domenica 23 novembre 2008

Banca sanguisuga

Mi è arrivata una raccomandata dalla mia banca. O restituisco in unica soluzione lo scoperto di conto o passano la pratica agli avvocati. "Come a Lei ben noto, non ci è assolutamente consentito mantenere in essere una esposizione siffatta". Duemilaseicentoquarantasei euro e spiccioli. Mi spiace ma non ce li ho. L'ultimo che si è rifiutato di pagarmi la parcella (3500) ha chiuso l'attività e ben si guarda di saldare il debito (e lo vedi pure in giro a divertirsi). Quello che me ne doveva 4500 è morto suicida, travolto dai debiti e dalle sue vicende giudiziarie. Ed io così devo lasciar entrare a casa, dove risiedo, un ufficiale giudiziario a prendersi le mie poche cose, visto che la banca ne ha bisogno. Io non ho la forza di chiamare a mia volta un avvocato per tentare di recuperare il mio credito. Quando ci ho provato, mi ha consigliato di lasciare perdere ed ho dovuto pure pagarlo per questo consiglio del cazzo. Così a prenderla in quel posto ci sono io, che pago le tasse e saldo sempre i miei debiti quando posso, magari in ritardo ma ho sempre pagato in qualche modo. Per la banca mi serve ovviamente tempo che sembra non mi venga più concesso. Non ho incarichi, non ho incassi in vista, sono in rosso... potrei scaricare i debiti allo Stato e tenermi la good company con una cordata di imprenditori inquisiti e corrotti. Non so come farò, ma mi inventerò qualcosa, tipo appostarmi alle poste il giorno che pagano le pensioni e dare una botta in testa alla prima vecchietta che esce con il gruzzolo. Sembra che il motto preferito in voga in questi tempi sia "mors tua vita mea". Pensa unamico, pensa a come risolvere questa "esposizione siffatta", "priva della necessaria autorizzazione". Credo che a fronte della minaccia di "ogni azione che riterremo adeguata", visto che dimenticano di specificare "lecita", reagirò con altrettanta determinazione, adottando ogni azione che riterrò adeguata per la tutela della mia persona, della mia vita, della mia serenità. Direttore, sto arrivando.

Aggiornamento: Azz. mi hanno cambiato direttore. Questo è giOvane e determinato a fare carriera, ovvero a compiacere la sete del vampiro padrone. Me lo lavoro ai fianchi.

P.S. Gola profonda dice si. Ripeto: Gola profonda dice si.

mercoledì 19 novembre 2008

fax simile

Periodicamente vado a consultare le parole chiave di ricerca elencate nei siti internet che gestisco in conto terzi. E' un esercizio che fornisce, a grandi linee, la fotografia del livello culturale dei navigatori, i desideri e le necessità di centinaia di persone che periodicamente affidano a google la soluzione alle loro curiosità o necessità. Ed ecco che accanto a coloro che cercano "fac simile fattura consulente lavoro" compaiono quelli che cercano i "fax simile fattura ....", che spero non sia una copia similare inviata via fax, altrimenti si tratta di una mia lacuna culturale, per la quale mi sento di chiedere umilmente scusa.

Prendiamo alcuni esempi e tentiamo di dare delle risposte (se si può):
come diventare arbitro di controversie giuridiche - Come minimo devi essere abilitato alla professione e se fai questa domanda si capisce che non lo sei.
come diventare informatico - lascia perdere, informatici non si diventa, si nasce.
benchmark tariffe consulenti informatici - eh??
colore tesserino carabinieri - non lo so ma appena ne vedo uno te lo faccio sapere.
da chi sono tenuti gli albi professionali - dai tenutari, figura professionale ed antica congregazione in vigore ufficialmente dal 1465.
domanda con penna blu - mai farsi sorprendere senza una penna blu, mi raccomando.
gazzetta ufficiale codice di deontologia e buona condotta - nella gazzetta ufficiale? mai sentito parlare di educazione e buon senso?
omissione professione sui documenti - quali?
test informatica 30 domande in 10 minuti html - certo, e chi sei speedy gonzales?
cosa posso rompere per trovare cuscinetti a sfera - prova con qualcosa che abbia le ruote tanto per cominciare, anche se li puoi trovare senza necessariamente rompere.
cosa devo calcolare per progettare penna stilografica - azz...questo deve essere un ingegnere e di quelli bravi.
craccare toner - wow il cracker del toner!!...e da quando il toner si cracca?
esiste la figura di rappresentante legale ditta individuale - certo come no! coincide con il titolare, l'usciere, la segretaria, la donna delle pulizie, il fattorino, l'impiegato, il tutto fare, il tecnico,....
foto formichiere nano - devi fare la caricatura a brunetta o a berlusconi?
manca un colore ma la cartuccia è piena - o è piena o manca un colore, deciditi!
sega a batteria 12 volt - pervertito, e pure pigro!
stilografica non scrive aria - eh no. scrive inchiostro.
voglia ciuco - hai dimenticato di aggiungere "di essere" fra le parole...
cosa significa insoluto - significa che non puoi comperarti quell'aggeggio che ti serve per lavorare ma non te lo puoi permettere per colpa di un cretino che non ti paga.

Di esempi del genere ce ne sono a migliaia, a volte anche molto più divertenti o strani, segno che la rete è piena di gente che ricerca la conoscenza per cultura personale. Alla prossima.

P.S. Mettere la macchina in garage. Ripeto: Mettere la macchina in garage

Alimangiatore

L'alimentatore si è mangiato i miei led bianchi!. Li ha ridotti ad un grumo di plastica fusa. Vorrei avere per le mani l'ingegnere cinese che ha progettato l'alimentatore a corredo dell'aladino, il tristemente famoso telefono cordless della Te*ecom. Tristemente famoso perchè è un vero barattolo di tecnologia avanzata, nel senso che devono aver raccattato tutti i componenti avanzati, che nessuno voleva, per assemblarlo. Una fonia da grammofono anni venti, suonerie orribili, una fragilità degna della pasta frolla e una sensibilità ai fulmini veramente poderosa. Di aladini di recupero se ne trovano a iosa in discarica, troppi per definirlo un prodotto di qualità. Ho recuperato l'alimentatore dalla base. Tensione nominale 9 volts continui. Ideali per sostituire la batteria da 9 volts dell'oculare illuminato che ho realizzato e descritto in un post tempo fa. Dopo un sommario collaudo al volo, passo a saldare i fili e fissarli con un pò di nastro isolante. L'illuminazione mi serve per osservare le sigle dei chip nelle schede elettroniche, alla ricerca di qualche componente da recuperare per i miei progetti di ricerca. Tre led bianchi in serie da 3 volts ciascuno = 9 volts senza necessità di resistenze di caduta. Dopo una trentina di secondi di utilizzo, noto che la luce bianchissima vira rapidamente verso il verde per poi sparire del tutto. Il tipico odore di bruciato ed intuisco che qualcosa non va. Due dei tre led sono andati, bruciati, distrutti. Cos'è successo? Prendo il tester e misuro la tensione erogata dell'alimentatore...13,5 volts!! ma vaffanculo! Cosa ci scrivono 9 volts a fare? Ed il circuito di regolazione cos'è, un opinione? Mi rendo conto così del significato della scritta "Made in cina". Non sembra un luogo comune ma troppo spesso significa scarsa qualità, prodotti economici, funzionamenti incerti e poco conformi alle dichiarazioni. Dovevo aspettarmelo. Dovevo sospettarlo anche perchè il prodotto è adottato dalla Te*ecom, azienda nota per rendere soddisfatti gli azionisti con la massimizzazione dei profitti che derivano solo dal taglio indiscriminato dei costi. Maledetti. 25 anni fa, quando ci lavoravo, non era così. L'avvento di certi manager rampanti, dalla B*llisario al Tronchetto dell'infelicità, è stato un susseguirsi di decisioni che hanno fatto scendere la qualità di quell'azienda sottozero, assieme alla credibilità (nulla) che si è guadagnata con decisioni scellerate. E cosa dire di "quell'ingegniere" cinese? Sicuri poi che sia un ingegnere? Vorrei comunque averlo per le mani, maledetto incompetente. Vaffanculo.

P.S. Il cinese dice 23. Ripeto: Il cinese dice 23.

martedì 18 novembre 2008

Server, sistemisti e smanettoni IT

Ultimamente sono stato contattato da un informatico d'assalto, un self made man, che mi sta fracassando i marroni con delle richieste che mettono in chiara evidenza la sua incompetenza retribuita. E' un sedicente "sistemista" attualmente in carico come dipendente presso una grande industria. Sedicente in quanto "dice di sè" che è un sistemista. Nell'ambiente scientifico degli informatici, un ristretto gruppo di esperti che guardano con un pò di disprezzo i principianti che strombazzano le loro abilità, il termine "sistemista", espresso così genericamente, è inteso come colui che interviene nei "sistemi" informatici (tutti) e risolve, configura, installa, fa funzionare ecc... Per sistema si intende l'insieme di hardware e software che compone un sistema informativo. Un sistema informativo che necessita di un sistemista è composto come minimo da una rete in configurazione client/server, da un insieme di funzionalità quali database, intranet, internet, mail server, web server, ecc...
La definizione di "sistemista" non è concentrata in un particolare sistema hardware o prodotto software, altrimenti sarebbe più corretto parlare di "specialista". Pertanto un sistemista, se così si definisce genericamente, deve saper configurare un firewall, indipendentemente dal sistema operativo o dall'interfaccia grafica usata per gestirlo. Deve saper amministrare un database, indipendentemente dal tipo. deve saper agire sui parametri di rete per farla funzionare, deve saper configurare un mail o web server. Infatti, in tutti i casi esposti, dato che ormai le funzionalità sono "standard" per via di protocolli univoci, ovvero si somigliano tutte e cambia solo il nome delle cose, un "sistemista" è in grado di agire, configurare, risolvere ecc... tenere in piedi il sistema informativo e sapere cosa fare in caso di guasto... già, servono pure delle approfondite conoscenze dell'hardware, dato che sono capaci tutti di chiamare il tecnico esterno in caso di guasto.
Data la situazione "traballante" di questa economia ed al fatto che i soliti ne stanno approfittando per licenziare, il nostro sistemista decide di mettersi in proprio e di approfittare delle proprie conoscenze per vendere soluzioni a destra e sinistra. Il problema è che non è in grado di risolvere autonomamente, dato che le sue conoscenze tecniche sono basate su un sistema informativo gestito per anni, conosciuto a memoria ma apparentemente diverso da quello che si trova in giro. Basta cambiare prodotto o imbattersi in un sistema linux e crolla tutta l'aurea di conoscenza sino a poco tempo prima usata a sostegno del proprio entusiasmo. L'uso massiccio e prolungato di windows ha inoltre impigrito, nel tempo, il nostro sistemista, paragonabile più ad un pigiabottoni che ad in tecnico informatico che si rispetti.
L'attività in proprio non è facile nella fase di start-up e risulta naturale, oltre che appetibile, offrire soluzioni chiavi in mano per le problematiche più disparate. Da una server appliance ad un centralino voip, da un sistema di trasmissioni wireless ad un sistema di videosorveglianza, tutto fa bilancio e occorre rassicurare i propri contatti di essere in grado di fornire...il bilancio è sacro. Questa è la situazione. Mancano i sistemisti quelli veri, quelli che le cose le sanno fare davvero. Ed allora il nostro wannabe sistemista trova la soluzione più scontata, che ormai ci sono passati tutti quelli che si trovano o trovavano nella stessa situazione. Creare una rete di informatici in grado di intervenire alla bisogna, da pagare il minimo per massimizzare i guadagni e da non assumere data l'occasionalità degli incarichi. Ci hanno provato in centinaia, è un pò il sogno di molti raccattare incarichi, sbolognarli al primo pirla disponibile e lucrare un buon margine, salvo poi scaricargli addosso le colpe quando qualcosa non va. Si nota però da subito il tipo di richiesta che viene conferita ai collaboratori usa e getta selezionati col criterio del primo che capita. Voglio un server con le funzionalità A,B,C, ma (udite, udite) che sia facile da usare e configurare, in quanto voglio proporre e rivendere la soluzione ad altri sistemisti o smanettoni... cooosa? Qui casca il palco. Il pigiabottoni si rivela per quello che è, un pigro commerciante approfittatore, un promotore di nuovi smanettoni, non certo un sistemista e tanto meno un informatico. L'attività di "informatico" per come la intendo io, è fatta di sacrifici, (tantissimo) tempo dedicato all'aggiornamento ed alla formazione continua, alle prove, alla ricerca ed agli esperimenti in casa. Non che la gestione debba risultare difficile, per carità, anche io amo le comodità, le scorciatoie e le soluzioni "semplici", ma non disdegno di capire a fondo cosa sto facendo, in modo da essere pronto ad affrontare e risolvere gli imprevisti, per problemi che escono dalla normalità, in due parole devo essere preparato e competente. Credere che un server sia una scatola con quattro bottoni da pigiare, che funziona tutto e si può dimenticarla nel sottoscala, significa credere ai soliti rivenditori commercianti di informatica che fanno tutto sempre facile, rapido e soprattutto che "funziona" sempre. I tribunali sono pieni di questi creduloni ignoranti che hanno ceduto al miraggio di facili guadagni. Temo che dovrò suggerire l'uso di windows a questo sistemista, e di cercare fra i numerosissimi informatici dell'ultima ora qualcuno disposto a svendersi per pochi spiccioli. Vuoi una soluzione facile da gestire per sistemisti e smanettoni? Linux non fa al caso tuo...linux è per i clienti seri che vogliono soluzioni serie ed io non installo server windows. Ma il sistemista insiste, concentrato com'è più sul proprio profitto che sulle necessità dei propri clienti. Linux "è gratis" (così crede, essendo caduto nell'inganno della traduzione italiana del termine "free") e permette margini più ampi. Windows è a pagamento, così come ogni componente aggiuntivo necessario a una seria configurazione client-server. Linux è un ambiente più "robusto" e sicuramente più adatto per ciò che devi proporre, ma per i principianti è un sistema "difficile". Le cose sembrano difficili quando non le si conoscono. Una volta imparato, diventa facile. Ma allora impara anche tu visto che "non costa nulla" e di documentazione in rete ce n'è a iosa... No. Fammelo tu che ti pago ed ho un sacco di clienti che lo vorrebbero. Eh?? Guarda che lavoravo per i "padroni" mooolto tempo fa e mi sono messo in proprio per evitare questi atteggiamenti arroganti. E poi... non lavoro per i commercianti smanettoni, sono capaci solo di piantare grane e scaricare sempre la colpa sul tecnico. Lasciamoperderedai, non insistere per favore che ho altro da fare. Ciao.


P.S. Aldo riempie il bicchiere. Ripeto: Aldo riempie il bicchiere.

venerdì 14 novembre 2008

FREEBLOGGER

Come mancare all'appello? http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogger/
Ecco un momento felice della mia vita. Quando, un pò più cicciottello di adesso ma sicuramente felice e con meno preoccupazioni per la testa, stavo in mano al mio babbo che saluto da questa valle di lacrime con un pò di nostalgia, dato che ancora oggi a distanza di tanti anni mi manca davvero. ciao babbo.

P.S. Tritare e mescolare. Ripeto: Tritare e mescolare.

giovedì 13 novembre 2008

Free Blogger & Clandestine Press

Help please! we are victims of parliamentarians mafia and corrupts.
It is in order to be emanated a law, dictates “LEVI”, with obligation of registration to the ROC (communication's operators registry) for all the bloggers. This law dictates also “kills blog” is devised in order to remove voice to the people and "shut up" the honest citizens and democratics. We are all victims of a fascist dictatorship. Help please!

They are forced to enter clandestinely in order to avoid two years of prison and million fine for crime of clandestine press! They are guilty to express opinions in a fascist dictatorship. Here in Italy, the opinion and word's freedom is being suffocated. To speak means to risk. Help!. Here it is happening of all: thefts, violences, overbearingnesses.

Police and soldiers in uniform, patrol the country and Italians cannot more express freely our ideas. We cannot more criticize this fascist government. Please, you invade us pacifically in order to fire corrupts that are to the parliament, than do not represent more Italy… are themselves elect by themselves with a law “ad personam”.

We are all victims of a fascist dictatorship. You help us please.

mercoledì 12 novembre 2008

Stampante seriale (etichette)

Il risultato, a meno di alcuni modesti aggiustamenti, è da ritenersi soddisfacente. La dimensione del riquadro è da aggiustare e le lettere accentate necessitano di un font diverso da quello utilizzato.

Programmare una stampante seriale che utilizza il linguaggio Monarch(R) è stata un esperienza nuova. Dopo aver realizzato il cavo "giusto" (vedi post precedenti) si passa alla codifica delle istruzioni che dovranno essere inviate alla stampante. Nel seguito un breve esempio. Il linguaggio usa dei campi formattati secondo una codifica pre-impostata e con una sequenza fissa di parametri. Un esempio che produce il risultato visibile in foto è questo:

{I,A,0,0,0,1,3 'slash zero cp850'|}
{I,D,7,0,2 'currency symbol italy 2 decimal'|}
{I,B,0,1,1,0,0 'supply type,ribbon_on,feed_mode,sup_pos,cut_pos'|}
{F,25,A,R,M,690,1000,"FMT-6X10" |
C,550,30,0,1,2,1,W,C,0,0," RAGIONE SOCIALE ",0 'mis in decimi di millimetro' |
C,490,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Slogan dell'azienda",0 |
C,450,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Via taldeitali, 99",0 |
C,420,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"99999 località (PR) ITALY",0 |
C,360,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Item :Descrizione del contenuto ",0 |
C,310,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Colli: 01 - broken sample",0 |
C,200,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Cod:",0 |
C,200,115,0,1,3,2,O,L,0,0,"ABC-123-XYZ",0 |
L,V,400,10,0,940,10,"" |
L,S,400,650,680,650,10,"" |
Q,10,10,680,950,10,"" |
B,99,12,F,100,115,1,2,80,5,L,0 |}
{B,25,N,1 |
99,"234567891012" |}

Come si può capire, la comprensione non è propriamente di facile assimilazione, ma con il manuale sottomano anche se in inglese, il lavoro è agevolato. Ogni campo è preceduto da una lettera che ne identifica il significato, L per Line, C per Character, B per barcode, F per format ecc... Devo ancora trovare il modo di memorizzare le risposte della stampante, quali ad esempio i codici di errore. Con un minimo di impegno dovrei riuscire a comprendere meglio il funzionamento del processore interno, magari ricavare e de-compilare il firmware per alcune migliorie che ho in mente. E' un vero peccato che questo hardware sia closed source. Infatti, in mancanza di possibilità di apportare migliorie, l'hardware diventa rapidamente rifiuto speciale pericoloso ed è destinato ad ingrossare i canali di smaltimento clandestini. Già, corre voce che alcune associazioni spediscano l'hardware usato in africa con un apparente scopo umanitario. In realtà è un modo per aggirare la legge sui rifiuti speciali e far diventare l'Africa la discarica del mondo. Ma questo è un altro discorso che raramente viene trattato dalla stampa prezzolata per non infastidire i poteri forti.
In mancanza di uno specifico tool di sviluppo, ho proceduto con la scrittura del codice con un semplice editor di testo con successiva prova di stampa. Una volta assimilato il linguaggio, si procede con la pre-codifica dei formati necessari. Per stampare un etichetta alla volta, si fa molto prima ad aprire il sorgente e modificare direttamente il contenuto, a mano, per poi copiarlo sulla porta seriale utilizzata dal sistema (ttyUSB0 nel mio caso). I formati non sono poi molti. La etichette maggiormente utilizzate sono: spedizione materiale con imballo voluminoso, spedizione lettere e buste, mittente e destinatario. Per i più evoluti, etichetta trasparente per il protocollo della posta con codice a barre (che richiede però un ribbon speciale). Per lavori più intensi, che richiedono un elevato livello di personalizzazione e dinamicità ad adattarsi a diversi formati, si sente un pò la mancanza di un programma grafico per linux, che non deve essere poi molto difficile da produrre...Sarà oggetto di studio e ricerca per i momenti di tempo libero. Alla prossima.

P.S. Il punto per punto è solo presunto. Ripeto: Il punto per punto è solo presunto.

martedì 11 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 3)

Solo un piccolo aggiornamento. Il sistema di rilegatura esposto nel post precedente, quello a colla sul dorso, non si è rivelato all'altezza di un utilizzo "spinto" del libro. Alcune pagine si staccano, quelle che, a causa di un taglio non perfetto delle pagine e di un pareggio sul lato sfogliabile, non sono raggiunte dalla colla. Alcuni fogli, probabilmente quelli che non raggiungono il bordo, non si incollano perfettamente. L'inconveniente può essere aggirato con una semplice tecnica. Si prende il pacco di fogli. Lo si incurva da un lato facendo pressione con le dita sul lato sfogliabile. Nel riportare i fogli diritti, si preme sull'altro lato (lo stesso metodo usato per "smazzare" le risme prima di inserirle nel cassetto delle fotocopiatrici). In questo modo si produce una scalettatura del bordo da incollare. Si cosparge di colla in modo che la stessa vada a depositarsi per mezzo millimetro sul bordo della carta. Successivamente si riporta il tutto in pari e si procede con i morsetti ed il fissaggio della garza. Per maggiore sicurezza, si può procedere con l'inserimento di punti metallici, per i fortunati possessori di una graffettatrice per alti spessori. Attenzione però. Le graffette metalliche assicurano l'unione dei fogli ma irrigidiscono l'apertura del libro. Il dorso infatti deve potersi incurvare un pò quando si apre il libro (ecco perchè è meglio usare colla vegetale e la garza).
Per il resto si procede come indicato ed il risultato è più che soddisfacente. Alla prossima.

P.S. Punti mancanti a tratti rotanti. Ripeto: Punti mancanti a tratti rotanti.

domenica 9 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 2)

Ora che abbiamo stampato i fascicoli in formato A5 (2 a4 per ogni facciata di ogni foglio piegato in due), possiamo passare all'incollaggio dei fogli. Ho scelto il metodo a colla in quanto per rilegare a filo occorre più tempo, pazienza e materiali che per adesso non ho, in attesa che un mio amico provveda a procurarmeli. Avrei inoltre dovuto stamparli a quinterni (gruppi di cinque fogli). sarà per il prossimo manuale. Ok. Al pacco vanno aggiunti, prima e dopo, due fogli a4 da 120 gr/m2. La facciata di questi (risguardi) andrà incollata alla copertina come vedremo più avanti. Nella piegatura, passare un attrezzo di plastica dura per chiudere per bene le due metà, per evitare spessori indesiderati. Il risultato deve essere un bel parallelepipedo compatto e diritto.
Si prende il pacco stampato così composto, lo si stringe fra due listelli di legno tenuti assieme da due morsetti e si cosparge sul dorso un abbonante passata di colla vinilica diluita con acqua al 30%, per renderla liquida al punto giusto (deve penetrare un pò fra foglio e foglio se vogliamo ottenere un risultato duraturo). Il pacco ovviamente va preventivamente pareggiato dal lato che si sfoglia, in quanto il dorso verrà nascosto dalla copertina. Si appoggia sul dorso una striscia di garza, leggermente più larga del dorso stesso e la si incolla. Il lato che sporge va incollato ai risguardi. Lo scopo della garza è di rinforzo, anche per tenere unito il tutto se per caso si dovesse staccare qualche fascicolo. Lasciare asciugare almeno una giornata.
Procediamo con la realizzazione della copertina del libro (vedi post precedenti), in modo da darci un aspetto più che decente, per non dire prestigioso ed autorevole. Per procedere, mi sono aiutato con un buon libro, che spiega l'abc dell'arte della rilegatorìa. L'opera è stata scritta da Paola Rosati, insegnante e scrittrice, che opera da alcuni anni come rilegatrice nel laboratori fiorentino con l'artista Lea Bilanci, così almeno è riportato nel libro. Si intitola "Rilegatura - Tecnica, Idee e Progetti, Fabbri Editori ISBN 88-450-7910-4 per chi volesse acquistarselo e scoprire altri metodi. Voglio però lo stesso riportare qui la mia personale esperienza.Terminata la procedura di incollaggio dei fogli che ci siamo stampati, rinforzati nel dorso con una garza, si procede con reperire i materiali. Voglio realizzare una copertina rigida, con rinforzi in tela e carta da pacco. Frugo un pò fra le cianfrusaglie che mi ingombrano apparentemente inutilmente una casa enorme e mi procuro il seguente materiale:
  • Un cartoncino rigido spesso circa 2 millimetri, recuperato da un raccoglitore ad anelli rivestito in plastica..perfetto
  • Della carta da pacchi, quella marrone che si usa nelle spedizioni, ne conservo anche i pezzettini più piccoli, non si sa mai
  • Della tela di lino, uno scampolo microscopico recuperato da un paio di pantaloni troppo lunghi per mia mamma che ha provveduto ad accorciarseli
  • Della colla spray... non proprio adatta per il lavoro da fare ma adattabile allo scopo
L'attrezzatura? Forbici, taglierina a ghigliottina, una stecca in plexyglass sagomata a coltello per le rifiniture, penna biro (o matita) sponsorizzata (e che sono matto a comprarle quando le regalano?)
Iniziamo a ricavarci i pezzi necessari con delle misure.
Dimensioni del Libro Dl= Hl x Ll = 210x148 mm
Spessore del libro = Sl = 9mm
Dimensioni della copertina Dc= Hc x Lc = (Hl+7mm) x (Ll-1mm)
Dimensioni del dorso Dd= Hd x Ld = Hc x (Sl-1mm)
Dimensioni della tela Dt= Ht x Lt = (Hc+60mm) x (Ld + 40mm)
Dimensioni della carta Dcc= Hcc x Lcc = (Hc+40mm) x (Lc-10mm)
Dimensioni degli angoli Da = 30mm x 100mm
Si parte dal dorso di tela. Lo si cosparge di colla vegetale o colla spray (quella che ho usato io) e ci si incolla al centro il dorso di cartone, perfettamente al centro e perfettamente perpendicolare. Prima che la colla asciughi si posizionano a 6 mm dal dorso specularmente le copertine, avendo cura di posizionarle perfettamente in squadra col dorso. Si ripiegano le sbordature all'interno, aiutandosi con un righello per fare in modo che la stoffa aderisca perfettamente anche sullo spessore del cartoncino. Con una stecca di plastica si "incidono" gli spazi vuoti fra dorso e copertine (basta una pressione sufficiente) per fare in modo che la colla aderisca anche nella parte dove la stoffa è a contatto con se stessa. Capovolgendo il tutto si incide anche il bordo intero e si incolla la stoffa nel bordo del cartoncino.
Si cosparge di colla la carta e la si posiziona in modo che sporga sui lati e si sovrapponga alla stoffa di circa un centimetro. Si ripiegano le sbordature e si incolla accuratamente il tutto in modo che aderisca anche sullo spessore del cartoncino. Prima di ripiegare i bordi, si taglia il triangolo sugli spigoli ad una distanza dagli stessi pari allo spessore del cartoncino. Stesso procedimento per gli spigoli in tela, con ripiegatura all'interno e lavoro di stecca per coprire perfettamente sia lo spigolo che la giunzione. Si esercita una pressione per "arrotondare" gli spigoli ed incollare perfettamente la tela. La copertina è pronta. Si procede con il lavoro di "incassatura", ovvero di incollaggio dei risguardi alla copertina. Prima di procedere si fanno delle prove senza colla, per trovare la posizione giusta. La copertina si deve chiudere senza sforzi o difficoltà.
Per l'incassatura si posiziona il libro dentro la copertina, si inserisce un foglio protettivo fra i risguardi e si cosparge di colla la prima facciata. Sempre tenendo fermo il libro, si richiude la copertina e si preme per farla aderire bene. Si capovolge il tutto e si effettua la stessa operazione dall'altra parte. Nel richiudere, fare in modo che l'unghiatura (la parte della copertina sporge dal libro) sia uguale per entrambe le parti. La colla che ho utilizzato asciuga in soli 5-10 minuti, anche se per un risultato ottimale occorre aspettare 24 ore. Il risultato è quello che si vede in foto. Non male, Bravo. Veramente un ottimo lavoro. Ora, basta crearsi un etichetta in stile retrò, magari leggermente ingiallita con font che sembra scritto a mano con penna stilografica ed incollarla alla copertina. Il risultato non è davvero niente male. Mancano, per mancanza di materia prima, i capitelli ed una fettuccia segnalibro. I capitelli sono delle fettucce che vanno incollate al dorso per abbellirne la parte superiore ed inferiore. La fettuccia segnalibro è più adatta ad un agenda o ad un libro di preghiere, almeno questa è la mia impressione. Ora, giusto per esagerare, vorrei dipingere il bordo delle pagine con una tinta dorata, come i libri di prestigio "di una volta", che quando si facevano le cose a mano i risultati erano davvero stupefacenti e non si badava a spese in quanto i libri erano una cosa da ricchi, dottori allora rispettabili e gente di cultura (specie estinta ormai). Comunque, il lavoro è finito, sono soddisfattissimo. Alla prossima.

P.S. Sassi cadenti su piano giacente. Ripeto: Sassi cadenti su piano giacente.

sabato 8 novembre 2008

leppi auar

leppi auar, espressione in lingua veneta che significa letteralmente "l'ora felice", è la fascia oraria in cui alcuni bar e altri esercizi pubblici praticano sconti, tipicamente sulle bevande alcoliche e sui salatini.

È una pratica di promozione delle vendite nata nei paesi anglosassoni per attirare la clientela nei pub dopo l'uscita dal lavoro con l'offerta di consumazioni a prezzo ridotto per una o due ore nel tardo pomeriggio, coprendo tipicamente l'intervallo tra le 17 e le 18. È oggetto di qualche isolata critica perché incentiva il consumo di alcol, rendendolo accessibile a basso prezzo. Nel maggio 2005 la British Beer and Pub Association (BBPA), che rappresenta circa 32.000 pub nel Regno Unito, ha annunciato la rinuncia da parte di tutti i suoi soci al leppi auar e ad altre promozioni analoghe.

La pratica o semplicemente lo slogan leppi auar sono stati adottati in altri paesi e da altre categorie di esercizi commerciali, con variazioni nelle fasce orarie e nella tipologia dei prodotti soggetti a sconto.

In Italia leppi auar nei locali che la propongono comincia in genere più tardi che in Gran Bretagna, e si prolunga nella serata, spesso fino alle 20 o alle 21. Nel caso di locali notturni, gli sconti sulle consumazioni sono praticati nelle prime ore di apertura. Non mancano comunque casi di esercizi che pubblicizzano leppi auar in altri momenti della giornata.

In Italia la pratica de leppi auar è collegata anche alla consuetudine, diffusa in diverse città di ritrovarsi, nella fascia oraria che precede il pranzo o la cena, presso bar, caffè, e locali di vario genere per gustare un aperitivo.

In particolare, nel veneto, leppi auar è un momento della giornata che si prolunga dalla prima mattinata sino a notte inoltrata, con punte di consumo di spitz che risulta concentrato nelle fasce di età che va dagli 11 ai 25 anni e oltre. Leppi auar è un neologismo derivato dalla lingua anglosassone (happy hour), un rito che trova fertile terreno nella popolazione del nord-est, in special modo fra la maggioranza che a stento ha terminato la terza media, collezionando bocciature sin dall'asilo. Gli effetti concreti del leppi auar si possono riscontrare analizzando la corteccia dei platani che costeggiano molte strade statali, nei muretti di cinta, nei segnali stradali, nei guard rail, nei fossi e canali paralleli ai percorsi stradali maggiormente frequentati. Leppi auar è un abitudine particolarmente amata dalle agenzie di pompe funebri, dalle aziende di soccorso stradale, dagli amministratori comunali (sindaci in testa) che vedono nell'abitudine un buon modo per "fare cassa", attraverso gli operatori della "sicurezza stradale" e risollevare i bilanci da una politica dissennata votata allo spreco ed all'inefficienza. Il fenomeno è altresì frutto della scarsa attenzione alle politiche giovanili.

P.S. Prendere corda per legare la scimmia. Ripeto: Prendere corda per legare la scimmia.

martedì 4 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 1)


Prima di procedere con la progettazione del layout delle etichette da stampare con la stampante seriale del post precedente, devo stamparmi il manuale del linguaggio. Perchè mi serve su carta anche se ce l'ho in formato PDF? Non mi sono mai trovato bene a consultare i documenti elettronici più lunghi di 10 o 20 pagine. Preferisco stamparmeli e leggerli con calma, anche nei ritagli di tempo a computer spento. Sarò antico ma per mè è meglio così. Ma la mia proverbiale taccagneria, che ostinatamente chiamo "sciopero della spesa", dichiarato ad oltranza come forma di protesta al modello fallimentare rappresentato dal consumismo, mi obbliga alla cautela quando si tratta di stampare 200 pagine. E' quasi mezza risma di carta da 80gr/m2, un pò troppo, per non parlare del volume. Dato che non sono una vittima della pigrizia dilagante che impera in questi tempi, potrei stampare su entrambe le facciate, manualmente dato che per ora non ho la stampante adatta in fronte/retro. Così riduco del 50% la quantità di carta. Ma non mi accontento. Posso fare di più. Ad esempio si possono stampare 4 pagine per ogni foglio A4 ed utilizzare il formato A5, sicuramente più maneggevole. Così me la cavo con 50 fogli. Le cose però si complicano un pò. In aiuto, come spesso accade, viene l'informatica, e soprattutto l'ambiente linux, così pieno di utilità e programmi spesso sconosciuti. Così decido di stendere una procedura per crearmi dei fascicoli al volo, un semplice script per impaginare automaticamente il testo dall'A4 all'A5 stampando sempre su fogli A4 che vanno poi piegati a metà. Per la rilegatura non ho che da scegliere. O stampo 4 pagine su un unico foglio A4 e creo tanti fogli piegati a metà da incollare assieme, oppure creo dei fascicoletti composti da 4 o 5 fogli a4 piegati a metà che andranno uniti con la rilegatura a filo (tempo fa mi sono costruito il telaio apposito). In entrambi i casi occorre stampare fronte retro la giusta sequenza di pagine, altrimenti si perde la sequenza originale ed il manuale risulta inutile ed inconsultabile. Allora? Ecco la procedura:
Si converte il PDF in postscript (vedi i vari wiki al riguardo) con il comando :
pdf2ps filein.pdf fileout.ps
Poi occorre ri-arrangiare la giusta sequenza a seconda che si decida di creare fascicolo a foglio singolo o a più fogli. supponiamo di voler creare fascicoli da un foglio soltanto. Il comando da dare è
psbook -s 4 filein.ps fileout.ps
L'opzione -s (che deve essere multipla di 4) indica quante facciate devono essere piegate e unite assieme. Il valore 4 dell'esempio indica che dovranno essere stampate quattro pagine affiancate a coppie su un foglio di formato A4 (due su una facciata e le altre due sull'altra), e che quindi le numerazioni delle pagine dovranno essere organizzate in sequenza opportuna. Per creare una serie di fascicoli composti  ciascuno da due fogli A4 piegati in due, occorre dare il numero 8 (ovvero il numero risultante di pagine che si desidera siano comprese nel fascicolo). Per fascicoli da tre fogli -s vale 12 ecc...
Così abbiamo il file composto dalla giusta sequenza di pagine. Vogliamo ora ridurle in modo da far stare 4 pagine logiche A4 nel fronte retro di un foglio A4. Il comando da dare è
psnup -p A4 -P A4 -s 0.7 -2 filein.ps fileout.ps
L'opzione -s serve a ridurre del 70% la pagina in modo da dare un pò di margine per gli appunti manuali attorno al testo. Le opzioni -p e -P per specificare i vari formati in e out (possono essere omesse se uguali). Esistono altre opzioni, ad esempio per calcolare il margine della rilegatura. Da una console linux digitare man psnup per ottenere la spiegazione dettagliata.
Fatto questo lo si stampa o aprendo il file e selezionando la voce di menu oppure con un filtro di stampa tipo kprinter, gtklp o xfprint4 giusto per citarne alcuni. Si stampa in due passate. Prima per le pagine dispari ordine inverso su una facciata, poi pagine pari sull'altra facciata del pacco appena prodotto. Semplice no?. Magari. Occorre una buona stampante (laser), di quelle che quando inserisci i fogli già stampati non si inceppi prendendone tre o quattro alla volta. Infatti la carta scaldata dal rullo fusore tende ad arricciarsi sul bordo ed a formare dei "pacchetti" che si possono smazzare fin che vuoi ma a volte entrano tutti assieme. Forse dipende dalla carta (quella standard è da 80 gr/m2). Meglio prenderla di buona qualità, specifica per stampanti laser. L'alternativa è stampare il retro pochi fogli alla volta o nel caso peggiore inserendoli manualmente uno ad uno... è più lungo ma alla fine il risultato è garantito.
Vedrò se è il caso anche di dare indicazioni più dettagliate su come produrre una copertina decente e soprattutto come rilegare in casa il libretto così prodotto. Servono meno cose di quanto si possa immaginare. Nel frattempo, procedo. Alla prossima.

P.S. Acqua silente senza mordente. Ripeto : Acqua silente senza mordente.

domenica 2 novembre 2008

Stampante seriale

Dopo aver messo in funzione una stampante industriale per etichette in poliamyde adatte ai capi di abbigliamento, una Alfa 1300 della General Code, non senza difficoltà visto che ora funziona in ambiente linux e non esistono driver specifici, mi sono messo in testa di rimettere in funzione anche delle stampanti PAXAR modello 9642. Ne ho quattro, rigorosamente salvate dalla distruzione (due le ho minimizzate per capire come erano fatte all'interno). Ho la necessità di far funzionare anche queste in ambiente di rete Unix (linux con CUPS in modalità client server), visto che non uso sistemi proprietari per scelta filosofica di vita e religiosa. Una prima delusione l'ho avuta cercando in rete se c'era qualcosa di già fatto. Nulla ovviamente. Il modello è un pò datato, fuori produzione ovvero discontinued. E' classificata come stampante economica, per cui esiste solo il manuale dell'utente. Per nulla scoraggiato, decido di chiamare la filiale italiana della Paxar per cercare alcune informazioni indispensabili. Con che linguaggio deve essere programmata? Che cavo serve? Devo dialogarci via seriale, visto che le porte parallele stanno scomparendo mentre le porte seriali possono essere emulate da una porta USB. Chiamo la centralinista che, dopo essersi assicurata se ero un cliente facoltoso con diritto di assistenza o un pirla qualsiasi indegno di ricevere informazioni tecniche, mi passa gentilmente "un tecnico". Un punto a favore per la Paxar. La gentilissima signorina, alla quale da buon cafone non ho nemmeno chiesto il nome, ma dalla voce deve essere molto simpatica, mi fornisce il numero di cellulare della persona che secondo le interpretazioni delle mie esigenze tecniche verbalmente comunicate, deve essere la persona adatta. Dopo essermi premurato di non disturbare, dato che prima di chiamare un cellulare destinato alle urgenze mi faccio sempre mille scrupoli, chiamo il tecnico. Anche questa persona, fortunatamente rivelatasi preparatissima (una rarità nel mondo IT), mi fornisce dal modello della stampante una serie di informazioni generiche ma utilissime. Il linguaggio interpretato dalla stampante è il Monarch (R). Il cavo seriale deve essere un null modem incrociato. Ad una richiesta di approfondimento mi comunica che se desidero ulteriore assistenza devo "pagare" (così mi da da intendere con un giro di parole) e dato che ho onestamente dichiarato di non essere un cliente ma un tecnico, termino la comunicazione ringraziando sinceramente per le dritte. Per stampare su porta parallela non c'è problema. Basta creare un semplice file di testo formattato come richiesto dal linguaggio in questione e spararlo con un "cp" direttamente verso la porta seriale. Per chi usa CUPS, basta configurare una RAW printer collegata alla parallela /dev/lpt0. Per la seriale la cosa si complica nella scelta del cavo. Un normale null modem seriale incrociato tx/rx non basta. Di null modem a 9 pin maschio femmina ne esistono di 4 tipi, a seconda del protocollo di handshacking supportato dal dispositivo.
  • Null modem semplice asincrono
  • Null modem a 3 fili con handshacking locale asincrono
  • null modem a 6 fili con handshacking parziale asincrono
  • Null modem a 7 fili con handshacking completo asincrono
Mi manca l'informazione relativa al tipo di cavo e non voglio approfittare della disponibilità del tecnico in quanto me lo immagino sempre di corsa ad intervenire presso i clienti per risolvere problemi (lavoro che o fatto per quasi 10 anni e so cosa significa lavorare e rispondere contemporaneamente al telefono in continuazione). Decido allora di andare per tentativi. Armato di stagnatore, inizio a provare le 4 combinazioni. Quella che si rivela vincente è la quarta. Per stampare basta copiare sulla porta seriale il file di testo predisposto con il linguaggio Monarch. cp ESEMPIO.FMT /dev/ttyUSB0 e la stampante risponde correttamente facendo il suo dovere. Bene. Con Cups nessun problema. Se si usa la porta parallela, basta configurare una stampante RAW collegata alla porta /dev/lp0 o seriale /dev/ttyUSB0 (se si una un convertitore Seriale / USB)
Ho già in mente alcune applicazioni pratiche, che mi evitano di usare una stampante "normale" o gli apparecchietti dedicati che non hanno mai i driver per linux. Questa abitudine di compiacere sempre i sistemi proprietari e snobbare i sistemi aperti, credo stia creando una lieve perdita di clientela che via via si va ingrossando. La prima azienda ha perso una fornitura di quasi 1500 euro senza contare la vendita periodica dei consumabili (ribbon ed etichette in rotolo), oltre a perdere l'occasione per dimostrare il suo livello di attenzione e cura per i potenziali clienti. ...bocciata. Credo che la sconsiglierò a tutti i miei clienti che periodicamente mi chiedono consigli per sapere a chi rivolgersi ed evitare fregature. La seconda azienda ha qualche possibilità, l'aiuto è stato prezioso e ringrazio promettendo futura collaborazione nella segnalazione.
Per quanto riguarda il linguaggio Monarch, esiste in rete un manuale che spiega in dettaglio quali stringhe mandare alla stampante. Manca solo un programmino "grafico" da dare al cliente la possibilità di generare i layout desiderati e stamparli in autonomia senza dover districarsi fra lettere e codici testuali. Al lavoro allora. So che n on esiste nulla di simile, nessun programma di stampa etichette per linux che riconosca quel linguaggio. Ci penso io allora. Chi fa da sè fa per tre. Alla prossima.

P.S. Il merlo ha fatto il nido. Ripeto: Il merlo ha fatto il nido.

sabato 1 novembre 2008

Impianto fotovoltaico (parte 1)


Visto che non riesco a stare fermo con i pensieri e mi sto preparando alla catastrofe finanziaria che ci vedrà tutti o quasi col c*lo per terra, nei ritagli di tempo accumulo progetti e dati che mi serviranno in futuro (non tanto prossimo spero) per realizzare alcune cose di utilità in uno scenario "post-atomico". Immaginiamo di trovarci senza soldi, senza elettricità, senza acqua, senza cibo... praticamente in bolletta ma con un tetto sulla testa. Qui voglio iniziare con uno dei bisogni marginali ma importanti. La produzione di elettricità. Per l'acqua ed il cibo ho già in mente qualcosa e vedrò di ordinare i dati in modo da renderli pubblicabili.

Restando con i piedi per terra, vorrei comunque iniziare a produrmi l'elettricità col metodo fotovoltaico, visto che in questa zona l'eolico "no tira", dato che il vento non è costante, a volte assente e ci sono troppe case ed alberi che ne disturbano il fluire. Voglio dimensionare l'impianto che sostituisca circa i 3 kw (il taglio tipico di un abitazione) e per un fabbisogno energetico giornaliero tipico di 8,5 kWh/giorno (famiglia di tre persone).
La formula che fissa la potenza elettrica per unità familiare media è P=(carico giornaliero/Heq)* (1/BOS)
Il carico giornaliero è determinato dal valore precedentemente fissato con metodo empirico (8,5kWh/giorno).

Il parametro Heq è il numero di ore che servono ad un raggio di energia di 1kW/m2 per ottenere un irraggiamento reale in una determinata zona (si ipotizza che l'energia solare che colpisce una superficie sia sempre di 1kW/m2 visto che non è possibile determinare esattamente per ogni zona l'energia solare irraggiante).
Il parametro BOS (Balance Of system) indica in qualche modo l'efficienza di tutto l'impianto, composto da inverter, accumulatori, cavi elettrici di collegamento, connettori che come si sa disperdono energia. Si fissa all'85% il valore che rappresenta una percentuale ragionevole.
Heq si ricava dalle tabelle che forniscono la radiazione solare media in funzione dell'area dove si vive. Il calcolo è facile se si fa un uso intelligente della rete. Il sito dell'ENEA fornisce un sistema di calcolo on-line per ricavare il dato. Basta indicare le coordinate satellitari della zona dove si vive ed indicare il modello di calcolo. Primo problema...come ottenere le coordinate satellitari se non si possiede un navigatore?. Un semplice trucco... andare su maps.google.com, cercare la propria località di interesse, selezionare "mappa" (non satellite o terreno) ed ingrandire al massimo in modo che il punto sia al centro dell'immagine visualizzata. Incollare nella barra degli indirizzi il seguente codice :
javascript:void(prompt('',gApplication.getMap().getCenter()));
Comparirà una finestrella con i dati richiesti. Il sito dell'ENEA richiede l'indicazione della latitudine e della longitudine in gradi, minuti primi e minuti secondi. Io ho dato in pasto le indicazioni in gradi decimali ed il programma non ha dato alcun errore. In ogni caso, per trasformare l'indicazione della latitudine e longitudine da gradi decimali in gradi, minuti primi e minuti secondi.... non lo so...sto indagando ma credo basti dividere per sessanta la parte decimale ed il resto per 3600 e sommare. Le coordinate 42°34'27"(formato sessa-decimale) e l'angolo 42.574167 coincidono essendo infatti: 42 + 34 / 60 + 27 / 3600 = 42.574167
Torniamo al calcolo dell'irraggiamento estrapolando i dati indicati dall'ENEA calcolati per una superficie orizzontale del fotovoltaico (piano fisso, ovvero senza inseguitore solare...sarà uno dei prossimi post) senza ostacoli che oscurino i raggi solari in periodi della giornata (dato che la terra gira....).

  • Latitudine di esempio: 45.71818824008994; longitudine: 11.69492483139038
  • Modello per il calcolo della frazione della radiazione diffusa rispetto alla globale: ENEA-SOLTERM
  • Unità di misura: kWh/m2
  • Calcolo per tutti i mesi
Risultato:
Mese
Ostacolo
Rggmm su sup.incl.
Errore
Gennaio
assente
1.60
kWh/m2

Febbraio
assente
2.44
kWh/m2

Marzo
assente
3.65
kWh/m2

Aprile
assente
4.68
kWh/m2

Maggio
assente
5.58
kWh/m2

Giugno
assente
6.22
kWh/m2

Luglio
assente
6.26
kWh/m2

Agosto
assente
5.30
kWh/m2

Settembre
assente
4.06
kWh/m2

Ottobre
assente
2.65
kWh/m2

Novembre
assente
1.71
kWh/m2

Dicembre
assente
1.19
kWh/m2


Radiazione globale annua sulla superficie orizzontale: 1383 kWh/m2 (anno convenzionale di 365.25 giorni)
In tabella il valore Heq si trova nella colonna chiamata Rggmm. Con i dati esposti si può ora calcolare la potenza di picco P applicando la formula indicata. Prendiamo un valore medio di Heq per il mese di luglio in zona nord italia.

Successivamente si procede con il calcolo dei moduli da installare. n°moduli= P/Pmodulo.
"Pmodulo" è un dato fornito dai produttori di pannelli fotovoltaici (si trova nel catalogo o depliant fornito a corredo del pannello.Se il sito del produttore è serio, fornirà questo dato). Bene, abbiamo ora il numero di moduli da collegare tra loro per ottenere tensione e corrente desiderati (arrotondare per eccesso il risultato). Teniamo conto che i moduli in parallelo aumentano la corrente erogabile, mentre se collegati in serie si aumenta la tensione generata.
Ok, questa è la teoria e per ora mi fermo qui. Voglio produrmi da me i pannelli. So che in commercio esistono i biscotti di silicio fotovoltaico ed assemblare un pannello non è poi così difficile come si crede. Nell'attesa di poter entrare in possesso della cifra necessaria all'acquisto, procedo con cercare e raccogliere (da qualche recupero) profili ad "L" in alluminio, lastre di plexyglass, pannelli plastici, cavi elettrici di scarto e diodi di potenza, ci serviranno. Occhi aperti e predisposizione a cogliere le occasioni sono il segreto. Magari in qualche fabbrica (nella zona destinata agli scarti...basta chiedere), i diodi dagli alimentatori da PC che supportano amperaggi abbastanza elevati, il resto magari da qualche fallimento, purtroppo frequente in questo periodo. Starò attento. Non mancherò di riprendere l'argomento, magari con un piccolo progetto per alimentare una sala server di modeste dimensioni. Mancano ancora indicazioni per la corretta inclinazione, per il dimensionamento degli accumulatori, per l'inverter...magari un sistema per orientare i pannelli automaticamente, vedremo. A presto.


P.S. Due di danari e tre di bastoni. Ripeto: Due di danari e tre di bastoni.