domenica 22 febbraio 2009

Server crash

Avrei preferito in questo week-end andarmene a fare un giro o dedicarmi ad altre cose. Venerdì la prima sorpresa. Il server è spento. Why?? Ad avviarlo si avvia ma dopo pochi minuti si spegne da solo. Allora adotto le procedure di disaster recovery e prontamente il disco viene installato nella macchina gemella di scorta. Pochi minuti ed il sistema riparte. Domenica mattina un altra sorpresa. Il server è giù un altra volta. Acceso ma insensibile ai comandi...bloccato. Riavvio impossibile, non si avvia nemmeno il bios. Due guasti hardware nel giro di due giorni sono per lo meno sospetti. A poco valgono i test successivamente effettuati sull'hardware. Guasti e basta.
Urge un intervento straordinario per ripristinare le funzionalità del sistema. Il disco (ed i preziosissimi dati che contiene) è integro. Manca solo una mother board con scheda di rete incorporata, un minimo di memoria ram, un alimentatore. Frugo nel mucchio di ciarpame e salta fuori un vecchio case slim di un PC anonimo, con il telaio piegato probabilmente da una caduta. Installo il disco che però è troppo spesso per l'alloggiamento del case di recupero. Pazienza, lo terrò in sede con un pò di nastro adesivo. Monto il tutto ed in due minuti ottengo un "nuovo" server. L'aspetto è simile a quello che si può immaginare in uno scenario post-atomico. Manca la copertura esterna, la ventola del processore è un pò rumorosa, il nastro adesivo tiene fermo il gruppo unità di memorizzazione (lettore CD compreso)... ma 2.3 Ghz di processore, 1Gb di ram, scheda di rete da 1 megabit... anche troppo per le funzioni che deve svolgere. Apache web server, server imap POP3 (dovecot), Fetchmail su cron periodico, MySQL server, NFS... anche troppo per la modesta rete che deve gestire. Ora, dato che le disgrazie non vengono mai sole, dovrei predisporre un nuovo disco di scorta e pianificare meglio i salvataggi periodici su unità esterna. Mi manca un disco e dovrò procurarmelo alla svelta. Purtroppo all'ecocentro mi hanno combinato un bello scherzo. Il bidone delle apparecchiature elettroniche è ora inaccessibile e non è più possibile recuperare ciò che gli altri buttano. Bastardi, chissà perchè... c'è da immaginare che ci lucrino sopra, dopo che abbiamo pagato la tassa di smaltimento, probabilmente i rifiuti vengono venduti (doppio guadagno). Non è giusto. Dischi da 20 o 40 giga sarebbero sufficienti, chissà quanti ormai li buttano ed io non li posso recuperare. L'unico modo sarebbe quello di intercettarli prima che vengano gettati nello scivolo che conduce alla vasca di raccolta, chiedendo al proprietario di cederli per nulla. So che è un operazione che non è ben vista dal guardiano delle immondizie (un laureatino occhialuto e saputello) il quale ottempera scrupolosamente a precise istruzioni di costringere le persone a buttare a tutti i costi il più possibile. Il libero scambio gratuito è vietato. Pazienza. Troverò un altra soluzione. Speriamo che questo garbage-server tiri avanti ancora per un pò, in attesa di un rimpiazzo decente. Ma la cosa che più mi "dispiace" è che il case del vecchio server (un HP Vectra) l'avevo fatto verniciare dal carrozziere. Una splendida vernice lucida (da carrozzeria) di colore blu metallizzato con effetto glitter. Un capolavoro, curato nei particolari, con finiture in color argento. Mi spiace gettare quel contenitore. Quasi quasi attendo di recuperare una mother boad che ci sta dentro e lo ri-utilizzo. Alla prossima.

P.S. Stare in coperta. Ripeto: Stare in coperta.

martedì 17 febbraio 2009

Non pago per lavorare, grazie.

Oggi mi sono recato presso un'azienda di servizi, prospettando una possibilità di acquisire qualche incarico professionale. Così almeno al telefono mi si era prospettato l'appuntamento. Barba rasata, vestito buono per le occasioni, scarpe lucide, puntuale come un cronometro svizzero. Dopo un ora di fuffa e chiacchiere della serie, "siamo grandi", "siamo i migliori" ecc.ecc inizio ad insospettirmi. A poco valgono le lusinghe, i complimenti per il mio status professionale, so esattamente quanto valgo e non mi propongo mai ad un centesimo di più di ciò che posso offrire. Mi parlano addosso di appalti, gare, del settore pubblico, di incarichi a sei cifre... tutte cose allettanti sicuramente, il desiderio è emerso e la tecnica per farlo è a me nota. Ottenuto uno scontatissimo "sì, potrebbe interessarmi" , che se non lo si pronuncia l'imbonitore è costretto a continuare ad oltranza, si arriva finalmente al nocciolo della questione. Cosa dovrei fare per ottenere tutto quel ben di dio?. Ma pagare ovviamente! Un abbonamento annuale ad una banca dati... dati pubblici ovviamente, facilmente reperibili in rete agratis. Ma che mi stanno a pigliare per i fondelli? com'è possibile che esistano attività del genere? Dovrei pagare per lavorare? Un pizzo annuale per un servizio di consultazione di gare pubbliche per servizi di consulenza... non ho nemmeno chiesto "quanto costa?". Trovo disonesto usare le tecniche di manipolazione per ottenere un consenso alla sottoscrizione di un abbonamento e pagare per consultare dei dati già disponibili. Probabilmente qualcuno già sta pagando, qualcuno si è abbonato, buon per lui, forse si è trovato nella condizione di non sapere dire di no. Così ho sprecato tempo, benzina e pazienza. Vaffanchiulo.

P.S. Ciccio Paletta torna all'ovile. Ripeto: Ciccio Paletta torna all'ovile.

lunedì 16 febbraio 2009

Garmin, no grazie


"Gentile cliente, grazie per aver contattato Garmin! La informiamo che non è possibile aggiornare solo le mappe dell’Italia, ma se lei è in possesso di un navigatore satellitare Nuvi o Zumo ha molteplici possibilità di acquisto dell’aggiornamento 2009"

Non è possibile aggiornare solo...?? E da chi dipende questa limitazione?? Però è possibile acquistare!! E grazie tante. Sarò ingenuo, forse poco intelligente ma mi aspettavo una cosa. Mi vendono un apparecchio satellitare per trovare la strada quando mi reco dai miei clienti, e questo contiene le mappe dell'italia. Se voglio aggiornare le mappe DEVO per forza ACQUISTARE le mappe di tutta l'Europa!. Perchè??
A me servono solo le mappe dell'italia, dove qualche ignorante sta disseminando modifiche, svincoli, rotonde per compiacere produttori di cemento, asfalto e gestori di rifiuti tossici in cambio di lauti "incentivi" con la scusa della sicurezza, della viabilità e di altre stupidaggini che troverebbero, in un paese civile, soluzione altrove...
Da un punto di vista tecnico, la mappa dell'europa comprende quella dell'italia...quanto ci vorrà mai per estrarla e metterla disponibile come aggiornamento gratuito? E' un file che contiene dati in fin dei conti. Quale mai sarà la difficoltà tecnica?
Se poi un cliente facoltoso vuole la mappa dell'europa se la compri a parte, a me non serve. Sarebbe un incentivo in più per convincere più persone all'acquisto di un navigatore che, per inciso, permette di impostare anche gli spostamenti fatti in bicicletta ed a piedi (è bene ricordarlo). A piedi o in bici per l'europa non ho intenzione di andarci, ma in italia si! Ma a causa della mente bacata di persone approfittatrici ed avide di profitti, di azionisti diversamente onesti, di geni del marketing (uccidetevi), dovrei spendere per un aggiornamento una tantum, 120 euro più spese di spedizione "ovviamente" (il carrello fa da solo e mi propone anche quelle, nonostante io voglia del software che si può scaricare senza spese aggiuntive)... E questo ogni anno!! alla fine acquistare un navigatore satellitare diventa un debito perenne. No. non sono persone normali quelle che ragionano in questo modo. Oggi che il prezzo è sceso notevolmente, fatti due conti e stante la necessità di aggiornare le mappe solo ogni tre anni (per l'uso che ne faccio), mi conviene prenderne uno nuovo già aggiornato. Il problema che oggi si trovano nuovi modelli pieni zeppi di funzionalità aggiuntive che non mi servono...bluetooth, lettore di mp3, radio... che me ne faccio? non mi servono, teneteveli.Voglio un semplice navigatore senza fronzoli e mi sa che tra un pò sarà difficile trovarne, così come è successo per i telefonini che stanno sempre più assomigliando a dei microscopici e scomodissimi computer portatili. Ora, mi si pone un dilemma. Compro o me lo procuro comunque? Resisto in base al mio senso etico o me ne frego e mi arrangio pensando a tutte le volte che le grandi aziende si approfittano dei clienti? Compro un nuovo apparecchio e smonto il vecchio per recuperare display, batterie, slot mmc ??
Ci devo pensare, devo valutare. Acquistare l'aggiornamento con il rischio perenne che me lo ciulino in qualche parcheggio non mi sembra una buona idea (nemmeno portarmelo in giro come si faceva una volta con le autoradio). Aspettare di cambiare l'auto con navigatore incorporato e cedere al debito annuale degli aggiornamenti non mi va proprio, specie in questo periodo di magra. Viaggiare a naso in quei brevi tratti "scoperti" dagli aggiornamenti può essere una soluzione. Fortuna che non ho buttato le vecchie care ed utilissime cartine geografiche, non consumano elettricità, sviluppano l'intelligenza e soprattutto costano molto, molto, molto meno.
Sogno che oltre ai telefonini, esca un modello di navigatore open source, le cui mappe vengono aggiornate con le segnalazioni degli utenti, gli unici ad essere attendibili ed affidabili. Chi fa da sè...fanchiulo le multinazionali. Alla prossima

P.S. Gettare il fardello. Ripeto: Gettare il fardello.

venerdì 13 febbraio 2009

Fritz 7170 Fax capi-over-tcp (parte 2)

E' possibile spedire i fax con linux ed il Fritz 7170. Ni. Il fritz al suo interno ha un server CAPI over the net . Si può usare l'ISDN interna, utilizzando il protocollo tcp/ip la cui attivazione o disattivazione (di default disattivato) avviene attraverso codici telefonici (collegare un telefono analogico ad una porta ATA )
#96*3* - CAPI on
#96*4* - CAPI off

Sono necessarie anche, nella propria linux box, le librerie adatte per comunicare con il server CAPI. In molte distribuzioni linux è disponibile la libreria "libcapi20" che si occupa di gestire i segnali per schede CAPI attive o passive. Purtroppo la libcapi20 standard non ha il supporto per il CAPI remoto. All'indirizzo http://capifax.v3v.de/ sono disponibili i sorgenti ed i binari precompilati per l'architettura X86.

Installazione manuale libcapi20: copiare in /usr/lib i files .so contenuti nella cartella build e capiinfo nella cartella /usr/local/bin o direttamente in /usr/bin
I settaggi: il remote CAPI si setta attraverso delle variabili di sistema che possono essere inserite in /etc/.environment (per il settaggio all'avvio). In alternativa, per provare, è possibile digitare i seguenti comandi in un terminale:

export FB_REMOTE_CAPI_IP=192.168.x.y # Router-IP or hostname
export FB_REMOTE_CAPI_PORT=5031 # Port of capiotcp
export FB_REMOTE_CAPI_DEBUG=0 # Debug (0 nothing - 3 all)
export FB_REMOTE_CAPI_TCP=1 # Use remote capi (1=on, 0=off)
export FB_REMOTE_CAPI_DEV=1 # Use local capi (1=on, 0=off)

una volta settate correttamente le variabili ed attivato il CAPI del fritz con #96*3*, con il comando capiinfo si dovrebbe vedere le porte del fritz box che brevemente sono:

Controller 1 = ISDN (S0 esterna)
Controller 3 = ISDN (S0 interna)
Controller 4 = Analogica
Controller 5 = VoIP

Installare capifax: è il programma che si occupa di spedire i fax via libcapi20, per qualche ragione il capifax presente in ubuntu va in crash se si usa la libcapi scaricata come da istruzioni precedenti, per cui si può usare il capifax proveniente dalla stessa sorgente della libcapi20.

Installazione capifax manuale: copiare libcapifax in /usr/lib e capifax in /usr/bin

usage: capifax [OPTIONS]

OPTIONS:
-send [tiff_file] [controller] [msn] [target_no]
-receive [path] [controller] [msn]
-rate [2400|4800|9600|14400]
-ident "+00 00 0000000"
-header "My Name"
-ecm [on|off]
-loglevel [0-5]

Il parametro "controller" è uno di quelli elencati in precedenza. Per chiamare con un provider voip si userà il numero 5.
Il parametro "msn" indica il numero del provider registrato nel fritz (partendo a contare da zero)
Esempio 1:
capifax -send filefax.g3 5 2 +399999999999

Esempio 2:
capifax -send fax_g3.tif 5 4 9999999999 -ident "+39 (0)999 999999" -header "intestazione del mittente" -loglevel=3

Log FaxIl suffisso +39 può essere omesso, indicando in alternativa il numero completo di fax a cui spedire o il suffisso 0039 a seconda della propria configurazione voip.
Il parametro "loglevel" indica la "verbosità" dell'output restituito dal comando, utile per cercare di capire se qualcosa non va. Il file da inviare deve essere già in formato tiff g3 (capifax non si occupa della conversione ma solo della spedizione). Un sistema per convertire un file ps o pdf nel formato tiffg3 consiste nell'usare il comando gs (ghostscript).
Esempio per convertire un PDF in G3:

gs -q -dNOPAUSE -dBATCH -dSAFER -sDEVICE=tiffg3 -sOutputFile=file_di_destinazione.tif -f file_di_origine.pdf

Funziona?. Dipende. Mandare i fax in questo modo è un vero casino, non sempre il fax parte e l'analisi delle risposte date da loglevel è spesso inutile in quanto il linguaggio utilizzato è il Klingon. Ci sono riuscito solo una volta e il risultato è stato dall'altra parte la ricezione di una porzione di quanto spedito, ad una risoluzione inaccettabile. Occorrerebbe intervenire con i vari comandi di conversione delle immagini (tipo imagemagik convert, pdftk ecc...) che contengono una miriade di opzioni, parametri e possibilità davvero incredibili. A provarle tutte, e riuscire ad ottenere risultati accettabili, sarebbe opportuno lo sviluppo di un applet che faccia in modo semi-automatico tutte le conversioni del caso. Due mesi fra sviluppo e test...e chi mi ripaga? Forse non ne vale la pena, a meno di non volere acquisire un pò di fama. Come analisi finale, per gli utonti questa soluzione è improponibile. Per gli utenti evoluti, vorrei dare un suggerimento...il fax è uno strumento obsoleto, roba del passato, della preistoria... non è più semplice l'invio di un allegato ad una mail? E' più veloce ed è gratis. E per chi non ha l'e-mail ma ha solo il fax?...che si fo**a. Io con le aziende dinosauro non ci voglio fare affari. Al massimo potrei offrire una buona consulenza per ammodernarli e cambiare, sempre che non incontri troppa resistenza al cambiamento. Alla prossima.

P.s. Avanzare l'orologio di tre ore. Ripeto: Avanzare l'orologio di tre ore.

martedì 10 febbraio 2009

OCR - riconoscimento caratteri

Oggi mi sono dedicato ad una attività di ricerca. Vorrei poter ricavare il testo contenuto in documenti "scannerizzati" (nessuna polemica per l'uso del termine, sul quale sussistono varie interpretazioni).
E' più una curiosità che altro, dato che in ambiente linux non mi risulta ci sia così tanta scelta per questa specifica esigenza. Dai pacchetti elencati nei repository che utilizzo, da una rapida ricerca, trovo alcuni programmi che sembrano corrispondere alla soluzione del problema.
Clara: ha una interfaccia grafica molto spartana, il che va bene per le persone come me che si concentrano sulle funzionalità e velocità di esecuzione più che all'estetica. Accetta formati PBM e PGM per cui ho scartato immediatamente questa soluzione.
unpaper: è uno strumento di post processing delle pagine scannerizzare ed un pre processing per l'ocr vero e proprio. Contiene una miriade di opzioni che permettono la "pulizia" dell'immagine ottenuta dalla scannerizzazione su tutto ciò che non sembra essere testo. E' un utility, a linea di comando, orientata per la preparazione di pagine provenienti da libri ed opere, quindi, a quanto mi sembra di aver compreso, per lavori batch su grandi quantità di dati.
tesseract: sperimentazione in corso. E un progetto Open source, originariamente sviluppato da HP, ora acquisito da bigG. Speriamo in un implementazione di funzionalità che ne migliorino l'utilizzabilità, anche se sembra che funzioni solo sul formato tiff.
gocr: tool a linea di comando, accetta formati pnm, pbm, ppm, pcx e tga. L'ho configurato per funzionare con xsane collegato ad uno scanner di rete dotato di ADF (caricatore automatico). Risultato deludente, quello che si vede in foto. Scansione a 400dpi in bianco e nero (binario). Il testo risulta illeggibile, sicuramente inadatto per un elaborazione. Con un tale risultato, tanto vale digitare a mano il testo, si fa prima.
Procedo con gli esperimenti. Alla prossima

P.S. uno a zero per golia. Ripeto: uno a zero per golia.

lunedì 9 febbraio 2009

Sigarette fai da te (parte 1)

E' da molto tempo che ho smesso di acquistare le sigarette in pacchetto. Costano troppo, non riesco a smettere e non mi va di fare pubblicità gratis con un pacchetto variopinto alle multinazionali ed in più c'è la "crisi" generata da un governo fatto di mezzi "uomini" che stanno spolpando il paese dall'interno....occorre arrangiarsi. Per un pò ho usato un porta sigarette in metallo, per evitare di pubblicizzare la mia marca preferita, ma così non avevo risolto il problema economico. Così, la necessità aguzza l'ingegno e complice un drastico calo degli introiti economici che mi sta massacrando da qualche anno, ho deciso di farmele a mano. Di arrotolare il tabacco su una cartina, a mano, nemmeno a parlarne, non ci riesco. E poi, a rullare le siga a mano fa tanto tossico e francamente, dato che non mi sono mai drogato in vita mia, non mi va di destare sospetti, specie di questi tempi in cui gli spinelli sono equiparati alle droghe pesanti. Allora, un giorno, ho notato un mio amico usare una macchinetta che in due secondi restituiva una sigaretta perfettamente arrotolata. Un rapido salto dal mio tabacchino di fiducia e saltano fuori tre modelli di macchinette: manuale, auto-avvolgente e ad inserimento....prese!

Il modello manuale: ne esistono di varie fogge, in plastica, in metallo, con scomparto per l'aggancio delle cartine. Sono composte da due rulli, uno dei quali si sposta per permettere l'inserimento del tabacco e dell'eventuale filtrino per chi ci tiene ancora un pò ai polmoni.
Una banda di stoffa gommata viene fatta girare con i pollici, dopo aver inserito la cartina inumidita sul lato della colla. Si apre il tutto e la sigaretta è perfettamente avvolta. Questa la uso per le escursioni in bici (lo so...sportivo fumatore...non molto coerente ma così fumo di meno). Costo? Circa 2,50 euro quella in plastica.

Il modello ad inserimento: richiede l'acquisto di tubi di carta già avvolti ed incollati, con il classico filtro ad una estremità. Si pone il tabacco in un condotto, si pigia con il coperchio, si inserisce il tubo ad una estremità e si tira il meccanismo scorrevole, quasi fosse il carrello di una pistola. Il movimento inserisce il tabacco dentro la sigaretta pre-formata che viene così perfettamente riempita. E' un sistema che da risultati "esteticamente" impressionanti, non molto comodo da portare in giro, anche perché richiede i tubicini già preparati che non si possono tenere in tasca, pena lo schiacciamento inevitabile, e che tra l'altro rappresentano un costo aggiuntivo. L'uso prevalente può essere fatto in casa, dove magari ci si prepara la quantità desiderata di sigarette che possono poi essere riposte in un portasigarette. Mi sono preparato un contenitore in legno che contiene tutto il necessario. Mentre lavoro, in ufficio, posso usarla tranquillamente in quanto ho spazio sul piano di lavoro. Impensabile di usarla "al volo", in piedi o nelle situazioni "da bar".

Il modello "auto-rullante". E' l'ottimale per essere portato in giro e per preparare delle sigarette al volo, anche in piedi durante una conversazione. E' una scatolina di metallo, che può contenere una discreta scorta di tabacco, cartine e filtrini (due nella foto), dotata di due rulli, uno dei quali scorre su una guida a forma di "esse". La chiusura del coperchio provoca un movimento circolare del tabacco e della cartina, costretta fra i rulli e la banda di stoffa gommosa. A chiusura terminata, la sigaretta è pronta ed esce da una finestrella perfettamente arrotolata. E' facile da usare, non costa molto (dai 9 ai 13 euro circa a seconda del commerciante), è leggera, poco ingombrante e suscita la curiosità dei presenti...una buona scusa per iniziare una conversazione o per rimorchiare le solite curiose.
Nota negativa. Credevo con questo sistema che i soliti scrocconi evitassero di chiedere "...hai una sigaretta??..." che a fine serata parte mezzo pacchetto solo per accontentare queste sanguisughe, professionisti dello scrocco. Ora ti chiedono "...fammi una sigaretta..." magari senza nemmeno chiedere per favore... "No, mi spiace, ...me le faccio per risparmiare,... ho poco tabacco,.... ho finito le cartine,... te la devo anche leccare?...e poi cos'altro, vuoi anche un polmone?"

Calcolo del Risparmio Totale. Le cartine in confezione da 40 (come due pacchetti di sigarette) le si trovano anche a 20 centesimi (alla faccia di chi le vende anche ad un euro o più!). Il tabacco che costa meno (ad oggi) è quello in foto da 3,60 €. Il migliore in assoluto è il Pueblo, tabacco vergine non trattato, costicchia ma è buonissimo ed è per intenditori che escono dagli schemi commerciali. I filtrini 1,60€ per 100. Quindi per fare un paragone con 5 pacchetti di sigarette pre-confezionate bastano una confezione di filtrini, 5 di cartine, una di tabacco = 6,20 euro. Se mediamente un pacchetto di sigarette pre-confezionate vendute ufficialmente sugli scaffali dei tabacchini è di 4 euro, si calcola che posso ottenere lo stesso risultato (se non migliore) spendendo 6,20€ contro 20,00€. Per un qualcosa che va in fumo, non è male.
Quasi dimenticavo. I messaggi minacciosi che si trovano sui pacchetti e sulle buste di tabacco, da un punto di vista dell'efficacia a livello psicologico, non funzionano in quanto hanno connotazione negativa. Sarebbe meglio mettere "Staresti meglio se non fumassi..." Alla prossima.

P.S. Andiamo a pescare, ci servono i vermi. Ripeto Andiamo a pescare, ci servono i vermi.

P.P.S. VEDI AGGIORNAMENTO per le sigarette di ultima generazione (parte 2).

P.P.P.S. Non cliccare sui link esterni. Ripeto:  Non cliccare sui link esterni.

venerdì 6 febbraio 2009

Pennarelli e ink jet (4a parte)

Non ho resistito ed ho proceduto con la ricarica dei pennarelli colorati che conservavo non ricordo per quale motivo. Se ci si chiede..."ma i pennarelli colorati con inchiostro ad acqua, si possono ricaricare?", la risposta è SI. Funziona. Ovviamente occorre considerare la cosa solo se si è ben conservata la punta, se si possono aprire (con qualche eccezione), se il serbatoio e la spugna interna sono accessibili con un ago da siringa.
Pennarelli con tampone imbevuto. Rientrano in questa famiglia i Tratto pen per intenderci. Il tampone è solitamente un cilindretto morbido di materiale assorbente, confezionato in un tubicino di plastica trasparente sottile. Se è estraibile dal corpo del pennarello, si infila l'ago all'interno del tampone (se è lungo, alternativamente in entrambe le estremità) e si osserva, iniettando il colore desiderato, e se l'involucro dello stesso è trasparente, il diffondersi del colore. Quando si nota che sta per arrivare alle estremità, ci si ferma. Iniettare lentamente, senza premere eccessivamente. Si ri-assembla il pennarello e si attende qualche minuto che la capillarità imbeva per bene la punta.
Pennarelli con cartuccia intercambiabile: Rientrano in questa famiglia gli Osama per capirci. Si riempie per tre quarti il serbatoio plastico e si aggiungono poche gocce di acqua distillata per diluire il tutto. Alternativamente si può aggiungere alcool isopropilico per facilitare l'evaporazione e l'asciugatura dell'inchiostro sulla carta. Tenere conto che l'evaporazione del solvente potrebbe "inscurire" la carta termica (es. quella dei fax di una volta).
Pennarelli tipo Stabilo Boss: hanno il corpo sigillato ad ultrasuoni e non è consigliabile tagliarli o forarli. Per la ricarica basta infilare lentamente l'ago in prossimità della punta, vicino all'imbocco, con direzione leggermente obliqua e senza interessare l'area "a scalpello" della punta. Nello spingere, per evitare che la punta rientri nel serbatoio per effetto della pressione esercitata, è meglio ruotare l'ago in modo che avanzando si credi una sede. Una volta tolto l'ago, l'elasticità della punta andrà a richiudere parzialmente il condotto creato (così l'inchiostro non esce "a fiotti" ma resta all'interno). Tale operazione non può essere ripetuta per più di due o tre volte a causa di un inevitabile danneggiamento della punta stessa. Si tenga inoltre conto che l'inchiostro iniettato non è evidenziatore (fosforescente), per cui l'effetto finale sarà quello di un normale pennarello colorato.
Per le varie tonalità non c'è problema: si dosa nella siringa, ad occhio, la miscela di inchiostro tenendo conto che :
giallo + blu = verde
giallo + rosso = arancione
verde + blu o rosso = marrone
rosso + blu=viola
ecc...
Punte secche: Per i pennarelli rinsecchiti dal tempo, si immerge la punta in acqua tiepida sino a quando non si nota scendere del colore dalla punta verso il fondo del contenitore utilizzato. Io uso i bicchierini di plastica dello yogurt, uno per colore per evitare contaminazioni. Se le punte sono totalmente rinsecchite e se sono estraibili, si può pensare ad un processo di bagnatura prolungata in soluzione leggermente "solvente" (il Cyclon sgrassante fa miracoli) o in acqua calda (anche a 40 gradi). Qualora dovessi imbattermi in punte particolarmente ostiche, mi riservo di provare a bollirle....
Punte rovinate: Le punte sono fatte da una specie di materiale poroso abbastanza consistente. Può capitare che si rovinino perdendo la forma originale o che vengano sporcate da grafite o inchiostro scuro durante un uso poco accorto. In alcuni modelli di pennarelli, è possibile rigenerare la punta. Se si riesce ad estrarla (es. gli stabilo boss evidenziatori), basta girarla e rimetterla in sede. In alcuni casi la punta è simmetrica, sia per le punte a cono che per le punte "a scalpello".
ATTENZIONE: Usare sempre i quanti e proteggere il tavolo con molta carta assorbente sopra uno strato di giornali vecchi. Indossare vestiti "a perdere", non illudersi mai di fare un lavoro pulito ed indossare i pantaloni o la camicia preferita. L'inchiostro usato per la ricarica, quello per le stampanti a getto di inchiostro, è iper concentrato e sporca tantissimo. I quanti devono essere di qualità. A me è capitato, per risparmiare, di imbattermi in una scatola di guanti....bucati e difettosi. Risultato: da due giorni non riesco a togliermi i residui di blu da sotto l'unghia del pollice destro ed andare in giro con le dita "sporche" non è proprio una bella cosa.
Per finire, visto che orientare gli acquisti può modificare la politica dei produttori verso i rifiuti zero, se si pianifica di acquistare pennarelli colorati (ad esempio per la cancelleria dell'ufficio o per i ragazzi che vanno a scuola), preferire quelli con involucro apribile o con cartuccia di ricarica (non serve fare scorta di cartucce quando si possono riempire a piacere). Per ultimo, occorre anche sensibilizzare gli utilizzatori ad usare gli strumenti di scrittura con cautela e cura, per farli durare nel tempo. I vantaggi?: nell'immediato risparmio economico, nel lungo periodo ambiente più pulito e discariche (o inceneritori) progressivamente sempre più inutili. Cambiare si può, basta volerlo. Alla prossima

P.S. Il ciccione è uscito. Ripeto: Il ciccione è uscito.

giovedì 5 febbraio 2009

Penna stilografica e ink jet (3a parte)

Dopo l'ennesima ricarica della cartuccia della penna stilografica, con inchiostro rosso stavolta per dare una tonalità violacea al nero che si stava esaurendo, ne ho approfittato per un paio di tentativi sperimentali. Mi sono trovato con il mio fedelissimo pennarello rosso, quello che uso per sottolineare i passaggi importanti dei miei appunti, quasi a secco. Dato che c'ero, ho preso dal cassetto un altro pennarello, evidenziatore con cartuccia ricambiabile, di tonalità rosso intenso (quasi rosa). Con un unica "siringata" dello stesso colore, ho voluto sperimentare la ricarica dei pennarelli. Il principio è sempre lo stesso. Dato che i pennarelli in questione non sono di quelli con inchiostro a solvente volatile ma con inchiostro a base d'acqua, l'inchiostro per le cartucce di stampa deve andare bene... per forza. Allora, animato da questa ipotesi che mi è sembrata corretta, sono partito con la ricarica più facile. Il pennarello evidenziatore è dotato di un serbatoio intercambiabile che va ad incastrarsi nel feltrino di scrittura. L'inchiostro va a finire sulla punta per capillarità. Lo stesso principio vale per il pennarello a tampone imbevuto, quest'ultimo facente funzione di "serbatoio". Fortunatamente è un modello con chiusura del serbatoio ad incastro, non saldato ad ultrasuoni tipo gli stabilo boss (per i quali tra l'altro esiste un trucco per ricaricarli lo stesso). Il tappo viene via usando una pinzetta a becchi piatti.
Una buona innaffiata di inchiostro rosso et voilà. L'esperimento è riuscito. Il pennarello a tampone ha re-iniziato a scrivere egregiamente, senza alcun tentennamento, con una tonalità leggermente diversa (dovuta sicuramente alla differente pigmentazione fra l'inchiostro originale e quello delle stampanti).
Il pennarello a cartuccia... sembra che il feltrino sia più compatto e duro, per cui sembra che il nuovo inchiostro fatichi ad essere assorbito. Nel dubbio che con l'inattività prolungata la punta possa essersi seccata, l'ho immersa per un paio d'ore in acqua distillata. E' uscito dell'inchiostro evidenziatore e si inizia a notare la differenza di tonalità, segno che l'inchiostro nuovo arriva in punta. Funziona! Potrò ora passare alla ricarica in massa di tutti i pennarelli seccati che ho conservato nella scatola della cancelleria esaurita. Sto esagerando a risparmiare?? Chissenefrega, ogni euro risparmiato è un euro guadagnato ed un commerciante in più che piange miseria dopo essersi arricchito in nero ed aver riso alle mie spalle dato che pago le tasse anche per lui. Alla prossima.

P.S. Dito puntato accusa per due. Ripeto: Dito puntato accusa per due.

martedì 3 febbraio 2009

Fritz 7170 Fax capi-over-tcp (parte 1)

Sono un "fortunato" possessore di un FRITZ!Box Fon WLAN 7170, un modem, router dalle possibilità davvero potenti, sicuramente migliore delle ciofeche installate presso gli utonti che firmano i contratti adsl senza sapere nemmeno cosa stanno acquistando. Ho anche aggiornato il firmware alla versione italiana, giusto per comodità dopo un lungo utilizzo in lingua inglese.
La necessità, scaturisce da alcuni problemi con il vecchio modem 3Com utilizzato per inviare e ricevere fax tramite hylafax su server dedicato. Il sistema risponde alle chiamate ma poi, misteriosamente, cade la linea e di ricevere i documenti nemmeno a parlarne. Non ho avuto molto tempo per indagare, potrebbe essere la linea, il numero voip, qualche aggiornamento software, fatto sta che dopo due anni di onorato servizio mi ritrovo con il sistema fax a terra. Ne approfitto, dato che da poco tempo sono state implementate nel firmware del fritz le capacità di inviare fax senza necessità di modem esterni, tutto "over TCP". Per la ricezione nessun problema. Il fritz mi avvisa via e-mail per i fax in arrivo, proponendoli già in formato pdf, con nome formattato che contiene data e ora di ricezione. Basta salvarli in una cartella apposita o crearsi una semplice interfaccia grafica per gestirli. Ma per la spedizione da un client di rete??
Allora... vediamo la procedra:
Prima di tutto occorre attivare CAPI-OVER-TCP da un telefono analogico collegato alle porte ATA del fritz.

digitare dal telefono: #96*3*

poi installare nel proprio client o in un server: apt-get install capiutils

Se si sta usando la distro Intrepid di Ubuntu, la libreria libcapi2-3 dovrebbe essere già installata, altrimenti verificare se lo è o meno e provvedere.
Successivamente occorre configurare, modificando in /etc/capi20.conf la riga come segue
REMOTE "ip_del_fritz" 6000

Poi, per vedere da terminale se tutto funziona, digitare: capiinfo ed analizzare il risultato.
Fatto. Per spedire i fax quindi basta configurare il seguente comando in qualsiasi programma in grado di eseguire comandi (Xsane, gv, cups, oowriter ecc.ecc.... tanto per fare un esempio)

capisuitefax -d "numero_di _fax" /"percorso"/nome_documento.pdf

ed il gioco è fatto. Purtroppo o per fortuna, questa non è una procedura adatta agli utonti, ai quali se consegni un qualcosa che abbia più di due o tre bottoni vanno totalmente nel pallone e rifiutano di imparare. Per loro è meglio windows, alice, fastweb o qualsiasi fornitore che si fa pagare a caro prezzo la loro pigrizia ed ignoranza piuttosto che insegnare loro come risparmiare.
Alla prossima
P.S. Vedi aggiornamento Parte 2
P.P.S. L'ossobuco è pronto. Ripeto: L'ossobuco è pronto.

lunedì 2 febbraio 2009

Facebook?? no grazie

Il libro delle facce... ne sento parlare e la curiosità prende il sopravvento. Non vorrei apparire asociale o essere, come sostiene qualcuno, tagliato fuori. Non devo trovare amici o vecchi compagni di scuola o d'armi, le mie ex..., se li ho persi tutti di vista è solo perchè l'ho voluto, nulla di interessante in persone vuote, egoiste, ignoranti, arroganti, socialmente pericolose e potenzialmente dannose al quieto convivere sociale. Mi sono tenuto in contatto solo con le persone che credo meritino la mia amicizia.
Stavolta però, contrariamente al solito, metto a freno l'impulso di registrarmi e vado a consultare preventivamente le condizioni d'uso...c'è da inorridire!! Ci sono più motivi per dire di no! nemmeno morto. Avete letto le condizioni d'uso?? elenchiamone alcune
1) Possono cambiare le carte in tavola (le condizioni d'uso) senza avvisare, e se continui a usare il servizio le accetti implicitamente (anche se non lo sai in quanto non avvisato).
2) Facebook fa discriminazione in base al censo. Se hai piu’ di 13 ma meno di 18 lo puoi usare solo se frequenti una scuola superiore!!
3) Tutto quello che scrivi ti viene espropriato: “all rights reserved” ... si prendono automaticamente i diritti di sfruttamento commerciale dei tuoi contenuti!!
4) Se parli male di qualcuno, anche a ragion veduta, la responsabilità è comunque tua. I diritti si, le rogne no!
5) Su Facebook non puoi far vedere quello che succede in giro... puoi solo postare filmati fatti da te o che contengano te come soggetto... nemmeno i filmati liberi possono essere divulgati
6) Su Facebook l’ultimo criterio per decidere se qualcosa va bene oppure no e’ “il giudizio della compagnia”. Insomma, decidono solo loro cosa da fastidio e cosa no
7) Possono sbatterti fuori anche senza nessun motivo o spiegazione. Alla fin fine bastava solo questa regoletta

Dulcis in fundo...non c'è modo di cancellare definitivamente quanto messo in rete. ci si può disattivare (con una procedura farraginosa) ma non cancellare. Resta tutto a loro disposizione.
Decido di approfondire la ricerca.... tra class action per violazione della privacy (vendita dei dati degli utenti e dei profili senza autorizzazione) e colegamenti con la CIA ed enti governativi vari orientati al controllo globale...c'è da impallidire. Risultato...Facebook, ma vaffanculo!
Alla prossima

P.S. Annaffiare il giardino. Ripeto:Annaffiare il giardino.