domenica 19 dicembre 2010

Sigarette fai da te - (parte 14) DIY Cartomizer burn device

Può capitare che la soluzione (vedi post precedente) del doppio switching in parallelo, per supportare la corrente necessaria al dry burn dei cartomizer, non funzioni. Alcuni modelli di cino-alimentatori USB infatti hanno il difetto di "sedersi" se la corrente richiesta dal carico supera, anche di pochissimo, quella di targa, producendo in uscita un valore di 3,qualcosa, decisamente insufficienti per bruciare efficacemente i residui sulla resistenza del cartomizer (stiamo ovviamente parlando di quelli ceramici ed.2). Come risolvere?? Tralascio gli avvertimenti circa la pericolosità dell'operazione....tipo rischio di scosse mortali ecc.ecc... Vediamo un metodo e dei suggerimenti per il fai da te ...se hai "granu salis" (rammenta che qui è vietato l'accesso ai troll). OK. Si può optare, guardando quello che si ha in casa, per la soluzione classica a trasformatore - ponte raddrizzatore - regolatore di tensione. Ci si procura un alimentatore "boxato" che abbia le seguenti caratteristiche:
  • Tensione di uscita DC superiore a 9 o 12 volts ed inferiore a 35V per non bruciare lo stabilizzatore che andremo ad installare
  • Corrente di carico di almeno 1500mA
  • Apertura a viti (non termosaldato) per facilitare le operazioni di eventuale riparazione o adattamento
  • Ponte e condensatore di livellamento incorporato (meglio)

Ovviamente vanno preferiti i modelli senza le spine incorporate, a meno che non si voglia andare a bruciare il cartomizer accanto al muro in prossimità di una presa a 20cm da terra. 
Per modificarlo, basta seguire le indicazioni di progettazione già esposte nei post precedenti, adattando i valori ed eseguendo i calcoli indicati sostituendo i nostri valori... tensione di uscita 5 volts, corrente massima 2Ampère (ce ne servirebbero circa 1500 mA ma è meglio "esagerare")
Ci si deve procurare uno stabilizzatore di tensione per i 5 volts (7805) in uscita ed un transistor PNP almeno da 2 ampère (Ic) e 50 Volts (Vce). Io ho usato ad esempio un TIP42C da 6A 40-100Volts, sicuramente esagerato per lo scopo ma facilmente reperibile (da recuperare) dentro gli alimentatori dei PC. Nell'esempio che si nota in foto, si può vedere che il ponte raddrizzatore ed il condensatore di livellamento sono già presenti. I diodi del ponte sono degli 1N5401, diodi da 3A 100Volts, ampiamente oltre i valori che ci servono.  Lo stabilizzatore 7805 supporta al massimo 1 ampere. Se lo si usa senza il transistor, produrrà 5 volts per i primi due secondi per poi abbassare la tensione in uscita man mano che la sua temperatura aumenta (con dissipatore ovviamente, altrimenti potrebbe andare in fumo quasi immediatamente....fìdati, ho già provato). Bisogna quindi far passare su di esso circa 200mA e deviare la corrente sul transistor, grazie ad una resistenza di "sense" che nel nostro caso andrà calcolata a 4,7 ohm (1/4W)
Possiamo eliminare, dallo schema di esempio del post che insegna la progettazione (cerca), la parte di protezione contro i cortocircuiti, i condensatori anti oscillazione collegati verso massa dai terminali in ed out dello stabilizzatore, ed eliminare anche il condensatore di uscita, se serve per risparmiare spazio all'interno del contenitore prescelto. Così restano solo due resistenze e due integrati a tre terminali...più minimale di così si muore. Ricordare di inserire la resistenza di caduta in uscita (0,55 ohm) per abbassare la tensione sul cartomizer a 4,2 volts al massimo.
Dato l'uso che ne dobbiamo fare, non ci darà fastidio un pò di ripple in uscita e nemmeno le armoniche o le oscillazioni. Non dimenticare di installare dei dissipatori in alluminio sul transistor e sul regolatore.
Se lo si desidera, si può predisporre anche un led di segnalazione in uscita. Io ne ho usato uno giallo, recuperato da una vecchissima tastiera, a cui andrà collegato in serie una resistenza di limitazione da 150  / 180 ohm (bande marrone, verde, marrone)
Se si seguono bene le indicazioni di progettazione ed i suggerimenti dei post precedenti e si determinano le caratteristiche di ciò che si ha per le mani (ovviamente e rigorosamente di recupero), è possibile realizzare un dispositivo di bruciatura praticamente da qualsiasi alimentatore che abbia le caratteristiche elencate. Sempre meglio che buttarli in discarica. Alla prossima.

P.S. La quaglia non coglie la biglia. Ripeto: La quaglia non coglie la biglia.

lunedì 13 dicembre 2010

Sigarette fai da te - (parte 13) Cartomizer burn device

Nonostante lo sciopero indetto al post precedente, oggi non me la sono proprio sentita di starmene "con le mani in mano". Ho in programma una breve trasferta in Toscana per natale e capodanno e sono a corto dei cartomizer ed.2 M40X che uso abitualmente (il mio fornitore in prova lamenta danni da alluvione...occorre rifare l'ordine). Come già spiegato, i cartomizer ceramici si possono rigenerare quasi all'infinito procedendo con la bruciatura in cenere dei residui che si vanno a formare sull'elemento riscaldante (ho già spiegato la procedura). Ma quando sono in trasferta, mi serve un dispositivo portatile per la rigenerazione, non certo la basetta provvisoria che ho realizzato tempo fa, priva di alimentazione autonoma. Allora ho deciso di costruirmi la "versione viaggio", alimentata a 230 volts e dotata di contenitore da mettere in valigia. Pensavo all'inizio di progettarmi un alimentatore lineare, tarato con il valore di tensione necessario.
A causa delle dimensioni generose del trasformatore, ho optato per una soluzione alternativa, più leggera e compatta. Ho sgusciato un paio di adattatori AD/DC 220/5V usb da muro, pagati pochi centesimi (ordine cinese ovviamente). Perchè due? Perchè ciascuno supporta 500 mA e la resistenza alimentata assorbe 1,2A (misurati). Nonostante l'assorbimento sia superiore alla capacità nominale degli adattatori, ho considerato che, visto l'utilizzo non continuativo e le tolleranze in gioco, mettendone due in parallelo dovrei riuscire a non mandarli in fumo. In serie all'interruttore ho messo due resistenze in parallelo (calcolate sperimentalmente) una del valore di 1 ohm e l'altra del valore di 1,2 ohm, in modo da ottenere un valore risultante che non si trova in commercio ma mi assicura la giusta caduta di tensione per evitare che i 5V uccidano il cartomizer. Il contenitore plastico è di un vecchio caricabatterie già svuotato per recuperare trasformatore e regolatore di corrente (un altro progetto in cantiere...he he he).
L'attacco filettato, su cui va avvitato il cartomizer, proviene da una batteria morta. Per toglierlo dalla sede, basta prendere la batteria defunta, avvitarci un atomizzatore (morto anche lui) ed esercitare una certa pressione laterale (dondolante) sino a quando non esce, facendo attenzione ad essere delicati in quanto il metallo che compone il pezzo da estrarre è molto più fragile del tubo metallico protettivo esterno. E' comunque un metallo che si presta facilmente alla stagnatura dei fili di collegamento. I due adattatori vanno messi in parallelo (più col più, massa con massa). L'uscita si collega dopo aver dissaldato la presa USB (da conservare per altre applicazioni) che risulta fissata in due punti corrispondenti allo chassis metallico e nei due pin esterni. Facile. Lo schema dei collegamenti è talmente banale che è un insulto pubblicarlo qui. L'attacco filettato (diametro 8mm) è infilato su una basetta di rame da 3 mm (ma qualsiasi metallo va bene) recuperata da un amico riparatore che me ne ha regalato un pezzo troppo piccolo per i suoi dissipatori artigianali. Dovrebbe andare bene anche un pezzo di grondaia in rame di recupero (forse troppo sottile)...il rame è tenero e facile da lavorare, oltre a dissipare bene il calore. In alternativa si può usare un pezzo di alluminio che si trova subito dopo la scala dei conduttori elettrici e termici rispetto al rame. Al posto del pulsante ho usato un interruttore... pulsanti da pannello...finiti...sic.
Bene, un oretta di lavoro, fra una svapata e l'altra, e tutto funziona...collaudo OK. Ora posso partire tranquillo. Alla prossima, sciopero permettendo.

P.S. la quaglia è nel tegame. Ripeto: la quaglia è nel tegame.

AGGIORNAMENTO: Da un collaudo più approfondito ho misurato che, dopo un certo numero di utilizzi, la tensione in uscita si abbassa a 3,12 volts, tensione sufficiente per rendere incandescente al minimo la resistenza ma che rende più lungo il processo di bruciatura. Per ovviare ho usato un trasformatore di recupero ed un regolatore di tensione 7805 con le stesse resistenze in serie già calcolate. In questo modo la tensione a pieno carico ai capi del cartomizer è di 4,18 volts...perfetta.

SCIOPERO!!!

Entro in sciopero del blog ad oltranza sino a quando mi va. La causa è determinata dal degrado della società, delle persone che mi circondano e dall'abissale vuoto di buone notizie.
P.S. il cacio va sui maccheroni. Ripeto:il cacio va sui maccheroni.

sabato 27 novembre 2010

Le sigarette elettroniche fanno male?

Me l'hanno già detto in due che le sigarette elettroniche fanno male. (ad oggi 30.11 sono diventati tre)..Chi?? due rompicoglioni che all'università serale (il bar) ne trovi una infinità. Sono quelli che parlano senza sapere cosa dicono, spesso in preda ai fumi dell'alcool. Sono scienziati privi di cattedra. Ricercatori disoccupati. Luminari e professori della logorrea.
Non sanno "che male fa" ovviamente, ripetono solo che "fanno male" e basta. Se gli si chiede "chi lo ha detto?" sapete cosa rispondono?? "lo ha detto la TV". Strano, non ho chiesto il mezzo da cui hai appreso la notizia ma "CHI" ha detto quello che riferisci. Niente da fare, si ottiene solo "lo ha detto la TV". Credo che ormai siano convinti che la televisione è una cosa viva, una persona fisica che vive dentro la scatola... cazzo, questi sì che sono completamente fusi, altro che certi tossici. Poveracci, avrebbero bisogno di cure, tipo vietare le televisioni, specie quelle del nano e tutte le altre nelle quali si è infiltrata la politica. Era prevista una campagna mediatica contro la novità ma non pensavo iniziasse a fare effetto così presto. 
Vabbè, colpa nostra. Le chiamiamo ancora sigarette elettroniche ma NON SONO SIGARETTE, parliamo ancora di fumo 2.0 MA NON E' FUMO!!! Pensiamo veramente che chi diffonde notizie del genere abbia a cuore la salute dei cittadini?? Se fosse vero lo farebbe anche nei confronti di inceneritori, centrali nucleari e discariche....ma non lo fa....Ed allora...a chi diamo fastidio? A chi stiamo rovinando il business? Quali interessi stiamo intaccando?
Se 2 cretini in un micro paesino di campagna hanno sentito il bisogno di ripetere a pappagallo una "notizia" del genere, significa che l'averla data in quel modo in cui è stata data ha prodotto un risultato vero??.  E quei 2 cretini  che ora danno per scontato che le e-cig elettroniche fanno male, che hanno deciso di non comprarle e che si stanno ancora fumando quelle tradizionali col tabacco... a quelli la notizia ha fatto forse bene??. Allora, risulta facile pensare e non ci servono le prove per trarre delle conclusioni che i colpevoli siano...lobbies dei farmacisti, lobbies dei produttori e delle multinazionali del tabacco, politici o medici corrotti che da questi prendono danaro in cambio di azioni mirate al terrorismo mediatico, e poi se la prendono con wikileaks...  vergognatevi maledetti bastardi. 
Alla prossima

P.S. Nebbia fitta dalle 21 alle 7. Ripeto: Nebbia fitta dalle 21 alle 7.

AGGIORNAMENTO:
Guarda caso...una rettifica su youtube...
http://www.youtube.com/watch?v=1YibXeBngGo
http://www.youtube.com/watch?v=_7M83e0i4eI
http://www.youtube.com/watch?v=IGGpPq6CsHc&feature=related

ma...fatta proprio da chi?? dalla T-f*mo e C*tegoria! (e che i più navigati giudicano pure di bassa qualità) Che caso strano. Le loro sono "certificate"... le altre no... visto come si fa a "sbaragliare" la concorrenza?? Notate come è esposta e narrata bene la notizia di rettifica?? Vergognatevi maledetti bastardi.

P.S. la piena è in arrivo. Ripeto: la piena è in arrivo.

domenica 21 novembre 2010

Ubuntu Grub2 splashimage

60 secondi di pausa in attesa che lo stagnatore si scaldi e mi viene in mente di sistemare l'orribile e monotona schermata di accesso al sistema GNU-Linux (grub2), desolatamente settata di default in bianco e nero.
Come si fa a cambiare lo sfondo di Grub per personalizzarlo con il proprio logo in occasione di un installazione per un cliente o amico? Semplicissimo.
Si procede con installare quelli previsti dalla distro...(se si vuole)

sudo apt-get install grub2-splashimages

Si modifica il file /etc/grub/ 05_debian_theme con il comando

gksudo gedit /etc/grub.d/05_debian_theme 

le righe da modificare sono:

WALLPAPER="/usr/share/images/desktop-base/ORIGINALE.png"
in:
WALLPAPER="/usr/share/images/grub/modificata.tga"

Occorre alla fine, dopo aver salvato le modifiche dare il comando

sudo grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg

e si vedranno uscire + o - i messaggi:
[sudo] password for username:
Updating /boot/grub/grub.cfg …
Found Debian background:  modificata.tga
Found linux image: /boot/vmlinuz-2.6.32-1-generic
Found initrd image: /boot/initrd.img-2.6.32-1-generic
Found memtest86+ image: /boot/memtest86+.bin
done

Si riavvia la macchina e si osserva lo stupendo risultato. Per modificare il colore delle scritte, si modificano, nello stesso file di prima, le direttive:

COLOR_NORMAL="black/black"
COLOR_HIGHLIGHT="magenta/black"

ricordando che sono nel formato foreground/background e che grub2 interpreta il "black" nel foreground come "trasparente". Bene, anche questo "tutorial" per lamer 1.0 ed utonti evoluti è a posto... procedo "con le mie cose", alla prossima.

P.S. il lama non sputa controvento. Ripeto:  il lama non sputa controvento.

lunedì 15 novembre 2010

Sigarette fai da te - (parte 12) tabacco liquido

Preso dall'estremizzazione del risparmio per onore allo sciopero della spesa, che tanti vantaggi mi sta regalando (non solo economici), ho deciso che per le sigarette elettroniche, già ampiamente trattate da ormai un anno ad oggi, è venuto il momento di produrre il liquido in casa. Io preferisco la glicerina vegetale come liquido base a cui va aggiunta acqua osmotizzata (purezza farmaceutica) o demineralizzata. Resta il problema della nicotina che, se assunta in piccole dosi, ha dei vantaggi, almeno a quanto dicono certi siti specializzati ove a parlare sono i medici e non i soliti tuttologhi sapientoni della rete. Non voglio nemmeno provare ad acquistare o tentare di acquistare nicotina pura...è un veleno mortale e va trattata solo con particolari precauzioni e non ho voglia di attrezzarmi. Allora? Ho iniziato un esperimento. Voglio lasciare del tabacco da pipa a bagno nella glicerina diluita, il liquido base, per verificare se rilascia aroma. Ho avanzato, da ex fumatore, una busta di Van Rossems Troost (Black Cavendish) ed una di Savinelli... ne uso pochi grammi alla volta per 100cc di liquido...non si butta nulla qui, si ricicla tutto il riciclabile e fanculo alle discariche ed agli inceneritori di merda.
Se funziona, do per scontato che il macero di tabacco trinciato rilasci anche la nicotina che contiene e così risolvo il problema di dover acquistare  liquido base ed aromi e spendere di più. L'obiettivo è quello di resistere un intero anno solo con 6  euro di spesa, un record ad oggi imbattuto. Ad oggi ho consumato per me e gli amici una bottiglia da 1 litro di glicerolo da diluire (6 euro + l'acqua +gli aromi ed il liquido base). Per il prossimo anno conto di fare lo stesso senza però l'acquisto del liquido base con la nicotina già diluita, dell'acqua (avanzata) e degli aromi base.  Se ipoteticamente la nicotina non venisse rilasciata (non ho modo di verificare), allora l'effetto placebo farà la sua parte. Da poco meno di un anno ho diminuito la percentuale di nicotina da 36% al 5% nei liquidi preconfezionati. Vorrei arrivare a zero... o quasi. Di smettere di succhiare la batteria...per ora no, non mi interessa...è troppo figo svapare nei locali quando gli altri se ne escono al freddo a pippare quelle merde di sigarette puzzolenti. Alla prossima.

AGGIORNAMENTO: Sembra funzionare...dopo solo un giorno di conservazione e decantazione al buio in luogo fresco, il liquido acquista una colorazione ambrata. Per l'aspirazione, è sufficiente usare una siringa ed infilare nell'ago un filtrino da sigaretta (tipo OCB o Rizla). Si immerge il filtrino infilato nell'ago, per filtrare le impurità, e si tira lo stantuffo per la quantità che si desidera. Il sapore è quello del tipo del tabacco usato in macerazione. Nel mio caso molto aromatico, tipico del tabacco da pipa....favoloso, davvero favoloso. Funziona!!Ora provo ad aumentare il tempo di macerazione e vediamo cosa succede.

AGGIORNAMENTO: oggi 19.11.2010 il liquido con il tabacco da pipa in macerazione ha assunto una colorazione ambrata scura, molto scura al punto che sto pensando di usarla come aromatizzante concentrato. Così com'è annerisce molto la resistenza del cartomizer ceramico e lascia dei residui marrone scuro nell'umidità di condensa. Sembra che con mezzi artigianali a disposizione, sia impossibile filtrare i residui che però devono per forza essere quelli che sono responsabili dell'aroma. L'esperimento continua.

P.S. Le rane verdi sono nello stagno. Ripeto: Le rane verdi sono nello stagno.

domenica 14 novembre 2010

Il muccalogio

C'è in giro la pessima abitudine di fare dei regali orrendi. L'anno scorso, a natale, qualcuno ha pensato bene (non so perchè) di regalarmi una sveglia. In realtà è un Muccalogio, ovvero un orologio con quadrante che raffigura due mucche che si baciano...oiboh! ad un geek non bisogna mai regalare dispositivi 1.0 analogici...si offende. Se poi l'oggetto obsoleto è orrendo... vabbè, banniamo anche questa persona nella blacklist e non se ne parla più. Di buttare l'orripilante e vetusto oggetto nemmeno a parlarne per il principio della conservazione dell'energia. 
Oggi ho terminato di sistemare una moltitudine di problemi del nuovo portatile con GNU-linux Ubuntu 10.10 e mi avanzano 3 minuti...giusto per distrarmi. L'occhio mi cade sul muccalogio con le pile scariche, rapito dalla bancarella cinese o da qualche negozio "tutto ad 1 euro" (che se fosse per me li farei chiudere per sempre).
Urge sostituzione del quadrante con qualcosa di più "raffinato" che lo faccia diventare un vero, prezioso ed esclusivo "ovovogio fine '900". Due viti testa a croce, togliamo il superfluo, tipo il finto campanello meccanico, e con Openoffice draw mi disegno al volo un quadrante provvisorio, con tanto di sponsor del mio sito preferito...et voilà, un bellissimo ovovogio 1.0. Prossime implementazioni... l'illuminazione, una unità storage per nascondere bit preziosi e compromettenti, una micro cam per intercettazioni ambientali...quando ne avrò voglia. alla prossima.

P.S. i gatti hanno 1001 vite. Ripeto: i gatti hanno 1001 vite.

venerdì 12 novembre 2010

Dike per linux Ubuntu a 64bit

La firma digitale di Infocamere è una "quasi" disperazione per chi usa linux. Sopratutto per chi è "costretto" ad usare il programma Dike. Ho da poco acquistato un DELL Precision M4500, quad core Intel i7 con 8 Gb di ram e 500Gb di disco. La giornata è passata ad installare il dispositivo di firma. Nessun problema per il lettore, un SCM SCR 335, dopo l'aggiornamento del suo firmware (un altra avventura epica). Funziona alla grande e la carta serie "74" la legge senza problemi. I problemi nascono quando si cerca di installare Dike che, neanche a farlo apposta, non è disponibile per linux a 64bit. Quel programma, fa @!#$!!&, lasciatemelo dire. Non è certo un software tenuto aggiornato e nemmeno che si adatta alle piccole varianti fra le varie distribuzioni. Manco a dirlo sembra che i programmatori si divertano a sviluppare per le distro a pagamento (tipo la Suse o Red Hat per capirci), forse perchè pensano che siano più "blasonate" visto che si paga...wind*ws docet....
L'errore che si nota lanciando dike da un terminale è il seguente:
(:19426): Gtk-WARNING **: /usr/lib/gtk-2.0/2.10.0/immodules/im-ibus.so: classe ELF errata: ELFCLASS64

(:19426): Gtk-WARNING **: Loading IM context type 'ibus' failed
e la firma non va a buon fine.
Vorrei segnalare una soluzione che con me ha funzionato. In un Post (GRAZIE) è pubblicato il link ad uno script che risolve il problema, installando automaticamente le librerie a 32 bit facendole coesistere con quelle a 64. Io ho dato il comando (non documentato)

sudo getlibs --ldconfig -w https://www.firma.infocert.it/software/dike-4.2.4-i386.deb

e tutto si è sistemato come per "magia".  In realtà lo script automatizza la copia delle librerie "giuste"  nella cartella /lib32 e/o /usr/lib32... si può fare anche a mano.... :-)
OK, ora ho il sistema funzionante e sono soddisfatto. Manca da sistemare il lettore di memorie SD, il touchpad, il mic interno...a colpi di aggiornamenti del firmware dovrei farcela alla fine, non demordo ovviamente. alla prossima. 

P.S. Lucio è stanco. Ripeto: Lucio è stanco.

domenica 7 novembre 2010

DIY dinamo - rotore (parte 5)

Piove, governo ladro. Ne approfitto per documentare il progetto di costruzione di una dinamo per la mia mitica bicicletta da escursione. Collaudo terminato per la parte meccanica. Dopo vari ripensamenti, idee, schizzi di progetto dubbi e prove, mi sono deciso. Il dubbio era sul come e dove piazzare i magneti sui raggi della ruota (davanti o dietro?). Ho deciso di fare così, che mi sembra la decisione più razionale. Con una fresa manuale ho tagliato da un foglio di plexyglass trasparente da due millimetri, una corona circolare. Il diametro interno ed esterno dipende fortemente dal numero di magneti che si ha a disposizione. Più magneti, più grande il diametro, stando attenti a non finire troppo a ridosso della valvola di gonfiaggio della ruota, altrimenti poi diventa difficoltoso inserirci la cannuccia. Si passa poi a fissare i magneti degli hard disk. E' importante disporli in modo  equidistante, aiutandosi con i raggi che fanno da riferimento. Io li ho incollati con della colla epossidica bicomponente. Se ne mette un pò sulla plastica e ci si adagia sopra il magnete...24 ore di attesa per cementare il tutto.
Per fissare la corona di plastica ai raggi della ruota, dopo averla centrata e segnato i punti distribuendoli uniformemente sulla circonferenza, si praticano dei fori di diametro adeguato a farci passare delle fascette di plastica. L'esperienza insegna che occorre dare alla corona plastica una forma a "cono", che segua l'inclinazione dei raggi, altrimenti si corre il rischio di spezzarla dopo l'uso su strada (è successo a me dopo un paio di mesi). Si prende allora una pistola ad aria calda e si cerca di ammorbidire la plastica per lasciare che "si adagi" sui raggi senza deformarsi. Attenzione a non scaldare i magneti al neodimio, altrimenti perdono il magnetismo e sono così da buttare. Scaldarla prima di fissare i magneti e solo dopo aver effettuato la foratura.
Da qualche mese sto viaggiando con i magneti installati. Funziona...la corona plastica resiste ed i magneti stanno al loro posto. Ora tocca allo statore...gli esperimenti sono in corso. Lo statore andrà fissato nei due punti del telaio che si vedono in foto. Purtroppo non sono due tubi diritti ma piegati con una doppia curva. Dovrò inventarmi qualcosa per un fissaggio stabile e non definitivo (voglio infatti poter smontare lo statore in caso di necessità o sostituzione). Dovrò inoltre cercare di far passare i magneti il più possibile vicino agli avvolgimenti, per recuperare un pò di potenza. C'è posto per due o tre avvolgimenti, così da aumentare la corrente erogata. Da prove sommarie ho misurato una tensione continua di picco da 7 volts (1 solo piccolo avvolgimento), anche se credo di poter raggiungere tranquillamente i 12 volts da stabilizzare poi a 5V. A vuoto la ruota gira senza difficoltà. Con un carico alimentato invece, si sentono dei colpetti in corrispondenza dell passaggio avvolgimento-magnete, più accentuato se si usano magneti diversi tra loro. E' importante per attenuare le vibrazioni usare magneti identici. Occorre dire inoltre che la magnetizzazione di questi magneti è Nord Sud su una sola faccia (mi si passi il termine), per cui la tensione sull'avvolgimento subirà l'effetto della conservazione di energia tipica delle bobine sottoposte ad induzione alternata del campo magnetico. Servirà un buon circuito di stabilizzazione se si vuole alimentare palmari, ricevitori GPS o altri apparecchi digitali. La sperimentazione prosegue. Alla prossima. 

P.S. L'anchilosauro è un vecchio reumatico. Ripeto: L'anchilosauro è un vecchio reumatico.

mercoledì 13 ottobre 2010

Supporto macro per webcam

Ci sono delle occasioni in cui, per documentare qui le skifezze che realizzo, gli esperimenti e la ricerca fai da te, ho la necessità di eseguire delle macro di dettagli e particolari. Sporadicamente, senza troppo impegno, cerco in rete delle informazioni sul funzionamento delle lenti e delle tecniche di messa a fuoco di particolari ingranditi, giusto per capire se si può fare, se non è troppo complicato (oltre la mia portata limitata). In rete si possono trovare soluzioni per eseguire macro con i telefonini dotati di cam, per adattare gli obiettivi di macchine fotografiche o per la costruzione di obiettivi che prevedono però l'acquisto di materiale. L'acquisto è in contrasto con lo sciopero della spesa che ho proclamato e che testardamente rispetto sino a quando non verranno messe fuorilegge le multinazionali del profitto. Tocca arrangiarsi, spremere le meningi e trovare una soluzione "free". Mi è capitata per le mani una ventola USB, di quelle che si trovano solo nelle bancarelle dei cinesi, con le pale illuminate da led multicolori e con un piccolo altopralante incorporato che emette delle "melodie" orribili. Incredibile cosa si compra la gente d'oggi, l'oggetto più inutile della storia. Tolta la parte superiore, originariamente pensata per supportare un piccolo microfono da tavolo, ho recuperato lo stelo flessibile e la base di appoggio per infilare nella sommità una webcam da pochi euro, trovata d'occasione in un rimasuglio di magazzino di un negozio fallito che la vendeva a 35 euro! (e lo credo bene che è fallito...a vendere quelle cose a quei prezzi....chi mai se le comprerebbe?). Per fissare la cam, ho preso un tondino di plexyglass recuperato da un espositore da vetrina e l'ho forato da entrambi i lati con diametri "giusti" per lo stelo flessibile e per la cam, una sorta di adattatore. Un pò di colla fa il resto. La webcam, ha una ghiera frontale su cui è montata la lente di focalizzazione della luce sul sensore interno. La sua posizione è trarata (in fabbrica) per una distanza media necessaria a mettere a fuoco un soggetto che "chatta" davanti ad un PC. Ruotando la ghiera è possibile però avvicinare il punto focale e mettere a fuoco così oggetti posti sino a pochi centimetri o millimetri dalla lente, con risultati "accettabili" compatibilmente con la risoluzione della webcam stessa. Come principio funziona.  La base andrebbe un pò appesantita e pensavo di riempirla con dell'uranio impoverito da ordinare su ebai, visto che qualche testa di cazzo di militare ha detto che non fa male. Si sente, con l'utilizzo, la necessità di una messa a fuoco motorizzata (ma sì, esageriamo) e dell'illuminazione dell'oggetto da riprendere, specie quando la distanza oggetto/lente diventa minima. Non escludo in futuro di realizzare un illuminatore a led smd bianchi, magari alimentati dalla stessa usb e di predisporre un sistema di lenti (prese da un proiettore di diapositive già fatto a pezzi) per una ingrandimento del particolare da riprendere. La webcam, collegata ad un PC è fatta funzionare dal programma "cheese" per GNU-Linux, in modo da poter scattare foto o riprendere un filmato del particolare. Come macro-progetto, da realizzare in pochi minuti, al volo, senza particolari pretese, non è male. Sarà oggetto di studio e ricerca un sistema di interfacciamento a microprocessore per i moduli cam presi da cellulari dismessi...ci sarà da divertirsi parecchio. Stay tuned. Alla prossima. 

P.S. Immagina l'immagine immaginaria. Ripeto: Immagina l'immagine immaginaria.

venerdì 8 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 11) Sperimentazioni con i Cartomizer C-E2 M series

Nel rigenerare i cartomizer ceramici C-E2 M series, già visti nei post precedenti, dove spiego il metodo per rigenerarli, ho deciso di costruirmi una scatoletta all-in-one per la procedura di dry-burn (o burn-out, come si preferisce definirla). Ho stabilito che la tensione adatta di bruciatura deve essere di 3,7 volts per questi atomizzatori, valore massimo per garantire la continuità di funzionamento dopo la procedura ed eliminare totalmente il rischio di fondere il filo incandescente. Valori più alti, aumentano il rischio di bruciare l'atomizzatore vanificando la procedura di ripristino. Un atomizzatore rotto è buono solo per il cestino...o quasi. 
Ho verificato inoltre che l'alimentatore inizialmente usato, a tensione nominale di uscita impostata a 4,5 volts, durante l'alimentazione eroga solo 3,3 volts in diminuzione con l'aumentare della temperatura dei suoi circuiti interni. A 3,3 volts il filo dell'atomizzatore diventa incandescente, e si riesce ancora a pulire per bene l'atomizzatore, con un pò di pazienza. Ma io non mi accontento, per cui ho deciso di progettare un sistema che mi eroghi esattamente 3,7 volts. Una prima sperimentazione con uno zener da 3,9 volts mi ha un pò deluso. Tensione di ingresso 4,94 volts, resistenza di zener da 1 ohm, tensione "stabilizzata" che cala a 3,3 volts circa, fuori dalle specifiche del costruttore. Boh. non ci siamo, devo aver sbagliato qualcosa. Allora, considerato che l'assorbimento del carico è costante e resistivo, ho optato per una volgarissima resistenza di caduta. Innanzitutto sono incappato nuovamente nell'errore del tester di misura che per bassi valori ohmici mi da dei risultati sballati. Ho quindi dovuto optare per le sperimentazioni. Alla fine sono arrivato a calcolare una resistenza di caduta di 0,55 ohm in serie al carico. L'ho ottenuta mettendo in parallelo una resistenza da 1,2 ohm con una da 1 ohm, al 5% e da 1/4 di watt. In questo modo misuro ai capi dell'atomizzatore, 3,78 volts (errori del tester permettendo) alimentando il tutto a 4,94 Volts. L'assorbimento  di corrente dovrebbe quindi aggirarsi su un ampère o qualcosa di più, presi dall'alimentatore progettato riutilizzando il componente di regolazione PT78HC205H smontato dall'access point di molti post fa. Per realizzare quindi lo scatolotto (mi dovrò inventare un nome), prevedo di utilizzare un adattatore 220/5V usb da muro, sgusciato, così evito di dover utilizzare la soluzione a trasformatore e ponte di diodi (meno peso e meno ingombro).  Anche se quelli che ho (di un kit Vogue) erogano solo 500mA +/- 50mA, posso sempre usarne un paio da usare in parallelo...forse, farò degli esperimenti. Un paio di interruttori e la cosa si può fare tranquillamente con un paio d'ore di lavoro. Con il tempo, potrei anche sfruttare il post scritto per la progettazione del PWM con 555, in modo da automatizzare le fasi di asciugatura con dei tempi di Ton e Toff a 10 secondi e con un deviatore poi passare manualmente alla bruciatura vera e propria. Il massimo sarà quando riuscirò a progettare una soluzione a microprocessore completa di display grafico, magari uno schermo recuperato da un vecchio cellulare, che automatizzi il ciclo completamente senza bisogno di intervenire...mmm, soluzione didatticamente stimolante ed interessante,  troppo geek, vedremo. Mi sento per ora come il personaggio del cartone animato "Piovono polpette"... Appena termino un lavoretto che sto portando avanti, mi ci metto a costruirlo, giusto per velocizzare le operazioni di lavaggio e ripristino dei cartomizer attualmente in uso. Nel frattempo, svapo alla grande e fanchiulo alle multinazionali del tabacco. Alla prossima.

P.S. Sandro guarda 3 gradi a nord verso la grande quercia malata. Ripeto: Sandro guarda 3 gradi a nord verso la grande quercia malata.

giovedì 7 ottobre 2010

Ho vinto al superenalotto...again!!

Ho vintoooooooo!!!!! wowwwwwww! yahooooooooooooooo!!!!!! Finalmente ho vinto al superenalotto. La seconda giocata si è rivelata vincente finalmente, ce l'ho fatta!! sono ricco ricco ricco riccooooooo!!!! Con un investimento di un solo euro sono ricchissimo e finalmente posso fare quello che mi pare, senza più chiedere "quanto costa?" al solito commerciante avido col Suv in garage e la moglie tr*ia con pelliccia e cagnolino rabbioso. Giocata stamattina e stasera la mia vita è cambiata completamente. Finalmente, dio solo sa quanto ho desiderato questo momento. Basta con le preghiere di credito, con le preoccupazioni della fine del mese che arriva sempre troppo presto, del mutuo... domani vado in banca, dal direttore e gli dico...."hei cazzone!, quanto costa la baracca? la compro e te ne vai a fanculo in mezzo alla strada con le pezze al culo, te e quel fighetto del tuo vice". Ora sì che si comincia a ragionare sul serio. Cosa mi compro per primo? Di cosa ho veramente bisogno? di sicuro togliermi di torno, immediatamente, anche il più insignificante debito... basta debiti. Poi...un pensierino di andarmene per sempre da questo paese di ladri mafiosi corrotti... dove ci penserò, posso anche comprarmi un isola e fare l'eremita con tutti gli agi del caso, esercito privato compreso per tenere alla larga i problemi. Oppure una barca enorme, così me ne sto in mezzo  al mare per 6 mesi all'anno lontano da tutti, circondato da gnocche imperiali, che la prima che prova a romprere la butto in acqua così impara.  I rimanenti sei mesi al grand hotel in qualche posto. L'importante è girare il mondo senza lasciare troppe tracce... magari... Ho fatto di nuovo tre e mi sa che anche questa volta non ci ricavo poi molto per fare quello che vorrei. Sono felice, anche se la probabilità di fare due tre e poi un bel sei, per acciuffare il mega jackpot da 158 milioni di euro (per ora), mi sa che diminuisce...non lo so, ma continuo a sperarci davvero, almeno sino a quando non metteranno una tassa anche sui sogni. Nel frattempo ne approfitto. Alla prossima.

lunedì 4 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 10) Rigenerare i cartomizer ed.2

Ci siamo. Mi ero sbagliato, in parte, nei ragionamenti del post precedente a questo, vittima di preconcetti, ignoranza, arroganza e scetticismo ingiustificato (chiedo scusa pubblicamente). Dopo numerose prove e tentativi, ho elaborato un metodo abbastanza valido per riportare i cartomizer (atomizzatori all-in-one per e-cig) ad un livello di funzionamento accettabile, quasi fossero nuovi. Il metodo qui spiegato ne allunga la durata ed evita di doverli buttare dopo un normale e ragionevole periodo di utilizzo. Vediamo come fare. Le informazioni qui riportate fanno riferimento ai Cartomizer ceramici Ed.2 R2 con attacco M40x (vedi autopsie varie ai post precedenti e per gli R4 mi sto attrezzando) ma possono essere valide (con alcuni adattamenti nella procedura) anche ai Cartomizer ed.1 o agli atomizzatori normali. L'importante è ricordare il principio applicato. Questo metodo non è valido se l'atomizzatore è rotto, ovvero se la sua resistenza elettrica interna è interrotta.
Materiali ed attrezzatura:
  • Acqua bollente (bollitore o altro sistema di riscaldamento)
  • Siringa ed ago (di acciaio)
  • Graffetta metallica
  • Base con attacco filettato e pulsante (o similare)
  • Alimentatore da 4,5 volts 300/500mA
  • Carta assorbente o giornali vecchi
  • Contenitore di vetro
  • Compressore (opzionale)
Le operazioni
Rimozione dei tappi di plastica
Con la graffetta metallica, inserendo un estremità nel foro di aspirazione per un paio di millimetri, si fa leva lateralmente e si toglie il cappuccio bianco e l'anello interno di tenuta. Con l'occasione possono essere immersi in acqua tiepida per il lavaggio. Volendo, se si ha pazienza nel rimontaggio, è possibile togliere anche l'anello di silicone con i fori di ricarica (attenzione che poi il rimontaggio diventa difficoltoso anche se non impossibile).
Lavaggio dell'atomizzatore
Si carica la siringa con acqua bollente e se ne inietta una guantità esagerata dentro i fori di ricarica, lasciando che fuoriesca copiosa dalla parte della resistenza. Si può anche iniettare ed aspirare alternativamente in modo da sciacquare bene l'interno, senza preoccuparsi delle bolle d'aria che creano un lavaggio più "energico". Questa operazione serve a lavare il filo interno e togliere residui di aroma. Va fatta più volte senza lesinare con la quantità di acqua calda al fine di assicurare il massimo flusso di lavaggio. Per l'acqua bollente....io uso un bollitore elettrico da the, di quelli con resistenza separata dall'acqua per evitare i depositi di calcare. Per il lavaggio è preferibile usare acqua distillata, demineralizzata o comunque acqua che non lascia residui dopo l'evaporazione. Si smette quando l'acqua che esce, ad occhio, sembra pulita e non giallognola. Coprire il piano di lavoro con carta assorbente e giornali vecchi se non si vogliono creare situazioni di pericolo (la corrente non ama l'acqua. Ripeto: la corrente non ama l'acqua).
Svuotamento dell'atomizzatore
Si tiene l'ago della siringa dentro e si aspira il più possibile il liquido rimasto all'interno, tenendo il cartomizer verticale per fare in modo che l'acqua all'interno vada verso la resistenza. Questa operazione serve a velocizzare il processo di asciugatura. Se si è tolto anche l'ultimo tappo, lo svuotamento totale è assicurato con lo squotere a mò di "termometro a mercurio"
Asciugatura del cartomizer
Opzionalmente, è possibile soffiare un pò di aria compressa per togliere grossolanamente l'acqua residua dalla parte filettata e dalla parte opposta, oltre a quella eventualmente presente nel canalino di aspirazione. Si inserisce il cartomizer nella base filettata, o si usa comunque un metodo per alimentare in modo "continuo" la resistenza con una tensione pari a 3,7 Volts (vedi Cartomizer burn device). La tensione di 5 volts brucia in pochi secondi la resistenza elettrica. Mancano per ora sperimentazioni sulla tensione massima applicabile in continuo senza pericolo di fondere la resistenza. Si inizia quindi ad alimentare la resistenza elettrica per un tempo di 10 secondi alternati a pause di 10 secondi, sino a quando non smette di emettere vapore. All'inizio si sentirà "friggere" la resistenza elettrica...niente paura, è normale e non è dannoso per il cartomizer.
Buciatura dei residui (Burn-out o Dry-burn)
Si alimenta la resistenza per un tempo variabile (dipende dal livello di incrostazione, anche trenta secondi o più) sufficiente a far si che diventi di un bel arancione brillante e sino a quando il filo, alla fine, non diventa di colore bianco come nuovo. Se, quando l'elemento  riscaldante diventa rosso, si soffia dentro il cartomizer (con la bocca o lentamente con aria compressa), si nota l'accelerazione della bruciatura dei residui ed il filo (incendescente) ritorna ben visibile e definito. L'effetto è simile a quello che si nota soffiando sulle braci di un caminetto a legna. La cenere bianca che si forma va soffiata via con un getto energico di aria. Per resistenze troppo particolarmente incrostate, si può procedere con una leggera azione meccanica, usando la massima cautela. Con un sottile ago da siringa in acciaio, si cerca di disgregare eventuali grumi di incrostazione dalla superficie della resistenza elettrica. Delicatamente, moooolto delicatamente, per evitare di danneggiare il supporto, si "punge" piano il filo assorbente e si cerca di rimuovere quante più incrostazioni possibile. Al termine del processo di bruciatura, il filo che assorbe il liquido deve ritornare di colore bianco (vedi bruciatura con l'accendino nei post precedenti). Può essere utile, una volta incenerite le incrostazioni, picchiettare (a freddo!) il cartomizer su una superficie dura dalla parte della resistenza, per far uscire dalla parte dell'aprirazione eventuali "briciole" di incrostazione (che si presenteranno bianche e friabili).
Rimontaggio e ricarica
Si procede con il rimontaggio dei tappi tolti in precedenza e si procede normalmente con l'iniezione di nuovo liquido specifico per e-cig (0,9 / 1ml per un cartomizer M40x XL completamente vuoto). Ci si accorgerà subito della differenza alla prima boccata che avverrà dopo un minuto dalla ricarica (e diamo il tempo al filo assorbente di impregnarsi per bene no?). E' opportuno inoltre provarlo con batterie diverse. Sembra infatti che le batterie non siano tutte uguali. Alcune hanno tensioni inferiori a quella nominale, altre sono stranamente più "dure" da innescare quando si aspira, altre ancora induriscono l'aspirazione. Può essere utile in questi casi pulire con carta assorbente la parte filettata (polo negativo) e la parte centrale (polo positivo), per rimuovere eventuale ossido o formazioni di polvere e liquido che creano una morcia nera ed appiccicosa.
Manutenzione:
  • Effettuare un lavaggio completo ogni settimana o dopo 4 o 5 ricariche per evitare il deposito eccessivo di residui sulla resistenza.
  • Evitare di caricare troppo aroma. Un cartomizer Ed.2, nuovo o rigenerato, permette un sufficiente livello di evaporazione adatto ad un gusto pieno ed intenso senza esagerare con le dosi
  • Evitare di usare il cartomizer sino all'ultimo. Appena si nota un calo del vapore, procedere con il rabbocco di liquido di ricarica senza aspettare di arrivare all'ultimo tiro e seccare il filo del tutto.
  • Tenere sempre pulita la parte filettata per assicurare un ottimo contatto elettrico ed un sufficiente passaggio dell'aria. 
Per la cronaca, le macchinette ad "ultrasuoni" con vasca per pulire braccialetti, occhiali o gioielli sono inefficaci ed insufficienti per un lavaggio a fondo.

Un atomizzatore efficiente allunga la vita e la durata delle batterie. Non serve infatti continuare a tirare frequentemente per produrre il vapore da un atomizzatore incrostato che ne produce poco. 

Per gli svapatori più sboroni: usate pure il modello usa e getta che andrà in discarica assieme alla montagna di rifiuti che producete indiscriminatamente e  considerate ancora "combustibile" per quello che stupidamente considerate un "Termovalorizzatore". Spero sarete contenti di averne uno nella zona, magari accanto ad una centrale nucleare. Presto, quando le nanoparticelle di metalli pesanti, che non esistono in quanto la legge non le prevede (!vero?) e non si vedono ad occhio nudo (!vero?), vi entreranno nel sangue e nelle cellule provocando cancro, tumori e modificazioni genetiche (ripeto: modificazioni genetiche) a voi ed ai vostri figli, allora e solo allora, anche se troppo tardi, vi renderete conto (spero) di quanto siete stupidi, ignoranti, arroganti, presuntuosi e soli, desolatamente soli, vittime del vostro stesso atteggiamento di oggi nei confronti di chi invece fa la propria parte oggi per cercare di avere un futuro migliore, per oggi e per un domani. Buona fortuna. 

P.S. I nani passeggiano sotto i portici Veronesi. Ripeto:  I nani passeggiano sotto i portici Veronesi.

domenica 3 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 9) Rigenerare un cartomizer Ed.2

Ed è venuto il momento di osservare, provare e dedurre se è possibile rigenerare un cartomizer per riportarlo "a nuovo". Sappiamo che dopo un pò di utilizzo (il periodo dipende dalla frequenza d'uso), gli atomizzatori ed i cartomizerper le sigarette elettroniche in genere, perdono la capacità di produrre vapore e la boccata non sa di niente. Dall'osservazione visiva di un cartomizer usato, si possono dedurre molteplici motivi:
Il materiale assorbente: Se si tratta della lanetta nel modello a scodella, dopo 5 o 6 ricariche si nota che diventa più compatta, di colore scuro e tende a non assorbire più come all'inizio. La si può sostituire facilmente con il materiale sintetico usato nelle cappe aspiranti da cucina o, per i più tirchi, lavare con acqua. Nei cartomizer Ed.2 invece si nota che lo "spago" (chiamiamolo così) diventa scuro a causa di residui di aroma. La rapidità con cui diventa meno efficiente dipende molto dal tipo di aroma usato e dalla concentrazione che si usa. Il Dark Vapure come il Desert Ship, il caffè ed altri, sono scurissimi e con la nicotina combinata all'effetto della luce solare, tendono a diventare di un marrone molto intenso. Aromi come Il Cowboy Blend o il Latakia ad esempio sono quasi trasparenti e lasciano pochissimi residui, garantendo una durata più prolungata del materiale assorbente.
La resistenza: sempre in funzione del tipo di aroma e concentrazione usata (quest'ultima tende a salire man mano che il sapore si sente meno, accentuando la rapidità di esaurimento) si formano delle incrostazioni secche sulla superficie del filo. Le incrostazioni impediscono sia il corretto assorbimento che la corretta evaporazione del liquido usato, in quanto il filo elettrico non diventa incandescente come dovrebbe nei punti ricoperti dallo strato di residui. Meno calore, meno vapore e meno effetto dell'aroma, che così tende ad incrostarsi sempre di più accelerando il processo di esaurimento. 
L'incrostazione : dalle osservazioni e prove effettuate, si può affermare che attorno alla parte centrale della resistenza esposta al flusso d'aria di aspirazione, si forma una "pallina" di sostanza dura ma friabile, dalla consistenza ed aspetto simile al carbone. E un materiale friabile sotto l'azione meccanica ma resistente ai liquidi testati per scioglierla, quali: alcool denaturato, alcool isopropilico, ammoniaca, Vi*kal, perossido di idrogeno, V*tril, C*ca C*la light. La crosta resta lì, testarda, senza sciogliersi, senza polverizzarsi. L'immersione in vasca ad ultrasuoni, con acqua senza detergente, non sortisce alcun beneficio apparente e risulta infefficace nella disgregazione delle incrostazioni. Mi manca solo il tentativo di lavaggio ad ultrasioni in un macchinario industriale, più potente di quello che ho ad oggi usato e con la possibilità di regolare la temperatura del liquido (purtroppo ne servono una decina di litri come minimo ed il detergente industriale costicchia).
In rete, gira la leggenda metropolitana che per togliere le incrostazioni, basta alimentare la resistenza (con un voltaggio pari a quello della batteria) sino a farla diventare incandescente al calore bianco, il tutto per circa 10 secondi dopo un ciclo di durata inferiore, ripetuto più volte per asciugare il tutto. In questo  modo si dovrebbe riuscire ad incenerire le incrostazioni che dovrebbero sparire con un semplice lavaggio con acqua distillata. Qualcuno dice che in questo modo tornano come nuovi. Ebbene, dato che non mi accontento di filmati e spiegazioni, voglio provare da me. 
Mi sono autocostruito una base di attacco del cartomizer ed un pulsante per regolare manualmente il tempo di riscaldamento (Aggiornamento:vedi cartomizer burn device). Ho preso la prima lamiera che mi è capitata sottomano, per un lavoro provvisorio. Ci ho praticato due fori. Uno per il pulsante e l'altro per l'attacco filettato maschio recuperato da una batteria usata nell'autopsia di cui ai post precedenti a questo. Il foro per l'attacco filettato è da 8mm e ci deve entrare il pezzo che misura 8,3mm. Per incastrarlo per bene, lo si appoggia al foro, si prende il tubo della batteria, la si infila nell'attacco sporgente dalla parte piatta e con un piccolo martello si picchietta sino a quando non entra stabilmente. I collegamenti vanno fatti con lo stagnatore a 270 gradi (occhio che la base metallica dissipa calore per cui la stagnatura è leggermente più difficoltosa). Prima di bruciare l'atomizzatore Ed.2 è meglio togliere con una graffetta anche il tappo di  plastica forato in cui si infila la siringa (con l'occasione lo si può sciacquare). Con il cartomizer così aperto, si può procedere con un lavaggio ad acqua in modo da asportare i residui di glicerina sullo spago e tentare di "rigenerarlo" alle sue condizioni operative a nuovo.
Inizialmente ho provato ad alimentare la resistenza a 5 volts. Tempo da 3  a 5 secondi (dipende dal livello di umidità) e la resistenza diventa sì bianca ma si brucia irrimediabilmente senza dare il tempo alle incrostazioni di bruciare. Allora ho utilizzato un alimentatore da 4,5 volts 300mA (dati nominali). I valori reali invece dell'alimentatore utilizzato sono 4,71V a vuoto che scendono a 3,26 a carico (alla faccia dell'alimentatore "stabilizzato"). Il valore nominale di alimentazione dovrebbe essere pari a 3,7Volts. Con questo valore (3,26 circa), anche se devo ancora calcolare gli assorbimenti in corrente ammessi (forse limitati dall'alimentatore stesso), si può anche indugiare col pulsante e scaldare a lungo la resistenza che non brucia ma diventa prima rossa, poi arancione solo dopo che il liquido residuo o l'acqua di lavaggio sono evaporati completamente. Se durante l'incandescenza si soffia sul filo, il colore tende a virare verso un arancione più brillante (come quando si soffia sulle braci per ravvivare il fuoco). Scaldando a fondo il cartomizer Ed.2, si produce come effetto  collaterale il distacco della copertura adesiva esterna che fa da rivestimento "estetico". Poco male. Il rivestimento è proprio il primo a scollarsi con il normale utilizzo e rappresenta secondo me un difetto della colla utilizzata che non va bene.
Osservazione: Se si osserva attentamente la foto ingrandita, si vede che l'incrostazione interessa solo una porzione della resistenza. Un paio di spire sono scoperte mentre le altre corrono dentro il grumo nero dell'incrostazione. Non riesco a capire come mai si siano formate le incrostazioni solo su una parte, anche se credo che ciò accada nella parte più interessata dal flusso d'aria aspirata (che per il ragionamento di prima dovrebbe scaldare di più).  Il problema è che dopo l'operazione di bruciatura si vede che la parte di filo scoperta dalle incrostazioni più spesse diventa bianca (forse è cenere) mentre il grosso dell'incrostazione resta lì in quanto il filo che ci passa dentro non ce la fa a bruciarla del tutto. Se si brucia con un accendino lo spago, dopo averlo reso incandescente, questo diventa bianchissimo eccetto in alcuni punti dove si annerisce del tutto. Devo procedere con altri cartomizer, sacrificandoli per la scienza, provando tempi e condizioni diverse... sono comunque un pò scettico. Per incenerire un incrostazione di quelle dimensioni, credo siano necessarie temperature molto elevate, sicuramente più alte di quelle che vengono generate dalla resistenza. Ho dei dubbi inoltre sul materiale che compone lo spago. Ho visto in rete un filmato di un tizio che si produce in proprio la resistenza avvolgendola ad un filo in fibra di vetro, mentre lo spago che ho per le mani sembra di un materiale diverso dalla fibra di vetro, anche se diventa incandescente sotto una fiamma diretta e non fonde con un normale accendino. Rimedio: Non lo so. Certo è che sto usando un cartomizer usatissimo in condizioni estreme, pesantemente incrostato. Forse, se si prende l'abitudine di immergerlo in acqua ogni giorno dopo aver esaurito la glicerina, oppure di sciacquarlo periodicamente, ed evitando di usarlo e tirare quando non esce più vapore, forse si può evitare che si formino incrostazioni così resistenti. In questo modo riusciamo solo a prevenire parzialmente il problema e prolungare la vita del cartomizer, ma non abbiamo risolto il problema della rimozione una volta che il "carbone" si è formato sulla resistenza. Per cui, risulta empirico ed impreciso suggerire il lavaggio del cartomizer, o qualsiasi altro rimedio, se per ora non si hanno dati precisi e rigorosi in merito alle condizioni in cui l'incrostazione si forma. Vale lo stesso discorso se non si conosce esattamente la composizione chimica dell'incrostazione per determinare un metodo o una sostanza in grado di scioglierla o disgregarla. Sempre sul piano empirico (non comprovato da rigorosi test a base tecnico-scientifica), presumo che il metodo del burn-out possa essere quello più percorribile ed efficace, magari per incrostazioni in fase di formazione iniziale e non certo per casi disperati come quello qui analizzato.
Proseguo con le prove di bruciatura in quanto vorrei evitare di buttare dato che preferisco rigenerare per riutilizzare. Non fosse per il tubo metallico che non viene via facilmente, con un pò di pazienza sarebbe possibile ricostruire la resistenza e sostituire lo spago (disponibilità dei materiali permettendo). Vedremo se il burn-out funziona, anche se per ora direi mito sfatato... ma spero di sbagliarmi. Alla prossima.

P.S.: Le lumache rosse non hanno il guscio.  Ripeto: Le lumache rosse non hanno il guscio.

sabato 2 ottobre 2010

Sigarette fai da te - (parte 8) Autopsia Cartomizer C-E2 M series

Questo è l'ottavo e forse non ultimo post sul "fumo" elettronico e non credo sia nè utile nè opportuno ripetere qui cose già dette in precedenza. Dò quindi alcune cose per scontate, già spiegate e trattate. Come annunciato, mi sono tolto la curiosità di capire come è fatto un cartomizer 2a edizione, quelli ceramici. Dopo un pò di tempo di uso intensissimo, perdono la capacità di fare vapore ed il sapore del liquido aromatizzato non si sente quasi più. Sono "garantiti" per 4 ricariche (equivalenti a circa 60 cartucce a scodella), ma credo di averli ricaricati almeno una ventina di volte o forse più, prima di accorgermi del calo di prestazioni. Urge pertanto  un autopsia, anche per cercare il metodo migliore per rigenerarlo, se si può.
Per aprirlo, mi sono dovuto aiutare con l'attrezzo rotativo (Dr*mel compatibile) con disco diamantato. Ho effettuato un incisione verso la parte filettata, dove si innesta il tubo metallico esterno. Dopo aver allargato il tubo, leggermente slabbrato con un piccolo cacciavite piatto, la parte interna si sfila senza difficoltà per svelare l'interno. Mi aspettavo un materiale "ceramico" e poroso quale supporto per il liquido. In realtà la parte ceramica è solo quella che alloggia la resistenza e che deve supportare le temperature di vaporizzazione del liquido di riempimento. Il corpo centrale è un tubicino metallico dentro il quale passa l'aria aspirata (con tracce di ruggine...sic!). Il tubicino è isolato dal corpo filettato per permettere l'alimentazione elettrica di un capo della resistenza. L'altro capo della resistenza è collegato alla parte filettata (massa). La "scodella" ceramica è quella che alloggia la resistenza, ovvero un sottilissimo filo elettrico avvolto attorno uno "spago" di materiale igroscopico (che assorbe il liquido per capillarità) ed ignifugo (per resistere al calore). Il liquido, iniettato tramite una siringa attraverso un anello di silicone forato che funge da tappo, si trova quindi nella parte vuota racchiusa dal tubo metallico esterno (a tenuta stagna verso la parte filettata) e non interessa il percorso fatto dall'aria. In questo modo si evita di sentire il liquido gorgogliare all'aspirazione. Succedeva con gli atomizzatori a scodella troppo caricati. che "annegavano" la resistenza. La capienza è notevole, da 0,6 ad 1,8 ml (a seconda del modello di cartomizer realizzato in funzione di varie batterie diverse) che equivale, al minimo, a circa 15 cartucce XL D-shape da 0.04 ml (quelle a spugnetta per capirci). L'analisi visiva della resistenza e dello stato del filo assorbente (vedi foto in alta risoluzione), introduce il prossimo post, dove cercherò di sfatare il mito del burn-out per "rigenerare" i cartomizer. Alla prossima.

P.S. : Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano. Ripeto: Pollo fritto e cetriolo nel menù di Gaetano.

Sigarette fai da te - (parte 7) Autopsia batterie (1)

Oggi, mi sono cimentato nel recuperare l'attacco filettato maschio delle batterie per e-cig M series. Mi serve per costruire un apparecchio per il burn-out degli atomizzatori "incrostati" in modo da tentarne il recupero dopo un utilizzo intenso. Qualche "scienziato" dice che funziona...ma non mi fido in quanto le info (a)tecniche pubblicate al riguardo sono imprecise e scarse, non certo frutto di una "ricerca" che possa avere un minimo di base "scientifica", ossia ripetibile. E' un argomento che tratteremo in seguito. Per ora accontentiamoci di vedere come è fatta all'interno una batteria per le sigarette elettroniche della serie M40x.
Smontaggio. Per togliere il tubo esterno, basta avvitare un atomizzatore rotto. La serie M ha l'attacco maschio nella batteria e l'attacco femmina nell'atomizzatore. Si tiene quest'ultimo con una pinza, senza esagerare con la pressione, e si fa "dondolare" il tubo, a mano, esercitando delicatamente un modesto sforzo, sino a quando non si sfila. Il tubo è inserito a pressione su una ghiera di un "metallo" molto fragile che si rompe facilmente (diametro 8,3mm). Non tirare se non si vogliono strappare i fili. Per sfilare l'interno, basta togliere il cappuccio plastico dove si trova il led, dalla parte opposta della parte filettata basta usare l'unghia del pollice. Poi con un attrezzo plastico si preme delicatamente la basetta col led e la batteria esce con tutti i collegamenti. Possiamo subito notare due diversi tipi di batterie con due diversi metodi per l'innesco elettrico in corrispondenza del tiraggio. Il metodo a microfono ed il metodo "piezo" (credo). 
Nel metodo a microfono, il processore si trova in prossimità dello stesso ed il led SMT dalla parte opposta è montato su una basettina rotonda con una semplice resistenza di limitazione. 
Nel modello piezo, l'elettronica è tutta montata dalla parte del led, con un processore diverso. Si possono notare anche 3 tipi di batteria che corrispondono ai modelli M401, M402 e M403 (diverse altezze corrispondono a diverse capacità della batteria espresse in mAh (milli ampère all'ora) ed ovviamente diverse durate.
Analisi della batteria. E' avvolta con nastro isolante nero e rosso per identificare le polarità (stampigliate anche sul corpo che riporta la sua sigla). Il nastro giallo trasparente sembra Kapton che resiste alle alte temperature (sino a 250 gradi credo di ricordare). Il corpo è sigillato dentro un materiale che sembra di metallo, spesso, consistente ma malleabile, da cui escono i due terminali positivo e negativo.  Aprendo il contenitore sigillato, con un cutter, si trova all'interno un "involtino primavela" formato da due fogli arrotolati separati un sottile foglio di "plastica" trasparente (dielettrico), il tutto imbevuto da una sostanza liquida e puzzolente (odore pungente che sembra alcool, spero  non sia tossico perchè non ho usato  la mascherina). I due fogli, uno in rame e l'altro in materiale argenteo, con colore simile all'alluminio, sono rivestiti da una pellicola nera che viene via facilmente grattandola con una lametta. Credendo fosse litio, ho provato ad immergerla in acqua per vedere la reazione chimica....no, non è litio. Probabilmente è una batteria Nichel metal idrato NimH, o peggio una "volgarissima" zinco carbone. Se c'è un chimico che legge, in grado di suggerire un metodo casalingo atto a determinare le sostanze esaminate, si faccia avanti nei commenti.
Le batterie al litio, per la ricarica, richiedono un elettronica dedicata ed una specifica procedura legata alle caratteristiche della batteria, il tutto governato con tanto di processore che regola le tre fasi necessarie a riportare rigorosamente  il valore di tensione dalla soglia minima alla soglia massima (pena la distruzione della batteria). Altri tipi di batterie richiedono meno precauzioni (solitamente la limitazione in corrente durante la carica). Stavo già pensando di ricaricarle col metodo brutale della sovratensione per pochi istanti, ma la presenza dell'elettronica e del processore all'interno mi suggerisce di non provarci nemmeno. Un dato è certo....l'elemento batteria può essere ri-utilizzato per applicazioni sperimentali in quanto la sua ricarica non è critica come per i modelli al litio. Il valore nominale dovrebbe aggirarsi da 2,5 a 3,9 volts circa. Le dimensioni ridotte ben si prestano per progetti minuaturizzati....sto pensando di recuperare il microfono e nascondere una microspia dentro una penna a biro, forte della notizia che sono entrati in commercio dei nuovi operazionali e processori con consumi che si aggirano sui micro ampère, così da aumentare l'autonomia e permettere di piazzare una microspia autocostruita che deve sostare nell'ambiente da monitorare per tempi lunghi... Ci saranno delle sorprese da unamico...Alla prossima.

P.S. Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte. Ripeto: Cesare ha gli orecchioni e Giulio le braccine corte.

giovedì 30 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte4) - misure

Collaudo ok. Funziona. Non sarà certo professionale ma per le cose che devo fare può andare. Ho proceduto con la visualizzazione del segnale in uscita al piedino n°3 dell'NE555 già visto nei post precedenti (regolatore PWM). I risultati mi lasciano perplesso in quanto speravo di vedere una forma d'onda "pulita" con periodo variabile. Quello che ottengo invece è quello che si vede nelle foto, alla massima e minima velocità della ventola. Comprensibili i picchi nel fronte di salita e discesa, ma non riesco a vedere bene l'onda, specialmente alla minima velocità, dove l'ampiezza di picchi di tensione aumentano in corrispondenza di quello che dovrebbe essere il fronte di salita. Boh. Credo chiederò aiuto ad un amico che ha un oscilloscopio di quelli seri e verificare, confrontando, che quello che mi sono costruito faccia il suo dovere. 
velocità massima

velocità minima


Prometto aggiornamenti. Alla prossima.

P.S. Rose rosse sotto i portici di Varese. Ripeto: Rose rosse sotto i portici di Varese.

mercoledì 29 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte3) - sonda

Collaudo parzialmente terminato. Un canale non funziona, sicuramente un integrato operazionale difettoso - guasto, forse dissaldato  con la pistola termica a temperatura troppo elevata...pazienza, ne ho ancora di recupero, una decina, qualcuno andrà di sicuro. Per effettuare le prove ho realizzato la sonda che si vede in foto. Un cavo schermato coassiale (RG58), il corpo di una penna biro, del tubetto termorestringente, un coccodrillo recuperato da uno schermo antiriflesso. Ho crimpato lo spillo d'oro e spellato QB il cavo in modo da far uscire la calza a cui ho saldato una prolunga che termina sul coccodrillo di massa. Difficoltà zero. Ora sto procedendo con le prove. Sto cercando di prendere familiarità con il software e con lo strumento (ampiezza segnale, base dei tempi ecc...). Per il segnale, sto usando il generatore PWM che fa da controller ad una ventola da PC (vedi post precedenti). La forma d'onda che si visualizza non è quella che mi aspettavo, con degli strani picchi positivi e negativi in corrispondenza dei fronti di salita e discesa, di ampiezza "esagerata"...un altro punto su cui indagare. Si nota inoltre del rumore di fondo che "sporca" il segnale. Segno che, come previsto, questo "giocattolino" non è proprio adatto per effettuare misure precise ed i risultati vanno resi con le pinze,. Basta toccare la punta della sonda e subito si misura la sinusoide a 50Hz della tensione di rete... scarsa schermatura dovuta al contenitore plastico utilizzato, privo di presa di terra e massa efficiente....vedrò di pensare a qualcosa, a costo di incollare al'interno del "cuchi alluminio" da cucina. Comunque, tutto sommato, per quello che mi serve per ora, col limite di segnali da 20Hz ad un massimo di 200KHz, in attesa di una donazione da parte di qualche facoltoso e generoso benefattore che desidera liberarsi di un oscilloscopio digitale a 4 tracce comprensivo di analizzatore di stati, sono soddisfatto, mi sono divertito, ho fatto pratica ed ho  imparato alcune cose nuove, da accumulare nel bagaglio di esperienze personali. Alla prossima.

P.S. Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita. Ripeto: Mi duole il piede destro e la mano sinistra è pulita.
P.P.S. Segue parte 4

martedì 28 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte2)

Una serie di errori...che mi hanno costretto a cambiare idea, ma alla fine è finito. Funziona?...non lo so...un sacco di cose potrebbero andare storte, visto che ho utilizzato esclusivamente componenti elettronici di recupero e che potrebbero anche non funzionare... come il ponte di diodi che non svolgeva il suo dovere.
Devo quindi ancora procedere con il collaudo, il cuore batte forte e preferisco concentrarmi nella costruzione delle sonde. Per costruirle, voglio provare ad usare il corpo di una penna a biro che termina a cono in punta (metallica) e sto cercando un puntale di misurazione...un chiodo, un filo di rame o ottone...sto frugando nei cassetti...vorrei anche ammortizzarla con una molla in qualche modo...sto studiando una soluzione che produca un risultato esteticamente "gradevole" o "professionale", giusto per tentare di dimenticare che sono un barbone in pieno sciopero della spesa.

Come sempre, per mio promemoria e per soffocare la mia presunzione ed arroganza latente, preferisco elencare anche gli errori commessi, non me ne vergogno.
Errore1 - Misure del primo contenitore. Dopo il montaggio dei potenziometri, degli interruttori e delle prese BNC mi sono accorto che il tutto non entrava dentro il mini contenitore metallico. Avrei potuto ridurre un pò le dimensioni delle due milllefori. Ho preferito invece optare per un contenitore di un modem ISDN, ricostruendo il pannello frontale dal vassoio di una epson LX800 ad aghi. Non è schermato, lo so, ma potrei optare in futuro, se necessario, di spruzzare un pò di vernice conduttiva all'interno (come si faceva nei PC portatili di una volta);

Errore2 - il 7809 l'ho montato al contrario. Da stupido, ho seguito le specularità grafica dello schema ed ho montato il regolatore dei -12V al contrario, scambiando l'ingresso con l'uscita (si nota nella foto del post precedente)...dopo un paio di minuti ha iniziato a scottare, mentre tentavo di capire cosa non andasse. Dato che c'ero, ho sostituito anche il 7812;

Errore3 - la presa a pannello per il cavo 220 era di tipo diverso da quelle che si trovano oggi. Ho per forza dovuto acquistarne una per pochi centesimi, adattando il foro per le nuove dimensioni. Fortunatamente il passo delle viti non è cambiato;

Errore4 - mi sono dimenticato di collegare a massa il led di segnalazione presenza dei +12V e di collegare l'alimentazione -12V degli integrati con i -12V del primo diodo;

Errore5 - mi sono dimenticato di collegare a massa (e fra di loro) gli elementi presenti nel pannello frontale;

Errore6 - nel girare il regolatore di tensione 7912 (Errore2) ho (ri)erroneamente male interpretato la piedinatura. Guardando un 7812 dal davanti, contando i piedini da sinistra a destra si incontra l'ingresso, la massa e l'uscita. Per il 7912 non c'è la stessa logica. Si incontra per prima la massa, poi l'ingresso e per ultimo l'uscita;

Errore7 - nel connettore che va all'ingresso della scheda audio ho sbagliato a saldare i due pin centrali. Quelli che portano il segnale sono i due pin esterni. 

Ce n'è abbastanza per fare la figura del principiante smanettone. In questa realizzazione, non ho prestato molta attenzione e non mi sono concentrato abbastanza nel controllare, ricontrollare e riricontrollare ad ogni saldatura (come faccio di solito) e l'elenco parla da solo. Mai dare per scontato ciò che si sta facendo. Alla prossima.

P.S.  Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore. Ripeto: Il cortile è pulito ed il giardino è in fiore.

giovedì 23 settembre 2010

xoscope - oscilloscopio su scheda audio (parte1)

Da tempo, nei vari post, sto lanciando un appello per riuscire ad avere in donazione un oscilloscopio. Lo sogno da quando sono piccino. Causa cronico calo del reddito, dovuto a cause estranee la mia volontà, non mi sono mai potuto permettermene uno. Sono povero, lo so, ma non me ne vergogno. Allora, dato che la generosità non sembra più di questo pianeta, tocca arrangiarsi come meglio si può. La sfida è realizzare a costo zero uno strumento in grado di visualizzarmi le forme d'onda su uno schermo, in modo da eseguire le sperimentazioni che regolarmente documento a futura memoria. Quasi per caso, trovo nella distribuzione GNU-linux che uso da tempo, un programma open che sembra fare al caso mio. Dal manuale del programma si legge:  
Xoscope  is  a  digital real-time  oscilloscope. It graphically displays signal amplitude or bit logic as a function of  time.   Signals  may  be displayed,  saved, recalled, and manipulated by math functions.  Signal input devices currently include:

 /dev/dsp  - Audio sound recording via /dev/dsp.  Two 8-bit analog channels  at   8000 S/s to 44100 S/s.  Left and right audio is connected to A and B inputs respectively.  Use an external mixer  program  to  select which  sound inputs to record.  AC coupled, voltages unknown, 256K sample memory.
EsounD
-  Shared audio sound via the  Enlightened  Sound  Daemon.   This  is  great  for  watching music but support for it is an option at compile-time.  EsounD is auto-detected and preferred over /dev/dsp.
ProbeScope / OsziFOX - Radio Shack ProbeScope, Cat. No. 22-310 is also known as an  oszi‐FOX.   This  handheld  probe sends its data through a serial port. It samples one channel at 6-bits up to 20 MS/s with 128 samples of memory.  Real voltages are labeled in sample ranges from 1 volt to 100 volts.  If a ProbeScope is detected, it is connected to the  A input.

Bitscope - Bitscope (www.bitscope.com) is a mixed-signal capture engine which is accessed through a serial port.  It  simultaneously  samples  a digital  8-bit port and two analog channels at 8 bit resolution at up to 25 MS/s or more.  If detected, Channel A and B are connected to  X  and Y while the Logic Analyzer is connected to C. 
Scartiamo immediatamente Bitscope e ProbeScope. Sono hardware aggiuntivi , sicuramente utilissimi ma totalmente incompatibili con lo sciopero della spesa che ho indetto anni fa e che porto avanti testardamente ad oltranza. Basta poi cercare in rete o consultare i siti suggeriti per farci passare la voglia di acquistare....per me costano decisamente troppo e mi devo accontentare di due canali (limitazione anche in frequenza)....pazienza.

All'indirizzo http://xoscope.sourceforge.net/hardware/hardware.html è pubblicato uno schema che fa da buffer fra le sonde e la scheda audio del PC. La sua realizzazione non è critica. Io l'ho prima modificato poi realizzato interamente da pezzi di recupero, a parte ovviamente la mille fori su cui ho piazzato i componenti. L'alimentatore duale +/-12V è basato sulla coppia di stabilizzatori 7812 e 7912 (usatissimi nei vecchi alimentatori da PC), usando un trasformatore a presa centrale recuperato da un alimentatore per la carica delle batterie di alcuni terminali bar code in attesa di analisi, dissezione e recupero. Dalla foto si possono notare i condensatori "sporchi" del mastice usato negli alimentatori switching di provenienza, alcune resistenze ad alta precisione (1%) messe lì perchè ne ho un bel pò (nuove ma di recupero ovviamente) e posso permettermele, i condensatori ceramici selezionati dopo due giorni di catalogazione del mucchio in cui li metto ad ogni operazione di dissaldatura....si vede che è rigorosamente realizzato interamente con componenti recuperati. Il contenitore, per ora, è in metallo (credo sia utile creare una schermatura) ed è un riempitivo che si usa nei PC tower per tappare gli slot da 3 1/2. Non è molto robusto essendo composto da lamierino, ma credo che con un pò di nastro adesivo telato, si possa tenerlo fermo.
Il pannello frontale è plastico, facile da lavorare per fissare interruttori e prese, alcune tenute in sede con termocolla grigia (che il produttore si ostina a chiamare "acciaio liquido" anche se ha la tenuta poco superiore al "cewingum"). Le prese BNC sono state dissaldate da alcune vecchie schede di rete guaste... sapevo che prima o poi potevano tornare utili.  Ora mi manca solo il collegamento finale ed un collaudo, dopo aver realizzato le sonde con un pò di cavo schermato...spero possa andare bene l'RG58 che si usava per le reti a cavo coassiale (ne ho avanzato un pò da quando andavo ad installare reti in tutta italia). OK. Vedremo se ho perso  tempo o se sono ruscito a creare qualcosa di utile. Sono proprio curioso. alla prossima. 

P.S. I conigli scavano la tana. Ripeto: I conigli scavano la tana.
P.P.S. segue parte 2

mercoledì 8 settembre 2010

Sigarette fai da te - (parte 6) Cartomizer C-E2 M series

Oggi la SDA mi ha consegnato i nuovissimi Cartomizer Ed.2 ceramici. Ho effettuato l'ordine il 28 Agosto alle 19:03 direttamente in cina. Il 3 settembre alle 13:33 arrivano in italia. Consegna al destinatario l'8 settembre 2010 alle 12:45.  Quindi 5 giorni per attraversare mezzo globo terrestre e 6 giorni per fare 200 Km qui in "itaglia". Un record di cui andare fieri non c'è che dire... sono 33 kilometri al giorno...li percorro tranquillamente in bicicletta ogni giorno, potrei farmi assumere come corriere espresso ecologico. Ah...dimenticavo...12 euro per la spedizione (corriere internazionale) e 13 per il pizzo dazio alla dogana itagliana. Fanchiulo.

I Cartomizer C-E2 M-series [M-series-C-E2-Core] sono dei nuovi atomizzatori che usano un materiale ceramico al posto del materiale assorbente, usati per le sigarette elettroniche (e-cig con batterie M401 M402 M403 M6 M7), privi quindi della "lanetta" sintetica interna che abbiamo già analizzato in dettaglio nei post precedenti (cerca "sigarette fai da te" nella casella in alto a sinistra per l'elenco completo dei post inerenti). Sono l'evoluzione dei Cartomizer ed.1, sostanzialmente una resistenza tutt'uno con il materiale assorbente che per l'ed.1 era rappresentato dalla classica "lanetta" sintetica. Anche i Cartomizer ed.2  sono ricaricabili ma con una siringa, il cui ago (un tubicino flessibile semirigido) è in dotazione ad ogni confezione da 5. Capacità di ricarica da 0.6 al massimo 1ml, quindi con capienza  esagerata rispetto alle cartucce a lanetta di tipo XL (0.04ml).
La ricarica "al volo" (mentre si è in giro "fuori sede") è un pò "trafficosa", serve infatti la siringa (che ha già trovato posto dentro un porta e-cig singole), mentre con quelle tradizionali, bastava portarsi appresso solo la boccettina contagocce e rabboccare la scodella alla bisogna. Per ricaricare, è sufficente togliere il cappuccio bianco superiore, individuare i due forellini, infilarci la siringa, spingere e richiudere il tutto....pronti all'uso, al massimo trenta secondi. Se si carica troppo, basta asciugare con un tovagliolo l'eccesso che fuoriesce.
Ad essere pignoli ed ipercritici...la siringa che vendono assieme ai cartomizer (a parte) non entra nel collo delle boccettine ed.2 della FA, (quelle con il tappo di sicurezza per intenderci), mentre entrano in quelle ed.1 con l'imbocco più largo (provvidenza vuole che ne ho conservate un pò). In entrambi i modelli però bisogna togliere il beccuccio contagocce che fa anche da "tappo" aggiuntivo.
Dalle istruzioni allegate nella confezione originale, si raccomanda l'uso sino a 4 ricariche, quindi è una sorta di "usa e getta" dall'uso prolungato. A dire il vero, anche gli atomizzatori tradizionali che abbiamo già analizzato (quelli col ponte a maglia metallica), dopo un pò iniziano a dare "problemi"...meno vapore, meno sapore, più duri da tirare, scottano dopo un paio di settimane di uso intensissimo...vedremo con questi i sintomi e se sarà possibile spingere l'uso ben oltre le 4 ricariche (vi terrò aggiornati...promesso). Ad ogni modo c'è da dire che la boccata è sicuramente più piena, più vapore, più sapore, la tirata è morbida ed ariosa..... ma sarà il caso di provarli più a lungo prima di esprimere un giudizio definitivo, se sono migliori, peggiori o simili ai precedenti. Giudizio da first impression? Good! five stars. Alla prossima.

P.S. L'ottavo nano va da biancaneve in compagnia del lupo. Ripeto: L'ottavo nano va da biancaneve in compagnia del lupo.

giovedì 2 settembre 2010

Progettazione alimentatore - autopsia ventola (parte 5)

Nel provare vari circuiti che sto realizzando per la regolazione della velocità delle ventole di raffreddamento in funzione della temperatura dei dissipatori, mi sono imbattuto in una ventola di recupero difettosa. Va a scatti ed il perno sembra indurito...fatica a girare liberamente. Ne approfitto per una pausa e dopo due secondi la ventola è già aperta per l'autopsia. 
Per aprirla, basta togliere l'etichetta, scoprendo il perno tenuto in sede da una rondella di acciaio, di quelle a molla. Per aprirle occorrerebbe una pinzetta particolare che non ho (la si usa troppo raramente per giustificarne l'acquisto). Allora, per togliere la ventola di plastica che alloggia il magnete circolare, ho preso un bulino e con un colpo di martello l'ho fatta saltare via. Stessa sorte per il blocco di supporto. La causa della durezza del perno è evidente. Polvere, molta polvere annidata nei punti più impensabili. Una morcia nera che si è depositata anche all'interno del magnete...probabilmente la ventola era usata in un ambiente per fumatori..il fumo fa male anche alle apparecchiature elettroniche.
L'interno contiene anche un circuito oscillatore che alimenta le fasi dell'avvolgimento ed un sensore ad effetto di hall, nonostante la ventola non presenti il terzo filo solitamente usato per gli impulsi in uscita (open collector), usati per contare il numero di giri al minuto e quindi la velocità. Come fa a girare la ventola? Ci sono  2 avvolgimenti, alimentati in modo sfasato l'uno dall'altro ma avvolti assieme attorno allo stesso statore che presenta all'estremità superiore ed inferiore due scalini per ognuno dei tre convogliatori di flusso elettromagnetico sfasati però (sopra e sotto) di 30 gradi. Il campo magnetico generato da un avvolgimento è influenzato dal campo magnetico generato dall'altro ed entrambi interagiscono con il campo magnetico del rotore (un magnete toroidale interno alla ventola).
reverse-engineering
La basetta riporta la seguente serigrafia: LH 02 94V-0 0610008253 8025-6/6851.1 H. Lo schema elettronico di quello che si vede, è facile da ricavare. Dato che si tratta di un circuitino a singola faccia, si può usare il metodo fotografico. Si fotografano entrambi i lati dello stampato, lato componenti e lato saldature. Poi, con Gimp per GNU-linux, si sovrappongono le due immagini, prima il lato rame e poi il lato componenti. Al lato componenti, che vanno ribaltati specularmente, si assegna un livello di opacità pari a 50 circa. In questo modo si riescono a vedere sia i componenti che le piste in rame. Il trucco consiste nel sovrapporre esattamente le due immagini (non grossolanamente come fatto nella foto).  Poi con un qualsiasi programma per il disegno di schemi elettronici, si seguono le piste di rame fra i vari componenti e si disegna il circuito (reverse engineering). Dalle sigle sui componenti si riesce a capire cosa sono risalendo ai data sheet. Qui abbiamo 3 transistor NPN (C1815 e 2N6718), tre resistenze, 2 condensatori elettrolitici ed un sensore ad effetto di Hall.
In questo caso ci manca solo il sensore ad effetto di hall che ha una sigla ma è coperta da uno schermo di supporto e non ho intenzione di toglierlo per ora (aggiornerò il post appena ce l'avrò...promesso).
Alimentando questo tipo di "motore" con il metodo PWM, altro non si fa che "accendere e spegnere"  l'oscillatore... non è come per un normale motorino in CC, qui c'è dell'elettronica. Spegnere ed accendere alternativamente un circuito....gli farà "bene"?? Non lo so. Se si guasta, di ventole ne ho una tonnellata da andare avanti per anni. Giusto per scrupolo tecnico però, terrò acceso una ventola 24/24 7/7 per una settimana in modo da verificare se il PWM può creare problemi ad un circuito elettronico di una cpu fan cooler. Anche se prevedo un uso in esercizio per non più di 15 minuti continuativi, un collaudo a fondo è il caso di farlo.
In ogni caso, il diodo di ricircolo previsto nel regolatore PWM dei post precedenti, è inutile in questa applicazione e si capisce facilmente anche perchè.
Per rispondere alla domanda dell'unico visitatore al mese che mi legge...si può invertire il senso di rotazione della ventola invertendo l'alimentazione sui fili rosso e nero?? No, mi pare evidente il perchè. L'unico modo per invertire il flusso dell'aria è girare la ventola o usarne una di un altro tipo, non certo quelle recuperate dai PC. Normalmente, a titolo di informazione, il flusso dell'aria va verso l'etichetta o è indicato con una freccia assieme al verso di rotazione delle pale. Alla prossima.

P.S. Tre cuscinetti a sfera escono dalla loro sede. Ripeto: Tre cuscinetti a sfera escono dalla loro sede.