistenza, per far uscire dalla parte dell'aprirazione eventuali "briciole" di incrostazione (che si presenteranno bianche e friabili).
Rimontaggio e ricarica
Si procede con il rimontaggio dei tappi tolti in precedenza e si procede normalmente con l'iniezione di nuovo liquido specifico per e-cig (0,9 / 1ml per un cartomizer M40x XL completamente vuoto). Ci si accorgerà subito della differenza alla prima boccata che avverrà dopo un minuto dalla ricarica (e diamo il tempo al filo assorbente di impregnarsi per bene no?). E' opportuno inoltre provarlo con batterie diverse. Sembra infatti che le batterie non siano tutte uguali. Alcune hanno tensioni inferiori a quella nominale, altre sono stranamente più "dure" da innescare quando si aspira, altre ancora induriscono l'aspirazione. Può essere utile in questi casi pulire con carta assorbente la parte filettata (polo negativo) e la parte centrale (polo positivo), per rimuovere eventuale ossido o formazioni di polvere e liquido che creano una morcia nera ed appiccicosa.
Manutenzione:
  • Effettuare un lavaggio completo ogni settimana o dopo 4 o 5 ricariche per evitare il deposito eccessivo di residui sulla resistenza.
  • Evitare di caricare troppo aroma. Un cartomizer Ed.2, nuovo o rigenerato, permette un sufficiente livello di evaporazione adatto ad un gusto pieno ed intenso senza esagerare con le dosi
  • Evitare di usare il cartomizer sino all'ultimo. Appena si nota un calo del vapore, procedere con il rabbocco di liquido di ricarica senza aspettare di arrivare all'ultimo tiro e seccare il filo del tutto.
  • Tenere sempre pulita la parte filettata per assicurare un ottimo contatto elettrico ed un sufficiente passaggio dell'aria. 
Per la cronaca, le macchinette ad "ultrasuoni" con vasca per pulire braccialetti, occhiali o gioielli sono inefficaci ed insufficienti per un lavaggio a fondo.

Un atomizzatore efficiente allunga la vita e la durata delle batterie. Non serve infatti continuare a tirare frequentemente per produrre il vapore da un atomizzatore incrostato che ne produce poco. 

Per gli svapatori più sboroni: usate pure il modello usa e getta che andrà in discarica assieme alla montagna di rifiuti che producete indiscriminatamente e  considerate ancora "combustibile" per quello che stupidamente considerate un "Termovalorizzatore". Spero sarete contenti di averne uno nella zona, magari accanto ad una centrale nucleare. Presto, quando le nanoparticelle di metalli pesanti, che non esistono in quanto la legge non le prevede (!vero?) e non si vedono ad occhio nudo (!vero?), vi entreranno nel sangue e nelle cellule provocando cancro, tumori e modificazioni genetiche (ripeto: modificazioni genetiche) a voi ed ai vostri figli, allora e solo allora, anche se troppo tardi, vi renderete conto (spero) di quanto siete stupidi, ignoranti, arroganti, presuntuosi e soli, desolatamente soli, vittime del vostro stesso atteggiamento di oggi nei confronti di chi invece fa la propria parte oggi per cercare di avere un futuro migliore, per oggi e per un domani. Buona fortuna. 

P.S. I nani passeggiano sotto i portici Veronesi. Ripeto:  I nani passeggiano sotto i portici Veronesi.

domenica 3 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 9) Rigenerare un cartomizer Ed.2

Ed è venuto il momento di osservare, provare e dedurre se è possibile rigenerare un cartomizer per riportarlo "a nuovo". Sappiamo che dopo un pò di utilizzo (il periodo dipende dalla frequenza d'uso), gli atomizzatori ed i cartomizerper le sigarette elettroniche in genere, perdono la capacità di produrre vapore e la boccata non sa di niente. Dall'osservazione visiva di un cartomizer usato, si possono dedurre molteplici motivi:
Il materiale assorbente: Se si tratta della lanetta nel modello a scodella, dopo 5 o 6 ricariche si nota che diventa più compatta, di colore scuro e tende a non assorbire più come all'inizio. La si può sostituire facilmente con il materiale sintetico usato nelle cappe aspiranti da cucina o, per i più tirchi, lavare con acqua. Nei cartomizer Ed.2 invece si nota che lo "spago" (chiamiamolo così) diventa scuro a causa di residui di aroma. La rapidità con cui diventa meno efficiente dipende molto dal tipo di aroma usato e dalla concentrazione che si usa. Il Dark Vapure come il Desert Ship, il caffè ed altri, sono scurissimi e con la nicotina combinata all'effetto della luce solare, tendono a diventare di un marrone molto intenso. Aromi come Il Cowboy Blend o il Latakia ad esempio sono quasi trasparenti e lasciano pochissimi residui, garantendo una durata più prolungata del materiale assorbente.
La resistenza: sempre in funzione del tipo di aroma e concentrazione usata (quest'ultima tende a salire man mano che il sapore si sente meno, accentuando la rapidità di esaurimento) si formano delle incrostazioni secche sulla superficie del filo. Le incrostazioni impediscono sia il corretto assorbimento che la corretta evaporazione del liquido usato, in quanto il filo elettrico non diventa incandescente come dovrebbe nei punti ricoperti dallo strato di residui. Meno calore, meno vapore e meno effetto dell'aroma, che così tende ad incrostarsi sempre di più accelerando il processo di esaurimento. 
L'incrostazione : dalle osservazioni e prove effettuate, si può affermare che attorno alla parte centrale della resistenza esposta al flusso d'aria di aspirazione, si forma una "pallina" di sostanza dura ma friabile, dalla consistenza ed aspetto simile al carbone. E un materiale friabile sotto l'azione meccanica ma resistente ai liquidi testati per scioglierla, quali: alcool denaturato, alcool isopropilico, ammoniaca, Vi*kal, perossido di idrogeno, V*tril, C*ca C*la light. La crosta resta lì, testarda, senza sciogliersi, senza polverizzarsi. L'immersione in vasca ad ultrasuoni, con acqua senza detergente, non sortisce alcun beneficio apparente e risulta infefficace nella disgregazione delle incrostazioni. Mi manca solo il tentativo di lavaggio ad ultrasioni in un macchinario industriale, più potente di quello che ho ad oggi usato e con la possibilità di regolare la temperatura del liquido (purtroppo ne servono una decina di litri come minimo ed il detergente industriale costicchia).
In rete, gira la leggenda metropolitana che per togliere le incrostazioni, basta alimentare la resistenza (con un voltaggio pari a quello della batteria) sino a farla diventare incandescente al calore bianco, il tutto per circa 10 secondi dopo un ciclo di durata inferiore, ripetuto più volte per asciugare il tutto. In questo  modo si dovrebbe riuscire ad incenerire le incrostazioni che dovrebbero sparire con un semplice lavaggio con acqua distillata. Qualcuno dice che in questo modo tornano come nuovi. Ebbene, dato che non mi accontento di filmati e spiegazioni, voglio provare da me. 
Mi sono autocostruito una base di attacco del cartomizer ed un pulsante per regolare manualmente il tempo di riscaldamento (Aggiornamento:vedi cartomizer burn device). Ho preso la prima lamiera che mi è capitata sottomano, per un lavoro provvisorio. Ci ho praticato due fori. Uno per il pulsante e l'altro per l'attacco filettato maschio recuperato da una batteria usata nell'autopsia di cui ai post precedenti a questo. Il foro per l'attacco filettato è da 8mm e ci deve entrare il pezzo che misura 8,3mm. Per incastrarlo per bene, lo si appoggia al foro, si prende il tubo della batteria, la si infila nell'attacco sporgente dalla parte piatta e con un piccolo martello si picchietta sino a quando non entra stabilmente. I collegamenti vanno fatti con lo stagnatore a 270 gradi (occhio che la base metallica dissipa calore per cui la stagnatura è leggermente più difficoltosa). Prima di bruciare l'atomizzatore Ed.2 è meglio togliere con una graffetta anche il tappo di  plastica forato in cui si infila la siringa (con l'occasione lo si può sciacquare). Con il cartomizer così aperto, si può procedere con un lavaggio ad acqua in modo da asportare i residui di glicerina sullo spago e tentare di "rigenerarlo" alle sue condizioni operative a nuovo.
Inizialmente ho provato ad alimentare la resistenza a 5 volts. Tempo da 3  a 5 secondi (dipende dal livello di umidità) e la resistenza diventa sì bianca ma si brucia irrimediabilmente senza dare il tempo alle incrostazioni di bruciare. Allora ho utilizzato un alimentatore da 4,5 volts 300mA (dati nominali). I valori reali invece dell'alimentatore utilizzato sono 4,71V a vuoto che scendono a 3,26 a carico (alla faccia dell'alimentatore "stabilizzato"). Il valore nominale di alimentazione dovrebbe essere pari a 3,7Volts. Con questo valore (3,26 circa), anche se devo ancora calcolare gli assorbimenti in corrente ammessi (forse limitati dall'alimentatore stesso), si può anche indugiare col pulsante e scaldare a lungo la resistenza che non brucia ma diventa prima rossa, poi arancione solo dopo che il liquido residuo o l'acqua di lavaggio sono evaporati completamente. Se durante l'incandescenza si soffia sul filo, il colore tende a virare verso un arancione più brillante (come quando si soffia sulle braci per ravvivare il fuoco). Scaldando a fondo il cartomizer Ed.2, si produce come effetto  collaterale il distacco della copertura adesiva esterna che fa da rivestimento "estetico". Poco male. Il rivestimento è proprio il primo a scollarsi con il normale utilizzo e rappresenta secondo me un difetto della colla utilizzata che non va bene.
Osservazione: Se si osserva attentamente la foto ingrandita, si vede che l'incrostazione interessa solo una porzione della resistenza. Un paio di spire sono scoperte mentre le altre corrono dentro il grumo nero dell'incrostazione. Non riesco a capire come mai si siano formate le incrostazioni solo su una parte, anche se credo che ciò accada nella parte più interessata dal flusso d'aria aspirata (che per il ragionamento di prima dovrebbe scaldare di più).  Il problema è che dopo l'operazione di bruciatura si vede che la parte di filo scoperta dalle incrostazioni più spesse diventa bianca (forse è cenere) mentre il grosso dell'incrostazione resta lì in quanto il filo che ci passa dentro non ce la fa a bruciarla del tutto. Se si brucia con un accendino lo spago, dopo averlo reso incandescente, questo diventa bianchissimo eccetto in alcuni punti dove si annerisce del tutto. Devo procedere con altri cartomizer, sacrificandoli per la scienza, provando tempi e condizioni diverse... sono comunque un pò scettico. Per incenerire un incrostazione di quelle dimensioni, credo siano necessarie temperature molto elevate, sicuramente più alte di quelle che vengono generate dalla resistenza. Ho dei dubbi inoltre sul materiale che compone lo spago. Ho visto in rete un filmato di un tizio che si produce in proprio la resistenza avvolgendola ad un filo in fibra di vetro, mentre lo spago che ho per le mani sembra di un materiale diverso dalla fibra di vetro, anche se diventa incandescente sotto una fiamma diretta e non fonde con un normale accendino. Rimedio: Non lo so. Certo è che sto usando un cartomizer usatissimo in condizioni estreme, pesantemente incrostato. Forse, se si prende l'abitudine di immergerlo in acqua ogni giorno dopo aver esaurito la glicerina, oppure di sciacquarlo periodicamente, ed evitando di usarlo e tirare quando non esce più vapore, forse si può evitare che si formino incrostazioni così resistenti. In questo modo riusciamo solo a prevenire parzialmente il problema e prolungare la vita del cartomizer, ma non abbiamo risolto il problema della rimozione una volta che il "carbone" si è formato sulla resistenza. Per cui, risulta empirico ed impreciso suggerire il lavaggio del cartomizer, o qualsiasi altro rimedio, se per ora non si hanno dati precisi e rigorosi in merito alle condizioni in cui l'incrostazione si forma. Vale lo stesso discorso se non si conosce esattamente la composizione chimica dell'incrostazione per determinare un metodo o una sostanza in grado di scioglierla o disgregarla. Sempre sul piano empirico (non comprovato da rigorosi test a base tecnico-scientifica), presumo che il metodo del burn-out possa essere quello più percorribile ed efficace, magari per incrostazioni in fase di formazione iniziale e non certo per casi disperati come quello qui analizzato.
Proseguo con le prove di bruciatura in quanto vorrei evitare di buttare dato che preferisco rigenerare per riutilizzare. Non fosse per il tubo metallico che non viene via facilmente, con un pò di pazienza sarebbe possibile ricostruire la resistenza e sostituire lo spago (disponibilità dei materiali permettendo). Vedremo se il burn-out funziona, anche se per ora direi mito sfatato... ma spero di sbagliarmi. Alla prossima.

P.S.: Le lumache rosse non hanno il guscio.  Ripeto: Le lumache rosse non hanno il guscio.

sabato 2 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 8) Autopsia Cartomizer C-E2 M series

Questo è l'ottavo e forse non ultimo post sul "fumo" elettronico e non credo sia nè utile nè opportuno ripetere qui cose già dette in precedenza. Dò quindi alcune cose per scontate, già spiegate e trattate. Come annunciato, mi sono tolto la curiosità di capire come è fatto un cartomizer 2a edizione, quelli ceramici. Dopo un pò di tempo di uso intensissimo, perdono la capacità di fare vapore ed il sapore del liquido aromatizzato non si sente quasi più. Sono "garantiti" per 4 ricariche (equivalenti a circa 60 cartucce a scodella), ma credo di averli ricaricati almeno una ventina di volte o forse più, prima di accorgermi del calo di prestazioni. Urge pertanto  un autopsia, anche per cercare il metodo migliore per rigenerarlo, se si può.
Per aprirlo, mi sono dovuto aiutare con l'attrezzo rotativo (Dr*mel compatibile) con disco diamantato. Ho effettuato un incisione verso la parte filettata, dove si innesta il tubo metallico esterno. Dopo aver allargato il tubo, leggermente slabbrato con un piccolo cacciavite piatto, la parte interna si sfila senza difficoltà per svelare l'interno. Mi aspettavo un materiale "ceramico" e poroso quale supporto per il liquido. In realtà la parte ceramica è solo quella che alloggia la resistenza e che deve supportare le temperature di vaporizzazione del liquido di riempimento. Il corpo centrale è un tubicino metallico dentro il quale passa l'aria aspirata (con tracce di ruggine...sic!). Il tubicino è isolato dal corpo filettato per permettere l'alimentazione elettrica di un capo della resistenza. L'altro capo della resistenza è collegato alla parte filettata (massa). La "scodella" ceramica è quella che alloggia la resistenza, ovvero un sottilissimo filo elettrico avvolto attorno uno "spago" di materiale igroscopico (che assorbe il liquido per capillarità) ed ignifugo (per resistere al calore). Il liquido, iniettato tramite una siringa attraverso un anello di silicone forato che funge da tappo, si trova quindi nella parte vuota racchiusa dal tubo metallico esterno (a tenuta stagna verso la parte filettata) e non interessa il percorso fatto dall'aria. In questo modo si evita di sentire il liquido gorgogliare all'aspirazione. Succedeva con gli atomizzatori a scodella troppo caricati. che "annegavano" la resistenza. La capienza è notevole, da 0,6 ad 1,8 ml (a seconda del modello di cartomizer realizzato in funzione di varie batterie diverse) che equivale, al minimo, a circa 15 cartucce XL D-shape da 0.04 ml (quelle a spugnetta per capirci). L'analisi visiva della resistenza e dello stato del filo assorbente (vedi foto in alta risoluzione), introduce il prossimo post, dove cercherò di sfatare il mito del burn-out per "rigenerare" i cartomizer. Alla prossima.

P.S. : Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano. Ripeto: Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano.

Sigarette fai da te - (parte 7) Autopsia batterie (1)

Oggi, mi sono cimentato nel recuperare l'attacco filettato maschio delle batterie per e-cig M series. Mi serve per costruire un apparecchio per il burn-out degli atomizzatori "incrostati" in modo da tentarne il recupero dopo un utilizzo intenso. Qualche "scienziato" dice che funziona...ma non mi fido in quanto le info (a)tecniche pubblicate al riguardo sono imprecise e scarse, non certo frutto di una "ricerca" che possa avere un minimo di base "scientifica", ossia ripetibile. E' un argomento che tratteremo in seguito. Per ora accontentiamoci di vedere come è fatta all'interno una batteria per le sigarette elettroniche della serie M40x.
Smontaggio. Per togliere il tubo esterno, basta avvitare un atomizzatore rotto. La serie M ha l'attacco maschio nella batteria e l'attacco femmina nell'atomizzatore. Si tiene quest'ultimo con una pinza, senza esagerare con la pressione, e si fa "dondolare" il tubo, a mano, esercitando delicatamente un modesto sforzo, sino a quando non si sfila. Il tubo è inserito a pressione su una ghiera di un "metallo" molto fragile che si rompe facilmente (diametro 8,3mm). Non tirare se non si vogliono strappare i fili. Per sfilare l'interno, basta togliere il cappuccio plastico dove si trova il led, dalla parte opposta della parte filettata basta usare l'unghia del pollice. Poi con un attrezzo plastico si preme delicatamente la basetta col led e la batteria esce con tutti i collegamenti. Possiamo subito notare due diversi tipi di batterie con due diversi metodi per l'innesco elettrico in corrispondenza del tiraggio. Il metodo a microfono ed il metodo "piezo" (credo). 
Nel metodo a microfono, il processore si trova in prossimità dello stesso ed il led SMT dalla parte opposta è montato su una basettina rotonda con una semplice resistenza di limitazione. 
Nel modello piezo, l'elettronica è tutta montata dalla parte del led, con un processore diverso. Si possono notare anche 3 tipi di batteria che corrispondono ai modelli M401, M402 e M403 (diverse altezze corrispondono a diverse capacità della batteria espresse in mAh (milli ampère all'ora) ed ovviamente diverse durate.
Analisi della batteria. E' avvolta con nastro isolante nero e rosso per identificare le polarità (stampigliate anche sul corpo che riporta la sua sigla). Il nastro giallo trasparente sembra Kapton che resiste alle alte temperature (sino a 250 gradi credo di ricordare). Il corpo è sigillato dentro un materiale che sembra di metallo, spesso, consistente ma malleabile, da cui escono i due terminali positivo e negativo.  Aprendo il contenitore sigillato, con un cutter, si trova all'interno un "involtino primavela" formato da due fogli arrotolati separati un sottile foglio di "plastica" trasparente (dielettrico), il tutto imbevuto da una sostanza liquida e puzzolente (odore pungente che sembra alcool, spero  non sia tossico perchè non ho usato  la mascherina). I due fogli, uno in rame e l'altro in materiale argenteo, con colore simile all'alluminio, sono rivestiti da una pellicola nera che viene via facilmente grattandola con una lametta. Credendo fosse litio, ho provato ad immergerla in acqua per vedere la reazione chimica....no, non è litio. Probabilmente è una batteria Nichel metal idrato NimH, o peggio una "volgarissima" zinco carbone. Se c'è un chimico che legge, in grado di suggerire un metodo casalingo atto a determinare le sostanze esaminate, si faccia avanti nei commenti.
Le batterie al litio, per la ricarica, richiedono un elettronica dedicata ed una specifica procedura legata alle caratteristiche della batteria, il tutto governato con tanto di processore che regola le tre fasi necessarie a riportare rigorosamente  il valore di tensione dalla soglia minima alla soglia massima (pena la distruzione della batteria). Altri tipi di batterie richiedono meno precauzioni (solitamente la limitazione in corrente durante la carica). Stavo già pensando di ricaricarle col metodo brutale della sovratensione per pochi istanti, ma la presenza dell'elettronica e del processore all'interno mi suggerisce di non provarci nemmeno. Un dato è certo....l'elemento batteria può essere ri-utilizzato per applicazioni sperimentali in quanto la sua ricarica non è critica come per i modelli al litio. Il valore nominale dovrebbe aggirarsi da 2,5 a 3,9 volts circa. Le dimensioni ridotte ben si prestano per progetti minuaturizzati....sto pensando di recuperare il microfono e nascondere una microspia dentro una penna a biro, forte della notizia che sono entrati in commercio dei nuovi operazionali e processori con consumi che si aggirano sui micro ampère, così da aumentare l'autonomia e permettere di piazzare una microspia autocostruita che deve sostare nell'ambiente da monitorare per tempi lunghi... Ci saranno delle sorprese da unamico...Alla prossima.

P.S. Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte. Ripeto: Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte.