sabato 12 dicembre 2009

DIY dinamo - magneti ed hard disk (parte 2)


Nei ritagli di tempo, procedo con la raccolta del materiale per l'auto costruzione di una dinamo. Recentemente sono entrato in possesso di alcuni hard disk avuti in dono da un collega che ha deciso di disfarsene. Tempo neanche mezz'ora e mi sono messo di buona lena a disassemblarli per recuperare i magneti al neodimio dal loro interno. Fortunatamente, ne ho recuperati 4 coppie di uguali, 8 in tutto. I magneti degli hard disk si prestano bene per la costruzione di un generatore a magneti permanenti, dato che sono caratterizzati da un campo magnetico molto forte (attenzione a non pizzicarsi le dita, possono essere pericolosi se maneggiati senza cautele). Sono composti da una specie di terra compressa rivestiti da un sottile strato metallico. Per non rovinarli, è meglio non farli cozzare fra loro, altrimenti si possono frantumare o scheggiare. Per separarli dai loro supporti basta prima separare le due metà, tenute a distanza da due distanziatori metallici, facendo leva con le dita (occorre applicare una certa forza e stare attenti). I magneti, a volte, sono solo incollati alla piastra metallica con un blando adesivo, la forza magnetica fa il resto. Se si è fortunati, si riesce a farli slittare e toglierli. Se non si riesce a farli slittare di lato, si può procedere con il metodo meccanico. Si fissa la piastra metallica ad una morsa da banco e con una tenaglia dai manici lunghi (per far meglio leva) si piega la base in modo che i magneti, restando piatti, si sollevino quel tanto che basta per infilare una leva e farli saltare via. Se il produttore ha applicato un abbondante strato di adesivo, è facile spezzarli. Quelli che ho recuperato io provengono da dei vecchi maxtor IDE, abbastanza diffusi e di facile reperibilità. Ora devo trovare una base su cui fissarli stabilmente. Pensavo di affogarli nella resina, magari mescolata con della limatura di ferro per migliorare la diffusione del campo magnetico. La loro forma a "banana" ben si presta per disporli in cerchio. Occorre poi trovare dei cuscinetti ed un perno per far ruotare i magneti sullo statore alla minima distanza possibile, senza vibrazioni, avendo cura di bilanciare il tutto.... non so ancora come farò ma sicuramente mi verrà in mente qualcosa. I cuscinetti possono essere recuperati da dei vecchi lettori floppy, meglio se da 5 1/4 che sono più grandi.
Devo ancora documentarmi sul tipo di collegamento delle bobine...trifase a stella o triangolo oppure un unico avvolgimento composto da bobine in serie? Credo che ci sia differenza fra corrente e tensione erogata fra le varie configurazioni possibili, il che impone di scegliere la sezione del filo usato per gli avvolgimenti.
Per i diodi di raddrizzamento, nessun problema, si possono usare quelli di potenza (ultra fast) recuperati dagli alimentatori switching dei PC. Si trovano nello stadio finale verso il gruppo di fili rossi,gialli e neri dell'uscita e sono riconoscibili dal simbolo stampigliato sul loro contenitore (in genere due diodi col catodo in comune). Bene, metto da parte anche questi in attesa mi venga l'ispirazione per la parte meccanica e procedere con gli esperimenti. Lo scopo è produrre una dinamo da bicicletta per alimentare il navigatore GPS, la fanaleria, il cellulare, la fotocamera e per caricare un paio di batterie. Sarà necessario progettare dei regolatori ad hoc. Ho a disposizione 4 regolatori della ST Microelectronics L200C da 2Ampère che proprio oggi ho scovato dentro alcuni caricabatteria conservati in attesa di analisi. Alla prossima

P.S. Fido ha fame. ripeto: Fido ha fame.

venerdì 11 dicembre 2009

UPS Kraun K-650 (II)

Gentile Cliente,
siamo spiacenti, ma non abbiamo disponibile lo schema elettrico/service manual del prodotto.  Le eventuali riparazioni su questo tipo di prodotto vengono effettuate sostituendo l'intero prodotto, o al massimo la scheda elettronica.

Ecco la risposta a fronte della richiesta di un manuale di servizio per la riparazione. E che riparazione è la sostituzione dell'intero prodotto?? Significa compra nuovo e butta il vecchio...vergogna.  Se per sfiga si rompe un componente dal costo di pochi centesimi, occorre spendere 90 euro per poter usufruire delle funzionalità originali del prodotto.
Come consumatore e contribuente, disapprovo questa politica dissennata e dannosa per l'ambiente, per le risorse (che non sono infinite ed illimitate) e per le mie tasche. Come consumatore, attivo e consapevole dei danni cui tutti siamo sottoposti, confermo che è venuto il momento di prendere coscienza ed adeguare le decisioni di acquisto in modo da cambiare le cose... decrescita sostenibile senza rinunciare a molto se non al superfluo. Basta acquisti dalle aziende dell'usa e getta. Basta. Mai più soldi a dirigenti miopi ed ignoranti, poco sensibili all'ambiente. Soldi da me basta, non sono loro complice. Basta. Da parte mia BASTA!

P.S. Il topo morto non parla. Ripeto: Il topo morto non parla.

giovedì 10 dicembre 2009

UPS Kraun K-650


Oggi, da un cliente, mentre ero intento a capire le cause del blocco del computer, viene a mancare la corrente. Improvvisamente si spegne tutto e l'ups inizia a fischiare... Ma come? Non dovrebbe garantire la continuità dell'alimentazione in caso di black-out? Scopro così che è guasto, praticamente inutile. Vane le rassicurazioni del titolare..."...ieri andava...". Mi spiace, oggi non va. Per rassicurare il cliente, si riprova e si riscontra che l'UPS in caso di interruzione dell'alimentazione si spegne e basta. "Ma come...è praticamente nuovo!!..." si lamenta il titolare. "Bene, fammi vedere la fattura di acquisto"... si scopre così che l'UPS è in esercizio ininterrotto da più di due anni e mezzo. Sicuramente la batteria è andata. Si va assieme di corsa ad acquistare un gruppo di continuità nuovo, 90 euri e lo si installa per la carica (minimo 8 ore). Con l'occasione, ne approfitto per l'acquisto di un cellulare a 19 euro (da tenere di scorta per le emergenze) e di un regalo per il figlioccio, un rasoio elettrico visto che ormai è grande e la barba gli spunta copiosa....più peloso di un cinghiale...non è mio figlio naturale.
L'hardware vecchio lo porto a casa...per delle prove. Lo apro sperando che l'elettronica sia a posto e noto che effettivamente la batteria presenta dei rigonfiamenti.. è una batteria da 12 volts 7 Ampere/ora Misura 10 volts... è proprio andata. Una rapida corsa da un rivenditore di zona e ne prendo una di identica, 16 euro...credevo peggio, quella guasta la smaltisce lui...grazie. Ora, dopo l'installazione, è in carica... speriamo che l'elettronica sia integra. Per sicurezza ho chiesto al produttore se è disponibile lo schema per un eventuale diagnosi e riparazione... probabilmente è il circuito di by-pass o l'inverter a non fare il suo dovere. So già cosa mi risponderanno... "...lo schema non è disponibile, conviene acquistare un gruppo nuovo..." maledetti bastardi, ma io vi fotto, è da tempo che lo faccio. Lo aggiusto, a costo di passarci le notti, di ricostruire lo schema (mai sentito parlare di reverse engineering?) e di sostituire i componenti. Quell'atteggiamento mi fa talmente incazzare che sono disposto anche a rimetterci pur di mettervelo in quel posto. Un UPS nuovo?? della stessa marca?? Giammai!!. Il cliente ci è arrivato da solo...ha cambiato marca naturalmente. Kraun nella mia azienda?? Giammai. E il "brand" (CDC) finisce nella lista nera dell'hardware da non acquistare mai più. Fanchiulo!
Alla prossima.

P.S. La mangiatoia è vuota ed il bue ha fame. Ripeto: La mangiatoia è vuota ed il bue ha fame.

Aggiornamento: L'elettronica funziona perfettamente dopo la sostituzione della batteria. Praticamente un UPS nuovo con 16 euro e mezz'ora di lavoro...non male. In queste condizioni lo si può rivendere in "garanzia" 2 anni, magari a 20-25 euro... lavoro compreso ovviamente. Comunque, come previsto, ecco la risposta ottenuta dal produttore:"Gentile Cliente,  siamo spiacenti, ma non abbiamo disponibile lo schema elettrico/service manual del prodotto.  Le eventuali riparazioni su questo tipo di prodotto vengono effettuate sostituendo l'intero prodotto, o al massimo la scheda elettronica." ergo, niente schema niente acquisto, logico no?

domenica 6 dicembre 2009

Laser - DVD


Un masterizzatore SONY Dual layer che non masterizza è un "simpatico" soprammobile e se in più legge male i supporti, allora è venuto il momento di utilizzarlo come cavia da laboratorio da sezionare e sacrificare per motivi scientifici. Non ricordo dove, ma avevo letto della possibilità di aumentare la potenza di lettura e scrittura dei laser interni per tentare di risolvere i problemi di lettura o masterizzazione che affliggono spesso questi dispositivi. In prossimità delle testine di lettura e scrittura, proprio nei cavi flat di colore arancione che collegano i diodi laser, spesso ci si imbatte in dei micro trimmer che regolano proprio la potenza di emissione del laser che esce dai diodi. Nel mio caso ce n'erano tre, uno marchiato CD. Provando a girarli in un senso, il lettore non legge più niente, nell'altro il lettore da errori vari in lettura. L'esperimento, preso non troppo seriamente, mi ha solo convinto di approfondire la questione per i prossimi lettori. Per questo dispositivo invece, ho riservato una fine che da tempo stuzzicava la mia curiosità. Smontare il diodo  laser di scrittura (masterizzazione) ed usarlo come un "potente laser da taglio". Data la potenza esigua, non si può certo pretendere chissà quale prestazione, ma ero troppo  curioso di vedere come funziona la cosa e raramente riesco a recuperare dalla discarica dei masterizzatori.
In primis, una rapida googlata e mi imbatto in un filmatino che spiega come montare il DVD laser su una torcia per accendere dei fiammiferi, far scoppiare i palloncini o allontanare i piccioni dal poggiolo senza dover uscire a spaventarli ogni volta. Lo stesso filmato è ripreso pari pari da molti blogger maestri del copia incolla, sempre pronti a copiare senza citare la fonte e ripetere a pappagallo le cose senza nemmeno prendersi la briga di verificare. Io ho voluto provare di persona per arrivare alle seguenti conclusioni. Per prima cosa...quale dei due?? Quale è il laser che masterizza e quale quello che legge?? Bella domanda. Il laser di scrittura dovrebbe sempre essere montato su un dissipatore metallico per lo  smaltimento del calore prodotto. Nel dubbio recuperarli tutti e due e provare.

Poi occorre collegare correttamente i fili. Come si vede dalla prima foto, il primo in alto è il positivo, il secondo a scendere la massa ed il terzo non viene usato...in questo caso. Il primo terminale è l'anodo del diodo laser principale con il catodo a massa. Il terzo terminale è un diodo di protezione che viene usato a volte per limitare la potenza di emissione ed evitare la bruciatura del diodo principale.
A quale tensione deve essere alimentato?? il filmato bufala parla di due pile AA in serie per un totale di 3 volts. Ho provato con 4 pile scariche in modo da ottenere 3,5 volts ma il diodo laser ad infrarosso utilizzato nel mio caso emette una luce fioca (visibile solo con una fotocamera che è sensibile agli infrarossi e ne permette la visualizzazione nonostante i filtri ottici limitatori di cui sono dotati gli obiettivi). Devo riservarmi di provare ad alimentarlo a 5 volts e vedere se si brucia o se spara fuori un laser più potente.
Si ottiene un bel fascio luminoso come nel filmato bufala?? Si, No, dipende. Se si usa il diodo laser di un masterizzatore blu-ray, si vede un bel fascio blu. Se si usa un diodo ad infrarosso....non si vede nulla ed il pericolo è quello di bruciarsi le retine degli occhi senza nemmeno rendersene conto (RICORDARE CHE E' PERICOLOSO GIOCARE CON I LASER SENZA PROTEZIONI). Dipende poi da modello a modello di masterizzatore il tipo di laser che si ottiene.
In ogni caso meglio non togliere il diodo  dal suo alloggiamento, altrimenti occorre rifare l'ottica di focalizzazione ed il raggio laser si disperde perdendo di potenza. Generalmente questi laser sono progettati per lavorare a distanze minime. La potenza di un laser diminuisce in proporzione quadratica con la distanza. Per cui scordarsi di usarli per accendere un fiammifero a 30cm di distanza come si vede nel filmato bufala.
Conclusioni: le istruzioni che si trovano in molti blog italiani sono delle vere bufale di gente frustrata che non vuol raccontare i propri fallimenti. Il laser che si ottiene dai diodi dei masterizzatori "normali" non serve certo per tagliare, incidere, forare o ottenere qualche lavoro "utile". Hanno qualche effetto se la superficie di lavoro è nera ma francamente realizzare un "laser-taglia nastro isolante" mi pare un pò eccessivo.  Sono sicuramente dannosi per la vista, sicuramente quelli ad infrarossi che subdolamente colpiscono senza lasciare traccia dell'assassino. Ma... devo sperimentare la distanza massima che può raggiungere, in termini di visibilità. Ho in corso l'esperimento di rilevazione delle vibrazioni a distanza ed un raggio ad infrarosso, invisibile, capita a fagiolo. Devo solo predisporre l'ottica di un mini telescopio e capire come allineare perfettamente l'oculare con il puntatore. Poi devo modificare una webcam e togliere il filtro ad infrarosso e vedere come si comporta (anche in questo caso di filmati bufala ce n'è a iosa). Meglio far da sè che prendere per buoni gli scherzi di molti a cui interessa solo alimentare il traffico nel proprio sito con la speranza di qualche clic pagato sui banner pubblicitari. alla prossima.

P.S. Il punto focale è freddo. Ripeto: Il punto focale è freddo.

lunedì 30 novembre 2009

Epia mini ITX - riparazione


Tanto vale provare a recuperare anche le due mother board EPIA Mini-ITX che erano nei case già trattati nei post precedenti. L'ideale in questi casi, sarebbe avere un qualche strumento di diagnostica, uno schema di principio, un analizzatore di stati ed un oscilloscopio. In mancanza di adeguata strumentazione, ci si deve accontentare del metodo visivo. Si cerca di individuare un qualche componente difettoso e lo si sostituisce, sperando per il meglio. Per entrambe le mother board si notano dei condensatori rigonfiati, sempre gli stessi. Il primo (CE3) si trova accanto alla presa di alimentazione, il secondo (CE18) accanto alla presa VGA ed il terzo (CE25) in prossimità del connettore per il floppy. Tutti e tre, elettrolitici, sono da 1000 mF 10Volts 105°. Ne ho in magazzino, di recupero, per cui provo ad effettuare la sostituzione. Per dissaldare i componenti dalle mother board occorre usare qualche trucco. Le piazzole del circuito stampato sono minuscole, molto più piccole della punta del dissaldatore (o succhia stagno). Il diametro interno del foro di aspirazione, più grande della piazzola, ha delle difficoltà a scaldare per bene la piazzola, per cui ci possono essere delle difficoltà nell'asportare tutto lo stagno e togliere agevolmente il componente. Ad insistere si corre il rischio di bruciare la sottilissima pista di rame. Si può allora procedere con lo scaldare i refori del componente, alternativamente, e toglierlo con calma facendolo "dondolare". In questo modo il componente viene via ma il foro passante del CS resta pieno di stagno. Con una trecciola dissaldante di rame si cerca di eliminare quanto più stagno possibile, non senza prima aver innaffiato il punto con abbondante flussante. Si prova con il succhia stagno per vedere se si riesce ad aprire il foro. In caso negativo io faccio così. Si piglia un ago da siringa (il più grosso a disposizione), si scalda il foro e lo si infila in modo da aprirlo. L'ago è di acciaio e lo stagno non si incolla su di esso.
Un altro sistema consiste nel tenere in una faccia del CS la punta dello stagnatore dentro il foro e dall'altro la punta del succhia stagno. Occorre pertanto tenere in piedi la mother board, ben ferma su tre lati.
Con questi sistemi si riesce ad aprire i fori ed infilare il nuovo componente per la sostituzione. Ricordare sempre di usare flussante a pioggia per agevolare la fusione dello stagno. Una volta sostituiti i condensatori, ho provato ad alimentare le mother board con cavi, dischi e connettori di recupero, con un alimentatore da PC. La prima mother board ha tirato un botto pauroso da far scattare l'interruttore automatico. L'alimentatore si è salvato ma sicuramente la piastra ha un corto da qualche parte, non troppo difficile da trovare, anche se credo che nonostante non presenti tracce evidenti di bruciature (strano), sia totalmente defunta. La seconda invece, dopo la riparazione...funziona. Alla prima accensione emetteva un suono intermittente dal cicalino, il che indica problemi del banco di memoria (DIMM max 1Gb). Poi usciva l'errore 1234F che indicava problemi al boot (un lettore CD di recupero guasto). Alla fine sono riuscito ad avviare una ubuntu 9.10 e tutto funziona perfettamente. Sto già predisponendo il secondo server che userò per sperimentare un centralino asterisk per la video-conferenza. Grazie ancora al collega per la donazione. Alla prossima.

P.S. Osteria numero mille, il mio PC fa le scintille. Ripeto: Osteria numero mille, il mio PC fa le scintille.

domenica 29 novembre 2009

CWT150 FATX - Alimentatore switching (parte 2)


Preso dall'euforia derivata dal successo della riparazione del post precedente, ho deciso di provare a riparare anche il secondo alimentatore recuperato, convinto presuntuosamente di andare a colpo sicuro. L'analisi visiva ha immediatamente spento l'entusiasmo e una successiva dissezione dei componenti ingombranti mi ha scoraggiato dall'insistere. Un mosfet di potenza nello stadio di commutazione ad alta tensione ed un circuito pre-assemblato presentano dei seri danni dovuti ad una scarica elettrica. Non credo che la causa sia dovuta ad un picco di sovratensione in ingresso. Più probabilmente si tratta del cedimento elettrico dei componenti bruciati. In questo caso  non c'è molto da fare. La bruciatura ha cancellato la sigla del componente, ed il circuito pre-assemblato non si trova in commercio. Occorre tentare di rivolgersi alla casa produttrice e sperare siano così gentili da fornire schema completo di part-list ed ordinare i pezzi. Prospettare una spesa è improponibile, non fosse per una questione di orgoglio personale a spingermi a tentare. Occorre tenere conto che il guasto probabilmente si è propagato ad altri componenti, visivamente intatti ma presumibilmente danneggiati dai transitori di tensione creati con l'arco voltaico che ha fatto letteralmente "esplodere" il transistor. Questo è un guasto di quelli brutti, nello stadio centrale, difficili da risolvere, costosi e rognosi nella soluzione. Decido per ora di non controllare nemmeno il ponte di diodi ed i vari componenti dello stadio  precedente. A fronte di un problema di questo tipo, forse conviene desistere e ammettere che economicamente "conviene" buttare e prenderne uno nuovo. Preferisco però, da buon testardo, provare a reperire i pezzi tramite il produttore, avendo così modo di verificare e misurare concretamente la "qualità ed attenzione al cliente" tanto millantata dalle aziende nei loro siti web.

Questo alimentatore inoltre ha un altro problema nello stadio finale. due condensatori presentano dei rigonfiamenti, tipici e già analizzati nei post precedenti, che suggeriscono la loro sostituzione. In foto si vede poco, ma si tratta del condensatore sotto l'aletta di raffreddamento a sinistra e di quello accanto ai fili di uscita in basso a destra. Gli altri sembrano a posto, almeno un buon segno, ma vanno comunque provati e misurati.
Quindi, stadio HV, PWM e finale con non meglio precisati "problemi"... provo a googlare per trovare il produttore, non demordo e procedo. Alla prossima.

AGGIORNAMENTO: il produttore risponde:
Dear *,
My name is * who is in charge of Power supply products in CWT company. I am very sorry to inform you that this item had been discontinued for a while. I suggest that you can buy a new one at the moment.

Mia Considerazione:
Grazie, ma avevo chiesto lo schema e della documentazione tecnica che elenchi i componenti utilizzati. Se l'alimentatore è fuori produzione significa che avete distrutto anche la sua documentazione?? significa che non funziona bene e che quindi è necessario far sparire le tracce del progetto?? Significa che non posso mai più riparalo? boh. mo ci riprovo.

AGGIORNAMENTO II°: il produttore risponde:
Dear *,
We don’t even have the schema electronic archives and the list
of components now. I suggest that you can buy a new one is better.

Mia considerazione:
Meglio comprare che riparare, ovviamente, secondo il loro punto di vista. Mi viene voglia di insistere con risposte di questo tono. Vorrei provare a fingermi un grosso importatore e subordinare preventivamente l'acquisto di una decina di container alla disponibilità dello schema elettronico. Sono proprio curioso di vedere cosa mi dicono. Oppure avvisarli che, a causa della mancanza di possibilità di offrire adeguata assistenza tecnica, mai più acquisterò prodotti provenienti dalla loro azienda, così come suggerirò alla rete di non acquistare alimentatori marchiati CWT in quanto del tipo "usa e getta".

P.S. La condensa è arrivata e la temperatura diminuisce. Ripeto: La condensa è arrivata e la temperatura diminuisce.

CWT150 FATX - Alimentatore switching riparato (parte 1)


Mi hanno regalato, per la cifra simbolica di 6 euro, 2 mini PC dotati di mother board mini ATX Epia ed un'altra mother board nuova di palla con imballo originale. In realtà il tutto era gratis, dei rimasugli ingombranti di laboratorio utilizzati per delle server appliance sperimentali che non hanno trovato mercato. Mi sentivo in colpa a ritirarli "agratis", per cui mi sono offerto di offrire sigarette cappuccino e brioche al Collega che ha deciso di disfarsene. Il materiale arriva nel momento giusto, dopo la decisione di cambiare il vecchio server, di recupero dalla discarica, col contenitore piegato da una caduta accidentale e risistemato a martellate, il tutto tenuto assieme con il nastro adesivo e con un alimentatore talmente rumoroso da sembrare un quadrimotore tupolev di fabbricazione sovietica in piena guerra fredda. Lavorare in ufficio con un fischio costante non è proprio il massimo ed ho resistito solo perchè le finanze languono e di spendere in regime di sciopero della spesa nemmeno a parlarne... per coerenza.
Entrambi i case appena recuperati hanno l'alimentatore rotto, sono senza disco fisso e solo uno di loro ha un banco di memoria da 512Mb. Recupero un disco da 40 Gb (più che sufficienti per lo scopo), ed un alimentatore da PC (il più minuscolo che ho trovato, l'ho attaccato esternamente al case col bi-adesivo) e dopo l'installazione di una distribuzione linux, il server è pronto per lavorare 24/24 7/7 con un rumore attenuato rispetto al precedente ma ancora udibile. La ventola si sente ancora...soffia.

Decido allora di riparare l'alimentatore switching originale in dotazione al contenitore recuperato. Ne ho due, penso, e sicuramente uno lo rimetto in funzione. L'obiettivo è fare pratica con le riparazioni, risparmiare e divertirmi, ovviamente. La decisione di riparare è nata anche da due fattori: un salto da un rivenditore mi ha spinto a prendere la decisione...l'alimentatore nuovo, venduto singolarmente costa attorno ai 90 euro senza iva e senza sconto. Inoltre il rivenditore vuole rifilarmelo assieme al case per ulteriori 60 euro. Per fortuna non riesce a trovarlo in magazzino (scoprendo così che il pezzo se lo era imboscato un suo dipendente) e così me ne vado felice di non dover inventare una scusa per non dargli del ladro davanti ai suoi clienti. L'alimentatore è della Channel Well Technology Co. LTD modello CWT150 FATX, uno switching da 150 W miniaturizzato. Il metodo di riparazione è sempre quello già spiegato nei post precedenti (alimentatore della Fonera e dei telefoni Perfectone IP301). Dato che l'alimentatore è completamente morto, il primo controllo è per il fusibile di ingresso, risultato interrotto ed il secondo controllo, effettuato visivamente, mirato ad individuare se ci sono segni di bruciature. Lo spazio non è poi tanto ed occorre farsi largo dissaldando uno ad uno i componenti dall'ingresso in avanti. Si procede con il controllo dei componenti a valle del fusibile: il termistore, il filtro emi, il ponte dei diodi, il condensatore di livellamento, i mos-fet primari ecc.ecc. Fortuna vuole che un gusto risieda nel ponte raddrizzatore e nel termistore risultato "esploso" (me ne sono accorto dopo in quanto nascosto dal fusibile). Il guasto sembra quindi localizzato nella parte primaria in quanto sembra che i componenti a valle si siano salvati. Tutti i componenti utilizzati per la riparazione sono di recupero: il fusibile da 4A, il ponte raddrizzatore da 600V 2A (KBP06). Per il termistore ho avuto qualche difficoltà. Non ho trovato un SCK054 ma solo un SCK053 e SCK055. L'ultima cifra indica il valore della corrente supportata. Ho scelto quello con corrente più alta anche se non ho compreso bene una cosa. L'alimentatore in ingresso assorbe 2.5A (dati di targa) mentre il ponte è da 2A ed il fusibile da 4A....non dovrebbe essere almeno da 2,5A?

Un termistore PTC da 3A potrebbe andare bene ma ho fatto un ragionamento, conoscendo un pò a memoria lo schema.
In ingresso agli alimentatori switching assieme al filtro EMI, a scopo sicurezza, ci sono solitamente inseriti in serie il fusibile ed il termistore PTC (solitamente simile ad una pastiglia colore nero o verde nel nostro caso) e, in parallelo, due o più soppressori di sovra tensioni ad ossido (resistenze non lineari che presentano un valore molto elevato fino ad una certa tensione per poi ridursi a valori bassissimi oltrepassata questa). Lo scopo dei soppressori è quello di cortocircuitare eventuali sovratensioni di breve durata, ma elevata energia, che i condensatori non sarebbero in grado di assorbire. Questi varistori si comportano, quindi, come corto circuiti a massa per tensioni superiori a quelle limite, salvaguardando i componenti successivi. Sono solitamente posti a valle del fusibile, hanno l' effetto di farlo fondere se l' impulso di sovratensione dura sufficientemente a lungo. Voglio fare cenno alla funzione del fusibile. Ci si potrebbe chiedere perchè non è posto in una posizione accessibile per la sostituzione da parte dell'utente, anzi, spesso è saldato al circuito stampato.
La ragione è che la bruciatura del fusibile, per un alimentatore switching, è un fatto estremo che avviene o per un sovraccarico molto grande che si protrae a lungo, per l'azione dei varistor o semplicemente per il guasto del PWM o dei transistor di commutazione sulla rete che vanno in corto circuito.
Lo scopo del fusibile non è salvare l' alimentatore, ma piuttosto salvare la rete e l' utilizzatore dal guasto dell' alimentatore ed evitare che una corrente eccessiva provochi gravi danni, come esplosione dei condensatori o incendi. Spesso, quando il fusibile brucia, i transistor dello switch primario sono già ampiamente defunti e l'alimentatore è inservibile. Sfortunatamente, il tempo di fusione delle giunzioni dei semiconduttori è molto minore di quella del filo del fusibile.
Lo scopo del fusibile non è quindi quello di salvare questi transistor, ma di evitare una sovra corrente in rete dovuta ad un corto circuito sull' alimentatore stesso.

Unica rara situazione in cui il cambio del fusibile potrebbe essere utile è quella che la sua bruciatura sia dovuta all' intervento dei varistor che ha cortocircuitato un impulso di sovra tensione e che questa non abbia danneggiato nulla a valle. Siccome il fatto è estremamente improbabile e in tutte le altre situazioni il ripristinare il fusibile senza aver rimosso le cause della bruciatura sarebbe non solo inutile, ma anche assai pericoloso, ecco che il fusibile stesso non è accessibile e non ne è prevista la sostituzione da parte dell'utilizzatore. Nel nostro caso, è molto probabile che il guasto sia dovuto alla rottura del ponte (lo spero) che ha mandato in fumo il PTC... per fortuna.
Ad ogni modo per trovare il valore corretto del PTC occorre tenere conto che i condensatori di ingresso, all'inizio della carica, assorbono una corrente direttamente proporzionale alla loro capacità; i condensatori elettrolitici della sezione ad alta tensione dello switching, hanno valori piuttosto grandi (da 220 microfarad in su) e questo causa un forte impulso di corrente all'accensione. Un simile "colpo" di corrente, che può raggiungere molte e molte decine di ampere, per quanto molto breve, non sarebbe ben accolto dai semiconduttori, in particolare dai diodi del ponte raddrizzatore, che rischierebbero la rottura per sovraccarico. Inoltre questo forte impulso di corrente sarebbe anche poco gradito ad eventuali dispositivi di protezione della linea di alimentazione, facendoli scattare.
Ecco perchè, tra il filtro di ingresso e il raddrizzatore, viene inserito un limitatore di corrente costituito dal termistore PTC (nel CS è indicato con TH): il suo scopo è quello di limitare il fortissimo impulso di corrente che si ha all'accensione dell'alimentatore.
Il termistore PTC, all'accensione, è freddo ed ha una resistenza molto alta; questo limita il valore della corrente ad un valore ragionevole basso da non creare danni ai conduttori e agli altri componenti interessati e a non far scattare eventuali protezioni dell'impianto di alimentazione della rete.
Avvertenza : il PTC è caldo quando è al lavoro, per cui a parte il pericolo di scosse è decisamente meglio non toccarlo.
Mano a mano che la corrente carica i condensatori, il termistore si scalda e la sua resistenza si riduce, fino a che diventa trascurabile. Il picco di corrente si attenua e l'alimentatore assorbe la sua corrente di ingresso tipica, che dipende dal carico applicato. Inserire nel nostro circuito un PTC da 3A, comporta farlo lavorare al limite, con conseguente rischio di vederlo "bruciare" senza far intervenire il fusibile. Un valore più alto invece essendo sovradimensionato rispetto al normale valore di intervento del fusibile, lo salverà da morte prematura durante il normale funzionamento, garantendo nel contempo un protezione accettabile in quanto più lento a scaldarsi del modello da 3A. Inoltre entrambi i componenti (da 4 e 5Ampère) hanno un valore Zero Power Resistance di 5 ohm (a 25°C)
Sperando che il ragionamento sia "giusto", procedo con la saldatura dei componenti "nuovi" di recupero e con un pò di ansia decido di provare ad accenderlo. Per l'avvio dell'alimentatore occorre predisporre un minimo di carico in uscita (un paio di lettori CD vanno bene) e dare il consenso all'avvio. Basta collegare il filo verde con un filo nero (la massa) e....funziona!! La ventola parte, i lettori CD si avviano... funziona davvero! Eureka!
Anche questa volta ho salvato un rottame dai rifiuti tossici, consapevole che nessuno riconoscerà mai il mio contributo a salvare l'ambiente a vantaggio di tutti. Pazienza. Resta una grandissima soddisfazione che mi spinge a mandare a quel paese il rivenditore disonesto che nel tentativo di rapinarmi con la vendita del nuovo mi disse con un sorrisetto ebete..."...ci ho già provato a ripararli...è impossibile...lascia perdere..", ma vaffanculo va, incapace!
Alla prossima.

P.S. L'ora non è legale ed il tempo corre. Ripeto: L'ora non è legale ed il tempo corre.

domenica 15 novembre 2009

NEC e616V - autopsia


L'impulso di capire e conoscere mi ha assalito all'improvviso, alle spalle, senza preavviso, proprio durante un ritaglio di tempo, mentre ho per le mani un vecchio cellulare NEC mod. e616V della Tre. L'alimentatore è rotto, bruciato e purtroppo irrimediabilmente irreparabile. L'apparecchio è sicuramente funzionante (mi fido di chi me l'ha dato perchè lo conosco) ma è quasi impossibile da aprire. Le viti di chiusura infatti sono quelle con incavo a triangolo e di trovare il cacciavite adatto di quelle dimensioni nei normali circuiti commerciali a prezzi ragionevoli è quasi impossibile. Decido allora di tentare di aprirlo comunque. Impossibile provare ad incastrare un mini cacciavite piatto e tentare di fare leva. Il cacciavite si rompe ed a mali estremi, estremi rimedi. Si prende una punta di trapano che si incastri nel centro del triangolo. Le viti sono affogate nel cover di plastica. Con il dr*mel (o simil-compatibili) le si fa girare velocemente sino a quando non si cola la plastica e si elimina la filettatura della sede. E' un metodo parzialmente distruttivo, per cui se si sta riparando l'apparecchio (senza attrezzatura? orrore!) occorre poi sostituire le viti con altre leggermente più grosse e con una testa normale (torx o a stella). L'apertura del cover non è difficile, è ad incastro. Si tira delicatamente e si fa leva con un attrezzo in plastica (per evitare di rigare o rovinare il cover). Il mio obiettivo è quello di verificare se il display LCD presenta delle sigle che mi possano permettere di ri-utilizzarlo in qualche applicazione, visto che ha delle dimensioni generose (TFT, 65K colori 176 x 240 pixels, 35 x 43 mm). Mi interessano anche le due Cam CMOS da 1.3 Mpixel (CIF 352 x 288 pixels), il micro microfono ed i mini altoparlanti. Anche la tastiera a joystick centrale è interessante da recuperare. L'unico neo sono i connettori dei cavi flat. Hanno un passo maledettamente stretto e dissaldarli è una sfida, nei negozi non si trovano e trovare quelli giusti una vera impresa, specie se servono in modeste quantità. Forse...dai cinesi...devo cercare.

Prima devo procurarmi lo schema dell'apparecchio, ma dato che si tratta di un modello un pò vetusto, dubito che sia in circolazione. Ad ogni modo, con lo schema in mano dovrei riuscire ad avere anche la piedinatura dei flat ed i tipo di segnale necessario ad un retrofit dei componenti per altre applicazioni. Lo schermo grafico per evitare di usare i soliti LCD verdi a caratteri, bellini ma obsoleti. Le due cam CMOS, per qualche microspia portatile customizzata, occultata nei posti più impensabili per la videoregistrazione ambientale. Se si riuscisse ad eliminare il filtro IR, non escludo si possa fare anche una camera termografica ad infrarossi, sarebbe fantastico. Ad ogni modo, alcune foto le ho "rubate" da un altro sito, che frequento spesso e che gentilmente mi ha concesso il permesso di usarle. Nella sezione hardware a volte vengono messi in offerta dei particolari di ricambio obsoleti a prezzi davvero ridicoli (non so come facciano a guadagnarci qualcosa), solo che occorre andarci spesso per accaparrarsi qualche occasione. Tutto materiale utile per riparazioni o semplicemente per qualche riutilizzo diverso da quello cui erano destinati. Ora passo alla ricerca dello schema e se riesco a fare qualcosa non mancherò di divulgare i risultati. Alla prossima.

P.S. Il monolito è a pezzi e manca il motore. Ripeto: Il monolito è a pezzi e manca il motore.

venerdì 13 novembre 2009

IP-301 2° Alimentatore riparato


Si doveva rompere anche il secondo alimentatore del telefono IP301, dopo il primo, segno indicativo che probabilmente la qualità dei componenti o la progettazione non è proprio delle migliori. Con molta probabilità quell'azienda che sta mettendo in strada i lavoratori, arrivando persino ad inviare delle squadracce di loschi delinquenti al fine di sgomberare gli uffici pacificamente occupati per legittima protesta, ha a suo tempo acquistato qualche container di apparecchi di seconda scelta, sicuramente per risparmiare.
Stiamo parlando dell'alimentatore:
GME Switching AC/DC power adapter
Model: GFP121T-0913
I/P:AC 100-240V 50/60Hz 0.3A
O/P:DC 9V 1.3A
I.T.E. Power Supply (indoor use only)
Made in china 0708-0006171
Il guasto è lo stesso di quello già trattato un pò di post addietro. Due condensatori di uscita da sostituire. Il sintomo è la voce e la suoneria "gracchiate", le scritte sul display che si affievoliscono. Stavolta non ho aspettato che l'alimentatore si guastasse del tutto. L'apertura del guscio l'ho già descritta e può essere fatta senza rompere nulla in quanto è ad incastro. Basta fare leva, delicatamente, nel foro di entrata del cordone di alimentazione per sganciare le parti. All'apertura si notano immediatamente i due condensatori elettrolitici di uscita. Osservandoli, si nota immediatamente un rigonfiamento del contenitore metallico nella parte superiore che evidenzia una superficie a forma di "cupola", invece della tipica forma piatta. Dall'immagine è possibile notare la differenza fra quelli guasti (accanto al cordone di alimentazione DC) e quelli sani localizzabili nello stadio di ingresso AC, in prossimità del ponte raddrizzatore di tipo DB105G(729). Dall'osservazione non si notano rotture del contenitore metallico od evidenti fuoriuscite dell'elettrolita. In prossimità di un FET di potenza montato su un dissipatore di calore, di alluminio, il supporto del circuito stampato (presumibilmente in bakelite) appare di colore imbrunito, più scuro rispetto al resto del supporto. L'entità della "bruciatura" o "annerimento" non appare tale da destare preoccupazioni in merito alla tenuta meccanica del CS o al raggiungimento del punto di fiamma, che si presume molto superiore alle temperature di esercizio dell'alimentatore, in riferimento all'uso per cui è stato progettato. I due condensatori vanno sostituiti con due di pari valore (se non altro per rispettare le dimensioni meccaniche degli stessi). L'importante è che siano a basso ESR. Anche in questo caso sono stato fortunato nel reperirne due di uguali dalla montagna pazientemente dissaldata e riposta in una scatola in attesa di ri-utilizzo. Test e collaudo OK. Segue la prova in esercizio per verificare la durata della riparazione. Credo che nessun altro riparatore "ufficiale" si possa offrire volontario per una riparazione di così modesta entità. Costo del materiale:0€. 15 minuti di lavoro cosa potranno mai valere? sicuramente meno di un alimentatore nuovo o dell'enorme soddisfazione personale. Alla prossima.

P.S. Il cervo ha cantato e la merla è libera. Ripeto: Il cervo ha cantato e la merla è libera.

lunedì 2 novembre 2009

Samsung SGH-S300 - riparato


Oggi la DHL mi ha consegnato il pezzo di ricambio per la riparazione dello schermo LCD del telefonino in attesa di riparazione. Imballo OK, protezione contro gli urti adeguata, tempi di consegna ragionevoli...per 19 euro di spedizione tramite corriere, non male tutto sommato. Il pezzo è arrivato senza il microfono e senza l'altoparlante, contrariamente alla foto che ho visionato al momento dell'ordine e pagamento con carta di credito. Un punto a sfavore del fornitore che appariva serio e ben fornito. E' già partita una lettera di reclamo e vediamo se il trattamento riservato ai consumatori / clienti da parte dei fornitori d'oltreoceano è migliore di quello che avete in "itaglia". Comunque, il proprietario del telefono non può aspettare oltre, anche se sta utilizzando un nuovo apparecchio concesso in comodato d'uso come "telefono di cortesia" da usare sino a quando non avrò terminato il lavoro. Occorre dissaldare gli altoparlanti e saldarli sul nuovo pezzo.
Stagno sottile, flussante e stagnatore con punta sottile. Nel pezzo originale, lo stagno è ricoperto da una specie di gomma protettiva, credo messa lì per evitare rotture o distacchi accidentali dei fili sottilissimi, nonostante non ci sia pericolo che le parti si possano muovere. Per staccare i fili basta appoggiare la punta dello stagnatore e colare la gomma. Prima di saldare i fili sul pezzo nuovo occorre mettere una puntina di stagno sui nuovi contatti ricoperti in oro, operazione facilissima, non fosse per le dimensioni microscopiche su cui occorre operare. Il flussante in questo caso è indispensabile. ad operazione terminata, si procede con ripetere, all'inverso, le operazioni di smontaggio, senza dimenticare nulla (è sempre utile la documentazione fotografica in corso d'opera). All'accensione, tutto funziona a meraviglia, non fosse per un difetto del display esterno, quello piccolo. Presenta una riga nera orizzontale proprio al centro dell'area di visualizzazione. E' sicuramente un difetto della parte...seconda lettera di reclamo...
Il resto funziona a meraviglia ed il cliente accetta anche il difetto senza fare tante storie. Il problema è che vorrebbe tenersi il muletto prestato nel frattempo... è passato un oò di tempo e ci si è abituato. Mi spiace. Il muletto è nuovo, ha il bluetooth che non userai mai e poi mai e la fotocamera incorporata è un fronzolo inutile per l'uso che ne fai. Ridammelo per cortesia, grazie.
Costo totale dell'operazione? parte di ricambio, con cambio favorevole, 28,75 euro comprese spese di spedizione e sovrattassa per pagamento con pay-pal (vietata dai regolamenti....altro reclamo), un ora totale di lavoro... 30 euro, alla faccia del solito negozio che si offre di riparare a cento euro e proporre un nuovo acquisto perchè..."conviene", a chi??
Alla prossima.

P.S. Oreste passeggia sotto il pino nano. Ripeto: Oreste passeggia sotto il pino nano.

venerdì 30 ottobre 2009

Mini USB Glitter lamp

Proprio non ho saputo resistere. E' da un pò che voglio acquistare una lava lamp, di quella con la cera che sciogliendosi crea degli effetti in movimento, illuminati dal basso. E' troppo geek! e non posso farne a meno ma....costano troppo. Tempo fa ho tentato di costruirmente una, cera delle candele, acqua... un totale disastro, la cera galleggia e non va a fondo. Non so che liquido ci mettono dentro e non ne ho una da smontare ed analizzare per farmene una in casa. Così oggi in un negozio di elettronica ne vedo  una di minuscola, alimentata via USB, piena di brillantini illuminati da un rainbow led, l'ultima...presa!! Lo so, per alcuni è una cineseria, una stupidaggine, un fronzolo assolutamente inutile, contrario al mio sciopero della spesa in atto, ma per me è invece un oggetto cult che non deve mai mancare sulla scrivania di un geek. Non ho saputo resistere. Ciao

P.S.  Vendemmia, vendemmia, vendemmia. Ripeto:  Vendemmia, vendemmia, vendemmia.

Consiglio comunale

Il mio dovere di cittadino lo faccio, anche se ormai la volontà dei cittadini è superata ampiamente dall'arroganza di questa classe politica schifosa che ci governa. Mi sono recato ad un consiglio comunale. Mi viene ancora da vomitare. Un s@!#!!o ignorante come il letame, tutto tronfio nell'approvare il piano casa. Anche se l'esordio è "...sono convinto che non servirà a nulla...", procede alla votazione...tutti favorevoli, all'unanimità, grazie alle scimmie ammaestrate ad alzare la mano a comando per percepire il gettone presenza pagato anche da me. Una serie di deroghe al PRG per far felici gli impresari di zona (solo un paio), quelli che fanno soldi in nero con mattoni e cemento, assumendo lavoratori in nero i quali se si fanno male o muoiono vengono scaricati davanti al pronto soccorso manco fossero dei cani. Complimentoni anche all'opposizione che non c'è. Nessun commento, silenzio assoluto!. Chi l'ha voluto questo piano casa?? Il partito ovviamente, non certo i cittadini i quali per ampliare in deroga al PRG possono sempre chiedere l'approvazione al consiglio comunale che a memoria d'uomo non si è mai opposto alle legittime richieste di chi si trova in stato di oggettiva necessità. Sappiamo già che ne approfitteranno quei disonesti cui le regole stanno strette ed il rispetto della comunità un optional. Ed allora giù ad incementare il territorio, ad abbattere alberi, a inquinare quel poco che resta di "pulito". Grazie davvero, complici della mafia. Grazie per la sensibilità nell'approvare una manovra dichiaratamente inutile, ma allora perchè perdere tempo? solo per compiacere il segretario di un partito ed ottenere in cambio privilegi personali??. Capo e complici...Ma vaffanculo davvero.

P.S. Totò approva ed i fantasmi ringraziano. Ripeto: Totò approva ed i fantasmi ringraziano.

mercoledì 21 ottobre 2009

Samsung SGH-S300 - riparazione


Giusto per fare esperienza e per sopperire alla mancanza cronica di incarichi causata dalla crisi percepita, mi faccio carico come "volontario" della riparazione di apparecchi cellulari. Mi aiuta molto l'innata curiosità nel voler aprire le cose e capire come funzionano. Stavolta tocca ad un Samsung SGH-S300. All'epoca del suo debutto, costava 560 euro a marzo del 2003 quando è stato acquistato in un negozio "Tele*om". E' stato il primo telefonino con doppio display a colori, e forse a causa del suo prezzo elevato non ha trovato molto successo sul mercato. Per i pezzi di ricambio usati occorre infatti fare i salti mortali. Il sintomo lamentato è lo spegnimento del display appena si apre il flip di tre quarti... sicuramente un contatto che "va e viene" in occasione del movimento del coperchio. L'apertura della base è molto semplice. Tre viti (una nascosta dal gommino della presa per l'antenna esterna) e con l'attrezzo di plastica si sgancia la parte inferiore (dopo aver ovviamente tolto la batteria). Si stacca il connettore del cavo flat arancione che va al flip.

Poi occorre togliere il flip dal suo alloggiamento. Dopo aver rimosso un particolare in gomma protettivo, si spinge con un attrezzo autocostruito la molla della cerniera, sino a quando non di sganciano i due pezzi. L'attrezzo autocostruito?? Una pinzetta piegata all'estremità con una pinza, in modo da riuscire ad entrare dentro la cavità che alloggia la cerniera a molla per la giusta quantità (4 millimetri più altri 4 dello strettissimo alloggiamento). 
La parte che può far bestemmiare in dodici lingue riguarda l'apertura del flip per accedere al display. Nel nostro caso l'operazione è necessaria per controllare la causa dello spegnimento del display. Nella parte bassa del display interno occorre togliere due gommini copri vite e togliere le viti sottostanti. Poi con l'attrezzo in plastica che viene dato in dotazione agli schermi LCD (il mio ho dovuto modificarlo con la carta vetrata per affilarlo), si fanno saltare le 4 clip plastiche laterali di aggancio. Nella parte vicino all'alloggiamento della cerniera si fa leva con forza in modo da scollare il biadesivo che tiene fermo il coperchio esterno. Maledetto biadesivo, ormai i telefonini sono tenuti insieme con la colla. All'apertura si nota immediatamente il problema.

Il flat di collegamento, composto da tre strati sovrapposti, si è spezzato a furia di aprire e chiudere il flip. Secondo me dovrebbe durare più di 6 anni ma forse hanno iniziato a risparmiare anche su quei materiali. So per certo (per testimonianza diretta) che il telefonino è stato utilizzato davvero poco e la rottura descritta mi induce a pensare ad un difetto del flat, forse una seconda scelta, boh...
Ad ogni modo, per sostituirlo, occorre procedere in due modi.
Il modo impossibile: richiede la rimozione dei due display (interno ed esterno) e dei due fili che collegano rispettivamente microfono ed auricolare. Richiede attrezzatura davvero particolare (che non ho) e l'acquisto della sola parte flessibile (disponibile anche senza componenti smd.

Il modo praticabile: si sostituisce tutta la parte, LCD compresi anche se sono ancora funzionanti. Spiace "buttarli" ma di meglio con l'attrezzatura a disposizione non si può. Per puro diletto proverò a recuperarli in qualche modo, visto che per fortuna ho disponibile lo schema elettronico dell'apparecchio.
Da una ricerca in rete, su ebay non si trova nulla, nemmeno ad insistere. Allora la parte l'ho trovata in un negozio on-line specializzato nella vendita di attrezzatura per riparatori. 7 euro l'assembly e 19 euro per la spedizione via corriere espresso (sicuramente più rapido della posta aerea tradizionale), non male se si considera che la garanzia è compresa, meglio di certi prezzi trovati su ebai. Preso!! Tempo totale di lavorazione 1 ora (il telefonino, una vota imparato come si smonta, è facile da ri-assemblare).  Nel frattempo, dato che la cliente non voleva aspettare, ho venduto a prezzo di costo un apparecchio che avevo acquistato  per me, per le prove di laboratorio. Non avrò fatto un grande affare d'accordo ma la "cliente" è la mia mamma. Alla prossima.

P.S. L'Albero è stato imbottigliato. Ripeto: L'Albero è stato imbottigliato.

Lampada alogena

Dopo anni di onorato servizio, diamo il triste annuncio della scomparsa di un amica fedele, luce dei miei occhi, radioso esempio di abnegazione e dedizione al servizio. Si è spenta definitivamente la lampada alogena della piantana che per anni ha illuminato l'ufficio. Dopo aver emesso un secco "POP!", ha smesso di funzionare per sempre. Una fessura nel corpo vitreo e l'aria si è insinuata sino a bruciare il suo filamento. Urge sostituzione. Il dubbio riguarda le nuove direttive per le lampade a basso consumo energetico. Per le alogene cosa si saranno inventati?? Sicuramente una soluzione che costa il triplo ma che fa "risparmiare" nel tempo. Fatti i calcoli, conviene. Ma purtroppo i calcoli vengono effettuati alle tariffe attuali. L'introduzione dell'energia nucleare, che sarà finanziata con le nostre tasse (e come altro sennò??), porterà ad un impennata (esagerata) dei costi ricaricati nella bolletta Enel (o assimilate), per cui addio convenienza. Questo dimostra che quando un venditore si affanna a dimostrare la convenienza economica di un bene, allettandoci nell'effettuare l'acquisto, in realtà l'unica convenienza è quella di chi incassa i soldi sulla nostra creduloneria. Maledetti coloro che si inventano sempre nuovi sistemi per farci spendere sempre di più. Alla prossima.

P.S. Ugo cambia il carburatore e Franco il radiatore. Ripeto: Ugo cambia il carburatore e Franco il radiatore.

martedì 20 ottobre 2009

Motorola RAZR V3i - riparato

Oggi  è arrivata la nuova tastiera a membrana per il motorola RAZR V3i in attesa di riparazione. Rimontare il tutto a distanza di tempo non è stato immediato. Dopo tre settimane ci si dimentica dove alloggiare certi particolari e se non si dispone delle istruzioni, può diventare problematico rimontare il tutto.  Livello di difficoltà complessivo da 1 a 10... 8. Ad ogni modo l'operazione è riuscita perfettamente. Dalle prove effettuate il telefonino è tornato come nuovo., complice anche una lucidatura e pulizia dalla cipria della proprietaria. 40 euro in tutto. 30 di materiale e 10  di manodopera (prezzo di favore per un amica). Anche questa volta un oggetto salvato dalla discarica ed un fanchiulo in più a certi riparatori peracottari e disonesti, che per un operazione del genere chiedevano un importo superiore al valore del bene. Basta solo un pò di passione e buona volontà per dare una mano e non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo per forza fare dei favori in cambio di danaro. Comprendo come certi riparatori abbiano tasse da pagare, imposte, balzelli e altre spese, ma basta guardare la loro auto parcheggiata davanti ai loro negozi e chiedere dei prezzi della merce esposta, per capire come sia solo una questione di avidità quella che li spinge a tentare di scoraggiare i clienti che chiedono di riparare e suggerire in alternativa l'acquisto del nuovo. Vero anche che certi negozi di telefonia chiudono per fallimento, schiacciati dalla concorrenza (a volte sleale), ma se provassero a riparare ed applicare dei prezzi ragionevoli, forse qualche vendita in più la farebbero, ne sono convinto. Alla prossima.

P.S. Vittorio ha fuso l'alluminio. Ripeto: Vittorio ha fuso l'alluminio.

martedì 13 ottobre 2009

I2C - serial interface (3a parte)

Non ci siamo proprio. L'interfaccia si è rivelata inaffidabile. Ho effettuato due dump di una memoria eeprom ed ho ottenuto due risultati diversi. Ho infatti confrontato due files esadecimali ottenuti dallo stesso chip in tempi diversi, con il programma gtk-diff ed il risultato non coincide. Alcune locazioni appaiono di valore diverso da 00 a FF, segno evidente che nella lettura i segnali vegono interpretati diversamente e segno evidente che i livelli logici sono con molta probabilità affetti da disturbi di natura sconosciuta (per ora). Mi manca un analizzatore di stati, dovrò provvedere di conseguenza per esserne certo e dovrò scegliere un altra strada per la lettura. Sto pensando di sviluppare un interfaccia attraverso la presa VGA che contiene i segnali I2C ed installare i moduli opportuni. Un altra strada è l'utilizzo della porta parallela o l'utilizzo di un processore dedicato (la mitica fox board). Di solito questi fallimenti mi spronano a proseguire, testardo come un mulo e non demordo sino a quando non ottengo dei risultati. Procedo  con la ricerca e con gli esperimenti. I dati ci sono e voglio tirarli fuori, in modo da essere pronto per quando "dovrò" tirarli fuori. Alla prossima.

P.S. I muratori stanno smontando le impalcature. Ripeto: I muratori stanno smontando le impalcature.

I2C - serial interface V.2


Ho dovuto auto costruire una seconda versione dell'interfaccia RS232 - I2C. Il "problema" dello schema precedente è che funziona a 5,1 volts. Da alcune misurazioni effettuate sulla scheda che devo sottoporre ad analisi, ho scoperto che il chip di memoria eeprom è alimentato a 3,3 volts. Dal suo datasheet leggo che la massima differenza di potenziale fra i segnali SDA e SCL e la Vcc di alimentazione non può essere superiore di 0,7 volts. Per evitare di bruciare il chip, ho dovuto allora modificare lo schema precedente. Purtroppo, dal mucchio infinito di componenti passivi recuperati da un industria di elettronica ad oggi fallita, trovo solo degli zener da 3.9 volta (BZX55C3V9 da 1/2w). Mi sorge inoltre il dubbio di dover ricalcolare le resistenze di pull-up necessarie al funzionamento della comunicazione nel canale I2C. Da un mio calcolo, che spero sia esatto, mi risulta in ogni caso necessaria una coppia di resistenze molto inferiore ai 2.2k prevista dallo schema reperito in rete (vedi post precedente). Decido allora di lasciare quelle ed adottare i due zener da 3.9 volts, alla peggio non funzionerà nulla ed andrò per tentativi. Sono ancora in attesa di un anima pia e generosa che mi faccia dono di un oscilloscopio digitale a 4 tracce... ne ho proprio bisogno. Ad ogni modo, dato che devo rifare l'interfaccia, decido stavolta di prendermela con calma e racchiudere il tutto dentro il guscio di plastica della spina seriale. L'ho recuperata da un vecchio cavo riposto con cura assieme ad altri che attendono ancora un utilizzo intelligente. Metto in funzione la micro fresa ed il risultato è visibile in foto. Cavo più maneggevole, meno soggetto al rischio di rotture, più pratico... per me ovviamente un capolavoro di manualità con ampi margini di miglioramento ovviamente. Da una prima prova effettuata, sembra che funzioni, anche se i dati estratti sono diversi da quello che mi aspettavo. Dovrò fare ancora dei tentativi, delle letture successive per verificare se i dati estratti sono gli stessi o se cambiano. In quest'ultimo caso significa che c'è qualcosa che non va e dovrò inventarmi qualche altro metodo. Nel frattempo, mi studio per bene il protocollo I2C. Nei prossimi post i risultati delle prove. alla prossima.

P.S. Ponzio Pelato non è un pomodoro menefreghista. Ripeto: Ponzio Pelato non è un pomodoro menefreghista.

domenica 11 ottobre 2009

I2C - serial interface

In vista di un progetto di analisi di alcune memorie eprom che si trovano su molte mother board di numerosi dispositivi elettronici, con applicazioni nel campo dell'hardware informatico, ho la necessità di costruire un interfaccia seriale in grado di poter accedere ai dispositivi I2C. I2C è un protocollo proprietario cui sono dotati numerosi dispositivi fra cui processori, memorie ecc.ecc. E' un canale di comunicazione ad un filo (più la massa ovviamente) che permette l'accesso su un unico filo a più dispositivi disposti "in serie". La documentazione in rete è sin troppo corposa per riportare anche qui le specifiche ed i principi di funzionamento. Meno diffusi gli schemi di collegamenti con l'interfaccia seriale dei PC. Allora ho deciso di stamparmi un manuale comprensivo delle istruzioni di base (seguendo le istruzioni ai 3 post intitolati "Libri fai da te")  e di accingermi alla costruzione usando pezzi di recupero. Meno di un ora e il dispositivo è pronto. Un connettore femmina a 9 pin, due resistenze da 220 ohm, due diodi zener da 5,1 volts ed una millefori microscopica che mi insegna come non vadano mai buttati nemmeno i pezzi più insignificanti.

Lo schema è visibile in foto ma si può trovare all'indirizzo del blog di sodoityourself.com
Ho protetto il tutto con del tubetto termo-restringente. giusto per evitare corti o rotture dovute all'uso ripetuto nel tempo. Il cavo nero è di un alimentatore di un cordless Tele*om, che fanno talmente schifo che si rompono sempre e mi rifiuto di ripararli (così forse la gente la smette di comperare quelle ciofeche). Tre fili terminano su delle prese a molla, per comodità. Per i segnali: Nero - GND, Giallo SCL e rosso SDA.
Anche se le forchette sono troppo grandi per i pin degli integrati SOIC, posso sempre collegarle al volo a dei filetti saldati al chip. Non escludo in futuro di costruirmi delle basette in grado di portare su dei pin esterni i collegamenti agli integrati SOIC rimossi dalle schede. Sto già testando il tutto e l'interfaccia funziona a meraviglia. A breve, tempi  permettendo, i risultati degli esperimenti. Alla prossima.

P.S. Nuvole nere sullo stretto di Largo Italia.  Ripeto: Nuvole nere sullo stretto di Largo Italia.

venerdì 9 ottobre 2009

Motorola RAZR V3i - riparazione


Dopo l'attesa del cover e l'acquisto dei cacciaviti torx T3 e T4 (quest'ultimi non proprio di facile reperibilità), mi sono deciso di aprire il Motorola RAZR V3i che mi era stato consegnato tempo fa con la solita frase di accompagnamento..."...vedi se riesci a fare qualcosa....". Un'amica della mia compagna, in occasione di un incontro serale, mi prega di dare un occhiata al telefonino che le aveva regalato il marito (defunto da poco purtroppo). E' un ricordo e non posso proporre la rottamazione in nome del recupero dei componenti funzionanti, devo "per forza" riuscire a ripararlo. L'apparecchio non è proprio da buttare, è un modello che ancora oggi è quotato più di cento - centocinquanta euro, e non meno di settanta - ottanta se usato, per cui occorre contenere la spesa al di sotto di quella cifra, anche se è un ricordo che va conservato. Il sintomo di guasto è la mancanza dell'audio in ricezione. Per il resto è perfetto, a parte i due gommini di protezione delle viti frontali che mancano, pesanti tracce di fondotinta (anche all'interno), il flip display che "balla".

Sicuramente è caduto a terra. Da una prima analisi, il frontale apribile si muove in modo che sembra manchi una delle due cerniere, per cui ordino immediatamente un cover completo per sostituire un copri cerniera minuscolo (che non viene fornito separatamente). Come da mia abitudine, il cover ordinato è di colore diverso, blu metallizzato contro l'antracite originale. Mi piacciono infatti i cellulari bicolore, personalizzati che escono dagli "schemi". L'apertura non è particolarmente impegnativa, basta procurarsi il manuale di disassemblaggio e con un pò di manualità, l'attrezzatura adatta ed un pò di pazienza si riesce di ridurlo ai minimi termini. La parte critica è rappresentata dal display. 4 Flat ribbon e tre gruppi di pulsanti laterali incastrati. Per togliere quest'ultimi, occorre fare attenzione a non scollare i gommini di ritorno dei tasti,  che se si staccano è un pò difficoltoso re-incollarli. Per le parti da staccare, cui il manuale raccomanda di tenere attaccata al pezzo la colla, è quasi impossibile non lasciare la parte adesiva sul contenitore. Si può provare a scaldarla con un phon in modo da ammorbidirla, senza surriscaldare troppo l'elettronica. Se non si riesce a tenerla attaccata al suo posto, si può provare a ripristinarla con i rotoli dispenser di colla "pritt" in nastro, del tipo non permanente ovviamente. Quando si fanno saltare le clip di aggancio, "prendere" con le pinze quanto riportato nei manuali. A volte occorre fare un pò di forza e se non si capisce come le parti sono agganciate, basta osservare il cover smontato ed ispezionare come sono fatti i punti di aggancio. Può facilitare molto le operazioni ed evitare rotture indesiderate. Dopo aver smontato anche la cerniera e ridotto veramente ai minimi termini l'apparecchio, salta all'occhio il probabile inconveniente. Il flat di collegamento dell'elettronica al flip apribile è composto da tre strati di ribbon ognuno con i propri conduttori.

Ad un ispezione attenta, si nota che il ribbon centrale è spezzato ed in particolare impedisce la connessione di due fili. Se si guarda la foto attentamente, si vede chiaramente. La causa è sin troppo ovvia. La rottura della cerniera, di un pezzettino di plastica di pochissimi centesimi di valore, ha prodotto, come conseguenza dovuta all'utilizzo quotidiano in condizioni "fuori specifica", la rottura "per fatica" del flat.
Quel cavo è collegato alla tastiera a membrana (protetta da un cover metallico che fa da tastiera vera e propria) incollata al supporto plastico del telefono. Dato che è rotta, si può "scollarla" senza tante precauzioni e sostituirla con una di nuova, già ordinata su ebai per 10 euri, ovviamente all'estero altrimenti ad ordinarla qui occorre pagarne altrettanti solo di spedizione. Il problema nella rimozione di quel tipo di tastiera è la possibilità di piegare accidentalmente le "cupole" metalliche che fanno da tasto e che producono il "click" tipico. Se queste cupole si piegano all'interno, è meglio sostituire tutta la tastiera divenuta così inutilizzabile.
Ora resto in attesa del pezzo, sperando arrivi in fretta, altrimenti mi dimentico la sequenza di rimontaggio dei pezzi sparpagliati sul tavolo del laboratorio :-) Spero proprio di riuscirci, più che altro per soddisfazione personale che altro. Sono due ore di lavoro e 20 euro circa di materiale. A chiederne 40 o 50 non è poi così malaccio se si pensa che un centro di assistenza autorizzato (che deve ovviamente mantenere il negozio con tasse, pizzi e balzelli vari) ne potrebbe chiedere poco meno del triplo. Unico neo i tempi di attesa delle parti di ricambio, sopportabili dal fatto che ormai le persone hanno tre o quattro apparecchi a testa e se se ne rompe uno c'è sempre quello di scorta. Se penso ai tempi in cui sono stato fra i primi ad acquistare un motorola star-tac, il modello con display a led rossi, pagato all'epoca 2 milioni di vecchie lire (cash...allora si che ero ricco!), mi viene da ridere. Il cellulare allora sì era uno status symbol, in realtà una fesseria per persone che ostentano per mascherare la propria pochezza d'animo (sic!). Alla prossima.

P.S. Sono più fesso che intelligente. Ripeto:Sono più fesso che intelligente.

giovedì 1 ottobre 2009

Autopsia di una mother board


Oggi, solito giretto da un Collega ed il bagagliaio dell'auto accoglie l'ennesimo PC salvato da mani avide pronte ad avvelenare l'ambiente e guadagnare dai falsi bisogni percepiti. L'obsolescenza percepita e programmata sono due bestie capaci di condizionare anche i più attenti. "Cos'ha questo PC?" chiedo. "Boh...si accende". Non importa. Vediamo cosa possiamo fare. Corsa in laboratorio e primo test. Effettivamente il PC si accende ma è morto, non dà segni di vita. Si procede quindi con la dissezione dei componenti, separati per lo smaltimento consapevole, accompagnata dalla gioia di aver recuperato un masterizzatore DVD dual layer... mi mancava. Le parti elettroniche vanno esaminate a parte: partiamo dalla mother board. Non serve un occhio esperto per capire cosa c'è che non va. Quattro condensatori elettrolitici sono "esplosi". La parte superiore che presenta un rigonfiamento nella capsula metallica, è aperta, fessurata nel punto di rottura programmato (un taglio a croce). Non ho alcun elemento certo per dirlo ma mi sento autorizzato ad ipotizzare che quel taglio faccia parte delle soluzioni per programmare la rottura (dopo un tempo preciso) dei componenti elettronici ed alimentare i consumi. Obsolescenza programmata da qualche mente malata che andrebbe o curata o eliminata dal pianeta. La cosa ha funzionato. Infatti l'utilizzatore per 4 condensatori guasti (valore pochi centesimi) ha buttato tutto il PC (TUTTO!) per prenderne uno di nuovo. Complimenti inquinatore di mer*da!. Da parte mia, di riparare una vecchia mother board pentium III senza scheda di rete nemmeno a parlarne. Sicuramente, dato che il guasto sembra localizzato nei pressi dell'alimentazione a 3.3 volts, c'è anche qualche altro componente da sostituire e non ne vale proprio la pena, considerato che ne ho altre di mother board in attesa di diventare dei server. Ma allora che ci faccio? Facciamo un elenco di alcuni componenti che potrebbero essere recuperati e ri-utilizzati in qualche esperimento o applicazione.
1 processore AMD K71200T266 (MB MSI K7 Pro2 Ver.1 Via technologies)
1 batteria al litio da 3V CR2032. Per il PC che campeggia in laboratorio è una manna dal cielo in quanto la sua è scarica e doveva essere sostituita.
Connettori USB, un dissipatore in alluminio, connettori audio, connettori a pin, ventola della CPU a tre fili ed altre parti meccaniche sempre utili per chi sperimenta, progetta, ricerca...
Per la parte elettronica:
W83601R: Winbond Electronics General Purpose Input/Output IC con SMBus (I2C) provvisto di 15 pin General purpose di ingresso uscita (GPI/O)
SC1155CSW: PROGRAMMABLE SYNCHRONOUS DC/DC HYSTERETIC CONTROLLER WITH VRM 9.0 VID RANGE della Semtech
SC1101CS: VOLTAGE MODE PWM CONTROLLER della Semtech
Due SUB70n03-09P N-Channel MOSFET da 30Volt 75 Ampère (Tj 175°C) ottimizzati per il PWM (pulse with moulation in applicazioni switching) della Vishay
Due SUB75n03-07 N-Channel Mosfet da 30Volt 75 Ampère (a 25°) con temperatura di giunzione supportata sino a 175°C Rdson 0.007 ohm
PBYR1025D: Diodo Schottky (fast) 25V 10A della Philips
Due PHD45N03LT: TrenchMOS(TM) logic level FET della Philips N-channel logic level field-effect power transistor 25V 40A
GD75232: Doppia seriale RS-232 (Drivers And Receivers) della Texas Instruments
ATF16V8B Atmel 250 gate electrically erasable PLD, 20 pins, standard power, 5V High- Performance Flash PLD
74F245: Octal Bidirectional Transceiver with TRI-STATE Inputs/Outputs
74F157A: Quad 2-Input Multiplexer Fairchild Semiconductor
74F244: Octal Buffers/Line Drivers with 3-STATE Outputs
Oltre a questi componenti dobbiamo recuperare almeno 4 induttanze avvolte su ferrite tonda (perfette per la realizzazione di alimentatori switching), una cicalina elettronica, condensatori vari, reti resistive e,condensatori, diodi, resistenze smd, un porta batteria, tre quarzi. Non sono riuscito a trovare il componente che fa da sensore di temperatura... tempo fa li mettevano a parte, mentre non so se oggi sono incorporati nel processore...può essere? Boh, devo ancora approfondire. Non c'è nemmeno l'ombra dell' RTC Real time clock... forse sono nei componenti che non sono riuscito a decifrare.
Ed ora? Procedo  con la dissaldatura (rimane provvidenziale il dissaldatore ad aria calda fai da te che mi sono costruito qualche post fa). I componenti di più facile ri-utilizzo sono i mosfet di potenza, per pilotare carichi "pesanti" in accoppiata ad un microcontrollore (magari per miniaturizzare il controller del motore stepper in attesa di essere terminato). Le induttanze, assieme ai condensatori low ESR, vanno  bene per realizzare degli  alimentatori switching. Per i transceivers... ci devo pensare un pò, non li ho mai usati nelle mie applicazioni hobbistiche ma prima o poi... Interessante il W83601R con 15 uscite bidirezionali programmabili via I2c... qualche applicazione la trovo di sicuro. Alla prossima.

P.S. Il merlo si impenna ed alla volpe piace l'uva. Ripeto: Il merlo si impenna ed alla volpe piace l'uva.

domenica 20 settembre 2009

DIY dinamo - materiali statore (parte 1)


Come promesso, un lavoretto con il trapano a colonna ed anche il motore di trascinamento del floppy da 5" 1/4 è messo a nudo. Si possono vedere 8 avvolgimenti in filo smaltato verde disposti a corona. Fanno parte dello statore del motorino su cui gira un magnete fatto a disco (piatto) e progettato in modo da presentare i poli nord sud alternativamente. La disposizione degli avvolgimenti non ci fa venire in mente nulla?? Una bellissima dinamo auto costruita con magneti al neodimio (od un micro eolico). Dato che non credo si possa spremere molta corrente, (osservando la sezione del filo), si può pensare di disporre gli avvolgimenti sul mozzo di una ruota da bicicletta e fissare in qualche modo i magneti sui raggi. Per alimentare fanaleria, navigatore e telecamera dovrebbero essere sufficienti. Praticabile l'idea di ricavare un sistema trifase da raddrizzare con il classico ponte di diodi. Basta aggiungere un avvolgimento e ri-disporli a corona su una superficie più ampia. Il guaio è che ho due lettori e resterei con 7 avvolgimenti. Si può pensare allora di disporli a coppie (per aumentare la corrente erogabile) con un sistema monofase in doppia serie per far sì che i magneti passando in sincronia opportunamente predisposta, lavorino in modo da ottenere in uscita un onda di tensione da livellare con i classici condensatori. Quale sia la soluzione più vantaggiosa non lo so, devo ancora documentarmi, ma la strada è percorribile. Si sfruttano gli avvolgimenti già predisposti, così non occorre impazzire ad auto-costruirseli. Una piccola nota per i magneti al neodimio. Se ne trovano (in coppia) negli hard disk, dentro la meccanica della testina. I magneti al neodimio, detti anche alle "terre rare", hanno un forte campo magnetico. Sono anche fragilissimi. Apparentemente sembrano di metallo, ma quello che si vede è solo un sottilissimo strato "cromato". La vera consistenza è "terrosa", si sbriciola e si spezza facilmente, come una ceramica molto porosa. Attenzione a maneggiarli!! Se si prova a farli "scontrare" è facile che vadano in briciole.. Occhio, perché se vi resta un dito o un lembo di pelle fra due magneti, mega pizzico assicurato...fa un male cane!. Alla prossima.

P.S. L'orbita di Plutone non è l'occhio di un grande cane. Ripeto: L'orbita di Plutone non è l'occhio di un grande cane.

Autopsia di un lettore Floppy 5 1/4


Tempo di pulizia in laboratorio, con decisioni da prendere in merito all destino del ciarpame tecnologico che da tempo è in attesa di essere sezionato, ri-utilizzato, recuperato. Stavolta mi sono deciso a liberarmi di vecchia documentazione, dischetti da 5 1/4 (quelli da 8 pollici li ho già dismessi da tempo), manuali, CD inutili. So che me ne pentirò. Statisticamente, quando si butta qualcosa, il giorno dopo ci serve. Vabbè, ho bisogno di fare spazio, altrimenti non ho più posto per muovermi. In realtà non ho poi buttato molto.

Ma nel riordinare il contenuto degli scatoloni, mi cade l'occhio in alcuni lettori di floppy da 5 1/4 con due motori stepper a 5 fili da 12 volts. Come resistere? Tempo due minuti e sono già sul tavolo operatorio per la dissezione ed autopsia. Non è la prima volta che ne faccio a pezzi, ma ho il pomeriggio libero e mi mancano i miei cacciaviti in mano, giusto per distrarmi dallo sviluppo di software e firmware. E' utile anche, periodicamente, smontare qualcosa di progettato più di vent'anni fa, per verificare quanto sia cambiata la tecnologia e rendersi conto che oggi non ci sono più gli ingegneri di una volta.

Quelli si erano ingegneri, da togliesi il cappello. Dal lettore più datato, del peso di un kilo e 109 grammi, si possono recuperare alcune cose interessanti o sicuramente utili. Un led verde rettangolare, un motore stepper unipolare a 5 fili, 12 volts, barriere ad infrarossi, un darlington array a 7 elementi (ULN2003 Motorola), viti filettate da M2 a M4 testa a croce, perni, fissacavi, connettori dorati, prese di alimentazione, resistenze, induttanze, transistors ed altri componenti.

Sempre analizzando il modello più vecchio, si nota che:
Il numero di giri del dischetto (trascinato da un motore a 360RPM) viene ricavato tramite una barriera ad infrarossi e non come nei modelli più moderni con i sensori ad effetto di hall;
Il trascinamento della testina avviene tramite una fascetta metallica elastica avvolta attorno al perno del motore stepper e non come oggi tramite vite senza fine a passo lungo;

La costruzione generale è estremamente robusta, per fare fronte ad errori di lettura dovuti a vibrazioni. Si pensi che la testa del perno di trascinamento della testina, su cui è presente una vite di fissaggio della fascetta è bilanciata da una protuberanza nel lato opposto; Le dimensioni del motore stepper sono esageratamente generose, nemmeno dovesse trascinare chissà quale peso.
Tutte le viti sono bloccate con la lacca sigillante. Oggi, nei mini lettori da 3 1/2 (ormai scomparsi) non si usa più;
Nessun componente SMT nel modello più datato, presenti invece in quello più "recente";

Nella testina di lettura scrittura sono presenti due avvolgimenti su un nucleo di ferrite che incanala il campo magnetico sulla superficie del disco. Nel modello più datato, i 4 fili di alimentazione sembrano saldati a mano. Per gran parte degli integrati presenti nei PCB di controllo, non si riesce di trovare i datasheets o perlomeno occorre affinare la ricerca con gugol. Voglio provare a chiedere direttamente a motorola, toshiba e sony... giusto per rompere un pò le balle ai "cinesi" :-) e vedere cosa mi rispondono.

Il motore di trascinamento dei dischi è un pò difficile da sezionare. Le tre viti a croce hanno la testa fragile e sono fissate, sembra, col cemento. Dovrò lavorare col trapano. So che dentro ci sono dei cuscinetti di precisione e mi interessa recuperarli. Uno l'ho già recuperato i passato ed utilizzato nell'attrezzo autocostruito per il trasferimento del toner a caldo atto alla produzione dei PCB.  Gli avvolgimenti di rame...preziosissimo, li metto assieme all'altro e lo venderò appena ne ho un certo quantitativo, qualche euro in tasca per i  caffè fa sempre comodo.
Per ora basta,è tardi e sono un pò stanco. La settimana prossima non ci sarò... mi prendo una settimana di ferie con la compagna... ce le meritiamo dopo quelle di Agosto. Alla prossima.

P.S. Il mio Mojito sa di tappo. Ripeto: Il mio Mojito sa di tappo.

venerdì 18 settembre 2009

LCD WM-X1212V-6CLWaV1 color STN


Ho per le mani uno schermo LCD WM-X1212V-6CLWaV1, sicuramente funzionante, proveniente da un cordless Aladino defunto. Troppo curioso per lasciarlo integro, ho proceduto con il dissaldare dall'apparecchio lo schermo LCD e cercare in rete il datasheet. Sarà che non so usare gùgol ma in rete non si trova. Gli schemi delle apparecchiature tele°om non si trovano...segreto industriale. Non è certo questo che mi può scoraggiare. Alla fine sono riuscito a scovarlo, ho inviato una lettera a taiuàn in fabbrica e mi hanno risposto!. L'LCD è un STN 128x128 punti a colori della Wintek corp, un pò datato come ci si aspettava ma con una buona resa e piccolo abbastanza per (ri)utilizzarlo in qualche applicazione linux embedded.

Sto pensando, con calma, di recuperare un pò di aladini, che tanto fanno skifo, si rompono con niente e scaldano come una stufetta...dovrei riuscire a recuperarne un bel pò. Applicazioni? domotica. Ogni stanza con il proprio schermo che visualizza temperatura, umidità, data, ora e , perchè no, lo stato degli asservimenti on/off tipo le persiane, il riscaldamento o condizionamento, la tensione dell'impianto fotovoltaico, lo stato di carica delle batterie dell'illuminazione a led, la sveglia, l'allarme, la videocamera di sorveglianza, i timer che andrò a prevedere... tutte idee fantastiche, che quando mi vengono in mente, ci penso a lungo ma prima o poi lo faccio, è solo questione di tempo per gli esperimenti. Una tastiera per pilotare la visualizzazione, un processore per i comandi e la comunicazione con il server centrale, ed uno schermino minuscolo ma sufficiente a visualizzare quello che mi serve.

L'importante è capire la piedinatura del flat di collegamento, penseremo poi a reperire il connettore integro. I segnali da inviare sono per ogni pixel a 4 bit per colore RGB, con eccezione per il verde che richiede 5 bit (??). altri segnali fanno riferimento al piedino di lettura - scrittura, retroilluminazione, compensazione della temperatura (??), ecc.ecc...sarà un impresa ed una sfida molto stimolante per uno come me che non è molto pratico. Sarà, ma sbagliando si impara. Nelle foto si può vedere la tabella delle caratteristiche elettriche, gli indirizzi di memoria per ogni pixel, e soprattutto le specifiche per il pettine flat cui applicare i segnali e le alimentazioni (3 e 15 volts). La cosa che mi incuriosisce è che avendo la possibilità di indirizzare ogni singolo pixel, l'orientamento del pannello LCD può essere deciso a piacere o programmabile al volo. Sento proprio la mancanza di un oscilloscopio e di un analizzatore di stati digitale (si fa avanti nessuno per regalarmene uno?).

La prima sfida sarà quella di realizzare un circuito stampato per portare i segnali al connettore...un passo veramente minuscolo. Poi, cautamente provare ad attivare la retroilluminazione per trovare la tensione giusta (non basta alimentare i led, occorre anche dire al processore interno di abilitare l'illuminazione). Insomma, una serie di dubbi che potrebbero scoraggiare chiunque. In rete ci sono già dei progetti di recupero per gli LCD nokia, ma sono schermi monocromatici passivi e seriali. Qui c'è tutt'altra tecnica da adottare e mi piacerebbe essere il primo a riuscirci.
Ora che facciamo, lo accendiamo? Alla prossima.

P.S. La traviata canta in do minore e si bemolle. Ripeto: La traviata canta in do minore e si bemolle.