martedì 23 dicembre 2008

Triste natale

La mia natura di inguaribile ottimista a volte lascia il posto a pensieri non propriamente allegri. E' un periodo di "vacanze", o meglio di festività. Non ho molto da festeggiare, specie da quando mi sono accorto che con l'ottimismo non si compra nulla al supermercato. Chi è quel fesso che ha detto di smetterla con le lamentele e di essere ottimisti?. Se mi mandasse un pò di ottimismo, magari in contanti, mi sentirei davvero un pò meglio. In questo periodo provo il grandissimo imbarazzo di non poter ricambiare i regali "materiali" che mi vengono consegnati. Non posso dare nulla in cambio se non un abbraccio sincero ed un sorriso che trova posto fra le mille difficoltà che sono costretto ad affrontare. Il Natale e capodanno li passo dalla mia compagna. Mi ha già chiesto dove la porto a cena.... eh? a cena al ristorante? Dovrò inventarmi delle scuse per restare a casa, magari la trombo a tutte le ore senza tregua per cinque giorni di fila... anche se dopo mi verrà una fame da lupo. Magari.
Per il regalo ci ho già pensato. Un magistrale restauro di un comodino fine '800 salvato anch'esso dalla discarica. Un pezzo di valore, in noce massiccio e finiture in noce e palissandro, interamente fatto a mano. Per il restauro mi sono rivolto ad un mio amico ex-datore di lavoro (quel lavoro saltuario fatto per pagarmi gli studi quando ero bimbetto). Mi ha consegnato un capolavoro. Pulitura a straccio e passata in gommalacca con rifacimento di alcune impiallacciature che col tempo si erano staccate. Con quel regalo me la cavo anche per il compleanno, l'onomastico e altre ricorrenze per un paio di anni. Si starà comunque a casa. Che palle però. Dovrò sorbirmi il figliolo con la fidanzatina (e tenerlo d'occhio che non si vada ad infrattare in camera), la mamma di lei che parla a stento l'italiano (è calabrese di origine) e faccio fatica a capirla, io che sono del nord (quasi quasi le parlo nel mio dialetto e poi vediamo). Mi si prospetta proprio un capodanno di "follie e divertimenti", fra tombola e monòpoli e una scatola di petardi che ho conservato dall'anno scorso (ed ho fatto bene ad essere previdente). Che palle. Abituato negli anni d'oro, libero di andare con chi mi pareva, anche con due alla volta, questo natale e questo capodanno, con la suocera tra i piedi mi sentirò come in prigione. Potessi stare solo con la mia donna, che cazzo, già la vedo poco perchè abita lontano ed ogni volta che la vado a trovare mi sembra la prima volta. Mi piacerebbe organizzare una trasferta in albergo, ristoranti tutte le sere e qualche locale per chiacchierare in santa pace... magari riesco a farlo, con tanto ottimismo però. Alla prossima

P.S. Bufali all'orizzonte. Ripeto: Bufali all'orizzonte.

venerdì 19 dicembre 2008

Pagamento in natura

Niente di sconcio, il titolo non inganni. Sto intervenendo per lavoro presso una ditta che opera nel campo dei montaggi elettronici. Per me che sono appassionato di elettronica, è come per un bambino in un negozio di giocattoli. Mi brillano gli occhi in mezzo a tutto quel ben di dio. Oscilloscopi digitali, analizzatori di spettro e di stati logici, strumentazione d'avanguardia, stazioni di saldatura e attrezzatura per il rework dei circuiti stampati che non mi posso permettere, montagne di componenti, programmatori di microprocessori, adesivi, sigillanti, pasta salda, flussante a bidoni, minuteria varia ed una collezione di attrezzi che mi ci vorrebbe una vita per metterla insieme. Viene voglia di dire..."ma dato che ne avete in abbondanza mica vi avanza un oscilloscopio per me?? magari vecchio, usato...". L'etica professionale mi impedisce di "elemosinare". Nel ispezionare un macchinario per il montaggio automatico dei componenti, mi accorgo che c'è uno scatolone pieno zeppo di componenti in striscia, nuovi. Le strisce sono troppo corte per essere recuperate nel macchinario, occorrerebbe togliere i componenti e passarli nel macchinario che li mette in ordine. Costa troppo per un azienda e pertanto? Li buttiamo. Nooooooooooo. Se volete ve li porto via io, tanto per voi sono spazzatura. Ed in un battibaleno mi ritrovo con una montagna di componenti passivi, condensatori, resistenze di varia potenza, diodi e zener a iosa, compresi qualche centinaio di led da 3mm. Forse sono troppi, non credo riuscirò a "consumarli" tutti. Mi ci vorranno tre settimane solo per metterli in ordine e classificarli. Ma sono comunque contento. Se devo calcolare il valore del pacco, calcolato al costo di acquisto che viene praticato all'azienda (ne compra a tonnellate), il risultato è sicuramente modesto. Ma se calcoliamo il valore praticato dai negozi di hobbistica, credo che siamo intorno ai 300 euro, forse più. Sono felice, ho colto al volo un occasione (come spesso mi accade dato che sto sempre con gli occhi aperti). Ora spero di recuperare un oscilloscopio, dato che mi serve e nessuno sembra disposto a farmi una donazione. Forse con un modesto sconto sulla parcella, riesco a portarmelo a casa ad un prezzo decente. Alla prossima.

P.S. Il coccodrillo piange. Ripeto: Il coccodrillo piange.

martedì 16 dicembre 2008

Recupero crediti

In tempi di "crisi" fioccano in ufficio le chiamate di solerti signorine dalla voce suadente (ma a volte con accento straniero tipico dei paesi dell'est), incaricate di concordare a tutti i costi degli appuntamenti per i commerciali delle agenzie di recupero crediti. Ne ricevo una, la settimana scorsa. La curiosità di conoscere la remota possibilità di incassare quanto mi spetta, dato che i debitori visto l'andazzo si permettono di non onorare i propri obblighi, mi spinge a concordare un appuntamento con la persona che, guarda caso, è sempre in zona nei giorni che scelgo quando ho un buco nell'agenda. Alla data ed orario stabilito il rappresentante non si fa nemmeno vivo. Cominciamo bene. Dopo una settimana ricevo delle chiamate al numero fisso ed al cellulare. E' il rappresentante che per giustificare l'assenza dà la colpa al computer. E due. E' ovviamente in zona e sta cercando di riempire un buco di trenta minuti fra un appuntamento e l'altro. Mi chiede di mollare tutto e incontrarlo. Accetto, ma gli do appuntamento al bar, giusto per de-formalizzare l'incontro e renderlo una chiacchierata senza impegno ovviamente. Appena si presenta, inizia a lamentarsi del suo navigatore satellitare nuovo, che a suo dire non funziona bene in quanto interpreta a proprio piacimento una modalità di utilizzo. E tre. Ordina due caffè e comincia a presentare l'attività. Ho le idee chiarissime su cosa voglio. Pagare solo ad incasso avvenuto. Non vedo infatti perchè mi devo accollare io il rischio di buttare i soldi. Se siete così efficaci come mi stai dicendo, il rischio ve lo assumete voi, eventualmente valutando a priori la solvibilità del cattivo pagatore. Niente da fare. Mi dice che ad ogni pratica vogliono 150 euro (ma non lo leggo da nessuna parte) e poi un 30% sull'incasso. Apperò. E quattro. Durante la conversazione, mi interrompe tre volte, mi contraddice due volte, sovrasta la conversazione alzando leggermente il tono della voce. Non ascolta. E cinque. Parla con le mani in tasca e dopo 20 minuti mi mette pure fretta perchè ha appuntamento con un azienda e deve interrompere. E io chi sono, il figlio della serva?. E sei. Tutti segnali negativi. Questo ha qualcosa da nascondere. "Le farò sapere, ci devo pensare" è la frase che uso sempre per tagliare corto e mandare a quel paese questi rappresentanti del cazzo. Nella fretta e nel congedarsi salutando, aggiunge..."ai caffè ci pensa lei vero?". Certo come no ci mancherebbe, posso fare qualcos'altro? Se vuoi ti lavo la macchina anche se piove. Il contatore continua a salire. Ma vaffanculo. E' tempo di crisi, molte aziende lavorano cercando di raccattare pochi spiccioli a destra e sinistra. Più volumi, più fatturato. Della qualità dei servizi chissenefrega, basta incassare qualcosa, tanto anche se il lavoro non va a buon fine, un minimo di introiti è assicurato (viene anche il dubbio che poi il lavoro venga svolto effettivamente). Vado a pagare anche il caffè del morto di fame e la titolare del bar mi guarda con uno sguardo di solidarietà misto a tristezza dicendo..." anche a te capitano questi personaggi?". Lo so. il 99% dei rappresentanti vende fuffa. Niente di più. Da parte mia preferisco perdere un incasso piuttosto che mantenere certi imbecilli. Ci rimetterò economicamente ma almeno ho la soddisfazione di contribuire a mandarli in malora concretamente. Non sono i mercati in crisi ma le persone. Alla prossima.

P.S. Noi non si compra nulla, noi si vende. Ripeto: Noi non si compra nulla, noi si vende.

martedì 9 dicembre 2008

Soldi buttati

E' un periodo di crisi. Ce lo sentiamo ripetere in continuazione dagli imbonitori di regime, che a forza di sentirselo dire magari ci si crede pure. Frottole a parte, per quanto mi riguarda, mi trovo in una situazione economica preoccupante, lavoro zero. E' un buon momento per tirare i remi in barca, riordinare un pò le idee in vista di qualche idea e mettere un pò di ordine nella propria vita, giusto per capire dove si è sbagliato per ridursi in questo stato. Solitamente, visto che non è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, ne approfitto per studiare ed aggiornarmi sugli argomenti che gli impegni passati mi hanno impedito di trattare. Decido quindi di approfondire le mie conoscenze nel campo della biometria e del riconoscimento elettronico. Da una ricerca in rete, mi imbatto in un sito di un Collega con una vasta esperienza nel settore. A leggere il suo curricula c'è da stupirsi, sia per la vastità che per la particolarità di incarichi trattati. Il Collega pubblicizza un libro, di più di 1200 pagine, scritto nel tempo libero in tre anni di sacrifici, studi ed approfondimenti. L'opera è disponibile ad offerta libera. Con queste informazioni, lette anche le sue considerazioni in merito ai vantaggi della condivisione delle conoscenze ed al cazziatone rivolto ai soliti smanettoni che in rete pretendono tutto e gratis, decido di donargli 10 euro, una cifra modestissima ma di questi tempi, per me, importante a tal punto da significare niente pane e latte per 4 giorni. Vabbè. Data la presentazione, deve per forza contenere informazioni utilissime. Pago con "paipal" e dopo tre giorni ricevo link e password per scaricare il tomo, assieme alle indicazioni per accedere alle altre sue opere. Appena scaricato il pdf, inizio subito a sfogliarlo. sono incuriosito anche per via del fatto che da un paio di anni sto tentando di scrivere un libro. Non ho ancora finito perchè sono pignolo e metodico. Dopo tre revisioni, ancora non sono soddisfatto e deciderò di metterlo on-line solo quando sarà perfetto.
Tornado al tomo, mi accorgo subito di alcune cosucce che saltano all'occhio. L'ortografia è orribile. Di media tre errori di battitura ogni pagina. Il testo è giustificato solo in alcune pagine. Alcuni periodi sono incollati dopo una traduzione automatica dall'inglese, e sappiamo quanto i traduttori automatici sbagliano clamorosamente. Le immagini sono ripetute in più pagine. Altre pagine sono un copia incolla di recensioni di prodotti le cui caratteristiche sono già ampiamente pubblicate in rete. Più della metà delle pagine è rappresentata da codice sorgente, di librerie e funzioni liberamente consultabili dai siti di origine. Bastavano dei link e delle spiegazioni sule porzioni di codice più ostico. Azz. Un libro del genere sono capace di farlo anche io, magari a 10 euro a copia metto da parte un bel gruzzoletto. Se mi ci metto di impegno, allargando le immagini ed aumentando i margini destro, sinistro, sopra e sotto, magari arrivo anche a 2500 pagine, così ci faccio una bella figura. C'è un pò da vergognarsi. L'immagine del Collega così si frantuma miseramente in quella di un pressapochista impreciso, frettoloso, sicuramente poco professionale.
Mi dispiace davvero. Tali comportamenti si riflettono negativamente sul lavoro svolto per i clienti, è inevitabile. Sono anche sintomo di una personalità poco curata. Mi dispiace perchè un genio del genere, per quello che sta realizzando in mancanza di documentazione è davvero lodevole. L'esposizione però è pessima. Spero di ricredermi approfondendo un pò la lettura, per capire se ci si può ricavare della sostanza utile. Sono severo con me stesso ed altrettanto esigente con gli altri. Ad ogni modo, sono scontento per l'opera e felice di aver donato 4 giorni di pane e latte a chi credo ne abbia bisogno più di me, che così mi metto un pò di più a dieta. Tutto sommato però, a ripensarci, va bene così. Almeno è stato onesto da chiedere un offerta libera. OK. Non sono soldi buttati. Grazie.

P.S. Rapidi ed invisibili partono i sommergibili. Ripeto: Rapidi ed invisibili partono i sommergibili

domenica 23 novembre 2008

Banca sanguisuga

Mi è arrivata una raccomandata dalla mia banca. O restituisco in unica soluzione lo scoperto di conto o passano la pratica agli avvocati. "Come a Lei ben noto, non ci è assolutamente consentito mantenere in essere una esposizione siffatta". Duemilaseicentoquarantasei euro e spiccioli. Mi spiace ma non ce li ho. L'ultimo che si è rifiutato di pagarmi la parcella (3500) ha chiuso l'attività e ben si guarda di saldare il debito (e lo vedi pure in giro a divertirsi). Quello che me ne doveva 4500 è morto suicida, travolto dai debiti e dalle sue vicende giudiziarie. Ed io così devo lasciar entrare a casa, dove risiedo, un ufficiale giudiziario a prendersi le mie poche cose, visto che la banca ne ha bisogno. Io non ho la forza di chiamare a mia volta un avvocato per tentare di recuperare il mio credito. Quando ci ho provato, mi ha consigliato di lasciare perdere ed ho dovuto pure pagarlo per questo consiglio del cazzo. Così a prenderla in quel posto ci sono io, che pago le tasse e saldo sempre i miei debiti quando posso, magari in ritardo ma ho sempre pagato in qualche modo. Per la banca mi serve ovviamente tempo che sembra non mi venga più concesso. Non ho incarichi, non ho incassi in vista, sono in rosso... potrei scaricare i debiti allo Stato e tenermi la good company con una cordata di imprenditori inquisiti e corrotti. Non so come farò, ma mi inventerò qualcosa, tipo appostarmi alle poste il giorno che pagano le pensioni e dare una botta in testa alla prima vecchietta che esce con il gruzzolo. Sembra che il motto preferito in voga in questi tempi sia "mors tua vita mea". Pensa unamico, pensa a come risolvere questa "esposizione siffatta", "priva della necessaria autorizzazione". Credo che a fronte della minaccia di "ogni azione che riterremo adeguata", visto che dimenticano di specificare "lecita", reagirò con altrettanta determinazione, adottando ogni azione che riterrò adeguata per la tutela della mia persona, della mia vita, della mia serenità. Direttore, sto arrivando.

Aggiornamento: Azz. mi hanno cambiato direttore. Questo è giOvane e determinato a fare carriera, ovvero a compiacere la sete del vampiro padrone. Me lo lavoro ai fianchi.

P.S. Gola profonda dice si. Ripeto: Gola profonda dice si.

mercoledì 19 novembre 2008

fax simile

Periodicamente vado a consultare le parole chiave di ricerca elencate nei siti internet che gestisco in conto terzi. E' un esercizio che fornisce, a grandi linee, la fotografia del livello culturale dei navigatori, i desideri e le necessità di centinaia di persone che periodicamente affidano a google la soluzione alle loro curiosità o necessità. Ed ecco che accanto a coloro che cercano "fac simile fattura consulente lavoro" compaiono quelli che cercano i "fax simile fattura ....", che spero non sia una copia similare inviata via fax, altrimenti si tratta di una mia lacuna culturale, per la quale mi sento di chiedere umilmente scusa.

Prendiamo alcuni esempi e tentiamo di dare delle risposte (se si può):
come diventare arbitro di controversie giuridiche - Come minimo devi essere abilitato alla professione e se fai questa domanda si capisce che non lo sei.
come diventare informatico - lascia perdere, informatici non si diventa, si nasce.
benchmark tariffe consulenti informatici - eh??
colore tesserino carabinieri - non lo so ma appena ne vedo uno te lo faccio sapere.
da chi sono tenuti gli albi professionali - dai tenutari, figura professionale ed antica congregazione in vigore ufficialmente dal 1465.
domanda con penna blu - mai farsi sorprendere senza una penna blu, mi raccomando.
gazzetta ufficiale codice di deontologia e buona condotta - nella gazzetta ufficiale? mai sentito parlare di educazione e buon senso?
omissione professione sui documenti - quali?
test informatica 30 domande in 10 minuti html - certo, e chi sei speedy gonzales?
cosa posso rompere per trovare cuscinetti a sfera - prova con qualcosa che abbia le ruote tanto per cominciare, anche se li puoi trovare senza necessariamente rompere.
cosa devo calcolare per progettare penna stilografica - azz...questo deve essere un ingegnere e di quelli bravi.
craccare toner - wow il cracker del toner!!...e da quando il toner si cracca?
esiste la figura di rappresentante legale ditta individuale - certo come no! coincide con il titolare, l'usciere, la segretaria, la donna delle pulizie, il fattorino, l'impiegato, il tutto fare, il tecnico,....
foto formichiere nano - devi fare la caricatura a brunetta o a berlusconi?
manca un colore ma la cartuccia è piena - o è piena o manca un colore, deciditi!
sega a batteria 12 volt - pervertito, e pure pigro!
stilografica non scrive aria - eh no. scrive inchiostro.
voglia ciuco - hai dimenticato di aggiungere "di essere" fra le parole...
cosa significa insoluto - significa che non puoi comperarti quell'aggeggio che ti serve per lavorare ma non te lo puoi permettere per colpa di un cretino che non ti paga.

Di esempi del genere ce ne sono a migliaia, a volte anche molto più divertenti o strani, segno che la rete è piena di gente che ricerca la conoscenza per cultura personale. Alla prossima.

P.S. Mettere la macchina in garage. Ripeto: Mettere la macchina in garage

Alimangiatore

L'alimentatore si è mangiato i miei led bianchi!. Li ha ridotti ad un grumo di plastica fusa. Vorrei avere per le mani l'ingegnere cinese che ha progettato l'alimentatore a corredo dell'aladino, il tristemente famoso telefono cordless della Te*ecom. Tristemente famoso perchè è un vero barattolo di tecnologia avanzata, nel senso che devono aver raccattato tutti i componenti avanzati, che nessuno voleva, per assemblarlo. Una fonia da grammofono anni venti, suonerie orribili, una fragilità degna della pasta frolla e una sensibilità ai fulmini veramente poderosa. Di aladini di recupero se ne trovano a iosa in discarica, troppi per definirlo un prodotto di qualità. Ho recuperato l'alimentatore dalla base. Tensione nominale 9 volts continui. Ideali per sostituire la batteria da 9 volts dell'oculare illuminato che ho realizzato e descritto in un post tempo fa. Dopo un sommario collaudo al volo, passo a saldare i fili e fissarli con un pò di nastro isolante. L'illuminazione mi serve per osservare le sigle dei chip nelle schede elettroniche, alla ricerca di qualche componente da recuperare per i miei progetti di ricerca. Tre led bianchi in serie da 3 volts ciascuno = 9 volts senza necessità di resistenze di caduta. Dopo una trentina di secondi di utilizzo, noto che la luce bianchissima vira rapidamente verso il verde per poi sparire del tutto. Il tipico odore di bruciato ed intuisco che qualcosa non va. Due dei tre led sono andati, bruciati, distrutti. Cos'è successo? Prendo il tester e misuro la tensione erogata dell'alimentatore...13,5 volts!! ma vaffanculo! Cosa ci scrivono 9 volts a fare? Ed il circuito di regolazione cos'è, un opinione? Mi rendo conto così del significato della scritta "Made in cina". Non sembra un luogo comune ma troppo spesso significa scarsa qualità, prodotti economici, funzionamenti incerti e poco conformi alle dichiarazioni. Dovevo aspettarmelo. Dovevo sospettarlo anche perchè il prodotto è adottato dalla Te*ecom, azienda nota per rendere soddisfatti gli azionisti con la massimizzazione dei profitti che derivano solo dal taglio indiscriminato dei costi. Maledetti. 25 anni fa, quando ci lavoravo, non era così. L'avvento di certi manager rampanti, dalla B*llisario al Tronchetto dell'infelicità, è stato un susseguirsi di decisioni che hanno fatto scendere la qualità di quell'azienda sottozero, assieme alla credibilità (nulla) che si è guadagnata con decisioni scellerate. E cosa dire di "quell'ingegniere" cinese? Sicuri poi che sia un ingegnere? Vorrei comunque averlo per le mani, maledetto incompetente. Vaffanculo.

P.S. Il cinese dice 23. Ripeto: Il cinese dice 23.

martedì 18 novembre 2008

Server, sistemisti e smanettoni IT

Ultimamente sono stato contattato da un informatico d'assalto, un self made man, che mi sta fracassando i marroni con delle richieste che mettono in chiara evidenza la sua incompetenza retribuita. E' un sedicente "sistemista" attualmente in carico come dipendente presso una grande industria. Sedicente in quanto "dice di sè" che è un sistemista. Nell'ambiente scientifico degli informatici, un ristretto gruppo di esperti che guardano con un pò di disprezzo i principianti che strombazzano le loro abilità, il termine "sistemista", espresso così genericamente, è inteso come colui che interviene nei "sistemi" informatici (tutti) e risolve, configura, installa, fa funzionare ecc... Per sistema si intende l'insieme di hardware e software che compone un sistema informativo. Un sistema informativo che necessita di un sistemista è composto come minimo da una rete in configurazione client/server, da un insieme di funzionalità quali database, intranet, internet, mail server, web server, ecc...
La definizione di "sistemista" non è concentrata in un particolare sistema hardware o prodotto software, altrimenti sarebbe più corretto parlare di "specialista". Pertanto un sistemista, se così si definisce genericamente, deve saper configurare un firewall, indipendentemente dal sistema operativo o dall'interfaccia grafica usata per gestirlo. Deve saper amministrare un database, indipendentemente dal tipo. deve saper agire sui parametri di rete per farla funzionare, deve saper configurare un mail o web server. Infatti, in tutti i casi esposti, dato che ormai le funzionalità sono "standard" per via di protocolli univoci, ovvero si somigliano tutte e cambia solo il nome delle cose, un "sistemista" è in grado di agire, configurare, risolvere ecc... tenere in piedi il sistema informativo e sapere cosa fare in caso di guasto... già, servono pure delle approfondite conoscenze dell'hardware, dato che sono capaci tutti di chiamare il tecnico esterno in caso di guasto.
Data la situazione "traballante" di questa economia ed al fatto che i soliti ne stanno approfittando per licenziare, il nostro sistemista decide di mettersi in proprio e di approfittare delle proprie conoscenze per vendere soluzioni a destra e sinistra. Il problema è che non è in grado di risolvere autonomamente, dato che le sue conoscenze tecniche sono basate su un sistema informativo gestito per anni, conosciuto a memoria ma apparentemente diverso da quello che si trova in giro. Basta cambiare prodotto o imbattersi in un sistema linux e crolla tutta l'aurea di conoscenza sino a poco tempo prima usata a sostegno del proprio entusiasmo. L'uso massiccio e prolungato di windows ha inoltre impigrito, nel tempo, il nostro sistemista, paragonabile più ad un pigiabottoni che ad in tecnico informatico che si rispetti.
L'attività in proprio non è facile nella fase di start-up e risulta naturale, oltre che appetibile, offrire soluzioni chiavi in mano per le problematiche più disparate. Da una server appliance ad un centralino voip, da un sistema di trasmissioni wireless ad un sistema di videosorveglianza, tutto fa bilancio e occorre rassicurare i propri contatti di essere in grado di fornire...il bilancio è sacro. Questa è la situazione. Mancano i sistemisti quelli veri, quelli che le cose le sanno fare davvero. Ed allora il nostro wannabe sistemista trova la soluzione più scontata, che ormai ci sono passati tutti quelli che si trovano o trovavano nella stessa situazione. Creare una rete di informatici in grado di intervenire alla bisogna, da pagare il minimo per massimizzare i guadagni e da non assumere data l'occasionalità degli incarichi. Ci hanno provato in centinaia, è un pò il sogno di molti raccattare incarichi, sbolognarli al primo pirla disponibile e lucrare un buon margine, salvo poi scaricargli addosso le colpe quando qualcosa non va. Si nota però da subito il tipo di richiesta che viene conferita ai collaboratori usa e getta selezionati col criterio del primo che capita. Voglio un server con le funzionalità A,B,C, ma (udite, udite) che sia facile da usare e configurare, in quanto voglio proporre e rivendere la soluzione ad altri sistemisti o smanettoni... cooosa? Qui casca il palco. Il pigiabottoni si rivela per quello che è, un pigro commerciante approfittatore, un promotore di nuovi smanettoni, non certo un sistemista e tanto meno un informatico. L'attività di "informatico" per come la intendo io, è fatta di sacrifici, (tantissimo) tempo dedicato all'aggiornamento ed alla formazione continua, alle prove, alla ricerca ed agli esperimenti in casa. Non che la gestione debba risultare difficile, per carità, anche io amo le comodità, le scorciatoie e le soluzioni "semplici", ma non disdegno di capire a fondo cosa sto facendo, in modo da essere pronto ad affrontare e risolvere gli imprevisti, per problemi che escono dalla normalità, in due parole devo essere preparato e competente. Credere che un server sia una scatola con quattro bottoni da pigiare, che funziona tutto e si può dimenticarla nel sottoscala, significa credere ai soliti rivenditori commercianti di informatica che fanno tutto sempre facile, rapido e soprattutto che "funziona" sempre. I tribunali sono pieni di questi creduloni ignoranti che hanno ceduto al miraggio di facili guadagni. Temo che dovrò suggerire l'uso di windows a questo sistemista, e di cercare fra i numerosissimi informatici dell'ultima ora qualcuno disposto a svendersi per pochi spiccioli. Vuoi una soluzione facile da gestire per sistemisti e smanettoni? Linux non fa al caso tuo...linux è per i clienti seri che vogliono soluzioni serie ed io non installo server windows. Ma il sistemista insiste, concentrato com'è più sul proprio profitto che sulle necessità dei propri clienti. Linux "è gratis" (così crede, essendo caduto nell'inganno della traduzione italiana del termine "free") e permette margini più ampi. Windows è a pagamento, così come ogni componente aggiuntivo necessario a una seria configurazione client-server. Linux è un ambiente più "robusto" e sicuramente più adatto per ciò che devi proporre, ma per i principianti è un sistema "difficile". Le cose sembrano difficili quando non le si conoscono. Una volta imparato, diventa facile. Ma allora impara anche tu visto che "non costa nulla" e di documentazione in rete ce n'è a iosa... No. Fammelo tu che ti pago ed ho un sacco di clienti che lo vorrebbero. Eh?? Guarda che lavoravo per i "padroni" mooolto tempo fa e mi sono messo in proprio per evitare questi atteggiamenti arroganti. E poi... non lavoro per i commercianti smanettoni, sono capaci solo di piantare grane e scaricare sempre la colpa sul tecnico. Lasciamoperderedai, non insistere per favore che ho altro da fare. Ciao.


P.S. Aldo riempie il bicchiere. Ripeto: Aldo riempie il bicchiere.

venerdì 14 novembre 2008

FREEBLOGGER

Come mancare all'appello? http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogger/
Ecco un momento felice della mia vita. Quando, un pò più cicciottello di adesso ma sicuramente felice e con meno preoccupazioni per la testa, stavo in mano al mio babbo che saluto da questa valle di lacrime con un pò di nostalgia, dato che ancora oggi a distanza di tanti anni mi manca davvero. ciao babbo.

P.S. Tritare e mescolare. Ripeto: Tritare e mescolare.

giovedì 13 novembre 2008

Free Blogger & Clandestine Press

Help please! we are victims of parliamentarians mafia and corrupts.
It is in order to be emanated a law, dictates “LEVI”, with obligation of registration to the ROC (communication's operators registry) for all the bloggers. This law dictates also “kills blog” is devised in order to remove voice to the people and "shut up" the honest citizens and democratics. We are all victims of a fascist dictatorship. Help please!

They are forced to enter clandestinely in order to avoid two years of prison and million fine for crime of clandestine press! They are guilty to express opinions in a fascist dictatorship. Here in Italy, the opinion and word's freedom is being suffocated. To speak means to risk. Help!. Here it is happening of all: thefts, violences, overbearingnesses.

Police and soldiers in uniform, patrol the country and Italians cannot more express freely our ideas. We cannot more criticize this fascist government. Please, you invade us pacifically in order to fire corrupts that are to the parliament, than do not represent more Italy… are themselves elect by themselves with a law “ad personam”.

We are all victims of a fascist dictatorship. You help us please.

mercoledì 12 novembre 2008

Stampante seriale (etichette)

Il risultato, a meno di alcuni modesti aggiustamenti, è da ritenersi soddisfacente. La dimensione del riquadro è da aggiustare e le lettere accentate necessitano di un font diverso da quello utilizzato.

Programmare una stampante seriale che utilizza il linguaggio Monarch(R) è stata un esperienza nuova. Dopo aver realizzato il cavo "giusto" (vedi post precedenti) si passa alla codifica delle istruzioni che dovranno essere inviate alla stampante. Nel seguito un breve esempio. Il linguaggio usa dei campi formattati secondo una codifica pre-impostata e con una sequenza fissa di parametri. Un esempio che produce il risultato visibile in foto è questo:

{I,A,0,0,0,1,3 'slash zero cp850'|}
{I,D,7,0,2 'currency symbol italy 2 decimal'|}
{I,B,0,1,1,0,0 'supply type,ribbon_on,feed_mode,sup_pos,cut_pos'|}
{F,25,A,R,M,690,1000,"FMT-6X10" |
C,550,30,0,1,2,1,W,C,0,0," RAGIONE SOCIALE ",0 'mis in decimi di millimetro' |
C,490,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Slogan dell'azienda",0 |
C,450,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Via taldeitali, 99",0 |
C,420,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"99999 località (PR) ITALY",0 |
C,360,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Item :Descrizione del contenuto ",0 |
C,310,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Colli: 01 - broken sample",0 |
C,200,30,0,1,1,1,O,L,0,0,"Cod:",0 |
C,200,115,0,1,3,2,O,L,0,0,"ABC-123-XYZ",0 |
L,V,400,10,0,940,10,"" |
L,S,400,650,680,650,10,"" |
Q,10,10,680,950,10,"" |
B,99,12,F,100,115,1,2,80,5,L,0 |}
{B,25,N,1 |
99,"234567891012" |}

Come si può capire, la comprensione non è propriamente di facile assimilazione, ma con il manuale sottomano anche se in inglese, il lavoro è agevolato. Ogni campo è preceduto da una lettera che ne identifica il significato, L per Line, C per Character, B per barcode, F per format ecc... Devo ancora trovare il modo di memorizzare le risposte della stampante, quali ad esempio i codici di errore. Con un minimo di impegno dovrei riuscire a comprendere meglio il funzionamento del processore interno, magari ricavare e de-compilare il firmware per alcune migliorie che ho in mente. E' un vero peccato che questo hardware sia closed source. Infatti, in mancanza di possibilità di apportare migliorie, l'hardware diventa rapidamente rifiuto speciale pericoloso ed è destinato ad ingrossare i canali di smaltimento clandestini. Già, corre voce che alcune associazioni spediscano l'hardware usato in africa con un apparente scopo umanitario. In realtà è un modo per aggirare la legge sui rifiuti speciali e far diventare l'Africa la discarica del mondo. Ma questo è un altro discorso che raramente viene trattato dalla stampa prezzolata per non infastidire i poteri forti.
In mancanza di uno specifico tool di sviluppo, ho proceduto con la scrittura del codice con un semplice editor di testo con successiva prova di stampa. Una volta assimilato il linguaggio, si procede con la pre-codifica dei formati necessari. Per stampare un etichetta alla volta, si fa molto prima ad aprire il sorgente e modificare direttamente il contenuto, a mano, per poi copiarlo sulla porta seriale utilizzata dal sistema (ttyUSB0 nel mio caso). I formati non sono poi molti. La etichette maggiormente utilizzate sono: spedizione materiale con imballo voluminoso, spedizione lettere e buste, mittente e destinatario. Per i più evoluti, etichetta trasparente per il protocollo della posta con codice a barre (che richiede però un ribbon speciale). Per lavori più intensi, che richiedono un elevato livello di personalizzazione e dinamicità ad adattarsi a diversi formati, si sente un pò la mancanza di un programma grafico per linux, che non deve essere poi molto difficile da produrre...Sarà oggetto di studio e ricerca per i momenti di tempo libero. Alla prossima.

P.S. Il punto per punto è solo presunto. Ripeto: Il punto per punto è solo presunto.

martedì 11 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 3)

Solo un piccolo aggiornamento. Il sistema di rilegatura esposto nel post precedente, quello a colla sul dorso, non si è rivelato all'altezza di un utilizzo "spinto" del libro. Alcune pagine si staccano, quelle che, a causa di un taglio non perfetto delle pagine e di un pareggio sul lato sfogliabile, non sono raggiunte dalla colla. Alcuni fogli, probabilmente quelli che non raggiungono il bordo, non si incollano perfettamente. L'inconveniente può essere aggirato con una semplice tecnica. Si prende il pacco di fogli. Lo si incurva da un lato facendo pressione con le dita sul lato sfogliabile. Nel riportare i fogli diritti, si preme sull'altro lato (lo stesso metodo usato per "smazzare" le risme prima di inserirle nel cassetto delle fotocopiatrici). In questo modo si produce una scalettatura del bordo da incollare. Si cosparge di colla in modo che la stessa vada a depositarsi per mezzo millimetro sul bordo della carta. Successivamente si riporta il tutto in pari e si procede con i morsetti ed il fissaggio della garza. Per maggiore sicurezza, si può procedere con l'inserimento di punti metallici, per i fortunati possessori di una graffettatrice per alti spessori. Attenzione però. Le graffette metalliche assicurano l'unione dei fogli ma irrigidiscono l'apertura del libro. Il dorso infatti deve potersi incurvare un pò quando si apre il libro (ecco perchè è meglio usare colla vegetale e la garza).
Per il resto si procede come indicato ed il risultato è più che soddisfacente. Alla prossima.

P.S. Punti mancanti a tratti rotanti. Ripeto: Punti mancanti a tratti rotanti.

domenica 9 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 2)

Ora che abbiamo stampato i fascicoli in formato A5 (2 a4 per ogni facciata di ogni foglio piegato in due), possiamo passare all'incollaggio dei fogli. Ho scelto il metodo a colla in quanto per rilegare a filo occorre più tempo, pazienza e materiali che per adesso non ho, in attesa che un mio amico provveda a procurarmeli. Avrei inoltre dovuto stamparli a quinterni (gruppi di cinque fogli). sarà per il prossimo manuale. Ok. Al pacco vanno aggiunti, prima e dopo, due fogli a4 da 120 gr/m2. La facciata di questi (risguardi) andrà incollata alla copertina come vedremo più avanti. Nella piegatura, passare un attrezzo di plastica dura per chiudere per bene le due metà, per evitare spessori indesiderati. Il risultato deve essere un bel parallelepipedo compatto e diritto.
Si prende il pacco stampato così composto, lo si stringe fra due listelli di legno tenuti assieme da due morsetti e si cosparge sul dorso un abbonante passata di colla vinilica diluita con acqua al 30%, per renderla liquida al punto giusto (deve penetrare un pò fra foglio e foglio se vogliamo ottenere un risultato duraturo). Il pacco ovviamente va preventivamente pareggiato dal lato che si sfoglia, in quanto il dorso verrà nascosto dalla copertina. Si appoggia sul dorso una striscia di garza, leggermente più larga del dorso stesso e la si incolla. Il lato che sporge va incollato ai risguardi. Lo scopo della garza è di rinforzo, anche per tenere unito il tutto se per caso si dovesse staccare qualche fascicolo. Lasciare asciugare almeno una giornata.
Procediamo con la realizzazione della copertina del libro (vedi post precedenti), in modo da darci un aspetto più che decente, per non dire prestigioso ed autorevole. Per procedere, mi sono aiutato con un buon libro, che spiega l'abc dell'arte della rilegatorìa. L'opera è stata scritta da Paola Rosati, insegnante e scrittrice, che opera da alcuni anni come rilegatrice nel laboratori fiorentino con l'artista Lea Bilanci, così almeno è riportato nel libro. Si intitola "Rilegatura - Tecnica, Idee e Progetti, Fabbri Editori ISBN 88-450-7910-4 per chi volesse acquistarselo e scoprire altri metodi. Voglio però lo stesso riportare qui la mia personale esperienza.Terminata la procedura di incollaggio dei fogli che ci siamo stampati, rinforzati nel dorso con una garza, si procede con reperire i materiali. Voglio realizzare una copertina rigida, con rinforzi in tela e carta da pacco. Frugo un pò fra le cianfrusaglie che mi ingombrano apparentemente inutilmente una casa enorme e mi procuro il seguente materiale:
  • Un cartoncino rigido spesso circa 2 millimetri, recuperato da un raccoglitore ad anelli rivestito in plastica..perfetto
  • Della carta da pacchi, quella marrone che si usa nelle spedizioni, ne conservo anche i pezzettini più piccoli, non si sa mai
  • Della tela di lino, uno scampolo microscopico recuperato da un paio di pantaloni troppo lunghi per mia mamma che ha provveduto ad accorciarseli
  • Della colla spray... non proprio adatta per il lavoro da fare ma adattabile allo scopo
L'attrezzatura? Forbici, taglierina a ghigliottina, una stecca in plexyglass sagomata a coltello per le rifiniture, penna biro (o matita) sponsorizzata (e che sono matto a comprarle quando le regalano?)
Iniziamo a ricavarci i pezzi necessari con delle misure.
Dimensioni del Libro Dl= Hl x Ll = 210x148 mm
Spessore del libro = Sl = 9mm
Dimensioni della copertina Dc= Hc x Lc = (Hl+7mm) x (Ll-1mm)
Dimensioni del dorso Dd= Hd x Ld = Hc x (Sl-1mm)
Dimensioni della tela Dt= Ht x Lt = (Hc+60mm) x (Ld + 40mm)
Dimensioni della carta Dcc= Hcc x Lcc = (Hc+40mm) x (Lc-10mm)
Dimensioni degli angoli Da = 30mm x 100mm
Si parte dal dorso di tela. Lo si cosparge di colla vegetale o colla spray (quella che ho usato io) e ci si incolla al centro il dorso di cartone, perfettamente al centro e perfettamente perpendicolare. Prima che la colla asciughi si posizionano a 6 mm dal dorso specularmente le copertine, avendo cura di posizionarle perfettamente in squadra col dorso. Si ripiegano le sbordature all'interno, aiutandosi con un righello per fare in modo che la stoffa aderisca perfettamente anche sullo spessore del cartoncino. Con una stecca di plastica si "incidono" gli spazi vuoti fra dorso e copertine (basta una pressione sufficiente) per fare in modo che la colla aderisca anche nella parte dove la stoffa è a contatto con se stessa. Capovolgendo il tutto si incide anche il bordo intero e si incolla la stoffa nel bordo del cartoncino.
Si cosparge di colla la carta e la si posiziona in modo che sporga sui lati e si sovrapponga alla stoffa di circa un centimetro. Si ripiegano le sbordature e si incolla accuratamente il tutto in modo che aderisca anche sullo spessore del cartoncino. Prima di ripiegare i bordi, si taglia il triangolo sugli spigoli ad una distanza dagli stessi pari allo spessore del cartoncino. Stesso procedimento per gli spigoli in tela, con ripiegatura all'interno e lavoro di stecca per coprire perfettamente sia lo spigolo che la giunzione. Si esercita una pressione per "arrotondare" gli spigoli ed incollare perfettamente la tela. La copertina è pronta. Si procede con il lavoro di "incassatura", ovvero di incollaggio dei risguardi alla copertina. Prima di procedere si fanno delle prove senza colla, per trovare la posizione giusta. La copertina si deve chiudere senza sforzi o difficoltà.
Per l'incassatura si posiziona il libro dentro la copertina, si inserisce un foglio protettivo fra i risguardi e si cosparge di colla la prima facciata. Sempre tenendo fermo il libro, si richiude la copertina e si preme per farla aderire bene. Si capovolge il tutto e si effettua la stessa operazione dall'altra parte. Nel richiudere, fare in modo che l'unghiatura (la parte della copertina sporge dal libro) sia uguale per entrambe le parti. La colla che ho utilizzato asciuga in soli 5-10 minuti, anche se per un risultato ottimale occorre aspettare 24 ore. Il risultato è quello che si vede in foto. Non male, Bravo. Veramente un ottimo lavoro. Ora, basta crearsi un etichetta in stile retrò, magari leggermente ingiallita con font che sembra scritto a mano con penna stilografica ed incollarla alla copertina. Il risultato non è davvero niente male. Mancano, per mancanza di materia prima, i capitelli ed una fettuccia segnalibro. I capitelli sono delle fettucce che vanno incollate al dorso per abbellirne la parte superiore ed inferiore. La fettuccia segnalibro è più adatta ad un agenda o ad un libro di preghiere, almeno questa è la mia impressione. Ora, giusto per esagerare, vorrei dipingere il bordo delle pagine con una tinta dorata, come i libri di prestigio "di una volta", che quando si facevano le cose a mano i risultati erano davvero stupefacenti e non si badava a spese in quanto i libri erano una cosa da ricchi, dottori allora rispettabili e gente di cultura (specie estinta ormai). Comunque, il lavoro è finito, sono soddisfattissimo. Alla prossima.

P.S. Sassi cadenti su piano giacente. Ripeto: Sassi cadenti su piano giacente.

sabato 8 novembre 2008

leppi auar

leppi auar, espressione in lingua veneta che significa letteralmente "l'ora felice", è la fascia oraria in cui alcuni bar e altri esercizi pubblici praticano sconti, tipicamente sulle bevande alcoliche e sui salatini.

È una pratica di promozione delle vendite nata nei paesi anglosassoni per attirare la clientela nei pub dopo l'uscita dal lavoro con l'offerta di consumazioni a prezzo ridotto per una o due ore nel tardo pomeriggio, coprendo tipicamente l'intervallo tra le 17 e le 18. È oggetto di qualche isolata critica perché incentiva il consumo di alcol, rendendolo accessibile a basso prezzo. Nel maggio 2005 la British Beer and Pub Association (BBPA), che rappresenta circa 32.000 pub nel Regno Unito, ha annunciato la rinuncia da parte di tutti i suoi soci al leppi auar e ad altre promozioni analoghe.

La pratica o semplicemente lo slogan leppi auar sono stati adottati in altri paesi e da altre categorie di esercizi commerciali, con variazioni nelle fasce orarie e nella tipologia dei prodotti soggetti a sconto.

In Italia leppi auar nei locali che la propongono comincia in genere più tardi che in Gran Bretagna, e si prolunga nella serata, spesso fino alle 20 o alle 21. Nel caso di locali notturni, gli sconti sulle consumazioni sono praticati nelle prime ore di apertura. Non mancano comunque casi di esercizi che pubblicizzano leppi auar in altri momenti della giornata.

In Italia la pratica de leppi auar è collegata anche alla consuetudine, diffusa in diverse città di ritrovarsi, nella fascia oraria che precede il pranzo o la cena, presso bar, caffè, e locali di vario genere per gustare un aperitivo.

In particolare, nel veneto, leppi auar è un momento della giornata che si prolunga dalla prima mattinata sino a notte inoltrata, con punte di consumo di spitz che risulta concentrato nelle fasce di età che va dagli 11 ai 25 anni e oltre. Leppi auar è un neologismo derivato dalla lingua anglosassone (happy hour), un rito che trova fertile terreno nella popolazione del nord-est, in special modo fra la maggioranza che a stento ha terminato la terza media, collezionando bocciature sin dall'asilo. Gli effetti concreti del leppi auar si possono riscontrare analizzando la corteccia dei platani che costeggiano molte strade statali, nei muretti di cinta, nei segnali stradali, nei guard rail, nei fossi e canali paralleli ai percorsi stradali maggiormente frequentati. Leppi auar è un abitudine particolarmente amata dalle agenzie di pompe funebri, dalle aziende di soccorso stradale, dagli amministratori comunali (sindaci in testa) che vedono nell'abitudine un buon modo per "fare cassa", attraverso gli operatori della "sicurezza stradale" e risollevare i bilanci da una politica dissennata votata allo spreco ed all'inefficienza. Il fenomeno è altresì frutto della scarsa attenzione alle politiche giovanili.

P.S. Prendere corda per legare la scimmia. Ripeto: Prendere corda per legare la scimmia.

martedì 4 novembre 2008

Stampa libri (fai da te 1)


Prima di procedere con la progettazione del layout delle etichette da stampare con la stampante seriale del post precedente, devo stamparmi il manuale del linguaggio. Perchè mi serve su carta anche se ce l'ho in formato PDF? Non mi sono mai trovato bene a consultare i documenti elettronici più lunghi di 10 o 20 pagine. Preferisco stamparmeli e leggerli con calma, anche nei ritagli di tempo a computer spento. Sarò antico ma per mè è meglio così. Ma la mia proverbiale taccagneria, che ostinatamente chiamo "sciopero della spesa", dichiarato ad oltranza come forma di protesta al modello fallimentare rappresentato dal consumismo, mi obbliga alla cautela quando si tratta di stampare 200 pagine. E' quasi mezza risma di carta da 80gr/m2, un pò troppo, per non parlare del volume. Dato che non sono una vittima della pigrizia dilagante che impera in questi tempi, potrei stampare su entrambe le facciate, manualmente dato che per ora non ho la stampante adatta in fronte/retro. Così riduco del 50% la quantità di carta. Ma non mi accontento. Posso fare di più. Ad esempio si possono stampare 4 pagine per ogni foglio A4 ed utilizzare il formato A5, sicuramente più maneggevole. Così me la cavo con 50 fogli. Le cose però si complicano un pò. In aiuto, come spesso accade, viene l'informatica, e soprattutto l'ambiente linux, così pieno di utilità e programmi spesso sconosciuti. Così decido di stendere una procedura per crearmi dei fascicoli al volo, un semplice script per impaginare automaticamente il testo dall'A4 all'A5 stampando sempre su fogli A4 che vanno poi piegati a metà. Per la rilegatura non ho che da scegliere. O stampo 4 pagine su un unico foglio A4 e creo tanti fogli piegati a metà da incollare assieme, oppure creo dei fascicoletti composti da 4 o 5 fogli a4 piegati a metà che andranno uniti con la rilegatura a filo (tempo fa mi sono costruito il telaio apposito). In entrambi i casi occorre stampare fronte retro la giusta sequenza di pagine, altrimenti si perde la sequenza originale ed il manuale risulta inutile ed inconsultabile. Allora? Ecco la procedura:
Si converte il PDF in postscript (vedi i vari wiki al riguardo) con il comando :
pdf2ps filein.pdf fileout.ps
Poi occorre ri-arrangiare la giusta sequenza a seconda che si decida di creare fascicolo a foglio singolo o a più fogli. supponiamo di voler creare fascicoli da un foglio soltanto. Il comando da dare è
psbook -s 4 filein.ps fileout.ps
L'opzione -s (che deve essere multipla di 4) indica quante facciate devono essere piegate e unite assieme. Il valore 4 dell'esempio indica che dovranno essere stampate quattro pagine affiancate a coppie su un foglio di formato A4 (due su una facciata e le altre due sull'altra), e che quindi le numerazioni delle pagine dovranno essere organizzate in sequenza opportuna. Per creare una serie di fascicoli composti  ciascuno da due fogli A4 piegati in due, occorre dare il numero 8 (ovvero il numero risultante di pagine che si desidera siano comprese nel fascicolo). Per fascicoli da tre fogli -s vale 12 ecc...
Così abbiamo il file composto dalla giusta sequenza di pagine. Vogliamo ora ridurle in modo da far stare 4 pagine logiche A4 nel fronte retro di un foglio A4. Il comando da dare è
psnup -p A4 -P A4 -s 0.7 -2 filein.ps fileout.ps
L'opzione -s serve a ridurre del 70% la pagina in modo da dare un pò di margine per gli appunti manuali attorno al testo. Le opzioni -p e -P per specificare i vari formati in e out (possono essere omesse se uguali). Esistono altre opzioni, ad esempio per calcolare il margine della rilegatura. Da una console linux digitare man psnup per ottenere la spiegazione dettagliata.
Fatto questo lo si stampa o aprendo il file e selezionando la voce di menu oppure con un filtro di stampa tipo kprinter, gtklp o xfprint4 giusto per citarne alcuni. Si stampa in due passate. Prima per le pagine dispari ordine inverso su una facciata, poi pagine pari sull'altra facciata del pacco appena prodotto. Semplice no?. Magari. Occorre una buona stampante (laser), di quelle che quando inserisci i fogli già stampati non si inceppi prendendone tre o quattro alla volta. Infatti la carta scaldata dal rullo fusore tende ad arricciarsi sul bordo ed a formare dei "pacchetti" che si possono smazzare fin che vuoi ma a volte entrano tutti assieme. Forse dipende dalla carta (quella standard è da 80 gr/m2). Meglio prenderla di buona qualità, specifica per stampanti laser. L'alternativa è stampare il retro pochi fogli alla volta o nel caso peggiore inserendoli manualmente uno ad uno... è più lungo ma alla fine il risultato è garantito.
Vedrò se è il caso anche di dare indicazioni più dettagliate su come produrre una copertina decente e soprattutto come rilegare in casa il libretto così prodotto. Servono meno cose di quanto si possa immaginare. Nel frattempo, procedo. Alla prossima.

P.S. Acqua silente senza mordente. Ripeto : Acqua silente senza mordente.

domenica 2 novembre 2008

Stampante seriale

Dopo aver messo in funzione una stampante industriale per etichette in poliamyde adatte ai capi di abbigliamento, una Alfa 1300 della General Code, non senza difficoltà visto che ora funziona in ambiente linux e non esistono driver specifici, mi sono messo in testa di rimettere in funzione anche delle stampanti PAXAR modello 9642. Ne ho quattro, rigorosamente salvate dalla distruzione (due le ho minimizzate per capire come erano fatte all'interno). Ho la necessità di far funzionare anche queste in ambiente di rete Unix (linux con CUPS in modalità client server), visto che non uso sistemi proprietari per scelta filosofica di vita e religiosa. Una prima delusione l'ho avuta cercando in rete se c'era qualcosa di già fatto. Nulla ovviamente. Il modello è un pò datato, fuori produzione ovvero discontinued. E' classificata come stampante economica, per cui esiste solo il manuale dell'utente. Per nulla scoraggiato, decido di chiamare la filiale italiana della Paxar per cercare alcune informazioni indispensabili. Con che linguaggio deve essere programmata? Che cavo serve? Devo dialogarci via seriale, visto che le porte parallele stanno scomparendo mentre le porte seriali possono essere emulate da una porta USB. Chiamo la centralinista che, dopo essersi assicurata se ero un cliente facoltoso con diritto di assistenza o un pirla qualsiasi indegno di ricevere informazioni tecniche, mi passa gentilmente "un tecnico". Un punto a favore per la Paxar. La gentilissima signorina, alla quale da buon cafone non ho nemmeno chiesto il nome, ma dalla voce deve essere molto simpatica, mi fornisce il numero di cellulare della persona che secondo le interpretazioni delle mie esigenze tecniche verbalmente comunicate, deve essere la persona adatta. Dopo essermi premurato di non disturbare, dato che prima di chiamare un cellulare destinato alle urgenze mi faccio sempre mille scrupoli, chiamo il tecnico. Anche questa persona, fortunatamente rivelatasi preparatissima (una rarità nel mondo IT), mi fornisce dal modello della stampante una serie di informazioni generiche ma utilissime. Il linguaggio interpretato dalla stampante è il Monarch (R). Il cavo seriale deve essere un null modem incrociato. Ad una richiesta di approfondimento mi comunica che se desidero ulteriore assistenza devo "pagare" (così mi da da intendere con un giro di parole) e dato che ho onestamente dichiarato di non essere un cliente ma un tecnico, termino la comunicazione ringraziando sinceramente per le dritte. Per stampare su porta parallela non c'è problema. Basta creare un semplice file di testo formattato come richiesto dal linguaggio in questione e spararlo con un "cp" direttamente verso la porta seriale. Per chi usa CUPS, basta configurare una RAW printer collegata alla parallela /dev/lpt0. Per la seriale la cosa si complica nella scelta del cavo. Un normale null modem seriale incrociato tx/rx non basta. Di null modem a 9 pin maschio femmina ne esistono di 4 tipi, a seconda del protocollo di handshacking supportato dal dispositivo.
  • Null modem semplice asincrono
  • Null modem a 3 fili con handshacking locale asincrono
  • null modem a 6 fili con handshacking parziale asincrono
  • Null modem a 7 fili con handshacking completo asincrono
Mi manca l'informazione relativa al tipo di cavo e non voglio approfittare della disponibilità del tecnico in quanto me lo immagino sempre di corsa ad intervenire presso i clienti per risolvere problemi (lavoro che o fatto per quasi 10 anni e so cosa significa lavorare e rispondere contemporaneamente al telefono in continuazione). Decido allora di andare per tentativi. Armato di stagnatore, inizio a provare le 4 combinazioni. Quella che si rivela vincente è la quarta. Per stampare basta copiare sulla porta seriale il file di testo predisposto con il linguaggio Monarch. cp ESEMPIO.FMT /dev/ttyUSB0 e la stampante risponde correttamente facendo il suo dovere. Bene. Con Cups nessun problema. Se si usa la porta parallela, basta configurare una stampante RAW collegata alla porta /dev/lp0 o seriale /dev/ttyUSB0 (se si una un convertitore Seriale / USB)
Ho già in mente alcune applicazioni pratiche, che mi evitano di usare una stampante "normale" o gli apparecchietti dedicati che non hanno mai i driver per linux. Questa abitudine di compiacere sempre i sistemi proprietari e snobbare i sistemi aperti, credo stia creando una lieve perdita di clientela che via via si va ingrossando. La prima azienda ha perso una fornitura di quasi 1500 euro senza contare la vendita periodica dei consumabili (ribbon ed etichette in rotolo), oltre a perdere l'occasione per dimostrare il suo livello di attenzione e cura per i potenziali clienti. ...bocciata. Credo che la sconsiglierò a tutti i miei clienti che periodicamente mi chiedono consigli per sapere a chi rivolgersi ed evitare fregature. La seconda azienda ha qualche possibilità, l'aiuto è stato prezioso e ringrazio promettendo futura collaborazione nella segnalazione.
Per quanto riguarda il linguaggio Monarch, esiste in rete un manuale che spiega in dettaglio quali stringhe mandare alla stampante. Manca solo un programmino "grafico" da dare al cliente la possibilità di generare i layout desiderati e stamparli in autonomia senza dover districarsi fra lettere e codici testuali. Al lavoro allora. So che n on esiste nulla di simile, nessun programma di stampa etichette per linux che riconosca quel linguaggio. Ci penso io allora. Chi fa da sè fa per tre. Alla prossima.

P.S. Il merlo ha fatto il nido. Ripeto: Il merlo ha fatto il nido.

sabato 1 novembre 2008

Impianto fotovoltaico (parte 1)


Visto che non riesco a stare fermo con i pensieri e mi sto preparando alla catastrofe finanziaria che ci vedrà tutti o quasi col c*lo per terra, nei ritagli di tempo accumulo progetti e dati che mi serviranno in futuro (non tanto prossimo spero) per realizzare alcune cose di utilità in uno scenario "post-atomico". Immaginiamo di trovarci senza soldi, senza elettricità, senza acqua, senza cibo... praticamente in bolletta ma con un tetto sulla testa. Qui voglio iniziare con uno dei bisogni marginali ma importanti. La produzione di elettricità. Per l'acqua ed il cibo ho già in mente qualcosa e vedrò di ordinare i dati in modo da renderli pubblicabili.

Restando con i piedi per terra, vorrei comunque iniziare a produrmi l'elettricità col metodo fotovoltaico, visto che in questa zona l'eolico "no tira", dato che il vento non è costante, a volte assente e ci sono troppe case ed alberi che ne disturbano il fluire. Voglio dimensionare l'impianto che sostituisca circa i 3 kw (il taglio tipico di un abitazione) e per un fabbisogno energetico giornaliero tipico di 8,5 kWh/giorno (famiglia di tre persone).
La formula che fissa la potenza elettrica per unità familiare media è P=(carico giornaliero/Heq)* (1/BOS)
Il carico giornaliero è determinato dal valore precedentemente fissato con metodo empirico (8,5kWh/giorno).

Il parametro Heq è il numero di ore che servono ad un raggio di energia di 1kW/m2 per ottenere un irraggiamento reale in una determinata zona (si ipotizza che l'energia solare che colpisce una superficie sia sempre di 1kW/m2 visto che non è possibile determinare esattamente per ogni zona l'energia solare irraggiante).
Il parametro BOS (Balance Of system) indica in qualche modo l'efficienza di tutto l'impianto, composto da inverter, accumulatori, cavi elettrici di collegamento, connettori che come si sa disperdono energia. Si fissa all'85% il valore che rappresenta una percentuale ragionevole.
Heq si ricava dalle tabelle che forniscono la radiazione solare media in funzione dell'area dove si vive. Il calcolo è facile se si fa un uso intelligente della rete. Il sito dell'ENEA fornisce un sistema di calcolo on-line per ricavare il dato. Basta indicare le coordinate satellitari della zona dove si vive ed indicare il modello di calcolo. Primo problema...come ottenere le coordinate satellitari se non si possiede un navigatore?. Un semplice trucco... andare su maps.google.com, cercare la propria località di interesse, selezionare "mappa" (non satellite o terreno) ed ingrandire al massimo in modo che il punto sia al centro dell'immagine visualizzata. Incollare nella barra degli indirizzi il seguente codice :
javascript:void(prompt('',gApplication.getMap().getCenter()));
Comparirà una finestrella con i dati richiesti. Il sito dell'ENEA richiede l'indicazione della latitudine e della longitudine in gradi, minuti primi e minuti secondi. Io ho dato in pasto le indicazioni in gradi decimali ed il programma non ha dato alcun errore. In ogni caso, per trasformare l'indicazione della latitudine e longitudine da gradi decimali in gradi, minuti primi e minuti secondi.... non lo so...sto indagando ma credo basti dividere per sessanta la parte decimale ed il resto per 3600 e sommare. Le coordinate 42°34'27"(formato sessa-decimale) e l'angolo 42.574167 coincidono essendo infatti: 42 + 34 / 60 + 27 / 3600 = 42.574167
Torniamo al calcolo dell'irraggiamento estrapolando i dati indicati dall'ENEA calcolati per una superficie orizzontale del fotovoltaico (piano fisso, ovvero senza inseguitore solare...sarà uno dei prossimi post) senza ostacoli che oscurino i raggi solari in periodi della giornata (dato che la terra gira....).

  • Latitudine di esempio: 45.71818824008994; longitudine: 11.69492483139038
  • Modello per il calcolo della frazione della radiazione diffusa rispetto alla globale: ENEA-SOLTERM
  • Unità di misura: kWh/m2
  • Calcolo per tutti i mesi
Risultato:
Mese
Ostacolo
Rggmm su sup.incl.
Errore
Gennaio
assente
1.60
kWh/m2

Febbraio
assente
2.44
kWh/m2

Marzo
assente
3.65
kWh/m2

Aprile
assente
4.68
kWh/m2

Maggio
assente
5.58
kWh/m2

Giugno
assente
6.22
kWh/m2

Luglio
assente
6.26
kWh/m2

Agosto
assente
5.30
kWh/m2

Settembre
assente
4.06
kWh/m2

Ottobre
assente
2.65
kWh/m2

Novembre
assente
1.71
kWh/m2

Dicembre
assente
1.19
kWh/m2


Radiazione globale annua sulla superficie orizzontale: 1383 kWh/m2 (anno convenzionale di 365.25 giorni)
In tabella il valore Heq si trova nella colonna chiamata Rggmm. Con i dati esposti si può ora calcolare la potenza di picco P applicando la formula indicata. Prendiamo un valore medio di Heq per il mese di luglio in zona nord italia.

Successivamente si procede con il calcolo dei moduli da installare. n°moduli= P/Pmodulo.
"Pmodulo" è un dato fornito dai produttori di pannelli fotovoltaici (si trova nel catalogo o depliant fornito a corredo del pannello.Se il sito del produttore è serio, fornirà questo dato). Bene, abbiamo ora il numero di moduli da collegare tra loro per ottenere tensione e corrente desiderati (arrotondare per eccesso il risultato). Teniamo conto che i moduli in parallelo aumentano la corrente erogabile, mentre se collegati in serie si aumenta la tensione generata.
Ok, questa è la teoria e per ora mi fermo qui. Voglio produrmi da me i pannelli. So che in commercio esistono i biscotti di silicio fotovoltaico ed assemblare un pannello non è poi così difficile come si crede. Nell'attesa di poter entrare in possesso della cifra necessaria all'acquisto, procedo con cercare e raccogliere (da qualche recupero) profili ad "L" in alluminio, lastre di plexyglass, pannelli plastici, cavi elettrici di scarto e diodi di potenza, ci serviranno. Occhi aperti e predisposizione a cogliere le occasioni sono il segreto. Magari in qualche fabbrica (nella zona destinata agli scarti...basta chiedere), i diodi dagli alimentatori da PC che supportano amperaggi abbastanza elevati, il resto magari da qualche fallimento, purtroppo frequente in questo periodo. Starò attento. Non mancherò di riprendere l'argomento, magari con un piccolo progetto per alimentare una sala server di modeste dimensioni. Mancano ancora indicazioni per la corretta inclinazione, per il dimensionamento degli accumulatori, per l'inverter...magari un sistema per orientare i pannelli automaticamente, vedremo. A presto.


P.S. Due di danari e tre di bastoni. Ripeto: Due di danari e tre di bastoni.

giovedì 30 ottobre 2008

la leva della paura

Oggi mi sono imbattuto in un comunicato stampa penoso, superficiale, tecnicamente infantile. Lo scopo dell'autore, probabilmente, era quello di farsi capire, rivolgendosi ai media che, come si sa, raramente sono popolati da giornalisti normodotati. L'organizzazione no-profit rappresentata dall'autore, con alle spalle lo sponsor privato desideroso di mascherare la pubblicità in notizie utili, lancia un allarme sicurezza: " ALLARME WIFI: IL 70% DELLE AZIENDE CHE UTILIZZANO WIRELESS E' ESPOSTO ALLE INTRUSIONI. Dalla lettura del testo, di poche righe, insufficienti per informare correttamente, si comprendono in primis le motivazioni che hanno spinto l'autore a pubblicarle, in secondo luogo la forma mentis che governa le parole dell'autore stesso. Prendo solo alcuni passaggi per dovere di sintesi, specificando che si parla di uso del segnale wi-fi di "altri":
Affermazione:"Il rischio è anche che il proprio indirizzo IP sia utilizzato da malintenzionati per compiere malefatte..."
Risposta: L'indirizzo IP è facilmente "spoofabile" ovvero modificabile con tecniche che non sono poi così segrete. Un vero malintenzionato può comunque modificare l'indirizzo ip che risulterà utilizzato, non ha certo bisogno di appostarsi nei pressi di un hot-spot wireless. Il rischio c'è ma vale solo per i polli improvvisati, gli wannabe hacker, gli unici che le forze dell'ordine riescono a pizzicare con le mani nella marmellata e vengono descritti come dei geni dell'informatica.
Affermazione: "E' quanto emerge da una indagine compiuta dall'Osservatorio Nazionale (...omissis...), struttura no profit promossa dalla trevigiana (omissis) in collaborazione con altre aziende del settore"
Risposta: Ecco svelato il motivo di tale allarmismo. Bisogna citare l'azienda con un pizzico di no-profit... è gratis ed i giornali, sempre ghiotti di catastrofi e pericoli, pubblicano senza chiedere nulla in cambio (di solito soldi). Le "altre aziende" non sono ovviamente citate, solo lo sponsor merita la nomina.
Affermazione: "La tecnologia wireless sta ormai dilagando, complice il costo dell'hardware sempre più basso..."
Risposta: Notare il termine negativo e la segnalazione del correo. Colpevole e complice in una sola citazione, bel colpo, complimenti. Manca una lacrimuccia se i costi scendono ed un piagnisteo del genere non meritava nemmeno di essere pubblicato.
Affermazione: "...però pochi tengono conto che le reti wireless se non correttamente configurate sono assai più vulnerabili del classico cavo..."
Risposta: Anche le reti wireless ben configurate sono soggette "facilmente" ad essere penetrate. La notizia vera era: le reti wireless sono insicure, ma probabilmente allo sponsor una tale notizia farebbe crollare il proprio business sia delle vendite di reti che di "buone configurazioni". Questi si che sono esperti di sicurezza!
Affermazione : "(...omissis...) insieme all'Osservatorio ha condotto un'indagine nelle principali città del veneto per scoprire quanti "spot" (...) sono aperti e utilizzabili da chiunque voglia agganciarsi"
Risposta: E ridaje con la pubblicità occulta. Ma è l'organizzazione no profit o il privato che conta? In ogni caso, la notizia è vecchia. Indagini simili ne hanno condotte a iosa. Che ne esistano moltissime di aperte lo sanno anche i sassi ormai ma nessuno indaga, nessuno si muove...chissà perchè vero?
Affermazione: "Questa tecnica, usata anche dagli hacker, è detta "Wardriving" e consiste appunto nello scansionare con attrezzature di facile reperibilità spot wifi "aperti"...".
Qui si inizia con l'esagerare la percezione che chi scrive non è certo un informatico come vorrebbe far credere. Intanto l'uso del termine hacker ha anche qui una connotazione negativa, ma che in realtà non lo è. Forse si vuole dire che è una tecnica "difficile"? Prerogativa dei "truffatori"?. Forse era meglio usare il termine cracker?? E poi non servono certo "attrezzature" particolari... basta una chiavetta wi-fi ed un portatile. Per i più evoluti, un antenna per aumentare la portata, che serve per lo meno a barare sui risultati. Senza antenna aggiuntiva (sicuramente vistosa e non utilizzata da eventuali malintenzionati) difficilmente si ottiene un segnale stabile ed utilizzabile da un access point al terzo piano di un ufficio o abitazione. E poi... se volessi solo il segnale wi-fi per una telefonata a mie spese? Certo, sto usando un accesso point non di mia proprietà, ma sto telefonando con un mio account, per un emergenza magari. In molti stati europei, il segnale wi-fi (minimo a 20 mega) è pubblico e gratuito con un eccellente copertura. Qui in "itaglia" è già un miracolo se arrivano 2 mega dell'adsl. Un vero schifo.
Affermazione :"Gli spot aperti sono porte aperte sulle aziende o sui PC dei privati: permettono con estrema facilità di entrare nella rete e nei PC, di intercettare dati sensibili come le password dei conti bancari o i codici delle carte di credito"
Risposta: le conoscenze di questo smanettone si rivelano scarse. L'estrema facilità di reperimento dai dati, una volta entrati è da vedere. L'intercettazione dei dati sensibili si può fare più facilmente frugando nei cestini della spazzatura, entrando in ufficio sbirciando quà e là nei documenti incustoditi, chiedendo direttamente agli addetti che parlano, parlano, parlano... non serve certo essere dei tecnici per ottenere informazioni in un paese dove la sicurezza è scarsa in tutti i livelli. Ovvio però che ci si concentra nella paura maggiore... il terrore che ci rubino i soldi, il dio danaro che ci permette di apparire come persone "di successo", indipendentemente dal come li abbiamo guadagnati.
Affermazione: "Il panorama che è emerso dall'indagine è preoccupante: a Treviso Centro Città 27 hot spot wireless completamente aperti e vulnerabili (1 è anche di una nota banca del centro città); a Belluno 12 hot spot ; a Venezia 32; Vicenza 28 Verona 26.
In totale il 68% degli "spot" trovati sono aperti o comunque facilmente accessibili. “Questa situazione è molto grave - ha dichiarato (...omissis...)"
Un panorama preoccupante...perchè?? Forse perchè "addirittura" una banca ha l'access point aperto? Un articolo serio avrebbe dovuto riportare il nome di quella banca, che sono loro i veri malintenzionati. Almeno così si aiutano i loro clienti a chiudere il conto ed andare da un altra parte...per sicurezza, non si sa mai. Per inciso, si dimenticano di dire che i server delle banche, quelli con i dati dei conti, sono su linea dedicata, non certo su rete wireless. Magari era il caso di ricordare però che le linee dedicate scorrono ad altezza d'uomo su cavo esterno, ingraffettato al muro... (sic!)
Ma è la base statistiche che un pò mi lascia perplesso... la propagazione dell'ESSID (il nome della rete wi-fi) può essere inibito (anche se con alcune tecniche è possibile leggerlo comunque). Quindi la domanda è : quanti reti nascoste sono state individuate? Il dato citato del 68% andrebbe quindi ridimensionato. La situazione è grave? Secondo me, è grave che nessuno sia andato a scovare questi peracottari dell'installazione selvaggia ed abbia inoltrato a chi di competenza una denuncia penale. L'Osservatorio l'ha fatto? Credo di no. L'azienda sponsor non avrebbe piacere che risultasse come capofila di una crociata che danneggia la reputazione di banche, uffici e cittadini "onesti". Meglio tacere, compiacere gli illeciti tacendo, che il business è sacro ed il diritto un inutile orpello che sta per essere smantellato in nome del "progresso economico".
Affermazione (del sedicente osservatore): "Immaginiamo non solo cosa possa significare entrare liberamente nella rete di una banca, ma anche quali pericoli corrono gli ignari utenti:
qualcuno potrebbe utilizzare il loro IP (la carta di identità di chi naviga su internet) per commettere reati, scambiare file illegali, commettere truffe..."
Risposta: "Qualcuno potrebbe"... entrare a casa tua e ti lascio immaginare cosa potrebbe fare, mente bacata. Immagina, lui, cose che farebbe lui. Truffe, furti, addirittura scambiare file illegali!!! Notare che è il file la cosa illegale, non il fatto di duplicare materiale protetto... Non immagina magari un uso "buono" di un access point aperto, un uso "lecito"...sembra che la rete sia usata solo per rubare, commettere reati e ... la piaga del secolo! lo scambio di file illegali!! qunidi siamo tutti disonesti sino a prova contraria....fascista.
E poi, la nuova bufala del secolo...l'IP è la carta di identità di chi naviga su internet... ROTFL, ed il MAC Address? il passaporto? ma per piacere!
Affermazione "Qualcosa si è cercato di fare con il famoso decreto Pisanu (si certo, rendere la vita impossibile agi onesti con i divieti assurdi facendo leva sulla paura) Decreto Legge 27 luglio 2005, n.144 Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale, ma questo decreto riguarda solo gli enti pubblici che forniscono connettività ai propri clienti. Tutti gli altri devono fare da soli e fare pure in fretta"."
Risposta: Il Decreto è una skifezza, ideato solo per poter controllare i call center gestiti da persone di una determinata razza. In realtà il risultato è stato quello di inibire lo sviluppo di una connettività aperta e libera, I terroristi non se ne vanno certo in giro a cercare reti aperte per il loro misfatti... sono decisamente meno scemi di chi ha fatto quel decreto. L'obiettivo reale è poi quello di poter controllare tutto e tutti, in perfetto stile nazista, condito con la famosa affermazione...male non fare, paura non avere.. tipico delle SS naziste, è il caso di ricordarlo, specialmente a chi predica a treviso la tolleranza zero. Il trionfo dell'incapacità di governare senza vietare, controllare, limitare, regolare, spiare, punire... che schifo.
L'articolo in realtà non informa, ma è permeato da un inquietudine strisciante. Mi immagino coloro che dopo averlo letto, chiamano il proprio tecnico di fiducia (il cuggino che lavora all'ibiemme) e chiedono di proteggere la rete. E' un servizio che ovviamente l'azienda dell'autore è in grado di offrire in cambio di pochi spiccioli. Non ha tenuto conto però che il cuggino lo fa gratis, così come lo ha fatto nell'installare la rete wireless. Quindi ... di cosa bisogna avere paura in realtà?? dei sedicenti tecnici raccomandati, che riescono ad installare reti nelle banche, dei commerciali che vendono "soluzioni" e per raccattare clienti scrivono articoli del genere con il tramite di un organizzazione "no" profit. Ma andate a fanchiulo!...

P.S. Il Gatto perde il pelo ma ci lascia lo zampino. Ripeto:Il Gatto perde il pelo ma ci lascia lo zampino.

mercoledì 29 ottobre 2008

Hardware usato

Durante una delle mie visite periodiche in aziende manifatturiere, mi sono ritrovato in uno di quei luoghi ove vengono "immagazzinate" le apparecchiature elettroniche dismesse. Lo stoccaggio di hardware "obsoleto" è un fenomeno che si manifesta nella totalità delle aziende italiane. Un apparecchio, dopo l'utilizzo quotidiano, viene "temporaneamente" sostituito da hardware nuovo, più performante, più compatibile con le nuove versioni di software. Tralascio qui la discussione sul susseguirsi di versioni di programmi modificati per compiacere unicamente le necessità dei nuovi sistemi operativi proprietari, rilasciati solo per esigenze di marketing. L'hardware dismesso, spesso, funziona egregiamente. Per tale motivo viene accantonato con l'idea che "...può sempre tornare utile...". Con il tempo ci si dimentica di averlo, la polvere si accumula, la cura con cui viene inizialmente riposto sugli scaffali va via via scemando. La speranza è sempre quella di "venderlo" a metà prezzo a "qualcuno" che possa ri-utilizzarlo. In questo modo, anno dopo anno, il materiale si accumula all'inverosimile e sempre più viene maltrattato in quanto si pensa che il suo valore sia pressochè a zero. Più polvere ha, meno vale. Le parti poi giudicate meno importanti, quali CD, drivers, manuali, cavi ed alimentatori, chiavi, adattatori vari, vengono inevitabilmente "perse" nei meandri dell'azienda, in qualche cassetto ed alla fine non ci si ricorda nemmeno più a cosa serve. E' già una fortuna trovare tutto alla rinfusa dentro uno scatolone in un groviglio inestricabile di cavi e cavetti sporchi e pieni di ragnatele. Un vero peccato. Ci si imbatte spesso in articoli che parlano del trashware, della mole di apparecchi da smaltire (a volte illegalmente) come rifiuti speciali. In realtà, il 90 % dell'hardware obsoleto, può trovare un utilizzo. Ma l'odierna società spinge più al consumo, all'acquisto del nuovo, anche per ragioni di immagine più che per ragioni pratiche. I rivenditori lo sanno. Preferiscono decantare le doti del nuovo che fa guadagnare di più a scapito del costo di smaltimento che è distribuito sulla comunità. E' un atteggiamento incosciente, egoista, che elogia l'avidità a scapito dell'attenzione all'ambiente in cui viviamo quotidianamente. Contrastare questo fenomeno? E' dura ma si può fare. Fa guadagnare?? No. Decisamente no da un punto di vista economico immediato. Si, se si pensa al risparmio ambientale che però, per alcuni, non si traduce in guadagno economico. Ad ogni modo, si riescono a trovare apparecchi che hanno un valore commerciale di parecchie migliaia di euro al nuovo, ed un discreto valore commerciale nel mercato dell'usato. La cosa dura, se si procede con onestà, è convincere dati alla mano, che si risparmia rischiando però la rottura in ogni momento. Per le stampanti termiche ad esempio, la parte più delicata è la testina, garantita a parte solo per 9 mesi in alcune stampanti. Una stampante di etichette, industriale e del valore di 1500-2500 euro, con 10 km di etichette stampate (nei modelli evoluti il contatore è memorizzato), può funzionare almeno per altrettanti km se si procede con un adeguata manutenzione. Alcol isopropilico, manualità, competenza tecnica e tanta pazienza. Può essere riportata "a nuovo". La probabilità di un guasto alla parte elettrica è prossima allo zero. Proporla a 250 euro è un affarone, dopo la manutenzione straordinaria. Proporla ad una piccola azienda, che non ha molte pretese, è un varo affare. Il valore dell'usato poi sale notevolmente se la dotazione originale è conservata nell'imballo originale. Manuali, alimentatori, cavi, adattatori, CD driver e software di utilità, documentazione varia... L'ordine non sembra una dote degli informatici d'oggi. Il valore di cose acquistate da altri (l'azienda) è percepito dai giovani come pressochè nullo. Non è raro imbattersi in PC presi a calci, stampanti maltrattate al limite del sadismo tecnologico, apparecchi cannibalizzati senza cura su cui delle menti malate hanno inutilmente infierito dopo aver scaricato la rabbia repressa. Deficienti.

C'è anche un aspetto interessante da valutare, per comprendere l'atteggiamento delle aziende che decidono di ri-utilizzare l'usato. L'aspetto è psicologico. Si pensa, si immagina, che usare hardware usato sia da barboni, da poveracci che non si possono permettere l'acquisto del nuovo. I commerciali questo lo sanno e fanno leva proprio su questo aspetto per piazzare le stesse apparecchiature, ma nuove e dal valore 10 volte superiore. Usare l'usato dà un senso di povertà, di inefficienza, soprattutto di arretratezza, non solo tecnologica. A mio avviso tale pensiero è ingiustificato. Molte (tutte le) aziende che acquistano hardware e software nuovi di zecca, li utilizzano al 10 massimo 20% delle loro potenzialità. Riutilizzare l'usato al 100% delle possibilità può permettere di recuperare quella che superficialmente viene definita obsolescenza ed essere più efficienti di chi sotto utilizza il nuovo. Se poi si spinge sull'organizzazione interna, sulla corretta comunicazione delle informazioni, sull'ottimizzazione dei tempi e dei metodi, anche per aziende piccole o microscopiche, ecco che il gap di funzionalità può essere facilmente colmato se non superato. Basta un pò di ingegno, di intelligenza, di volontà... tutte cose ormai scomparse e rintuzzate da campagne di marketing dissennate, menzognere,disoneste ed inutili. Io preferisco spingere l'utilizzo al 100% piuttosto che promuovere nuovi acquisti. Sono deriso e denigrato dai venditori, che se potessero mi avrebbero già ammazzato di botte, ma io continuo così. Ho dalla mia parte i clienti che mi sono scelto, perchè sono io a decidere a chi dare la mia professionalità, non loro che comandano solo perchè pagano. E' una questione di scelte e di coraggio. Alla prossima

P.S. Buttare le mele marce. Ripeto: Buttare le mele marce.

lunedì 27 ottobre 2008

Too many SPAM


Oggi è una brutta giornata. Qualche testa di ca**o, chissà in quale parte di questo pianeta, ha usato uno dei miei indirizzi e-mail come mittente ad una montagna di messaggi spazzatura. Come risultato, mi sono ritrovato con il server sovraccarico di segnalazioni di vario tipo, quali:
  • Mail delivery failed: returning message to sender
  • Delivery Status Notification (Failure)
  • failure notice
  • Non delivery report: 5.7.1 (Delivery not authorized)
  • **Message you sent blocked by our SPAM filter**
  • Undelivered Mail Returned to Sender
  • bounce message
  • Non delivery report: 5.9.4 (Spam SLS/RBL)
  • Zpráva označena jako spam
  • Возвращенное сообщение электронной почты:
  • Delivery Notification: Delivery has failed
  • Your email requires verification verify
  • Benachrichtung zum +ANw-bermittlungsstatus (Fehlgeschlagen)
  • **Message you sent blocked by our bulk email filter**
  • Mail could not be delivered
  • Returned mail: see transcript for details
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL
  • Article rejected, un-authorized poster of...
  • **Message you sent was blocked by HMMA SPAM bulk email filter**
  • Rejected posting to...
  • Returned mail: delivery problems encountered
  • Delivery reports about your email [FAILED(1)]
  • Protezione password attivata - il tuo messaggio inviato al gruppo...
  • Returned mail: #5.1.0 Address rejected.
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL from you
  • Achtung: Ihre E-Mail konnte nicht zugestellt werden: Nachricht zurueckgesendet
  • Notification d'état de remise (échec)
  • **Message you sent blocked by our Caltrans bulk email filter**
  • Undeliverable: [SPAM (Non-existent user)]
  • Notificación de estado de entrega (Error)
  • Considered UNSOLICITED BULK EMAIL, apparently from you
  • Returned mail: Mailbox Full
  • Benachrichtung zum Übermittlungsstatus (Fehlgeschlagen)

ed altri....
Una quantità industriale di messaggi, una valanga continua ed in progressivo aumento, che sta mettendo a dura prova il server (quale miglior modo di testarne il comportamento sotto stress??)
Ad ogni modo, spero che a quel mentecatto malato, figlio di una discarica a cielo aperto, gli cada l'uccello se è maschio o gli scoppi l'utero se femmina. Che possa marcire in galera se lo beccano. Ho dovuto disattivare l'account di posta, con gravi ed ovvie conseguenze. vorrà dire che per un pò me ne sto irraggiungibile. Peccato per gli ordini on-line ma spero che sia un fenomeno passeggero. Pazienza.

P.S. Potare le piante da frutto. Ripeto: Potare le piante da frutto.

domenica 26 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 7)

Quasi ci siamo. Come ogni progetto che si rispetti, degno di chiamarsi tale, ci sono degli ampi spazi di miglioramento. Modifiche, migliorie, ottimizzazioni... pian piano, dopo i primi utilizzi ci si accorge sempre che qualcosa può essere modificato per rendere più facile ed agevole il lavoro. Giusto per enfatizzare l'opportunità di rendere disponibili agli altri le informazioni necessarie per un eventuale "fai da te", e considerato che è meglio imparare dagli errori altrui piuttosto che commetterli in prima persona, elenco nel seguito dubbi, insuccessi e soluzioni "tampone"... che averci pensato prima sarebbe stato meglio... :-)
1) i fili di collegamento sono di sezione sovradimensionata. Li ho utilizzati come recupero da un cablaggio effettuato in un macchinario simile, le cui dimensioni interne erano di 5 volte maggiori rispetto al mio. In questo modo il coperchio 'fatica' a chiudersi. L'utilizzo di fascette stringicavo non migliora la situazione.
2) il supporto del serbatoio acrilico è montato "sbagliato"....Avevo predisposto 4 fori per poterlo montare in due posizioni diverse, prima di scegliere la direzione della valvola di scarico. Nel incastrare i supporti, dopo la verniciatura del contenitore, dato che la vernice ha fatto spessore, i tasselli si sono incastrati perfettamente senza necessità di colle. Un montaggio errato però mi ha impedito di togliere uno dei due supporti montato nei fori sbagliati. Per ovviare, ho avvitato il serbatoio da un lato e dall'altro ho incollato con il silicone...reggerà.
3) Nel tentare di incastrare i supporti del serbatoio, ho usato un martello. Un crepo nella base che non compromette la tenuta dell'aria, ha prodotto un antiestetico "rattoppo" di "sicurezza" con del silicone per sanitari. Meglio sempre ricordare che stiamo parlando di componenti "delicati" e che la costruzione non rientra nel settore della carpenteria metallica.
4) Il pannello frontale in plexyglass da 4mm, non è certo adatto per supportare sforzi meccanici. Sarà facile da lavorare ma è delicato e va trattato con attenzione. Meglio una lamiera di alluminio per chi ha l'attrezzatura per lavorare i metalli (l'alluminio in particolare che si impasta sugli attrezzi di lavoro).
5) L'impianto pneumatico andrebbe rifatto con tubicini nuovi. Quelli utilizzati, presentano l'interno "sporco" di inchiostro e sono comunque stati intestati (taglio della parte terminale) dopo un lavaggio che non è riuscito a renderli come nuovi. Uno era completamente otturato all'inizio. E' solo l'obiettivo di utilizzare materiale rigorosamente di recupero che mi impedisce di sostituirli.
6) L'impianto elettrico, così come concepito, dipende dall'isteresi del pressostato che apre o chiude il circuito di aspirazione. Va verificato caso per caso se utilizzarlo o bypassarlo regolando la depressione "a occhio".
7) Le spie-pulsante utilizzate hanno i contatti molto delicati ed i mini fast-on non si trovano facilmente in commercio. Un contatto in particolare, quello normalmente aperto, si è spezzato alla base, costringendomi a relegare il pulsante a mera spia di segnalazione.
8) Manca completamente l'elettronica, un microprocessore che potrebbe aiutare moltissimo per un ciclo di aspirazione completamente automatico. Nessun sensore, nessuna segnalazione con display, nessun gadget che fa molto geek... vabbè, almeno così ho enfatizzato il lavoro manuale di una volta, anche se non escludo che in futuro, a scopo didattico, non mi pigli il ruzzo di rifare completamente tutto.

OK. Sono in attesa che la colla faccia il suo dovere... sono pronto per un collaudo, ed alcune foto che pubblicherò. Non vedo l'ora di iniziare. Alla prossima.

P.S. L'ombra oscura il raccolto. Ripeto: L'ombra oscura il raccolto.

venerdì 24 ottobre 2008

Serbatoio sottovuoto (parte 6)

Funziona! Riparata la pompa a palette ho collegato provvisoriamente i tubi dell'aria. All'inizio c'era una perdita nel tubo di scarico. Per trovarla ho utilizzato il metodo inverso. Aspirando l'aria non si riusciva a capire da dove entrasse. Allora ho soffiato dell'aria compressa e con un pò di acqua saponata ho trovato la falla. Colpa di un tubicino di scarico, leggermente deformato dall'uso prolungato nella parte terminale. L'ho tagliato (mezzo centimetro) e la tenuta si è dimostrata sufficiente. Per prova mi sono spinto sino a -4bar. La tenuta non è ancora perfetta. In pochi minuti infatti il serbatoio si riempie di aria e non riesco a trovare da dove. Allora, a mali estremi, silicone per sanitari per sigillare i punti dove sono avvitati gli scarichi, precedentemente avitati con il teflon. Dovesse essere insufficiente, provvederò a sostituire i tubi o alla peggio la raccorderia. Cmq, sono davvero soddisfatto, il vuoto c'è. A questo punto, abbandono la strada del vuoto a valvola venturi e tengo la pompa a palette, ri-arrangiata senza alcuna sostituzione di pezzi che ho comunque ordinato per migliorare l'efficienza e la tenuta. Con questa soluzione non devo attaccare il compressore e predisporre l'impianto di aria (molto meglio così) e posso recuperare il regolatore di pressione per altri utilizzi. In attesa che il silicone reticoli, procedo con le modifiche all'impianto elettrico. E' sufficiente mettere il motore al posto dell'elettrovalvola venturi e usare il contatto per collegarlo alla 220 volts. Il pulsante di scarico del liquido va collegato direttamente all'alimentazione continua a 24 volts (starò attento a non azionarlo in presenza del vuoto), altrimenti devo cercare un relè a tre deviatori o inserirne un altro...forse frugando fra i componenti di recupero ne trovo uno. Ultimo test, devo capire a quale depressione scatta il pressostato e l'isteresi di chiusura, per determinare il range di pressione entro il quale lavorare in piena efficienza. OK. si va avanti. alla prossima.

P.S. Lo zoppo non impara a camminare. Ripeto :Lo zoppo non impara a camminare.