martedì 27 maggio 2008

inceneritori tossici

Raccolgo l'invito di grillo e quoto con link
Ci informano che nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.
E li chiamano ancora termovalorizzatori. Ma vaffanculo

P.S. Le fragoline di bosco vanno raccolte. Ripeto: le fragoline di bosco vanno raccolte.

domenica 25 maggio 2008

Tira una brutta aria

Vincere le elezioni facendo leva sulla paura è facile. Governare facendo leva sulla paura è pericoloso. La conseguenza è nota e si chiama razzismo e xenofobia. Le spedizioni punitive sono già cominciate. Tira una brutta aria ma fare finta di nulla non è una soluzione. Provare paura nemmeno. Per oggi vi invito a rimeditare queste parole di Bertold Brecht.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

P.S. le fragoline sono mature. ripeto: le fragoline sono mature.

sabato 24 maggio 2008

ma era meglio se...

era meglio se stavo a casa mia, lontano dall'unanità. Conversazioni futili ed inutili, giostra di Suv parcheggiati per ore col motore acceso, unani ubriachi che parlano a vanvera, unane sceme e prive di educazione, galline ubriache e oche starnazzanti....un circo.
"...oggi mi si è spiaccicata una cavalletta sul parabrezza..." è il discorso più interessante fra gli altri...figuriamoci il resto. Per non parlare del nano logorroico che per un ora mi ha tenuto quasi a forza, continuando a toccarmi con dei colpetti col dito (non lo sopporto proprio), per parlare delle sue risse con tizio e con caio, delle litigate col capo, dei problemi dell'exmoglie, della macchina, delle sue prepotenze e della sofferenza da "vittima" incompresa.... Un ora per dire cose che un unano normale avrebbe impiegato al massimo 5 minuti. Mi offre due birre...poverino, aveva proprio bisogno di parlare, non comunicare ma parlare. Mi ha fatto una pena incredibile, per cui da buon gentiluomo sono stato ad ascoltare facendo appello al briciolo di sensibilità che provo per gli unani. Penso fossero anni che non parlava con qualcuno che lo ascoltasse. Linguaggio davvero povero, che ho dovuto suggerire le parole e gli aggettivi (per un attimo ho fatto la figura del saccente). Poveraccio. C'avrai pure il suv ma resti un poveracccio penoso. Che vita fai se (quasi) nessuno ti ascolta? Non si sentono soli in mezzo all'unanità? Non aspiri a qualcosa di più elevato? Magari dedicare un pò di tempo per migliorare le tue conoscenze generali e la cultura? Pretendo troppo? forse si. Meglio che me ne sto a casa ed uscire solo per le scorte alimentari, cercando pure di fare in fretta.
Auguri a tutta l'unanità.

P.S. il nano è scappato. Ripeto: il nano è scappato.

Stasera esco

Si. Stasera esco di casa. E' tanto che non lo faccio. Vado al bar qui vicino a casa mia per vedere un pò di quegli esserini che girano girano girano senza sapere dove andare e senza sapere cosa fare. Credo li chiamino umani, che di umano non ci trovo poi molto. Meglio UNANI. Girano per ubriacarsi, per "chiacchierare", dicono. Dalle chiacchiere che fanno, viene voglia subito di rientrare o comunque di evitare non solo il contatto ma anche la promisquità.
Stasera voglio battere il record di permanenza in mezzo agli unani. 15 minuti è già un bel traguardo. Dovrò stare attento a non rivelare i miei pensieri. Di questi tempi, fra nazi-skin, leghisti e fascisti del'ultima ora in cerca di vendetta c'è poco da stare allegri. Si sentono forti (di cosa?) e fanno i prepotenti con chiunque sembra "diverso" (da cosa?). C'è solo da essere fieri ed orgoliosi di essere diversi da loro. Vedremo come andrà. Credo prenderò un caffè, è un lusso che stasera posso permettermi. Stay tuned.

P.S. I cazzi hanno le orecchie. Ripeto: I cazzi hanno le orecchie.

Discriminazione informatica

Please log into your account on a PC-based machine. Our software is not compatible with Linux or Mac operating systems.
Il messaggio è inequivocabile. Mi chiedono di collegarmi con un computer "PC-based". Che idioti. Non sanno che linux gira sui PC basati su architettura x86? Va bene che il "loro" software va solo per winzozz, ma auto-ghettizzarsi così mi pare proprio da idioti. La rete è nata per mettere in comunicazione macchine diverse (culture diverse) con un linguaggio comune. Poi arriva un pirla che riscrive le regole a suo uso e consumo, gettando di fatto delle barriere allo sviluppo, alla cooperazione ed alla comunicazione. Il fatto che su questa cosa ci abbia fatto i miliardi, dimostra come la classe dei "ricchi" (economicamente parlando) è rappresentata da persone ottuse, oscurantiste, retrograde, ignoranti, egoiste, arroganti, poco inclini al prossimo... potrei elencare una lista quasi infinita di pessime qualità. Dimostra inoltre come gran parte del popolo è poco incline a ragionare con la propria testa e che poco si interessa a ciò che viene loro propinato. Un popolo che non si interessa di queste cose non è un popolo innoquo e pacifico ma un popolo inutile!
Vorrei da ultimo ricordare quel ministro (itagliano), nostro dipendente, che ha bollato linux come una cosa da "no-global". Non voglio nemmeno commentare, così non voglio nemmeno accogliere l'invito a rispettare le "cariche" dello stato. In queste condizioni non si può proprio.
V

P.S. Meglio un gelato in culo che un culo gelato. Ripeto: Meglio un gelato in culo che un culo gelato.

Penna stilografica e inkjet (1a parte)

Non so se ancora oggi i giOvani usino le penne stilografiche. Quei bellissimi oggetti d'arte che funzionano con una cartuccia di inchiostro liquido, con il pennino di solito dorato e che danno un aria di antico alla scrittura che risulta così più calda e morbida. Dimenticavo. Oggi si scrive con il computer. Di scrivere a mano molti si sono dimenticati come si fa. Basta vedere la calligrafia di certi giOvani.
Da un pò di tempo, ho ripreso a scrivere a mano. Sono intossicato dal computer. Dopo 25 anni di programmazione, sviluppo, analisi, consulenze e altre amenità, dopo aver consumato numerose tastiere (vero consumo meccanico), ho riesumato una vecchia penna stilografica che non ricordavo nemmeno di possedere. A volte, conservare e non buttare può avere i suoi vantaggi. Apro il serbatoio e la cartuccia presenta un livello bassissimo di inchiostro che, per ragioni legate alla mia professione, deve essere di colore blu. Corro in cartoleria, anche per trovare la scusa di fare un giretto in bici, ed acquisto alcune scatole di cartucce Pelikan, lo steso inchiostro che usavo alle elementari (potenza del marketing, me ne ricordo ancora), verso gli ultimi anni.
In prima elementare avevo il banco con il calamaio, i pennini intercambiabili (di numerose misure e fogge) e ricordo che periodicamente, secondo necessità, passava il bidello, per effettuare il rabbocco alunno per alunno con un boccione pieno di liquido nero o blu. Non so se a quei tempi lo acquistassero o se fosse prodotto in "proprio".
Ad ogni modo, pentito dell'acquisto e commosso dai ricordi, scatta la molla del ricercatore sempre a caccia di nuovi esperimenti. Cosa succede se metto nella cartuccia della stilografica dell'inchiostro per le stampanti a getto? Il pennino si intaserà? Scriverà ancora? So che, generalmente, esistono due tipi di inchiostro: a base oleosa ed a base acquosa. Quelli a base oleosa servono per i timbri metallici. Presumo che le stilografiche funzionino con inchiostro a base d'acqua, lo stesso che si utilizza per la inkjet printer HP. Fortunatamente dispongo di alcune taniche piene, anche queste salvate dalla discarica (Nero, giallo, ciano e magenta).
Prendo una siringa e nel serbatoio metto pochi cc di inchiostro giallo assieme al poco blu che era rimasto. Noto subito che i colori si miscelano bene, il che conferma la mia teoria iniziale.
Il risultato, voluto, è una miscela di colore verde, che dà un tocco ecologico agli appunti scritti su carta riciclata. Bellissimo. Sto già pensando di preparare cartucce dalle tonalità e dalle sfumature più disparate: viola, verde, marrone, rosso ecc.ecc. Bellissimo. L'esperimento sembra riuscito. Oltre all'aspetto ed all'estetica voglio menzionare l'aspetto economico. 5 cartucce costano un euro e mi durano 1 settimana (si, scrivo molto). 4 Euro al mese, 48 euro all'anno che mi restano in tasca a disposizione per pagare i conti o, se avanzano, per una pizza con la mia compagna (che per la verità mangia solo pesce che non ingrassa, dice, ma costa un okkio, cazzo!).
Sono davvero soddisfatto. Farò la figura del tirchio? No. Di come stanno andando le cose, la corsa a spolpare i consumatori e prenderli in giro, non sono per niente soddisfatto e felice. Da tempo ho deciso di chiudere totalmente i rubinetti e spendere solo per le cose veramente obbligatorie. Dei commercianti ed industriali che stanno pensando di favorire lo sviluppo e incrementare i consumi me ne fotto. Lo sciopero della spesa durerà sino a quando si renderanno conto anche loro che siamo PERSONE prima che consumatori, non siamo portafogli con le gambe, da spolpare all'osso e ridurre al lastrico. Spero molti, nel frattempo, falliscano miseramente e si rendano conto cosa significa vivere oggi con il minimo indispensabile.
In bocca al lupo

P.S. Il romanzo è in edicola. Ripeto: Il romanzo è in edicola.

giovedì 22 maggio 2008

NO al nucleare

Vaffanculo.
Anche io mi incazzo qualche volta. Prima guardatevi questo video.

Poi ricordate..."I popoli non dovrebbero aver paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli." Thomas Jefferson
NO al nucleare. Iniziate a tremare maledetti.

P.S. La luna segna il sentiero. Ripeto: La luna segna il sentiero.

mercoledì 21 maggio 2008

PCI Express 1x

E' un progetto ambizioso. Prendere una scheda PCI express (R) 1x e collegarci dei segnali direttamente sul pettine, per utilizzare la scheda senza inserirla nella mother board di un PC. L'idea è venuta ad un collega programmatore, privo di nozioni inerenti l'hardware. Per iniziare, ho bisogno di un socket PCIe 1x da dissaldare da una mother board defunta ma di recente costruzione. Non ne ho a magazzino. L'hardware che recupero è troppo obsoleto e quel tipo di socket si trova nelle mother board che vengono mandate in riparazione in garanzia. Mi sa che dovrò fare un giretto fra i rivenditori di zona e frugare nella "spazzatura" tecnologica che si accumula nel corso dei loro interventi di "riparazione". sperando in un colpo di fortuna. Il pinout di un socket PCI Express comprende l'alimentazione a 3.3 e 12 volts (oltre alla massa), un canale Jtag (interessante per l'accesso diretto al processore), un bus SMB (I2C 1 wire) anche questo interessantissimo per sviluppare una cascata di sensori collegabili direttamente alla mother board ed altri segnali che per ora non mi interessano.
PCI-E è un bus seriale che usa due coppie di segnali differenziali a basso voltaggio (Low-voltage Differential Signal LVDS) con transfer rate da 2.5Gb/s in ciascuna direzione [una coppia in trasmissione ed una coppia in ricezione].
Ho già in mente alcune soluzioni per espandere le possibilità di utilizzo di un paio di PC che giacciono in attesa di modifiche. Stay tuned.

P.S. Ultrasuoni e calore nel camino. Ripeto: Ultrasuoni e calore nel camino.

domenica 18 maggio 2008

Modulo driver per kernel 2.6.x

Dopo un pò di googling in rete, ho trovato alcuni esempi di come programmare i moduli per il kernel 2.4.x
Il nuovo kernel 2.6.x attualmente in distribuzione presenta alcune differenze che hanno reso inutili gli esempi pubblicati sino ad oggi. Vediamo quindi qui alcune considerazioni utili a realizzare un modulo per la porta parallela, che mi servirà a pilotare il motore stepper unipolare già postato in precedenza e che è in fase di sviluppo. Premetto che maggiori info si possono trovare nei repository ufficiali della distribuzione che si utilizza (inutile mettere qui i link che ce ne sono a iosa)
Il kernel di linux fa un largo uso di driver caricabili dinamicamente quando serve, il che ci dà la possibilità di evitare la ricompilazione dello stesso in caso fosse necessario utilizzare delle periferiche nuove. Un altra comodità di linux è che "tutto è un file", ovvero i dispositivi possono essere utilizzati come se fossero dei files. Ci posso scrivere e ci posso leggere. Ciò ci permette di avere accesso ad aree di memoria protette o accedere a basso livello alle periferiche che normalmente equipaggiano i PC. Per fare ciò è necessario "vedere" il dispositivo nella gerarchia /dev. Negli esempi di codice che seguono, si utilizza il linguaggio C. Il codice è preso da vari esempi, cercando di tradurre alcune istruzioni scritte in klingon che si trovano "spezzettate" in vari post di altri programmatori.

Apertura del driver
static int miaporta_open(struct inode *inode, struct file *filep)
{
//ci limitiamo a scrivere un messaggio
printk("Dispositivo aperto\n");
return 0;
}

Chiusura del driver
static int miaporta_release(struct inode *inode, struct file *filep)
{
//anche qui scriviamo solamente un messaggio
printk("Dispositivo chiuso\n");
return 0;
}

La scrittura sul driver
static ssize_t miaporta_write(struct file *filep, const char *buf, size_t count, loff_t *f_pos)
{
outb(0x00,0x37A); // porta parallela 1 in uscita
outb(buf[0],0x37B); // Scrittura sul registro ADDRESS
return 0;
}

La lettura dal driver
static ssize_t miaporta_read(struct file *filep, char *buf, size_t count, loff_t *f_pos)
{
outb(0x20,0x37A); // Porta parallela1 in Input
buf[0]=inb(0x37B); // lettura dal registro ADDRESS
return 0;
}

Occorre ora associare le procedure alle funzioni dei files. Per farlo, quest’ultime devono essere esportate al sistema. Questo lavoro viene svolto riempendo una struttura particolare di tipo ”file operations”, definita nell’header file ”linux/fs.h”.

struct file_operations epp_fops =
{
owner: THIS_MODULE,
open: miaporta_open,
release: miaporta_release,
read: miaporta_read,
write: miaporta_write,
};

Per l'inizializzazione del modulo occorre anche associare, con la funzione "register chardev", un ben definito device al nostro driver. Basta passare come parametri, nell’ordine, il major-char-number (20), una stringa con il nome del driver e la struttura con registrate le funzioni specifiche di accesso.

static int __init init_mod(void)
{
int result;
if ((result = register_chrdev(20, "miaporta", &epp_fops)) < style="color: rgb(51, 204, 0);">Chiusura del driver (deregistrazione9

static void __exit end_mod(void)
{
unregister_chrdev(20, "miaporta");
printk("Driver MIAPORTA unloaded.\n");
}

Per ultimo occorre aggiungere la linea in testa MODULE_LICENSE("GPL"); (o altre opzioni disponibili in base al tipo di licenza prescelto) e in fondo

module_init(init_mod);
module_exit(end_mod);

Per compilare, occorre creare un Makefile come segue:

obj-m:= miaporta_drv.o
KDIR = /lib/modules/$(shell uname -r)/build
PWD = $(shell pwd)
default:
$(MAKE) -C $(KDIR) SUBDIRS=$(PWD) modules
clean:
rm -f *.mod.* *.o *.ko

Una volta compilato occorre caricare il modulo con insmod ./miaporta_drv.ko e per poterlo utilizzare basta dare il comando mknod -m 0666 /dev/miaporta c 20 0
Funziona?. non lo so, devo ancora provare.

In attesa che sviluppi il codice e inizi a testarlo vediamo come si prevede di utilizzarlo all'interno del programma che lo utilizza...

#include "fcntl.h"
#include "stdio.h"
int main()
{
char buffer[1];
int fd;
fd=open("/dev/miaporta",O_RDWR);
buffer[0]=0x00;
write(fd,buffer,1,NULL); //scrivo il byte
read(fd,buffer,1,NULL); //leggo i byte
printf("Valore : 0x%02x\n",buffer[0]);
close(fd);
}

Dovrebbe funzionare. Se nei prossimi giorni trovo il tempo di svilupparlo e mi accorgo che qualcosa non va, provvederò alle modifiche. Per ora STOP. Una domenica passata al PC approfittando del maltempo mi pare sufficiente. Ora un pò di relax. un abbraccio

P.S. Mille bit fanno un megabit. Ripeto: Mille bit fanno un megabit.

sabato 17 maggio 2008

Magicrescue per linux

Speravo tanto di non doverlo mai fare. Oggi ho combinato un pasticcio degno del più principiante degli informatici. Accidentalmente, nell'usare incautamente un file manager appena installato, ho cancellato il 90% dei sorgenti di un progetto che sto sviluppando da quasi un mese. Me ne sono accorto solo alla ri-accensione del sistema. Persi i sorgenti, le impostazioni del progetto, le form... una piccola catastrofe. Com'è noto, gli informatici sono i primi a bacchettare i clienti che non salvano i dati con i backup giornalieri, salvo poi non farli mai per se stessi. Ho dovuto quindi procedere con un tentativo di recupero utilizzando magicrescue per linux. Dopo aver ri-montato la partizione da ext3 a ext2 (non journaled), ho proceduto con la programmazione dei "recipes" (le configurazioni). Fortunatamente, fresco di sviluppo, ricordo a memoria i nomi dei files e delle form create. Credo di aver recuperato tutto il minimo per tentare una ri-compilazione. Al massimo avrò perso solo le ultime righe di codice sviluppato. Al limite, proverò con sleuthkit sul dd effettuato sulla partizione interessata, oppure con Autopsy.
Ora è troppo tardi per un tentativo. è dalle 7 di stamattina che programmo e sono un pò stanchino. Vado a riposare e sabato, invece di dedicarmi ai miei hobbies preferiti, proverò a sistemare gli ultimi dettagli. Notte.

Aggiornamento 17.5.2008 - Tutto ok. Files recuperati al 98%. Tre ore di lavoro per lo sviluppo dei sorgenti mancanti e il software è tornato operativo. Utilizzato Magicrescue per linux.

P.S. il ragno non esce dal buco. Ripeto: il ragno non esce dal buco.

martedì 13 maggio 2008

Lazarus per linux - Reports


Lazarus è un IDE (ambiente di sviluppo) del linguaggio di programmazione Free Pascal. E' compatibile con il linguaggio Delphi di Borland. Lo sto utilizzando per sviluppare alcune procedure software in ambiente linux. Il progetto Lazarus è in fase embrionale (versione 0.9.x Beta) e la documentazione davvero scarsa. Per chi ha sviluppato in Delphi per anni come me, la cosa non rappresenta un grosso problema, ma in alcuni casi serve sempre ancora un pò di supporto, specie per quei componenti "nuovi" che in Delphi non ci sono o sono diversi. Allora, per contribuire, visto che non ho trovato indicazioni in rete, voglio pubblicare qui alcuni "tutorial" che possano essere utili a chi inizia o non ha troppo tempo da perdere nel cercare fra i forum in inglese e le varie wiki perennemente under development...
Iniziamo con i componenti per creare i report (le stampe) con un esempio minimale. Vogliamo creare dei report da un database MySQL su un server remoto (host) utilizzando i componenti ZeosDBO per l'accesso alle tabelle.
Passo 1 - Creare un nuovo progetto con la classica form1. Ci mettiamo un Bottone per lanciare l'esecuzione dei componenti
Passo 2 - depositare nella form i seguenti componenti:
  • ZConnection1
  • ZTable1
  • frDBDataset1
  • frReport1
  • Opendialog1
Passo 3 - Colleghiamo i vari componenti e settiamo le proprietà minime per farle funzionare (alcune proprietà le mettiamo "hardcoded" a design time, anche se è semplice farlo a run-time
Proprietà ZConnection1
  • Hostname = 192.168.2.x (dipende dalla tua rete locale) è l'indirizzo del server ove è installato il database. indica "localhost" se apache risponde sulla macchina su cui stai lavorando.
  • User = il nome dell'utente abilitato ad accedere
  • Password = la password di autenticazione abbinata all'utente (senon ce l'aqhi chiedi all'amministratore della rete o al provider se ti sati collegando ad un server su internet)
  • Protocol = mysql-5 in questo esempio. dipende dal tipo di archivio che stai usando.
  • Catalog = nome del database (compare in un menu drop-down dopo aver settato host, user e password)
  • Database = scrivilo a mano uguale al nome del Catalog se si tratta come in questo esempio di un database remoto
  • Active=True

Proprietà ZTable1
  • Connection = Zonnection1
  • Active=True
Al termine con un doppio click sul componente sulla form sei in grado di aggiungere i campi che desideri gestire.

Proprietà frDBDataset1
Va collegato a Table1

Proprietà frReport1
Va collegato a frDBDataset1

Passo 4 - Ora passiamo alla scrittura del codice per attivare il disegnatore dei report, con salvataggio e stampa.
Per lanciare il designer basta chiamare la procedura DesignReport come segue, in concomitanza all'evento OnClick del Bottone:

frReport1.DesignReport;

Una volta creato e salvato il report, per aprirlo ed eseguirlo basta la seguente procedura:
if Opendialog.execute then
begin
frReport.LoadFromfile(Opendialog1.filename);
frReport.Showreport;
end;

Nei prossimi giorni prometto, forse, di ampliare le indicazioni e completarle. Adesso, dopo 15 ore di lavoro, mi prendo una pausa per andare a dormire. Buona notte

P.S. Il pollo è cotto. Ripeto: il pollo è cotto.

Il pitale del nonno

Fra le "cianfrusaglie" che mi ostino a non buttare, sia per spirito ecologico che per combattere il consumismo dilagante che imperversa in questi tempi, ho trovato un vecchio mobile dall'aspetto strano. Era un pò che campeggiava sugli scaffali della falegnameria di casa. Mi sono sempre chiesto da dove venisse e cosa fosse. Dopo essermi informato presso i parenti, scopro che è il "cesso" che utilizzava mio nonno.
A quei tempi, quando i bisogni si andava a farli all'esterno, avere i servizi in casa era un lusso per pochi ricchi. Quello di cui parlo è il modello che usava prima di installare la tazza con lo sciacquone che utilizzava l'acqua piovana raccolta in una cisterna in granaio (soluzione davvero ecologica). Anche quest'ultima soluzione era una novità all'avanguardia per quei tempi ed un lusso per pochi.
"La tazza" è un cubo di legno, con all'interno un supporto che porta il vaso di porcellana, chiuso da un coperchio esterno incernierato e con all'interno due coperchi rotondi. Nell'indagare, scopro inoltre che quel pirla di mio cognato ha bruciato in un falò delle vecchie imposte di legno della casa di mio nonno, di quelle con cerniere e maniglie in ferro battuto a mano. Deficiente! Ora che in una vecchia casa "ristrutturata" hai le persiane di plastica ed i mobili dell'ikea dovresti sentirti contento ed orgoglioso no? (cretino di un giometra!).
Purtroppo, per il pitale miracolosamente salvato dal piromane, qualcuno ha in precedenza tentato di recuperarlo, passandoci la carta vetrata e togliendo così la patina originale che gli conferiva un aspetto "antico". Il restauratore "faidate" mi ha detto che l'odore "di piscio" era troppo forte ed ha preferito abbandonare (per fortuna) il massacro. Francamente, dopo più di cinquant'anni, non si sente nessun odore. Il pitale è stato per lungo tempo il ristorante dei tarli più grossi del mondo. Un paio di piedini sono corrosi dall'umidità e richiedono una ricostruzione. Le cerniere del coperchio esterno sono in ferro arrugginito, fissate con dei chiodi fatti a mano. Decido di conservare il più possibile, senza eliminare i buchi dei tarli (ho sentito che danno valore al pezzo). Ci passo però delle abbondanti pennellate di "tarlistop" per porre fine al banchetto a sbafo. Per i piedini, non ho attrezzature e legni da restauro. Decido di stuccare e ricostruire.
Il legno e la struttura sono comunque solidi e ben fissati da non richiedere incollature extra o fissaggi particolari. Lascio tutto com'è e ci passo un paio di mani di vernice impregnante all'acqua. Poi due mani di vernice satinata e dovrei riuscire a conferirci un aspetto decente per arricchire l'arredo della casa della mia compagna (tat). Nelle prossime puntate alcune foto e i passi di come procede il lavoro. In attesa..un abbraccio.

P.S. La mensa è imbandita. Ripeto: La mensa è imbandita.

lunedì 12 maggio 2008

Cornici fai da te


Devo proprio essere stressato in questo periodo, se per pensare ad altro mi sono impegnato nella costruzione di alcune cornici di legno. Ho, da non ricordo quanto tempo, delle riproduzioni di alcune foto d'epoca, ricavate da un calendario che mi era stato regalato tempo fa da un fotografo. Saranno i soggetti, la pergamena ingiallita, lo stile retrò..mi piacciono ed ho deciso di incorniciarle. Non fate caso alla qualità delle foto. I quadretti hanno ancora la pellicola protettiva (si nota). Ho dovuto inoltre, per ragioni di spazio, ridurre la risoluzione ad un livello accettabile per dare un idea del lavoro finito.

Per fare le cornici, la cosa più importante è fare i tagli perfettamente a 45 gradi. Senza una troncatrice non è facile. Seghetto a mano, tanta pazienza e precisione. Nonostante il lavoro manuale, le giunture sono venute benissimo, senza fessure o antiestetici spazi. Per fissare i lati mi sono aiutato con un attrezzo che mi sono auto costruito (copiato da uno che avevo visto al brico e che costava uno sproposito). Quattro angoli a 90 gradi, dove all'esterno passa un filo di nylon (resistente) che parte da una molla di tensione e termina su 3 viti sporgenti che mi permettono di fissarlo. Il tutto assicura una buona pressione, adatta a far uscire la colla in eccesso (che va ovviamente rimossa accuratamente altrimenti la vernice "non attacca"). Per finire, una mano di vernice, color noce ovviamente (ne vado matto) anche se il legno utilizzato aveva una tonalità più che ottima.

Per finire una passata di cera d'api per proteggere il tutto. Al posto del vetro ho utilizzato del plexyglass, tagliato a mano con un taglierino professionale. Il fondo nel retro è fatto con materiale di recupero, salvato anche questo dalla discarica. Completa la copertura posteriore un foglio di carta da pacchi marrone, con dedica e firma autografa.
Ne ho approfittato anche per incorniciare il calendario dell'anno bisestile 1988 di una notissima azienda che produce grappa (che però non bevo, in quanto non mi piace). Anche queste, come gli oggetti restaurati in precedenza, le darò alla mia compagna, che si deve ri-arredare la casa dopo l'incendio che l'ha distrutta. Il nido sta venendo proprio bene, pian piano, pezzo per pezzo, con tanta pazienza e nonostante le finanze limitatissime. Sono contento di poterle dare una mano, che di sfortuna ne ha avuta davvero tanta. A presto e...un abbraccio.

P.S. Nuvole e venti da sud-ovest. Ripeto: Nuvole e venti da sud-ovest.

Riparazioni IV

L'informatica, lo sviluppo di software, l'elettronica e la progettazione... sono lavori stressanti se protratti per lungo periodo senza riposo. Allora, per distrarmi, ho deciso di restaurare una vecchia sedia di legno che la mia compagna, sapendo dei miei hobbyes e dei miei interessi nel lavoro manuale, mi ha affidato "per darci una sistemata".
Il mio carattere estremamente pignolo e metodico, il perfezionismo e la mania di strafare hanno scatenato una serie di scelte che hanno prodotto un buon risultato.
Di ri-impagliare la vecchia sedia nemmeno a parlarne. Non lo so fare (per ora). Decido allora di restaurare il legno e dargli una tonalità noce. Smontaggio pezzo per pezzo (facilitato dal fatto che una volta non si usavano le colle sintetiche di oggi) e carta vetrata. Dopo aver riportato il legno al suo stato naturale (togliendo anche alcune macchie di vernice) mi accorgo che la parte delle gambe che poggia a terra è rovinata dall'umidità. La seggiola (che usava la mia compagna per giocare quando era piccina) è rimasta per molto tempo a contatto con la terra battuta, accanto una cisterna di acqua potabile (cisterna che non tiene nemmeno tanto bene). Il legno pertanto tende a sgretolarsi. Decido di adottare la tecnica conservativa e impregnare il tutto con un prodotto apposito, che dovrebbe dare un pò di consistenza. Una mano finale di vernice color noce ed il tutto è fatto. Manca la seduta. La seggiola si dovrà inserire in un arredamento rustico. Travi (a vista) e pavimento in legno. Pareti in arancio anticato veneziano (un lavoraccio che per regalo ho fatto da me in un paio di giorni) in un salotto con arredamento in ferro battuto. Serve una seduta importante, antica e preziosa allo stesso tempo. Vado dal mio tappezziere/fornitore e mi procuro uno scampolo di stoffa rosa damascato (spettacolare). Già che ci sono mi faccio regalare anche una fettuccia per il bordo e la stoffa per coprire la parte inferiore della seduta. Un paziente lavoro di intaglio del legno, posizionamento della gommapiuma e conseguente fissaggio della stoffa con la graffettatrice, completa quello che per me è un vero capolavoro.
Ancora una volta una vecchia sedia che a vederla veniva voglia di buttare in discarica, diventa un pezzo d'arredamento prezioso e stupendo. Ne sono orgoglioso e quasi quasi mi dispiace di restituirla. E' una sorpresa che farò alla mia donna. Ci è affezionata a quella seggiola. Amore mio....quanto ti amo.

P.S. Le fragole sono mature. Ripeto: Le fragole sono mature.

Riparazioni (III)


Collaudo del rasaerba OK. Un ottimo lavoro elettromeccanico. Avvolgimenti del motore nuovi (per i prossimi 10 anni sono a posto), Condensatore nuovo, Vernice nuova (con trattamento antiruggine ovviamente), collegamenti nuovi. Un paio di modifiche per migliorare il tutto e per sopperire anche alla mancanza di ricambi originali. La base di supporto del motore è stata sostituita con un disco di legno. La copertura esterna del motore è stata integrata con una camera d'aria che va a proteggere l'interno da infiltrazioni di corpi estranei. Unico neo, ovviabile, è l'allentamento di un paio di bulloni autobloccanti, che evidentemente non assolvono il loro dovere. Pensare che dal ferramenta ne volevo solo 4 e mi sono visto consegnare una confezione da 25! che ovviamente resteranno nei cassetti ad arrugginire prima che ne abbia la necessità. Pensare che la ferramenta a cui mi rivolgo da più di trent'anni, era famosa per vendere anche un singolo chiodo. Lo pesavano e con un calcolo a mano ne veniva determinato il prezzo. Oggi la gestione è cambiata e sono subentrate le figlie della titolare. Evidentemente, queste hanno studiato economia e sono state addestrate a trarre profitto dalla necessità altrui. Tempi che cambiano, cultura della solidarietà e dell'attenzione verso il prossimo che svanisce. Pazienza. Ciao.

P.S. Gira la ruota. Ripeto: Gira la ruota.

venerdì 2 maggio 2008

Riparazioni (II)

Una triste notizia. Dopo aver riparato e sistemato il rasa erba, oggi ho proceduto con il collaudo. Il motore gira ma c'è qualcosa che non va. L'assorbimento di corrente è esagerato e dopo pochi minuti di funzionamento interviene la protezione da sovraccarico . Un leggero odore tipico dei circuiti bruciati e si concretizza l'ipotesi che il motore abbia qualche avvolgimento in corto. Devo smontare tutto daccapo e portare il motore a rifare gli avvolgimenti. Pazienza. Dovrò attendere lunedì con il dubbio....quanto costa? conviene buttare tutto e prendere un rasaerba nuovo?. NO. dopo la fatica che ho fatto preferisco la collaudata via del recupero. Qualcuno mi ringrazierà mai per lo scrupolo ecologico e la lotta all'usa e getta che ci ha ipnotizzato un pò tutti?. Budget max per la riparazione... dai 50 ai 70 euro...massimo 100. Probabilmente ne esistono in vendita a queste cifre per cui è facile pensare che convenga prenderne uno nuovo. NO. Se l'alternativa è prendere un rasaerba "cinese", economico, che costa pochissimo, che si rompe a fine stagione, preferisco riparare. Se penso poi che ad acquistare un apparecchio economico dò indirettamente una mano ad imprenditori privi di scrupoli che sfruttano la manodopera...meglio riparare. alla prossima.

Agg.to... rifare l'avvolgimento del motore da 900W costa 80 euro.

P.S. Il ragno è nel buco. Ripeto: Il ragno è nel buco.

giovedì 1 maggio 2008

Riparazioni (I)

Periodo intenso per me. Per rilassarmi ho ripreso alcuni lavoretti in sospeso. Ho riparato il rasa erba, con ricostruzione completa della base di supporto del motore elettrico. Ne ho approfittato per riverniciare la cassa esterna e per sostituire alcuni bulloni troppo arrugginiti per essere riutilizzati. Domani procedo con l'affilatura della lama e con il montaggio completo dei pezzi che ad oggi sono sparpagliati sul banco di lavoro.
In attesa che si asciughi la vernice, ho proceduto con recuperare i componenti elettronici da una mother board di una stampante HP Laserjet 1100. Un triac di potenza, un mini relè, due microswitch, condensatori e diodi per l'alta tensione, connettori vari, un quarzo da 20mHz, alcuni transistor da catalogare. Ho sperimentato il metodo della piastra dissaldante costruita da un ferro da stiro capovolto. Funziona solo per il recupero dei componenti SMT. Per i componenti TH (Thru hole) il PCB non fa contatto con la piastra e lo stagno si fonde "a zone". Pertanto ho preso il dissaldatore manuale e con pazienza ho succhiato per tutta l'area dello stampato.
Fra le altre cose in sospeso, oltre al modulo del kernel in corso di sviluppo, devo:
Restaurare una seggiola in legno della mia compagna,
Finire 2 mobili per il bagno con finiture intagliate a mano,
Lavare una campana sottovuoto per le cartucce di inchiostro,
Restaurare 2 macchinari per la ricarica delle cartucce
Estrarre gli ingranaggi dai perni delle stampanti di recupero,
Collaudare una saldatrice ad arco, di recupero rimessa a nuovo,
Fare a pezzi alcune stampanti impilate in laboratorio,
Costruire delle lampade con il ccfl al neon degli scanner smontati da tempo,
Sperimentare l'uso di alcuni trasformatori per generare alta tensione,
Attivare il modulo laser delle stampanti per costruire un sistema di messa in bolla,
Costruire un trailer monoruota, in alluminio, per la mia bici,
Costruire un supporto per il navigatore satellitare da montare sul manubrio della bici,
Progettare l'impianto elettrico per la bici,
Usare la bici... ogni tanto fra un montaggio ed una riparazione....

Troppo?? una cosa alla volta e pian piano porterò tutto a termine. Per ora..., esco a bere il caffè e vedere se incontro qualche volto amico. Ciao

P.S. Il bambù si è spezzato. Ripeto: Il bambù si è spezzato.